#QUALCOSACHESTOSCRIVENDO: ANIME AFFAMATE

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Adesso è il momento della canzone a due, dobbiamo cantare insieme il pezzo che ha composto per la parte musicale e che di cui io ho scritto le parole in impeto creativo simile a uno scroscio temporalesco. La base attacca e inizia prima lui. Io entro subito dopo due strofe, e inizio a giocare a rimpiattino con la tonalità di Boyd. Mi rendo conto che le nostre voci si mescolano e si completano, dando vita a una terza che è qualcosa di stratosferico. Oserei dire ultraterreno. Sono abbacinato dalla bellezza delle nostre voci insieme. Mentre le parole scivolano sulle note, avverto qualcosa che mi sconvolge: la mia mente si apre, ma non soltanto lei, anche il cuore o comunque la porta che conduce all’intimo più profondo del mio essere. Là dove io custodisco tutti i segreti e le angosce e quello che la mia psiche si rifiuta di palesare. Ora è tutto aperto, esposto. E sono consapevole di come Boyd riesca a vederlo, riesca a entrarvi e toccare ogni cosa, osservare e giocare con quanto è rovesciato e riposto in un disordine creativo singolare. Lo sento passeggiarmi dentro. Sorridere meravigliato e felice di essere lì.

Anche io, adesso che ho ripreso le redini della mia percezione, posso fare altrettanto con lui. E lui è nudo di fronte a me. Entro piano perché sono curioso di vedere cosa nasconde al suo interno. Non so perché io abbia per prima cosa voluto esplorare l’anima e non la mente. Sono andato a colpo sicuro. Volevo conoscere i suoi sentimenti. E vedo una stanza colorata e piena di luce, molto simile, per gli oggetti e per la confusione a quella che avevo io da ragazzo. In questa stanza Boyd non si chiama più così ma è semplicemente lì, con il suo vero nome di battesimo; ed è ancor più disarmante rispetto al suo aspetto reale e fisico. Sogni, progetti, desideri: tutto in mano mia in questo momento. Tutti offerti e disponibili a me. Afferro delicatamente una pietra preziosa che sento pulsare e nel toccarla mi accorgo che non è fredda e dura ma calda e morbida. Viva. Con cura la tengo nell’incavo della mano e appena posso stringerla avverto il profondo sentimento che emana: emozione e amore. E quell’amore è per me. Accorgermi di quanto mi ami questo ragazzo mi sconforta: io non ho mai dato a Boyd nessun incoraggiamento. Non gli ho mai fatto capire che mi potesse interessare. Eppure lui mi desidera comunque. E’ disposto, lo sento chiaramente, ad amarmi senza riserve e senza nulla in cambio. E quel sentimento mi emoziona. La cosa mi sorprende. Ripongo la gemma preziosa nel suo scrigno e mi accingo a uscire da quell’antro magico e unico che è l’intimo di Boyd.
La canzone è finita, l’incanto è spezzato.

Anime affamate
romanzo in progress

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