BELLISSIME COSE DI PRIMA MATTINA

Ti svegli con un mal di testa feroce e pensi che sarà una giornata un po’ così, e invece, ecco qua. Notizie bellissime.

“Grande e Pequeno” é um poema sobre a imensidão da infância, à qual até o universo se curva. Escrito e ilustrado de modo lírico e sonhador, esse livro estimula as filosofias infantis e a capacidade de a criança se enxergar dentro de um mundo relativo.

TRADUZIONE:
Grande e Piccolo è una poesia sulla grandezza  dell’infanzia alla quale persino l’Universo si inchina. Scritto e illustrato in modo lirico e sognatore, questo libro stimola il pensiero infantile e la capacità del bambino a scrutare dall’interno un mondo di relatività.

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Non l’ho scritto io, lo ha scritto la nostra Laura Castellani (Ledra Ledra); non l’ho illustrato io, lo ha fatto Caterina Betti (disegni magnifici, onirici, strabilianti).
Io l’ho solo VOLUTO intensamente per Amarganta Under15. E poi, con l’aiuto e la pazienza di Claudia Souza questo albo è partito per il Brasile.
Non l’ho scritto io però adesso che lo vedo tradotto in portoghese e pronto per andare in libreria, beh, che dire?
Mi scende la lacrimuccia.
Sono queste le cose che mi piace fare.
Fare libri.
Aiutare a crearli.
Aiutare a farli conoscere anche in paesi lontani.
Scrivere è bellissimo.
Scoprire, far pubblicare, tradurre e divulgare i libri degli altri forse ancora di più.
Oggi è una bella giornata.
(con Cristina Lattaro e Paola Fallerini le Amarganta’s Angels)

Sono tornata, con una recensione bellissima!

Ci ho messo un po’ per tornare, lo ammetto.
Ma troppe cose bollono in pentola per questo 2017 che si preannuncia molto intenso sul piano professionale. Traduzioni, scritture, letture… tante cose.

E nel frattempo Figlia di nessuno incassa una nuova recensione positiva.
Un grazie immenso alla Pagina Facebook Se ne dicon di parole per la bellissima analisi e le parole davvero emozionanti. Grazie.

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Per puro caso, dopo aver conosciuto virtualmente l’autrice, la mia migliore mi riferì che era una delle voci del self che amava di più e che dopo aver letto uno qualsiasi dei suoi scritti non avrei potuto non innamorarmene e, di fatto, così è stato.
Fin dalle prime righe la Di cesare mi ha convinta, spingendomi a proseguire la lettura.
Ma andiamo ad analizzare passo passo il perché delle mie parole.
L’ambientazione.
In pochi sanno che io nutro una passione viscerale per il Sud America, terra che bramo di conoscere da ormai quasi 7 anni. Che siano le cascate di Iguazù, che si tratte delle Ande o del carnevale di Rio.
Rio de Janeiro. E’ qui che l’autrice ci catapulta con la sua penna. Ma, attenzione, non la Rio edulcolorata che ci hanno mostrato durante le Olimpiadi, no. Bensì quella delle favelas. La faccia della medaglia che fa parte del più corrotto dei sitemi, troppo spesso ignorato, per citare un po’ Fabrizio Moro.
Amneris ci mostra, attraverso gli occhi e la storia della sua protagonista, una Rio double face: da una parte la Nivea povera, triste, ostile, sofferente. Dall’altra una Nivea tutta lustrini, colori e abiti di lusso.
Una realtà distopica, quella delle favelas, in una Rio sgargiante e, all’opposto, quasi utopica.
Mi sembrerà di essere al Copacabana Cafè o di conversare alla spicciola con la gente del morro. Vi ritroverete a sognare ad occhi aperti la spiaggia più bella del mondo.
Chapeau sotto questo punto di vista!
Lo stile.
La Di Cesare non sta lì a raccontarvi le favole della buonanotte, scrive in maniera cruda, spietata, reale, autentica, fantastica.
Mi è piaciuto anche lo slang portoghese, che aiuta il lettore ad abituarsi alle sonorità e alla cultura che si cerca di narrare.
Spicca, inoltre, la totale assenza di refusi.
Di nuovo, chapeau.
I personaggi.
L’unico vero personaggio della storia è Nivea. Col suo mondo, da cui cerca di scappare, col suo dolore, con cui fa i conti tutti i giorni, col suo fuoco che le scorre nelle vene, con la sua passione per la propria terra che la porterà ad “accollarsi” determinate responsabilità.
Una donna fragilissima, eppure forte, capace di provare pietà anche per Joaco il braccio destro di un trafficante, ma incapace di legarsi Manoel, l’uomo che voleva farla sua.
Quella di Nivea è una personalità prorompente, indimenticabile.
Chapeau anche qui.
Dulcis in fundo: la grafica.
La cover è forse la cosa che meno mi è piaciuta. Cioè, nel complesso è bella, ma non è riuscita a rappresentare a pieno la storia, a mio avviso. Ma, naturalmente, è solo la mia modesta opinione!
Unica vera pecca: Troppo breve! 😉
Giudizio finale: Consigliatissimo! 😉

“Imparai presto che gli uomini hanno bisogno di calpestarti per sentirsi forti e prestanti. Se non ti insultano, si sentono deboli. E io ho sempre chiuso gli occhi, e fatto scivolare tutto alle spalle. Prima o poi, avrei avuto la mia rivincita. Nessuno ha mai provato a picchiarmi, però. Perché io schivavo ogni pugno come il pugile più abile e scappavo più veloce del vento. Prendevo l’autobus tutte le sere verso le sette, e tornavo a casa alle quattro o alle cinque di mattina, se non restavo a dormire dal cliente di turno. Quando vivi in una baracca di legno e cartone, una stanza d’albergo qualsiasi appare come una reggia. E io ero brava, sul palco e a letto. Ero la più richiesta e la più pagata. E, quando il cliente era giovane e prestante, mi prendevo anche un po’ di più di quanto pattuito: tutto il piacere che riuscivo a trarne era mio. Gratis.”
– Alla prossima, Giada.

MANCA POCO ALLA FINE DELL’ANNO! BUON ANNO!

#FIGLIADINESSUNO BLOGTOUR: 4 TAPPA

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Quali sono i temi affrontati in Figlia di nessunoI temi trattati sono principalmente la forza e la caparbietà nel percorrere la vita, nel combattere con qualunque mezzo le difficoltà oggettive dell’ambiente in cui si nasce e si è costretti a vivere e il superare ogni ostacolo senza vacillare, cosa che la mia Nivea sa fare molto bene. Il romanzo lo considero in parte una “costola” del mio primo romanzo, Nient’altro che amare (Edizioni Cento Autori), pubblicato nel 2012. In Nient’altro che amare la protagonista, Maria a’zannuta, supera le brutture della vita e l’emarginazione a cui viene costretta dal suo stesso paese attraverso l’amore che non può fare a meno di provare per le sue creature e per gli uomini con cui li ha avuti. In questo primo romanzo, Zannuta usa l’amore come arma di riscatto. In Figlia di nessuno, invece Nivea non si concede che una volta sola, il “lusso di amare”. Quasi fosse una sorta di premio che la vita le deve dopo tanto lottare.

Sei di origini brasiliane e per la promozione del romanzo è stato organizzato anche un quiz sul Brasile. Che rapporti hai con questo Paese? Quando lo hai visitato l’ultima volta? Come ho accennato nella prima domanda, sono nata in Brasile, per anni ho sognato, sperato, anelato di poter un giorno visitare quel paese e a trent’anni mi si è presentata la possibilità di andarci a vivere per un certo periodo di tempo. Ho vissuto in Brasile per tre anni. Tre anni di grande difficoltà – il Brasile si affrancava allora da una lunga dittatura, vivendo una situazione politica critica e un tasso di povertà e violenza immensi, contro un’Italia che ancora doveva entrare in quello che sarebbe stato il lungo periodo di recessione degli anni ’90 – ma anche di indicibile bellezza. Ho studiato la lingua con una pignoleria inusuale (io parlavo già bene il francese e l’inglese, strumenti di lavoro) e ho cercato anche di studiarne la letteratura e comprenderne usanze e credenze. Non in maniera approfondita, purtroppo, il tempo per farlo è stato pochissimo. Ma il Brasile, i suoi profumi, la lingua meravigliosa, i volti delle persone mi sono rimasti dentro. Per anni guardavo ogni programma, saccheggiavo la rete alla ricerca di telenovelas o documentari sul Brasile. E ancora oggi, ne sento la mancanza quasi fisica. Purtroppo non sono mai più potuta tornare. Ormai sono venticinque anni che manco e la saudade si fa ogni giorno più forte.

<<<L’INTERVISTA COMPLETA QUI>>>

A NATALE PUO’ SUCCEDERE: UN MIO RACCONTO PER INSAZIABILI LETTURE BLOG

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Insaziabili Letture – bellissimo blog di letture, recensioni, presentazioni e scritture di qualità – ospita un mio racconto di Natale, A Natale può succedere,  per la serie Romantic Xmas. Sono commossa ed emozionata per la bellezza della cover che hanno ideato graficamente a supporto del mio testo.

Una storia di Natale d’amore Over 50, di rinascita e di speranza.

A voi l’incipit:

Succede così, ogni volta, ogni anno. È una sorta di rituale, di tradizione intima e intensa. Raccogli le scatole impolverate dalla cantina, le apri e subito l’odore zuccheroso e stantio del Natale ti aggredisce. Siamo di nuovo qui, pensi e improvvisamente l’anno appena trascorso ti passa davanti come in un film: la festicciola di compleanno di tuo figlio, il carnevale, il viaggio fatto a Pasqua, l’estate e i gavettoni di ferragosto. Tutto sembra ormai lontano eppure sono trascorsi solo pochi mesi.

Per decorare l’albero ci vuole metodo.

Ecco perché in genere non voglio aiuti. I bambini amano giocare con i festoni e con le palline, ma confondono le idee e ti distraggono da quella che in fondo è una consuetudine intima e solitaria. Prima ricostruisci l’albero, rigorosamente finto perché quelli veri in vendita nei vivai mi intristiscono e mi fanno sentire a disagio. Sono anime imprigionate tra tronco e spine e anche solo il pensiero di violarlo appendendo tra i rami lucine e festoni e vederle lentamente morire con quei trucchi addosso, quindi gettarle nella spazzatura dopo l’Epifania mi ha sempre fatto inorridire.

Appena l’albero è pronto, è la volta delle lucine. È sempre il momento meno piacevole di tutta la celebrazione. Una di quelle incombenze che devi svolgere e che quindi fai alla svelta, per liberartene il prima possibile. Sembra quasi che quelle lucciole di vetro che brillano a intermittenza mi brucino nelle mani per davvero. Ma devo resistere all’impulso di disfarmene buttandole sull’albero a casaccio mentre invece mi impongo di posizionarle con una certa simmetria, facendo in modo che tutti i lati e tutti i rami sia davanti che dietro abbiano la loro giusta illuminazione. E quindi srotolo i fili imprigionati tra loro, poi una volta tesi e liberi li accendo a uno a uno. È un lavoro noioso, che mi porta ogni anno a biasimare me stessa “se li avessi sistemati per bene anziché raccoglierli alla rinfusa l’anno scorso, oggi non starei a perdere tanto tempo a districarli!” mi dico. Ed è lo stesso pensiero tutti gli anni. Esattamente come quello che però spingo lontano con fastidio, conscia del fatto che tra soli venti giorni sarò di nuovo qui, a raccogliere con fretta brutale ogni cosa e por tornare a nascondere, nelle scatole in cantina, questa festa di colori e di lucine. Allora sarà già passato il Natale, avrò già aspettato con ansia il Cenone e avrò già brindato al nuovo anno.  I miei figli avranno già aspettato che le giornate di vacanza dopo San Silvestro scivolino via inesorabili fino all’Epifania e la scuola si sarà già riaperta anche per loro.

Perché devo sempre pensare al dopo?  mi chiedo e non posso resistere alla tentazione di guardare avanti nel tempo

<<<LEGGI TUTTO IL RACCONTO QUI>>>

Grazie, Insaziabili Letture!

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#FIGLIADINESSUNO BLOGTOUR: 3° TAPPA SU SOGNANDOLEGGENDO

Meraviglioso approfondimento sull’ambientazione di Figlia di Nessuno a opera del Blog Sognando Leggendo che ha ospitato la 3° tappa del Blog Tour dedicato al mio romanzo. Leggetelo perché è davvero molto interessante e accuratissimo. Un grazie caloroso e riconoscente alle autrici della recensione e dell’approfondimento sul Brasile.

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Ambientato a Rio in una delle tantissime favelas che caratterizzano il lato più povero di questo grande paese che è il Brasile, la protagonista e voce narrante della storia, Nivea Maria Gonçalves Mello Branco racconta la sua vita partendo dai ricordi della sua tribolata infanzia con una sfortunata madre, povera e disillusa.

Uno sfogo sommesso quello di Nivea che nasconde una grande furia interna contro le ingiustizie della vita. Di quella giovane donna che era stata sua madre, costretta ad arrancare per sopravvivere, arrivando purtroppo a prostituirsi pur di riuscire a mangiare lei e la sua figlioletta.

Nivea racconta, come un fiume in piena, tutti i ricordi della sua travagliata vita, una vita miserabile che malauguratamente, per un bel po’ di tempo, ripercorrerà la stessa strada seguita dalla madre; ci parla del suo lavoro come ballerina di sala e il suo prostituirsi, il suo concedersi per denaro agli uomini: belli, brutti, nullità o potenti. Lo racconta con sentimento, con vigorosa intensità ma traspare chiaramente come nel suo cuore ci sia solo un grande vuoto, tanto disprezzo e rammarico.

Leggere questo piccolo, breve romanzo, è stato facile e veloce proprio come fa un improvviso soffio di vento nel trascinar via le foglie dagli alberi. Amneris Di Cesare, ha scritto un romanzo che racchiude in sé il grido di una donna tormentata, provata dalle vicissitudini della sua intensa breve vita. Un romanzo contemporaneo paragonabile a quanto ogni giorno si sente su i vari casi quotidiani che interessano le donne. E purtroppo molto spesso, troppo, non sono notizie confortanti.

Nella sua figura, Nivea mi ha ricordato un po’ una novella Evita Peron, forte e battagliera. Una donna immagine che dal suo uomo del momento, potente e politicamente impegnato, viene condotta a parlare alla povera gente rimasta in quelle favelas per promuovere la sua campagna elettorale. Una sorta di burattino di belle sembianze, pronto ad essere manovrato per fini politici ed elettorali, riuscito a fuggire dalla piaga di una vita povera e a trovare un posto in una società più ricca. Una donna portavoce di una inconsapevole maggioranza disgraziata, nella mani di un governo incapace di dar loro i giusti diritti.

<<<<Il resto dell’articolo qui>>>>

Ricordiamo brevemente le tappe del Blog Tour Figlia di Nessuno:

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28 novembre 2016

Prima tappa: Sognando tra le righe

Presentazione del blog tour, del romanzo e dell’autrice, recensione

5 dicembre 2016

Seconda tappa: I miei sogni tra le pagine

I personaggi – Foto e citazioni

12 dicembre 2016

Terza tappa: Sognando leggendo

L’ambientazione – Alla scoperta del Brasile

19 dicembre 2016

Quarta tappa: È scrivere – Community per scrittori

Intervista ad Amneris Di Cesare

REGALO DI NATALE: SONO SOLO SCARABOCCHI

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All’inizio scrivevo solo poesie.
Non riuscivo a utilizzare nessun’altra forma di narrazione.
E poi le amavo.
Le ho amate da sempre.

In prima elementare, credo, mi presentarono una poesia. Era di un tal Giosuè Carducci. Parlava di nebbia, di vino, di profumi dell’inverno. Lo ricordo perché era strano quel nome, “Giosuè”, e da quelle parole, davvero, riuscivo a sentirne gli odori e immaginarne i colori. Ricordo anche ciò che pensai in quel momento: “Scusami, Signor Giosuè, ma da questo momento, questa poesia è mia. Non ti appartiene più. Mia.” Non sto inventandomi nulla, l’ho davvero pensato e per anni, l’unica forma sul serio di arte che potevo reputare tale nella scrittura era la poesia.

A 9 anni, alla vigilia del giorno della festa della mamma, scrissi la mia prima poesia. Breve ma intensa. L’unica che ancora oggi io mi ricordi a memoria:

Mamma

E’ sempre colei che ti perdona.
Sempre pronta a consolarti col suo dolce sorriso
Non darle dispiaceri,
Ella soffrirebbe tanto
E avrebbe sempre gli occhi velati di pianto.

Dopo averla scritta, orgogliosa la mostrai alla maestra. Lei mi chiese da chi l’avessi copiata. Le dissi che l’avevo scritta io e la maestra non solo non mi credette ma mi mise in punizione e mi diede una nota sul registro. Dovette intervenire mia madre per farmi togliere la nota e soprattutto riabilitare la mia “arte” alla maestra.

Con la mia amica del cuore delle medie, Monica, eravamo innamorate di Jacques Prévert. Lei era più fortunata, però, perché nella libreria di sua madre aveva trovato un cofanetto rosso, di quelli eleganti, rilegato in oro e velluto, contenente tre piccoli volumetti con tutte le sue poesie. Quando andavo da lei al pomeriggio a studiare, sgattaiolavamo in salone e aprivamo la teca dei libri “rari” e rubavamo quel cofanetto, poi di nascosto, quasi un’avventura proibita, ci nascondevamo in camera sua a declamare quei versi.

Immense et rouge
Au-dessus du Grand Palais
Le soleil d’hiver apparaît
Et disparaît
Comme lui mon coeur va disparaître
Et tout mon sang va s’en aller
S’en aller à ta recherche
Mon amour
Ma beauté
Et te trouver
Là où tu es.

Le leggevamo in italiano, ma cercavamo di recitarle anche in francese. Credo che la mia passione per quella lingua, da me così amata negli anni della mia giovinezza, sia dovuta proprio alle poesie di Prévert, ma non solo. Al liceo – linguistico ovviamente – scoprii Guillaume Apollinaire e le sue poesie dalla grafica particolare e fu una folgorazione. Lo ritenni un genio e lo amai come forse non ho amato nessun altro poeta.

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Del resto chi ha la capacità di immaginare, ideare e realizzare calligrammi del genere è qualcosa che va molto oltre il genio. Lasciatemelo dire.

Insomma, Prévert, Apollinaire ma anche Baudelaire. E gli italiani: Cesare Pavese – immenso e amatissimo sopra qualunque altro autore – Salvatore Quasimodo, Alda Merini. I miei “Amici Poeti”. E mentre ascoltavo le lezioni di letteratura inglese, francese e italiana (ovviamente) in un quaderno che avevo preso in prestito dallo Zibaldone di Leopardi, buttavo giù scarabocchi e parole. Da lì il titolo di questo blog e della raccolta che oggi è uscita.

Sono le mie parole più intense. Quelle che mi derivano dall’anima. Quelle che, un giorno pensavo, avrei inanellato e poi indossato come una collana. Frammenti di specchio attraverso i quali osservare la vita. E che mi sono regalata in forma di ebook e di libro.

Oggi esce Sono Solo Scarabocchi. Poco più di 50 poesie dei miei anni verdissimi. Parole che amo ancora moltissimo. E il libro del quale sono più emozionata. In ebook e in carta. La consulenza grafica sia per la cover – magnifica – che per l’ebook e il libro è stata realizzata da Luna di E’ Scrivere.

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#SHADOWHUNTERS: IL 2 GENNAIO E’ QUI CHE ARRIVA!

 

Dai, su, che manca pochissimo.
Poi riprenderemo a sclerare sulla #Malec, sulla #Clace, sulla #Sizzy, sulla #Saphael, sulla #Climon e tutte le altre ship che riusciremo a immaginare!

Intanto ecco a voi altre giffine:

GIULIO MOZZI, INTERVISTATO PER IL BLOG WWW.BABETTEBROWN.IT

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5. Chi ti conosce e ti segue da tempo (vedasi la sottoscritta) sa che sei un lettore assiduo e particolarissimo, non leggi “cose banali” o semplici. Come scegli le tue letture? E quanti libri all’anno? Leggo parecchio per studio. Non seguo particolarmente le pubblicazioni del tempo presente. Da un decennio scandaglio gli anni Sessanta e Settanta, secondo me – checché se ne dica – molto interessanti. Come tutti, vado per contiguità e continuità: se un’opera di Tizio mi interessa, cerco un’altra opera di Tizio; se so che Tizio andava sempre a cena con Caio, cerco un’opera di Caio. E così via. È come un domino infinito.

51im8xtsogl-_sx350_bo1204203200_6. C’è un genere letterario che prediligi? E perché? E se invece non c’è, perché? Rispondo al contrario: ogni genere letterario ha un suo specifico immaginario; a me interessano pochissimo gli immaginari del giallo e del fantasy. Mentre, tanto per fare degli esempi, l’immaginario teologico e cosmologico mi interessa moltissimo, l’immaginario funebre e macabro idem (ma non l’horror). Quanto al perché, mi pare evidente: la fine del mondo e il morire sono cose che toccano tutti; i delitti e i draghi no.

7. Esiste una forma di lettura “critica” che si differenzia da una lettura “di evasione”? E se sì, quali sono le differenze, secondo te? Le differenze stanno nella competenza (un lettore “critico” è un lettore che, oltre a leggere un’opera, vede come è fatta) e nell’attenzione (anche un lettore “critico”, se deve fare un lungo viaggio in aereo con code, attese, imbarchi, sbarchi, transiti, reimbarchi, eccetera, legge solo per passare il tempo – ossia per “evasione”).

Qualche tempo fa un bambino di undici anni, che si era appena letto (per intero) Il conte di Montecristo di Dumas, richiesto da me di un riassunto della storia cominciò dicendo: “In fondo, è la storia di una vendetta”. Questa capacità di sintetizzare l’intera complicata vicenda in una frase è già, secondo me, un bel segno di capacità critica.

<<<LEGGI L’INTERVISTA COMPLETA>>>

#FIGLIADINESSUNO: 2 TAPPA DEL BLOG TOUR

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Oggi 2 Tappa del BlogTour di #FigliaDiNessuno. A ospitarla, I miei sogni tra le pagine, bellissimo blog che ringrazio immensamente per lo spazio dedicato. L’argomento? I Personaggi di FigliaDiNessuno. Siete curiosi di vedere i volti che mi hanno ispirato le loro storie? Li potete vedere qui. Enjoy!