BABETTE BROWN PER IL TERREMOTO: UN GESTO D’AMORE

Riprendo a scrivere sul blog dopo alcune settimane di silenzio. Troppe cose sono successe e troppo poca è stata la voglia, il bisogno, le cose effettivamente importanti da dire. E poiché sono ligia alla regola carveriana del “Si scrive perché si ha qualcosa da dire, non per dire qualcosa”, ecco che fino a oggi sono stata zitta. Ma dopo quanto è successo in provincia di Rieti (Amatrice, Accumoli ecc…) restare inermi e in silenzio è quasi impossibile.

E dal blog di Annamaria Lucchese, aka Babette Brown, la voce di autrici e autori amici del blog si è alzata e vuole farsi sentire quasi con prepotenza.

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Federica D’Ascani ha avuto un’iniziativa lodevole. Ha lanciato un appello a tutti gli autori e le autrici di buona volontà: regalare un racconto, da pubblicarsi sul blog per spingere i lettori a riflettere e, senza obbligo alcuno, donare qualcosa per i terremotati di Agosto 2016; alla fine del progetto, un ebook i cui proventi saranno devoluti completamente in beneficenza e sempre in favore dei terremotati di Amatrice.

Terremoto. C’è stato un terremoto. Lo sappiamo tutti, come ignorarlo? La Terra s’è sgranchita le ossa e sulla superficie le case non hanno retto. Con loro, anche le persone che vi abitavano. Città rase al suolo, altre in bilico tra il crollo e la resistenza, altre ferite di striscio che ancora si guardano attonite, come fossero persone sopravvissute, ascoltando l’eco straziante che si è levato in pochi istanti e che ha inglobato tutto il resto. Di notte, sempre di notte. Come fu in Emilia, come avvenne per l’Aquila. La Terra sembra sentirsi a proprio agio al buio, ma noi non riusciamo a dire la stessa cosa. Al buio non si vede a un palmo dal naso, al buio ci si sente ancora più piccoli, ancora più fragili. Al buio tutto acquista l’aroma inquietante dell’ignoto. E noi non siamo fatti per stare al buio. Noi vogliamo la luce, la vita, la speranza. Non mi dilungherò su ciò che è stato, sulle persone che dormivano e che sono state buttate giù dal letto con una violenza inaudita. Le notizie si rincorrono, anche troppo. Forse l’offerta, questa volta, ha superato la richiesta, eppure siamo informati abbastanza di ciò che avviene nel Centro Italia da voler chiudere gli occhi per respirare. Sapete? È stato proprio questo bisogno a cui ho pensato la mattina dopo il terremoto di Amatrice e Accumuli. Il 24 agosto mi sono svegliata nel mio letto, accanto a mio marito e mio figlio, e ho pensato al respiro che i miei polmoni chiedevano, un respiro pulito, privo di polvere, calcinacci, ansia, terrore. Come me, tutti gli altri. Specialmente loro: le vittime. E allora mi sono chiesta cosa fare, come intervenire. Per dare una mano, sì, ma anche per regalare a chi vive questi momenti in presa diretta un momento di grazia. Quella grazia che la Terra si è presa e che non restituirà tanto velocemente. Tra le pagine del blog di Babette abbiamo imparato a condividere le nostre conoscenze, le sensazioni e i sentimenti. Perché non farlo anche adesso? Perché non regalare un po’ del nostro tempo ai lettori, chiedendo in cambio di tendere una mano a chi ne ha bisogno? Non raccoglieremo fondi, non siamo una onlus e siamo per la maggior parte scrittori. A ognuno il suo e, al di là delle polemiche, ci sono professionisti seri che stanno lavorando per le persone colpite dal sisma, ma anche per noi. Perché Amatrice siamo noi, come lo sono Accumuli, Camerino, Pescara del Tronto, Norcia… Lì avremmo potuto esserci noi, dobbiamo pensarci. La Croce Rossa lo fa. La Protezione Civile lo fa. Save the Children lo fa. Per questo abbiamo deciso di mettere in campo la nostra arte. In maniera gratuita, certo, ma con un occhio alla calamità che ha devastato vite e speranze. <<< continua sul blog di Babette>>>

All’iniziativa parteciperò anche io, ovviamente. E chi vorrà, potrà leggere un mio racconto, prossimamente pubblicato sul blog. Per il momento, questo il booktrailer, realizzato da Maddalena Cafaro, commovente ed emozionante per presentare l’iniziativa.

 

Quindi che dire?
Buona riflessione e buona lettura.

FABIO, CI MANCHI.

Sono giorni che mi dico che devo scrivere qualcosa, ma questo qualcosa non vuole saperne di venir fuori.
Sono giorni che penso che dovrei scrivere un post ricordandoti, ma chissà, forse proprio perché non voglio ricordare che non ci sei più non riesco a scrivere niente.
E’ stato un anno strano, questo, Fabio.
Tante cose son successe, dopo che te ne sei andato.
Forse, lassù dove sei, chiacchieri e discuti, metti persino al loro posto David Bowie e Bud Spencer e tanti altri che han deciso di cambiare dimensione, in quest’anno strano e doloroso, proprio come hai fatto tu.
Ho provato a tenere aperto il Fiae, ad alimentare il tuo ricordo, perché noi tutti, anche se sparsi, di te non ci siamo dimenticati affatto, anzi, forse proprio è per via della tua assenza che non riusciamo più a stare uniti come un tempo.
E infatti non ci sono riuscita.
Fiae è lì, ma non vive più.
Mancano i tuoi post sociali, mancano i tuoi commenti lapidari.
Manchi.
Che ti devo dire?
C’eri. Eri una colonna.
Portante.
Importante
Vorremmo far rivivere una delle tue idee più belle, e adesso che, forse, tutto è sistemato burocraticamente, non appena sarà possibile lavorarci su, forse riusciremo a omaggiarti di un ritorno bello e geniale. Il tuo Dodicidio.
Vedremo.
Ho aspettato qualche giorno per scrivere qualcosa. E come vedi, al solito, scrivo le solite stupidaggini.
Che ti avrebbero fatto sbottare e commentare come soltanto tu sapevi fare.
Ciao Fabio.
Ci manchi.

 

 

Voglio ricordarti così, Fabio.
Mentre fai jogging con i cani randagi di Cuba.
Questa è una foto stupenda che ti rappresenta moltissimo.

Un abbraccio.

Un anno fa...

BUON COMPLEANNO A… ME!

E anche quest’anno li posso raccontare.
Per cui, anche se non son più pochi (qualcuno direbbe che son già tanti) ma mai abbastanza, mi faccio gli auguri da sola: mi auguro di vivere un altro anno in serenità relativa come questo, che i miei cari stiano bene in salute e siano felici, che il mondo la smetta di corteggiare la crudeltà e la violenza ma che si accorga che amarsi è la soluzione a tutto.
Mi auguro di tornare a scrivere, di scoprire nuovi manoscritti fantastici, di riuscire a tradurre tutti quelli che ho letto, amato e sognato di far leggere agli italiani.

Mi auguro tanti e tanti libri.
E chissà…
un giorno la Scozia, magari per fino il Giappone e/o la Corea (che è quasi augurarsi di andare sulla luna).

Ma soprattutto, tanti bei sogni, belle facce, begli amici, bella gente.
Se con gli occhi a mandorla, davvero non guasta.

QUALCOSA COME L’AMORE

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Due anni fa, più o meno, iniziavo a scrivere un “manuale di scrittura romance” che ancora oggi non ha avuto modo di vedere la luce. Incominciava però allo stesso tempo uno strano percorso che mi ha portato a seguire vari sentieri, alcuni più tortuosi di altri, nel mondo della narrativa di genere rosa. Con molta circospezione, prudenza ma anche entusiasmo dopo i primi libri letti e tradotti, ho percorso il sentiero della narrativa LGBT/MM con un sempre maggiore interesse e, a volte incredibile, a volte incomprensibile, estasi.

Ho letto di tutto. Dal libro “caramella” al “pornazzo” illeggibile. E in mezzo a queste due realtà, assolutamente detestabili e/o deprecabili, ho trovato dei diamanti grezzi a volte, a volte delle vere e proprie perle di raro valore. E’ il caso di Hidden Away, di J.W. Kilhey, tradotto da Barbara Cinelli per Triskell e uscito in Italia il giorno della memoria, il 27 gennaio scorso, sotto il titolo Nascosti dal mondo, di cui parlo profusamente qui, oppure quello dei libri di TJ Klune, di cui parlo ampiamente e con malcelato entusiasmo qui, per non parlare di Marie Sexton e Indra Vaughn, i cui libri ho voluto assolutamente tradurre per Amarganta, e di cui parlo quiMa i nomi degli autori che cito sono solo una infinitesima parte di coloro che ho letto ed esaminato in questi due anni. Di molti non ho parlato perché… perché non lo so neppure io. Forse non volevo mostrare al mondo una certa inclinazione rivolta a un solo genere di lettura, io che in passato ero affamata di fantasy e fantastico, che leggevo ogni cosa fosse stata scritta per i ragazzini Under15, e che ho sempre cercato, nelle mie letture, più il succo, il messaggio, la tematica, il contenuto che non la storia in se stessa. Forse, semplicemente, volevo tenere per me le belle sensazioni che molte di queste letture mi hanno trasmesso.
Perché, non posso più nasconderlo, molte delle cose che io cerco in un libro, parrà strano, parrà assurdo, ma le ho trovate e le trovo in un libro MM.

Cos’è che cerco in un libro?

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Inizio subito con il rispondere dicendo cosa NON mi importa, assolutamente MAI, di un libro: la copertina. MAI. Lo ribadisco. Spesso e volentieri non la guardo neppure. Amo il Kindle forse un po’ anche per questo: quando apri il tuo ebook, in genere, arrivi al primo capitolo direttamente, la cover è in bianco e nero (per chi ha il Kindle basic) e si capisce poco cosa suggerisce, e se una copertina è quanto più anonima e cervellotica possibile, per me è meglio. Adoro, infatti le copertine alla “Jojo Moyes – Io prima di te”, per intenderci, un grosso titolo con un font decoroso, il nome dell’autore, e via. Diretti al succo della storia.

Non è lo stesso con la quarta di copertina. Che invece mi intriga moltissimo. Che spesso leggo più di una volta, specie se, come spesso accade nei MM ultimamente, c’è un po’ di spoiler della trama. Sì, io sono una che spoilera qualunque cosa, e ovviamente una trama in cui mi dicono che Personaggio 1 è solo e triste e ha rinunciato all’amore fintanto che non incontra Personaggio 2, anch’egli solo e triste e disilluso ma ancora innamorato di Personaggio 3 che potrebbe a quel punto minare tutto il lavoro fatto per far vincere l’amore tra P1 e P2… ecco. Mi ha conquistato. Sono già pronta a scommettere su quel libro e su quella storia. Quindi, quello che cerco in un libro in genere è sì, la storia, ma l’amore ci deve sempre essere, conflittuale e doloroso. Finale felice o meno.

Un’altra cosa, dicevo, che voglio in un libro è la storia d’amore. Lo so. Sono un’affamata di passione. La bramo come l’aria che respiro. Se non c’è storia d’amore, di sentimenti che nascono piano, che si sviluppano alla lentezza di un bradipo, che scoppiano poi e che magari disintegrano le convInzioni e convEnzioni del mondo e della società, non mi interessa leggere. Saranno belli e importanti i libri che girano attorno alle storie dolorose di magazzinieri anziani e ubriachi che rievocano le lotte sociali e le battaglie politiche del passato vivendo oggi nel limbo inconsistente dell’esistenza in declino, ma, sorry, arrivata alla soglia quasi dei 60 (manca ancora qualche anno, ma mi metto avanti col lavoro), se devo leggere devo perdermi nel romanzo che leggo, devo farmi risucchiare dentro il Kindle, il mondo attorno a me deve perdere i contorni e farsi nebuloso, devo scomparire alla realtà fisica e viaggiare in quella eterea dell’immaginazione. E per fare questo, datemi mondi fantastici con fate, streghe, draghi ed elfi oppure uno sguardo, una scintilla che scocca da quegli occhi che incontrandosi si toccano senza fisicità e datemi il sogno, il conflitto, il petto che si stringe in una morsa dolorosa al pensiero dell’altro, datemi la passione di un abbraccio o la lussuria di un bacio sulle labbra. Datemi Amore in tutte le sue declinazioni (tranne quella del sesso sfrenato, che, grazie, non mi fa affatto gola – pun not intended).

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E se tra un abbraccio, un bacio e uno sfiorar di corpi, nella storia c’è anche il resto del mondo, la difficoltà del vivere, il modo diverso che le persone hanno di percepire la vita e i sentimenti, se nella storia d’amore, oltre all’inevitabile amplesso ci fosse anche il conflitto, l’incomprensione, l’incapacità di andare oltre una certa barriera e la lotta per superare tali conflitti, incomprensioni e incapacità, beh, mi avrete vostra per sempre.

Dicevo, dunque che ho iniziato a leggere MM. E ho trovato il mondo che cercavo. Negli MM trovo tutto quello che mi appassiona: conflitto, incomprensioni, incapacità ma anche violenza, razzismo, superficialità, inadattabilità, emarginazione e allo stesso tempo amicizia, accoglienza, accettazione. Amore. Amore declinato in moltissimi modi, alcuni certo più superficiali di altri, ma l’Amore negli MM non è mai banale, anche quando è banale. Ha sempre un sapore, un retrogusto che può essere aspro o dolcissimo, a seconda dell’autore, ma comunque latente dopo che hai chiuso per sempre il libro arrivato alle battute finali. E non è solo per via della particolare tipologia di storie d’amore e della spesso impossibilità a essere vissute apertamente. No. E’ proprio il fatto di essere, forse, così costrette a spazi angusti del vivere quotidiano che vengono analizzate in ogni loro sfaccettatura, in ogni reazione e azione, in andate e ritorni, cadute e rialzate. Ogni storia d’amore, negli MM è sotto una vigilanza costante e monitorizzazione persistente. Analizzata da ogni angolazione, vivisezionata nelle più sottili reazioni e gestualità.

E arriviamo alla serie che sto leggendo oggi: Something like summer, di Jay Bell. E’ il primo libro di una serie di libri che si intitola proprio così: Something like
Something like summer (Come se fosse estate, tradotto e pubblicato da Smashwords in Italia) è la storia d’amore tra Ben e Tim. Si conoscono al liceo, diventano amici dopo un incidente che Ben causa a Tim, si innamorano ma Tim vuole vivere tutto di nascosto, perché non ha nessuna intenzione di rivelare al mondo quella sua “strana” passione per l’amico, gay dichiarato e preso di mira dai bulli della scuola. Tim è orgoglioso della sua popolarità a scuola e degli amici “di classe sociale elevata”, non vuole neppure farsi vedere con il “povero” Ben. Finché una situazione compromettente mette a rischio questa sua copertura e la storia finisce. Non l’amore, però, che Tim scoprirà di provare per Ben proprio nel momento in cui i due si divideranno. Ovviamente la trama è più lunga e complessa ma non mi metto a tediare il mondo raccontandola a fondo. Anche perché, per quanto possa essere appassionante, in questi libri di Jay Bell c’è molto di più. C’è la caratterizzazione meravigliosa di tutti i personaggi, non solo i protagonisti, che sono a fuoco in maniera stupenda, ma anche i personaggi minori, “i bulli” e le loro donne, i genitori di entrambi i ragazzi, gli amici, gli amanti che i due avranno successivamente. E le loro storie. Perché Jay Bell non si accontenta di raccontare la storia di Tim e Ben. Va oltre. E infatti, in Something like winter, secondo libro della Something_Like_Winter_____Seasons_2serie, l’autore racconta la storia dal punto di vista di Tim, di come incontra (o si scontra) con Ben, l’amore della sua vita, di come cresce il loro rapporto, di come muore e delle altre persone che incontrerà dopo, e che lo aiuteranno a formarsi e a diventare la persona che è. In Something like autumn, (che è quello che sto leggendo adesso) la storia passa a Jace, il secondo amore – e forse il più importante nella formazione – di Ben, e di come il non accettare di esser gay al punto da cercare di uccidersi a sedici anni si sviluppa nella più grande capacità di dare amore e di comprendere che l’amore non ha limiti, non ha confini, e questo grazie alla profondità dei sentimenti che lo legano a Victor, ragazzo strano e difficile, che vive quasi come un senza tetto e che ha fatto del “no boundaries” la sua filosofia di vita. E in Something like a story, Jay Bell racconta la storia di Eric, il “padre putativo” di Tim, colui che lo raccoglie, sperduto e scacciato dalla confraternita perché gay e lo risolleva donandogli gli ultimi respiri di vita e l’amore paterno che Tim non ha mai avuto dai suoi genitori.

Storie. Storie differenti, bellissime, angoscianti, commoventi. Analizzate e descritte con maestria da ogni angolazione. Non storie banali pur nella loro semplicità. Non ripetitive. Non scontate. Storie di gente. Di persone. E il fatto che queste persone siano gay è l’ultimo dei problemi, anzi passa quasi inosservato, come è giusto che sia, come dovrebbe essere. Perché sono storie di esseri umani con i loro limiti, le loro incapacità di comunicazione, di apertura, di abbandono.

Da due anni a questa parte sono entrata in questo tunnel di lettura. Non per morbosità, non per curiosità o per fare o leggere qualcosa di differente e “proibito”. No. Sono entrata in questo tunnel di lettura perché in questo filone, genere, chiamatelo come volete, trovo le storie che voglio leggere. Storie di amore e di sofferenza, di allegria e commozione. Storie di passione e di gente comune.
Che ama, sente.
Vive. E a me piace la vita.
Viverla e sognarla.
Quando è possibile.

LES BAISERS PERDUS di MIKA: la mia ultima ossessione.

 

Y’a des baisers qui s’perdent
Des baisers qui trainent
comme des chats gris
sur les toits de Paris
Qui vivent leur vie.

Y’a des baisers qui s’perdent
En chemin, qui s’retrouvent
comme des cons
Des baisers vagabonds
Qui dorment sous les ponts

Où coule la Seine
Un peu de leur peine
On ne sauve plus des baisers perdus

Y’a des baisers qui s’perdent
Des baisers qui rêvent d’être volés
Qui n’ont jamais osés aller se poser

Y’a des baisers qui s’prennent
En photo, des baisers de Doisneau
Moi j’reste le bec dans l’eau
Dans le caniveau

Où finit l’amour
un peu chaque jour
On ne sauve plus des baisers perdus

Où s’en vont-ils
Ces baisers qui se perdent
Quand tu es devant moi

Où s’en vont-ils
Seuls au monde à n’attendre que toi
Dis-le moi

Y’a des baisers qui s’perdent
Des baisers qui trainent
comme des chats gris
sur les toits de Paris
Qui vivent leur vie.

Y’a des baisers qui s’perdent
En chemin, qui s’retrouvent
comme des cons
Des baisers vagabonds
Qui dorment sous les ponts

Où coule la Seine
Un peu de leur peine
On ne sauve plus des baisers perdus

 

 

questa versione di Mike Zubi mi fa impazzire. Sorry Mika!

ALESSANDRA ZENGO, EDITOR: INTERVISTATA PER BABETTE BROWN

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1. Sei un editor. Scrivi anche oppure leggi e “correggi” solo i testi altrui? Mi prendo cura delle parole altrui, quindi per il momento non scrivo, eccettuati i post per il mio blog personale. Tuttavia ho una gestazione lunghissima anche per gli articoli, quindi posso impiegare diversi giorni o settimane per produrre qualcosa che valga la pena di essere letto.

2. Ovviamente, come per uno scrittore, anche per l’editor bisogna prima saper “leggere”: sei un lettore assiduo? Leggi tanto? Quanti libri all’anno? Leggo moltissimo, tutti i giorni, sebbene nell’ultimo periodo mi stia concentrando più sulla saggistica specialistica. Da quando ho abbandonato Anobii, però, non conto più i libri che leggo (ero rimasta a un centinaio all’anno) e Goodreads non è mai riuscito a conquistarmi davvero. Ho un profilo, ma non lo aggiorno da parecchio.

3. Quale è il genere letterario che prediligi? Non ho un genere preferito. Per le mie letture personali scelgo a seconda del momento e dell’ispirazione.

4. Esiste una forma di lettura “critica” che si differenzia da una lettura “di evasione”? E se sì, quali sono le differenze, secondo te? Una lettura professionale non coincide mai con una lettura di piacere. Per fare una valutazione seria, chi legge deve prestare attenzione a tutti gli aspetti del libro: se ci sono errori, se la storia funziona, se i personaggi sono realistici, se lo stile è personale, ecc. E questo richiede tempo, anche perché durante la lettura si prendono appunti e note da riutilizzare nella scheda finale, in cui ogni giudizio deve essere motivato. Inoltre talvolta è necessario rileggere, se non tutto il libro almeno alcuni passaggi fondamentali.

<<<l’intervista continua qui>>>

HAPPY KISS DAY!

 

Oggi è la giornata mondiale del Bacio.

Realizzazione grafica di Ennio Venditti

                                                               Realizzazione grafica di Ennio Venditti

Un bacio cos’è?
E’ una gioia per sognare ad
Occhi aperti, è
La morbidezza di
Un malinconico languore,
E’ la rugiada che
Si posa sulle ciglia di un gatto
Anche quando freddo
Fuori tutto il mondo è…
Un bacio rubato alla grettezza del mondo, anche se non
E’ per sempre, anche se
Non sarà mai solo per me,
E’ il colore di acquarello
Di cui le pareti della mia anima
S’imbevono,
Per riprendere a vivere.
Grazie giocoso giullare della luna,
per avermene fatto dono.

Amneris Di Cesare, 2 gennaio 1987

#WorldKissDay #KissDay

SOGNI…

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#cazzeggiomodeon #mika #inspirational #ohmymuse

Stanotte ho sognato di essere seduta davanti a un tavolaccio da osteria, mentre una band suonava “canzoni stonate” e avevo davanti a me un ragazzone di 33 anni, ricciolo, dai grandi occhi da cerbiatto e che mi sorrideva sornione.
Io, invece muta a guardarlo, non dico imbarazzata, ma forse emotivamente paralizzata.
E poi riuscivo a dirgli:
<< Pensa che ho amiche che, se si trovassero al posto mio, non la smetterebbero più di parlare e di farti domande. E invece io, guarda un po’, come un’ebete davanti a te me ne sto zitta zitta…>>
Lui si è limitato a ridere.
Indovinate un po’ di chi si trattava?

 

RECENSIONE DI RITRATTO PREZIOSISSIMO DI FEDERICA GNOMO

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Nella Vienna degli inizi del Novecento, il pittore espressionista Thomas Shieller vive con la sua modella preferita, Edith, ed è insoddisfatto della sua espressione artistica. Grazie all’incontro casuale con Wilhelm, un ragazzo inconsapevolmente bello, troverà il suo ideale di perfezione artistica, insieme a un amore contrastato e indecente.

Conosco Federica Gnomo Twins – Alessandra Gaggioli da tempo. Inizialmente sono rimasta incantata dalla capacità di inanellare parole e farle brillare in gioielli splendenti, abbinando poesia e musicalità senza mai risultare stucchevole. Perché Federica/Alessandra sa dosare parole altisonanti e figure retoriche come una cuoca sapiente ed esperta sa farlo nei suoi piatti. Non a caso, Federica/Alessandra ha un blog dove intervista autori famosi o appena emergenti invitandoli a parlare della loro scrittura dalla loro cucina.

Ho letto di lei quasi tutto, pubblicato e ancora non pubblicato, guardando ogni testo come un cane guarda un osso ricoperto di “ciccia” e sbavandoci un po’ sopra. Da una parte le invidio questa scrittura così piena e densa ma mai uguale, perché sa cambiare pelle come un ramarro, e dall’altra, se potessi, aprirei una casa editrice solo per pubblicare testi suoi. Lo so, sono di parte in questa recensione. Ma stimo Federica Gnomo Twins oltre misura.

Leggere, quindi, uno scritto di Federica Gnomo è già di per sé un’avventura;  non saprai mai che stile, che registro userà e che storia ti racconterà. Sia essa romantica, storica, fantastica o fantascientifica. Perché è poliedrica e mai uguale a se stessa, cambia come cambiano le stagioni e il suo stile è una tavolozza dalle mille sfumature colorate.

“Lo voglio chiudere e intrappolare; lo voglio comprimere e tenere stretto. Lo voglio imprigionare, come la mia ispirazione. Lui, il mio modello, magro e sfuggente, ignaro di quanto riesca a turbarmi; lo sguardo velato di attesa, leggermente ansioso eppure docile

[…] Forse ha sete, ma non lo voglio soddisfare. Deve posare e un po’ di sofferenza me la deve regalare, deve lasciarsi trasportare dal piccolo tormento.”

<<<LA RECENSIONE COMPLETA QUI>>>

CRISTALLO, DI FEDERICA D’ASCANI. RECENSIONE

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Ci sono libri che fanno male.  Libri “cattivi”, nel senso che non sono per niente romantici e nemmeno un pochino autoconsolatori. Libri che raccontano con precisione pedante e crudele realtà dannate e dolorose. Il romanzo, Cristallo, di Federica D’Ascani, è uno di quei libri.

In genere nelle recensioni analizzo tutto, dallo stile alla sintassi, alla caratterizzazione dei personaggi alla congruità della trama e dell’intreccio. Ebbene, in questa recensione manderò tutto a quel paese e parlerò solo attraverso la pancia, anzi, diciamo pure le viscere, perché questo romanzo di Federica te le attanaglia e te le strappa a morsi. Letteralmente. Dilania la carne e l’anima, le fa a brandelli e poi ti lascia con l’impegno gravoso di rimettere tutto a posto, senza, ovviamente, alcun indizio su come fare per ricomporre tutto per benino.

Vera – e la scelta del nome mi accende una lampadina – è innamorata di Vittorio. Un amore succube, malato. Vive insieme a lui una convivenza malsana, fatta di insulti e mancanza di rispetto da parte dell’uomo e di un sopportare prono da parte di lei ogni sopruso,  ogni mancanza. Ogni occasione è buona,  per lui,  per ricordare a Vera quanto sia inutile, brutta, sciatta e incapace di fare qualunque cosa. È violenza psicologica da parte dell’uomo e sudditanza imbelle da parte di lei. Ciò che li lega e che li tiene assieme non può certo dirsi amore, ma di sicuro un senso di colpa che cresce, serpeggia all’interno dell’intimo di lei e si alimenta a ogni imprecazione, verbosità e insolenza da parte di lui.

Leggere della quotidianità di questi due è puro tormento, dalla prima parola quasi fino all’ultima. Ma se la mente di chi legge si ribella a tanta insania, la ragione e l’esperienza parlano più alto. Vera, Federica D’Ascani, non l’ha chiamata così per caso. Magari non l’avrà scelto apposta, questo nome, non lo avrà pianificato – magari sì, e allora tanto meglio – forse è stato solo un caso; però noi sappiamo che non esistono le casualità in psicologia. Se Vera in questo romanzo si chiama così, è perché questa storia è sostanzialmente Vera. Non importa neppure sapere quanto di  autobiografico ci sia in questa trama. Potrebbe essere inventata di sana pianta – non lo credo, ma non importerebbe, comunque – che resterebbe in ogni caso una storia reale, assolutamente, ripeto,  vera. Perché accade esattamente nel  modo in cui viene descritto.

<<<leggi tutta la recensione qui>>>