#MIKA: LA LEGGENDA DI UN TALENTO IN UNA GIOVANE MENTE (2° parte)

Continua il mio delirante tentativo di raccontare Mika attraverso le informazioni date dalle interviste, i video, i concerti, le parole e la musica che questo artista singolare e bravissimo compone e canta. Ma mano a mano che continuavo a scrivere, mi sono resa conto che non è forse possibile inquadrarlo in un testo, e questo già di per sé, racconta di come sia poliedrica la sua personalità e di come “sguisci” via, quasi un’anguilla che non permette di essere imprigionata in una gabbia di parole. Pertanto questa seconda parte, imperfetta, scritta anche forse un po’ in maniera elementare, non credo riceverà un seguito. Sebbene su Mika ci sia ancora tanto da raccontare. (la prima parte, qui)

1002995_178210539017852_899983237_nIn genere a un artista si perdonano tante cose in virtù dell’arte che riesce a produrre e infatti è stato coniato il detto “genio e sregolatezza” per poter appunto giustificare negli artisti e, specialmente in alcune star contemporanee, comportamenti molto al di sopra delle righe e a volte colorati da eccessi e stravaganze oltre ogni limite. Probabilmente in alcuni casi, le Star, i Divi, i Vip, piacciono proprio per questo, perché incarnano nel nostro immaginario quello che vorremmo segretamente poter fare anche noi, almeno per una volta nella nostra vita e che non facciamo a causa delle convenzioni e dei condizionamenti sociali a cui siamo costretti nel nostro quotidiano.

In una società chiusa da regole leggi e – ammettiamolo – pregiudizi, vivere fuori dagli schemi è un atto rivoluzionario, anche se liberatorio, che però pochi di noi hanno il coraggio di permettersi.

Mika come star, ma ancor prima, come ragazzino adolescente non è estraneo a questo sistema, ma fin da subito non ne fa parte, non ne vuole fare parte: esce dagli schemi già a undici anni, decidendo di vestirsi in modo personale, prediligendo pantaloni stretti o corti fino al ginocchio, bretelle colorate, farfallino o cravatta e soprattutto scarpe dai colori sgargianti e dalla foggia classica quasi claunesca. Un modo di presentarsi lontano anni luce dall’abbigliamento dei suoi coetanei che in que943290_164827227022850_1073659904_nsta fase particolare della vita tendono a chiudersi in una sorta di “club” che li vuole omologati a uno stile piuttosto che un altro, ma sempre e comunque uniforme, perché la diversità fa paura mentre l’omologazione invece rassicura. Probabilmente il giovanissimo Penniman aveva già visto sbocciare in sé il seme della creatività e del talento che si esplica appunto in un’affermazione di unicità e distacco dall’uniforme piattezza intellettuale dei suoi coetanei. Studia musica, come atto di ribellione a chi ha voluto schiacciarlo e umiliarlo attraverso violenze fisiche e psicologiche, intimidirlo e inibirlo nelle sue ambizioni. Lo fa privatamente, a casa. E, racconta lui stesso, a insegnargli a usare le dita in maniera appropriata sulla tastiera del piano, lui che non sa leggere e non riesce a decifrare le note sul pentagramma ma che ha una particolare capacità di esprimersi attraverso la melodia, sono due insegnanti di musica di nazionalità russa, gemelle, che gli siedono accanto durante le ore di lezione – una specializzata per la mano destra, l’altra per la mano sinistra – e che non esitano a punirlo corporalmente in caso di errore.

Let’s say that it was a nice revenge. The music was a liberation. It gave me a independence and a way to live my life without fear. I was so mismatched at school, with teachers and students. I was lonely, dumb. I was afraid. I wanted them to forget me. I wanted to disappear. I wanted to do something that others could not do: the music. I decided to write my own songs. It was easier than brush my teeth. Today, I stand in front of a piano and write songs to understand what I live. It ‘s like a kind of private diary.

Trad.: Diciamo che è stata una bella rivincita. La musica è stata una liberazione. Mi ha dato indipendenza, e un modo di vivere la mia vita senza paure. Ero così inadeguato a scuola, con gli insegnanti e con gli studenti. Ero solo. Muto. E avevo paura. Volevo che si dimenticassero di me. Volevo scomparire. Volevo fare qualcosa che gli altri non potessero fare: musica. Ho deciso così di scrivere le mie proprie canzoni. Era più facile che lavarmi i denti. Oggi, resto di fronte a un piano e scrivo canzoni per capire cosa ho vissuto. E’ una sorta di diario privato.

 

 

Ce me prof de piano etait completement desesperé la plupart de ma vie me voyer maintenant jouer un piano comme ça, ce Peyel, je vous dit – smack – J’avais une professeuse, j’en avais deux en fait, quand j’etait petit j’habité a Paris, il y avait deux dames, ils avaient soixante quinze ans, elles etaient russes, elles etaient soeur, jumeaux, jumelles (?) et on avait une de chaque coté et Olga, elle etait especialiste de la main droite apparament, et on y avait une outre sur la gauche qui etait especialiste de la main gauche, et j’etait completement nul, alors j’ai appris a prendre le piano completement de ma maniere  parce que je ne pouvait pas lir la musique et donc je me suis dit, bom, j’ai tellement des fautes que si je ne prenez me propre chançons personnes va noter la difference et maintenant on est iciiiii!!!!

Trad.: C’era questo mio prof. di piano che era completamente disperato per me, la maggior parte del tempo e adesso vedermi a questo piano, un Pleyel addirittura, be’ vi dico – (taglio gola e suono con la bocca). Avevo una professoressa, veramente erano due, quando ero piccolo e abitavo a Parigi, c’erano queste due signore, di settantacinque anni, erano russe, sorelle, gemelle, e le avevo una da una parte e una dall’altra, Olga era specialista della mano destra evidentemente, e ne avevo un’altra dalla parte sinistra, che era specialista della mano sinistra. E io ero completamente duro/pesante/nudo [non ho capito] allora ho dovuto imparare a suonare il piano completamente alla mia maniera perché non potevo leggere la musica e allora mi sono detto, be’, ho talmente tante lacune che è meglio se suono le mie proprie canzoni a modo mio, tanto nessuno noterà la differenza. E ora sono quiiiii!!!

downloadQuindi, anche se con altri intenti, Mika viene avviato all’apprendimento della musica attraverso una sorta di espiazione e costrizione fisica, che però darà ottimi risultati. Mika non si accontenta di apprendere a cantare e di potersi esibire presso la Royal  College of Music e di avere una voce che raggiunge le 3.5 ottave. Mika vuole comporre la propria musica e vuole farlo a modo suo. Cresce, sviluppa e mette in pratica le sue idee e utilizza il mezzo che il XXI esimo secolo ha messo a disposizione dell’Umanità per la sperimentazione e l’innovazione: internet. Pubblica video su YouTube che iniziano ad avere un certo seguito e un discreto pubblico. È appunto verso la fine del 2005 che Mika viene contattato da un discografico e ottiene un’audizione con il “cattivissimo” Simon Cowell che lo critica aspramente. Probabilmente è a causa sua, e della sua critica indisponente e umiliante, che Mika infuriato, rientrato a casa, scrive e compone la sua Grace Kelly. Non piace ai discografici dell’epoca, Mika, perché la sua musica e i suoi testi sono too weird /“troppo strani”, too different/“troppo diversi” dai brani che vanno per la maggiore e che hanno successo in quel momento. Ma ovviamente, quello che è diverso, nel mondo dell’arte non può essere considerato come un fattore negativo, perché se è vero che arte è sperimentazione e innovazione, la diversità è un valore aggiunto e non una discriminante. E infatti la massa, il pubblico decreta il successo planetario di questo artista che immediatamente si fa riconoscere per le capacità creative e suggestive.

1251912363000_fNon è un outsider, Mika. Non è eccesso e sregolatezza. È disponibilità e simpatia. È giocosità, è allegria. Fin dalle prime interviste che gli vengono fatte da svariate emittenti straniere, si afferma la sua personalità ironica e goliardica e la sua capacità di non prendersi troppo sul serio ma di ridere delle proprie goffaggini e farne una sorta di caratteristica, di marchio di fabbrica. La sua famiglia, specialmente quella composta dalle due sorelle maggiori e dalla madre, gli è attorno e collabora con lui. E lui non sente il peso di questa presenza che potrebbe alle volte anche risultare ingombrante ma in fondo, quell’universo privato fatto di madri, zie, nonne, sorelle e parenti è l’ambiente dove si sente protetto dal mondo che lo osanna ma che lo giudica, che inizia a domandarsi, che inizia a indagare su di lui.

535058_149564025215837_1280390705_nNon è un amante dell’esibizione gratuita, Mika. Animale da palcoscenico che incanta le folle ai concerti, terminata l’esibizione si nasconde. Difende la sua privacy con le unghie e con i denti. Rarissime sono le sue apparizioni in pubblico fuori dal contesto musicale e sempre con molta delicata pacatezza. Una risata e uno scherzo con Kathy Perry, un video dove appare mascherato e un po’ alticcio, durante un ballo di carnevale. Mika si spende sul palco, ma spente le luci si ritira al buio e al sicuro del suo appartamento a Londra. E prima di salire sul palco, quello che cerca come gesto scaramantico di buon auspicio, è il bacio della madre. Questo anche oggi, che l’artista ha già trent’anni. A dimostrazione che per lui i valori importanti e fondamentali sono quelli sani e tradizionali.

Non si monta la testa, Mika. Con il successo strepitoso inizia ad avere i primi riconoscimenti. Uno molto prestigioso, nel 2010:  viene infatti insignito del titolo di cavaliere da parte del Governo Francese, per i suoi meriti musicali.  Il cantante, che diventa così uno dei più giovani cavalieri in tutta la storia della Francia, con una disarmante spontaneità rivelerà poi di aver purtroppo perduta la medaglia consegnatagli la sera stessa della

“E’ una medaglia metallica con un piccolo fiocco verde”,

rivelerà l’allora 26enne artista britannico,

“ma la prima sera l’ho persa immediatamente. Mi è caduta praticamente davanti a casa, vicino alla stazione del metrò. Ho passato 45 minuti lì davanti, per strada, letteralmente a quattro zampe, per cercarla. A un certo punto è passata mia sorella che mi fa: ma che ca**o fai? E ho dovuto dirle che stavo cercando l’onorificenza del cavalierato. Ha pensato che fossi impazzito”.

Incalzato spesso dai giornali sulle sue preferenze sessuali, si ribella, si chiude, non risponde. O se risponde, lo fa in maniera enigmatica, Mikaaffermando di non volersi imporre delle etichette che lo individuino. E fa bene. Perché il suo genio non può essere etichettato, la sua vita privata non è dominio di nessuno se non di se stesso.

“Leggete i miei testi, lì c’è scritto tutto”.

Ed è vero.  Nei testi delle canzoni di Mika c’è tutto il suo essere, privato e personale, la sua sofferenza per le discriminazioni e le umiliazioni subite, le ansie e le paure di sofferenza amorosa, il senso di tremenda solitudine che un adolescente può provare in diversi momenti della sua crescita, e la vita, le parole, i gesti di amici e persone a lui vicino nella vita.  Basta leggere le parole di alcune delle sue canzoni più belle, da Billy Brown a Toy Boy, da Lonely Alcholic a Karen, passando attraverso le forse più popolari e orecchiabili, come appunto Grace Kelly, Lollipop, Blame it on the grils, Happy Ending, Love Today.

 

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Informazioni su amnerisdicesare

italiana nata a Sao Paulo del Brasile, vive a Bologna. Sposata a un medico calabrese, mamma e moglie a tempo pieno, collabora come free-lance per riviste femminili. Dal 2005 gestisce il F.I.A.E. – Forum Indipendente Autori Emergenti http://fiaeforum.freeforumzone.leonardo.it, insieme gruppo e laboratorio di editing autogestito per scrittori emergenti. Ha pubblicato il saggio “Mamma non mamma: la sfida di essere madri nel mondo di Harry Potter” nell’antologia benefica Potterologia: dieci as-saggi dell’universo di J.K. Rowling (CameloZampa Editore 2011); un suo racconto, intitolato “Zanna” è presente nell’antologia di racconti animalisti “Code di Stampa” (La Gru Edizioni 2011); ha pubblicato nel 2012 il suo romanzo d’esordio, Nient’altro che amare (Edizioni CentoAutori), vincitore del Premio Letterario Mondoscrittura, e nel 2013 ha partecipato al progetto di scolastica coordinato da Manuela Salvi “Prossima fermata… Italia!” (Onda Editore) scrivendo il capitolo dedicato alla regione Calabria. Ha curato l’antologia benefica “Dodicidio” per il progetto POP di La Gru Edizioni scrivendo il capitolo “Febbraio” (2013) e ha vinto il “Concorso Cercasi Jane” indetto dalla Domino Edizioni con la quale il 1 settembre 2013 è uscito il suo romanzo “Sirena all’orizzonte” secondo classificato al Premio Letterario Magiche rose 2014 di Fiuggi. A giugno 2014 invece è uscito Mira dritto al cuore per i tipi della Runa Editrice, mentre un secondo saggio sulle figure materne nella saga di Harry Potter dal titolo “Mamma non mamma: le madri minori nel mondo di Harry Potter” uscirà a gennaio sempre con Runa Editrice. Collabora con il portale di informazione online Rete-News.it (www.rete-news.it) scrivendo articoli di cronaca, costume e musica e con la rivista letteraria digitale e online Inkroci (www.inkroci.it ) in qualità di traduttrice.

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