#ioleggodifferente: UN MOVIMENTO PER PROMUOVERE NUOVE LETTURE

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In Italia si legge poco. E quei pochi leggono sempre gli stessi. E’ un fatto. Questione di visibilità, di ben orchestrate campagne marketing, di un monopolio editoriale conclamato. Difficile convincere un non lettore ad appassionarsi alle pagine scritte o allo schermo di un e-reader, lo sappiamo. Ma è altrettanto difficile far sì che un lettore forte, di quelli che leggono più di un libro al mese, scopra un panorama narrativo diverso da quello che gli viene proposto sugli scaffali delle grandi librerie di catena. Ed è per raggiungere quel lettore che nasce ‪#‎ioleggodifferente.

Differente non vuol dire migliore, vuol dire diverso. Ci sono molti autori validi, pubblicati da case editrici piccole e indipendenti, che non riescono materialmente a raggiungere i lettori. Manca la distribuzione, manca la pubblicità, manca la volontà, anche, di andare “a caccia” di qualcosa di diverso, di un nome nuovo, di storie inconsuete.

#ioleggodifferente nasce per favorire l’incontro tra scritture poco conosciute e lettori.

#ioleggodifferente è su twitter: https://twitter.com/leggodifferente

e su Facebook con la pagina https://www.facebook.com/ioleggodifferente

#ioleggodifferente è su instagram, su pinterest, su google+

#ioleggodifferente è una rete di blog che da sempre si interessano di scrittori e scritture differenti.

#ioleggodifferente sarà un sito (di prossima pubblicazione).

#ioleggodifferente è, soprattutto, voglia di agire adesso:

gli autori che aderiscono al progetto mettono a disposizione una copia di un loro libro; uno stralcio verrà pubblicato sul sito. Chi vorrà lo leggerà e lo commenterà. L’autore, a proprio insindacabile giudizio, regalerà a un lettore/commentatore una copia del libro. Il lettore riceverà il libro e ne documenterà l’arrivo con una foto che verrà pubblicata sul sito, sui blog e su tutti i social coinvolti. Il lettore leggerà il libro, lo commenterà (a proprio insindacabile giudizio), poi sceglierà un altro lettore cui passarlo. E la procedura riprenderà in una catena di lettura/passaparola che può allargarsi ai librai che vorranno partecipare, mettendo in vetrina uno o più libri DIFFERENTI consigliandoli ai propri clienti (con l’indispensabile complicità degli editori coinvolti).

Invitiamo editori, autori, lettori e librai interessati ai libri DIFFERENTI:

a seguire #ioleggodifferente sulla pagina fb e sugli altri social e/o

a collaborare attivamente alle iniziative in preparazione iscrivendosi al gruppo fb  #ioleggodifferente.

A breve il sito e molte novità: restate in contatto!

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STA ARRIVANDO #ioleggodifferente! STAY TUNED!

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“Perché non lanciamo qualcosa tra noi scrittori piccoli/ignorati/vilipesi e mettere a disposizione un nostro titolo per farne omaggio a un lettore X? Pensiamola con calma e lanciamo l’hashtag #ioleggodifferente…” [Laura Costantini, un mese fa, su facebook]

#ioleggodifferente adesso è:
1. una pagina facebook:
https://www.facebook.com/ioleggodifferente

2. un gruppo laboratorio:
https://www.facebook.com/groups/1041992355816304/?fref=nf
(possono chiedere di essere iscritti tutti coloro che vogliono partecipare all’iniziativa attivamente)

3. un account twitter:
https://twitter.com/leggodifferente

4. su questo blog, qui a sinistra in basso, c’è un blogroll #ioleggodifferente con tutti i link dei partecipanti all’iniziativa
e abbiamo pure il logo:
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a breve, su queste pagine, altre novità! Stay tuned!

QUELLA GRAN ROMPIBALLE DI CENERENTOLA…

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“Stai davvero pensando di rivivere i ricordi dell’infanzia che hai perso? Sei davvero intenzionata a ricordare la tua infanzia per me, per aiutarmi a ritrovare la mia? Questo… puoi non farlo? Anche senza ricordare cosa è successo nel passato si vive molto bene nel presente. Hai tante persone attorno a te che ti amano,  hai davvero bisogno di ricordare ciò che è accaduto nel passato? Se lo stai facendo per me, allora  non farlo, ti prego di fermarti. Basta che tu viva la tua vita come è ora..”

Kill me, Heal me.

Io non so resistere alle storie d’amore belle, ben ideate e ben scritte. A quelle scritte male, inverosimili o odiose invece so resistere benissimo. Ultimamente, visto che sto documentandomi su un certo modo di scrivere, su una certa tipologia di genere, mi sono resa conto di essere diventata insofferente a molti cliché letterari, a tanti stereotipi che affollano la narrativa di genere “rosa”. Uno dei cliché più frequenti, in questi ultimi anni, è il “mito di Cenerentola“. Che piano piano sta iniziando a starmi cordialmente sulle scatole. Cenerentola non la sopporto più.

Oddio, poverina, a me lei personalmente non ha fatto niente. Anzi, da un certo punto di vista è ammirevole. Nasce in un ambiente sano, amata e coccolata dai suoi genitori benestanti (il re e la regina del castello), attorniata da tante persone che la seguono e le vogliono bene (la governante e le cameriere), e poi, improvvisamente la madre muore, il padre si risposa un’arpia velenosa, muore anche il padre e l’arpia la riduce a schiava licenziando tutta la servitù. Cenerentola sopporta, sopporta, sopporta. E in un guizzo di follia, una sera prende la pal(l)a al balzo e partecipa al ballo del Principe Azzurro (se devo essere sincera fino in fondo, se Cenerentola mi sta sulle scatole, il Principe Azzurro mi sta proprio sul c…avolo!), complice la fata madrina che la veste, le trasforma una zucca in cocchio, i topolini in cocchieri, le fa indossare le scarpette di cristallo e le dà un out-out terrificante: a mezzanotte tutto tornerebbe come prima per cui lei dovrà lasciare il ballo. Ovviamente da “cenerella” bruttina e sporca, per qualche ora Cenerentola si trasforma in bellissima, fighissima con un sex appeal da urlo e il Principe Azzurro capitola ai suoi piedi.

La storia è nota: Cenerentola scappa a mezzanotte, perde la scarpetta, le sorellastre tentano di dimostrare che la scarpetta è la loro, ma alla fine l’inganno si scopre e tutti vissero felici e contenti.

Dai tempi di “C’era una volta“, di Cenerentola ne abbiamo viste di tutti i colori. Con varie interpretazioni. Ma in genere sempre sullo stesso piano: bella inconsapevole, nascosta da una goffaggine e da un carattere restio alla socializzazione, vittima di bullismo da parte o dei consanguinei o dai compagni di scuola, viene scoperta dal “Bello/Bullo” più ambito della società e grazie alla sua scoperta da baco diventa farfalla, da brutto anatroccolo diventa cigno, da brutta/sporca/imbranata (che cade a pelle di leone con indosso ballerine o antiestetici mocassini tacco basso) diventa superstrafiga che corre con tacco 17 e si dimena sulla pista da ballo che nemmeno una cubista moldava in abitini succinti e minigonne inguinali. Tutto “grazie” alle attenzioni e alla “scoperta” del Principe Azzurro (o di altro colore, magari Grey?) di turno.

Sinceramente a me Cenerentola inizia a rompere le balle. Non tanto perché è Cenerentola, ma proprio per questa cosa di essere l’eterno diamante grezzo da “ripulire”, da far brillare di luce propria: come se una messa in piega, un trucco pesante, due tacchi a spillo e minigonna ascellare fossero “il meglio del meglio” a cui una donna possa aspirare.

Nelle Cenerentole contemporanee poi, le “eroine” son sempre tutte “intonse”, “immacolate”, diciamolo pure, “vergini”. Tutte ritrose e anche se ingrifate come ricci femmina, pronte a difendere la loro illibatezza a suon di ceffoni (e già qui, l’uso della violenza… ) ma in genere hanno tutte – fateci caso, leggete a caso qualche nuovo libro “rosa” che abbia una Bella Swan, Anastasia o ultima della serie, Abigail Abernaith come protagonista e poi mi saprete dire – un’amica “zoccola”. Una che ama saltare bellamente da letto a letto e che altro non fa che indurre in tentazione l’amica dall’anima pura come giglio e consigliarle di “divertirsi pure lei tra le lenzuola di qualche compagno occasionale di sesso”. Ora, capisco che magari a 22/24 anni, se ti vesti con gonnellone di pannolenci verde marcio, mocassini pesanti nero mogano, completino twin set di cachemire color cachi(na) e ti pettini tenendo i capelli (sempre lunghi, vaporosi, luminosi ma anch’essi inconsapevoli di tanta luminosità, dalle stupende sfumature color cioccolato tendenti al ramato) raccolti in uno chignon stile Signorina Rottenmaier, grosse possibilità di rimorchiare non ne avrai, ma mi piacerebbe capire perché nel 2015 una donna dovrebbe martorizzarsi così solo per dimostrare di non essere una che ama zompare da un letto all’altro (perdendosi tutto il divertimento, tra l’altro). E ancora: perché sinonimo di “bella” deve essere il solito abbinamento “minigonna inguinale, tacco 17, unghie laccate di cinque colori diversi più lustrini a piacere, rossetto rosso carminio e ciglia finte+mascara triplo spessore”? Spiegatemi cosa hanno di tanto poco sexy un tubino nero sotto il ginocchio e scarpe con tacco di quattro centimetri, o tailleur blu marine camicina di seta e collana di finto-perle. Spiegatemi perché non un paio di jeans e una maglietta bianca, semplicissima. O un vestitino a fiori con gonnellina svasata e golfino verde pisello. Spiegatemi perché. Che io non capisco. Son vecchia, son tarda, son di altra generazione.

Poi arriva Lui, il Principe Azzurro e tutto cambia. Perché è notorio che noi donne siamo così cretine che siamo tutte lì che aspettiamo di essere cambiate dal Principe Azzurro. Anzi, plasmate da lui. Ah!

Terminando questo excursus, in questi giorni ho letto una marea di storie così: romanzi rosa storici (quelli cosiddetti dell’epoca Regency), romanzi rosa Young Adult (quelli rivolti a un pubblico di ragazzine adolescenti, fascia di età dai 14 ai 19 anni) e romanzi rosa hardcore (le solite Cinquanta sfumature in salsa piccante varie versioni, con più o meno svolazzi erotici e sadomaso al loro interno). Addirittura ho letto di un Cenerentolo (Cinder, di Marie Sexton), storia gay-romance che forse è quella che più ho apprezzato per l’ironia e il romanticismo malinconico contenuto in esso.

Dicevo prima, alle storie d’amore non so resistere, a quelle scritte male so resistere benissimo. Bene. E qui torniamo ai Coreani. Sì, proprio a loro, a quelli che hanno tanti problemi sociali che la metà basta, a quelli che hanno differenze sociali incommensurabili che per carità di Dio, stiamoci alla larga. E che sanno scrivere storie d’AMMORE con la A e ben due M maiuscole.

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Dove magari l’eroina è una psichiatra al suo primo anno di tirocinio. Non  “sciatta” anche se un po’ “goffa”, non scialba, affatto introversa (ha un carattere molto forte, al punto da tenere testa ai più violenti e imprevedibili malati psichiatrici che ha in cura e osservazione nel suo ospedale) e da un carattere volitivo e dominante che tiene a bada persino il fratello più ostinato e combina guai.  Non diventa una “strafiga mozzafiato con abitini corti fino all’inguine e tacco 17″ mai, neppure per sbaglio, quando si rimette a lustro, mantiene sempre un piccolo particolare un po’ kitch nel suo modo di vestire, e se ne fa vanto, ne fa il suo primo e inconfondibile segno distintivo.

Lui non èlo stronzo-violento-che-usa-le-donne-e-le-getta-come-gusci-di-noccioline-vuoti“. E’ anzi, fragilissimo, così fragile da aver spezzettato la sua mente e la sua anima in sette personalità diverse e si nasconde per terrore di poter far del male a qualcuno, in special modo a lei, che è prima il suo medico ma poi, lui scopre, il suo primo amore di bambino. E’ una fiaba. Ma una fiaba amara e tenerissima, che sfiora temi pesanti, come quella delle molestie e delle percosse ai bambini, dell’infanzia negata, della malattia mentale, del recupero, della cura e del perdono. Un piccolo capolavoro. Che mi auguro gli americani NON copino e stravolgano come solo loro sanno fare.

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Capito? L’Anti-Cenerentola e l’Anti-Principe-Azzurro, percosse e violenze all’infanzia, traumi infantili, segreti inconfessabili, senso di colpa, voglia di farla finita, depressione e cura, riscatto, perdono. Questi i temi di questa splendida storia, di questo drama magnifico che sa dosare amarezza e orrore a ironia e dolcezza e che nel mezzo, protagonista ma non principale, la storia di un amore delicato e maturo, che cresce pian piano, senza brividi di sessuale attrazione ma semplicemente attraverso il calore e la complicità, il sostegno, il bisogno di essere insieme e di proteggersi a vicenda.

Scrivere storie d’Amore non banali non copiando dai vecchi classici del passato, come Cenerentola, è possibile. Sarebbe bello se, anziché utilizzare sempre gli stessi canovacci, cercassimo di creare qualcosa di nuovo. C’è chi ci riesce. Perché noi no?

#ioleggodifferente

INTERMEZZO PROMOZIONALE: IT’S MIKA TIME AGAIN!

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Scusate questa pausa pubblicitaria, ma non riesco a resistere…

Un nuovo singolo di Mika, Talk about you, sarà disponbile all’ascolto da mercoledi 25 marzo p.v.

Questo dal FB Ufficiale di Mika:

MIKA ha caricato un nuovo video.

Una nuova canzone di Mika é in arrivo! Talk About You si potrà ascoltare online da Mercoledì anche per i fan italiani, ma le sorprese non finiscono qui e prossimamente ci sarà un singolo ufficiale in Italia!

LIBERA. NOS A MALO.

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Don Ciotti: “Ci sono questioni che non ammettono trattativa. La corruzione è il reato più grande di una democrazia, la corruzione è l’avamposto delle mafie. Le mafie trovano porte aperte grazie a un livello di commistione mai raggiunto prima”

 

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Ancora Don Ciotti: “Non dobbiamo preoccuparci di cacciare i migranti, ma i mafiosi e i corrotti”.

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I familiari delle vittime sono circondati da un cordone di protezione “affettiva”

Libera(ci) da tutti i mali: criminalità, ingiustizia, mafia, corruzione, razzismo.
E soprattutto Rendici Liberi.

Grazie a Silvia Cuttin  per le foto e le citazioni di Don Ciotti.

MIRA DRITTO AL CUORE: RECENSIONE DI INSAZIABILI LETTURE BLOG

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Dicevo l’altro giorno, in un altro post che non si può piacere a tutti e ci sta. Ma quando scopri di esser piaciuta così tanto come in questa recensione di Biola di Insaziabili Letture Blog, beh, che dire? Posso solo rimanere a bocca a aperta per un quarto d’ora, e per la restante parte della giornata con gli occhi un po’ persi e sognanti verso un punto indistinto dell’orizzonte.

Mira dritto al cuore ha senza ombra di dubbio fatto centro nel mio di cuore.
Il libro si apre con una prefazione scritta da due amiche dell’autrice, che inizialmente ammetto di non aver preso sul serio. Ma appena ho terminato il libro mi son resa conto che su una cosa avevano ragione: “Noi lettori siamo gente così, gente che è  in grado di percepire  la magia di una storia raccontata bene e di seguirla fino in fondo. Quando chiuderete l’ultima pagina, resterete lì, con il libro in mano e un sospirone nel cuore. Non è una promessa, è un fatto.”
Eh già, son rimasta davvero senza parole al termine di questo libro, ero ancora avvolta dalla splendida magia che era riuscito a trasmettermi, non volevo staccarmi!
Mira dritto al cuore narra la storia di Sarah, presentandola da adolescente, con il sogno di andare in America andato a pezzi, costretta, invece, ad andare in vacanza con la famiglia in un villaggio turistico, luogo che cambierà totalmente la sua vita. Qui conoscerà Rudy e Thomas, due animatori affascinanti e diversi, uno l’opposto dell’altro.
Questa prima parte del libro devo dire di averla apprezzata meno. Durante i primi capitoli, infatti, credevo di trovarmi dinanzi a uno dei soliti libri scontati con la presenza di triangoli amorosi. E invece, dalla seconda parte in poi le cose cambiano totalmente e non riuscivo più a staccare gli occhi dal libro.
La vacanza finisce, Sarah torna a casa, ma porterà con sé un pezzo della sua vacanza. Si instaura un rapporto di amicizia tra lei e Thomas, e nonostante siano distanti continuano a scriversi. Gli anni passano, i personaggi crescono, ognuno prende strade diverse, insegue i propri sogni, porta avanti la sua vita. Eppure resta ancora un filo che unisce questi personaggi che si rincontreranno.
Perdonatemi, potrò sembrare molto vaga nel descrivere la trama, ma non voglio anticiparvi nulla, perché questo libro sarà capace di lasciarvi senza parole. La mia intenzione è quella di invogliarvi a leggerlo, a perdervi tra le pagine di questa meraviglia, capace di mostrare la vita in tutte le sue sfaccettature, mostrando i lati migliori e quelli peggiori: l’amore, l’amicizia, l’odio, i sacrifici, la famiglia. Insomma, non manca davvero nulla! Ammetto che è stato un parto terminarlo, ma non in senso negativo, per carità. Il libro riesce a tenervi col fiato sospeso grazie all’intreccio degli avvenimenti e la storia riesce a spezzare il cuore del lettore, per poi riaggiustarlo, e infine torturarlo di nuovo. Sicuramente non vi annoierete mai!!
Biola, grazie. Quello che mi emoziona e mi scuote profondamente è l’entusiasmo con cui hai scritto questa recensione. E ne vengo contagiata all’istante. Forse so percorrendo il sentiero giusto… :)
#ioleggodifferente

 

Dieci cose che è utile tenere presenti se si vuole scrivere un buon dialogo

amnerisdicesare:

Tutto questo decalogo (di Giulio Mozzi) mi sarà utile…

Originally posted on vibrisse, bollettino:

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MIRA DRITTO AL CUORE: RECENSIONE DI E’ SCRIVERE

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Recensione non totalmente positiva, quella di E’ Scrivere, ma del resto, sono consapevole che non si possa piacere a tutti in maniera completa. La critica tra l’altro è articolata e argomentata, quindi assolutamente inattaccabile.

L’inizio mi ha presa, i capitoli in cui la protagonista è ragazzina sono davvero ben fatti, hanno un buon ritmo incalzante, dei bei dialoghi e le personalità dei vari personaggi emergono con naturalezza. Sin dalle prime pagine ho capito di trovarmi davanti a una buona penna e che le due signore che avevano scritto la prefazione probabilmente non si sbagliavano.
Purtroppo, però, dopo i primi capitoli davvero intensi, sono seguiti dei capitoli più monotoni, meno interessanti. Ho trovato che la storia venisse un po’ troppo “tirata per le lunghe” e questo non perché non potessero passare anni fra l’inizio e l’epilogo del romanzo, ma perché nei capitoli che si trovano in mezzo fra la Sarah ragazzina e quella ormai adulta ci sono molte parti che avrebbero potuto benissimo essere omesse. Il primo ragazzo ufficiale, ad esempio, non lascia nulla né a livello di trama né nella protagonista. Si sarebbero potuti saltare a piè pari 10-15 anni della sua vita senza perdite. Sarebbe bastata una semplice scritta “Dieci anni dopo” e un brevissimo resoconto di quello che era accaduto (magari sotto forma di dialogo) e il lettore non avrebbe sentito di aver perso nulla. O magari si potevano saltare alcuni anni (non tutti) e lasciare il capitolo in cui lei va a Roma da Thomas e poi saltare di nuovo altri anni.
Tutto questo per dire che il libro è scritto molto bene e che prende, ma che se fosse stato sfoltito, se fossero state eliminate tutte quelle parti superflue, se l’autrice si fosse concentrata solo sulle interazioni fra i personaggi principali (Sarah, Thomas, Rudy, Andrea)… sarebbe potuto essere ancora meglio.

Mi sono infatti lungamente chiesta se eliminare dal libro la parte interna, quella degli “anni della distanza” tra i due protagonisti principali del romanzo, e la risposta che mi sono data è stata che il romanzo mirava a mostrare il trascorrere degli anni, la crescita, il cambiamento, il maturare dei protagonisti e le loro esperienze nel corso dei vent’anni in cui la storia si dipana. E da lì la scelta di non togliere nulla. Cala il ritmo e l’interesse del lettore da un certo punto in poi? E’ possibile, ma è anche un po’ voluto. Non si può vivere a 300 all’ora tutte le ore, non si può leggere con aspettativa spasmodica per tutto il libro. Ogni tanto, il cuore del lettore lo si deve anche far riposare…

Ho amato il commento del lettore “Stefano” che in basso alla recensione scrive:

RICORDARE NON FA MALE…

amnerisdicesare:

Insomma, tenetelo a mente.
E’ oggi. alle 17:00
Vi aspetto.

Originally posted on Sono Solo Scarabocchi:

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Presentazione del libro
Mira dritto al cuore
di
Amneris Di Cesare
Domenica 15 marzo 2015
ore 17:00
presso
Accessoria Book Store
via Piovego, 99
Arsego di San Giorgio delle Pertiche (PD)
relatrice: Gloria Aghi
SCHEDA LIBRO

#ioleggodifferente

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CONSAPEVOLEZZA TARDIVA DI COME SIA BELLA E IMPORTANTE LA VITA

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La folla è immensa e aumenta sempre più. Non è strano vedere tanta gente assieparsi davanti al sagrato della Chiesa, specie fuori orario “messa”, specie se un carro funebre vuoto staziona davanti alla scalinata in attesa. Non c’è niente di strano, in un funerale. Si nasce, si vive, si muore.
E’ la vita.

Quello che sconvolge è l’età delle persone che stazionano guardandosi intorno, chi fumando nervosamente, chi chiudendosi il viso tra il bavero di un cappotto e una sciarpa buttata a casaccio attorno al collo. Perché sono giovani, giovanissimi, molti hanno ancora il viso segnato da peluria imberbe e occhi di cucciolo. In tanti piangono, trattenendo le lacrime a stento, rossi da uno sforzo che non riescono a governare pienamente.

Nel gruppo riconosci qualche volto. Perché te lo ricordi con i tratti di bimbo, sorridente e urlante all’uscita da scuola.
E il primo flash parte a portarti lontano nel tempo, a quando i tuoi figli ancora ostentavano orgogliosi lo zaino giallo e blu di Dragon Ball e si fiondavano fuori dal cancello urlanti con tutti i vestiti appallottolati tra le mani, pronti a sbarazzarsene non appena ti riconoscevano in mezzo alle altre mamme in attesa.
“Oggi Filo viene a casa mia!”
“Abbiamo calcio oggi, non può… Sabato, dai, ci si vede tutti e si va al cinema!”
“Sì, dai, che esce il quarto film di Harry Potter, andiamo tutti in gruppo e poi restiamo a mangiare un hamburger tutti insieme”
“Forte! Va bene allora…”
“Ma io voglio andare a casa di Luca, allora…”
“Ti ho detto che oggi non si può. E poi devi fare i compiti”
Le mamme, le stesse che in crocchio aspettavano davanti al portone, alle quattro del pomeriggio tutti i giorni per otto anni, oggi sono di nuovo qua. Capelli più bianchi, occhi più stanchi, rughe sul volto a dichiarare che almeno quindici anni son passati da allora, da quando ti arrabbiavi per uno “scarso” o “insufficiente” in matematica, e gioivi per un “bravissimo” in geografia. A quando pensavi già al “dopo” le elementari, a cosa e dove avresti iscritto il piccolo genio di casa. Erano gli anni in cui, eri una giovane mamma molto stanca e nervosa per le nottate insonni da influenza appena trascorsa; ed eri tanto paziente di ritornare a riprenderti quell’autonomia che prima era una costante e oggi un lusso che potevi permetterti solo qualche sera al mese. Erano gli anni in cui non vedevi l’ora di vederli cresciuti, quei bambini vocianti e vivaci, così frenetici da confonderti un po’, con quelle voci acute e sempre a un livello di decibel al limite della soglia tollerabile che sembravano trapanarti il cervello. Son qui tutte, oggi, anch’esse attonite e incredule, un po’ stranite, un po’ devastate dalla tristezza. E tutte loro, adesso, oggi, come te allora, e come te oggi, vorrebbero ritornare a quegli anni, riavere quei figli piccoli e ingovernabili, tornare a farsi assordare da quel vociare indistinto e penetrante. Tutte loro con te in testa, vorrebbero di nuovo quella vita e non quella di adesso, di oggi, di questo momento così desolante.

La messa procede, lenta, silenziosa, a malapena gli astanti riescono a pronunciare i passi di rito, a recitare il Pater Noster, di cantare insieme al coro neppure a parlarne. Le bocche son colme di singhiozzi e di lacrime, i volti si scrutano forse cercando di riconoscere negli altri lo stesso dolore e la stessa incredulità.
Solo lo scambio del segno di pace arriva a portare un po’ di sollievo, a donare speranza. In tanti si sciolgono in abbracci che forse prima non avevano mai pensato di scambiarsi, ma che probabilmente sarebbero bastati a dare conferme, a trovar soluzioni alternative.

E poi di nuovo fuori, sul sagrato ad aspettare per l’ultimo saluto, mentre il sole freddo di questo Sabato di metà marzo splende un po’ tra l’irriverente e il timido accogliendo i sorrisi amari, i singhiozzi soffocati, le strette di mano, gli abbracci, i baci, i “non perdiamoci più di vista” tra vecchi amici che si aggrappano a questo incontro, in circostanze così devastanti e perverse, per farsi forza e continuare a lottare.

E la mente ritorna ai campi di calcio della Virtus, un po’ più avanti, non molto lontano da qui, alle risate, le urla, le sgridate di genitori stanchi e impazienti di tornare a casa per cena, dopo una lunga giornata di lavoro a rincorrere quei quattro diavoli che di smettere di correre dietro quel pallone proprio non ne volevano sapere. E alle prime cotte, i primi baci, le prime liti per la ragazzina nuova appena arrivata in classe da un’altra scuola. Alle festicciole di compleanno, alle torte piene di candeline, alle ciotole piene di pop corn, patatine, pizzette e bigné, alla fatica di organizzare tutto, trasportare prima, pulire il locale poi. E i pranzi da Mc Donald, o i sabati pomeriggio o le domeniche al cinema, agli spruzzi in piscina d’estate, i week end al mare con palette e secchielli e braccioli per restare a galla.

E vorresti che il tempo fosse un elastico, di quelli che si allungano ma che se lasci andare, torna indietro con un rinculo improvviso e violento, e che fosse possibile guardarsi alle spalle, cambiare direzione, ripercorrere quella che si era già in parte percorso e si potesse, sul serio, rivivere e non solo con la memoria, quei momenti che un tempo desideravi passassero velocemente e oggi, soltanto oggi, ti rendi conto di quanto preziosi e quanto belli, innocenti, sereni fossero.

Consapevolezza tardiva di come sia bella e importante la vita.
Anche le rughe raccontano quanto.
Godere della vita ogni momento. Ogni ora, ogni minuto.

Questo bisogna fare.
Prima che sia troppo tardi.

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“Ho ascoltato tante parole, mi sarebbe bastato un abbraccio”
Luca, 14 marzo 2015