CIAO AYRTON…

 

 

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Non è facile parlare di lui, anche dopo vent’anni. Mille emozioni si affollano tutte insieme e premono in quanto vogliono essere ascoltate per prime.

Non è mai facile, per chi non ha conosciuto di persona un mito, parlarne come persona. Si rischia di essere retorici, di ingigantire le qualità e minimizzarne le debolezze.

Ho sempre rifuggito i miti. Ne ho conosciuti in passato, ma li ho spesso evitati. Quando sei “grande” per milioni di persone rischi, alla fine, di crederti il “più grande” e il “più forte” e di esserlo al di sopra di tutto e di tutti. Ma Ayrton è una rara eccezione. Faceva del bene di nascosto, senza mostrarsi, senza far parlare di sé nel suo privato. Ha sempre mostrato a tutti una forte determinazione in pista, una “cattiveria” competitiva estrema e una profonda umiltà fuori dalle gare, nella vita quotidiana.

“Se a gente quiser modificar alguma coisa, é pelas crianças que devemos começar. Devemos respeitar e educar nossas crianças para que o futuro das nações e do planeta seja digno”.

“Se vogliamo cambiare qualcosa, dobbiamo iniziare dai bambini. Dobbiamo rispettare ed educare i nostri figli affinché il futuro delle nazioni e del pianeta ne sia degno”

Confidò alla sorella, in occasione del suo compleanno nel marzo del 1994, di voler fare qualcosa di concreto per offrire un’opportunità di crescita ed educazione ai giovani poveri del paese. L’incidente del 1 maggio non gli permise di realizzare il progetto che, invece, fu portato avanti dalla sorella Viviane. Oggi, questo progetto, ha il nome di Fundaçao Ayrton Senna, una ONG brasiliana che si occupa di togliere dalla strada i ragazzini abbandonati e dare loro un’opportunità di vita attraverso la scuola e l’educazione.

Non è facile parlare di lui e non ne parlerò. Parlerò di ciò che ho visto, in Brasile, in quegli ultimi anni, e di ciò che è stato essere Ayrton Senna per i brasiliani. Parlerò di un uomo che da grande e invincibile, osannato dalle masse e corteggiato dai media, sapeva farsi piccolo e umile.

Era un idolo per i Brasiliani, ma soprattutto una certezza. In un paese all’epoca devastato dall’inflazione, dalla miseria, dalla violenza nelle strade, dal torbido turismo sessuale e dai meninos de rua che un governo post-dittatoriale non riusciva a risolvere, Ayrton era la fiducia, per i Brasiliani, di potercela fare, di poter un giorno risollevare la testa e camminare a schiena dritta, orgogliosi di essere quello che sono. Perché Ayrton, con la sua stessa vita, aveva dimostrato che ciò era possibile.

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