Ogni anno è lo stesso

Ogni anno è la stessa cosa. Non ne ho mai voglia. Più si avvicina la fine di Novembre e più mi ripeto "Quest’anno non lo farò… farò finta di niente… sìssì, quest’anno solo proprio all’ultimo momento". E poi…
Poi, vado in cantina e tra starnuti di allergia alla polvere e rimproveri mentali per il totale disordine e impraticabilità del luogo, inizio a trasportare scatoloni (ogni anno se ne aggiunge uno, chissà come mai) che sono sempre più pesanti e ingombranti. E poi inizia il solito rito: prima il piedistallo, poi i rami più lungi nella parte inferiore, fino ad arrivare su, su in cima. L’albero è montato. Si aprono i rametti di filo di ferro, si rendono vaporose le fronte in simil pino canadese e tutto è organizzato. Adesso è il turno delle lucine. Vanno riaperte, e sistemate dall’alto verso il basso, in una cascata di piccole stelline intermittenti. Mentre faccio tutto questo, ogni anno, inevitabilmente penso "sto di nuovo facendo questo. Mi sembra ieri che rimettevo tutto via, che chiudevo gli scatoloni, che salutavo palline dorate e pupazzi di neve, pensando che poi ci sarebbe stato Carnevale, Pasqua e l’estate. E’ di nuovo Natale e quante cose sono successe nel frattempo!" Sì, Natale è in arrivo e decorare l’albero, fare il presepe per me son gesti di intima importanza. Spirito natalizio o meno, il mio significato più privato è il passar del tempo scandito da gesti che compio una volta all’anno, con poco entusiasmo all’inizio, con grande compiacimento alla fine. Ogni anno compro qualcosa di nuovo per l’albero – una pallina, un fruttino fluorescente, un babbo natale buffo e rumoroso – e tutti gli anni i lavoretti dei miei figli si vanno ad aggiungere a quelli dell’anno precedente.
— Questo l’ho fatto io, mamma!
— Guarda, ma questo è mio di quando avevo cinque anni!
Tutto quello che riguarda la crescita della mia famiglia e dei miei figli, viene aggiunto, nascosto tra quelle fronde, su quell’abete che piano piano, diventa sempre più curvo (come un vecchio carico del peso dei suoi anni) e pieno di tutta la nostra vita. E’ un ricordare, è un rivivere e soprattutto è un non dimenticare chi siamo stati per mantenere vivo il nostro sogno più prezioso: chi saremo da adesso in poi.

7 Comments

  1. Ciao, Ipa, grazie per i saluti che mi hai lasciato e grazie per i tuoi amici (immagino), che hai fatto passare da me.
    Ero passato a salutarti, qualche giorno fa, purtroppo, quello che avevo scritto, per un dispetto di Splinder, è sparito nel momento della pubblicazione.
    Ho ripercorso in questi giorni i tuoi stessi passi, anche io alle prese con il tradizionale albero di Natale. Bello quello che hai scritto sui disegni e altro che i tuoi figli realizzano e aggiungono, anno, dopo anno, per abbellire l’albero. Ricordi che si accompagnano alla loro crescita.
    Baciotto, felice domenica*

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  2. Ciao, Ipa, grazie per i saluti che mi hai lasciato e grazie per i tuoi amici (immagino), che hai fatto passare da me.
    Ero passato a salutarti, qualche giorno fa, purtroppo, quello che avevo scritto, per un dispetto di Splinder, è sparito nel momento della pubblicazione.
    Ho ripercorso in questi giorni i tuoi stessi passi, anche io alle prese con il tradizionale albero di Natale. Bello quello che hai scritto sui disegni e altro che i tuoi figli realizzano e aggiungono, anno, dopo anno, per abbellire l’albero. Ricordi che si accompagnano alla loro crescita.
    Baciotto, felice domenica*

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  3. Ciao Ipa, io l’albero lo faccio domenica e faccio anche il presepe ché ieri mi son comprata pure un bue col carro… quanto mi piace fare il presepe… mi sa che ho la mania della creazione!

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  4. @coca: io l’ho fatto per la prima volta quest’anno. Da sempre, fin da bambina, desideravo farlo. Ma a casa nostra non c’era questa tradizione e si preferiva il più scintillante albero di natale, perché “arredava” meglio la casa. E in me è sempre rimasta la voglia del presepe. Poi, quest’anno, in cantina, mio marito ha trovato le vecchie statuine che erano appartenute a suo padre. Mi raccontava dell’amore che metteva nel costruire il presepe e riporlo ogni anno era un rito, un saluto a ogni formina, ogni gallinella, ogni pastorello. Ebbene, quest’anno, con grandissima commozione – non c’è più da quasi nove anni, e sembra ieri invece che l’avevo con me – ho preso tutto l’occorrente di contorno (la sabbia, la carta roccia, il cielo stellato, le luci) e l’ho fatto. Non so come è venuto, ma MI PIACE DA MATTI! Vorrei non doverlo mai più disfare. E ho sentito mio suocero accanto a me, mentre disponevo le formine e le statuine al loro posto…

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