STRADE… (Routes)

Over My Shoulder – Mika

Over my shoulder
Running away
Feels like I’m falling
Losing my day
Cold and drunk
Cold and drunk
Forgot my daylight
Tortured my night
Feels like I’m falling
Far out of sight

Cold, drunk
Tired, lost

Chissà come, alla fine scegli sempre. Di seguire un sentiero, un percorso. Lo fai d’impulso, senza starci troppo a pensare su. Perché il cuore ti dice che devi andare da quella parte e non dall’altra. Capita. Sempre.  Accettai di intraprendere quel viaggio senza fermarmi a chiedere se lo volessi veramente. Sapevo solo che dovevo andar via per un po’. Dovevo staccare con il lavoro, ma soprattutto dovevo mettere molti chilometri tra me e un amore che stava morendo. Per capire, mi dicevo. Per ritrovarmi, una voce dentro di me ripeteva all’infinito.
— Un pellegrinaggio? In Terrasanta? Ma lo sai, sì, che è pericoloso?
— Lo so, e non me ne frega niente. Io ci vado — rispondo sempre con spavalderia, nei momenti di maggiore difficoltà. Era uno di quei momenti.
— Proprio ieri sono morti dieci turisti americani. Una bomba sul pullman. Pellegrini, anche loro.
— Se questo è il mio destino, che sia. Altrimenti, questo saprà proteggermi — gli mostrai con gesto di sfida un piccolo rosario di legno, regalo di una zia missionaria. E lui scoppiò a ridere, scuotendo la testa.
— Sei fuori di testa! Roba da invasati integralisti! Tu non sei mica così! Non vai neppure a messa per Natale! Finiscila, dai, con questa buffonata…
— Non prendermi in giro. E’ questo, ciò di cui ho bisogno ora. E nessuno, nemmeno tu, mi impedirà di trovarlo.
— Non sarò qui ad aspettarti, sappilo.
— Vuol dire che anche questo sarà come deve essere.
Irremovibile. Testarda. E mi chiedevo in continuazione perché. Perché volessi buttare tutto alle ortiche. Perché proprio ora. Ma era quella l’ora.
Fine della storia.

Il pullman ondeggiava placido in mezzo alla polvere. Ormai eravamo a metà della settimana e del viaggio. Ancora non avevo trovato ciò che cercavo. Cosa strana però, nessuna nostalgia per ciò che avevo lasciato. Il mio gruppo era abbastanza omogeneo. Tutti anziani o religiosi. Solo tre i giovani: io, un architetto di mezza età un po’ pazzo e un ragazzo con la barba lunga e lo sguardo lontano, malinconico. Poche parole, e solo all’arrivo nei luoghi di culto, quando raccontava quasi rapito la storia del posto e i passi della Bibbia che lo riguardavano. Un esegeta. Non sapevo cosa fosse. E lo appresi da lui, quando alla domanda:
— Che fai nella vita?
— Studio. Interpreto. Critico. Per aiutare a capire ciò che altrimenti non è comprensibile —  mi rispose. Tutti matti qui dentro, pensai, ma me la son voluta io. Lentamente il rollio sferragliante smise, mentre il pachidermico mezzo rallentava. In un grido soffocato, il ragazzo con la barba mi parlò di nuovo:
— Guarda! Stiamo per arrivare… vedrai che meraviglia!
— Cosa? Dove?
— Gerusalemme. E’ speciale. Ti innamorerai di lei sicuramente.
Ne parlava come fosse una donna, quasi a confidarmi il suo amore segreto. Non lo capii subito, tanto che gli chiesi a bruciapelo:
— Perché sei qui? — e subito dopo compresi che certe domande non si dovrebbero fare. Mi morsi le labbra ma ormai era fatta.
— Sono di fronte a un bivio — mi rispose, tentando un sorriso che non gli riuscì, tornando a guardar fuori dal finestrino, gli occhi lontani, oltre l’orizzonte —  O dentro, o fuori, mi hanno detto. O lei o Dio. Mi sono innamorato, ma devo ancora scoprire di chi. Soprattutto, devo decidere  con chi voglio restare. Sono qui per capire qual è la mia via — non stava parlando di Gerusalemme, adesso, ma certamente di una ragazza lasciata a casa, in attesa.
Visitammo il sacro sepolcro, una volta arrivati a destinazione. L’emozione era troppa e potevo condividerla solo con qualcuno che avesse un animo inquieto come il mio. E lui sembrava conoscere ogni angolo di Gerusalemme, ogni mattone sembrava salutarlo e riconoscerlo, parlargli della sofferenza e del sangue che avevano ospitato tante volte.
— Devo tornarci, domani, prima di partire. Tu sapresti dirmi la strada da fare?
— In pieno coprifuoco, durante il Ramadan, tu, bionda turista europea vorresti inoltrarti da sola per il suck di Gerusalemme all’alba? Sei pazza.
— Dissero così anche di Cristo, ricordi? — lo provocai, ironica. Lui mi rispose con uno sguardo penetrante, serissimo — Tranquillo, dai! Non mi succederà niente. Questo mi difenderà — e gli dondolai davanti agli occhi il mio rosario di legno. Non rispose. Annuì piano guardandomi intensamente. Una strana luce dietro a quel velo di tristezza profonda per un attimo balenò sicura.
— Bene, questo è il percorso che devi fare. Ma sta’ attenta. Il Sepolcro apre alle sei. E noi partiamo alle otto. Devi essere qui in tempo, altrimenti…
— Altrimenti resto qui, in questa città che, avevi ragione, ha qualcosa di magico. Di…
— Spirito. E’ questo che avverti. Santo Spirito ovunque.
— Hai proprio ragione.
Le cinque del mattino arrivarono senza fretta, ma mi trovarono sveglia da un pezzo. Uscii dalla stanza quasi volando, con una strana eccitazione in corpo. Un’intensità dolorosa. Mai provata. Neppure per quell’amore lasciato a casa, che oggi non mi sembrava più così amato.
— E tu che ci fai qui? — stupita esclamai, vedendolo appoggiato al muro del corridoio, in attesa. In mano un messale dalla copertina nera, scrostata e lisa.
— Vengo anch’io, ne approfitto. E così non rischi di perderti.
— D’accordo. Ma vedi? Sono armata. E ho intenzione di usarle tutte, le mie pallottole — di nuovo, glielo mostrai, nascondendolo poi tra le dita.
— Sono armato anch’io. Vorrà dire che lo sgraneremo insieme.

Il buio della notte già digradava a est, annunciando un’aurora tiepida e leggiadra. Vicini, con passo svelto ma tranquillo, io stringendo il mio rosario di legno, lui il suo messale, percorremmo il suck di Gerusalemme a passo svelto, tra le serrande dei bazar abbassati, e la luce fioca dei locali che traspariva dalle persiane accostate. Prima che il sole sorgesse, tutti stavano sicuramente terminando il pasto, che non avrebbero più ripetuto fino al calar della notte, a fine giornata. Camminammo recitando Pater Noster e Ave Maria in silenzioso sincrono, salutando le stazioni della Via Crucis con accenni lievi di rispettosa devozione. Avevo il cuore gonfio. E il sorger del sole ci accolse al Sepolcro, esplodendo di luce e di bagliori rossicci. Due ore in preghiera senza accorgermene, in ginocchio sul pavimento di pietra, senza avvertire stanchezza o dolore. Due ore che parvero un soffio, e un dolore acuto al momento di tornare in albergo e partire.
— Adesso ho capito perché la chiamano Terrasanta — dissi in un sussurro.
— E forse hai trovato la tua via. Io, di sicuro, stamattina ho trovato la mia — rispose lui, e questa volta il suo sguardo era luminoso e sicuro.  Gli restituii un sorriso  silente, richiudendogli tra le dita il mio rosario di legno.

Racconto pubblicato su
Confessioni Donna Magazine
n. 31
GVE Edizioni
12 Aprile 2011

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Awfully translated from me, myself and I

Somehow you always end up choosing. To follow a route, a path. You do it on impulse, without spending  too much time thinking about. Because your heart tells you that you have to follow that very direction and not another one. It happens. Always. I decided to take that trip without stopping and ask if I wanted it really. I just knew that I had to go away for a while. I had to jump off my job, but most of all, I had to put a lot of miles between me and a love that was dying. To find out, I told myself. To find me, a voice inside me endlessly repeated.
– A pilgrimage? To the Holy Land? You know how dangerous is, don’t you?
– I know, and I do not give a damn. I will go there – I can be rather arrogant when I’m in a difficult position. That one was one of those moments.
– Ten American tourists just died yesterday. A bomb on the bus. They were pilgrims like you.
– If this is my destiny, that is. Otherwise, this will protect me . And I defiantly showed him a small wooden rosary, a gift from a missionary aunt.  He laughed bitterly, shaking his head.
– Are you out of your mind? That’s crazed fundamentalists’ stuff! You are not like that! You don’t even go to Mass for Christmas! Stop this farce, come on!
– Do not tease me. This is what I need now. And no one, not even you, will prevent me from finding it.
– I won’t  be here waiting, you know that!
– Well, if this is so, it means that this is how it should be.
Inflexible. Stubborn. And I wondered  all the time why. Why I had this will to throw everything to the winds. Why this and why it right now. But that was the time. End of story.
The bus swayed placidly amid the dust. We were in the middle of the week of travel up to now. I still had not found what I was looking for. Strangely enough though, no nostalgia for what I had left. My group was quite homogeneous. All elders or religious. Only three young people: me, a little crazy middle-aged architect and a guy with a long beard, looking away, wistfully. A few words just at arrivals, and only in places of worship; almost enchanted when telling us the story of the place we were visiting and reading passages from the Bible related to that place. An exegete. I did not know what it was. I learnt from him, as he answered to my question:
– What do you do?
– I study. And interpret. I criticize too. To help explain what otherwise is incomprehensible – he said. All weird over here, I thought, but I wanted it. Slowly the clanging roll stopped, and the elephantine bus slowed down. In a muffled cry, the guy with the beard spoke to me again:
– Look! We’re almost there … you’ll see how wonderful she is!
– What? Where?
– Jerusalem. It ‘s special. You’ll fall in love with her for sure.
He spoke as if she were a woman, as if to confide his secret love. I did not understand right away, so I asked him point-blank:
– Why are you here? – And then I realized that certain questions should not be asked. I bit my lip, but it was done.
– I am in front of a crossroads – he said, attempting a smile that did not come out properly, back to staring out of the window, his eyes far away, beyond the horizon – Inside, or outside, they told me. Either she or God; I fell in love, but I have yet to find out with whom. Above all, I have to decide who I want to be. I’m here to understand what is my way – he was not speaking of Jerusalem, now, but certainly about a girl he left at home, waiting.
We visited the holy sepulcher, once we get to our destination. The excitement was too much and I could only share it with someone who had a restless mind like mine. He seemed to know every corner of Jerusalem, every brick seemed to greet him and recognize him, talking of suffering and blood that had housed and absorbed so many times.
– I need to go back tomorrow before leaving. Could you tell me the way to go?
– During the curfew forRamadan, you, blonde European tourist want to cross alone Jerusalem’s suk at dawn? You’re crazy.
– They said so also to Christ, remember? – I provoked him, ironically. He answered me with a piercing gaze, very serious – Don’t worry, come on! I’ll be okay. This I will defend  me – and swung in front of his eyes a wooden rosary. He did not answer. Nodded slowly looking at me intensely. For a moment a strange light behind a veil of deep sadness  flashed secure.
– Well, this is the path you need to do. But be careful. The tomb opens at six. And we start at eight. You must be here on time, otherwise …
– Otherwise I’ll stay here, in this city, you were right, there is something magical. Something …
– Spirit. That ‘s what you feel. Holy Spirit everywhere.
– You’re right.
Five o’ clock in the morning came without haste, but found me awake since a long time. I left the room almost flying, with a strange excitement in the body. Painful intensity. Never, ever felt. Not even for that love I left at home, which no longer seemed so loved.
– And what are you doing here? – I exclaimed, astonished, seeing him leaning against the wall of the hallway, waiting. Holding a missal from the black cover, scraped and threadbare.
– I’m coming, I take this opportunity. And so you do not risk to get lost.
– All right. But see? I am armed. And I’m going to use them all, my bullets – again, showed it to him, then hiding it between my fingers.
– I’m armed too. It will mean that we’ll shell them together. 

The darkness of the night already sloped to east, heralding a warm and graceful dawn We were close with a brisk but serene walk, I clutching my rosary of wood, he his missal, crossing the suk of Jerusalem among the rolled down shutters of the bazaars, and the dim light that shone from the premises closed. Before the sun rose, everyone was definitely finishing his meal, which would no longer be repeated until nightfall, at the end of the day. We walked reciting the Our Father and Hail Mary in quiet synchronous, hailing the Stations of the Cross with slight hints of respectful devotion. My heart was swollen. And the rising of the sun greeted us at the Sepulchre, exploding with light and glows reddish. Two hours in prayer without realizing it, kneeling on the stone floor, without experiencing fatigue or pain. Two hours seemed a breath, and a sharp pain when returning to the hotel and go.
– Now I know why they call it the Holy Land – I said in a whisper.
– And maybe you found your answer. I, for sure, this morning I found mine – he said, and this time his eyes were bright and safe. I gave him back a silent smile, closing between his fingers my wooden rosary. 

Published on
Confessioni Donna Magazine
GVE Edizioni
n.31
12 aprile 2011

This is a true story, I experienced during my Jerusalem Pilgrimage on 1987. Father Peter went back to Jerusalem that very year and spent 20 years studying the Bible over there. We never met again. I always wear a wooden rosary since then and bring some others in my purse. Never forget to bring my “holy weapon” together with me.

This particular song, Mika’s Over My Shoulder, mixed together with Symbolum song at the very beginning and these specific words, even if written several years after this experience of mine, gather together in a tremendous match of suggestions, emotions and meanings. This is why I collect them and mixed to my personal words.

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Informazioni su amnerisdicesare

italiana nata a Sao Paulo del Brasile, vive a Bologna. Sposata a un medico calabrese, mamma e moglie a tempo pieno, collabora come free-lance per riviste femminili. Dal 2005 gestisce il F.I.A.E. – Forum Indipendente Autori Emergenti http://fiaeforum.freeforumzone.leonardo.it, insieme gruppo e laboratorio di editing autogestito per scrittori emergenti. Ha pubblicato il saggio “Mamma non mamma: la sfida di essere madri nel mondo di Harry Potter” nell’antologia benefica Potterologia: dieci as-saggi dell’universo di J.K. Rowling (CameloZampa Editore 2011); un suo racconto, intitolato “Zanna” è presente nell’antologia di racconti animalisti “Code di Stampa” (La Gru Edizioni 2011); ha pubblicato nel 2012 il suo romanzo d’esordio, Nient’altro che amare (Edizioni CentoAutori), vincitore del Premio Letterario Mondoscrittura, e nel 2013 ha partecipato al progetto di scolastica coordinato da Manuela Salvi “Prossima fermata… Italia!” (Onda Editore) scrivendo il capitolo dedicato alla regione Calabria. Ha curato l’antologia benefica “Dodicidio” per il progetto POP di La Gru Edizioni scrivendo il capitolo “Febbraio” (2013) e ha vinto il “Concorso Cercasi Jane” indetto dalla Domino Edizioni con la quale il 1 settembre 2013 è uscito il suo romanzo “Sirena all’orizzonte” secondo classificato al Premio Letterario Magiche rose 2014 di Fiuggi. A giugno 2014 invece è uscito Mira dritto al cuore per i tipi della Runa Editrice, mentre un secondo saggio sulle figure materne nella saga di Harry Potter dal titolo “Mamma non mamma: le madri minori nel mondo di Harry Potter” uscirà a gennaio sempre con Runa Editrice. Collabora con il portale di informazione online Rete-News.it (www.rete-news.it) scrivendo articoli di cronaca, costume e musica e con la rivista letteraria digitale e online Inkroci (www.inkroci.it ) in qualità di traduttrice.

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