SETTIMO CAPITOLO

Cantanive era una città appariscente. Luccicante di colori ambrati e rosacei, come la madreperla che ne copriva interamente strade e case, palazzi e piazzette. Abitata pressoché solo da sirene, tutto in quella città aveva in prevalenza un gusto femminile. Akuron ne rimase deluso. Non avrebbe mai saputo dire cosa si sarebbe aspettato di vedere, ma tutto quel fasto e quella luminosità lo stancava. Le sirene che vedeva scivolare lente nel blu erano aggraziate e soavi, ma assolutamente indifferenti alla sua presenza e alla sua prestanza. Cresciute con un’educazione severissima, tutte indistintamente, erano tenute a un comportamento  irreprensibile e non potevano dare alcuna confidenza agli estranei pena l’espulsione e il confino immediato ad Ak-meek-nut. Questo Akuron non se lo era aspettato. E forse avrebbe dovuto. Trascorse i due cicli di luna che il Corteo Reale doveva passare a Cantanive, attendendo che lunghissime riunioni di stato tra il Principe suo fratello e la Principessa loro zia, Athmoræd, sulle problematiche dell’Aquanive e le esigenze che Cantanive continuava a reclamare al regno, avessero termine. Ma ora che Akudo sarebbe salito al trono, ci si aspettava che le richieste di aiuto di Cantanive fossero soddisfatte, e il futuro re doveva conoscere tutte le pressanti problematiche del suo futuro regno. Quando Akuron riusciva a fuggire dall’incombenza di sorvegliare i portali della sala delle udienze, dove avvenivano i colloqui tra la zia reggente e il fratello, proteggendo così quelle conversazioni da orecchie indiscrete, l’unico sollievo e passatempo che trovava era dato dalle dolci note della musica che i cavallucci marini dell’orchestra di corte producevano nei concerti serali quotidiani, organizzati per deliziare le sirene più giovani per volere della Reggente Athmoraed che considerava il canto insieme alla danza, una delle lezioni di vita più importanti per una giovane sirena;  e il canto soave di quest’ultime, era così lieve e cristallino da incantare e ipnotizzare. In un grande anfiteatro costruito proprio in mezzo alla piazza di Cantanive, si radunava la sera un folto coro di giovani sirenette che dirette da un tricheco, famoso direttore d’orchestra di corte, intonavano canti soavi per conciliare il sonno di tutta la città. Cantanive era infatti stata chiamata così proprio per via della musica che fin dalla sua fondazione, aveva sempre veicolato dal liquido vitale cittadino fino a raggiungere i più reconditi meandri dell’Aquanive.

Tra le coriste, c’erano due giovani sirenette dai lineamenti molto simili, probabilmente sorelle gemelle, e dai lunghi capelli verde acido adorni di stellette marine dorate. Più superficiali delle altre compagne, probabilmente loro sorelle anch’esse, stando ai fitti intrichi di parentela che componevano la genia cantaniviana, le due gemelline avevano subito accolto la presenza provocatoria di Akuron, che aveva preso l’abitudine di sedersi ad ascoltare la rappresentazione tutti i pomeriggi, (nessun altro si prendeva il disturbo di osservare più da vicino gli esecutori materiali della soavità che avvolgeva il fluido),  con sorrisini e risatelle argentine, e questo aveva deliziato il giovane tritone che cominciava a sentirsi solo e annoiato a morte.  Ma poiché non era permessa alcuna familiarità con tritoni prima del compimento dell’età feconda, che per le sirene era fissata sui quindici inverni, a nessuna delle giovinette era permesso rivolgere la parola al principe Akuron. Inoltre era risaputo che sia Akuron che suo fratello Akudo avevano già designate le loro future spose. Corteggiarlo, o anche solo incoraggiarlo sarebbe stato considerato un reato, punito pesantemente. Perciò Akuron si dovette accontentare di osservare la leggiadra bellezza delle due fanciulle, esili e lievi come la loro voce e il loro canto, e ammirarne la lucente brillantezza delle chiome fluenti e riccamente decorate.
Speriamo che la mia futura sposa sia bella quanto loro pensò distrattamente, senza prendere precauzione alcuna per proteggere i propri pensieri.
Una delle due sorelline è, guarda un po’, proprio la tua promessa sposa. L’altra invece, sarà destinata a tuo fratello Akuron. Come lo hai scoperto principe Akuron?  Il giovane tritone trasalì e iniziò a guardarsi intorno, nel tentativo di scoprire chi fosse responsabile di quell’intrusione nella sua mente. Ma il grande anfiteatro nel quale si trovava risultava popolato solo dal coro di sirenette e da lui stesso. Gli parve però di intravedere un’ombra scivolare sulle volte ricamate dei palchi e in prossimità di un’uscita laterale vide il brillio di una scintilla di luce. L’intruso probabilmente si era defilato. Rimase a pensare perplesso sull’entità di quella rivelazione. Una delle due gemelle era dunque la sua promessa sposa. Ma quale delle due? Erano identiche, neppure un piccolo particolare pareva diversificarle. Persino la voce, che riusciva a isolare da quella delle altre coriste, apparentemente sembrava identica. Le osservò più attentamente. Entrambe guardavano spesso nella sua direzione, indugiando con lo sguardo su di lui, quasi a rimirarlo e a soppesarne la prestanza e le fattezze. Una delle due però sembrava molto più seria, meno incline ai sorrisetti maliziosi e agli ammiccamenti.
Evidentemente quella più timida sa di non essermi destinata, e non essendolo, sarà lei, la futura regina di Aquanive, la sposa destinata ad Akudo. Guai se una futura regina mostra civetteria e scarsa serietà. Dunque l’altra, la più leziosetta è la mia futura sposa. Non ho di che lamentarmi. Proprio una bella gamberetta…non c’è che dire! E lievemente chinò il capo in cenno di saluto, fissando la sirenetta predestinata diritto negli occhi, tentando di instaurare un contatto mentale che però non avvenne. La fanciulla sapeva come chiudere la mente e non lasciava alternative. L’avrebbe dunque affrontata personalmente all’uscita dall’anfiteatro.

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Informazioni su amnerisdicesare

italiana nata a Sao Paulo del Brasile, vive a Bologna. Sposata a un medico calabrese, mamma e moglie a tempo pieno, collabora come free-lance per riviste femminili. Dal 2005 gestisce il F.I.A.E. – Forum Indipendente Autori Emergenti http://fiaeforum.freeforumzone.leonardo.it, insieme gruppo e laboratorio di editing autogestito per scrittori emergenti. Ha pubblicato il saggio “Mamma non mamma: la sfida di essere madri nel mondo di Harry Potter” nell’antologia benefica Potterologia: dieci as-saggi dell’universo di J.K. Rowling (CameloZampa Editore 2011); un suo racconto, intitolato “Zanna” è presente nell’antologia di racconti animalisti “Code di Stampa” (La Gru Edizioni 2011); ha pubblicato nel 2012 il suo romanzo d’esordio, Nient’altro che amare (Edizioni CentoAutori), vincitore del Premio Letterario Mondoscrittura, e nel 2013 ha partecipato al progetto di scolastica coordinato da Manuela Salvi “Prossima fermata… Italia!” (Onda Editore) scrivendo il capitolo dedicato alla regione Calabria. Ha curato l’antologia benefica “Dodicidio” per il progetto POP di La Gru Edizioni scrivendo il capitolo “Febbraio” (2013) e ha vinto il “Concorso Cercasi Jane” indetto dalla Domino Edizioni con la quale il 1 settembre 2013 è uscito il suo romanzo “Sirena all’orizzonte” secondo classificato al Premio Letterario Magiche rose 2014 di Fiuggi. A giugno 2014 invece è uscito Mira dritto al cuore per i tipi della Runa Editrice, mentre un secondo saggio sulle figure materne nella saga di Harry Potter dal titolo “Mamma non mamma: le madri minori nel mondo di Harry Potter” uscirà a gennaio sempre con Runa Editrice. Collabora con il portale di informazione online Rete-News.it (www.rete-news.it) scrivendo articoli di cronaca, costume e musica e con la rivista letteraria digitale e online Inkroci (www.inkroci.it ) in qualità di traduttrice.

3 thoughts on “SETTIMO CAPITOLO

    • Giampaolo, ho lasciato per un po’ da parte il mondo delle mie sirene e tritoni, perché sto promuovendo la mia “Zannuta”, il romanzo appena uscito. Se hai perso il filo, c’è il tag “aquanive” nel quale puoi ritrovare tutti gli altri episodi…

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  1. Pingback: AQUANIVE: IL PUNTO DELLA SITUAZIONE « Scarabocchi

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