Un dolore immenso.

Non riesco a trovare le parole. Volevo venirti a trovare, pensavo, credevo, che anche stavolta ce l’avresti fatta. Aspettavo solo di poter tornare, a sentirti dir messa, e magari, trovare il coraggio, di nuovo, di venirmi a confessare, come un tempo. Ti ho scritto tante lettere che ho ancora nel cassetto. Non le riceverai più. Ti chiedo perdono. Per non esserti stata figlia fino in fondo, fino all’ultimo. E soprattutto, spero, credo, so che sarà così, ti sappia il bene immenso che Ti ho sempre voluto. Michele, ciao. Un dolore, forte senza fine, dentro la mia anima. A.

 

Il suck di Gerusalemme, per come me lo ricordo io, che lo vidi moltissimi anni fa, era come tutti i suck delle città del Medio Oriente, un brulicare di persone e animali, un rincorrersi di colori e suoni e profumi, a volte dolciastri a volte intensissimi. Attraverso il suck, si stende la Via Dolorosa, il percorso che ogni pellegrino che intraprenda un viaggio in Terrasanta ha l’obbligo di fare, e al mescolarsi dei turisti, dei mercanti, si fanno largo piccoli gruppi che recitano il Rosario, seguendo il cammino delle stazioni della Via Crucis. E’ un tale caotico vortice di tante variegate e variopinte culture, che a stento, riuscivo a seguire – e mi sentivo per questo in colpa – il celebrante e le preghiere del mio gruppo. Ero arrivata in Israele con un gruppo di pellegrini, in quel viaggio organizzato dai domenicani della mia città. Era stato un viaggio deciso in fretta e per stizza. Il mio capo mi aveva imposto di andare in ferie. E io non avevo trovato amiche e itinerari per un viaggio di piacere che mi alletassero davvero. Poi, un carismatico frate che ogni tanto contattavo per simpatia, mi disse “Perché non vieni con me a incontrare Gesù? Se lo stai cercando, se lo vuoi incontrare veramente, lo devi venire a cercare nei luoghi dove è vissuto…” Questo invito mi impressionò. Era l’originalità, e forse anche la banalità di un’affermazione: sapevo che Dio, a ben cercarlo, lo puoi trovare in ogni luogo, ma queste parole mi frullarono nella testa per giorni interi. Finchè accettai. Inizialmente, del mio gruppo, avevo poca e timida confidenza con le mie due compagne di stanza e basta. In effetti, vedevo tutti molto compresi nella loro fede, e soprattutto molto eruditi, io mi sentivo ignorante e fuori posto. Quasi tutti sapevano recitare in latino, le preghiere più frequenti nei pellegrinaggi, e conoscevano molti passi delle scritture a memoria… io a malapena ricordavo qualche insegnamento del catechismo… mi sentivo lontana e distaccata da loro. Decisi, pertanto che il mio percorso l’avrei compiuto da sola, cercando il mio Dio all’interno del mio cuore, chiedendo a quei luoghi di mostrarmelo, quel Gesù che ero venuta a cercare, se davvero Lui si fosse voluto mostrare.Gerico, Nazareth, Bethlemme, il Mar Rosso, tanti posti bellissimi, a volte anche pericolosi, per le turbolense politiche che anche allora imperversavano, ma davvero meraviglie paesaggistiche. Padre Paolo, un frate domenicano, un esegeta giovanissimo, spiegava, quei luoghi e i tratti del Nuovo Testamento che li riguardavano, e le sue meditazioni erano davvero molto ispirate. E quando arrivammo a Gerusalemme, vidi in quei suoi occhi giovani ed entusiasti una luce, un’allegria che a stento riusciva a contenere “Gerusalemme… vedrai che bella” e come un bambino che non riesce più a sopportare un viaggio lungo e un’attesa estenuante, si affacciava al finestrino del pulman con insistenza, scostando ora di qua, ora di là le cortine parasole. E’ bellissima davvero Gerusalemme, per come me la ricordo io, un’esplosione di luce e calore. Sentivo, dentro di me, che quella terra “traspirava spiritualità” ma un senso di cupa malinconia, mi diceva nel profondo del mio intimo, che quella terra non aveva pace, e non l’avrebbe avuta in futuro. L’ultima stazione della Via Crucis, porta direttamente al portone del Santo Sepolcro. Una chiesa che immaginavo imponente come San Pietro a Roma, e che invece, ha un che di quasi anonimo. Una porticina, sorvegliata da militari armati, e moltitudini di fedeli di diverse confessioni. Cattolici, Protestanti, Ortodossi, Copti… ognuno con il suo sacerdote, ognuno con la sua veste caratteristica. La pietra della deposizione, la scala che porta al Golgota… e infine, in una specie di grotta sulla quale la basilica fu costruita, attraverso un varco angusto, il Santo Sepolcro. La coreografia e la distrazione per quelle luci e le curiosità finiscono lì. Su quella pietra liscia e fredda. Non so, cosa mi accadde. Ma capii, uscendo, che avevo imparato ad adorare il mio Dio. Una strana sensazione di estraneità ai luoghi e alle persone, una comunione di pensiero, corpo e anima, una sorta di trance spirituale. Pochi minuti di intensità sconvolgenti. Uscendo da quella piccola grotta, mi sentivo strana e scossa. Una sorta di sbalordimento che mi portava a guardare con occhi diversi quei luoghi, quelle persone. Un frate copto, che seduto quasi ai miei piedi, chiedeva l’elemosina, mi fece cenno, sorridendo, di avvicinarmi… una frase incomprensibile, un sorriso aperto e compiaciuto e un piccolo rosario di legno tra le sue mani, che a tutti costi volle darmi. Al mio cercar denaro da dargli in cambio, mi fece cenno di no, che non ne voleva…“Fede non si compra… Fede si regala” mi disse in italiano. “Torneremo anche domani, prima di lasciare Gerusalemme?” chiesi alla guida del gruppo, che mi rispose “Impossibile, partiamo alle otto in punto! Siamo anche in ritardo sulla tabella di marcia!”… Io volevo tornare al Sepolcro. Mi avvicinai al giovane esegeta, e gli chiesi se sapeva a che ora apriva la chiesa “chiude alle sette di sera, e riapre alle cinque del mattino…” siccome avevo capito che conosceva abbastanza la città, gli chiesi di farmi un percorso, perché avrei voluto venire da sola, la mattina dopo, al sepolcro a pregare… “Ma è pericoloso! E siamo in pieno ramadan…Sei proprio sicura di volerti avventurare da sola nel suck a quell’ora?” “Sento che devo venire… sento il bisogno di venire a pregare ancora più a lungo sul Sepolcro… rischierò… avrò il mio Dio a proteggermi”… e così, mi spiegò il percorso che avrei dovuto fare, per arrivare alla chiesa.Ma la mattina seguente, quando alle cinque, lasciai la stanza per uscire dall’albergo, lo trovai ad aspettarmi fuori dalla porta “Il tuo coraggio, o la tua incoscienza, mi hanno fatto capire che anche io voglio rivedere il Sepolcro… ti accompagno” Percorremmo le stradine buie e silenziose della città e del suck senza parlare, senza dire una sola parola. Io avevo in mano il piccolo rosario che il frate copto mi aveva regalato, e senza rendermi conto, lo stavo recitando… Padre Paolo, stava facendo altrettanto, leggendo dal suo breviario le sue orazioni mattutine… La chiesa era diversa, dal pomeriggio precedente. Immersa nel silenzio della città che dorme, aveva acquistato un’aurea di spiritualità e già dalla spianata dell’ingresso si potevano sentire i canti gregoriani cantati per le celebrazioni mattutine. Un’odore fitto di incenso ci accolse e svariate file di frati di tutte le confessioni religiose già sfilavano ognuno nella propria processione. “Presto, le solennità sono già iniziate!” Ora Padre Paolo aveva ripreso quell’espressione fanciullesca, e saltellava impaziente di raggiungere la processione del suo ordine religioso…io lo seguii fino al Sepolcro, dove mi ritirai a pregare, e nuovamente provai quell’estasi meravigliosa. Ricordo la sensazione di aver “toccato la veste di Dio”…ancora oggi. Uscendo, frastornata per aver riprovato quella sensazione, quell’immensità di sensazioni, capii che ero voluta tornare, perché scettica, perché timorosa di aver vissuto un piccolo delirio immaginario…invece quell’evento si era ripetuto, era quella dunque, l’adorazione. Mi ritrovai Padre Paolo, in piedi commosso e raggiante, che osservava davanti a sé qualcosa che mi volle far vedere, dicendomi solo “guarda!” Un portone di ferro battuto dalle dimensioni gigantesche, che il giorno prima non avevo notato perché chiuso, era ora spalancato e mostrava una basilica interna con affreschi, luci, altari avvolta in una nuvola di incenso, alla quale accedevano tutti i sacerdoti, di tutte le processioni che avevo visto formarsi all’entrata , lentamente, tra canti celestiali. Era una visione talmente apocalittica, che ricordo solo l’emozione, lo stupore, ma anche il senso di pace e armonia. “Questo è il cuore della basilica.” E poi tornammo, con i cuori gonfi ed elettrizzati, consapevoli di aver condiviso un’esperienza unica e irripetibile. Padre Paolo sarebbe tornato a vivere a Gerusalemme, dietro mio consiglio e vi sarebbe rimasto più di dieci anni. E io… io rimango con il desiderio di poter tornare un giorno, a pregare, su quella lastra lucida e fredda di marmo.

Padre Michele Casali O.P. era il padre carismatico di cui accenno distrattamente in questo mio ricordo, colui che mi invitò ad incontrare Gesù nei luoghi in cui era vissuto. Il viaggio che avrebbe sconvolto e cambiato totalmente la mia vita, fu lui, a convincermi di intraprenderlo. Appena avrò il coraggio e la testa per raccontare qualcosa di quel cambiamento, lo farò. Momenti anche buffi, che Michele soleva poi raccontare divertito, come la proposta della guida giordana di comparmi per 10 cammelli, alla quale dovette intervenire lui, inventandosi la “bugia” che io fossi già stata “comprata” da un’altro partecipante al pellegrinaggio. Per ora, sento solo un grande vuoto sopra di me. Pur nella lontananza, ho sempre sentito la sua mano paterna e protettiva sulla mia testa. Tredici anni fa, mi univa in matrimonio con il padre dei miei figli. Domani, alla stessa ora, io lo accompagnerò nella sua ultima celebrazione. Addio Michele. Prega per me da lassù. A.

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Informazioni su amnerisdicesare

italiana nata a Sao Paulo del Brasile, vive a Bologna. Sposata a un medico calabrese, mamma e moglie a tempo pieno, collabora come free-lance per riviste femminili. Dal 2005 gestisce il F.I.A.E. – Forum Indipendente Autori Emergenti http://fiaeforum.freeforumzone.leonardo.it, insieme gruppo e laboratorio di editing autogestito per scrittori emergenti. Ha pubblicato il saggio “Mamma non mamma: la sfida di essere madri nel mondo di Harry Potter” nell’antologia benefica Potterologia: dieci as-saggi dell’universo di J.K. Rowling (CameloZampa Editore 2011); un suo racconto, intitolato “Zanna” è presente nell’antologia di racconti animalisti “Code di Stampa” (La Gru Edizioni 2011); ha pubblicato nel 2012 il suo romanzo d’esordio, Nient’altro che amare (Edizioni CentoAutori), vincitore del Premio Letterario Mondoscrittura, e nel 2013 ha partecipato al progetto di scolastica coordinato da Manuela Salvi “Prossima fermata… Italia!” (Onda Editore) scrivendo il capitolo dedicato alla regione Calabria. Ha curato l’antologia benefica “Dodicidio” per il progetto POP di La Gru Edizioni scrivendo il capitolo “Febbraio” (2013) e ha vinto il “Concorso Cercasi Jane” indetto dalla Domino Edizioni con la quale il 1 settembre 2013 è uscito il suo romanzo “Sirena all’orizzonte” secondo classificato al Premio Letterario Magiche rose 2014 di Fiuggi. A giugno 2014 invece è uscito Mira dritto al cuore per i tipi della Runa Editrice, mentre un secondo saggio sulle figure materne nella saga di Harry Potter dal titolo “Mamma non mamma: le madri minori nel mondo di Harry Potter” uscirà a gennaio sempre con Runa Editrice. Collabora con il portale di informazione online Rete-News.it (www.rete-news.it) scrivendo articoli di cronaca, costume e musica e con la rivista letteraria digitale e online Inkroci (www.inkroci.it ) in qualità di traduttrice.

5 thoughts on “Un dolore immenso.

  1. Vi ringrazio tutti. E’ scomparso un grande sacerdote. Bizzarro, irriverente, controcorrente, goliarda e indipendente. Ma severissimo e intransigente, nella sua e altrui fede. Ho perso molto, perdendolo. Già tanto tempo fa. Grazie ancora. Ipanema

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