STORIE D’AMORE IN PILLOLE N.16: TIZIANO FERRO – ROSSO RELATIVO

Tiziano Ferro – Rosso Relativo

[….]

Mi aveva chiamata la mattina dopo e mi era passato a prendere addirittura nel primo pomeriggio. Non aveva perso tempo in preamboli inutili. Si era diretto subito verso un alberghetto, un fatiscente  palazzotto ai margini della città, che sarebbe diventato il nostro rifugio per incontri casuali e intensi. Imparai presto ad amare quella stanza n. 17,  la carta da parati a fiori verdi e lilla, strappata in più punti e sporca di fuliggine da termosifone. Mi divertiva persino il letto cigolante sul quale ci buttavano forsennati e animaleschi. Adriano sapeva amarmi come nessuno era mai stato in grado. Frenava la mia foga, la mia fretta.  Mi dominava, mi guidava. Ma nello stesso tempo teneva in grande considerazione i miei desideri, le mie curiosità. Ci univamo con furia ma anche con lentezza. Lui trascorreva ore a guardarmi soltanto, a carezzarmi lieve squassandomi di brividi. Con Adriano mi sentivo bella. Per la prima volta, sicura di me stessa e del mio potere sensuale. Era diventata un’abitudine a cui credevo di non poter più fare a meno, quel nostro incontrarci così, nel primo pomeriggio e tirar fino a sera tra amplessi e carezze, molto sesso e poche parole. Amavo il pomeriggio anche per questo, ora. Era uno spazio dilatato del tempo, una dimensione parallela e sospesa nel vuoto del giorno. Un momento di attesa, infinito. Mi rialzavo da quell’alcova solo al filtrar della luce dalle persiane abbassate, che coloravano la stanza di righe azzurro chiaro. Quello era il momento di andarsene, di lasciarlo ancora nudo e sudato a pregarmi di restare, una volta soltanto, a dormire con lui. Ma non gliel’avrei ancora permesso. Dormire con lui, non sapevo bene spiegare perché, era un privilegio che non volevo concedergli. Non ancora.

Non gli avevo mai fatto domande sulla sua vita privata. E non avevo mai raccontato a nessuno di quegli incontri nascosti tra le pieghe di pomeriggi speciali. Men che meno a Giuliana e a Federica, che sembravano aver dimenticato quella sera in cui me lo avevano presentato. Non me la sentivo di raccontare loro di quegli appuntamenti clandestini. Inoltre, Adriano spariva per giorni, per settimane addirittura, senza una spiegazione, immediatamente dopo i nostri accesi amplessi, quando invece la passione avrebbe imposto un rivedersi più assiduo. Non gli avevo mai chiesto perché svanisse così, o dove andasse, né con chi si vedesse; e se si vedesse con qualcun’altra? Questo sì, lo temevo. Ma resistevo dal porgli domande che avrebbero potuto farlo scappare.

Rimanevo in attesa. Di una sua telefonata. Di un suo cenno. Di un’altra occasione per incontrarci nella stanza n.17 e fare di nuovo all’amore. Restavo in ascolto. Dei miei battiti di cuore che mano a mano che il nostro strano rapporto procedeva, diventavano sempre più rapidi, e delle parole che mi nascevano dentro a descrivere ciò che provavo per lui. La sua voce sulla segreteria telefonica mi bastava a colmare quei vuoti, quelle sue assenze.

 Mi aveva chiamato la sera prima:
«Passo a prenderti nel primo pomeriggio»  mi aveva promesso. E stavolta avrei ascoltato la sua voce sussurrarmi parole eccitanti dal vivo. Sapevo cosa mi aspettava, cosa lui si aspettava da me. E non vedevo l’ora. Mi ritrassi dallo specchio. Avevo terminato di prepararmi. Mi girai, ora a sinistra ora a destra, ammirando la mia immagine riflessa, compiaciuta. Ero in gran forma. Mi divorerà di baci. Sorrisi pensando alla mia audacia e irresponsabile impudicizia. Una ragazza per bene non si crogiola in pensieri così spinti. Ma io non volevo essere una ragazza per bene. O invece lo ero?

Attrazione pomeridiana
racconto
di
Amneris Di Cesare


[…]
(continua)

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Informazioni su amnerisdicesare

italiana nata a Sao Paulo del Brasile, vive a Bologna. Sposata a un medico calabrese, mamma e moglie a tempo pieno, collabora come free-lance per riviste femminili. Dal 2005 gestisce il F.I.A.E. – Forum Indipendente Autori Emergenti http://fiaeforum.freeforumzone.leonardo.it, insieme gruppo e laboratorio di editing autogestito per scrittori emergenti. Ha pubblicato il saggio “Mamma non mamma: la sfida di essere madri nel mondo di Harry Potter” nell’antologia benefica Potterologia: dieci as-saggi dell’universo di J.K. Rowling (CameloZampa Editore 2011); un suo racconto, intitolato “Zanna” è presente nell’antologia di racconti animalisti “Code di Stampa” (La Gru Edizioni 2011); ha pubblicato nel 2012 il suo romanzo d’esordio, Nient’altro che amare (Edizioni CentoAutori), vincitore del Premio Letterario Mondoscrittura, e nel 2013 ha partecipato al progetto di scolastica coordinato da Manuela Salvi “Prossima fermata… Italia!” (Onda Editore) scrivendo il capitolo dedicato alla regione Calabria. Ha curato l’antologia benefica “Dodicidio” per il progetto POP di La Gru Edizioni scrivendo il capitolo “Febbraio” (2013) e ha vinto il “Concorso Cercasi Jane” indetto dalla Domino Edizioni con la quale il 1 settembre 2013 è uscito il suo romanzo “Sirena all’orizzonte” secondo classificato al Premio Letterario Magiche rose 2014 di Fiuggi. A giugno 2014 invece è uscito Mira dritto al cuore per i tipi della Runa Editrice, mentre un secondo saggio sulle figure materne nella saga di Harry Potter dal titolo “Mamma non mamma: le madri minori nel mondo di Harry Potter” uscirà a gennaio sempre con Runa Editrice. Collabora con il portale di informazione online Rete-News.it (www.rete-news.it) scrivendo articoli di cronaca, costume e musica e con la rivista letteraria digitale e online Inkroci (www.inkroci.it ) in qualità di traduttrice.

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