MIRA DRITTO AL CUORE: RECENSIONE DE IL RUMORE DEI LIBRI

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Recensione di Lidia Ottelli, Il rumore dei libri.

 

Quando Sarah, sedicenne, varca l’ingresso del Nausicaa Village, non immagina che la sua vacanza al quanto noiosa con i propri genitori, si sta trasformando in una vera e propria vacanza da sogno. 
Thomas, bello, burbero  e Rudi simpatico, ironico, stravolgeranno il lungo cammino di Sarah con amicizia e amore. 
Sulla bellissima spiaggia di Sicilia, nasceranno forti sentimenti che si trascineranno nel tempo. Un viaggio durato vent’anni dove la nostra protagonista parla di lei, delle sue paure, dei vari incontri che intrecciano la sua vita. Le violenze tra le mura domestiche, l’amore, la speranza, le domande che si sciolgono con il finale, con il ricomporsi di tasselli che fanno capire che non è il solito romanzetto rosa. Qui c’è di più, molto di più…
Un romanzo che tocca molti temi. Una storia che gira intorno a Sarah alla sua vita, a quella amicizia che forse è qualcosa di più forte. Un passato e un presente che si intrecciano in mille battaglie, in nostalgia, in una trama sconvolgente, emozionante, a volte commuovente, struggente.
Eventi che scorrono in una vita non sempre facile. Sentimenti, passione, travolgono capitolo dopo capitolo chi sta leggendo facendoti immedesimare nella protagonista nel bene e nel male.
Questo romanzo non è solo sentimento, è riflessione, è intrigo, è un colpo dritto al cuore.
Il coinvolgimento emotivo è d’obbligo perchè autrice ci porta a veri e propri colpi di scena, a emozioni forti con un piacevole, scorrevole libro. La forza di questo libro, è la originalità. Non parla della solita storiella adolescenziale e poi la storia di una donna ormai adulta, parla di tutta una vita, della vita reale. 
Mira dritto al cuore è una sorta di diario commovente intriso di sentimenti contrastanti che rendono questo romanzo bellissimo e affascinante.
Un finale aspettato, voluto, sicuramente scontato, ma non poteva essere diverso.

XFACTOR8: LA CRISI DELL’OTTAVO ANNO?

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Lo seguo dal primo vagito sull’emittente nazionale, la RAI. Ricordo ancora i pre-casting (che ancora ritengo una delle cose più belle e innovative della TV e non solo di quegli anni), e ricordo a memoria i nomi di tutti i vincitori, la maggior parte di coloro che arrivarono secondi di tutte le sette edizioni passate, i giudici e spesso anche talent che non si classificarono tra i primi quattro ma che in qualche modo fecero la storia di quell’edizione particolare. Sto parlando di XFACTOR. E’ l’unico talent show musicale che amo così spassionatamente dalla sua prima edizione anche se di talent show musicali la tv italiana ne ha proposti tanti, il primo Operazione Trionfo, condotto da Miguel Bosé mi piacque così tanto da averne sempre sentito la mancanza in tutti questi anni.

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Ieri sera è iniziata l’avventura live dell’ottava edizione di Xfactor Italia, la quarta edizione su SkyUno, e dopo anni di passione incessante, ecco che il mio mood cambia e cala notevolmente anche il mio gradimento. Non c’è Mika che tenga, anche se si è riconfermato un giudice valido e professionalmente competente, quest’anno la prima puntata non mi ha esaltato. Mi ha lasciato un retrogusto amaro di stantio e pre-costruito, sensazione che già avevo avuto durante la visione delle registrazioni delle audizioni e dei bootcamp di giugno/luglio scorso.

Quest’anno la produzione di Xfactor/Sky ha voluto innovare di più con il risultato che si ha come il sentore di aver voluto strafare. Innanzitutto hanno pensato di aver fatto un grande colpaccio reclutando una Mara Maionchi in delirio di onnipotenza: ormai non la si tiene più, si sente così tanto eccelsa da radere al suolo tutti con il suo passaggio. Ieri sera a XtraFactor è stata maleducata, volgarissima nel linguaggio – forte del fatto che alla gente lei piace proprio perché ha sempre le parole “cazzo” e “culo” in bocca e che una bocca così può dire ciò che vuole – ossequiosa al limite dello sbavo nei confronti di Morgan, impertinente e a tratti davvero molto irritante nei confronti di Mika che ha trattato alla stregua di un “guaglione di bottega”, zittendolo molte, troppe volte, approfittando della sua difficoltà a seguire le discussioni accese per parlare a mitraglietta e sovrastandone i tentativi di spiegare e di ragionare sulle scelte musicali fatte. L’apoteosi poi, MaraMaionchi l’ha mostrata nella seconda parte dell’Xtra Factor, quando di fronte al giapponesino Yusako ha usato un atteggiamento sarcastico/paternalistico, prendendolo bellamente in giro per la sua difficoltà a comprendere le sue battute per nulla divertenti. Ora, che un esponente del paese del Sol Levante tra i più ricchi del mondo si prenda la briga di venire in Italia, mosso solo dall’amore per un nostro cantante quale Marco Mengoni, e si renda disponibile a partecipare a uno show con il ruolo di giullare di corte, macchietta, mascotte, non dà diritto a una signora (eufemismo) come lei di ridicolizzarlo, approfittando del fatto che il giapponesino comprende tre parole su dieci di quanto lei dice. Gli stranieri si rispettano, soprattutto se ci fanno l’onore di venirci a celebrare in casa. Trovo questa scelta di riesumare una “stuffusa” Maionchi (“Avevo ormai pensato di smettere con la televisione, ma che volete, non mi lasciano andare”) inopportuna e sbagliatissima.

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Oltre a questa novità, quella di ridurre i vocal coach a 2 per tutte e quattro le categorie e affiancare due producer invece che aiutino i giudici nelle scelte dei brani da assegnare ai talenti e gli arrangiamenti degli stessi. Non so se questa sia stata una buona scelta. A me ha dato molto l’impressione di un’ingessatura da parte di alcuni giudici nelle decisioni.
Mika si era distinto, l’anno passato, per l’originalità di molte sue scelte: aveva attinto al suo “ipod” e alla produzione meno conosciuta di molti suoi amici performers internazionali per assegnare ai suoi talenti brani poco conosciuti quando proprio non conosciuti in Italia. Lorde, Ray Lafontaine, Bon Iver, Passengers: li abbiamo conosciuti e li siamo andati a cercare e ad ascoltare proprio grazie a lui e subito dopo averne sentito le esibizioni dei suoi talenti sul palco. Quest’anno, si vede che ha provato a insistere su questa strada, ma qualcosa deve essere andato subito storto dietro le quinte del programma perché quell’originalità di scelta non si è ripetuta, nonostante abbia assegnato ai suoi ragazzi canzoni particolari e rare. Emma è fantastica ma mi chiedo perché sia dentro un programma come questo. E’ un’artista che dovrebbe già essere sui palchi del mondo ad aprire concerti come quelli degli U2 o i Coldplay, non a scimmiottare Robin Tickey e il twerking di Miley Cirus sul palco di Xfactor italia. Mario è bravissimo. Ma anche per lui, temo il rinculo da talent show: potrebbe perdersi dopo la fine di questo programma mentre invece è un talento di cui fare tesoro. Diluvio: nonostante Fedez continui a incensarlo (e però poi a mandarlo a casa) lo trovo inascoltabile e insignificante, anche se la scelta di “tradurre” Stromae (Maionchi, Stromae è il contrario di Mae-Stro, per questo si pronuncia tutto, e non Stromé) è stata, bisogna convenirlo, una scelta coraggiosa . E’ giusto che sia andato per la sua strada.

Morgan, che è stato per anni il sinonimo dell’azzardo in questo programma, questa volta ha strafatto, esagerando sull’audacia. I Komminuet eranoo “inkomminuentabili”, i The Wise improbabili (ma io non li avrei proprio scelti) e gli Spritz for Five faticavano a emergere e a far valere il loro vero valore.

Victoria ha tre brave ragazze, ma molto insicure, acerbe, immature. Se non guidate in maniera decisa e solida, sono destinate a perdersi, a confondersi e a bruciarsi.

Idem per ciò che riguarda Fedez: due talenti validissimi, Lorenzo e Leiner che rischiano di perdersi, il primo nella sfortuna di esser già dato da tutti come vincitore, il secondo nella tentazione di fargli imitare intoccabili come Michael Jackson o Prince, quando invece è un talento naturale che va fatto esplodere. Non commento Madh, perché è per me incomprensibile. Sarà sicuramente un talento intenso e peculiare ma non riesco a entrare nel suo personaggio e lui non riesce ad arrivarmi al cuore.

Alla base di tutto, ieri sera, la prima serata mi è sembrata molto confusa, carica di tensione, di voglia di esplodere senza esserci poi alla fine riuscita. I talenti hanno spesso sbagliato tonalità, a volte stonando – ok, diamo il beneficio del dubbio: tensione, emozione, ansia. Ma non stavamo parlando di professionisti dalle altissime qualità artistiche? – a volte esitando troppo. Ne salvo quattro, al massimo cinque tra i dodici in gara. Emma, Mario, Lorenzo, gli Spritz for Five, Leiner e forse Ilaria, ma non sono del tutto convinta.

Ma non si tratta solo di talenti, intonazioni, arrangiamenti, presenza scenica sul palcoscenico. E’ proprio una questione di programma.
Otto anni. Otto anni che si incominciano a sentire.
Siamo un popolo pieno di contraddizioni. Tradizionalisti ma insofferenti. Quante volte a casa ci è capitato di dire o di sentir dire “Uffa! Ancora quello/quella? Ma perché non cambiano conduttore/presentatore/anchor/? ” E così, il “volto nuovo” appena lanciato, dopo sole due stagioni inizia a stancare, il beniamino intrattenitore è costretto ad “allontanarsi dal video” per un po’ di tempo, perché il pubblico esigente non ama vedere sulle scene troppo a lungo lo stesso personaggio. Lo sa bene Fiorello o Benigni, che centellinano le loro presenze mediatiche.
Xfactor in questi otto anni è cambiato moltissimo. Ma non abbastanza. E forse il problema è proprio la rigidità del format che ingabbia lo show, costringendo a cambiamenti laterali e non diretti.
Hanno reso le audizioni visibili al pubblico. Bella cosa.
Hanno permesso che gli inediti degli aspiranti potessero essere esibiti accanto alle cover. Bella cosa.
Hanno reso i bootcamp visibili al pubblico. Bella cosa.
Ma ahimè, chi ha visto le audizioni e i bootcamp dal vivo sa che lo show era lì e non nelle registrazioni con enormi tagli da parte della produzione mandate in onda sei mesi dopo.
Hanno lasciato libero Luca Tommassini di sbizzarrirsi con le scenografie. Bella cosa.
Ma forse ormai, quella firma si vede troppo, è troppo riconoscibile. Andrebbe cambiata?
Hanno tolto i 4 vocal coach, uno per ciascun giudice, lasciandone solo due (Paola Folli e Rossana Casale) e affiancando due producer.
Premesso che non è chiaro quale sia il ruolo dei producer (ieri sera si diceva che hanno influito sulle scelte dei brani e sugli arrangiamenti) uniformare la “vocalità” a due vocal coach, secondo me ha contribuito a togliere voce alle varie squadre. Ha appiattito le performance. Forse la disarmonicità che c’era negli altri anni cambiava le cose. Bravissime sia la Folli che la Casale, ma forse proprio anche per il fatto che ci fosse del contraddittorio tra i giudici e il proprio vocal coach, rendeva il risultato più succoso. Ieri era ho visto scelte piatte e prudenti. Poco innovative. Poca capacità di indirizzare una Victoria – che non è musicista – e un Fedez molto a fuoco su ciò che cerca da questo programma ma forse un po’ tenero e timido nel trovare il giusto mezzo per arrivarvi.

Spero in una ripresa e in un totale cambiamento di registro direzionale per questo show che forse, dopo otto anni di auge, inizia a risentire dei suoi anni e della tipica crisi dell’ottavo anno.

MIRA DRITTO AL CUORE: LA SCHEDA DEL LIBRO

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MIRA DRITTO AL CUORE
di
AMNERIS DI CESARE
Runa Editrice

Autore: Amneris Di Cesare
ISBN: 9788897674368
N.pag.: 350
Rilegatura: Brossura
Formato: 14×21 con alette
Genere: Rosa
Prezzo di copertina 15,00 €


 

DOVE ACQUISTARLO:

RUNA EDITRICE
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IL BOOKTRAILER:


 

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LA QUARTA DI COPERTINA:

Una vacanza studio in America svanita sul più bello, un soggiorno di ripiego in un villaggio vacanze. Inizia così l’estate di Sarah, adolescente insoddisfatta e perennemente imbronciata. “Gli amori estivi non durano”  dice sempre sua madre, ma la sentenza si inclina dopo l’incontro con due animatori, Thomas burbero aspirante archeologo di origini britanniche e Rudy seduttore dalla simpatia irresistibile.

Sotto l’ombra di un pino marittimo, su uno spicchio di spiaggia candida, davanti al mare di Sicilia, Sarah vivrà i palpiti di una passione che non vorrà saperne di passare per semplice amicizia. Il desiderio sopito  cavalcherà gli anni e condizionerà le sue scelte di donna nel bene e nel male.

Perché l’amore, in fondo, non è altro che un revolver che spara pallottole di pura emozione, un’arma che mira dritto al cuore.

Un romanzo d’amore e d’amicizia, un percorso che punta alla soluzione di una delle questioni più sfuggenti di sempre:  quando un uomo e una donna possono davvero dirsi “soltanto buoni amici”?

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PREFAZIONE DI LAURA COSTANTINI e LOREDANA FALCONE

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Avete in mano un libro. E non vedete l’ora di tuffarvici dentro. Vi capiamo. Potremmo addirittura dirvi di saltare a piedi pari queste pagine e pazienza. Le prefazioni, lo dicono persone più competenti di noi, servono a poco. Di sicuro non fanno vendere di più. Infatti voi il libro lo avete comprato perché ha una bella copertina, una quarta intrigante e una firma, quella di Amneris Di Cesare, che è una garanzia.

Però, se avete due minuti di pazienza, promettiamo che non saremo prolisse e pretenziose. Non è un plurale maiestatis, siamo veramente in due. Conosciamo l’autrice dai tempi eroici dei blog. Abbiamo letto le sue parole, condiviso le sue emozioni, incoraggiato, per quel che potevamo, la sua voglia di scrivere storie. Sapete, se la scrittura è un evento che alcuni possono condividere con altre dieci dita (come noi facciamo), la lettura è un fatto singolo. Un fatto personale. E può capitare che una storia piaccia moltissimo a una persona e molto meno all’altra. Anche se le due persone in questione sono sodali nei gusti, negli intenti e nell’amore per il racconto. Poi ci sono libri che uniscono. “Mira dritto al cuore” ci ha unite in un’unanime volontà di seguire la vicenda umana di Sarah, di esserle accanto, di incazzarci a morte per scelte che lei sapeva, perché lo sapeva, fidatevi, sbagliate. Ma che ha comunque voluto compiere. L’abbiamo mal sopportata adolescente insicura perché ci siamo riconosciute in lei. Abbiamo tentato fisicamente di darle una spinta, un incoraggiamento verso l’amore che continuava a negarsi, perché ci siamo passate tutte. Abbiamo capito quando ha provato la vecchia tecnica del chiodo scaccia chiodo, perché per sapere che non funziona bisogna comunque provarci. Abbiamo pianto con lei, quando l’abbiamo trovata al centro di una vicenda di possesso, sopraffazione e violenza gratuita che rimanda alle cronache quotidiane. E abbiamo cercato di suggerirle di fuggire, denunciare, reagire. Succederà anche a voi.

Comincerete a leggere e non saranno più parole, inchiostro e carta. Sarà Sarah. Sarà Thomas. Sarà Rudy. Sarà vita vissuta. Riconoscerete luoghi e situazioni. Vi ritroverete nei gesti, negli sguardi. Negli errori, soprattutto in quelli. Vi arrabbierete, vi commuoverete. Farete un tifo sfegatato senza riuscire a star fermi sulla poltrona, sulla sdraio, sul letto. Non avrete il tempo di andare a far pipì e, se volete un consiglio, evitate di metter su il sugo o la teglia in forno. Il disastro è sicuro. Perché questo romanzo vi inviterà non a leggere, non ad assistere, non a guardare, ma a vivere accanto ai personaggi, nei personaggi.

Non vi raccontiamo niente di nuovo, lo sappiamo. Noi lettori siamo gente così, gente che è in grado di percepire la magia di una storia raccontata bene e di seguirla fino in fondo. Quando chiuderete l’ultima pagina, resterete lì, con il libro in mano e un sospirone nel cuore. Non è una promessa, è un fatto.

Così come è un fatto che abbiamo parlato anche troppo e che voi avete voglia di girar pagina e cominciare da una vacanza studio in America svanita sul più bello e un soggiorno di ripiego in un villaggio vacanze. Quindi indossate costume e pareo, mettete su il broncio di un’adolescente indispettita e fate attenzione. Perché c’è uno sguardo azzurro ghiaccio ad attendervi. E niente sarà più come prima. Buona lettura.

Laura Costantini e Loredana Falcone


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 RECENSIONE DI MIRIAM MASTROVITO

 

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Una vecchia musicassetta in modalità rewind. Sarà perché negli anni ’80 avevo la stessa età della protagonista o perché anche a me è capitato di indossare il broncio partendo in vacanza con i miei, ma  è la prima immagine che mi è venuta in mente tuffandomi fra le pagine di questo libro. Al di là della generazione di appartenenza, immagino che molte lettrici proveranno la mia stessa sensazione di dejà vu (o meglio, di già vissuto) osservando Sarah varcare l’ingresso del Nausicaa Village con una smorfia di disgusto stampata in volto. A sedici anni è quasi una regola sognare una vacanza lontano da mamma e papà, senza sorelle o fratelli minori tra i piedi, e capita spesso di ritrarsi in un angolo a osservare il mondo con aria torva per esprimere quel senso di ribellione, quasi fisiologico, che si agita dentro. Probabilmente per questo, incontrare Sarah e immedesimarsi in lei sono azioni simultanee, andando avanti il gioco di specchi diviene più complesso, l’identificazione non è più così scontata ma l’empatia rimane perché come, recita il titolo, questo è un romanzo che mira dritto al cuore.

È una storia incredibile e verosimile allo stesso tempo quella che ci racconta Amneris Di Cesare, la storia di un’adolescente, appunto, che arriva in un villaggio turistico come se stesse andando al patibolo, salvo poi imbattersi in due animatori capaci di dare una sferzata alla vacanza partita male: Thomas e Rudi. Bello quanto burbero, inglese di origine e appassionato di archeologia il primo, estroverso, simpatico e un po’ farfallone il secondo. Saranno loro a trasformare il soggiorno in un’esperienza indimenticabile. Sulle incantevoli spiagge della Sicilia, Sarah infatti vedrà nascere due sentimenti fortissimi, di amicizia  e di amore, sentimenti che porterà con sé anche quando giungerà il momento di tornare a casa.

Scorrendo i capitoli, vedremo trascorre gli anni, gli adolescenti diventare adulti, le vecchie conoscenze fare ritorno, i giochi trasformarsi e cedere il passo a scelte, a volte dolorose.

È possibile l’amicizia tra un uomo e una donna? Questo dilemma attraverserà l’intera storia, con la potenza di un dardo e, allo stesso modo segnerà Sarah, causandole sofferenza, spingendola a compiere scelte sbagliate, inducendola a soffocare i suoi veri sentimenti.

A svilupparsi è una trama densa di accadimenti e sorprese, una trama lunga una vita, in grado di avvinghiare alla pagina perché più si va avanti e più cresce la voglia di sapere cosa accadrà. Ma la vera magia innescata dall’autrice investe la sfera emotiva. Le parole scorrono come un fiume in piena che, a tratti, traccia percorsi leggeri, ironici, piccanti, romantici e a volte scava sul fondo pizzicando le corde più intime e più fragili. La forza di quest’opera è tutta nella sua capacità di suscitare emozioni, di rivolgersi alla pancia più che al cervello. Si prova empatia per Sarah quando si ritrae in disparte accigliata, si sentono le farfalle nello stomaco quando si innamora, si soffre con lei quando rimane delusa; si prova l’impulso di abbracciarla e consolarla nei momenti difficili, ma anche di prenderla a schiaffi quando si nega la felicità per un timore stupido… stupido, sì, eppure comprensibile.

Ci si potrebbe soffermare a disquisire sul confine tra amore e amicizia, sul coraggio di esprimere in libertà i propri sentimenti, sul primo amore che non si scorda mai, sull’ineluttabilità del destino… e ancora, sulla maternità e la violenza domestica, poiché sono tutti temi che, a buon diritto, si ritagliano un ruolo in questa vicenda, ma la verità è che qualsiasi discorso sarebbe di troppo perché un romanzo così va letto solo a cuore aperto…  e magari con qualche fazzoletto a portata di mano.

La prima cosa che chiedo a un buon libro è di regalarmi emozioni, quello di Amneris Di Cesare mi ha fatto ridere e piangere, mi ha fatto fremere ed ha anche risvegliato in me un vago senso di nostalgia. Non so se ci riuscirà anche con voi ma, per quel che mi riguarda l’autrice ha avuto un’ottima mira e il dardo scoccato dalla sua penna ha fatto pieno centro.


RECENSIONE DI FRANCESCO MASTINU SU PERSONAGGI IN CERCA DI EDITORE.IT

 

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Contenuti: partendo da quello che a chiunque apparirebbe un triangolo amoroso classico, con tanto di tremori, dissapori e spremute di cuore dolci e sensuali, Amneris di Cesare dipinge un quadro tutto italiano di una società in crescita, nel bene o nel male, partendo dalla figura di una donna che sogna, si emancipa e si ritrova prigioniera dei suoi stessi sentimenti. Perché nonostante il romanzo abbia tutte le caratteristiche del romance, se sondiamo i piani letterari della storia arriviamo a parlare della figura della donna socialmente riconosciuta e in lotta per affermarsi come persona, non solo dal profilo normativo ma anche sostanziale. Temi classici come l’emancipazione, l’indipendenza, le scelte di vita, la maternità e la violenza domestica si intersecano nella trama, avvolgendo Sarah e i suoi amici e restituendo al lettore una dimensione realistica di un’esperienza di vita sulla quale vale la pensa fermarsi a riflettere. Sarah e gli altri protagonisti calpestano le scene di un epoca in movimento, tra gli anni novanta e il duemila, dove molto è stato portato alla ribalta dei riflettori sulle violenze di genere e sulla necessità di pari opportunità che non parifichino e basta, ma mantengano in conto le differenze oggettive per poter ragionare in termini di equità, idea sulla quale la protagonista potrebbe benissimo ergersi a eroina dei tempi moderni.

Ambientazione e Personaggi: l’Italia, teatro delle tragedie emotive e dei sensi di rivalsa di Sarah, presenzia in lungo e largo, con Roma, Bologna e la Sicilia, restituendo comunque dignità al tessuto spaziale della nazione senza trascurare le peculiari caratteristiche oggettive dei territori in cui la scena si svolge. Un’Italia fatta di locali, di mezzi pubblici, di mare e di senso della misura cittadina dove tutto sembra trovarsi al suo posto, per quanto i riferimenti spaziali acquisiscano più che altro una dimensione intima più che effettivamente statica e paesaggistica. I personaggi della storia, nel loro insieme globale, sono tratteggiati in maniera forte e decisa, molto approfondita nella loro psiche, anche dove forse l’azione lascia troppo spazio alla riflessione e alla descrizione dell’emozione che passa. I dialoghi caratterizzano e qualificano i personaggi, per quanto abbiano comunque delle caratteristiche comuni: approfonditi, spesso anche ricchi, sacrificano il ritmo per agevolare il lettore nel vedere il mondo e la realtà con gli occhi di chi parla. Soprattutto, tra tutti, proprio Sarah, Thomas e Rudy emergono nella loro complessità personale ma soprattutto nella loro crescita temporale: viene analizzato in maniera nitida il percorso di vita e la loro affettività nel lasso di tempo, con continui picchi di evoluzione, per quanto spesso ci siano in questi tre personaggi molte luci e troppo poche ombre, come se si volesse comunque ridare una valenza positiva alle loro scelte e ai loro atteggiamenti iniziali che portavano il lettore a dare a ciascuno di loro un ruolo ben definito all’inizio che i tre stravolgono sapientemente nel corso della storia. Pertanto ne emerge una resa finale di storie personali altamente tridimensionali che coinvolgono e stupiscono costantemente nella lettura, nonostante l’evidente predilezione all’happy ending o, in alcune parti, nonostante le loro scelte a volte non accompagnino il ruolo che Sarah o i suoi due amori assurgano in certe fasi della storia. Nel complesso il quadro rimane vivido, trasferibile a chiunque, ed è questo il pregio maggiore: la possibilità di poter identificare Sarah, Thomas e Rudy intorno a lettore, o accostarli addirittura a se stessi.

Forma e stile: Si denota davvero un ottimo possesso della lingua italiana e dell’equilibrio nell’usare le proposizioni e le allocuzioni senza mai appesantire la scena o il dialogo. Non ci sono distrazioni, il ritmo è alternato, tra momenti di riflessione estrema e viscerale ad azione veloce e risoluta. La trama non risulta mai illogica o incoerente nel suo dipanarsi, sempre verosimile, anche quando le scelte caratteriali non corrispondono poi a quelle intraprese nella storia, ma questo non inficia mai il senso del narrato, regala semmai al lettore la possibilità di ponderare meglio le alternative.

Giudizio finale e conclusioni: Mira dritto al cuore consente al lettore che ama il sentimento di poter entrare in dinamiche che vanno al di là del romance per entrare nelle tematiche sociali. È di certo un romanzo ricco, di narrativa e di contenuti, che affronta tanti dilemmi della società moderna. Il libro pertanto è una lettura estiva sì, ma molto impegnata, dedicata a tutte le persone che almeno una volta hanno amato e che hanno il coraggio di voltarsi indietro e affrontarsi… proprio come ha fatto Sarah. Mira dritto al cuore può sparare e colpire l’animo del lettore, per trascinarlo dentro il tifone delle emozioni umane restituendo dignità alla persona, alle donne, ma soprattutto alle emozioni umane.


RECENSIONE DI FRANCESCO MASTINU SU WRITER’S DREAM

 

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Trama: Proprio in quella stessa estate dove i suoi piani sono andati totalmente allo sfascio, la giovane Sarah, durante la vacanza di famiglia in Sicilia, conosce Rudy e Thomas, due animatori del resort dove alloggia, coi quale sviluppa un attaccamento che lei stessa non è pronta ad affrontare. Dai prodromo di quell’amore estivo lei, nel corso degli anni a venire, non riuscirà mai a emanciparsi, arrivando sino all’età adulta, a fasi alterne, in lotta per affermare i suoi desideri, e con essi maturare la scelta d’amore: Rudy, Thomas o se stessa?
Ma l’amore, come sempre è in agguato, e tale rimarrà sino alla fine di questa storia.

Contenuti: partendo da quello che a chiunque apparirebbe un triangolo amoroso classico, con tanto di tremori, dissapori e spremute di cuore dolci e sensuali, Amneris di Cesare dipinge un quadro tutto italiano di una società in crescita, nel bene o nel male, partendo dalla figura di una donna che sogna, si emancipa e si ritrova prigioniera dei suoi stessi sentimenti. Perché nonostante il romanzo abbia tutte le caratteristiche del romance, se sondiamo i piani letterari della storia arriviamo a parlare della figura della donna socialmente riconosciuta e in lotta per affermarsi come persona, non solo dal profilo normativo ma anche sostanziale. Temi classici come l’emancipazione, l’indipendenza, le scelte di vita, la maternità e la violenza domestica si intersecano nella trama, avvolgendo Sarah e i suoi amici e restituendo al lettore una dimensione realistica di un’esperienza di vita sulla quale vale la pensa fermarsi a riflettere. Sarah e gli altri protagonisti calpestano le scene di un epoca in movimento, tra gli anni novanta e il duemila, dove molto è stato portato alla ribalta dei riflettori sulle violenze di genere e sulla necessità di pari opportunità che non parifichino e basta, ma mantengano in conto le differenze oggettive per poter ragionare in termini di equità, idea sulla quale la protagonista potrebbe benissimo ergersi a eroina dei tempi moderni. <<<CONTINUA>>>


RECENSIONE DI STEFI SU IL GIARDINO DELLE ROSE.IT

 

 

GIARDINOROSE

Sarah abbiamo una brutta notizia da darti… Spara, papà, ma mira dritto al cuore, risposi tirando indietro la testa e inarcando la schiena .. per favore!

Sarah le aveva pensate proprio tutte, ma certo non che la terribile notizia riguardasse la sua prossima vacanza studio andata in fumo a causa della legionella!
Ma nessun problema…i suoi genitori avevano già organizzato una vacanza alternativa con tutta la famiglia, compresa Matilde, la sua insopportabile sorellina, al Nausicaa Village di Giardini Naxos, Sicilia. Sarah pensava di vivere un incubo ed invece era tutto incredibilmente vero e maledettamente ingiusto! Inizia così il libro di Amneris Di Cesare ed immagino che già molte di voi si rispecchieranno in questo piccolo drammatico momento adolescenziale, proprio come ho fatto io. Venti anni, è questo l’arco temporale che abbraccia questo libro, venti anni vissuti dalla protagonista Sarah, gli anni in cui si passa dall’adolescenza alla vita adulta, quelli in cui ci si innamora, si fanno nuove amicizie e quelli in cui gli errori si pagano cari e  si portano dietro per tutta la vita. Sono tante le persone che Sarah incontrerà lungo il suo cammino di crescita e tutte in un modo o nell’altro lasceranno un segno indelebile nella sua anima: Thomas, il suo migliore amico, Rudy, il ragazzo conosciuto al villaggio turistico ed infine Andrea. Ogni personaggio è perfettamente delineato grazie alla semplice ed elegante scrittura dell’autrice e la sensazione, leggendo il libro è quella di essere lì, tra le pagine, insieme ai protagonisti! Si soffre, si piange, si gioisce come se le cose accadessero veramente. E’ un libro che vi farà piangere il cuore, e vi farà patire le pene dell’inferno perché vi succederà proprio quello che è successo a me: avrete voglia di schiaffeggiare Sarah e farla ragionare, avrete voglia di farle capire tutto, ma soprattuo avrete voglia di consolarla proprio come se fosse la vostra più cara amica.
Ti accorgi mai del momento in cui la tua vita sta per cambiare? Accade qualche cosa che ti mette sull’avviso, o un pensiero ti attraversa senza farsi notare ma attento e preciso ti suggerisce che quello è il tempo esatto della svolta?
Il cammino di Sarah verso la sua nuova vita sarà lungo e pieno di spine, ma alla fine ne sarà valsa la pena perché solo vivendo appieno la propria vita e quindi anche compiendo degli sbagli, ci si più voltare indietro e guardare il passato senza avere rimpianti. Mira dritto al cuore è un inno all’amore vero e alla vera amicizia quindi voglio consigliare questo libro a tutti indistintamente .

RECENSIONE DI ISABELLA GIOMI SU UNA VITA DA SCRIVERE

 

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Di questa autrice mi ero già occupata a suo tempo a proposito di Nient’altro che amare, un romanzone che parla di un sud in parte scomparso, popolato di personaggi quasi epici, con al centro  una protagonista semplice, coraggiosa e sentimentale.

Anche  stavolta ci troviamo nel reparto sentimenti, e, avendo già premesso che Amneris non è un’autrice solo squisitamente rosa, ma con profonde sfumature  introspettive, con questo romanzo ne ho un’ulteriore conferma.

 Siamo nel pieno degli anni ottanta, l’esplosione dei villaggi turistici, dei ragazzi che per  pagarsi gli studi  si improvvisano animatori per un paio di mesi, al ritmo della disco dance e delle canzoni “unforgettable”  piene di ritmo, (responsabili oggi della nascita di decine di radio private nostalgiche strettamente dedicate – con i cinquanta-sessantenni in forte incremento oggi c’è un notevole ritorno).  La Milano e non solo, anche la Bologna e la Roma, tutte da bere, un’idea di ricchezza non ancora disillusa, intere famiglie in partenza per soluzioni vacanziere tutto compreso.

Questo è lo sfondo di Mira dritto al cuore. Sì, perché Amneris Di Cesare dà sempre grande importanza alle premesse sociologiche  nei suoi romanzi e li incornicia con ambientazioni ben particolareggiate. La protagonista è Sarah, la sua educazione sentimentale e l’amicizia con l’altro sesso, che inizia proprio in un villaggio turistico, dove incontra  i due – apparentemente – opposti maschili: Thomas, che sembra burbero e scostante e Rudy, molto più affabile.

Ma come accade quasi sempre, la realtà  si ribalta: il ruvidone è tenero e pieno di valori, quanto l’altro è cinico e superficiale. Va da sé che Sarah diventa amica dell’idealista Thomas, ma il loro  rapporto è sempre sull’orlo di sconfinare in qualcos’altro, restando costantemente in bilico, anche nel corso degli anni quando ognuno avrà la sua vita, resteranno un riferimento l’uno per l’altra, come la “stella polare” non tramonterà mai,  una sorta di simbolo di iniziazione  emotiva. Salvo poi ribaltarsi di nuovo tutto, quando riappare Rudy, che ora sembra esser lui quello pieno di valori. Nella seconda metà il romanzo si vivacizza un po’ in stile Relazioni pericolose, appare un altro terzetto di personaggi e la faccenda si fa sempre più contorta e a tratti un po’ osè.

Amneris Di Cesare è abile a  disimpegnarsi nelle tortuosità dell’animo umano, a seguire passo dopo  passo la storia di un’amicizia e delle sue infinite colorazioni emotive, un po’ come gli amici del romanzo di Andrea De Carlo “Di noi tre”, che resteranno legati per oltre vent’anni, riesce a fotografare i cambiamenti più significativi del percorso accidentato dell’esistenza, coinvolgendo il lettore, che non può mai stare tranquillo, perché, come dice Venditti in una sua famosa canzone, anche quando sembra finita, è proprio lì che inizia la salita. Non si tratta quindi, ancora una volta, di un romanzo prettamente rosa, ma di una storia, se mi si perdona un tuffo nel kitsch, che potrebbe definirsi color fucsia, e di un colore cangiante, per giunta, laddove per fucsia intendo la dinamizzazione dei sentimenti, immortalati sempre  sul punto di virare verso qualcos’altro, mai abbastanza statici da poterli inquadrare in qualcosa di definito.

Il titolo del romanzo ha origine da una frase che Sarah, la protagonista, rivolge al padre nelle prime pagine, dove il cuore non è inteso come centro delle emozioni, ma come  natura intrinseca delle cose. Quindi già il titolo, nonostante la copertina un pochino fuorviante, due cuori intrecciati in primo piano con innamorati abbracciati  che guardano il mare, un po’ generica, se si pensa alla natura della protagonista, così portata a cercare l’essenza di tutto ciò che vive; già il titolo, dicevo, sottintende il cuore inteso come nocciolo della questione. Insomma, Sarah sembra alla ricerca, per tutto il romanzo, di una scala di valori assoluta, di qualcosa che sia per sempre e che sembra aver trovato nell’amicizia. Maschile, per di più, vale a dire una perla rara. Qualcosa di fisso, imperituro e inalterabile, a dispetto delle tempeste della vita. Chi non desidererebbe un’amicizia del genere? Già le amicizie dello stesso sesso sono difficili – colpa dell’invidia, direbbero le nonne – colpa dell’incomunicabilità, aggiungo io. Figuriamoci quelle di sesso opposto, che possono sempre virare nel sentimento confinante, sappiamo bene quale.

Quindi titolo e copertina in questo senso sono riduttivi, perché ci si aspetterebbe di trovare la classica storiella sentimentale a lieto fine. InveceMira dritto al cuore  mira ben oltre il lieto fine.

Ho sempre affermato che la scrittura e le tematiche di Amneris Di Cesare mi riportano a un mito dell’adolescenza: Brunella Gasperini, di cui l’autrice ha ereditato il garbo vellutato e lievemente ironico, mai superficiale, le situazioni che, anche sul punto di sconfinare nel dramma, vengono sempre riequilibrate con un sorriso. Ci sono, a tratti, delle ingenuità stilistiche, mentre i personaggi principali sono ben caratterizzati e a tutto tondo, ad esempio, il complicato e contraddittorio Thomas è descritto con grande finezza psicologica, i personaggi secondari appaiono talvolta un po’ stereotipati, ad esempio, la perfida Marta sembra la classica cattiva uscita pari pari da una soap: capelli neri, un po’ spiritata e cocainomane per giunta. Il riccone Osvaldo è anziano ma curato e dispensa in giro perle di saggezza. Il pilota Andrea è il tipico  aviatore belloccio e romantico dalla divisa blu così come appariva nei romanzi di Wanda Bontà, autrice  rosa degli anni trenta. Amneris Di Cesare,  pur avendo una scrittura movimentata e dai dialoghi freschi e immediati, a volte  si lascia scappare espressioni del tipo: elegante e raffinato (doppia aggettivazione, ahinoi!), attento e curioso, caldo e confortevole ecc. Ma a parte questi particolari, la storia regge, funziona alla grande, ti prende per mano anche senza che tu lo voglia e ti porta dove vuole lei, costringendo il lettore ad accettare il patto narrativo senza nessuna remora. E questo in fondo è ciò che importa.


RECENSIONE DI FEDERICA GNOMO SU GNOMOSOPRALERIGHE.IT

 

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Impressioni da lettrice, chiaramente come diceva, mi pare Conrad, lo scrittore scrive metà romanzo e il lettore ci trova l’altra metà. Io cerco sempre chiavi di lettura diverse anzi ce le vedo, era il mio pregio al liceo classico. Molti autori mi bastoneranno, ma il libro scende in campo e poi vive da solo. Fatevene una ragione. Questo romanzo corposo si fregia di essere un romanzo rosa, ma  direi che non appartiene del tutto a questo genere. E conoscendo l’autrice non mi sorprende. In realtà il romanzo è più che una storia d’amore, è una storia di tre amori. La parte che più mi è piaciuta è la seconda, quando finito di vivere una non vita la protagonista si ribella a se stessa e la trama si fa più serrata.
Assistiamo infatti a tre figure maschili di riferimento che ruotano intorno alla vita di Sarah, con l’acca. Non due personaggi ma  in realtà  l’idea stessa dell’amore maschile, quello che si immagina accanto alla figura femminile, che qui viene a dividersi in tre persone e che viene esaminato: L’amore passionale, Thomas (sognato, desiderato, vero o presunto che sia, comunque predestinato), l’amore amicale, accudente, Rudy ( l’aiutante, quello che sarebbe un marito perfetto se solo sapessimo non farci del male e smettessimo di cercare il principe azzurro, stavolta anche bello, ma nella realtà non è sempre così aitante) e l’amore ragionato, Andrea, l’illusione della stabilità, il padre dei figli, la parte oscura che molte donne per una facciata di famiglia perfetta devono ancora sostenere. Una sfida dura per l’autrice, quindi.
Bisogna infatti leggere quasi tutto il romanzo per unire i tasselli e comprendere che  non è la banale storiella d’amore, ma un dramma d’amore spesso comune a tante signore. La descrizioni di sogni e ricordi di amicizia e amori  che vanno a mettere un cerotto, come una sorta di altra vita vissuta nell’immaginario,  per poi accettare la realtà dura della gelosia o sopraffazione.  L’autrice nel finale  affronta il dramma della violenza domestica, della follia, della sopportazione, della risoluzione.
Una storia divisa in due, tre…forse troppe parti, che magari avrei snellito nella prima fase,  ma che poi naviga bene e con maggiore forza fino a una meta chiara e definita. Un romanzo che ha da dire non solo d’amore, ma di che tipo d’ amore…e questo è ciò che mi piace.


RECENSIONE DI LETIZIA STRAMBI SU TARGET MAGAZINE

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 RECENSIONE DI ANTONIETTA MIRRA PER “L’AMICA DEI LIBRI

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Mira dritto al cuore di Amneris Di Cesare recensione

 Buon pomeriggio cari lettori, dopo diversi giorni torno a parlare di recensioni, presentandovi un libro pubblicato a giugno 2014 dalla Runa Casa Editrice, che ringrazio per avermi dato la possibilità di leggerlo e per la gentilezza e la disponibilità da sempre dimostratami. Un romanzo che parla d’amore e d’amicizia, senza però tralasciare nessuna emozione umana. Sto parlano di Mira dritto al cuoredi Amneris Di Cesare, la cui lettura mi ha coinvolto e motivato a scrivere una recensione che esprimesse a pieno il mio pensiero.
❀ Recensione  ❀ 

Mira dritto al cuore è un romanzo d’amore, di amicizia, di insegnamento e di riflessione sui valori della vita. Una storia che oserei dire, essere completa e che ruota a tutto tondo intorno alle figure dei protagonisti e delle loro vite. Un adolescente di nome Sarah vive un rapporto contrastato con i genitori e soprattutto con la sorella Matilde di 8 anni più piccola, con la quale sembra non andare proprio d’accordo. Nonostante l’affetto che nutre nei confronti di chi l’ha messa al mondo, gli equilibri sembrano spezzarsi quando per cause esterne, le viene negata una vacanza studio in America ed è costretta a recarsi insieme alla famiglia in un villaggio turistico in Sicilia, dove passerà due settimane di villeggiatura.
Può una vacanza segnare un’intera esistenza? E’ quello che avviene a Sarah grazie all’incontro con due ragazzi che cambieranno completamente la sua vita. Due animatori del villaggio con due caratteri diametralmente opposti, uno silenzioso e brusco, l’altro divertente e solare che la ipnotizzeranno, incastrandola in una storia estiva senza purtroppo un lieto fine. Sarah, giovane donna senza ancora nessuna esperienza sentimentale, si troverà ad affrontare le fervide avances di Rudy, playboy eccentrico e spavaldo che attenterà alla sua virtù, senza riuscire nel suo intento e provocando in lei un profondo disgusto per tutto ciò che lui rappresenta.
Thomas, invece la faccia oscura di quella stessa medaglia, si avvicinerà a lei con delicatezza e senso di protezione, mettendola costantemente in guardia contro le insidie del mondo e dichiarandosi apertamente come l’unico vero amico di cui le possa veramente fidarsi. Sarah è confusa. Tornerà a casa con due consapevolezze: l’odio verso Rudy,stemperato appena dall’inequivocabile attrazione fisica che ancora prova per lui e l’affetto incondizionato per Thomas che sarà impossibile dimenticare. Un affetto velato da una sottile ed incomprensibile attrazione che entrambi tenteranno di giustificare con una semplice affinità “fraterna”. Ma questa ammirevole intenzione faticherà a reggere. Passano i mesi e poi gli anni e al di là di uno sporadico incontro avvenuto a Bologna dove Sarah vive, lei e Thomas continueranno la loro pseudo relazione di amicizia, scrivendosi lunghissime lettere nelle quali è più lui ad aprirle il suo cuore che lei. Le racconta come procede il suo lavoro, le sue esperienze e soprattutto i suoi rapporti d’amore con donne sempre diverse, continuando, imperterrito a definire Sarah semplicemente come la sua migliore amica. Il suo atteggiamento, apparentemente superficiale e bigotto, non fa altro che ferire la giovane donna, che seppur non ancora completamente consapevole dell’amore che prova per lui, soffre in silenzio a causa di quella ingiustificata indifferenza e distanza. Ciò che mi ha fatto un po’ storcere il naso all’inizio del romanzo è stata la scelta dell’autrice di inserire atteggiamenti che ho valutato come maleducati da parte di Sarah nei confronti dei suoi genitori. Ho letto qui e lì qualche parolina di troppo in bocca alla giovane ed ingenua fanciulla che effettivamente, nella realtà, avrebbero sicuramente scatenato una reazione alquanto forte da parte dei genitori attaccati. Dico questo perché leggendo e rendendomi conto che la storia è stata ambientata negli anni ’80, precisamente nel 1987, anno in cui io avevo 7 anni, ricordo abbastanza bene quel periodo e anche i successivi e questo mi ha aiutato ad immergermi piacevolmente nelle atmosfere e nelle discussioni familiari, consapevole che se io avessi reagito in quel modo, con tale superficialità e mancata educazione, mia madre mi avrebbe “segnato” allegramente il visino, senza pensarci due volte. Oltre questo piccolo appunto, la storia di Sarah e i suoi due uomini ha carattere ed è ben strutturata. Non è la solita storiella d’amore perché fin dalle prime pagine si legge una sottile malinconia generata dall’impossibilità costante di vivere un amore così come lo si desidera. Thomas è dal primo momento innamorato di Sarah ma non è capace di andare oltre i pregiudizi di quell’amicizia di facciata dietro la quale entrambi si sono rifugiati pur di non affrontare l’intensità dei loro sentimenti. Ma Sarah lancia forti e pesanti segnali verso quell’uomo, che invano, tenta di dimenticare sotto il punto di vista della passione e dell’amore. I suoi gesti e i suoi comportamenti verso di lui, soprattutto nei momenti di difficoltà, dimostrano quanto sia profondo e radicato quell’affetto provato e quanta sofferenza debba ingoiare di fronte a quei piccoli e continui rifiuti che Thomas non si rende neanche conto di riservarle. Molto spesso mi sono commossa e ho provato dispiacere per lei, per il suo amore così forte che è costretto a restare chiuso nella scatola di un ricordo d’amore mai vissuto completamente. L’autrice è brava a coinvolgere, intessendo una storia in cui all’amore si unisce il dolore ed un’interminabile attesa che nessuno dei due riesce davvero ad accettare. Tentano di convincersi di essere solo amici, eppure le loro parole, i loro sguardi, le loro gelosie infinite dicono il contrario. E tutto precipiterà rovinosamente quando Sarah incontrerà per caso di nuovo Rudy e deciderà di donargli spontaneamente ciò che lui voleva rubarle un tempo. Quando Thomas intuirà ciò che è successo, impazzirà. Una serie di eventi incredibili uniti ad incontri strambi e pazzeschi, allontaneranno definitivamente i due, per poi farli rincontrare drasticamente soltanto per spezzarsi a vicenda il cuore. Di mezzo ci andranno altri uomini ed altre donne, tutte vittime inconsapevoli di un amore indisciplinato ed impossibile da domare. Un amore incredibile, sordo alla ragione e a qualsiasi tentativo di pace. A questo racconto intricato di sentimenti ed emozioni non manca proprio nulla, è possibile riconoscervi sensazioni che abbiamo vissuto un po’ tutti in momenti diversi della nostra esistenza. Non manca una riflessione sentita ed approfondita sui legami umani, sul rapporto uomo-donna, sulle aspettative del futuro e sulla possibilità di credere ai propri sogni. Ma quanto bisogna lottare per realizzarli? Sarah protegge quel sentimento puro e delicato per Thomas, rinchiudendolo nel suo cuore, mentre lui sembra non trovare mai pace, cambiando continuamente donna e dimostrando la sua inquietudine perenne come se nascondesse un segreto inconfessabile. I personaggi esprimono caratteri contrastanti, incarnando comportamenti che possono scatenare reazioni diverse, dall’empatia, all’odio, passando per la partecipazione e il fastidio, ma tutti sono descritti in modo approfondito e veritiero tanto da essere attori fatti di carne ed ossa che si muovono a proprio agio sul palcoscenico della vita. Era da tempo che non mi capitava di compenetrarmi in questo modo in una storia. E non si tratta di semplice coinvolgimento, perché ultimamente ho avuto la possibilità di leggere romanzi che mi hanno davvero conquistata, trasportandomi in mondi terribili e affascinanti, carichi di odori e sapori indimenticabili. Ma qui è stato diverso. E’ stato qualcos altro. Mira dritto al cuore è verità, quotidianità, che ha toccato direttamente la mia esperienza e la mia crescita. Mi ha fatto riflettere sulla visione che si può avere della vita, accompagnandomi in questo viaggio commovente e nostalgico alla scoperta dell’amore e di se stessi, non come spettatrice ma come donna che conosce e ricorda. La forza di questo romanzo sta nel non raccontare una banale vicenda adolescenziale, non solo perché i protagonisti crescono e diventano adulti ma soprattutto perché quel sentimento, così vero e sincero, protetto a tutti i costi, anche a rischio di soffocarlo, non è mai trattato con superficialità o fretta, ma è cullato, accarezzato e mostrato nella sua totale essenza. Non manca l’inquietudine, il tormento, il lato oscuro del sentimento, la menzogna. E’ una storia complicata come sono complicati i sentimenti, perché non è assolutamente vero che amare è facile. Amare è sopportazione, gelosia, tormento, passione, solitudine. E’ il più grande sentimento che l’uomo possa provare, il più antico, il più desiderato, quello che ha provocato guerre e ucciso interi popoli. Come potrebbe essere qualcosa di semplice?

Amneris Di Cesare riesce con il suo linguaggio immediato e scorrevole, con uno stile intenso ed accattivante a descrivere vividamente i momenti in cui è la passione a prendere il sopravvento. Descrizioni morbide e setose, mai esplicite o volgari, rendono il rapporto tra Thomas e Sarah esclusivo e dannatamente speciale. I momenti in cui i due si avvicinano, assaporando quell’intensa e soffocata attrazione che cercano di domare, sono pura espressione di sensualità mista a dolcezza. Ma non solo. C’è furore, rabbia, turbamento, amore e una disperazione quasi disumana che rende il loro legame indissolubile. Ho amato il personaggio di Sarah, la sua forza e la sua interiorità. La sua sincerità sentimentale che la porta spesso a dichiarare a se stessa di essere perdutamente innamorata. Mentre Thomas mi ha fatto spesso arrabbiare. L’eterno indeciso, tristemente debole che preferisce stare con altre donne piuttosto che amare l’unica che desidera veramente. A mio parere la sua figura ne esce abbastanza ammaccata di fronte a quella ben più forte ed intrisa di femminilità appassionata ed appassionante che è Sarah.
“L’amavo. Nonostante tutto. Disperatamente, appassionatamente ma lui non l’avrebbe mai saputo.”
Al racconto di vita quotidiana si alternano scene bollenti e sofferte, grazie alla capacità dell’autrice di cogliere il dissidio interiore dei protagonisti, rappresentandolo egregiamente. Quell’amicizia diventa un amore turbolento e turbato, che somiglia sempre di più ad una malattia dell’anima. Una amore feroce ed insopportabile, fatto di puro furore.
“Dentro quelle pozzanghere grigie vidi desiderio, puro e crudo. Intenso e cattivo. Avrei ceduto. Lo sapevo. Lo avrei fatto.”
Con il passare del tempo e degli anni, Sarah ne passerà di tutti i colori e attraverso il suo personaggio, l’autrice ci racconta di un mondo carico di illusioni e di sofferenze, di violenza e di odio, di abusi e compromessi per sopravvivere. Ho amato questo romanzo perchè pulito, onesto nei sentimenti anche se macchiato dagli eventi non sempre dignitosi della vita. La consapevolezza della sofferenza di questo amore ti riempie il petto e senza neanche rendertene conto ti ritrovi coinvolta a piene mani in mezzo a questa storia, provando tu stessa paura e strazio, diventando tutt’uno con la protagonista che non smetterà di farti emozionare, battere il cuore ed attendere speranzosa la riconciliazione tra i due. E’ un romanzo completo sotto ogni punto di vista, che snocciola con attenzione e premura ogni singola emozione umana dipingendo non solo i toni dell’amore e della passione ma colorandoli di oscurità e di quel nero che appartiene alla violenza e al dolore fino a rendere tutto terribilmente palpabile, tanto da sentirsi soffocati da ciò che Sarah deve affrontare.
La storia è travolgente, complessa e devastante. Questo amore così viscerale, intrinsecamente aggrappato al sonno della ragione ha davvero generato mostri.
Un mostro la vita di Thomas senza Sarah. Una vita allo sbaraglio, alla ricerca di una tranquillità impossibile e di un appagamento irrealizzabile lontano da lei. Un mostro l’esistenza spezzata di Sarah, carica di violenza, di compromessi, di abusi, dilaniata dall’idea di non poter avere l’uomo che ama e soprattutto divorata dalla consapevolezza di non poterlo dimenticare mai. Questo romanzo vi riserverà un finale che forse ci aspettavamo ma mai come questa volta ringrazio l’autrice per averlo scelto, così com’è, perché dopo tanto soffrire, ci ha regalato un pizzico d’amore, quello vero, fatto della stessa materia del cuore. Un amore umano dal valore inestimabile, pieno di orrori e di meraviglie. Un amore incondizionato e condizionante che mi ha fatto venire in mente la bellissima poesia di Jacques Prevert, di cui riporto solo qualche verso per celebrare questo amore incredibile che nasce per salvare e per salvarci. Tutti.

 

 


 

 

VIDEO:

MIRA DRITTO AL CUORE- PRESENTAZIONE AL LIBRESCHI 11 SETTEMBRE 2014 parte 2 from Amneris on Vimeo.

 


 

FOTOGALLERY:

 


Si conclude qui, con la numero 17 (il mio numero fortunato), la mia “carrellata” di “Storie d’amore in pillole”, una panoramica di tutta la mia produzione “romance” fino a oggi mai scritta.  La concludo con un pezzettino tratto da “Mira dritto al cuore”, anticipazione del romanzo che sta per uscire, probabilmente in Aprile, per Runa Editrice.

 


T’innamorerai – Marco Masini

T’innamorerai, forse non di me, 
starai ferma lì 
e succederà da sé
…da sé
Della libertà degli amici tuoi
te ne fregherai
quando t’innamorerai
…vedrai
Sarà bello da guardare
come un poster di James Dean
sarà dolce la paura
sganciandosi i blue jeans
sarà grande come il mare
sarà forte come un Dio
sarà il primo vero amore
quello che non sono io 

Eravamo rimasti soli. Brian e la madre erano già andati a dormire. Avevamo guardato un po’ la televisione ma ci eravamo stancati subito di assistere al programma insulso in onda quella sera. Si era accoccolato su di me, appoggiando la testa sulla mia spalla, e abbracciandomi si era appisolato. Ogni tanto mi stringeva forte, e rivolgeva il viso verso il mio, sorridendo. Mi sentivo soffocare, ma era piacevole, perché quella stretta mi raccontava il bene che mi voleva. Giocavo con i suoi capelli ribelli, e gli carezzavo le guance. Le ciglia bionde erano bagnate da lacrime; aveva nascosto alla madre e al fratello il suo dolore, ma ora che era rimasto solo con me, sapeva di essere libero di lasciarlo scendere in un’ultima corsa verso il nulla. Alzò di nuovo il volto in direzione del mio, e sempre a occhi stretti, rispondendo alle mie affettuose carezze, cercò la mia bocca. Non gliela rifiutai, pensando a un bacio casto tra fratelli. E invece fu un bacio vero, pieno di passione e di tormento.

Per un attimo il tempo si fermò in bilico tra lo stupore e la paura. Cosa stavamo facendo?
Lo sentii irrigidirsi e quindi staccarsi da me bruscamente, aprendo gli occhi e guardandomi interrogativamente. Sostenni il suo sguardo, imbarazzata.
«Che ore sono?» finse un risveglio confuso a cui risposi con falsa naturalezza. Tremavo e il cuore mi scoppiava in petto, ma non sapevo spiegare se fosse a causa del bacio, che sì, era stato davvero magico o del senso di colpa per aver baciato chi? Un fratello? Un amico? Il mio migliore amico? Avevo forse commesso un peccato mortale? Un incesto? Mi sentivo ondeggiare come fossi sul ponte di una nave e non riuscissi a restare in equilibrio. E lo sguardo che vedevo adesso su Thomas mi faceva stare ancora peggio. Era indecifrabile. Né indifferente, né partecipe. Davvero non si era reso conto di nulla?
«È meglio andare a dormire» disse alla fine, e barcollando si diresse verso la porta della camera richiudendola alle sue spalle e lasciandomi seduta su quel divano a ripercorrere i nostri ultimi gesti. E poi di nuovo, e di nuovo ancora, come un disco rigato che arresti la puntina e ripeta all’infinito l’ultima parola. Restai sveglia tutta la notte a chiedermi che conseguenze avrebbe avuto quel nostro incontro così ravvicinato.

Mira al cuore
di
Amneris Di Cesare
Runa Editrice
Aprile 2014

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9 maggio 2014
screenshot della pagina interna del libro!

GENTE PER BENE: IL SEQUEL

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Vi ricordate il mio post Gente per bene che incontri sul web” n.1?
Vi ricordate di Sara, Ingrid, Corinne e Gary?
Vi ricordate che il mio post finiva con l’auspicio di poterli incontrare tutti quanti insieme un giorno?

Ebbene…
Grazie a un cantante speciale, uscito da Xfactor ma conosciuto e venerato ormai all’estero, Marco Mengoni, questo incontro diventerà realtà a Bologna il 21 maggio prossimo.
Ingrid, Corinne e Gary verranno insieme a me a vedere Marco Mengoni al PalaDozza, a Bologna. Sara ci raggiungerà per stare tutti insieme in un week-end probabilmente di grandi risate e visite turistiche a città d’arte.
Gente per bene che incontri sul web e nella vita.

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LE 7 TIPICHE ABITUDINI DELLE PERSONE INFELICI

amnerisdicesare:

Da questo post posso dedurre che io NON SONO una persona INFELICE. Non faccio e non provo nessuna di queste sette abitudini. Neppure una. Che meraviglia!
La cosa mi fa molto, ma molto piacere.

Originally posted on La ForzaDellaNatura's Blog:

unhappy“Basta poco per rendere felice una vita; è tutto dentro di te, nel tuo modo di pensare.”Marco Aurelio

Le circostanze esterne possono certamente rendere la nostra vita complicata. Ma un ruolo estremamente importante – spesso decisivo – nel costante tentativo di essere felici è svolto

  • dal nostro pensiero,
  • dai nostri comportamenti
  • dalle nostre abitudini.

Se sulle circostanze esterne spesso non abbiamo il potere di incidere perché al di fuori della nostra sfera di influenza, il nostro atteggiamento e le nostre abitudini sono invece elementi sui quali abbiamo la possibilità di esercitare un controllo totale.

Ecco degli esempi di alcune delle abitudini quotidiane più distruttive che le persone infelici si creano da sole e che contribuiscono a minare in modo decisivo la loro felicità.

1. Temono il giudizio degli altri.

Molte persone hanno una preoccupazione costante nei confronti delle opinioni e dei giudizi degli altri al punto che, pur…

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LE VIE DEL DESTINO: QUARTO FLASH

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“Dai, non c’è nessuno, su… vieni qui. Stiamo un po’ insieme…”
L’agenzia è chiusa, oggi è domenica. Ma per chi ha del lavoro da ultimare e consegnare lunedi mattina, non c’è giorno di festa. Ha tirato su la serranda con forza, ha aperto la porta a vetri e l’odore di vecchio, muffa, trielina e vernice ci ha accolto con un benvenuto entusiasta. L’ingombrante macchina fotopiatrice sulla destra, le scrivanie al centro, la porta aperta sulla sala d’attesa, salottino per riunioni e rifugio romantico dei nostri pomeriggi domenicale sulla sinistra. Accende le luci. Questo che in realtà fino a pochi anni or sono è stata una latteria e che oggi è stato adibito ad “agenzia pubblicitaria” non ha che una piccola finestra in alto, dalla quale entra solo un sottile spicchio di luce. E’ quasi sempre buio, anche di giorno e d’estate.
“Ma non ci potevamo permettere che questo, quando abbiamo aperto” mi aveva raccontato la prima volta che mi aveva portato qui.
Butta in un angolo la sacca di juta che fa da “ventiquattrore” porta tutto e mi abbraccia.
“Allora? Prima un po’ di coccole e poi riprendo a lavorare…” mi sussurra in un orecchio, facendomi sussultare. Lo amo. Ma non è solo questo. Perché si tratta di un sentimento profondo, molto diverso da quello che fino a ora ho provato per altri. E’ un qualcosa che si mescola dentro con tutto ciò che provo e che sento, che si irradia nelle vene, usurpa i capillari e i pori della pelle e riaffiora facendomi tremare. E’ sentimento che si accoppia con desiderio, e al quale non è facile resistere. Ho solo diciotto anni. E non sono ancora pronta a donarmi completamente, a rinunciare al mio sogno di un vestito bianco candido all’altare, eppure quest’uomo più grande di me di dieci anni ha il potere di farmi vacillare, di offuscarmi i pensieri al punto da mettere in discussione tutto ciò che ho di più sacro al mondo.
“Vieni. Non ti mangio mica! O meglio, ti mangio, ma solo un po’… non fino in fondo”
Gli occhi azzurri che mi scrutano sono magnetici, agganciano i miei e li confondono, li seducono senza un gesto. Sono scossa e non riesco a muovermi, provo a parlare ma la voce inciampa tra le corde vocali ed esce dalla gola con un soffio sgraziato. Mi prende per mano, mi conduce, mi guida. Senza rendermene conto, sono distesa sul divanetto rococò di sua nonna, recuperato dalla cantina due anni prima, spolverato e riutilizzato per usi non proprio canonici. Mi solleva la testa e si siede anche lui. Appoggia delicatamente sulle sue cosce il mio volto terrorizzato e mi guarda dall’alto, in una smorfia tra il divertito e il pensieroso.
“Ho voglia di farti soffrire… ” mi dice e non capisco cosa voglia dire. Le sue dita nel frattempo scivolano dal collo verso il petto, si fermano, armeggiano con i bottoni della camicetta, iniziano a slacciare, sciogliere, allontanare.
E’ una sofferenza buona, quella che mi infligge ma so che stavolta non si fermerà. Andrà avanti fino in fondo.
E io glielo lascerò fare perché sono completamente soggiogata dal suo sguardo e dalla sua lascivia.
Un serpente che incanta e immobilizza la preda e poi la consuma lentamente in una digestione esasperante e dissoluta.
Una volta sola. Basterebbe questa.

SIRENA ALL’ORIZZONTE: ESAURIMENTO COPIE

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Il mio secondo romanzo, Sirena all’orizzonte è in via di esaurimento. Chiunque abbia il desiderio di leggerlo può contattare la Edizioni Domino, Casa Editrice che lo pubblica alla email informazioni@edizionidomino.eu oppure inviare alla sottoscritta un messaggio privato su Facebook o su Twitter, o lasciare in un commento qui sul forum la mail dove poter essere ricontattati.

Qui, la scheda del libro http://amnerisdicesare.wordpress.com/sirena-allorizzonte/

METTI UN GIORNO A MILANO

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Dopo quasi otto anni, mi ritrovo a passeggiare per le vie di Milano con il figlio più piccolo ormai cresciuto e indipendente (lui si muove sicuro come se qui ci abitasse da anni, io tentenno e vivo nel terrore di perdermi). La sensazione prevalente è “fascino”. Sono affascinata da una città che avevo visitato sempre molto poco, di sfuggita e per lavoro – negli anni della mia gioventù quando ancora lavoravo – e che non mi era mai piaciuta particolarmente; oggi invece la vedo sotto una luce (grigiore plumbeo di giornata piovosa permettendo) diversa e nuova. Mi piace e mi20141007_130756 piace stare qui, e questo non solo perché sto per incontrare tre amiche a cui voglio molto bene, due delle quali incontrerò di persona per la prima volta.

Questo è il momento magico dell’incontro con Marina, da dieci anni amiche tramite il suo forum di Harry Potter, mai incontrate prima. Grazie a Chiara che ha immortalato l’evento, di questo momento conserverò sempre un ricordo affettuoso e molto caro. Marina è una delle persone che stimo di più nella vita.

Poi è stato il momento dell’incontro con Sara, altra amiKa cara, ci uniscono molte affinità e interessi, libri soprattutto e musica. Musica di un certo tipo, di cui ho ampiamente parlato, non so a ripetermi tanto chi mi segue sa benissimo a chi mi riferisco, nel caso è nei tag e nelle categorie di questo post. Sara è una bellissima ragazza, giovanissima e dolce, e incontrarla è stato particolarmente significativo: avere affinità attraverso la rete permette alle persone di riconoscersi senza bisogno di contatti personali e fisici, ma lascia alle anime la capacità di scoprirsi. E’ quello che è successo a me. Incontrare Sara è stato come averla sempre avuta a fianco. Ed è bello sapere che nel mondo ci sono persone a cui basta un sorriso o uno sguardo per capire che qualcosa unisce e che non sei sola.

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Ora, per favore, cancellate immediatamente dalla vostra mente l’immagine della “testuggine marina” sulla destra e concentratevi sulla bellezza sinuosa della “sirena” sulla sinistra: comunque eccoci qua, io e Sara, immortalate in un selfie estemporaneo. Non si sa perché lo sfondo sia così giallo, ma va bene, ottenebra un po’ la visione e mitiga le imperfezioni macroscopiche di uno dei due soggetti.

Metti un giorno a Milano, e di cose ne succedono, eccome.

SULL’INVIDIA DELLA PENNA

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Oggi parliamo di invidia. Di invidia e basta, perché c’è chi ama distinguere questo sentimento in “invidia buona” e “invidia cattiva“. Anche io ho spesso fatto questo distinguo, non rendendomi conto che in realtà cercavo solo di giustificare qualcosa che non è poi così onorevole, insomma cercavo di essere “politically correct“.

Perché io difficilmente sono invidiosa.
Ma lo sono, come tutti. In parte, in molta parte, in gran parte. Lo sono. Oggi ho imparato a non negarlo più.

Non mi fanno invidia le amiche belle, magre, toniche, palestrate, vestite tutte griffate e incipriate dalla testa ai piedi.
Non mi fanno invidia le persone di successo, sicure di sé, cariche di elogi da parte degli altri, grondanti di potere.
Non mi fanno invidia gli innamorati, i felici di esistere, i sognatori che raggiungono la loro nuvoletta.

Mi fanno invidia gli scrittori. Quelli che scrivono bene. Sì. Provo una “rabbia sorda” dentro, quando trovo un testo che avrei potuto scrivere io e che invece ha scritto un altro e che mi fa tremare le budella. Mi prendo in mano il fegato e me lo cullo, cercando poi di farlo smettere di gonfiarsi come un palloncino per l’esame alcolico della polizia stradale…

Sì, lo ammetto. Quando trovo un testo bello, che mi diverte, mi emoziona, mi fa stare bene, io provo invidia.
Fortunatamente non capita spesso.
Il più delle volte, questo sentimento cova sotto la cenere, mandando avanti quello più gentile dell’empatia: hai scritto una cosa bella che mi ha emozionato, che mi ha fatto commuovere, divertire fino alle lacrime, quindi io empatizzo con te, scrittore e ti ringrazio per le ore di evasione che mi hai fatto vivere.

Ma con loro, per ogni cosa che scrivono, è una scarica di adrenalina, è invidia pura.
Me le immagino lì, nella cucina di Loredana, sedute sul tavolo dove, tra le altre cose, Loredana cucina pure robe stratosferiche mentre Laura osserva ciò che hanno scritto finora a computer e che discutono:
“Questo lo facciamo morire come?”
“Lei la facciamo finire a letto con Lui?”
e si guardano sorridenti e sempre in accordo sgranano trame mozzafiato come fossero noccioli di rosario per la festa del Santo Patrono degli Scrittori.
Ecco. Io le invidio, Loredana Falcone e Laura Costantini.
Non lo stile narrativo, non l’armonia tra loro, non l’inevitabile successo che ogni loro libro dovrebbe avere.
Io le invidio a morte per la capacità di trovare storie sempre diverse e mai banali, per non essere mai uguali a se stesse, per la vastità della loro conoscenza, per la capacità di fare ricerca e di ricercare argomenti esotici, originalissimi e spesso sconosciuti ai più. E anche la capacità di farne ogni volta un libro che – sia esso thriller, fantascienza, fantasy, horror, noir, o semplicemente romance – ti tiene con il fiato sospeso dalla prima pagina all’ultima.

Ecco.
Lo confesso.
Sono anche io un’invidiosa.
Adesso l’ho detto.
Perché un libro come “Il Puzzle di Dio” io non sarei mai in grado di scriverlo, neppure di pensarlo. E “fischia” che libro che è!
Se non volete rischiare di diventare anche voi invidiosi, non leggete questo libro.
Se invece non ve ne importa niente (anche io ho detto, chissenefrega mo’ me lo leggo fino in fondo, sto libro pazzesco qua!) e invece volete divertirvi, appassionarvi, emozionarvi, incazzarvi anche dalla prima pagina all’ultima, leggete le Falcone&Costantini. Io le chiamo così. Avevamo Fruttero&Lucentini, due uomini dalla penna formidabile, ma sono morti. Oggi invece abbiamo loro, due donne, la cui penna suscita invidia da tutti i pori ma che regala sensazioni disparate, non sempre onorevoli ma degne di essere provate.
E… lasciatemi lanciare un monito ai grandi Grandi Big dell’Editoria:
come direbbe Pretty Woman alla commessa che lavora a percentuale… e che il giorno prima l’ha ignorata…
“Bello sbaglio!”

Cose mie #10

amnerisdicesare:

“Perché ci sono momenti in cui anche uno come me mette il naso fuori dal suo mondo di fantasia, e ci fa caso. Non alla complessità della vita, ma alla semplicità con cui le persone riescono a esprimere l’odio, l’ignoranza e se la prendono con te, o con un qualunque chiunque solo perché crede che in certi casi amare possa essere un errore, o non naturale.”

Rebloggo, perché voglio che questo pezzo bellissimo e intriso di intensità rimanga sulla mia pagina personale. Francesco Mastinu, scrittore di pagine bellissime e immense.

Originally posted on Personaggi in cerca di Editore:

Perché ci sono momenti in cui anche uno come me mette il naso fuori dal suo mondo di fantasia, e ci fa caso. Non alla complessità della vita, ma alla semplicità con cui le persone riescono a esprimere l’odio, l’ignoranza e se la prendono con te, o con un qualunque chiunque solo perché crede che in certi casi amare possa essere un errore, o non naturale. E poi ti chiedi, come si possa riuscire a spiegare lo strappo che vivi sulla tua pelle, quello che ti porti dentro anche se sei scappato su per le scale e ti ritrovi improvvisamente trentacinquenne, dopo che a dodici anni hai vissuto il momento delicato in cui, solo perché tu eri tu e nemmeno sapevi cosa potesse significare, c’erano tanti benpensanti per cui era normale rincorrerti per strada e darti della checca, farti fare la doccia tra i loro sputi ogni sacrosanto giorno, quando…

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