NIENT’ALTRO CHE AMARE: E’ GIA’ PASSATO UN ANNO?

nient altro che amare399Nient’altro che amare – Amneris Di Cesare – Collana Palpiti – Edizioni Cento Autori

Un anno fa, di questi tempi scalpitavo. Avevo già visto la copertina, avevo già inviato il mio “Ok si stampi” all’Editore, e attendevo con grande trepidazione di poter stringere tra le mie mani la prima copia di quello che sarebbe diventato il mio romanzo d’esordio. Un’emozione molto forte che ancora oggi a malapena stento a descrivere. Insomma, la mia “Zannuta” stava per nascere e io ancora faticavo a crederlo. Adesso ha un anno. Cammina con le sue gambe, mi ha dato molte soddisfazioni. Si dice che un libro, dopo un anno dalla sua uscita sia già “vecchio”. Be’ a me non importa. Lo amo come il primo giorno in cui l’ho avuto tra le mani, anzi, dal primo giorno in cui ho pensato di iniziare a scriverlo, e poi riscriverlo, e poi correggerne alcune parti, e infine lo amo perché è mio, perché la mia “Zanny” ancora mi sorride e mi schiaccia l’occhiolino.

“Cala la sera. Il faro, dall’altra parte della baia è già acceso e si avvita di luce, come sempre a quest’ora, lasciando che la sua scia luminosa inondi a intermittenza l’acqua calma al largo. Io me ne sto qui, alla fine del molo del porto vecchio, appoggiata a una ringhiera di ferro arrugginito logorata dal tempo e dalla salsedine. Guardo lontano, senza sapere bene né cosa né dove. Mi piace spingermi oltre il limite tra il mare e il cielo e lo faccio spesso, così, solo perché mi va. Non c’è una ragione particolare nel restare sola, al buio che ormai si fa più profondo, in compagnia del picchiettare lamentoso delle sartie e le sirene delle ambulanze in lontananza. Forse è per il fatto che guardare senza nessuna meta, permette ai ricordi di vincere la loro timidezza e uscire indisciplinati dalla mente per mostrarsi senza più pudore ai miei occhi, e a me di richiamarli dal loro lontano vagare. Sono a’ Zannuta , qui in paese mi chiamavano così, ho 65 anni e dall’età di quindici non verso una lacrima. Mai più pianto, mai. Né quando Nicolino se ne andò dint’i’l’ànciuli , tra gli angeli, né quando Mimì è partito. Non ho pianto per le botte di mio padre o per quelle degli uomini che mi hanno preso con la forza, quelli che volevano punirmi.. Cinquant’anni di occhi asciutti come il vento caldo di scirocco che solletica piano la pelle e inaridisce l’erba piegata sotto le sue raffiche. Di nome faccio Maria, e stasera ho voglia di piangere. Sono lacrime di gioia, le mie.

A’ Zannuta : la dentona. Venivo chiamata così per via degli incisivi sporgenti che ho sul davanti, grandissimi. Si protendono ancora oggi con orgoglio fuori dalle labbra carnose.
— U’ vi’, u’vi’ a’ cunigghja — faceva mio padre quando si rivolgeva a me — u’ vi’, na’ ciòta fricata è! — una povera scema, ecco cos’ero per lui e per tanti, in paese, e tutto solo perché lo sguardo languido e un po’ svagato che quei denti sporgenti infondevano al mio viso, mi dava un’espressione poco intelligente, rendendo la mia faccia simile a quella di una coniglia; e le somiglianze con il pacifico animale, non si limitarono a questo. Anche mia madre se ne è sempre vergognata — E‘ n’imbromu , un impiccio, ‘sta figghja nosta , non troverà mai marito! — diceva, e così è stato. Sposata mai, ma uomini e figli, tanti ne ho avuti! Ho sempre avuto un bel corpo. Questo sì. Alta e dalle curve generose. Una vita stretta che metteva in risalto un fondoschiena appetitoso. Anche se per anni mi sono coperta di stracci e mi sono vestita spesso con larghi grembiuli, il mio didietro saltava fuori e sembrava fare l’occhiolino alla gente. Le donne mi odiavano, gli uomini mi perseguitavano, fischiando, indirizzandomi commenti volgari. Perché io ero una usa e getta . Qualcosa da evitare scuotendo la testa con rassegnazione oppure usare senza particolare riguardo. Maria a’ zannuta o talvolta a’ ciòta , la cretina, quella che bastava una mela o un tozzo di pane per averla. Non so perché, o come, tutto sia iniziato. So che mi piaceva. Fare quella cosa , dico, con gli uomini. E ancor più mi piaceva sentire il mio corpo rispondere prontamente, facendo germogliare dentro di me il frutto di quella cosa . Mi piaceva anche avere i figghjòli i’ dinta . Sentirli calciare nella pancia, premere e pesare sul bacino. E poi, una volta nati, averli intorno. Anche quando piangevano urlanti, di fame, di sete, di cacca addosso. E li ho amati tutti, ognuno in modo diverso, s’intende. Sia i padri che i figli. Io sono una che ama. Che non sa fare altro. A modo mio.”

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C’è un personaggio che amo particolarmente e che appare solo per brevi tratti: Hans. E’ per questo che se devo citare qualche passo del mio libro, finisco sempre per citare lui. Perché mi è rimasto nel cuore.

“Arrivò in paese con la corriera un pomeriggio di settembre, in uno di quei giorni ancora caldissimi nonostante l’estate già
consumata. Nessuno ha mai capito perché fosse capitato quaggiù. Forse cercava il mare e il sole scappando da un paese
freddo, forse doveva nascondersi, semplicemente. Non gli ho mai fatto domande. Non ne faccio mai. Mai stata curiosa della vita degli altri. Ho sempre preso la mia così come viene, e dalla vita ho sempre accettato tutto. E poi con lui non avrei potuto: parlavamo due lingue diverse, fare domande a gesti sarebbe stato troppo complicato. Sembrava un principe: alto, i capelli color del miele e gli occhi, due schegge di cristallo. I primi giorni aveva le guance lisce e lucide, che esaltavano il suo aspetto elegante e pulito. Appena sceso dal pullman, capii che avrebbe potuto avere tutte le donne del paese ai suoi piedi, e quelle all’inizio lo provocavano con il loro ancheggiare e certi sorrisetti e occhiatine maliziose che io non sono mai riuscita a imitare. Ma lui sembrava ignorare di essere causa di tanta attenzione, e anzi, pareva preferire solo un certo tipo di compagnia.”

” Le prime notti dormiva e basta. Ma mi abbracciava e teneva stretta stretta, senza lasciarmi mai andare. Sentivo il suo corpo forte e solido accanto, e mi sentivo al caldo e al sicuro. Nonostante la stretta soffocante, era piacevole. Il primo vero gesto d’affetto che avessi mai ricevuto. Me lo godevo, bevendomi il suo respiro acre, sapendo già che qualcosa avrei dovuto dargli in cambio. – Helga… – Helga. Io non ero lei. Non potevo esserlo. Non lo sarei stata mai – sciullighe – Non capivo. Più che una parola, sembrava uno starnuto; la sofferenza nel dirla gli partiva raschiando dalla gola e quando arrivava alle labbra, esplodeva in un impeto devastante. Doveva significare qualcosa di importante.
– Sì, sì, gioia mia, tranquillo… amo’… unn’è nenti’- gli dicevo piano; lo perdonavo, sì, sì, tranquillo, lo avrei amato fino alla
fine dei miei giorni, se necessario. Non sapevo ancora bene cosa volesse dire “amore”, ma immaginavo fosse qualcosa
molto simile a ciò che avevo provato – e provavo ancora – per il mio bambino in fasce, quando lo prendevo in braccio e sentivo le sue manine cercare le mie mammelle e poi aggrapparsi forte alle mie mani. E Hans faceva lo stesso. Si aggrappava a me, la notte, in cerca di calore. Non facevo nessuna fatica a darglielo. Fingere di essere un’altra, che male avrebbe fatto? Poi le cose in paese peggiorarono. Per Hans si misero male.
– Dio ce ne scansi e liberi! – salmodiavano le donne, accennando a un segno della croce, per scacciar la maledizione passando davanti al bar di Mariuzzo e guardando verso la piazzetta solo per buttar via lo sguardo impaurite, subito dopo
aver visto che se ne stava ancora seduto là davanti.”

Ecco. Un anno. Orgogliosa di come sia trascorso.

Nient’altro che amare
di Amneris Di Cesare
Collana Palpiti
Edizioni Cento Autori

informazioni:  https://amnerisdicesare.wordpress.com/nientaltro-che-amare/
Pagina Facebook: https://www.facebook.com/zannuta
@AmnerisDiCesare

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Informazioni su amnerisdicesare

italiana nata a Sao Paulo del Brasile, vive a Bologna. Sposata a un medico calabrese, mamma e moglie a tempo pieno, collabora come free-lance per riviste femminili. Dal 2005 gestisce il F.I.A.E. – Forum Indipendente Autori Emergenti http://fiaeforum.freeforumzone.leonardo.it, insieme gruppo e laboratorio di editing autogestito per scrittori emergenti. Ha pubblicato il saggio “Mamma non mamma: la sfida di essere madri nel mondo di Harry Potter” nell’antologia benefica Potterologia: dieci as-saggi dell’universo di J.K. Rowling (CameloZampa Editore 2011); un suo racconto, intitolato “Zanna” è presente nell’antologia di racconti animalisti “Code di Stampa” (La Gru Edizioni 2011); ha pubblicato nel 2012 il suo romanzo d’esordio, Nient’altro che amare (Edizioni CentoAutori), vincitore del Premio Letterario Mondoscrittura, e nel 2013 ha partecipato al progetto di scolastica coordinato da Manuela Salvi “Prossima fermata… Italia!” (Onda Editore) scrivendo il capitolo dedicato alla regione Calabria. Ha curato l’antologia benefica “Dodicidio” per il progetto POP di La Gru Edizioni scrivendo il capitolo “Febbraio” (2013) e ha vinto il “Concorso Cercasi Jane” indetto dalla Domino Edizioni con la quale il 1 settembre 2013 è uscito il suo romanzo “Sirena all’orizzonte” secondo classificato al Premio Letterario Magiche rose 2014 di Fiuggi. A giugno 2014 invece è uscito Mira dritto al cuore per i tipi della Runa Editrice, mentre un secondo saggio sulle figure materne nella saga di Harry Potter dal titolo “Mamma non mamma: le madri minori nel mondo di Harry Potter” uscirà a gennaio sempre con Runa Editrice. Collabora con il portale di informazione online Rete-News.it (www.rete-news.it) scrivendo articoli di cronaca, costume e musica e con la rivista letteraria digitale e online Inkroci (www.inkroci.it ) in qualità di traduttrice.

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