Se conoscessi uno scrittore… (2002)

Se conoscessi uno scrittore, lo riempirei di domande. Lo aggredirei con un fuoco di fila talmente rapido e pressante che probabilmente non avrebbe il tempo di rispondermi. Se conoscessi uno scrittore, prima di tutto gli chiederei perché scrive. Scrive per se stesso, per comunicare le proprie emozioni e le sensazioni, i pensieri e le riflessioni a quel foglio di carta bianco che piano piano si riempie di parole, a volte scarabocchiate, a volte cancellate, accartocciate in palline, ammucchiate fuori da un cestino casualmente adibito a cesto da pallacanestro…? O scrive pensando alla signora del terzo piano che così gentile lo saluta tutte le mattine e che magari di nascosto, timidamente, per curiosità, comprerebbe il suo libro per leggerlo, anche senza capirci niente…? O sperando che la cassiera dell’ultima cassa del supermercato in fondo alla via, comprenda i suoi struggimenti o le sue incazzature…? Gli chiederei se costruisce i suoi pensieri, li mette in bella fila davanti a se, li organizza, prima tu, poi tu, e adesso tu, seguito da quest’ultimo miserello e paurosino…? O se li rovescia scaricandoli da se stesso, in ordine sparso, secondo il tumulto del momento, della situazione, della passione provata, per poi analizzarli successivamente, vivisezionandoli, scavando ancor più nel profondo…Gli chiederei se scrivere è un regalare se stessi, un farsi saccheggiare dal lettore o se invece è solo marketing poetico-letterario, prima l’analisi del target, poi il report sul bisogno reale , infine la risultante, pronta per essere pubblicata…Sicuramente gli chiederei quando scrive… se di notte, al lume di una fioca lampadina, quando tutti dormono intorno a lui, solo e immerso in quel silenzio pungente e ovattato che circonda chi sente e che vuol sentire, le orecchie tese in un ascolto attento e trepidante del suono dei propri battiti vitali, e delle proprie aspirazioni, o se invece scrive quando il vento soffia un lamento doloroso, perché si può scrivere bene veramente solo quando si soffre, quando le tempie pulsano di quel male così violento che si allevia solo svuotandosi un po’ delle proprie angoscie… o se invece è la luce del sole, della vita, del mattino o del pomeriggio assolato, a dargli ispirazione, a permettergli di creare… Ma soprattutto gli chiederei se ama quello che scrive. Se dopo aver scritto, guardandosi nello specchio di lettere e pensieri, ritrovandosi stampato e cesellato in quell’intrico di geroglifici, ne apprezzi il risultato, o se il fuoco mai sopito di quel forsennato bisogno di vergare carta su carta il prodotto della propria mente, lo costringa ad un cercare perenne, e quindi a detestarsi per non essere perfetto, consapevole dei propri limiti ormai impressi indelebilmente e riprendere perciò a correre, in una gara con se stesso infinita e consumante. Se conoscessi uno scrittore, gli chiederei … se scrivere è amore continuo o se è solo ricerca del bello… se scrivere è emozione e tumulto piuttosto che calcolo e analisi… se conoscessi uno scrittore, forse non avrei il coraggio di chiedergli nulla.

via  Se conoscessi uno scrittore.

Mi interrogavo così, sulla scrittura, nel lontano 2002. Di tempo ne è passato, di scrittori ne ho conosciuti, di domante ne ho fatte tante. Le risposte? Non ne ho ancora abbastanza!

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