BARICCO (1)

Ho appena terminato di leggere Novecento di Baricco.
Leggi Novecento!  mi hanno detto, quando dopo aver letto Castelli di Rabbia, Questa Storia e Senza Sangue, storcendo il naso per la delusione, esprimevo tutto il mio rammarico per non essermi ritrovata sognante ed entusiasta. Eppure, caspita, questo scrive da dio. Perché non mi è piaciuto?
Leggi Novecento.Fidati, leggilo e poi mi dirai!   Mi hanno detto.
L’ho letto.
Bello.
Punto.
Forse ho già letto qualcun altro che scrive cose così.
Cosa mi ha fatto pensare?
Al Barone Rampante di Calvino. Cosimo Piovasco di Rondò, lui su un albero ci è salito e ci è morto pure.
Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, è nato su una nave e su di essa ci è morto.
Come Cosimo, ha provato a scendere, ma a un certo punto ci ha ripensato.
Scritto in maniera differente. Epoche differenti. Suggestioni differenti.
Ma Il Barone è il mio libro.
Novecento, non penso lo diventerà.

Leggi Seta, adesso mi dicono.
Leggerò anche Seta. L’ho comprato, è corto. Che ci vorrà mai? Ne hanno fatto anche un film…
E poi, forse, a questo punto Oceano Mare.

Ma il problema è sempre quello: la scrittura di Baricco mi affascina, mi inebria, mi alletta, mi solletica. E poi… e poi tutte le volte alla fine mi rimane uno strano retrogusto di delusione.

Non mi convince. Eppure dio solo sa se lo vorrei!

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Informazioni su amnerisdicesare

italiana nata a Sao Paulo del Brasile, vive a Bologna. Sposata a un medico calabrese, mamma e moglie a tempo pieno, collabora come free-lance per riviste femminili. Dal 2005 gestisce il F.I.A.E. – Forum Indipendente Autori Emergenti http://fiaeforum.freeforumzone.leonardo.it, insieme gruppo e laboratorio di editing autogestito per scrittori emergenti. Ha pubblicato il saggio “Mamma non mamma: la sfida di essere madri nel mondo di Harry Potter” nell’antologia benefica Potterologia: dieci as-saggi dell’universo di J.K. Rowling (CameloZampa Editore 2011); un suo racconto, intitolato “Zanna” è presente nell’antologia di racconti animalisti “Code di Stampa” (La Gru Edizioni 2011); ha pubblicato nel 2012 il suo romanzo d’esordio, Nient’altro che amare (Edizioni CentoAutori), vincitore del Premio Letterario Mondoscrittura, e nel 2013 ha partecipato al progetto di scolastica coordinato da Manuela Salvi “Prossima fermata… Italia!” (Onda Editore) scrivendo il capitolo dedicato alla regione Calabria. Ha curato l’antologia benefica “Dodicidio” per il progetto POP di La Gru Edizioni scrivendo il capitolo “Febbraio” (2013) e ha vinto il “Concorso Cercasi Jane” indetto dalla Domino Edizioni con la quale il 1 settembre 2013 è uscito il suo romanzo “Sirena all’orizzonte” secondo classificato al Premio Letterario Magiche rose 2014 di Fiuggi. A giugno 2014 invece è uscito Mira dritto al cuore per i tipi della Runa Editrice, mentre un secondo saggio sulle figure materne nella saga di Harry Potter dal titolo “Mamma non mamma: le madri minori nel mondo di Harry Potter” uscirà a gennaio sempre con Runa Editrice. Collabora con il portale di informazione online Rete-News.it (www.rete-news.it) scrivendo articoli di cronaca, costume e musica e con la rivista letteraria digitale e online Inkroci (www.inkroci.it ) in qualità di traduttrice.

5 thoughts on “BARICCO (1)

  1. Baricco, per me, ha scritto un solo libro: Castelli di rabbia.Buono.
    Poi Oceano mare, qualche pagina.
    Stop( Non ho letto Novecento, ma non intendo) Mi sembra bravo come altre cose che fa, tipo organizzatore di..

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  2. A me Castelli di rabbia è piaciuto fino a un certo punto. Poi mi ha fatto arrabbiare.

    Questa Storia, mi è piaciuta moltissimo la storia, appunto, del rapporto tra il meccanico e il pilota, e la passione delle auto, le prime auto ad apparire in Italia. Ovvero, la primissima parte. Poi, rabbia totale, appunto.

    Senza Sangue, non ho capito neppure di cosa parlava, dove volesse andar a parare.

    Novecento, te lo consiglio. Molto bello. Però… ho già letto una marea di bravi esordienti o anche solo aspiranti che scrivono in quel modo, e forse anche meglio, storie più intense di questa.

    Oceano Mare… be’, adesso leggo Seta perché ce l’ho in casa. Poi non lo so, se avrò ancora pazienza e perseveranza! (alla fine ho letto tutto…)

    Di Baricco invece trovo strepitosi i suoi articoli, i suoi stream of consciousness. Quello più bello e intenso, resta sempre quello scritto il giorno dopo l’attacco alle torri gemelle. Semplicemente stupendo.

    Da uno che scrive così, mi aspettavo molto, ma molto di più.

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  3. E tutti ci ricorderemo dove eravamo in quel momento. Seduti in macchina a cercar parcheggio, con la testa tra i surgelati a cercar la paella, davanti al computer a cercare la frase giusta. Poi uno squillo di telefonino, e l’amico, il parente, il collega che ti staccano una storia inverosimile di aerei e grattacieli, ma va’ via, dai, lasciami perdere che oggi è già una giornata difficile, ma lui non ride e dice: ti giuro che è vero. Ricorderemo l’istante passato a cercare in quella voce una qualunque sfumatura di ironia, senza trovarla. Ti giuro che è vero. E non dimenticheremo la prima persona a cui abbiamo telefonato, subito dopo, e nemmeno quel pensiero – immediato, sciocco ma incredibilmente reale – “Dov’è mio figlio?”, i miei figli, la mamma, la fidanzata, domanda inutile, perfino comica, lo capisci subito dopo, ma intanto è scattata – la Storia siamo noi, è solo un verso di una canzone di De Gregori, ma adesso ho capito cosa voleva dire – risvegliarsi con la Storia addosso. Che vertigine.

    Neanche sappiamo esattamente cosa è successo. Ma certo la sensazione è precisa: molte cose non saranno mai più come prima. E molte cose non saranno più, tout court. Invidio l’intelligenza e la lucidità di chi è capace, qui e adesso, di capire quali e di dircelo. Aspetto fiducioso. E intanto non riesco a non ripensare alla frasetta che tutti pronunciano, ossessivamente, senza paura di essere banali: è come un film. E’ ovvia, eppure tutti la ripetono, e ci deve essere qualcosa lì dentro che vogliamo dire ma non riusciamo a capire, qualcosa che abbiamo in mente, e che è importante, ma che tuttavia non riusciamo a tirar fuori.

    Me la rigiro nella testa, la frasetta, e arrivo a capire che c’è qualcosa, in quello che vedo alla televisione, che non quadra, e non sono i morti, la ferocia, la paura, è ancora qualcosa d’altro, qualcosa di più sottile, e mentre vedo per l’ennesima volta quell’aereo che vira e centra il totem sberluccicante nella luce del mattino, capisco quello che mi sembra, davvero, incredibile, e anche se mi sembra atroce dirlo, provo a dirlo: è tutto troppo bello. C’è un’ipertrofia irragionevole di esattezza simbolica, di purezza del gesto, di spettacolarità, di immaginazione. Nei diciotto minuti che separano i due aerei, nello sgranarsi degli altri veri e falsi attentati, nella invisibilità del nemico, nell’immagine di un Presidente che se ne parte da una scuoletta della Florida per andare a rifugiarsi nel cielo, in tutto questo c’è troppa maestria drammaturgica, c’è troppo Hollywood, c’è troppa fiction. La Storia non era mai stata così. Il mondo non ha tempo di essere così. La realtà non va a capo, non concorda i verbi, non scrive belle frasi. Noi lo facciamo, quando raccontiamo il mondo. Ma il mondo, di suo, è sgrammaticato, sporco, e la punteggiatura la mette che è uno schifo. E allora perché la storia che vedo accadere in quel televisore è così perfetta? Perché è già perfetta prima che la raccontino, nello stesso istante in cui accade, senza l’aiuto di nessuno?

    Allora mi sembra di capire qualcosa di quella frasetta ripetuta ossessivamente, è come un film. La ripetiamo perché lì dentro stiamo cercando di pronunciare una paura ben precisa, una paura inedita, mai avuta prima: non è il semplice stupore di vedere la finzione diventare realtà: è il terrore di vedere la realtà più seria che ci sia accadere nei modi della finzione. Ti immagini l’uomo che ha pensato tutto quello e puoi forse sopportare la ferocia di quello che ha pensato, ma non puoi sopportare l’esattezza estetica con cui l’ha pensato: come l’ha fatto è spaventoso almeno quanto quello che ha fatto. Ne siamo terrorizzati perché è come se qualcuno, improvvisamente e in modo così spettacolare, ci avesse portato via la realtà: è come se ci informasse che non ci sono più due cose, la realtà e la finzione, ma una, la realtà, che ormai può accadere soltanto nei modi dell’altra, la finzione: e non solo per scherzo, nelle trasmissioni televisive in cui veri uomini diventano falsi per far finta di essere veri, ma anche nelle curve più reali, atroci, clamorose e solenni dell’accadere. Sembrava un gioco: adesso non lo è più.

    Non so. Chi sa mi spiegherà cos’è successo l’11 settembre 2001, e cosa è cambiato per sempre, ieri. Io sto giusto pensando che, tra le altre cose, è anche successo che è andato in corto circuito il raffinato meccanismo con cui la nostra civiltà da tempo scherzava col fuoco e drogava la realtà spingendola verso le performences che sarebbero solo a portata della finzione. Credevamo di poter mantenere un sufficiente dominio su quel giochetto. Ma qualcuno, da qualche parte, ha perso il controllo. A nome di tutti. Adesso è facile chiamarlo pazzo, ma è evidente che è pazzo di una pazzia assai diffusa in famiglia. L’abbiamo coltivata allegramente: adesso eccoci qui, con il televisore davanti che ci srotola quella storia smerigliata e perfetta, eccoci qui, col vago sospetto di essere lo show del sabato sera di qualcuno. Qui a guardarci intorno impauriti, giusto per verificare che tutto questo è vita, magari morte, ma non un film. Alessandro Baricco il 12 settembre 2001

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