BELLE PERSONE CHE INCONTRI AL SALONE: CRONACA DAL PARADISO DEI LETTORI

#SalTO16

Devo lasciare decantare un po’ le sensazioni che ho accumulato in questi due giorni di Salone Internazionale del Libro di Torino. Ho per il momento molta stanchezza da smaltire e piedi gonfi e terribilmente doloranti. Ho camminato in questi due giorni come non ci fosse un domani, ma senza avvertire né fatica né disagio, volando letteralmente da un Padiglione all’altro, da uno Stand all’altro ubriacandomi di libri e odore di carta stampata.

Il Salone di Torino, panoramica

Aver male alla schiena e i piedi gonfi, in questo caso è un buon segno. Significa che ho speso tutta la mia energia nel visitare, incontrare, sorridere, abbracciare. Conoscere di persona chi, spesso, condivide con me una passione virtuale. Quella per i libri.

A Torino c’erano molte persone che volevo incontrare.

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Io e Isabella. Il selfie era d’obbligo.

La prima, amica mia carissima, è Isabella. Persona con cui ho da sempre un grandissimo feeling virtuale, e con la quale condivido molte passioni (in gergo faisbukkese chiamati “tunnel”): Mika, Outlander, Harry Potter tra le tantissime che ci accomunano. Da anni progettiamo di incontrarci senza mai esser riuscite a realizzare questa possibilità ma l’occasione è spuntata dopo che Isabella si è trasferita a Torino. Finalmente Sabato ci siamo riuscite.
Che dire?
Il virtuale non esiste, dicono, ed è vero.
Perché dal momento in cui l’ho riconosciuta sulla piattaforma della stazione dei treni, con Isabella è stato come se fossimo andate a scuola insieme, se ci fossimo salutate due giorni prima, quel feeling che avvertivamo via web si è dimostrato essere semplice e naturalissima intesa. Lasciarla, infatti, oggi, per tornare a Bologna è stato doloroso.
Con Isa abbiamo passeggiato tra i libri della Fiera, ho riso, scherzato, condiviso.

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Isabella infiltrata agli accrediti. Che è comunque una bellissima sensazione.

Altro incontro a cui tenevo particolarmente era con Cristina Lattaro, la mia bossa, e Paola Fallerini, “bossa in seconda”. Cristina è forse la persona con cui mi sento più spesso per ragioni di Casa Editrice, ma non avevo ancora mai avuto occasione di incontrare Paola prima. L’anno scorso a Farfa, per un caso fortuito l’ho mancata per un soffio. Conoscerla è stato piacevole, perché mi ha dato a conferma di quanto avessi già intuito via internet: Paola è una donna competente, professionale e dotata di un’intelligenza acuta che mescolata a una gentilezza rara la rendono persona chiave in questo duo editoriale: oggi comprendo perché Amarganta sia cresciuta così tanto in così poco tempo e soprattutto sia riuscita a costruire un catalogo d’eccellenza. L’energia esplosiva e la curiosità entusiasta di Cristina viene arricchita dalla capacità riflessiva e profonda, dalla critica meticolosità di Paola. E questo permette di ottenere libri perfetti e di particolarissima raffinatezza.

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Le “bosse” Cristina e Paola sono ROCK!

Ho avuto modo di incontrare di nuovo Babette Brown (al secolo Annamaria Lucchese) con la quale mi trovo benissimo a collaborare al  blog http://www.babettebrown.it che porta il suo nome. Donna forte, lucida, dalla mente “acuminata” (sì, Babette, acuminata. Non è la replica dei “capelli fluidi” questa, è voluto, il termine e ti spiegherò perché!) perché l’intelligenza di questa donna è una sorta di freccia che punta diritto al cuore delle questioni e delle persone, senza tentennamenti, senza piaggerie. E’ dotata di un umorismo pungente, infatti, e vivacissimo, ed è impossibile non amarla subito. Ecco, Babette è una di quelle persone che mi piacerebbe frequentare spesso, e mi dispiace che abiti lontano.

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Scusatemi se gongolo. Ma Babette con maglietta in pendant col mio libro è un MUST!

E poi i “miei amori” Francesco e Guido. Felicissima di ritrovarli, abbracciarli, ritrovare quell’atmosfera di scanzonata allegria e ilarità che avevo scoperto a Farfa, riscoprire la goliardia cameratesca con Francesco, che mi ha subito riportato alle “nottate di editing condiviso” di due anni fa, quando in torride notti d’Agosto ci scambiavamo testi e riscrivevamo romanzi sulla base dei suggerimenti e delle reciproche stroncature.  Rispolverare la semplicità che l’empatia trasmette e che ha solo bisogno di uno stimolo, di una scintilla per accendersi nuovamente.

La presentazione di Amarganta a 360° è stata bellissima. Tanta gente tra il pubblico, tantissimi gli autori Amarganta a parlare delle loro “creature”. Babette ha moderato l’evento in maniera magistrale e coinvolgendo gli astanti con le sue domande sempre a fuoco e sempre dirette e intelligenti.

E poi l’incontro con Clara Cerri, finalmente. Che dire di lei? E’ bellissima, intelligente, piena di talento, così amabile da non poterla odiare neppure un pochino per quella sua scrittura così “cremosa” e suadente. Così simpatica da volerla come migliore amica, se non fosse che abita anche lei lontano.

Ma perché non abitate tutti a Bologna, ecchecca…volo?

Le “Ragazze di EWWA“. Le cito tutte insieme, perché erano tante, ed è stato stupendo vederle alla presentazione di Amarganta tra il pubblico a fare la hola e la clac! Grazie. Uno dei più bei regali avuti quest’anno è stata l’iscrizione alla EWWA. E che bello abbracciarvi e salutarvi. Ma tanto, con voi, riavrò presto occasione in altri incontri e workshop.

Alessandro Fieschi, “papà” di Oliver Lifeless e Monica Nicolosi, mamma premurosa che lo ha saputo disegnare così bene, ha presentato il suo libro “Oliver Lifeless” a un pubblico attento e curioso e il libro è andato ruba. Sono felice, perché questo piccolo romanzo Under15 mi è piaciuto immediatamente e in lui credo moltissimo.

Oliver Lifeless

Oliver Lifeless

E poi Fabio, Francesca, Cathlin, (sei andata via troppo presto, neppure il tempo di scambiare due parole!) Isabella, Stefano, Lidia, Lucrezia, Manuela… Sono felice di avervi incontrato. Un po’ meno che l’evento sia finito per me, perché avrei voluto restare di più in vostra compagnia.

Avevo, dicevo, tanta gente da incontrare al Salone di Torino. Una persona in particolare. Un’anima bellissima che è sempre disponibile a rispondere a qualunque richiesta io abbia e con la quale ho avuto l’onore di collaborare per anni in quella realtà bellissima che è Rete-News.it, Sara Frison. Una persona dolcissima che proprio non potevo mancare di incontrare e che purtroppo, le circostanze hanno impedito di trascorrere con lei più tempo in compagnia. Ma almeno un bacio e un abbraccio ce lo siamo potute scambiare con la promessa che in futuro non mancheranno altre occasioni di incontri. Insieme a lei una stupenda Beatrice Latella che, durante una chiacchierata qualche mese fa, mi promise una torta al cioccolato (in sostituzione di quella che io avevo ripetutamente bruciato) e che mi ha portato al Salone dopo essersi messa ai fornelli alle 6:00 del mattino. Grazie, Beatrice, mio marito sta apprezzando tantissimo, e io sono profondamente commossa dal tuo gesto dolcissimo (in tutti i sensi)!

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Gli angeli Beatrice e Sara. SMUACK!

Due giorni a Torino, tra amici vecchi, amici nuovi, e tanti libri. Due giorni bellissimi che già mi mancano tanto. E come sempre mi succede in queste occasioni, son pentita di non aver prolungato il soggiorno ed essermi goduta anche il lunedì di questa maratona editoriale così piena e soddisfacente.

Carissime Bossa1 e Bossa2 di Amarganta: rifacciamolo presto!

 

 

SUL ROMANCE, EDIZIONE STRAORDINARIA SALONE DI TORINO: FLUMERI & GIACOMETTI

13223524_10208174483513109_1338983315_oElisabetta Flumeri e Gabriella Giacometti sono da anni una collaudata coppia creativa. Esordiscono come autrici di romanzi sentimentali e fotoromanzi, per poi passare a scrivere per la radio, la pubblicità e le riviste per ragazzi. Pubblicano anche diverse guide per gli Oscar Mondadori e successivamente lavorano come sceneggiatrici televisive di lunga serialità, affrontando generi diversi, dalla commedia al sentimentale, dal ‘legal’ al dramma in costume. Nello stesso tempo operano come editor e supervisori di fiction tv e tengono corsi di scrittura creativa per insegnanti e alunni delle scuole elementari e medio superiori. Da qualche anno sono tornate al mondo dell’editoria e hanno pubblicato con Emma Books e Sperling & Kupfer (i diritti de’ L’amore è un bacio di dama’ sono stati acquistati da USA, Spagna, Germania, Polonia, Francia e Israele). Nel settembre 2013 fondano con altre autrici EWWA, European Writing Women Association, un’associazione di donne che operano nel mondo della scrittura in crescente espansione. Per il 2015 sono state nominate ambasciatrici per We Women for EXPO. La loro ultima sfida è il self publishing, perché ritengono che l’autore ibrido sia la nuova frontiera degli scrittori. Come indie hanno pubblicato “Angelica”, primo romanzo della serie StuntLove, la novella “il colore della Passione” (StuntLove 1.5) e il romanzo breve “Questione di pelle”.

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1.Oggi non più solo appannaggio delle donne ma anche qualche uomo spunta tra i nomi degli autori, 28775113_anteprime-sperling-love-capri-di-flumeri-giacometti-mouna-di-dan-sehlberg-1 scrivere “rosa” perché, secondo voi? Secondo noi i motivi sono due. Il primo, più banale, riguarda il guadagno. Il romance è un genere che tira, quindi anche  alcuni uomini decidono di buttarsi attratti dall’idea di fare “cash”. Ci sono poi invece gli autori, uno su tutti Diego Galdino, che hanno una particolare sensibilità e che amano le storie d’amore come lettori (Diego ha sempre tenuto a dichiarare che era fan di Nicholas Sparks) e quindi si trovano a proprio agio nello scriverle e scelgono il genere per passione.

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cover versione americana de L’amore è un bacio di dama

2.Il genere “rosa” è quello che in campo editoriale vende di più e quello che suscita più pregiudizi: perché secondo voi? Vende perché le donne volevano, vogliono e vorranno continuare a sognare. Pur consapevoli che si tratta di sogni, che la vita  quotidiana è un’altra cosa. È  offensivo e superficiale credere che le lettrici di rosa confondano il sogno con la realtà. Si tratta piuttosto di donne consapevoli che vogliono soltanto prendersi qualche ora di vacanza dalla vita vera. Il pregiudizio è legato, soprattutto in Italia, a un pregiudizio  diffuso verso tutto ciò che è genere e, in particolare, verso il “rosa”, da sempre considerato narrativa di serie B da chi fonda i suoi giudizi sul distinguo tra letteratura alta e bassa, senza riflettere che invece lo spartiacque dovrebbe essere tra libri scritti bene e libri scritti male.

3.Quali sono le scrittrici/gli scrittori rosa italiane/i più importanti, attualmente, sulla scena editoriale secondo voi? Ce ne sono parecchie, anche tra le autopubblicate che non sono state ancora scoperte, e non ci piace l’idea di fare alcuni nomi e non altri, dato che la lista sarebbe lunga.

4.E quali le/gli scrittrici/scrittori stranieri? Due per tutte, perché anche qui iangelica nomi sono svariati. Senz’altro J.R.Ward, che con La Confraternita del Pugnale Nero ha creato una splendida saga, con una struttura di ferro, personaggi che difficilmente si dimenticano e una rara maestria nel descrivere le scene di sesso.  Poi Jennifer Crusie, sesso e ironia coniugati in modo magistrale. E naturalmente non possiamo non citare l’inossidabile Nora Roberts.

5.Romance: le regole per scrivere un buon libro “rosa”. Cosa funziona in un romanzo di genere “romance”?  Come tutti i romanzi di genere, anche il rosa ha le sue regole ed è bene conoscerle prima di cimentarsi sulla scrittura.  A tal proposito noi, su richiesta, facciamo proprio un corso sugli step base del romance, si intitola “SCRIVERE L’AMORE”. Si parte dall’analisi degli elementi chiave del genere – un uomo e una donna che si innamorano, un problema che minaccia di dividerli e crea il conflitto,  uno scioglimento in cui il problema viene risolto e l’amore trionfa –  per poi approfondire, passo dopo passo,  tutti gli ingredienti base,  dagli archetipi del plot rosa (il figlio segreto, il matrimonio di convenienza, l’amnesia etc.) a come creare un eroe o un’eroina credibili, dall’importanza dell’ambientazione a come costruire la tensione erotica all’interno della storia e via dicendo.  Questi sono gli ingredienti base ma, come in ogni una buona ricetta, bisogna saperli combinare.  Un  libro è buono a prescindere dal genere. Lo è se: sa suscitare emozioni, coinvolgere il lettore e – essenziale – se è scritto in buon italiano. Ci chiedi cosa funziona in un romance: la domanda, a nostro avviso, è strettamente collegata con  quella che segue…

download (1)6.Cosa cerca un lettore in un romanzo rosa? … un romance funziona quando soddisfa il lettore, quando lo fa sognare e lo fa evadere dalla realtà. Non è un caso che, quando è scoppiata la crisi economica, sia in America che qui in Italia ci sia stata un’impennata  nelle vendite di romance. Questo perché, se la realtà non soddisfa o crea angoscia, si cerca nella lettura un appagamento, la lettrice si immerge in una realtà “altra” e per due ore si anestetizza. Quando abbiamo curato il libro di Janice A.Radway La vie en rose Letteratura e bisogni femminili, abbiamo chiesto a diversi blog di proporre alle loro lettrici alcune delle domande tratte dai questionari che l’antropologa, quarant’anni prima, aveva proposto al suo focus group di una piccola cittadina americana. Nella classifica italiana degli elementi essenziali per un buon romance ai primi posti le lettrici indicarono l’eros col 56,1% , la storia d’amore col 52,3% e la trama col 40%, quando , invece, le lettrici americane, quarant’anni prima, ponevano in pole position il lieto fine, la storia d’amore e i dettagli sulla vita della coppia dopo l’happy end, quasi a voler una rassicurazione sulla credibilità della storia raccontata. Ma quello che venne confermato fu che  la spinta a leggere rosa era sempre la stessa: il bisogno di evasione, la voglia di sognare. Del resto l’amore – a 360 gradi – è ciò che fa muovere il mondo, oggi come ieri.

7.Le idee, voi, come le trovate? Non ci sono regole in questo senso. Può accadere che un articolo sul web colpisca la fantasia di una delle due, se l’idea piace ci si inizia a lavorare. Ma può essere anche un luogo, una location particolare. Talvolta lo spunto nasce da una persona conosciuta che stimola la nostra curiosità. Ma sempre e comunque è la realtà nella quale viviamo l’incubatore dal quale prendiamo il via.

8.Le regole sono fatte per essere trasgredite. Siete d’accordo? È possibile trasgredire alle regole del$_35 “romance”? Noi siamo dell’avviso che per trasgredire le regole devi conoscerle bene. Ma attenzione, nel romance ci sono regole alle quali non si può contravvenire. Un romance, per definirsi tale, deve avere un happy end. Sogno ed evasione sono le parole chiave per chi legge il genere, su questo  non si può deludere il lettore. Per il resto bisogna solo avere il coraggio di osare.

9.Dove va il romance? Cosa ne pensate della “deriva” LGBT e MM? Non ci piace il termine deriva per quanto riguarda LGBT e MM. Amore e sesso, in tutte le loro declinazioni, possono essere spunto per storie interessanti e appassionanti, mai porsi dei limiti. Del resto, come abbiamo detto, il genere erotico ha un grandissimo seguito, forse perché eros e thanatos sono alla base del conflitto vitale. Riuscire ad eccitare i sensi, a  coinvolgere il lettore  fino in fondo, senza tabù, raccontando le più intime fantasie è una bella scommessa per uno scrittore. Se ci si allontana dall’idea di sesso come peccato, ecco che la scrittura diventa un’esplorazione, un altro modo per sondare le emozioni più profonde di uomini e donne. La discussione forse andrebbe spostata sulla differenza fra l’erotico e il pornografico, ma questo è un altro discorso.

10.Un consiglio a chi vorrebbe scrivere “romance”? Conoscere le regole del genere, individuare un target di riferimento e curare la lingua italiana.

 

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Gabriella ed Elisabetta saranno presenti al Salone Internazionale di Torino, presso lo stand di Sperling & Kupfer nei giorni della Fiera e in giro per gli stand in qualità di ambasciatrici di EWWA, European Writing Women Association.

TORINO, SALONE INTERNAZIONALE DEL LIBRO.

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Amarganta quest’anno sarà presente al Salone Internazionale di Torino con uno stand dedicato ai suoi libri. Si tratta dello Stand D/14 presso il Padiglione n.1.

Era da anni che agognavo la possibilità di parteciparvi, di poterci andare anche solo come visitatore innamorato dei libri. E invece quest’anno l’occasione si è presentata in qualità di direttore di collana dei generi Fantasy e Under15, e in particolare per la presentazione di OLIVER LIFELESS, romanzo Under15 mistery urban fantasy da me selezionato per Amarganta e scritto da Alessandro Fieschi e illustrato da Monica Nicolosi. Ma non sarà solo questa la novità del Catalogo Amarganta. La presentazione del catalogo 2016 e della Casa Editrice con i suoi collaboratori e autori sarà Sabato, alle ore 15:00.

 

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Se passate dallo Stand Amarganta Sabato o Domenica 15 maggio, venitemi a salutare.
Stay Tuned!

OLIVER LIFELESS UN MISTERY TUTTO UNDER15

Oggi vi presento OLIVER LIFELESS di Alessandro Fieschi selezionato da me per Amarganta.
E’ un romanzo per ragazzini Under15, un po’ spy-story, un po’ mistery, un po’ paranormal, un po’ fantasy. E’ divertente – io mi sono divertita un mondo a leggerlo – e anche profondo. Esce oggi e sarà presentato alla Fiera del Libro di Torino, insieme al suo autore e l’illustratrice, NiMò Monica Nicolosi.

 

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Oliver Lifeless ha tredici anni ed è stanco di seguire suo padre, famoso documentarista, in giro per gli Stati  Uniti. Quando con lui si trasferisce a Jackson, nel Wyoming, non immagina lontanamente di poter trovare l’amicizia e l’avventura. Jack, Jacob, Timothy, Emily e Rebecca lo coinvolgeranno in una storia al limite tra la realtà e l‘immaginazione. In sella alle bici o tra i boschi del  Parco Nazionale di Yellowstone, sotto lo sguardo indagatore dello sceriffo Morris o tra le grinfie del professor Connor, i ragazzi sfideranno antiche profezie e pericoli mortali legati all’antica origine del cognome di Oliver, portatore di un destino unico e tutto da scoprire.

Pagine: 100
Prezzo ebook: 1,49 euro
Prezzo cartaceo: 10,00 euro

Uscita: 9 maggio 2016

ISBN Cartaceo: 9788899344481

ISBN Ebook: 9788899344498

FABIO CICOLANI PER BABETTE BROWN.IT

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Prima domanda di rito: perché scrivere? Come è nata questa “necessità” e quando? Si scrive per i motivi più svariati, credo. E, in fondo, ognuno ha le sue ragioni che possono variare anche da periodo a periodo. Io scrivo perché mi piace raccontare storie, forse ho la pretesa di avere qualcosa da raccontare, non posso dirlo. Il mio è un assoluto atto di altruismo, mi piace l’idea di intrattenere persone che non conosco, che si avvicinino ai miei personaggi e li amino come li amo io. Una bella storia rimane per sempre e avere anche solo una piccola speranza che una delle mie abbia un posto speciale nel cuore di qualcuno è una sensazione meravigliosa, dà un senso a tutto il lavoro che si fa per scrivere.

Come scrivi? Penna e carta, moleskine sempre dietro e appunti al volo, oppure rigorosamente tutto a video, computer portatile, ipad, iphone? Prima, quando avevo una visione molto più romantica della scrittura, scrivevo sui moleskine. Poi ne ho riempita una scatola e ho deciso di passare all’elettronico. Scrivo gli appunti passeggeri nelle note dell’iPhone, se sono sviluppi o appunti più corposi li metto su Pages nell’ipad, ma scrivere, scrivo sul MacBook, a mano sono diventato un impedito.

C’è un momento particolare nella giornata in cui prediligi scrivere i tuoi romanzi? Non sono un tipo molto metodico, non sono neanche uno scrittore dominato dal fuoco sacro. Raccolgo idee e schematizzo la sera, ma la stesura la faccio in full immersion, otto ore, per una ventina di giorni o un mese, rigorosamente in biblioteca, per evitare distrazioni. Ci sono scrittori maratoneti, staffettisti, e velocisti. Io sono uno di questi ultimi.

Che cosa significa per te scrivere? Significa fare spazio nella mente. I personaggi, le scene, le idee si accumulano tra le meningi e cominciano a premere, mi ossessionano finché, se voglio concentrarmi sulle cose da fare quotidianamente, non le scrivo. Una volta che le ho scritte io respiro, loro respirano, e iniziano a vivere i loro spazi anziché i miei.

<<<L’INTERVISTA COMPLETA CONTINUA QUI>>>

#INTERNETDAY: UN GRANDE AMORE A PRIMA VISTA

#InternetDay
Ricordo di esser rientrata dal Brasile alla fine del 1993 e mentre tutti impazzivano per la novità del telefono cellulare (che non mi ha mai affascinato più di tanto), io sentivo parlare, per la prima volta dagli amici brasiliani che mi scrivevano di “email“.
Attraverso uno strano “indirizzo” corredato da una “chiocciolina”, si poteva corrispondere in maniera così veloce che una lettera –  normalmente, da Rio de Janeiro a Bologna una busta inviata per posta ordinaria avrebbe impiegato dieci giorni – arrivava a destinazione in pochi minuti. Era una cosa così incredibile che non sembrava possibile.
Avevo sempre desiderato di possedere un computer mio. Avevo lavorato, prima di partire per l’America Latna, nel 1990, con un personal computer in ufficio. La possibilità di avere un programma di videoscrittura che mi permettesse di archiviare tutte le parole senza perderle e poi modificarle, cambiarle, cancellarle e riscriverle senza dover impazzire tra fogli scritti a mano e carte carbone, era il mio sogno proibito. Ma era un oggetto così costoso da non poter certo immaginare di poterne avere uno in casa.
Per cui, approfittai di alcuni amici di mio padre che iniziavano a organizzare corsi di computer e partecipai. Così, solo per il gusto di trovarmi di fronte a un monitor e una tastiera e “giocarci” per qualche ora. 
Si parlava della differenza tra email e website (allora la differenza non era molto chiara) e mi fecero vedere l’invio di una email di prova.
Ricordo ancora l’emozione. Avevo visto qualcosa che sembrava piuttosto una specie di magia.
Il CNR bolognese, qualche tempo dopo organizzò un corso per aspiranti imprenditori della Rete, e siccome era gratuito, partecipai. Mi inventai un’idea imprenditoriale, qualcosa molto vicina a quello che anni dopo sarebbe diventata “Google Earth”, e ottenni persino il plauso per l’idea da parte degli organizzatori. Cercai di provare a realizzarla ma non riuscii a trovare le persone disposte a investire con me quell’idea. La cosa buffa, se ci penso, è che parte di quell’idea, ancora oggi non è stata realizzata. E sarebbe un’idea fighissima.
Trascorsi praticamente i successivi sei anni a leggere tutto quello che c’era su internet, ma il mio primo personal computer lo ebbi solo nel 2000.
Frequentai un corso per “esperto in reti telematiche e commercio elettronico” organizzato dalla Fondazione Aldini Valeriani, solo per la voglia e il bisogno di conoscere di più la rete e i suoi segreti.
Amavo così pazzamente Internet che ero disposta a studiare, trascorrere giornate intere a parlare solo di quello e tutto senza avere un computer mio. Il corso durò otto mesi, con conseguente esame di stato. Oggi dovrei essere un’esperta di reti telematiche, ma a me quello che piaceva sul serio era costruire pagine web fare siti, lambiccare con l’html, e rimpiansi tanto il non aver frequentato negli USA il corso di studi per programmatore, che anni prima (nel 1987) era disponibile.
L’amore per la scrittura – l’antico, vecchio amore – è arrivato solo molto dopo, nel 2003. Avevo già scoperto le Web Community e iniziai a scrivere qualche racconto.
Ma l’amore per internet, per il computer e per il web in generale non è mai morto. Si è trasformato.
Oggi, purtroppo sono un addicted.
Dovrei smettere.
Ma non ci riesco. E sapete perché?
Perché del web quello che mi ha sempre affascinato è stata la possibilità di SPERIMENTARE.
E ancora adesso, nonostante tutto sembri esser stato inventato, sento che è ancora possibile.
Buon compleanno, Internet.
A me hai regalato una vita diversa.
Soprattutto mi hai reso il mondo a un tocco di click. 

LE DUE ANIME DELLA SCRITTURA A ROMA PER EWWA

Il logo di Ewwa (European Women Writing Association). Roma, 17 febbraio 2015. ANSA/ US EWWA +++ HO - NO SALES - EDITORIAL USE ONLY ++

Messaggio Facebook scritto alle EWWA sull’incontro di Sabato 16 aprile 2016 a Roma:

Ok, preparatevi perché sarà un post lungo e logorroico.
Allora…
Da tempo avevo questa voglia, questo desiderio di far parte di EWWA. L’idea di appartenere a un gruppo di persone, più o meno qualificate professionalmente, più o meno “famose”, mi intrigava. Perché, appunto non era il successo professionale o la fama/popolarità che mi interessavano quanto la capacità di aggregazione, di fare gruppo, di fare “casa”.
E, dal di fuori, dal sito e da quanto potevo vedere, qui si faceva; EWWA sembrava proprio quel tipo di organizzazione/gruppo.
Lo confesso. Vi ho stalkerate per almeno due anni.
E a chiunque mi chiedesse consiglio, indicavo il gruppo. Vai a guardare. Chissà, magari ti piace…
Ma non mi sono mai iscritta – oh, sì, ho chiesto millemila volte informazioni via mail, alle quali arrivava sempre risposta paziente ed esauriente dalla gentile socia che ogni volta mi spiegava tutto di nuovo (e chissà quante volte mi avrà mandato a quel paese), ma ogni volta dicevo: domani, domani vado in banca a fare quel bonifico, e poi niente. Passavano i giorni, che diventavano settimane, che diventavano mesi.
Ecco, oggi a pensarci, a quanto tempo ho sprecato inutilmente, un po’ mi arrabbio. Ma vabbe’…
Devo tutto a una mia cara, carissima amica. La considero tale, perché, lo ammetto, l’ho conosciuta sul web, ci siamo viste qualche volta di persona, spesso ci parliamo via facebook, ma per me non è solo un’amicizia virtuale. Né con lei né con la sua socia. Quando penso a Laura e aLoredana, le penso con affetto. E si sa, quando l’affetto affiora, il virtuale scompare.
Ecco, dicevo, devo tutto a lei.
Perché un giorno mi ha regalato l’iscrizione a EWWA.
E finalmente sono stata catapultata, letteralmente, qui dentro.
Tra le socie, conoscevo già da tempo alcune altre: Antonia, Federica,Federica, Babette, Ledra e molte altre che a nominarle magari sbaglio perché poi me ne dimentico qualcuna e faccio loro un torto. Ma consideratevi tutte nominate, tutte egualmente considerate con stima e simpatia.
Altre ne ho conosciute subito dopo, a Imola, partecipando al primo incontro + workshop. Con alcune di loro è stato “sorellanza a prima vista”. Sapete quando accade che tutto è facile, naturale, ogni gesto è semplice e fluido e fluente ( Emoticon wink ) e ti sembra di stare proprio nel posto dove avresti desiderato essere e adesso che ci sei, hai la conferma che quello è esattamente il posto dove dovevi stare?
Ecco. Così.
Insomma, se Imola è stato il “battesimo”, ieri a Roma è avvenuta la mia “cresima”. La “confermazione” che EWWA è il posto per me.
Ripeto, non tanto per l’essere in mezzo a scrittrici di successo e sentirmi tale anch’io, ormai da tempo ho lasciato alle spalle questo bisogno di conferme, di ratificazione, di adeguatezza. Io sono quella che sono, nella vita e nella scrittura, e mi va bene (magari un pochino ancora vorrei crescere, ma c’è tempo, c’è vita e quindi c’è spazio per altre scritture, forse, e anche altri progetti) così. Vi sembrerà strano ma a me piace come sono fatta, così dispersiva e golosa da girarmi attorno e dire: “voglio fare anche quello!”
No, la conferma in EWWA è stata quella di trovarmi insieme ad altre donne. Punto. Donne che scrivono, che condividono con me la stessa passione aliena e che amano parlarne. Amano discuterne per ore. Ieri, a sentire raccontare di Laura e Loredana, ma anche di Gabriella edElisabetta dei loro inizi, dei loro metodi di scrittura, delle loro lunghe discussioni su personaggi e ambientazioni, ecco, io mi sentivo come se fossi stata a sentir di persona Mika parlare della sua vita (e chi mi conosce SA cos’è Mika per me) o che ne so, la Rowling o la Clare? (Gabriella ed Elisabetta, per favore, non abbiate remore a parlare di voi, dei vostri inizi, della vostra scrittura e del vostro lavoro. Sapete quanto è utile per chi scrive e non semplicemente per “le nuove” ma anche per le “vecchie” affamate di sapere, di conoscenza, di ogni più piccolo dettaglio di questo mondo fantastico che è la scrittura? Sapete quanto è importante per chi, come noi, si sente alieno perché si isola a scrivere e magari viaggia in mondi altri e sente su di sé quello sguardo, lo sguardo di chi non ci capisce, di chi ci sente dei marziani caduti sulla terra e completamente lontani dal “mondo reale”? Non pensate mai, non pensate più che parlare di voi annoi ormai chi vi ascolta. Non ne abbiamo mai abbastanza).
Dicevo, la bellezza del momento è stato quello di poter parlare, liberamente, con la semplicità e la naturalezza nel sentire e nel dire, di scrittura, di editing, di traduzione, di libri, di mondi altri, di fantasia, di creatività.
La bellezza è stata ascoltare Vittoria Corella e Federica Soprani del loro mondo particolare, del loro modo stranissimo e incantevole di scrivere le loro storie. Federica già la conoscevo, incontrata al Premio Mondoscrittura nel 2013, ma Vittoria era la prima volta che la incontravo.
La bellezza è stata incontrar di persona Babette, con la quale sarei rimasta a parlare per altre dieci ore.
E’ stato approcciarmi a tutte con semplicità e allegria ed essermi sentita libera.
Ecco.
Adesso la pianto.
Perché poi noiosa lo divento io.
Però, per finire, una cosa la dico ancora:
grazie.
Per avermi permesso di immergermi nel mondo che amo e averlo potuto condividere con altre che sentono le stesse emozioni pensando alla scrittura.

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SIMONETTA SANTAMARIA, PER BABETTEBROWN.IT

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Quanto c’è di autobiografico nel tuoi libri? Non saprei quantificarlo ma c’è sempre un bel po’ di me. Per creare un personaggio convincente devo poter “sentire” come lui quindi faccio vere e proprie operazioni di transfert; divento uomo, assassino, bambino, gatto… Sperimento i dialoghi ad alta voce, mi compenetro al punto da portarmi dentro quelle emozioni anche dopo aver spento il pc. L’Actors Studio mi fa un baffo!

Quando scrivi, ti diverti e soffri, insomma! Come vedi, entrambe le cose. Non ci sarebbe divertimento senza sofferenza, e viceversa. Le emozioni statiche appiattiscono.

Trovi che nel corso degli anni la tua scrittura sia cambiata? E se sì, in che modo? Certamente è più matura e consapevole, adatta al mio modo di sentire e vedere di oggi. Migliore, senza dubbio.

Come riesci a conciliare vita privata e vita creativa? Vivendo e lasciando vivere. I miei spazi sono molto rispettati.

Ti crea problemi nella vita quotidiana? No, riesco a gestire i tempi incastrando tutto (o quasi).

Come trovi il tempo per scrivere? Facendo un lavoro freelance posso concentrare il tutto di mattina e lasciare parte del pomeriggio per me. Se poi gli impegni non me lo consentono pazienza, recupero quando posso.

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GIANLUIGI ARMAROLI, INTERVISTA PER BABETTEBROWN.IT (PARTE 2)

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Con il boom dei social network, come pensi sia cambiata la comunicazione e che direzione pensi che prenderà in futuro? Prendo ad esempio mia moglie, una nonna, come del resto “anziano” lo sono anch’io. Sino a due anni fa la solita tiritera “mi piacerebbe mandare messaggini, ma non sono capace!…Mi piacerebbe fotografare quello che mi piace, i miei nipoti, ma non ce la faccio!” Non so cosa le sia scattato. Una incubazione di anni. Poi il coraggio a due mani. Da pochi mesi sa digitare un messaggio. Da poche settimane riesce a scaricare e a inviare le foto da WhatsApp (non sempre al primo colpo). Da una settimana una delle sorelle della mia metà ha iniziato a mandare foto su foto di quello che combina nel bergamasco dove abita. Il boom dei social e delle applicazioni tecnologiche sta facendo affiorare la creatività e l’espressività interiore delle persone. Con il “tuo” telefono, spari immagini e testi in tempo reale. Per gli affetti una boccata di ossigeno. Oggi si possono esprimere i sentimenti in tutti gli stili, a tutte le ore… un abbraccio virtuale te lo vedi rimandato dopo un secondo. Siamo oramai nella condizione di Michelangelo, quando diede un colpo di mazza sul marmo della statua di Mosè, appena scolpita: “Perché non parli?”. Già, oggi guardiamo il visore dello Smartphone e pensiamo: “Perché non sei qui?”. A parte le mie paure o la prudenza, gli uomini hanno un rapporto sempre più da Striscia la notizia, “dobbiamo stare vicini, vicini!”. L’unico timore è il risvolto della medaglia. Da una parte la verità, la sincerità, dall’altra le possibili truffe o bugie che non stanno mancando e che possono avvelenare e minare la fiducia.  Un paio d’anni fa realizzai un servizio sugli occhiali-computer  che una Start Up bolognese ebbe direttamente da Copertino, perché pensasse ad ulteriori funzioni tecnologiche. È incredibile come si possa dare un occhio a un minuscolo visore e proseguire senza problemi la visione del mondo circostante. Siamo già bionici e non ce ne accorgiamo…

Tutti abbiamo un romanzo nascosto in un cassetto, magari dimenticato, lasciato a impolverare con il proposito di riprenderlo in tempi più propizi e provare a terminarlo. Anche tu ne hai uno?  E se sì, di che genere? Mi rimproverano di avere tutto in testa. Vale a dire che i cassetti della memoria li tengo stretti nella mente. È più forte di me. Devo confessare che è da tempo che mi sento colmo di parole, a volte ho il rigurgito dei pensieri, delle immagini che mi si affollano davanti. Vedo come se stessi affrontando la realizzazione di un film: vedo tutto, volti, situazioni, mi sembra di avere già pronte anche le parole, ma divento “balbuziente” quando decido di mettere su carta tutto quel ben di Dio che ho in testa da tanti anni. Un giallo dove il protagonista è un ex “capitano” della Polizia Romena, che svolge il ruolo di un investigatore sui generis, vivendo per necessità  tra i connazionali più sfortunati, gli zingari e la malavita comune. Un “barbone” investigatore. Per i bambini ho in mente una “saga” delle gru edili che tanto affascinano i pupetti nel percorso di avvicinamento alla scuola elementare. Sono attirato ovviamente dai prodotti televisivi. Qualche idea su Gioachino Rossini ce l’ho. Un uomo che ai suoi tempi era famoso in tutto il mondo come una rockstar. Adesso che abito a Pesaro, dove il musicista è nato, ogni bar, ogni ristorante porta qualcosa della sua inventiva e delle sue passioni, esclusa la Musica. Il caffè con lo zabaione. La pizza con la maionese, perché l’uovo era il pallino del compositore. Potrebbe apparire oggi al posto di Cracco, lo chef stellato che si è piegato alla pubblicità delle patatine e dei mobili. Rossini  ospite di Antonella Clerici, farebbe la sua figura.

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CONFLITTO DI CUORE, MENTE E ANIMA

Da tre, quattro anni sto vivendo un fortissimo conflitto interiore.
Sono sempre stata una persona “pia“.
Frequentavo da ragazzina la parrocchia della piccola cittadina di provincia dove abitavo: mai mancata una lezione di catechismo, comunione e cresima fatte con trepidazione e felicità e a Messa più spesso che potevo.
Ho avuto esperienze molto dure, di vita, da giovanissima, che non hanno però intaccato quella che consideravo “Fede“. E ho sempre ritenuto i miei simili, i “cattolici” e i cristiani, persone di cui potersi fidare perché seguivano le stesse mie dottrine, i miei stessi ideali.
Pregavo costantemente, anche durante la giornata, anche solo per ringraziare l’Altissimo per una cosa buona ricevuta o un piccolo successo ottenuto, e se la giornata non era stata buona, gli offrivo la mia delusione e la mia frustrazione. Ho sempre ricevuto da Lui risposte, quando gliele chiedevo. E mi sono sempre sentita protetta e amata, anche quando ho attraversato momenti di buio molto profondi.
Ho sempre cercato di mettere in pratica gli insegnamenti ricevuti ma soprattutto di vivere una vita degna della dottrina che mi era stata impartita.
I comandamenti sono stati la mia legge per quasi tutta la vita e le poche volte che mi sono ritrovata a sgarrare, a sviare qualche piccola parte dei loro mandamenti, ho sempre provveduto con una sana e robusta Confessione.
Anche quando la vita mi ha tradito, quando ho subito situazioni violente, non mi sono mai ribellata al mio Destino, ma anzi, ho sempre cercato di rivolgere a Dio uno sguardo sorridente e grato, consapevole del fatto che anche nel dolore Lui c’era stato e c’era.
Non mi sono mai chiesta cosa potesse Dio fare per me, ma sempre cosa potessi fare io, per Lui.
Tutto intorno a me era Buono e Santo. E tutto ciò che era religioso era sinonimo di Bontà e Purezza.
Ah, la Purezza!
Era la cosa che più cercavo e alla quale più aspiravo.

Ma c’erano cose che non riuscivo a capire.

Non riuscivo a capire il perché di un certo accanimento da parte del clero, per esempio, verso le persone che si accorgevano di aver sbagliato a scegliersi un compagno di vita e lo lasciavano, o semplicemente persone non più innamorate che, amando qualcun altro, divorziavano. La condanna nei confronti di quelle persone da parte dei prelati e dei sacerdoti e dell’ambiente che gravitava attorno a loro era totale.
Non riuscivo a capire, altro esempio, come mai sempre i sacerdoti di quegli ambienti di cui sopra, propendessero per posizioni politiche radicali e verbalmente violente, di destra, e votate alla tutela della proprietà privata e della ricchezza. Non avrebbero dovuto parteggiare per una sinistra, più diretta verso il povero, il poco tutelato, il più fragile economicamente? Anche in chiesa, durante l’omelia, ascoltavo descrivere il “comunismo” come lo strumento del diavolo per assoggetare l’umanità cristiana. Vero, Marx aveva detto che la religione era l’oppio dei popoli e i comunisti non volevano nessun tipo di religione a interferire con la loro ideologia, ma forse un dialogo sarebbe bastato a far capire loro che i cristiani, proprio perché seguaci di quel Cristo che si scagliava contro i sepolcri imbiancati e i mercanti del tempio, o di quel Fraticello che predicava la Sorella Povertà come unica ancora di salvezza, ecco, sarebbe bastato quello a far capire ai comunisti che i cristiani volevano più o meno le stesse cose. Ma a quanto pare, non è così, perché i prelati e il clero sono da sempre notoriamente di destra e sacerdoti come Don Milani sono stati velocemente messi alla berlina.
Non riuscivo a capire, altro esempio, perché i sacerdoti fossero severissimi e spesso intransigenti nei confronti delle peccatrici e invece molto indulgenti, addirittura giustificanti nei confronti dei peccatori. Perché un semplice pensiero impuro dovesse essere stigmatizzato, comportasse un buon quarto d’ora di ramanzina nel confessionale e per lo meno dieci pater e ave di penitenza per me, donna, e semplicemente un buffetto di bonaria riprovazione per le fisiche necessità dei miei compagni di scuola di sesso maschile, che spesso si vantavano fuori dal confessionale per esser stati “puniti” solo con un atto di dolore, letto tra l’altro su un santino a disposizione del penitente e senza alcun obbligo di doverlo mandare a memoria, cosa che noi femmine invece dovevamo assolutamente saper recitare senza alcun errore pena la ripetizione a oltranza.

Ma mi si diceva che era così che doveva essere perché così era decretato dai Sacri Libri, e io accettavo, perché desiderosa di essere una brava cristiana e una, per lo meno, decorosa cattolica.

Da un po’ di tempo, dicevo, sto vivendo un conflitto di cuore, mente e anima.

Perché ho smesso di chiedermi perché non capivo.
Ho smesso di tentare di capire.
Forse ho proprio smesso di voler capire.
Molto lentamente, il processo è stato lento ma inesorabile, ho smesso di vedere tutto Buono e Bello. Soprattutto ho iniziato a Non Vedere Più la Purezza che invece avevo così tanto cercato e voluto intorno a me.
Ho iniziato a vedere Gente Cattolica che si scagliava contro “i Divorziati”.
Gente Cattolica che addirittura stigmatizzava i “Separati”.
Ho assistito personalmente al dolore senza fine di alcune persone amiche, separate, che desideravano l’Eucarestia e che gli veniva negata semplicemente perché aveva abbandonato un marito, magari violento, magari abusivo, magari semplicemente egoista e indifferente, traditore, promiscuo addirittura.
Gente Cattolica che urlava e condannava come abominio persone che amavano diversamente, che amavano in maniera differente, che amavano persone del loro stesso sesso.
E allo stesso tempo, vedevo Preti che vivevano nel lusso, collezionavano auto d’epoca, facevano strozzinaggio nei confronti di chi aveva difficoltà economiche, lucrava su affitti nei confronti di extracomunitari, magari affittando loro scantinati e cantine, approfittando della loro condizione di sfollati, profughi, clandestini, o poneva affitti esorbitanti a immobili ricevuti in donazione da pie parrocchiane – affinché quei locali fossero dati a gente bisognosa – ho assistito personalmente a cene pantagrueliche dove grassi Don Abbondio si abbuffavano di cibi prelibati e vini pregiati, alle dita anelli con pietre preziose e un linguaggio di sicuro non pio, ma piuttosto “mondano” e secolare.
Ho letto di abusi e soprusi, soprattutto nei confronti di bambini e ragazzini, e ho letto di cose indegne coperte e ignorate.

Ma queste son cose eclatanti, dicono, cose da televisione. Non sono tutti così. Non è tutto così quel mondo.
La Purezza di Cuore esiste ed esiste Tra Loro.
E allora ho cercato.
Ho guardato.
Ho visto.
Ho visto la signora che va tutte le settimane a Messa e che prega, che fa volontariato, che aiuta persino a casa del Parroco e che quando può parla male delle colleghe, della vicina, screditandola e calunniandola con una tale rabbia da far paura.
Ho ascoltato insegnanti, timorate di Dio, religiosissime e pie che durante tè pomeridiani parlavano di alunni extracomunitari, bambini, che meglio avrebbero fatto se fossero annegati cadendo dal gommone con il quale erano arrivati qui da noi, e questo solo perché incapaci di comprendere la nostra lingua e quindi agitati e disturbatori delle loro lezioni.
Potrei andare avanti a raccontare.
Di storie così ne ho panieri pieni, nascosti negli angoli più bui della memoria.
Ho sempre meno desiderato di capire.
Ho visto sempre meno purezza e sempre più interesse, ingordigia, corruzione, depravazione.
Ho visto odio nei confronti di chi non si conforma e di chi ama in maniera non allineata.
Ho sentito usare termini come abominio, depravazione ma non per gli abusi che certi prelati compivano sui bambini, o per il lucrare sulle miserie e le disperazioni di altri esseri umani, o per la corruzione di quelli che invece dovevano dare l’Esempio, e fare da Guida. No, quei termini sono usati verso chi semplicemente ama. Ama un altro uguale a se stesso. Semplicemente questo.
Ho visto odio.
Soprattutto odio.

E quel conflitto tra mente, cuore e anima si è fatto voragine.
Oggi sono come chi “sta come d’autunno sugli alberi le foglie” (cit.Ungaretti) anche se forse con un po’ più di forza di volontà rispetto a quelle foglie che inesorabilmente prima o poi dovran cadere: sto su un ramo, in bilico, tenendomi aggrappata con tutta la capacità che questo corpo ormai vecchio dispone, per non cadere, per non perdere quella che ritengo sia uno dei più bei doni: La Fede.

Oggi continuo ad amare il mio Dio. Continuo a credere in Lui.
Ma non mi parla più, o forse, in mezzo a tutte queste grida e gli insulti che ascolto tra il vociare indistinto della gente non riesco più a riconoscere la sua Voce.
E non so.
Non so se faccio bene o male a dubitare.
Non so se riuscirò, senza Guida ad arrivare alla Giusta Meta.
Non so se riuscirò comunque ad accettare che ci sia gente che soffre perché discriminata ed emarginata.
E soprattutto, non so se colmerò mai più questa voragine che si è formata proprio al cento della mia anima.

p.s.: oggi, 8 aprile 2016, è uscito Amor Laetitia, l’atto conclusivo del Sinodo vergato da Papa Francesco. Qualcosa, in risposta alle mie domande, in questo documento c’è. E’ tanto. Lui ha dunque ripreso a parlarmi? Riesco di nuovo a riconoscere la sua Voce?