LE VIE DEL DESTINO, PRIMO FLASH

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Ultimamente mi ritrovo spesso a camminare sotto i portici di Via Saragozza. Per anni, è stata solo la “parallela” di un’agitatissima e indaffaratissima Via Andrea Costa, la strada da attraversare in macchina a tutta velocità per raggiungere, per riunirsi a. Invece, complici i cappuccini pomeridiani con un’amica che sotto quei portici vi abita da sempre, ultimamente mi ritrovo a riscoprirne i muri, gli angoli, le volte, gli odori. Mentre vi cammino calma, vengo aggredita da flash di ricordi. Questa strada, in realtà, è stata importante teatro di momenti della mia vita passata. E catturo questi “flash” a spezzoni, li trascrivo, per non dimenticarli più. Resteranno qui, su questo blog fino a quando la rete o più semplicemente wordpress non decideranno di spegnersi.

Primo Flash:
Sono piccola, molto piccola. Cammino spedita ma riesco a fare molti meno passi della donna alta e robusta che mi tiene per mano. Lei fa un passo e io, per poterle star dietro, per non farmi tirare – cosa che la infastidisce parecchio – ne devo fare tre nello stesso tempo. Se tento di guardarla in faccia, devo tirare su la testa e il sole mi acceca, la riesco a vedere solo in ombra specchiata dai raggi che mi feriscono le pupille.
“Nonna, andiamo a San Luca?” le domando, esitante
“Tesoro mio, è lontanissimo, è una sfacchinata!”
“Prometto che starò buona e non mi lamenterò fino alla fine…” la imploro.
Mi guarda con occhi buoni e placidi e mi sorride.
“Va bene. Sabato mattina partiamo di buon ora”
Il viaggio interminabile inizia da Via Indipendenza, dove abita la nonna. Prendiamo il 21, autobus che ci porta fino alla fine di Via Saragozza – (scopro poi, che di vie Saragozza ce ne sono due, una “dentro” e l’altra “fuori porta”).
Scendiamo alla fine, prima della Porta. La nonna attraversa la strada tenendomi stretta per mano.
“Evitiamo il bar Margherita, è un bar malfamato! Pensa che lì dentro ci hanno pure ucciso uno!” mi dice. Mi volto indietro a guardare quello che sembra un bar normalissimo, un po’ dimesso, abbandonato. Nel farlo mi faccio tirare e la nonna si infastidisce.
“Non guardare! Lì dentro ci sono gli omaracci!” e mi strattona in braccio per farmi riprendere l’andatura normale di marcia.
La prima tappa è “dalla Madonnina”. Una nicchia piccola e chiusa da grate con tanti quadretti in argento attaccati con il fil di ferro, fiori un po’ appassiti e piccoli foglietti, quelli che nonna chiama “ex-voto”.
“E’ una Madonna miracolosissima!” mi spiega “se avrai problemi di studio, un giorno, vieni qui e lei ti aiuterà…”
E poi inizia la salita. Piano, lentamente, a fatica ma caparbia, aggiunge un passo all’altro sgranando il suo rosario, quello scuro, dalle perle nere. Recita le preghiere in latino, io non le capisco. Le so dire solo in italiano, quindi provo a ripetere ciò che riesco a ricordare e fingo sia una formula magica che mi farà crescere in fretta: rechiameterna domisdom..
La seguo. Sono piccola, molto piccola. Ho sete. Ho fame. Ma so che se si va in “gita” a San Luca, tutto questo non conta, e soprattutto, non devo lamentarmi o fare storie. Una volta iniziato, il viaggio non può aver fine se non in cima.
L’ho chiesto io. Stringo i denti e seguo la nonna.

MIRA DRITTO AL CUORE: EVENTO-MINI CONTEST GIVEAWAY SU FACEBOOK

GABRIELLA FRUSTACI

Mira dritto al cuore su quadro tecnica mista di GABRIELLA FRUSTACI

 

Piccolo contest + giveaway organizzato dall’autrice di Mira dritto al cuore

Amneris Di Cesare, in collaborazione con Runa Editrice, organizza il primo giveaway dell’autunno attraverso un piccolo contest:

REGOLAMENTO:
All’interno del romanzo MIRA DRITTO AL CUORE,

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in due occasioni viene citato Mika,
il grande cantante anglo-libanese di cui l’autrice è fan spassionata.
Ai lettori di MIRA DRITTO AL CUORE chiediamo quindi di:
1. Individuare le due citazioni e il numero della pagina del romanzo dove sono citate;
2. Trascrivere le 2 citazioni e il numero della pagina e riportarle nel corpo della mail
(non in allegato!) inviando una email a redazione@runaeditrice.it
OGGETTO: MIKA DRITTO AL CUORE
riportando nome, cognome e indirizzo email al quale essere successivamete contattati
entro le ore 00:00 del 23/10/2014
3. FARA’ FEDE LA DATA E L’ORARIO DI RICEZIONE DELLA MAIL!
4. Come premio: n.3 copie di “SIRENA ALL’ORIZZONTE”,
romanzo di Amneris Di Cesare edito da Edizioni Domino.

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5. Tra i primi cinque partecipanti al contest, (farà fede l’orario e la data di invio della mail)
estrazione con premio di un GADGET dello STORE del SITO WEB di MIKA Official.
MIKA DRITTO AL CUORE a tutti!
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Una vacanza studio in America svanita sul più bello, un soggiorno di ripiego in un villaggio vacanze. Inizia così l’estate di Sarah, adolescente insoddisfatta e perennemente imbronciata. “Gli amori estivi non durano” dice sempre sua madre, ma la profezia si incrina dopo l’incontro con due animatori, Thomas burbero aspirante archeologo di origini britanniche e Rudy seduttore dalla simpatia irresistibile.

Sotto l’ombra di un pino marittimo, su uno spicchio di spiaggia candida, davanti al mare di Sicilia, Sarah vivrà i palpiti di una passione che non vorrà saperne di passare per semplice amicizia. Il desiderio sopito cavalcherà gli anni e condizionerà le sue scelte di donna nel bene e nel male.

Perché l’amore, in fondo, non è altro che un revolver che spara pallottole di pura emozione, un’arma che mira dritto al cuore.

Un romanzo d’amore e d’amicizia, un percorso che punta alla soluzione di una delle questioni più sfuggenti di sempre: quando un uomo e una donna possono davvero dirsi “soltanto buoni amici”?

http://runaeditrice.it/index.php/component/virtuemart/view/productdetails/virtuemart_product_id/61/virtuemart_category_id/10.html

A BOLOGNA, SOTTO IL SOLE DI FINE SETTEMBRE…

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Sapete? C’è un fascino tutto suo, particolare, in questa Bologna di sabato pomeriggio, pre-partita, silenziosissima e calda, che attraverso mentre, dopo aver parcheggiato l’auto in Via Orioli, una viuzza laterale alla più grande e ingolfata Via Saragozza, mi dirigo a piedi verso Villa Spada, e per la precisione, verso la Biblioteca Tassinari Clò, dove si svolgerà l’evento “SaragozzArte”. Un fascino che sa di città, sì, ma anche di cultura, di iniziativa, di voglia di fare e di sperimentare.

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Bologna è piena di queste iniziative. Lo so da tempo. Basta camminare un po’ – ah! bisogna che riprenda a farlo! anche sfidando la caviglia malandata e soprattutto la paura di cadere per strada, di nuovo, dentro una buca lasciata inavvertitamente scoperta dal Comune! – sia a piedi che in autobus e vieni quasi aggredita dall’urlo di locandine che cercano di attirarti con i loro colori e annunci chiassosi: Sagra della patata bollita! Corso di fotografia naturalistica! Impariamo a dar da mangiare ai lupi! eccetera eccetera. E spesso mi sono ritrovata a leggere e a pensare: cavoli, ma a questo mi piacerebbe partecipare. Poi, come succede (a me sempre, costantemente) finisce che ti dici “ma chi me lo fa fare” e non vai. Non ti vesti, non ti prepari, non esci di casa.

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Ecco, ieri, costretta dal fatto che il mio libro era in esposizione nella piccola mostra organizzata dalle funzionarie della Biblioteca, ho fatto questo passo: mi sono costretta a uscire di casa. Sono andata. Conoscevo pochissime persone. Due, principalmente, Katia e Lorena. Ma non è stato un problema. Ho chiacchierato, ho conosciuto, ho visto belle fotografie – alcune mi hanno proprio colpito la fantasia e ridato voglia di scrivere – addirittura ho provato a copiare, in maniera pietosissima, un bozzetto di Morandi. Ho riso. Ho assorbito energia dal caldo sole di fine settembre che splendeva sulla terrazza dove l’evento si è svolto.

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Sono tornata a casa un po’ stanca – dalle 14:00 in piedi, a parlare, sedendomi pochissimo – ma soddisfatta. E mi sono fatta una promessa: mi regalerò altri di questi bei momenti. Grazie a chi ha organizzato questa cosa così simpatica!

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a breve, infatti, scoprendolo da una frequentatrice di un gruppo di lettura, Simona Gasparini, che ringrazio infinitamente, andrò ad ascoltarmi una sessione di lettura su Jane Austen e il suo Ragione e Sentimento organizzata in Sala Borsa dal gruppo Jane Austen Book Club! Yay!

Visto? Non rinunciate ai vostri desideri, non scrollate le spalle! Se attraverso lo sventolio di una locandina vi ritrovate interessati a un evento, un’iniziativa interessante organizzata nel vostro quartiere o comune, andateci e partecipate! Potrebbe essere un’esperienza divertente e piacevole che vi restituisce un po’ di allegria! Io, se non fossi andata a SaragozzArte, non avrei mai saputo che alla Sala Borsa stavano per iniziare questi cicli di conferenze così interessanti!

http://www.bibliotecasalaborsa.it/eventi/24843

MIRA DRITTO AL CUORE: RECENSIONE DI LETIZIA STRAMBI PER TARGET MAGAZINE

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Pagina di Target Magazine, freepress romano, dedicata a Mira dritto al cuore, Runa Editrice con presentazione di Letizia Strambi. Target Magazine freepress online scaricabile qui: http://www.targetmagazine.it/download/magazine/TargetMagazine_Settembre2014.pdf

SARAGOZZARTE A VILLA SPADA: MIRA DRITTO AL CUORE C’è

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Domani, insieme ad altri scrittori e artisti bolognesi quali Lorena Lusetti e Katia Brentani, sarò dalle 14:00 alle 18:00 a godermi questo splendido evento e spero di poter partecipare a tutte le iniziative che si svolgeranno nella splendida Villa Spada, in Via Casaglia 7, quartiere Saragozza di Bologna. Alle ore 17:00 reading delle opere, tra le quali il mio Mira dritto al cuoreRuna Editrice presso la Biblioteca Tassinari-Clò all’interno del parco.
Chiunque volesse venire ad ascoltare qualche brano significativo e intenso del mio romanzo, e trascorrere qualche ora all’aperto, negli splendidi giardini di Villa Spada, e passare a salutarmi sarà più che benvenuto!

#QUALCOSACHESTOSCRIVENDO: DI GABBIE D’ORO, MALINCONIE E ORDINARIO TERRORE

Anche questo è un tentativo di scrittura. Qualcosa che ho in mente da tempo, qualcosa che mi riguarda molto dentro e che forse un giorno sarò capace di scrivere e descrivere. Per il momento è un ritaglio di giornale, lo spiraglio di un qualcosa che non ha luce, non ha colore. E’ una bozza di testamento, un coriandolo bruciacchiato, un coccio spezzato, uno schizzo accartocciato nella carta su cui è stato disegnato. E’ #qualcosachestoscrivendo. Comunque.

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Che poi, uno non è che può sempre piangersi addosso.
Voglio dire.
Se ci sono cose che non funzionano, è soltanto colpa mia. Sono io che mi sono costruita la gabbia in cui vivo. Sono io che ho permesso che ciò accadesse. Ho sempre pensato che fosse meglio non arrivare allo scontro. Tanto dall’altra parte la voce grida sempre più forte della mia. E quando cerco di alzare la voce, si alzano le mani. Ormai si è arrivati a questo.
Allora io ho pensato di fare una cosa furba.
Ho provato a farmi piccola piccola.
Ho provato a stringermi il più possibile verso un angolo di muro.
Di non rispondere. Di non parlare mai. Quasi mai, ogni tanto mi capita di parlare.
Di non commettere errori, soprattutto. Perché anche l’errore più piccolo può scatenare una tragedia.
C’è odore di tragedia in tutto ciò che avviene in questa casa.
Un tovagliolo non messo sulla tavola apparecchiata, per esempio. E’ fonte di innumerevoli polemiche.
Ma anche un contenitore del sale messo per sbaglio nello stipetto a destra dove vanno messi i prodotti per la colazione e non in quello di sinistra, dove invece vanno quelli del pranzo e della cena, può essere causa di uno scoppio di ira del padrone. Non parliamo poi del pane messo per distrazione in frigorifero! Quello poi scatena ilarità e sarcasmo a non finire.
“Chissà dove hai la testa! Chissà a cosa pensa quella tua testa di merda!”
Già.
Perché le parole sono importanti e anche le parolacce. Se non usi parolacce e insulti, se non umili fino in fondo. Se non schiacci, se non stritoli, non sei contento. E invece il tuo scopo è farla pagare. In un modo o nell’altro.
Ok.
Ma è colpa mia.
Sono io che lo permetto.
Perché ho troppa paura.
Perché non saprei dove andare, non ho nessuno alle mie spalle che possa aiutarmi o accogliermi.
Non ho un lavoro, non ho una famiglia, non ho nulla.
Se me ne andassi, non saprei dove andare.
E poi ho paura anche di qualcos’altro.
Non mi fido più di te come facevo una volta.
Quindi tempo tu possa fare del male a loro. Ai nostri figli.
Saresti capace. Lo so.
E quindi mi stringo ancora un po’ di più, qui dentro. Esco meno di casa, così non spendo soldi. Lascio a te le spese, tanto sono soldi tuoi, quelli che guadagni e gestisci. E cerco di essere il più possibile invisibile, di farmi sentire il meno possibile. Ascolto i tuoi deliri e so che delle mie cose non te ne frega un cazzo. Lo so. E so che non ti sfiora neppure l’idea di farmi una coccola, neppure per caso. Sono più di vent’anni che va avanti così. Che vivo solo dell’amore delle storie che vedo in televisione o che leggo sui libri.
Libri rubati o comprati di nascosto dal libraio che li vende usati; le pochissime volte che esco, lo faccio proprio perché spinta dall’irresistibile impulso di avere un nuovo sogno di carta tra le mani. Nasconderlo sotto il cuscino del divano in salotto, e poi, di notte, quando tutto è avvolto dal silenzio e dalla pace dell’oscurità, tirarlo fuori e divorarlo insieme al cibo che saccheggio dal frigo.
Quello è il mio momento d’oro e di amore. Il resto è gabbia, malinconia e ordinario terrore.

Agatha
romanzo in progress…

#MANGAOBSESSION: UN STELLA CADENTE IN PIENO GIORNO

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Prendo in prestito il titolo italiano di uno degli shoujo più di successo di questi ultimi anni, Hyrunaka no Ryuusei, per descrivere questo post. E’ un post sulla mia nuova ossessione/passione, “nuova” per modo di dire, perché in realtà non è così, è da moltissimi anni che coltivo questo interesse anche se a livello marginale. Fino a qualche tempo fa era un interesse a livello di un “mi piace” su una pagina o un post di Facebook, anche se entusiasta. Da qualche mese ho deciso che volevo conoscere di più l’argomento, entrando nei dettagli, facendo delle ricerche anche riguardo alla terminologia specifica, e ho scoperto di essere entrata in una dimensione molto vasta, immensa, a tratti davvero meravigliosa.

Ultimamente infatti, parlo, scrivo, leggo solo manga, mi informo e mi aggiorno sugli usi e costumi del Giappone, vivo praticamente attaccata ai siti e alle pagine che parlano solo di questo. Lo ammetto, quando mi prende un’ossessione, divento maniacale, al limite del morboso.
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Non sono un’esperta, non sarò mai una di quelle che sanno spiegarti tutto fin nei minimi particolari, soprattutto perché ho iniziato tardi, ma non posso farne a meno.
Però non è una cosa che nasce così, improvvisamente e inspiegabilmente. Era una di quelle cose che, come è capitato per la scrittura, sapevo avrei coltivato un giorno, quando avessi avuto tempo da dedicarvici.

In realtà, sono sempre stata un’appassionata di fumetti.

I primi, di cui mi ricordo, furono quelli del Corrierino dei Piccoli. Il Signor Bonaventura il mio preferito,STORIA_ITALIA_S12001 ma anche Tin Tin, fumetto particolare ma piacevole da seguire. Mio padre me lo comprava tutte le domeniche. Non so perché lo facesse visto che per lui “i fumetti non erano roba seria”, ma non me li negava. E io adoravo leggerli. E’ vero, si faceva molta meno fatica e finivano immediatamente, un libro durava qualche ora di più. E ricordo chiaramente la frustrazione dell’aver finito il “divertimento” quasi subito, in pochi minuti: avrei voluto fossero più “corposi” e consistenti. Una volta la nostra maestra disse una cosa che mi fece riflettere: “Ah, scommetto che se il libro di storia fosse scritto a fumetti, lo leggereste con più voglia e fareste molta meno fatica a ricordarvi persino le date!” Ricordo che restai a lungo a riflettere su questa cosa: perché nessuno ci aveva pensato e ci stava pensando? Qualche anno dopo, in realtà, qualcuno ci pensò: Enzo Biagi. Ma ormai io non andavo più a scuola e la storia, poi ho scoperto, era difficile e noiosa anche se a raccontata a fumetti.

jacovitti-tuffatoreSeguiva a ruota Betty Boop e solo in quarta posizione, dopo Tira e Molla, Braccio di Ferro

Leggevo Topolino, ma mi piaceva meno, adoravo Paperino e quando uscì, Paperinik divenne l’unico personaggio delle striscie Disney che realmente apprezzavo. Impazzivo invece per le strisce comiche, e nell’età adolescenziale, Bonvi con le sue SturmTruppen (credo di aver comprato tutti i suoi albi), i Peanuts (ne ho “divorati” a tonnellate) Mafalda ma anche Apterix di B.C. di Johnny Hart. A scuola avevo selanciostory26012mpre il diario di Cocco Bill, e Jaccovitti era un “Nume” per me.

A quindici, sedici anni aspettavo insieme alla mia compagna di banco Simonetta con trepidazione l’uscita settimanale di Lancio Story, per anni poi lei ne collezionava i numeri, non so se li abbia ancora, io invece li consumavo a furia di leggere, e ovviamente li buttavo via.

Ho sospirato sopr20120103194742a le avventure strane e magnetiche di Valentina di Guido Crepax e Corto Maltese di Hugo Pratt, ho fatto appena a tempo a conoscere qualche striscia di Milo Manara per poi improvvisamente perdere ogni interesse per i fumetti “occidentali…

Perché erano arrivati i giapponesi.

Ora, i “giapponesi” hanno saputo catturare la mia attenzione per un motivo particolarissimo ma non di secondaria importanza. Come spiegato benissimo in questo articolo riassuntivo delle differenze tra i “comics” e i “manga”, c’è:

Una profonda differenza fra manga e fumetti riguarda, poi, il lavoro svolto sulla narrazione. Se, infatti, i fumetti occidentali si snodano secondo il susseguirsi di eventi improntati all’azione e rappresentati in maniera fortemente dinamica, il manga si concentra sulla parte emozionale dei protagonisti e interpreta la realtà esterna sulla base di tali sentimenti. Naturalmente, questo facilità l’identificazione del lettore, che, da osservatore esterno, passerà ad essere partecipe delle emozioni della storia.

28Capito? Poteva NON attrarre una “sentimentale” ed emotiva come me, il manga? Potevano le storie appena28 accennate ma analizzate nella profondità totalizzante dei sentimenti intimi dei personaggi protagonisti non catturarmi e praticamente imprigionarmi completamente? No, non poteva. Io da sempre sono un’appassionata del “sentire umano”, non riesco a prescindere da questo, non posso non essere trascinata dal fluire costante e inesorabile della passionalità che nei fumetti manga si respira, si beve, si assapora.

E quindi eccomi qui, a scoprire questi fumetti e cartoni animati che raccontavano, con i loro grandi occhioni spalancati, storie animate fantastiche e diversissime. Elencare tutti quelli che ho visto negli anni, anche quando ero grande e “i cartoni animati sono per bambini” sarebbe troppo lungo.

Mi sono goduta i miei figli, specie quello più grande, distesa sul divano a guardare quelli che nascevano per loro, sono stata un’esperta di Pokemon per qualche tempo, e mio figlio gongolava quando i suoi amici dicevano

“Ma caspita, hai una mamma mito, lei sì che parla la tua lingua”

perché sapevo tutto dei Pokemon Elettro e quelli Psycho e come fare per sconfiggerlidownload (3) e catturarli con la sfera Poké. Infine è arrivato Naruto, e lì mi sono definitivamente perduta, ma mio figlio mi ha tradito: si era downloadinnamorato di Dragon Ball e di Yu ghi Ho, che a me non sono mai piaciuti, ma soprattutto I Simpson che io non ho mai tollerato.

Io e mio figlio abbiamo preso altre strade.

Lui, oggi, a vent’anni, lo vedi ancora, ogni tanto guardare i vecchi cartoni animati e conosce le battute di Bart Simpson a memoria. E’ una sofferenza. Vedere un figlio scegliere altre strade, avere altre idee, altri gusti

Questo per dire che, questa passione strana e coinvolgente per i Manga, in realtà non è un fulmine a ciel sereno, una passione che nasce così, per capriccio. E’ sempre stata in me.

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Ho sempre ammirato profondamente chi sa disegnare, chi sa dare forma con una matita alle cose, ai gesti, ai movimenti, agli sguardi, io, che al massimo so fare un omino stilizzato con quattro astine e un pallino, mi sono dovuta accontentare di usare le parole.

Amo i quadri della mia amica Gabriella, soprattutto quelli acquarellati, perché il restare 4davanti a un quadro o a un disegno mi fa stare bene. Mi apre il cuore e colora l’anima.

E adoro le storie dei manga, shoujo o yaoi, o spokon, o shounen, o qualsiasi altra cosa siano, soprattutto quelli disegnati con tratti leggeri, non convenzionali, dalle linee quasi scarabocchiate…

Del resto, io, per gli scarabocchi ho una vera e propria fissazione…
Il mio blog si chiama appunto in quel modo…

E poi, ammettiamolo, dove li trovi dei “fighi pazzeschi” così?

MIRA DRITTO AL CUORE: SABATO 27 SETTEMBRE A SARAGOZZARTE

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Io e il mio romanzo, Mira dritto al cuore, saremo presenti a SaragozzArte, Villa Spada, insieme a carissime amiche scrittrici (Lorena Lusetti e Katia Brentani, organizzatrici dell’evento) e altri artisti. Sarà un pomeriggio di Sabato diverso dal solito e interessantissimo! Io vi consiglio di venire!

MIRA DRITTO AL CUORE SU AMAZON EBOOK: BELLA STORIA!

Ovviamente sono dati parziali, domani saranno già cambiati e sicuramente le classifiche totalmente differenti, epperò non posso non condividere con il mio blog questa bella cosa che è successa oggi: Mira dritto al cuore in 95 posizione dei libri di narrativa italiana in formato ebook più venduti su Amazon.it!

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E’ di appena una settimana fa la classifica di Amazon Germania, con risultati decorosissimi (addirittura il 9° posto!) anche lì. Che dire? Sono proprio orgogliosa di questo romanzo “d’amore e di amicizia” a cui tengo particolarmente. Grazie a quanti hanno avuto fiducia in ciò che scrivo e che mi hanno comprata e commentata sui social, su anobii, su amazon.

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Che dire? Vi “LOVVO”!

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#QUALCOSACHESTOSCRIVENDO: ANIME AFFAMATE

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Adesso è il momento della canzone a due, dobbiamo cantare insieme il pezzo che ha composto per la parte musicale e che di cui io ho scritto le parole in impeto creativo simile a uno scroscio temporalesco. La base attacca e inizia prima lui. Io entro subito dopo due strofe, e inizio a giocare a rimpiattino con la tonalità di Boyd. Mi rendo conto che le nostre voci si mescolano e si completano, dando vita a una terza che è qualcosa di stratosferico. Oserei dire ultraterreno. Sono abbacinato dalla bellezza delle nostre voci insieme. Mentre le parole scivolano sulle note, avverto qualcosa che mi sconvolge: la mia mente si apre, ma non soltanto lei, anche il cuore o comunque la porta che conduce all’intimo più profondo del mio essere. Là dove io custodisco tutti i segreti e le angosce e quello che la mia psiche si rifiuta di palesare. Ora è tutto aperto, esposto. E sono consapevole di come Boyd riesca a vederlo, riesca a entrarvi e toccare ogni cosa, osservare e giocare con quanto è rovesciato e riposto in un disordine creativo singolare. Lo sento passeggiarmi dentro. Sorridere meravigliato e felice di essere lì.

Anche io, adesso che ho ripreso le redini della mia percezione, posso fare altrettanto con lui. E lui è nudo di fronte a me. Entro piano perché sono curioso di vedere cosa nasconde al suo interno. Non so perché io abbia per prima cosa voluto esplorare l’anima e non la mente. Sono andato a colpo sicuro. Volevo conoscere i suoi sentimenti. E vedo una stanza colorata e piena di luce, molto simile, per gli oggetti e per la confusione a quella che avevo io da ragazzo. In questa stanza Boyd non si chiama più così ma è semplicemente lì, con il suo vero nome di battesimo; ed è ancor più disarmante rispetto al suo aspetto reale e fisico. Sogni, progetti, desideri: tutto in mano mia in questo momento. Tutti offerti e disponibili a me. Afferro delicatamente una pietra preziosa che sento pulsare e nel toccarla mi accorgo che non è fredda e dura ma calda e morbida. Viva. Con cura la tengo nell’incavo della mano e appena posso stringerla avverto il profondo sentimento che emana: emozione e amore. E quell’amore è per me. Accorgermi di quanto mi ami questo ragazzo mi sconforta: io non ho mai dato a Boyd nessun incoraggiamento. Non gli ho mai fatto capire che mi potesse interessare. Eppure lui mi desidera comunque. E’ disposto, lo sento chiaramente, ad amarmi senza riserve e senza nulla in cambio. E quel sentimento mi emoziona. La cosa mi sorprende. Ripongo la gemma preziosa nel suo scrigno e mi accingo a uscire da quell’antro magico e unico che è l’intimo di Boyd.
La canzone è finita, l’incanto è spezzato.

Anime affamate
romanzo in progress