DECISIONI IMPORTANTI

 

Ci sono momenti in cui devi per forza scegliere. E io ho sempre scelto autonomamente nella mia vita. Anche quando le scelte sono state indotte da consigli sbagliati – ho scoperto poi, a mie spese, che le decisioni prese ascoltando il consiglio di altri e non la mia personale e intima intuizione si sono tutte rivelate sbagliate e ho dovuto pagarle caro – ho sempre scelto e non ho mai rinnegato o rifiutato la responsabilità di una scelta mia.

Oggi devo scegliere, e non è che sia di chissà quale strategia stiamo parlando, ma è comunque una decisione che devo prendere. E che prenderò

Ritornerò su questo spazio, abbandonando per un po’ i social network. Mi rintanerò qui a parlare del nulla o del tanto, a seconda di come uno vorrà interpretarlo e metterò qui dentro pezzetti di scrittura, di sogni, di riflessioni. E le recensioni dei libri che leggerò, quelli che compro e che leggo spontaneamente e non quelli che invece mi assegnano i blog per cui collaboro. Ho già iniziato, andrò avanti in questa direzione.

Non ho una meta, non ho un fine. Ho smesso di cercare di vedere oltre l’orizzonte.

Da oggi, l’orizzonte torna a essere una linea dritta in lontananza. 

(se guardi attentamente proprio prima del sorgere o del calar del sole, un raggio di colore verde intenso può comparire sula linea dell’orizzonte… https://it.wikipedia.org/wiki/Raggio_verde )

RECENSIONE: UN LORD DA CONQUISTARE – VIRGINIA DELLAMORE

un-lord-da-conquistare-di-virginia-dellamore-e1485330078938Un lord da conquistare
Virginia Dellamore
Autoprodotto
: https://www.amazon.it/dp/B01MUFSGH9/

Althea Hope è tutto fuorché un’eroina romantica: ha quasi trent’anni, porta gli occhiali, e il suo guardaroba non contiene un solo abito che non sia terribilmente fuori moda. In più, ricopre la classica professione delle zitelle senza speranza: fa l’istitutrice e la chaperon di una ragazza alla sua prima Stagione. Il suo compito è quello di accompagnare la ricchissima e bellissima Greta agli eventi mondani, tenendola sotto controllo ma rimanendo sullo sfondo come una severa tappezzeria. Anche Lord William Warwick non è il protagonista perfetto di una storia d’amore: è misogino e scontroso, e i modi villani che sfoggia anche nei migliori salotti gli vengono perdonati soltanto perché è più ricco di Creso. È giunto a Londra per cercare moglie: perfino lui, che preferisce concedersi dei rapporti fugaci e considera con orrore la sola idea del matrimonio, si rende conto che a trentacinque anni è venuto il momento di dare un erede legittimo al casato. Di sicuro, William non è l’uomo ideale di Althea. Di sicuro Althea non è la donna ideale di William. Eppure, loro malgrado, finiscono con l’incontrarsi fin troppo spesso e chissà che quelle apparenti scintille d’odio e ripicca non celino ben altri tipi di fiamme…

Amo di un amore profondo i classici della letteratura inglese a partire da Jane Austen (di cui ho letto i romanzi più e più volte) fino a Henry James passando da Elizabeth Gaskell, Thomas Hardy e Charles Dickens. Li amo da sempre: da bambina erano il mio “parco giochi”, il mondo in cui sognavo di poter vivere, i luoghi in cui animavo i miei sogni e balocchi. Amo da sempre i classici inglesi e le storie di un’epoca ormai passata, dove un solo sguardo può risultare peccaminoso, uno sfiorar di dita su pelle nuda di un polso può diventare compromettente se non addirittura scabroso. Eppure non amo lo “storico contemporaneo” o il Romance Regency come lo definiscono gli editori sebebe sia uno dei generi di narrativa odierna di maggior successo. Il perché è presto detto: a parte qualche rara eccezione, in genere si tratta di testi che scimmiottano i classici, specialmente la Austen, ripercorrendone in chiave “più moderna” trame e situazioni. Per cui non ne leggo tanti.

Ho letto Lady Opaline di Virginia Dellamore (qui la mia recensione su Amazon https://www.amazon.it/gp/customer-reviews/R2EVU5IUOC1DIO/) attirata come tanti altri lettori dal clamore suscitato dalla notizia che dietro a questo pseudonimo vi si celasse una ben più famosa autrice romance e, lo confesso, anche dal prezzo particolarmente “onesto” dell’ebook appena uscito. Ammetto che, pur con qualche riserva sul finale e su certi dialoghi un po’ troppo “contemporanei” il prodotto (perché di questo si tratta) Dellamore non mi era dispiaciuto. E mi dicono che i dialoghi più “liberi” da costrizioni storiche relative a un’epoca passata son scelte di “marketing” volute e rivolte ad affascinare quelle lettrici che non si avvicinano a uno storico perché diffidenti, perché timorose di imbattersi in un testo troppo forbito e rigido,  pertanto noioso. Che io sia d’accordo o meno su questa scelta stilistica è ininfluente. Conferma però che ci sia un’operazione commerciale pre-confezionata a supporto.

Un Lord sa conquistare, sempre di Dellamore, mi ha convinto all’acquisto solo per via del prezzo. Come ho già detto prima, difficilmente mi piacciono i Regency. E tutto sommato l’opinione di lettura è la medesima rispetto al già menzionato Lady Opaline. Buona scrittura – anche se in alcuni punti dubbia per tempistiche di azione e alcune ripetizioni di aggettivi e avverbi in “ente” forse sfuggite al correttore di bozze – e lettura godibile anche se, ahimè, circostanze e caratterizzazione ripercorrono troppo pedissequamente il ben più famoso Orgoglio e Pregiudizio della Signora Austen. Le analogie sono davvero troppe per non fare similitudini: Warwick è praticamente il clone narrativo di Mr. Darcy sia come carattere che come posizione economica, Leonard invece quello di Mr. Bingley; Althea Hope è praticamente la copia carbone di Elizabeth Bennet, anche se qui è una povera e squattrinata istitutrice e chaperon di Greta, radiosa bellezza giovanile, figlia di un facoltoso commerciante senza titoli nobiliari, e che invece rispecchia totalmente il personaggio di Jane, sorella di Elizabeth. A un ballo a cui Leonard e Warwick sono invitati (come avviene nel più famoso Orgoglio e Pregiudizio) incontrano le due giovani fanciulle e l’ingenuo Leonard si innamora a prima vista della bellissima e semplice Greta esattamente come avviene per Bingley e Jane Bennet mentre Warwick e Althea hanno uno scontro piuttosto animato e si dichiarano senza mezzi termini le rispettive antipatie, guarda caso come avviene a Darcy e Lizzy. La madre di Greta è una signora facoltosa ma molto cafona (come la Signora Bennet), la sorella di Warwick e madre di Leonard è una donna fredda e calcolatrice che ovviamente si oppone al matrimonio dei due giovani e allontanerà il figlio dall’amata (come la sorella di Bingley). Non manca neppure la corsa a Gretna Green – in Orgoglio e Pregiudizio perpetrata dalla sorella di Elizabeth e Jane, Lydia – la proposta di matrimonio rifiutata e la visita ai possedimenti di Warwick per far vedere ad Althea “cosa si perderebbe” se rifiutasse ancora una simile proposta e valutare quindi la possibilità di innamorarsi del burbero nobiluomo.

In pratica una rivisitazione del più famoso romanzo ottocentesco con un po’ più di baci e contatti carnali – sempre molto casti comunque – rispetto all’originale e qualche suggestione sensuale in più, per accontentare un pubblico odierno più disincantato.

Lettura godibile quindi, dicevo – si trascorrono alcune ore di svago infatti – anche se non da strapparsi i capelli per l’entusiasmo. Non ne leggo molti di storici ma un pochino ne leggo. E spiace ammetterlo ma qualcosina di meglio, se non altro non fotocopiato dai classici, in giro si trova.

Valutazione 3 stelline.

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p.s.: mi accorgo adesso, dopo aver letto la mia recensione su Amazon ben 2 anni fa a Lady Opaline, che in pratica muovevo all’autrice le stesse identiche obiezioni di questo nuovo libro. Coincidenze? Io non credo 😉

SENTIERI GIRO-GIRO-TONDI

Immagine presa (in prestito) dal sito Nerudo
(bellissimo, scoperto per caso, ma vale la pena!) 

Questo blog è stato aperto, su Splinder (piattaforma defunta ormai sei anni fa), nel lontano 2002. Era un blog di riflessioni e racconti miei gettati alla rete. Avevo un seguito discreto, ma si sa, erano i primi anni, il Blog era un “fenomeno” che da lì a qualche anno sarebbe esploso e poi, quasi subito, si sarebbe estinto o, per meglio dire, sarebbe evoluto in qualcos’altro. Ho visto tutto questo. Ho conosciuto i Grandi Blog-Star, ho riso, scherzato, commentato e ricevuto le loro attenzioni ai miei scritti. Poi, senza un perché o un evento “limite” ma semplicemente un’inesorabile biforcazione nei propri sentieri, ognuno è andato per la propria via.

Loro sono cresciuti e hanno fatto strada. Io, ho fatto tanto ma sono ferma al palo.

Non mi lamento, ma constato. E’, tra le altre cose, una prerogativa mia quella di fare bilanci di ciò che ho fatto e ciò che sto per fare. Non c’è data precisa, sono un’anarchica per certe cose, non mi piace inquadrarmi in una data specifica o un’occasione preposta per fare bilanci. Li faccio adesso perché da qualche giorno ho avuto una sorta di folgorazione. Quasi mistica.

Ho fatto tanto ma in realtà non ho combinato nulla.

Ho pubblicato sì parecchi libri. Ho tradotto i libri di altri. Ho scoperto la scrittura di molti. Ho letto tantissimo, di tutti i generi. Ho esplorato ambientazioni e sentieri inusitati. Ho ascoltato. Ho sostenuto. Ho segnalato. Ho promosso. Ho… fatto. Ma sostanzialmente sono ferma qui. A questo punto. Un po’ come un gatto che si morde la coda in eterno, un po’ come chi si ritrova in una sorta di cerchio dal quale non riesce a uscire.

Ecco.

Oggi rifletto e mi dico che è stato bello. Ma che devo uscire dalla gabbia che mi fa girare in tondo da così tanti anni. E se non è questo il mondo che mi merito e mi merita, bene, là fuori ce n’è un altro che profuma di smog e gelsomino.

Posso cominciare da lì.

Posso iniziare camminando.
Da qualche parte, questo andare mi porterà.

FACEBOOK & NETWORK: QUALCOSA DI STRANO NEI SOCIAL, ANZI DI STANCO

 

E’ da un po’ di tempo che le cose sono cambiate. Prima ne ero entusiasta. Estasiata quasi. Quando se ne parlava male mi inalberavo, diventavo proprio cattiva. Ma come? Facebook mi ha fatto ritrovare amiche sparse per il mondo che credevo di aver perduto di vista per sempre. Ho riallacciato amicizie che non pensavo sarebbero mai potute riprendere. Ho avuto contatti professionali che mi hanno portato a realizzare progetti bellissimi. Continuo ad avere scambi proficui con persone che mi aiutano a crescere sempre di più e a vedere il mondo meno grigio. Mi tiene in costante aggiornamento sulle cose che più mi interessano. Mi permette di scoprirne di altre altrettanto belle e poco conosciute. Leggo le notizie in tempo reale e ho persino una vasta panoramica di opinioni da parte di blogger e siti di informazione. Posso vedere in diretta live i discorsi dei Premier di tutto il mondo. Se voglio via Periscope, posso vedere i concerti del mio beniamino dall’altro capo del globo. E se mi annoio, se non so cosa fare o se non ho voglia di fare o sapere, ho tutti i giochini elettronici che voglio. Tutto questo, tra le altre cose, GRATIS. E grazie a un click. Come si può parlarne male?
Come si possono criticare i social network?
E invece…
Sto iniziando a non poterne più.
Polemiche su polemiche.
Critiche delle critiche alle critiche.
E odio.
Così forte e palpabile da sconvolgere.
Non puoi dire nulla.
Tutto ciò che dici può essere interpretato in un modo e, al contempo, nell’esatto contrario.
E l’esatto contrario di ciò che volevi trasmettere è sempre, guarda caso, il messaggio che prevale.
Ti costringi a stare zitta, a non parlare, a non esprimerti perché se parli ci sarà una valanga di gente che verrà ad attaccarti, a dirtene di tutti i colori. E se non lo fai, se taci, sarai comunque accusata di assenteismo o peggio, di qualunquismo.

Sto lentamente, inesorabilmente allontanandomi.
E non è detto che sia un male.
Perché c’è qualcosa di strano, sui social, anzi di stanco.
E fuori c’è il sole e un profumo che sa tanto di Primavera.

EWWA IMOLA: WORKSHOP SULLE DONNE DI CARATTERE

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Ho sempre avuto parole entusiastiche per il Polo Emiliano-Romagnolo di EWWA, e ogni evento organizzato dalla responsabile Sabrina Grementieri è stato per me una scusa per uscire di casa e trascorrere una giornata utile e divertente al tempo stesso. Quindi è con sommo rammarico che devo declinare l’invito a presenziare alla giornata bellissima in programma per il prossimo sabato, ma non mancherò assolutamente a quelle successive programmate per marzo e aprile. Però consiglio tutti di prendere visione del programma e di farvi un pensierino, se siete nelle vicinanze. E’ un gran bel programma. E un gran bell’argomento.

FIGLIA DI NESSUNO: LA RECENSIONE DE LA STAMBERGA DEI LETTORI

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Una premessa è obbligatoria:
Il volume, oltre alla novella principale che dà il titolo all’intera opera, racchiude mediante un appendice anche altri testi quali racconti brevi, articoli o stralci di altri romanzi (come Mira dritto al cuore, recensito qualche tempo fa sempre su questi schermi), in qualche modo connessi sempre al Brasile e all’amore dell’autrice stessa per la sua terra natia, che traspare dalle pagine.
Una scelta che se da un lato può sembrare interessante, perché denota la conoscenza sostanziale che l’autrice detiene con l’ambientazione o risultare anche simpatica, se per esempio ci si concentra sul racconto dalle tinte autobiografiche “A Senhora” che ci svela le vicissitudini del nome della Di Cesare, dall’altro però potrebbe rischiare di togliere l’attenzione del lettore dall’intensità della storia principale, sulla quale comunque vogliamo concentrare la recensione di oggi.
Figlia di Nessuno è una novella che basa la storia sul riscatto sociale, affrontato in modo ampio, truce e coinvolgente, ma assolutamente delicato da leggere. Al centro c’è Nivea, una giovane donna delle Favelas, che ha vissuto sin dalla prima infanzia l’orrore di una vita frettolosa, a grandi balzi.
Figlia di una delle donne più belle del morro e cresciuta sola in un ambiente ostile, che permane il suo ambiente di vita e ne costituisce con un legame invisibile le sue stesse origini, ha visto prima sua sorella morire, e poi la madre divenire un peso, investendo lei dell’ingrato compito di mandare avanti la carretta, con l’unica cosa che sa fare: sfruttare la sua bellezza e ballare.
Il legame materno è uno dei temi centrali della storia, sia per come Nivea è attaccata a sua madre, sino a quando non diventerà orfana, sia perché lei stessa ha modo di sperimentare la forza di un cordone ombelicale teso e poi spezzato, situazione che comunque tormenterà la sua breve ma intensa esistenza sino all’ultimo respiro.
Il legame paterno invece, è più che altro immaginario: la madre non ha fatto altro che raccontarle di Thiago, il grande uomo passionale con cui ha avuto una breve relazione, ma la stessa Nivea ci propone due situazioni diverse, parlandoci anche di un giovane italiano che potrebbe essere in realtà il suo vero padre e che sarà, a causa dei familiari, il motivo stesso dell’improvviso declino di sua madre. In entrambi si coglie tra le pagine un cumulo di aspettative irrisolte nel rapporto, che per farle detenere l’equilibrio deve mantenersi un affetto sicuramente sentito, ma più che altro immaginato.
Nivea è proprio libera nel suo essere di nessuno, e non si arrende mai. Forse proprio questa sua determinazione, oltre a farla crescere e conoscere il sesso e la prostituzione troppo presto, riesce in qualche modo a salvarla, facendole raggiungere pian piano una sua emancipazione dalla Favela, mettendola in condizioni di poter toccare i fili del potere.
Questo di certo avviene con le relazioni che intesse, portandola prima a esibirsi in locali prestigiosi e poi a diventare la donna di Agenòr, un influente politico che vede nel popolo ai margini una risorsa e sfrutta proprio la sua appartenenza per attrarre la popolazione della Favela, solitamente esclusa dal dialogo sociale, per rappresentare le istanze. E così Nivea, che comunque non rinuncia al potere del suo sangue sensuale, diventa interlocutrice e rappresentante di tutta una nazione, che lotta per affermarsi ed essere presa in considerazione.
Un aspetto di certo prevalente è l’ambientazione della storia: il Brasile, dalle casette di cartone alle sparatorie, al traffico di droga, alla gioia di vivere nonostante una vita di stenti, un ambiente lontano dai noti circuiti turistici ma ben presente nell’immaginario collettivo.
In questo senso aiuta non solo il potere descrittivo dell’autrice, che trasforma le immagini in maniera nitida e immediata, ma agevola l’interlocuzione che sa mischiare la lingua portoghese nei momenti giusti al narrato, rendendo tutto il quadro sinceramente più dinamico.
La scrittura è pulita e curata, con uno stile accattivante, che mai casca in errore, un pregio abbastanza raro di questi tempi. Il racconto esprime la sua visione in prima persona, tutti i personaggi pertanto acquisiscono spessore o sfumano sulla base dell’onda emotiva di Nivea, che idealizza a volte ma più spesso riesce a concretizzare in modo oggettivo l’interlocutore. Poche pennellate ma decise compongono le scene, con la costante presenza dei colori, degli odori e delle sensazioni a essi correlati.
Di sicuro l’esperienza di lettura è positiva: Figlia di nessuno ci parla in modo sintetico eppure puntuale di una dimensione di vita precaria, ma che reca in sé oltre all’orrore degli stenti anche la voglia di cantare la speranza, la rivalsa, il potercela fare.
Un libro di sicuro che merita attenzione, da dedicare a tutti coloro che hanno bisogno a volte di trovare un motivo per andare avanti e quindi di un confronto con un’esperienza, ben lontana da noi, con la quale fare i conti prima di ripartire.

Un grazie di Cuore, La Stamberga dei Lettori.
Ma proprio di cuore grazie.

FIGLIA DI NESSUNO SU ROMANCE NON STOP: PRESENTAZIONE

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Figlia di nessuno è stata ospitata sul blog ROMANCE NON STOP e il Gruppo Facebook di appoggio LE HARMONYNE. Ringrazio Silvia Cossio per l’ospitalità e accoglienza calorosa.

Spesso mi capita di ascoltare una melodia e di avere la sensazione che quella canzone, o più semplicemente la voce che la canta, mi racconti qualcosa di altro, che va oltre  il significato o la storia inizialmente trasmessa.

È stato il caso di Sohnar não custa nada, enredo oficial al Carnevale del 1992 della Escola di Samba Mocidade Indepentente de Padre Miguel di Rio de Janeiro. Ogni anno, infatti, tutte le scuole di samba scrivono un inno ufficiale che sarà cantato durante la sfilata nelSambodromo e nei giorni di festa ininterrotta. Tre giorni di canti, balli a ogni angolo di strada nella Zona Sul (Zona Sud, la parte più luccicante e turistica di Rio) e di fronte alla Bahia di Guanabara, sullo sfondo del Pão de Açucar e con la benedizione del Cristo Redentor, statua che svetta a braccia aperte dal Corcovado. Quella canzone, ascoltata durante l’unico Carnevale a cui io abbia mai partecipato, mi entrò così tanto sotto pelle e dentro il cuore che decisi un giorno gli avrei dedicato un racconto.

Ma nel mio caso, spesso, i racconti che scrivo si animano di vita propria, si ribellano alla loro creatrice e non accettano di restare soltanto tali. È stato il caso di “Figlia di nessuno”, il mio canto d’amore per il Brasile, paese che mi ha visto nascere e che mi ha accolto per i tre anni più importanti e formativi della mia vita e che ancora palpita nel mio cuore e nella mia anima un pochino carioca.

Nivea Maria Gonçalves  Mello è una donna delle favelas di Rio de Janeiro. Balla e si prostituisce per causa di forza maggiore. Non conosce l’identità dell’uomo che l’ha generata, ha perso la madre molto presto. Non le importa comunque di scoprire il segreto del suo passato, quello che le interessa davvero è attraversare la vita senza illusioni che, secondo lei, possono essere fatali. Riuscirà a uscire dal fango in cui ha vissuto ma sarà costretta a farvi ritorno, attratta dal richiamo irresistibile della vita stessa. Un racconto breve, oggi divenuto in realtà una novella, che è stato scritto di getto e su cui ho poi meditato a lungo, perché la mia più grande preoccupazione era quella di essere rispettosa nei confronti dei brasiliani, della loro cultura e del loro meraviglioso modo di essere.

A gennaio 2016 con una versione più corta, partecipai al Concorso Letterario Verbania for Women 2016, presieduto dalla meravigliosa Mariangela Camocardi e, con mio sommo stupore, risultai tra le finaliste. Quando Mariangela mi informò che si sarebbe realizzata una raccolta con tutti i testi finalisti, le chiesi il permesso di tenere quel racconto per me perché… aveva ancora qualcosa da dire. Nivea, la mia protagonista, ballerina di samba e prostituta, doveva ancora rivelarmi la storia di violenza per cui la madre aveva perso la vista e anche del suo forse unico, vero amore, João. Una parte di storia che nemmeno io, allora conoscevo.

E con il sottofondo musicale di Sonhar não custa nada, ho ripreso questo testo e ne ho fatto il romanzo breve che il 25 novembre uscirà in ebook e in cartaceo.

Un romanzo di cui sono orgogliosissima per una serie di motivi, non solo per il contenuto che raggiunge personalmente il mio io più intimo.

<<<continua sul blog>>>

#SANREMO2017: NAMASTE’, OLE’!

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#Sanremo2017
Prendo spunto da questo post di Fabio Cicolaniscrittore per bambini e insegnante che stimo come pochissimi anche per altri suoi testi e genialità – per dire la mia conclusiva sul Festival di Sanremo. Ogni anno dico che non lo guardo, e poi ne faccio una telecronaca (per molti fastidiosa, visto l’occupazione che faccio delle bacheche altrui con i miei post a raffica) più o meno puntuale e quindi mi preme spiegare perché.

Il Festival di Sanremo ha perso, per me, il suo appeal anni fa ormai e per anni non l’ho più seguito. Poi, l’avvento dei social e dei talent show come Xfactor, dal cui podio si poteva accedere al Festiva hanno ridestato in me l’interesse. E la ragione è una sola: detesto il vecchio, lo stantio, l’ammuffito che purtroppo il Festival evoca e di cui odora. Odio visceralmente la divisione in “Nuove Proposte” o “Giovani” e “BIG”, una divisione nata anni or sono dopo le proteste di un cantante allora molto famoso offeso per esser stato escluso già alla prima serata, lui che era un Big, in favore di pischelletti sconosciuti e stonati. Ecco, allora che si pensò di “proteggere” i grandi del palcoscenico e la suddivisione in “Giovani” e “Big”.

Non è più tempo per queste differenze. La musica è cambiata, si è evoluta, deve farlo anche il Festival. I Grandi come Fiorella Mannoia, per dire, o Albano, o Ron, devono accettare il fatto che il loro tempo è passato. Se partecipano al Festival devono accettare di mettersi in gioco e rischiare di non passare il turno come qualsiasi debuttante. Basta con la triste e meschina esibizione di “Nuove Proposte” che nessuno si fila, con l’ascolto online delle loro canzoni prima del Festival, e una sommaria premiazione veloce e digerita insieme alla cena serale.
Tutti insieme nell’Arena, grandi e piccoli, giovani e vecchi (chi ha il coraggio di entrarvi, altrimenti, ospitata d’onore o niente, a casa a fare la calzetta), a lottare per il proprio pezzo ed eliminazione tutte le sere. Ecco come dovrebbe cambiare il meccanismo del Festival.

Salvo la serata cover, perché è un bell’omaggio alla canzone italiana a cui, peraltro, il Festival è dedicato.

La canzone italiana, checché se ne dica, è un patrimonio che abbiamo e che dobbiamo sì conservare, ma, assolutamente dobbiamo favorire in termini di sperimentazione e nell’osare anche in campo autorale.

Il Festival di quest’anno ha dimostrato un po’ questa esigenza da parte del pubblico: voglia di nuovo, voglia di diverso, e assolutamente basta con le vecchie cariatidi.

Tutto sommato mi è piaciuto, questo Festival tranquillo, senza uno scandalo, con una presentatrice anti-diva, anti-bellona, anti-fashion ma molto sul pezzo per ciò che riguarda il sociale. E ha saputo dimostrare che l’Auditel e il gradimento non sono legati alla curiosità dello scandalo, o all’eccesso né all’esibizionismo gratuito, sia maschile che femminile. Ho amato particolarmente l’intervento comico agro-dolce di Geppi Cucciari (molto meno quelli di Crozza e di Luca e Paolo).

Ho apprezzato questo Festival con poche Star internazionali ma con tanta gente comune sul palco e la speciale attenzione alla musica e alle canzoni. E mi sembra che  la scelta di un Festival più pacato abbia pagato in fatto di ascolti: pare infatti abbia battuto ogni record.

Quindi, ben venga Gabbani e il suo scimmione danzante. Non era il mio preferito, io, si sa, tifavo per Michele Bravi che si è conquistato un decorosissimo 4 posto.

O al massimo Ermal Meta. Ma anche Mannoia, perché a me la canzone piace. Come mi piace lei. O Paola Turci, gran donna, coraggiosissima. In ogni caso, accetto il verdetto della corte: ha vinto Gabbani e comunque ha vinto il nuovo. Del resto, Ermal Meta ha vinto la serata cover, con una interpretazione di Amara terra mia magistrale.

Ben venga quindi il tormentone dell’estate di cui tutti saremo nauseati già a metà giugno, e son sicura che otterrà anche un buon piazzamento all’Eurovision.

E a tutti, un cordiale, affettuoso #NamastèOlé!

FIGLIA DI NESSUNO NUOVA RECENSIONE: IL GIORNALE DI ROBERTO B.

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Nivea nel cuore, non sul corpo…
Prendere in mano la propria vita. Nivea Maria Gonçalves Mello Branco. Tante parole per indicare un cuore puro, un’anima lacerata dalla violenza che chiedeva soltanto un po’ d’amore e comprensione. Nivea è la protagonista di questa storia che non può essere reale, e non lo dico perché so per certo che sia così, la mia affermazione dipende dal fatto che mi auguro che nessun essere umano possa mai soffrire come la dolce Nivea. Anche se so che accade… La madre è una mulatta e vive nelle favelas. Cosa fa per tirare avanti? Di tutto e di più. Il suo sogno? Essere amata e vivere in America, un giorno… sognare è l’unica cosa che può permettersi, perché non costa niente. Nivea ha capito che i sogni sono gratis, eppure possono esserti strappati anche quelli, in ogni momento. Quindi ha deciso di affrontare la vita per quella che è, senza cinismo, semplicemente imparando cosa sia la realtà, imparandola sulla propria pelle, toccata da mille mani eppure mai accarezzata… Nivea ha capito le regole del gioco, soprattutto la numero uno, la più importante: lei è figlia di nessuno. Tutto il resto non conta, sono solo granelli di polvere da scrollarsi dal cuore, in attesa di un po’ di felicità che, prima o poi, arriva…
Amneris Di Cesare ha un dono: riesce a penetrare nella nostra mente e nel nostro cuore senza che nemmeno ce ne rendiamo conto, finché i nostri sentimenti e le nostre percezioni non impazziscono, destandoci da un lungo torpore.Un libro che vi donerà gioia? Non lo so.
Un libro che vi lascerà qualcosa dentro? Potete scommetterci…

<<<Qui la recensione completa>>>

SEMPRE SU FIGLIA DI NESSUNO: EMILIA CINZIA PERRI MI HA RECENSITA

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La scrittura precisa e ammaliante dell’autrice trascina il lettore in una favela di Rio de Janeiro e gli fa vivere la vita attraverso gli occhi, la mente e il cuore della protagonista, Nivea, che trascorre la sua esistenza nell’unico modo concesso a chi, come lei, è “figlia di nessuno”. Vivere per Nivea significa sopravvivere, fare parte di una realtà dura, priva di sogni e ricca di prove da affrontare e superare. Eppure, anche se la protagonista afferma e ribadisce più volte che i sogni sono un lusso che non si può permettere, che i sogni non fanno parte del suo mondo sanguigno e spietato… proprio lei finisce col dimostrare quanto i sogni sono essenziali all’esistenza degli esseri umani e come, in definitiva, non li si possa separare dalla vita stessa. Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori.

Bellissima recensione di Emilia Cinzia Perri sulla mia Figlia di nessuno. Grazie infinite!