#XF9 L’AVVENTURA RICOMINCIA

[MOMENTO #XF9 MODE ON]

 

11933433_1044765825541744_9073588859405854705_n

 

Troppo bella questa graph-pic!

 

[MOMENTO #XF9 MODE OFF]

Dikotomiko feat. Amarganta: L’Occhio Ribelle di Giulio Questi

amnerisdicesare:

Perché AMARGANTA non è solo NARRATIVA, ma anche SAGGISTICA, e di quelle più originali e volitive…

Originally posted on dikotomiko:

Un surrealismo bastardo e istintivo, caratterizzato da un’autorialità pura e prepotente, ma germogliante dalle paludi del cinema commerciale più ottuso. Le opere di Giulio Questi nascono e muoiono in una terra di nessuno che è propria di pochi. Mirano ad altissime vette tuttavia si sporcano con le pratiche dell’exploitation a basso costo. La cultura popolare è reinventata e assurta a nuova forma espressiva, sfrutta codici e stilemi di genere, acquista nuovo senso. Lo stile non è da meno. Svincola dalle regole della grammatica cinematografica, ne riformula il linguaggio, nella narrazione, nella composizione delle inquadrature e soprattutto nel montaggio. Una genialità silenziosa, che si muove sottopelle, attraversa il substrato del cinema nella sua interezza, in tutte le sue forme: esistenzialismo, teologia e puro spirito di intrattenimento. L’Occhio Ribelle di Giulio Questi, di Andrea Schiavone, edito da Amarganta.

giulio questi

View original 90 altre parole

QUANTO E’ DIFFICILE, A VOLTE, VOLERSI BENE (2)

images

 

Non ho mai preteso niente nella vita.
Mi sono sempre accontentata.
Ho sempre accettato tutto quello che mi veniva dato, anche il brutto e il bruttissimo, prendendo ogni cosa come un dono.
Non ho mai chiesto.
Forse, mi viene da pensare,  non ho mai davvero lottato per qualcosa in cui credevo e che volevo ardentemente.
Ho sempre lasciato fare.
Adesso non sono più capace di volere.
Nemmeno di desiderare
:/

MIRA DRITTO AL CUORE CANDIDATO @PREMIO_SINBAD DI BARI

Screenshot 2015-08-21 15.29.54

@Premio_Sinbad @AmnerisDiCesare @RunaEditrice

Mira dritto al cuore, edito da Runa Editrice, candidato al Premio Sinbad Editoria Indipendente di Bari.
Grazie a Runa Editrice per aver creduto in questo romanzo.

#ioleggodifferente #premiosinbad #narrativaitaliana

mira-dritto-al-cuore-cop-fronte-MQ

 

Una vacanza studio in America svanita sul più bello, un soggiorno di ripiego in un villaggio vacanze. Inizia così l’estate di Sarah, adolescente insoddisfatta e perennemente imbronciata. “Gli amori estivi non durano”  dice sempre sua madre, ma la sentenza si inclina dopo l’incontro con due animatori, Thomas burbero aspirante archeologo di origini britanniche e Rudy seduttore dalla simpatia irresistibile.

Sotto l’ombra di un pino marittimo, su uno spicchio di spiaggia candida, davanti al mare di Sicilia, Sarah vivrà i palpiti di una passione che non vorrà saperne di passare per semplice amicizia. Il desiderio sopito  cavalcherà gli anni e condizionerà le sue scelte di donna nel bene e nel male.

Perché l’amore, in fondo, non è altro che un revolver che spara pallottole di pura emozione, un’arma che mira dritto al cuore.

Un romanzo d’amore e d’amicizia, un percorso che punta alla soluzione di una delle questioni più sfuggenti di sempre:  quando un uomo e una donna possono davvero dirsi “soltanto buoni amici”?

10286805_500350840092852_4247189687050946580_o

QUANTO E’ DIFFICILE, A VOLTE, VOLERSI BENE

images (3)

Avrei voglia di camminare per la mia città deserta a Ferragosto.
Oppure fermarmi con un paio di amici a bere un aperitivo e spizzicare qualche salatino, parlando di cazzate.
Oppure passeggiare per vecchi mercatini dell’usato e comprare un oggetto bizzarro per la casa
Magari provare l’ebbrezza di salire in cima a una montagna e ascoltare il gorgoglio di un fiume che corre a valle.
Chissà, magari una corsa in bicicletta in mezzo a campi riarsi dal sole.
Giocare con i miei figli, ancora piccoli, al parco dietro casa, ascoltando una cicala lontana gracchiare.
Avrei voglia di cose banali, semplici ma assolutamente spontanee.
E soprattutto serene.
Le cose semplici e banali sono sempre lussi impagabili.

 

SELF-PUBLISHING VS. CASE EDITRICI: CONSIDERAZIONI DI UNA NEOFITA

download

Queste QUI SOTTO erano due considerazioni fatte PRIMA di self-pubblicare scritte sul mio facebook.
In realtà, a parte la NON voglia di autopromuovermi, per pigrizia, perché non sono un tipo aggressivo che va dalla gente a dire “Ehi, compra il mio libro che è bellissimo!”, la self-pubblicazione è un’esperienza totalmente positiva. Certo, non hai il libro di carta – se pubblichi solo ebook e non con anche il POD (Print On Demand) – ma magari hai voglia di farti leggere senza aspettare risposte e tempi di uscita delle CE, magari hai solo voglia di lanciare nella rete ciò che scrivi, insomma, indipendentemente dai guadagni (che comunque per alcuni sono alti), la self-pubblicazione è un’alternativa più che valida e credo che piano piano prenderà sul serio – se non lo ha già fatto – il primo posto in assoluto nel campo dell’editoria digitale (e non).

Io a settembre ci riprovo… per dire.

 

RIFLESSIONE N.1

#‎SelfPublishing‬
Ok, mi dico, proviamo.
Voglio anche io self-pubblicare.
Mi scelgo il romanzo inedito più carino del mio HD e provo a informarmi.
Amazon, Narcissus & co.
Il testo va editato.
Va fatta la copertina
Va fatto l’epub
Va scritta la quarta
Va scritto il comunicato stampa per l’annuncio.
Va caricato sul web.
Va ottimizzato e promosso.
E tutto questo ha un costo.
Direi che una CE che si occupa di questo e mi dà una percentuale sugli utili vale la candela e molto, molto di più.
‪#‎FineSelfPublishing‬ ‪#‎Experience‬

 

RIFLESSIONE N.2

#SelfPublishing
Comunque, una riflessione sulla pubblicazione “self”:
Ragazze/i che avete pubblicato in autonomia, senza le “spalle coperte” da una CE, piccola o grande che fosse, la mia più totale e immensa stima.
Ci vuole un coraggio immenso.
Con una CE, piccola o grande che sia, sai di esser stato/a selezionato/a, quindi la responsabilità è comunque quella della CE e di chi per essa.
Vendite sì = il testo è bello, tu sei l’Artista;
Vendite no = è colpa della CE che non ti ha saputo promuovere bene, la copertina non era abbastanza ficcante, l’editing, l’impaginazione bla bla bla…
Recensioni belle = il testo è un capolavoro, tu sei un Genio.
Recensioni brutte = tutta invidia, che tu sei stata selezionata free da una CE e c’è chi ancora resta al palo.

Insomma, se pubblichi con CE, hai le spalle un tantinino più coperte.
Se pubblichi da solo, tutto questo te lo cucchi tu.
E indipendentemente da quanto sia bello o brutto il testo, da quanto sia efficace il tuo marketing casalingo, sei tu e il resto della rete, come un volo con il bunji jumping.

Ho appena buttato in rete un mio racconto/romanzo breve.
Sto a farmela sotto dalla paura.
E non sono di primo pelo.
Mi sa che torno sul pannello di controllo e lo cancello
Vabbe’, piccola riflessione di venerdi sera…
#FineSelfPublishing #Experience

MOMENTO AUTOREFERENZIALITA’ [MODE ON]

11713170_1036674446352183_1666436749_o

 

E’ uscito il 3 luglio, pubblicato in self-publishing con Narcissus.
E’ sempre stato in classifica tra il 5 e il 9 posto della categoria “Relazioni di coppia”
Continua a mantenere una solida posizione.
Questo piccolo anatroccolo mi darà grosse soddisfazioni, lo sento…

Screenshot 2015-08-14 21.21.50

 

Su Amazon.it
http://www.amazon.it/Duel-Amneris-Di-Cesare-ebook/dp/B010WF55KC/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1439581566&sr=1-1

 

Screenshot 2015-08-14 21.55.02

Su Kobo
https://store.kobobooks.com/it-IT/ebook/duel-9

IL FASCINO DISCRETO DELLA TRADUZIONE

10154361_1026832717336356_5876603008460286371_n

Tradurre dalla mia lingua madre all’inglese è sempre stata una sfida quasi inaffrontabile. L’ho fatto, per carità, ma se proprio dovevo (e devo) usare l’inglese, preferisco a quel punto scrivere “a braccio”, senza essere ingabbiata da un testo altrui, e soprattutto senza dovermi porre il problema del restare fedele al testo da tradurre.  Sono abbastanza umile per poter affermare che non è cosa per me.

Fattore differente il tradurre dall’inglese alla mia lingua madre, l’italiano. Mi è sempre piaciuto. E anche quando lo facevo per lavoro, o nel corso dei lavori che ho effettuato in gioventù, ho sempre cercato, per quanto tecniche le traduzioni fossero, di dare loro un senso letterario, un’armonia che permettesse a chi leggeva di non accorgersi che il testo era tradotto.

Ma di tradurre romanzi scritti da altri, beh, no. Non mi è mai passato per la testa. Non so perché. Non che non mi sarebbe piaciuto, ma per anni questo pensiero è rimasto lì, latente, un po’ abbandonato e dimenticato in un angolo della mia mente.

Finché non ho letto lei. Marie Sexton.

Marie Sexton, diciamolo subito, scrive libri particolari. Sono libri Male/Male. Storie d’amore e vita di coppia tra uomini. Romanzi a volte delicati e dolcissimi, a volte di una crudezza e violenza indicibili. Non ha mezze misure, Marie Sexton, non ha freni per quanto riguarda la fantasia, la creatività, l’inventiva.

Una delle cose belle dei libri di Marie Sexton è che non sono solo “pucci-pucci“, (trad.: romanticismo grondante) o sesso sfrenato fine a se stesso, come parecchi M/M che in questo ultimo periodo mi è capitato di leggere. In ogni suo romanzo c’è un argomento sociale di sottofondo: sia esso la discriminazione, la violenza domestica, il tradimento, la dominazione, l’HIV e l’AIDS, l’abbandono famigliare, la non accettazione di sé, il nascondersi e il fingere di essere chi non si è in realtà, Marie Sexton in ogni suo libro tratta questi argomenti con perizia e naturalezza, dando vita a personaggi credibili, tridimensionali e soprattutto veri, immersi nel reale quotidiano.

Di Marie Sexton ho letto quasi tutto, cominciando dalla Coda Series (dove è presente  Cole, personaggio magnifico ed esilarante che consiglio di conoscere a chi possa essere interessato a letture di questo genere, e Angelo, il mio preferito in assoluto) per finire ai racconti brevi, che spesso lei mette a disposizione sul suo sito web.

E ho conosciuto Josh e Rad. Ora, i due racconti/romanzi brevi (si tratta di un primo testo breve di 30 pagine Il Capitolo 5 e il maniaco dall’ascia vibrante,  e di un secondo di 65 L’appartamento 14 e quel diavolo vicino di casa) nei quali questi due si ritrovano a muoversi, possono sembrare davvero troppo corti perché valga la pena leggerli e invece, quando ho terminato di leggere il testo in inglese ero talmente entusiasta della storia dei due che ho sentito subito l’impulso di tradurli e farli conoscere a un pubblico italiano.

Sono stata fortunata: Amarganta, la Casa Editrice con la quale collaboro ha acquisito i testi dall’autrice e mi ha affidato la loro traduzione.

E’ stata un’esperienza nell’esperienza. Non già per il fatto che ho dovuto rileggermi e rileggere la storia non so più quante volte, ma perché ho scoperto che tradurre è meraviglioso. E’ esaltante allo stesso modo e forse anche di più rispetto allo scrivere personale. Perché  sei costretto a entrare nel testo, a ogni parola che traduci devi porti il problema di come l’autore ha scritto quel passaggio, perché lo ha fatto, e come rispettare l’apporto creativo dell’autore senza tradirne il significato e però al contempo renderlo efficace a livello narrativo anche in italiano. E’ un processo di smembramento del testo e di ricostruzione.

Ho amato tradurre la Sexton.

Poi è arrivato Un soldato in più. Lo avevo letto e ne ero rimasta distrutta. E’ un libro struggente e complesso, la stessa Sexton racconta si trattava di un racconto non suo, ma scritto da Ethan Stone e non riuscito come voleva l’autore, che lei prende a prestito e poi rielabora in maniera totalmente diversa. Ethan Stone leggendolo glielo regala e non ritiene sia il caso pubblicarlo insieme a lei perché ormai un racconto totalmente diverso da quello originale.
Un soldato in più è ambientato alla fine degli anni ’60, in quegli anni in cui la guerra del Vietnam imperversava; conflitto che avrebbe letteralmente annientato un’intera generazione di ragazzi dai 18 ai 20 anni, morti in un paese e per una guerra che non avrebbero mai compreso e in condizioni disumane. Will e Bran vivono la loro storia di amore e iniziazione all’amore a pochi giorni dalla partenza per il fronte di uno dei due. Tutto il testo è permeato da un senso incombente di tragedia imminente, di malinconia e di timore, e sebbene non un testo difficile, non facile da rendere al meglio in italiano. Will è un meccanico non istruito, che racconta in prima persona con il linguaggio semplice e spiccio di chi nella vita è abituato a fare piuttosto che a riflettere. Bran invece è il ragazzo vivace, impulsivo e forte nei suoi 18 anni di vita ancora non vissuta appieno. Ho dovuto tenere conto di questi aspetti e del testo che in inglese era volutamente a volte semplificato nei giri di parole e nelle descrizioni. Pur non mantenendo la traduzione letteraria, ho dovuto dar voce a Will in modo che non risultasse troppo forbito.

Il risultato, credo, sia buono. Del resto la storia e il modo in cui la Sexton la racconta è, a mio avviso, fantastico nella sua semplicità cruda. E il finale è… beh. Non vi anticipo nulla.


11813266_1629125430698749_6659818254619503734_n

Ho affrontato anche un’altra autrice, Indra Vaughn, questa volta una scrittrice dall’inglese duro, tagliente, non sempre facile da rendere senza tradirla almeno un poco. Il suo romanzo “Hooked” (in inglese “agganciato”, “rimorchiato” ma anche “ossessionato” e con l’assonanza con Hooker, “prostituta”) tradotto per Amarganta come “Ossessionato” .

La storia mi ha rapito fin dalla prima lettura a cui sono seguite molte altre. Non sono riuscita a smettere, mi sono ritrovata catapultata nella vita di Robin, nelle sue inquietudini, indecisioni. Mi sono identificata nelle sue domande, nel suo incessante e incredulo domandarsi perché dovesse correre dietro a Tyler, il prostituto bellissimo rimorchiato per una “botta e via” in un club e di cui, invece, si innamora all’istante. E sebbene Tyler lo si detesti a ogni parola e gesto che compie, non si può fare a meno di adorarlo nonostante la crudeltà e perfidia che dimostra in ogni pagina. Finalmente un romance dove uno dei protagonisti non è “indomito, ribelle, e volitivo” e il suo antagonista non è “duro ma gentile, tenace ma delicato, orgoglioso ma sensibile” ma mostra di essere esattamente ciò che è: un cinico seduttore. Consigliato a chi ama le letture MM non convenzionali.

Tradurre questo è stato più difficile. Non tanto per la lingua e lo stile quanto per il riproporre e riprodurre fedelmente quel senso di angoscioso dilemma che permea tutto il narrato. Spero di esserci riuscita.

download

Di Indra Vaughn sto ultimando in questi giorno la traduzione di “Dust of Snow“, un romanzo natalizio che uscirà per Amarganta alla fine di Novembre. Protagonisti sono Gregory, che di cognome fa Peck come il grande attore americano scomparso ma che assomiglia, nei tratti, piuttosto a un giovane Robert Redford, e il Signor Montgomery, un direttore dell’ufficio vendite dell’azienda dove lavora Greg e che avrà molto da “lavorare” per vincere la poca autostima di Greg e il suo cuore ancora sanguinante per la rottura con l’ex-compagno David. Un romanzo ambientato nel mondo del lavoro, con tematiche importanti quali l’omofobia e l’autostima a livelli bassi, trattato con ironia e leggerezza. Sono sicura che piacerà molto.

Ho nel cassetto altri tre romanzi interessanti di genere MM e sto aspettando una risposta invece per una trilogia romance MF bellissima anche se anticonvenzionale, con tematiche importanti e dolorose. Spero che tutti i miei progetti vadano in porto.

CIAO FABIO

971441_594210650617719_370740262_n

Avevo due post allegri da scrivere. Erano notizie belle, per me.
Poi una notizia ferale.
Fabio è davvero morto? Vai subito sul gruppo di Fiae su Facebook!

Fabio.
Fabio Musati.

E’ da ieri mattina che la mia testa è vacua. Faccio cose, leggo, parlo, rido persino – perché devo farlo  – ma non ragiono tanto bene.

Fabio.
Oddio, no. Non lui…
e allora chi?
Non lo so. Lui no. Lui è impossibile.

Perché Fabio era un vulcano in eruzione. Forte, attivo, vigile. Attento. Sempre pronto a prendere le battaglie del sociale con le mani come le corna dei tori certi toreri. Perché Fabio c’è, aspetta che scrivo a Fabio che ho questo problema, adesso parlo con Fabio di questa cosa. Adesso chiedo a Fabio che ho questo dubbio.

Fabio.

L’ho conosciuto sul forum WMI undici anni fa. Ci parlavamo poco, a dire il vero, io interagivo con tutti, chiacchieravo su quel forum con tutti, ma con lui non particolarmente. Ci scambiavamo pareri. Poi mi mandò via mail un racconto, che mi piacque molto. Un altro, su Babbo Natale molto meno. Non lo avevo capito. Ma all’epoca ero un’ottusa, facevo fatica a capire la metà delle cose che leggevo. Ci scambiammo consigli, e qualche link – io ero uno scandaglio della rete molto efficace – su manuali di scrittura online gratuiti.
Un giorno, la protesta. Corale, su quel forum.
Non eravamo d’accordo su certe decisioni dei moderatori.
Ci parlammo via messaggi privati, raccontandoci della reciproca intenzione di andarcene da lì.
“Dobbiamo fare qualcosa. Ce ne andiamo e poi? Dove andiamo? In un altro forum uguale a questo?” disse lui.
“Apriamocene uno per conto nostro” proposi io.
Con noi, Marianna De Lellis.
“Ci vorrà un nome. Come lo chiamiamo ‘sto forum?”
Forum Indipendente Autori Emergenti”
“F.I.A.E.?”
“Caso mai, poi lo cambiamo. Tanto, quanto durerà? Due mesi? Un anno? Se poi resistiamo, ne troviamo un altro più d’impatto”
“Ok. Ci vorrà anche un manifesto…”

Uno spazio libero, autonomo, gratuito, autogestito, indipendente da sponsor di qualunque tipo,
che abbia come finalità la collaborazione e l’aiuto reciproco tra autori esordienti.
Uno spazio accessibile anche a lettori che vogliano commentare criticamente gli scritti degli autori.
Un gruppo di lettura critica, un laboratorio di scrittura autogestito.
U
n angolo libero per scambiarsi informazioni, consigli, link, bandi di concorso,
recensioni inerenti la scrittura, la poesia, ma non solo.
Tutti i partecipanti sono gestori, responsabili dei propri scritti,
Nessun capo, nessun condottiero.
Un posto dove stare principalmente insieme.
Senza clamori ma in pacata armonia”

Aprii su FreeForumZone il FIAE in cinque minuti.
Quello che doveva durare sei mesi/un anno è continuato per dieci anni. In questi dieci anni, circa una trentina di autori che si sono avvicendati in questo gruppo di lavoro e “famiglia”, hanno vinto premi letterari prestigiosi e pubblicato non a pagamento almeno una volta (alcuni anche due e tre). Abbiamo creato insieme due libri, Code di stampa e Dodicidio.
Abbiamo lavorato insieme. Siamo cresciuti insieme. Abbiamo imparato insieme.
E Fabio sempre presente.
Sempre pronto a dare risposte.
Laconiche. Che spesso ti facevano incazzare perché erano lapidarie.
Ma davano risposte e avevano senso.

Fabio odiava le regole e le tecniche di scrittura.
Io insistevo sul fatto che le tecniche bisognasse impararle per poi metterle da parte e magari trasgredirle.
Litigavamo in maniera furente per questo.

Fabio non faceva editing ai testi degli altri. Non sapeva farlo, diceva.
Però voleva il mio parere. Anche se sapeva che molte delle cose che scriveva a me, come le aveva scritte, non andavano bene. Io gli correggevo il testo, gli facevo vedere dove lo avrei cambiato, come e perché, lui ci rimaneva male, si metteva zitto per qualche giorno, poi postava sul forum i cambiamenti. Molti suggerimenti miei li aveva ascoltati. Ma sbuffava perché, diceva, io non lo capivo fino in fondo.
Non era vero.
Quando mi fece leggere Vera Pelle, un libro strano, forte, a tratti anche scabroso, gli dissi che era il suo capolavoro. Non era affatto il mio genere di romanzo, eppure, quel romanzo è ancora un capolavoro di scrittura e genio inventivo. Mi chiese di fargli l’editing.
“Che cosa ti edito, che è perfetto? Non cambierei una virgola!”
“Ma dai! Proprio tu? Almeno controlla la punteggiatura…”

Se ho pubblicato Nient’altro che amare, lo devo a lui.
Mio figlio aveva avuto un brutto incidente. Avevo rischiato di perderlo.
Mi ero detta:
“Ci sono altre cose, più importanti, rispetto alla scrittura e alla pubblicazione”.
Misi il manoscritto della Zannuta in un cassetto intenzionata a dimenticarmene.
Mi scrisse lui una mail, qualche tempo dopo.
“Un libro come quello non puoi permetterti di lasciarlo morire in un cassetto. Deve essere pubblicato, deve essere letto”
Gli dissi che non avevo la forza di cercarmi un editore.
Mi diede un indirizzo email e un nominativo.
Due mesi dopo avevo firmato con Cento Autori.

437635913

A luglio 2012 presentai Nient’altro che amare a Milano Marittima.
La mia primissima presentazione. Ero pietrificata dall’emozione.
Mi scrisse che si trovava per lavoro in quei paraggi.
“Posso farti da relatore?”
“E’ un onore per me, Fabio, lo sai.”
Ci ritrovammo in un Lido balneare di fronte a un pubblico nutrito di signore per bene. La più giovane avrà avuto 70 anni. La più vecchia novanta.
Il mio libro parlava di una donna che aveva avuto tanti figli da tanti uomini diversi, aveva subito parecchie violenze ed era una donna molto sensuale. Come facevo a parlare davanti a tante “nonnine”?
Iniziai a parlare della forza d’animo di Zannuta. Della volontà di essere madre di Zannuta.
Fabio intanto sceglieva le letture…
La prima: una scena di sesso.
La seconda: una scena di violenza sessuale.
La terza…
Fabio inizia a parlare:
“Perché Zannuta è calore, vigore, sensualità, carnalità… sesso all’ennesima potenza”
“Fabio…” gli dissi sottovoce…”Hai visto quanti anni hanno? Non possiamo parlare di certe cose a loro!”
“Diamo a queste nonnine un motivo per comperare questo libro!” rispose.
E devo ammettere che quel giorno vendetti tantissime copie del mio libro… proibito.

Sul forum, io, Marina Lenti, Chiara Segré, Livia Rocchi, Isabella Giomi e Cristiana Pivari spesso ci mettevamo a parlottare di cose che esulavano la scrittura. Una delle regole estreme del FIAE era che non si doveva parlare di politica o di religione, perché non volevamo litigi e soprattutto, ci si voleva bene e ci si stimava indipendentemente dalle opinioni a riguardo. Ma capitava che noi donne ci si mettesse a blaterare e a parlottare di inezie e scemenze femminili.
“Donne, smettetela di fare le galline e riprendete a parlare di scrittura” intervenne un giorno a gamba tesa Fabio.
Ci offendemmo. Ci aveva chiamate galline. Ma poi ci rendemmo conto che le galline erano tutt’altro che animali stupidi. E a noi le galline piacevano tanto.

Chiara, Livia, Marina, Francesca e Sara e io aprimmo una mailing list di supporto e scambio informazioni e aiuto a livello di scrittura, editoria e pubblicazione e l’abbiamo chiamata “coccodé list”. E noi ci chiamiamo “cocche”. Questo grazie a un commento di Fabio sul forum FIAE.

Ultimamente ci eravamo persi un po’ di vista.
Mi prendeva in giro per la mia ossessione per Mika.
Quando andai a Milano, seppe che ero in fila dalle 11:00 del mattino a Via Mecenate e scrisse su Facebook che quasi quasi sarebbe passato di lì a salutarmi e prendermi un po’ in giro per questa mia follia. Non lo ha fatto. Mi è sempre dispiaciuto non l’abbia fatto.

Guardavo le foto di Cuba, sul suo facebook, in questi giorni. Era allegro. Sorrideva. Correva con i cani randagi. Ero felice di vederlo così felice.

11846590_10207464524121613_2242075005294045518_n

Ieri mattina la terribile notizia.
Mi è venuto a mancare una colonna portante di questo mio mondo, di questa mia vita parallela che vivo sul web, ma che, come ha sempre detto Marianna De Lellis, non è assolutamente meno vera di quella reale e quotidiana. Fabio è stato ispirazione, istigazione, stimolo, sostegno.
Gli volevo molto bene.
Non gliel’ho mai detto forse, ma lui non aveva bisogno di sentirselo dire.
Quando litigammo per il finale di Dodicidio, che io volevo assolutamente scrivesse lui, lo sgridai tanto, mi arrabbiai moltissimo, ma alla fine, in qualche modo, gli feci capire che a lui ci tenevo, volevo che l’opera che aveva ideato, creato e ispirato alla scrittura di ben 12 autori ricevesse l’input del suo incipit e del capitolo finale.
Lui testardo si rifiutò.
O il finale si pubblicava come diceva lui – e all’editore non piaceva – oppure niente, non lo avrebbe riscritto.

Adesso son qui che ricordo, cerco vecchie foto in un album digitale e piango.
Non riesco a riprendermi.
Non ho voglia di niente.
Faccio cose, ma in automatico.
Penso alla moglie, l’amore della sua vita, al figlio con il quale scherzava su facebook e nelle cui conversazioni mi intromettevo a volte facendo la parte della mamma saputella…

La cosa brutta di internet è che instauri rapporti di amicizia forti e solidi con alcune persone. Ma quando succedono cose come queste, ti ritrovi a piangere da sola. Chi ti vive accanto, di loro non sa nulla, e di loro non puoi parlare. Sei solo nella tristezza dell’abbandono.
E dopo i messaggi di cordoglio e solidarietà, gli amici riprendono a postare foto di gattini e meme divertenti.
Mentre io non riesco ad aprire Internet senza smettere di piangere.

Ok, lo so.
Se Fabio fosse qui direbbe:
“smettila di frignare e riprendi a scrivere!”

Chiedo scusa per gli errori di ortografia e grammatica.
Digitare con le lacrime agli occhi che offuscano la vista non è facile.
Ciao Fabio.
Come ho detto a tua moglie ieri: Tu Sei. Non Eri. Sei. E sarai sempre.

SIRENA ALL’ORIZZONTE: RECENSIONE DI INSAZIABILI LETTURE

 

sirenainsaziabili

 

Sirena all’orizzonte è il secondo romanzo di quest’autrice che ho avuto il piacere di leggere, e anche questa volta il mio istinto ci ha perso bene!

“La passione ti brucia dentro e ti divora il cuore. Non ti dà tregua, giorno e notte. L’amore invece ti riempie, ti dà sollievo, ti riconcilia con il mondo.”

La trama ruota intorno a tre giovani ragazzi – Marco, Federico e Giovanni – alle prese con l’amore. Un sentimento forte, profondo, difficile da accettare, quasi impossibile avere il coraggio di viverlo. Siamo negli anni ottanta e accompagnati dall’hit del momento, One Night in Bangkok di Murray Head, viviamo il viaggio dei tre ragazzi e di Cecilia, la sirena che li attirerà con la sua bellezza durante un percorso senza meta. Le vite di questi quattro personaggi si intrecceranno e, attraverso dei salti tra il passato ed il presente, impareremo a conoscerli pienamente.
Marco ha bisogno di colmare quel vuoto che sente nello stomaco, è alla ricerca dell’amore, dell’amore vero. Si allontanerà da Bologna senza sapere bene il perché, lì conoscerà Luisa, una ragazza che gli cambierà la vita ma che non sarà il suo vero amore, perché Luisa ha già amato e ne è uscita distrutta: accetterà solamente una buona compagnia.
Federico è un amico di lunga data di Marco, sono cresciuti insieme ed insieme hanno progettato un viaggio senza meta, che a causa dell’allontanamento di Marco è stato rimandato. Federico è quello spavaldo, che non crede nell’amore, che finge di essere superficiale, ma che in realtà ha sempre amato ma non ha mai avuto il coraggio di ammetterlo.
Giovanni, invece, è una figura inizialmente enigmatica, non si capisce molto di lui, appare molto cinico, ma scorrendo le pagine, si conoscerà più a fondo questo personaggio bisognoso d’amore, anch’egli ferito dal passato.

“L’Amore sente l’Amore. Lo rintraccia, lo cerca per ricongiungersi con esso. Entrambi cerchiamo di fuggirlo e probabilmente questo ci avvicina.”

Tre storie si uniranno e a queste si aggiungeranno quella di Cecilia e di Luisa, il tutto su uno sfondo estivo e piacevole. L’autrice è stata capace di creare dei legami e degli intrecci coinvolgenti, capaci di lasciare il lettore stupito e ammaliato da questi personaggi. La storia è molto breve, questo porta a non affezionarsi in modo profondo ai personaggi, per questo la considero più che altro una lettura da ombrellone. Nonostante tutto, è comunque una storia piena di emozioni, fatta di puri sentimenti, capaci di trascinare il lettore con sé, con Marco e le sue fantasie, con il suo sguardo perso, con i suoi sogni. Lo stile è fresco, pulito, scorrevole, fluido, l’autrice è stata capace di farmi terminare il romanzo senza che io me ne accorgessi, questo è stato certamente un altro punto a suo favore! Amneris Di Cesare ha mirato dritto al mio cuore nuovamente, ed è per questo che consiglio a tutti gli amanti del romance questa storia, che sarà certamente capace di farvi emozionare!

Che dire, Insaziabili Letture (Biola)? Che vi voglio bene? ;)