STORIE D’AMORE IN PILLOLE N. 9

Sognami – Biagio Antonacci

Sognami se nevica 
Sognami sono nuvola 
Sono il tempo che consola 
Sono dove vai….. 
Rèves de moi amour perdu 
Rèves moi, s’il neigera 
Je suis vent et nostalgie 
Je suis où tu vas 

Le foglie d’autunno cadevano piano mentre il vento sferzava impietoso i rami secchi e sembrava quasi infierire sulle cose e sulle persone.“Teresa, non potevi scegliere periodo più malinconico per andartene!” Annibale non poté fare a meno di pensarlo, ma subito un profondo senso di vuoto lo aggredì e per difendersi si strinse ancor più forte tra le falde del suo cappotto.

Era stato un caso che l’avesse saputo. Non comprava mai giornali. Dava sempre un’occhiata distratta alla prima pagina dei quotidiani su internet, così, giusto per non restare in disparte dalle cose del mondo, ma anche in quel caso, di rado ne leggeva gli articoli per intero. In genere si limitava ai titoli e poi, con fastidio, chiudeva tutto e riprendeva a occuparsi di quello che più lo interessava. Tornava ai suoi amati “cocci”, come li chiamavano gli amici e i parenti prendendolo in giro. “Ma questi hanno una storia, una vita che ancora scorre dentro la creta o il vetro che ne è rimasto” rispondeva in silenzio, limitandosi ad alzare le spalle alle burle della poca gente che ancora frequentava. Eppure la mattina precedente, mentre a piedi si dirigeva verso il suo negozio, si era sentito mancare. Un attimo. Un capogiro, le gambe molli, la vista annebbiata. Istintivamente si era portato la mano al petto.
— Ha cinquantasette anni, è l’età critica per un uomo! — l’aveva ammonito il suo medico curante. Ma non c’era nessun dolore a confortare il suo timore di un infarto improvviso. E allora cos’era stato?
Era entrato nel bar all’angolo e aveva ordinato un cappuccino e una pasta con la crema. Anche questa era una cosa che non faceva mai. In genere beveva un caffè d’orzo annacquato in casa, e restava a digiuno quasi fino all’una, l’ora di chiusura pomeridiana. Ecco che forse quel mancamento era dovuto a debolezza e andava risolto con una sferzata di zuccheri e calorie. Così si era seduto al tavolino e aveva preso il giornale abbandonato sulla sedia. Era del giorno prima. Vi buttò l’occhio esperto a riconoscere le notizie interessanti. Niente che già non sapesse, i titoli erano grida scomposte ormai offuscate da nuove voci più distinte. “Come durano poco, gli eventi al giorno d’oggi” si trovò a riflettere mentre stirava le pagine stropicciate in modo da poterne leggere il contenuto all’interno “non come i fatti di un tempo, dei Grandi del passato. Quelle son notizie che non svaniscono mai” E si sentì forte, nel suo vivere a stretto contatto con la storia e il passato lontano. Dalla radio del bar una musica dolce e ritmata lentamente sciamava verso il mondo.

Sognami se nevica/Sognami sono nuvola/Sono il tempo che consola/Sono dove vai……/
Rèves de moi amour perdu/Rèves moi, s’il neigera/Je suis vent et nostalgie/Je suis où tu vas

Sognami, di Biagio Antonacci, il tormentone estivo di quell’estate appena trascorsa e già dimenticata. Con fastidio aveva cercato con lo sguardo il proprietario e attirato la sua attenzione con un gesto rapido della mano, per chiedergli di spegnere o per lo meno di abbassare. Quella canzone gli dava inspiegabilmente sui nervi. La cronaca cittadina si presentava a lui tutta pizzi e merletti, vestita negli abiti migliori: “galà di beneficienza al Palazzo Comunale”; “Fiera della Cioccolata in Piazza Maggiore”; “sfilata auto storiche lungo la Via Emilia”. Notizie futili, come effimere erano le gocce di pioggia che cadevano adesso sulla vetrina del bar, annunciando un temporale d’autunno. Sorseggiò il cappuccino, pensando che stava tardando ad aprire, ma risolse che in fondo, non erano mai molti i clienti a quell’ora. Per fare cosa, alle otto del mattino? Comprare vecchi soprammobili e cassapanche del secolo passato? Preferì rilassarsi e godersi la dolcezza di quell’insubordinazione alla sua tabella di marcia, senza doversi sentire in obbligo di marciare diritto, come sempre. Continuò a scorrere il quotidiano, con attenzione pignola. In piccolo, in un angolo, lo spazio per i necrologi. “Son già a quello stadio? Informarmi su chi è morto, per sentirmi ancora vivo? Sorrise, prendendosi un poco in giro.
E poi lo vide. Piccolo, breve, laconico:

 Si è spenta serenamente ieri
Maria Teresa Ranuzzi,
ved. Panbianco.
I figli la piangono sconsolati.
Le esequie domani pomeriggio, alle ore 14:00...

Teresa… si è spenta serenamente. Il capogiro che prima lo aveva fermato, adesso lo aggredì con maggior forza, facendolo tremare con prepotenza. Teresa, la mia Teresa non c’è più. Ed eccolo, finalmente, quello stiletto appuntito e sordo, in mezzo al petto. Quasi a consolarlo e a confermargli che poteva sempre contare sul dolore per superare gli orrori della vita. Teresa. Che abitava nel suo stesso quartiere, e con la quale aveva giocato a corda e a pallone per anni, fino a quando si era accorto di amarla per la vita. Teresa, che gli diceva sempre detto “l’amicizia non muore mai, resta sempre lì, sospesa, e ogni tanto si fa risentire, risorge più forte che mai”.
Teresa, che quando lui le aveva detto di non voler esser suo amico perché l’amava, aveva sorriso, e gli aveva risposto:
— Sì, lo so. Ma io di più
Teresa, i suoi baci. Il suo corpo sinuoso e delicato, un cardellino tra le sue mani rudi e callose. Perché lui, Annibale era andato garzone dal falegname a soli dieci anni, e a diciotto aveva già tutti i polpastrelli graffiati di fatica. Teresa che sobbalzava quando le passava le mani tra i capelli e poi giù, per la schiena soffice, rabbrividiva nel sentire quelle dita dure rasparle la pelle. Teresa che rideva, dicendogli
— Sei buffo! — ma poi diventava seria e gli saltava al collo e non voleva più staccarsi da lui. Teresa che un pomeriggio di settembre, dopo una corsa nei campi, scappando dalla vista dei grandi, gli si era offerta
— perché domani parti soldato, e chissà quando tornerai — che lui aveva preso sotto quella quercia gentile, e a cui aveva promesso
— tornerò presto, mica resterò una vita a fare il soldato! E’ solo un mestiere sicuro, in questi anni incerti!
Teresa che si era sposata a un altro, che aveva cambiato quartiere e di cui non aveva saputo più nulla fino a dieci anni prima. Un’amica, incontrata per caso, gli diede il suo numero.
— Teresa? Ciao, sono Annibale, ti ricordi?
— Annibale! Carissimo amico mio… come stai? — si sarebbe aspettato freddezza e imbarazzo e invece l’aveva accolto con gioia e trasporto, al telefono. L’aveva chiamato “amico mio”. “Amici? Io non voglio esserti amico, io ti amo!”
— Eh, son tornato. Da un anno ho lasciato l’esercito e adesso lavoro nel vecchio quartiere. Ho un negozio…
— Oh, che bello! Un negozio? E di cosa?
— Vendo anticaglie. Piatti, bicchieri, mobili e gioielli antichi…
— Interessante! A me fanno impazzire le cose antiche!
— E tu? Come stai? Ho saputo che ti sei sposata…
— Oh, son già tanti anni. Venti mi pare…Sì, qualche mese dopo che tu fosti partito. Ho conosciuto mio marito e ci siamo sposati subito. Ho due figli. Uno di venti e uno di diciotto…
— Ah… di venti. Be’ non avete perso tempo eh?
— Eh, già. Mio marito voleva tanto avere dei bambini. Ha fatto di tutto per… Ma dimmi, e tu? Sposato?
— Separato. Da tredici anni. Sposato, lo sono stato solo due. Non avevamo assolutamente niente in comune. E’ finita quasi subito. E figli, no, lei non ne voleva. Diceva che…
— Troppo lavoro? Eh, i figli sono un grande impegno…

No. Giovanna diceva che di figli con uno che aveva in testa un’altra, lei non ne faceva. Si era accorta subito che sposarlo era stato un errore.

[continua]

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The autumn leaves were falling, while a merciless wind whipped the deadwood and seemed almost furious about things and people. “Teresa, you could not choose more melancholy period to go!” Annibale could not help but think that, and a deep sense of emptiness attacked him and clung to defend even more strongly in the folds of his coat.

It was by accident that he had known. He did not ever buy newspapers. Always gave a distracted look on the first page of online magazines, well, just not to remain aloof from worldly things, but even then, he rarely read the articles in full. Generally limited to securities and then, with annoyance, he closed everything and took up to deal with what most interested him. He returned to his beloved “pieces”, as his friends and family called while teasing. “But they have a history, a life that still flows into the clay or glass that has been” he quietly replied, merely shrugged pranks of the few people who still dated. And yet the previous morning while walking is his way to his shop, he had felt fainting. It was just a moment. Dizzy, his legs soft, blurry vision. Instinctively, he brought his hand to his chest.
– You are fifty-seven, the critical age for a man! – Had warned the doctor. But there was no pain to comfort his fear of a sudden heart attack. And then what was it?

He entered the bar on the corner and ordered a cappuccino and a pastry with cream. Again, this was something he never did. Usually drank a barley coffee watered down in the house and remained fasting until almost one o’clock, closing time in the afternoon. That’s maybe that the reason for that weakness and faintness and had to be solved with a burst of sugar and calories. So he sat down at the table and picked up a newspaper left on the chair. It was one of the day before. He threw the trained eye to recognize the interesting news. Nothing he did not already know, the headlines were broken cries now clouded by new more distinct voices. “How lasts little, the events nowadays,” he found himself thinking while stretching wrinkled pages so hecould read the contents inside “not as for the past, for the Great Men of the past. Those are stories that never disappear ” And he felt strong in his living in close contact with history and the distant past. A soft but rhythmic music came from a radio and slowly swarmed to the world.

Dream of me if it snows / Dream of me I am a cloud /Only time consoles / I will go wherever you go /
Rèves de moi amour perdu / Rèves moi, s’il neigera / Je suis vent et nostalgie / Je suis où tu vas

Sognami, by Biagio Antonacci, the summer hit of a summer just gone and forgotten. With annoyance had tried to match the owner’s look and his attention with a flick of his hand, and asked him to turn off or at least lower the music. That song gave him inexplicably on his nerves. The local news was presented to him all lace, dressed in the best clothes: “Charity Gala at City Hall,” “Chocolate Fair in Piazza Maggiore”, “classic car parade along the Via Emilia.” News trivial, ephemeral as the rain drops were falling now in the window of the bar, announcing a storm of autumn. He sipped his cappuccino, thinking that he was taking time to open, but resolved that in the end, there were never many customers at that time. To do what, at eight o’clock in the morning? Buy old ornaments and chests of the past century? He preferred to relax and enjoy the sweetness of that rebellion to his schedule, without having to feel obliged to march right, as always. He continued to run the paper, carefully fussy. In short, in a corner, the space for the obituaries. “Am I already at that stage? Inquire of the dead, to feel alive? He smiled, taking himself a little around.
And then he saw. Small, short, terse: 

She died peacefully yesterday
Maria Teresa Ranuzzi,
ved. Panbianco.
The children weep the disconsolate.
The funeral is tomorrow afternoon at 14:00 …

 Teresa … turns off peacefully. Dizziness, which earlier had stopped, now attacked him with greater force, making him tremble with arrogance. Teresa, my Teresa is no more. And here it is, finally, the stiletto sharp and dull, in the middle of the chest. As if to console him and confirm for him that he could always count on the pain to overcome the horrors of life. Teresa. Who lived in his own neighborhood, and with whom he had played ball and rope for years, until he realized that he loved her for life. Teresa, who always said that “friendship never dies, it remains there, suspended, and every now and then you suffer, there is emerging stronger than ever.”
Teresa, that when he had told her not to want to be his friend because he loved her, smiled, and replied:
– Yes, I know. But I love you more
Teresa, her kisses. Her curvy and delicate body, a goldfinch in his hands rough and calloused. Because he, Annibale had gone from apprentice carpenter in just ten years, and at eighteen had all his fingers scratched of fatigue. Teresa bobbing when he ran his hands through her hair and then down through her soft back, trembling while his hard fingers scrabbled her skin. Teresa laughed, saying,
– You’re funny! – But then she became serious and jumped around his neck and did not want to get away from him. Teresa who offered herself to him in a September afternoon, after a run in the fields, running away from the sight of the adults.
– Because tomorrow you’re leaving to become a soldier, and who knows when you’ll be back –he had taken her under that oak tree while promising:
– I’ll be back, I will not stay in the army all my life long! It ‘s just a safe job in these uncertain years!
Teresa, who got married to another man and moved, without giving news about her life up to ten years before. A friend, whom he met by chance, gave him her number.
– Teresa? Hello, I’m Annibale, remember?
– Annibale, my dear friend … how are you? – Would have expected coldness and embarrassment and instead she had welcomed him with joy and transport on the phone. She called “my friend.” “Friends? I don’t want to be your friend, I love you! ”
– Well, I’m back. I left the Army a year ago and now work in the old neighborhood. I have a store …
– Oh, how nice! A store? And for what?
– Sale of antiques. Dishes, glasses, furniture and antique jewelry …
– Interesting! I am crazy about old things!
– And you? How are you? I heard that you got married …
– Oh, many years ago. Twenty I think … Yes, a few months after you were gone. I met my husband and we got married right away. I have two children. One of twenty and one of eighteen …
– Ah … of twenty. Well you have not wasted time eh?
– Oh, yeah. My husband would love to have children. He did everything for … But tell me, and you? Married?
– Separated. Almost thirteen years ago. But we were married only for two. We had absolutely nothing in common. It was almost immediately over. And children, no, she did not want to. She said that …
– Too much work? Well, children are a big commitment …
No. Giovanna said that she didn’t want children with one who had another woman in his head She had noticed right away that it was a mistake to marry him.

 [continues]

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Informazioni su amnerisdicesare

italiana nata a Sao Paulo del Brasile, vive a Bologna. Sposata a un medico calabrese, mamma e moglie a tempo pieno, collabora come free-lance per riviste femminili. Dal 2005 gestisce il F.I.A.E. – Forum Indipendente Autori Emergenti http://fiaeforum.freeforumzone.leonardo.it, insieme gruppo e laboratorio di editing autogestito per scrittori emergenti. Ha pubblicato il saggio “Mamma non mamma: la sfida di essere madri nel mondo di Harry Potter” nell’antologia benefica Potterologia: dieci as-saggi dell’universo di J.K. Rowling (CameloZampa Editore 2011); un suo racconto, intitolato “Zanna” è presente nell’antologia di racconti animalisti “Code di Stampa” (La Gru Edizioni 2011); ha pubblicato nel 2012 il suo romanzo d’esordio, Nient’altro che amare (Edizioni CentoAutori), vincitore del Premio Letterario Mondoscrittura, e nel 2013 ha partecipato al progetto di scolastica coordinato da Manuela Salvi “Prossima fermata… Italia!” (Onda Editore) scrivendo il capitolo dedicato alla regione Calabria. Ha curato l’antologia benefica “Dodicidio” per il progetto POP di La Gru Edizioni scrivendo il capitolo “Febbraio” (2013) e ha vinto il “Concorso Cercasi Jane” indetto dalla Domino Edizioni con la quale il 1 settembre 2013 è uscito il suo romanzo “Sirena all’orizzonte” secondo classificato al Premio Letterario Magiche rose 2014 di Fiuggi. A giugno 2014 invece è uscito Mira dritto al cuore per i tipi della Runa Editrice, mentre un secondo saggio sulle figure materne nella saga di Harry Potter dal titolo “Mamma non mamma: le madri minori nel mondo di Harry Potter” uscirà a gennaio sempre con Runa Editrice. Collabora con il portale di informazione online Rete-News.it (www.rete-news.it) scrivendo articoli di cronaca, costume e musica e con la rivista letteraria digitale e online Inkroci (www.inkroci.it ) in qualità di traduttrice.

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