MIRACOLI, SOCIAL NETWORK SALUTI E RICORDI

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Leggo spesso invettive contro i social network, nella fattispecie contro Facebook. Il consiglio che più spesso sento dare, in giro per la rete, è quello di “farsi una vita vera”.
Giusto.
Stare troppo tempo su internet e soprattutto a cazzeggiare su Facebook non è una cosa salutare.
E poi, chi lo dice che questi social rendano la vita migliore?
Spesso, troppo spesso, la rovinano, invece, alle persone.

A me, Facebook ha sempre fatto dei bellissimi regali.
Invece.
Piccoli miracoli inaspettati.

Quattro anni fa mi ha permesso di trovare il medico, il sant’uomo che salvò, con la manovra giusta, la vita a mio figlio. Apparve dal nulla sul luogo dell’incidente, rianimò mio figlio, appena caduto dalla moto, e di fatto impedendogli di restare troppo a lungo incosciente a costo di gravi danni cerebrali, e gli restituì lucidità e psicomotricità altrimenti probabilmente compromesse. Svanì in mezzo alla folla dei paramedici arrivati sul posto qualche minuto dopo, come appunto fanno gli Angeli, e per qualche giorno disperammo di ritrovarlo. La moglie di questo Angelo, preoccupata per le condizioni di mio figlio, scrisse sulla bacheca del mio ragazzo chiedendo notizie.
Da allora siamo amiche di Facebook.
Prima o poi, la vita ci permetterà di incontrarci per davvero.

Sei mesi fa, dopo una decina in cui ci eravamo perse di vista, su Facebook mi contatta la mia amica americana Lori. La nostra storia è una storia strana, particolare, a volte buffa, altre drammatica. Ma la nostra amicizia va avanti da oltre venticinque anni. Tra alti e bassi, tra momenti in cui non ci si sente e altri in cui ci si parla tutti i giorni.
Ecco un altro miracolo inaspettato che la rete mi ha fatto.

In realtà, ho conosciuto per primo Ron, suo padre. Per questioni di lavoro. Lavoravo come interprete, a quell’epoca, ed ero negli Stati Uniti insieme a “gente” a me molto vicina negli affetti di quel tempo.
Gente di cui oggi ho volutamente cancellato dai ricordi persino il nome.
Erano momenti difficili per me allora, ma io eseguii i miei compiti professionali come si doveva e Ron mi apprezzò per questo. Allora, ricordo, mi parlava di sua figlia Lori, la più piccola, con tanta ammirazione e orgoglio. La fama di Lori era stata preceduta dall’ammirazione di un padre perché in quell’occasione non la incontrai.
Lori venne in Italia un anno dopo e ci incontrammo, facemmo amicizia. Quasi amicizia, perché litigavamo tutto il tempo.  Avevamo poco più che vent’anni entrambe, io più grande di lei di due, forse quattro anni, due “bambine” che giocavano a fare le adulte. Ci beccammo, discutemmo anche furiosamente, dicendocene di ogni genere, tutto in inglese, ovviamente. E non ci lasciammo bene, se devo essere onesta.
Lei tornò in America, io restai a risolvere i miei problemi in Italia.
Tornò  quattro, forse cinque anni dopo.
Per me le cose erano cambiate, per lei un amore deludente e ferite da leccare.
Ci ritrovammo, come solo due amiche sanno fare.
E quell’amicizia non smise più di essere.

Io in USA, anni dopo, ritrovai suo padre, conobbi sua madre Elaine, la sorella, il fratello, un amico con cui volammo, a bordo di una Mustang rosso fiammante, una sera d’Agosto ad Annapolis, uno dei più bei posti sulla terra mai visitati,  al suono dei Beach Boys. Trascorremmo una serata (fino a notte inoltrata) a ridere come due matte, bevendo birra (eravamo entrambe ormai maggiorenni, lo potevamo fare!) e saltellando tra la prua di una barca a vela e l’altra. Spensierate e leggere sotto gli occhi un po’ straniti dell’amico che ci aveva accompagnate. Fu in quei giorni che ritrovai Ron e la sua stima, la profonda simpatia che aveva sempre provato per me. Conobbi allora Elaine, persona dolcissima e delicata, affabile.
Capii da chi era nata Lori e perché era nata così bene.

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Poi di nuovo l’Italia, la vita.
L’11 settembre.
Anni, quelli che seguirono che portarono in molti europei a detestare gli americani. Anni tristissimi, anni di tormento, di dubbio, di diffidenza. Anni in cui io non ho potuto tornare nei miei amati Stati Uniti perché gli impegni di famiglia ed economici me lo impedivano.
Ci sentimmo con Lori con qualche email. Più di rado, sempre più raramente.
Forse l’evento che ha cambiato il mondo fu a causa di uno strappo tra noi, non so se avvenne o se me lo immaginai.
Lori si sposò, per un pelo non ci incontrammo durante il suo viaggio di nozze a Firenze, e poi… l’oblio.
Nessun indirizzo e-mail, il vecchio sito web della sua attività cancellato, di lei e della sua famiglia nessuna notizia.
Per oltre dieci anni, il silenzio.

Finché, appunto, un pomeriggio di quest’anno,  su facebook, è stata lei a ritrovarmi. E quindi la chat, skype, le foto, gli scambi. I ricordi. Il papà, Ron, non c’era più. Era passato a miglior vita un anno prima. Mi è dispiaciuto tanto. Il pensiero che una persona così, della cui stima ancora avvertivo forte la presenza non ci fosse, mi addolorava profondamente. Ma Lori era tornata. Un commento, un saluto, adesso so che c’è, che è lì, che se voglio ci possiamo fare due chiacchiere in un modo o nell’altro. La cosa mi riempie di allegria e serenità.

Ieri mattina Elaine se ne è andata. Improvvisamente. Un messaggio su facebook di Lori probabilmente ancora sotto shock per la perdita. E la malinconia che mi assale. Fino a qualche settimana fa, Elaine commentava le foto che io e Lori ci eravamo scambiate, sorrideva e ringraziava per i ricordi che avevo tirato fuori dal mio cassetto. Oggi non c’è più. Se n’è andata anche lei. Il pensiero di Elaine offusca l’allegria di una giornata che sarebbe bella perché ospite di una manifestazione festosa. Penso a Lori, alla sua tristezza, al dolore e al vuoto che deve provare. E vorrei poterla stringere, abbracciare e trasmetterle il mio pensiero.

Sono amici che se ne vanno. E l’ineluttabilità di ciò è tale da opprimermi. Però Facebook me li aveva restituiti per un po’ di tempo. Anche se non ho fatto a tempo a salutare Ron, l’ho fatto attraverso le memorie di un tempo tirate fuori dai nostri scatoloni, miei e di Lori. Ho salutato Elaine, però.
La rete ha fatto questo miracolo.
Peggio sarebbe stato se se ne fossero andati senza che io potessi prima salutarli e dire loro che non li avevo dimenticati e non avevo mai smesso di pensare a loro.

Sì, peggio sarebbe stato se non li avessi salutati prima.
Un piccolo miracolo dell’etere, quello di averlo potuto fare.
Ciao Ron, Ciao Elaine.
I will never forget.

 

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 Translated with Google Translate. Sorry, no time for a more accurate translation

I often read invectives against social networks, in this case against Facebook. The advice I most often hear, about the net, is  “get a real life.”
That’s right.
Stay too much time messing around on the internet and especially on Facebook is not a healthy thing.
And besides, who says that these social make life better?
Often, too often, they ruin it, to the people, instead.

To me, Facebook has always brought some great gifts.
Instead.
Small unexpected miracles.

Four years ago it  has allowed me to find the doctor, the holy man who saved with the correct maneuver, my son’s life.  He appeared out of nowhere at the accident site, perked my son just fell off the bike, and in fact preventing him from staying too long unconscious at the cost of severe brain damage, restored clarity and psychomotricity otherwise possibly compromised. Vanished in the crowd of paramedics arrived at the scene a few minutes later, just as the angels do, and for a few days we dispair  to find him. The wife of this Angel, concerned about the condition of my son, wrote on the fb’s wall board asking about.
Since then we’re friends on Facebook.
Sooner or later, life will enable us to meet for real.

Six months ago, after a decade in which we had lost sight of, contact me on Facebook my American friend Lori. Our history is a strange story, especially at times comical, others dramatic. But our friendship has been going on for over twenty five years. Between high and low, between times when we didn’t hear each other and others when we talked every day.
Here’s another unexpected miracle that the network did to me.

In fact, I first met Ron, her father. For work issues. I worked as an interpreter at that time, and I was in the United States along with “people” very close to me in the affections of the time.
People today which I purposely erased from the memories even the
They were difficult times for me then, but I performed my duties as a professional and Ron appreciated that. I remember him talking about his daughter Lori, the smallest, with admiration and pride. The Lori’s was preceded by the admiration of a father I didn’t meet Lori in that occasion.
Lori came to Italy a year later and we met, we became ​​friends. Almost friends, since we fought all the time. We had a little more than two maybe four of age difference, we were in our twenties, two “girls” playing to make the adult. Therefore we provoked ourselves, also discussed furiously, saying each other of all kinds, all in English, of course. And we did not parted well, if I’m being honest.
She returned to America, I was left to solve my problems in Italy.
She returned four, maybe five years later.
For me, things had changed, for her love and disappointing wounds to lick.
We found ourselves back, as only two friends can do.
And that friendship never stopped to be.

I’ went to the U.S., years later, I found her father, knew his mother Elaine, sister, brother, a friend with whom we  flew on board a bright red Mustang, an evening of August in Annapolis, one of the most beautiful places ever visited, to the sound of the Beach Boys. We spent a night (late night) laughing like two crazy, drinking beer (we were both older now, we could do!) And hopping between the bow from a sailboat to the other. Carefree and light under the eyes a bit shocked friend who had accompanied us. It was in those days found back  Ron’s esteem, the deep sympathy he had always felt for me. Then I met Elaine, sweet person and gentle, affable.
I knew from whom  Lori was born and because she was born so well.

Then again Italy, life.

September 11.
Years, those that followed that led to many Europeans to despise Americans. Sad years and years of torment, doubt, mistrust. Years in which I have not been able to return to my beloved United States because of family commitments and economic prevented me.
We spoke with Lori with a few emails. More rarely, more and more rarely.
Perhaps the event that changed the world was due to a rift between us, I do not know if it happened or if I imagined it.
Lori got married, we did not meet for a nap during his honeymoon in Florence, and then … oblivion.
No e-mail address, the old website of her canceled, she and her family no news.
For over ten years, the silence.

Until, of course, an afternoon of this year, on facebook, she has been to find myself. And therefore the chat, skype, photos, exchanges. The memories. Her father, Ron, was no more. Had passed away a year earlier. I felt so sorry. The thought that such a person, whose estimate still felt there was a strong presence, it pained me deeply. But Lori was back. A comment, a greeting, now I know it’s there, it’s there, if you want we can have a chat in one way or another. What fills me with joy and serenity.

Yesterday morning Elaine is gone. Suddenly. A message on facebook Lori’s probably still in shock from the loss. And the sadness that comes over me. Until a few weeks ago, Elaine commented on the photos that we had exchanged Lori and I smiled and thanked him for the memories that I pulled out of my drawer. Today there is no more. She’s gone too. The thought of Elaine tarnishes the joy of a day that would be nice because the host of an event festive. I think of Lori, her sadness, pain and emptiness that she must try. And I would be able to tighten, embrace and transmit my thoughts and feelings.

They are friends and they leave. And the inevitability of what is likely to oppress. But Facebook had returned them to me for a while. Although I have not had time to say goodbye to Ron, I did it through the memories of a time pulling out of our boxes, mine and Lori’s. I said goodbye to Elaine, though.
The network has done this miracle.
Worse would be if they were gone before I could not greet them and tell them that I had not forgotten and I never stopped thinking about them.

Yes, it would have been worse if I did not greeted before.
A small miracle of the ether, that of having been able to do.
Hello Ron, Hello Elaine.
I will never forget.

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Informazioni su amnerisdicesare

italiana nata a Sao Paulo del Brasile, vive a Bologna. Sposata a un medico calabrese, mamma e moglie a tempo pieno, collabora come free-lance per riviste femminili. Dal 2005 gestisce il F.I.A.E. – Forum Indipendente Autori Emergenti http://fiaeforum.freeforumzone.leonardo.it, insieme gruppo e laboratorio di editing autogestito per scrittori emergenti. Ha pubblicato il saggio “Mamma non mamma: la sfida di essere madri nel mondo di Harry Potter” nell’antologia benefica Potterologia: dieci as-saggi dell’universo di J.K. Rowling (CameloZampa Editore 2011); un suo racconto, intitolato “Zanna” è presente nell’antologia di racconti animalisti “Code di Stampa” (La Gru Edizioni 2011); ha pubblicato nel 2012 il suo romanzo d’esordio, Nient’altro che amare (Edizioni CentoAutori), vincitore del Premio Letterario Mondoscrittura, e nel 2013 ha partecipato al progetto di scolastica coordinato da Manuela Salvi “Prossima fermata… Italia!” (Onda Editore) scrivendo il capitolo dedicato alla regione Calabria. Ha curato l’antologia benefica “Dodicidio” per il progetto POP di La Gru Edizioni scrivendo il capitolo “Febbraio” (2013) e ha vinto il “Concorso Cercasi Jane” indetto dalla Domino Edizioni con la quale il 1 settembre 2013 è uscito il suo romanzo “Sirena all’orizzonte” secondo classificato al Premio Letterario Magiche rose 2014 di Fiuggi. A giugno 2014 invece è uscito Mira dritto al cuore per i tipi della Runa Editrice, mentre un secondo saggio sulle figure materne nella saga di Harry Potter dal titolo “Mamma non mamma: le madri minori nel mondo di Harry Potter” uscirà a gennaio sempre con Runa Editrice. Collabora con il portale di informazione online Rete-News.it (www.rete-news.it) scrivendo articoli di cronaca, costume e musica e con la rivista letteraria digitale e online Inkroci (www.inkroci.it ) in qualità di traduttrice.

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