L’ARTE DI FAR RIDERE E PIANGERE: TUTTO NEI LIBRI DI TJ KLUNE

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Sono in chat su Facebook, è sera. Cosa ci sia in televisione non me ne importa ormai da tempo, e da qualche mese ho persino smesso di seguire le serie televisive preferite, su sky. Una volta, il televisore era sempre acceso, faceva quasi da sottofondo alle giornate casalinghe, quasi una presenza, una voce umana a far casino a far sentire che non eri sola. Oggi è spento per giorni interi, settimane, mesi. La sera preferisco stare in chat con le mie amiche. Ho sempre almeno due finestre aperte, una è delle “ragazze-amiKe” (ci siamo conosciute per via di Mika, ci parliamo di sera da ormai più di un anno e non solo di lui), l’altra delle “ragazze-manga” con cui parlo di libri, di manga (ovviamente), di drama coreani, di scrittura, di editing, di editoria, di progetti, di romanzi, di recensioni, di sogni (sono giovanissime, io sono la vecchietta del gruppo, ma è stimolante il contatto con la gioventù che sogna, che ha voglia di fare, di vivere!). Ma ultimamente arrivo ad averne anche quattro: alle due precedenti si aggiungono quelle singole di collaboratori editoriali e autrici amiche con le quali parlare di progetti e di libri. Del resto, pare sia un’abitudine comune a Facebook, la sera, la chat collettiva. Si ride, si scherza, si condividono immagini e filmati, si “gossipa“, si progetta, si lavora. Una sorta di campo da golf virtuale

Nel corso di una di queste chiacchierate serale, si parla di M/M, o meglio conosciuto come genere narrativo “gay-romance“. Si analizza questo fenomeno che, nato da qualche anno, pare si stia consolidando e che stia dando notevoli soddisfazioni commerciali alle case editrici che trattano questo prodotto. Saltano fuori dei nomi di autori. TJ Klune tra gli altri. E l’elenco di titoli che appartengono a una trilogia ancora in corso e che probabilmente diventerà tetra-logia.

Bear, Otter and the Kid (Un insolito triangolo),
Who we are (La nostra identità) e
The art of breathing (L’arte di respirare)

Mi appunto i titoli con un po’ di sufficienza, non ho interesse a leggere niente. Da qualche tempo, ormai parecchi mesi, ho perso la voglia di aprire un libro. Continuo a comprarli, i libri, ma… li apro, ne leggo poche righe, e li richiudo. Non so perché, ma niente mi acchiappa, niente mi attira, nessuna storia o argomento in essi trattato mi stuzzica, mi incuriosisce. Un po’ questa cosa mi infastidisce, lo confesso. Leggere è sempre stato più importante che scrivere. Ma così vanno le cose. Non ci posso fare niente.

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Frequento qualche gruppo, sempre su Facebook, dove si parla di libri. I titoli di cui sopra, del sopracitato Klune, ritornano a galla come doni che il mare restituisce al bagnasciuga di una spiaggia deserta. C’è google, c’è un sito, c’è la possibilità di scaricare direttamente dalla casa editrice (Dreamspinner Press) e leggere su Kindle, spendendo il giusto. Ne provo uno, non si sa mai. Chissà, proviamo. E già che ci sono, perché mi piace leggere e leggere in inglese, lo compro originale, in lingua inglese.

E’ scritto in maniera differente dagli altri libri che ho letto fin’ora. Va be’, lo stream of consciousness lo abbiamo studiato tutti al liceo, e abbiamo anche letto, esibendo un certo orgoglio da outsider, da intellettuale anticonvenzionale, insomma, dai, se leggi On the road sei figo, sei uno/una che non segue le regole, che anzi, le regole le trasgredisce, che esce dai limiti e dai confini del lecito ma si immerge in realtà “altre” e anche un po’ “outrageous“. Insomma, non è che Klune scriva libri diversi da ciò che hanno già scritto altri prima di lui e forse più autorevoli di lui. Ma Klune scrive come se svuotasse i suoi pensieri dalla testa sulla carta, tipo come quando hai deciso di pulire le tasche del tuo piumino e rivolti tutto sul tavolo e quello che trovi è un assurdo gruppo di carta, elastici, graffette, caramelle, incarti di caramelle appallottolate. Come quando cambi borsa, hai presente? Cosa puoi aver accumulato di cose inutili dentro una borsa in pochi mesi di utilizzo, lo puoi sapere solo capovolgendola e buttando tutto sul tavolo. Ecco, TJ Klune fa lo stesso con il suo raccontare attraverso i pensieri e i ricordi di Bear, soprannome di Derrek Mc Kenna, e lo fa senza guardare tanto allo stile, alle regole e tecniche di scrittura, quelle che ti insegnano ai corsi di scrittura creativa: evitare le ripetizioni, gli avverbi in “ente” (in inglese in “lly” finale), i cambi di tempi verbali e di POV, e soprattutto gli infodump, tragedia e terrore dei principianti. Dicevo, TJ Klune se ne frega delle tecniche (o forse ci sta fin troppo attento, ben sapendo che non c’è regola migliore di quella che dice “impara le tecniche di scrittura e poi dimenticatene, non seguirle affatto”) e scrive questo libro, che è un flusso di ricordi e di vita di questo personaggio, e accade qualcosa di cui non ti aspetti. Perché vieni catturato all’istante. Imprigionato nella logorrea del protagonista, nelle sue ripetizioni, nel suo raccontare un po’ schizofrenico, e macini pagine su pagine (sul Kindle, imbratti il video del ebook-reader di ogni tipo di untuosità che colora le tue dita) e praticamente non riesci a smettere, non riesci a frenare il bisogno di sapere come va a finire.

E quando il primo libro finisce, non puoi fare a meno di tornare sul sito e scaricarti il secondo. Anche il terzo, a questo punto, tanto sai che leggerai anche quello, ma poiché non avrai voglia di aspettare, vuoi averlo già disponibile alla lettura spasmodica e ossessiva che di certo farai.

E quindi tu leggi. La storia di questo ragazzo che a pochi giorni dal suo diciottesimo compleanno viene abbandonato dalla madre con un fratellino di soli cinque anni e di questa strana storia di amore fraterno e di ricerca di se stessi, di prime consapevolezze della possibile omosessualità negata, rifiutata, non riconosciuta e dell’amore che è già presente per il fratello del migliore amico, della fuga, del rifiuto e del dolore per un ennesimo abbandono. E prosegui ridendo a crepapelle, perché TJ Klune è bravissimo a mescolare pensieri logorroici di Derrek/Bear a battute esilaranti, ingenuità disarmanti e affermazioni saccenti di “Kid”, Tyson, il fratellino cinquenne in odore di genialità. E alterni questi stati d’animo: dall’ilarità più ridanciana alla malinconia più desolante, alle volte hai gli occhi che ti si riempiono di lacrime, altre ringrazi il cielo che sei sola in casa perché sei appena scoppiata in una risata così a squarciagola da vergognarti tu stessa di come ti sei lasciata andare.

Il terzo romanzo è diverso perché è il POV che cambia: non è più Bear a raccontare ma è Tyson, “The Kid” a esibire tutta la sua fragilità e disarmonia del vivere. Un romanzo forse più cupo, più triste, con meno situazioni divertenti e più sofferenza, ma non smetti nemmeno accorgendoti che è più volte che hai i lucciconi agli occhi di quelle che senti le labbra stirarsi in un sorriso. Finisci che è notte fonda, e allora pensi a quanto sia ingiusto il destino che ti ha permesso di leggere questi tre libri tutti d’un fiato e che adesso ti costringe ad aspettare che lo scrittore termini di scrivere il quarto, che ha già promesso, uscirà alla fine di quest’anno. Riuscirai a resistere?

Son tre libri che parlano di Amore. Di amore tra uomini, di amore omosessuale. Ma non sono libri che occhieggiano maliziosi, che indugiano sulle azioni. Piuttosto osservano, analizzano, disquisiscono molto sulle sensazioni, sulle emozioni che gli esseri umani provano e di cui magari hanno terrore. E’ una trilogia bellissima perché parla di Amore. Amore forte, maturo, solido. E non necessariamente romantico. Amore che fa palpitare, che sconvolge, ma che fa anche sbagliare. L’Amore di un ragazzo giovane per suo fratello che decide di allevare come un padre, rinunciando a tutto, a studi, relazioni, divertimenti, felicità pur di farlo crescere sano e consapevole che non sarà mai più abbandonato negli affetti, e l’Amore di un gruppo di amici, che fanno quadrato attorno a questi due giovani creature costrette a fare i conti con una madre inadempiente e irresponsabile. Ma soprattutto è la storia profonda e bellissima di amore tra Bear e Otter, fratello maggiore di Creed, il migliore amico di sempre di Bear. E’ una trilogia – diventerà tetralogia – in cui si mostra bene come Famiglia sia qualcosa  non è definibile esclusivamente dalla consanguineità ma dalla volontà di condividere: sofferenza e gioia e amore soprattutto.

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Un unico difetto: le copertine dei suddetti libri. Vi prego, Dreamspinner, alle prossime ristampe, rivedete completamente la grafica orripilante per lo meno delle prime due. 🙂

p.S.: comunque, grazie Silver Lu, per avermi consigliato di leggere TJ Klune

 

 


 

Translation in english

It’s evening and we are chatting on Facebook. It’s been a long time I stopped caring about what’s on television, I even stopped following my favorite TV series, on Sky Channel TV. And this is funny since I used to keep the TV set permanently on, like it was almost the soundtrack of a common housewife daytime, a presence, a human voice to make fuss and making me feel I was not alone in the house. Now is off for days, weeks, months. I prefer to stay chatting with my friends in the evenings. I always keep at least two windows open, one is for the  “girls-amikas” (we met because of Mika, we’ve been chatting together for more than one year and our conversations are not  only about him), another of the “manga-girls” We talk about books, manga (of course), Korean drama, writing, editing, publishing, projects, novels, reviews, dreams (I’m not young anymore, I’m the oldest  of the group, but it is challenging being in contact with youth who dream about what they want to do in their future, and in their lives!). But lately I got to have even four chat windows open: the previous two were added to those of the individual contributors and editorial writers friends with whom we talk about projects and books. Moreover, it seems to become a habit common to all Facebook users:  in the evening, the group chat. Laughing, joking, sharing  images and movies, gossiping,  designing, working.

During one of these conversations evening, while talking about M/M, or better known as narrative genre “gay-romance” we were analyzing this phenomenon, born a few years ago, which appears it’s  consolidating and that is giving great satisfaction to commercial publishing houses that deal with this product. Some author names  jump out. TJ Klune among others. And the list of titles that belong to a trilogy still ongoing and that probably will become tetra-logy.

Bear, Otter and the Kid
Who we are and
The art of breathing

I jot down the titles with not so much enthusiasm, I have no interest in reading, lately. For several months I have lost the will to open a book. I continue to buy them, the books, but … I open them, I read a few lines, and then I close them. Do not know why, but nothing grabs me, nothing attracts me, no story or topic they treated teases me, intrigues me. This thing bothers me a little, I confess. Reading has always been more important than writing. But the way things are. I cannot do anything.

I attend some group, always on Facebook, where we talk about books. The titles referred to above, about the aforementioned Klune, resurface as gifts the sea returns to the shore on a deserted beach. There is google, there is a site, there is the ability to download directly from the publisher (Dreamspinner Press) and read on Kindle, without spending a fortune. Let’s try one, you never know. And just because I like to read and read in English, I buy the original, in the English language.

It’s written in a different way from the other books I have read so far. Okay, the stream of consciousness style, we all studied in high school, and we also read it while exhibiting some pride as outsiders, as intellectual unconventionality, well, come on, if you read On the Road by Kerouach, you’re cool, you’re one who does not follow rules, that indeed, transgresses the rules, leaving the limits and boundaries of what is permissible but plunges into reality “other” and even a little ‘”outrageous”. I mean, is not that Klune writes books other than what they have already written before him, and perhaps the most influential of him. But Klune writes as if he emptied his thoughts from his head on paper, such as when you decided to clean the pockets of your winter coat and turned everything on the table and what you find is an absurd group of paper, rubber bands, paper clips, candy wrappers crumpled candy. Like when you change the bag, you know? What you have accumulated useless things in a bag in a few months of use, you can only know inverting and throwing everything on the table. Here, TJ Klune does the same while he goes through the thoughts and memories of Bear, nickname of Derrek Mc Kenna, and it does not pay so much attention to the style, rules and techniques of writing, the ones you’ve bean taugth at creative writing courses you’ve attended: avoid repetition, the adverbs in “ente” (in English “lly” final), the change of tenses and POV, and especially the infodump, tragedy and terror of beginners. I said, TJ Klune does not care about  techniques (or maybe he’s even too careful, knowing that nothing is better than saying “learn writing techniques and then forget it, do not follow them at all”) and writes this book, which is a stream of memories and life of his character, and something happens that you do not expect. Because you get instantly captured. Imprisoned by the protagonist logorrhoea, by its repetitions, by his telling in a bit schizophrenic way, and grind pages upon pages (on the Kindle, smear the video ebook-reader of any kind of oiliness that colors your fingers) and practically cannot stop, cannot stop the need to know how it ends.

And when the first book ends, you cannot help but return to the site and get the second one. The third, at this point, is mandatory, because you know you’ll want to read that too, and since you will not want to wait, you want to have it already available for your spasmodic and obsessive reading that certainly will happen.

And then you keep reading. The story of this guy who just a few days after her eighteenth birthday is abandoned by his mother with a baby brother of only five years old and this strange story of brotherly love and finding oneself, of first awareness of homosexuality that can is denied, rejected, not recognized and love towards his best friend’s brother that is already present, the escape, the rejection and the pain of yet another abandonment. And you continue laughing uncontrollably, because TJ Klune is great to mix Derrek/Bear’s verbose thoughts and  hilarious jokes, disarming naivete and Kid’s, Tyson,  pedants statements, the five-year-brother suspected genius. And these alternating moods: hilarity more merry melancholy bleaker, you often have eyes fill with tears, others, thank heavens that you’re alone in the house, you’re just bursting out laughing so loudly that you’re ashamed of yourself as you let go.

The third novel is different because the POV that changes: no longer Bear to tell but is Tyson, “The Kid” to show all its fragility and disharmony of living. A novel perhaps is darker, sadder, there are less funny situations and more suffering, but you do not stop even when you realize that are more the times you have tears in your eyes rather than of those who feel the lips stretch into a smile. You finish it late at night, and then think about how unfair the fate that has allowed you to read these three books all in one go and that now forces you to wait for the writer to write the terms of the fourth, which has already promised, due out later this year. Can you resist?

These are three books about love. Love between men, homosexual love. But there aren’t books that maliciously peep into, that linger on action. They rather observe, analyze, argue about much on the feelings, the emotions that human beings experience and which may be terrified about. It’s a beautiful trilogy because it speaks of love. Strong, mature, solid Love. And not necessarily romantic. Love that makes you throb, which upsets, but love that also makes mistakes. The Love of a young boy for his brother who decides to raise as a father, renouncing to all, studies, reports, entertainment, happiness just to make it grow healthy and aware that it will never be abandoned in the affections, and Love a group of friends, who are rallying around these two young creatures forced to deal with a mother defaulting and irresponsible. But above all it is the story of the beautiful and profound love between Bear and Otter, brother of Creed, the best friend ever Bear had in his life. It’s a trilogy – will become tetralogy – which shows well how family is something not be defined solely by consanguinity but by the desire to share: suffering and joy and love above all.

A single flaw: the covers of these books. Please, Dreamspinner, the next reprints, review the graphics completely horrifying at least the first two. 🙂

p.S: however, thanks Silver Lu, for having recommended to read TJ Klune

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Informazioni su amnerisdicesare

italiana nata a Sao Paulo del Brasile, vive a Bologna. Sposata a un medico calabrese, mamma e moglie a tempo pieno, collabora come free-lance per riviste femminili. Dal 2005 gestisce il F.I.A.E. – Forum Indipendente Autori Emergenti http://fiaeforum.freeforumzone.leonardo.it, insieme gruppo e laboratorio di editing autogestito per scrittori emergenti. Ha pubblicato il saggio “Mamma non mamma: la sfida di essere madri nel mondo di Harry Potter” nell’antologia benefica Potterologia: dieci as-saggi dell’universo di J.K. Rowling (CameloZampa Editore 2011); un suo racconto, intitolato “Zanna” è presente nell’antologia di racconti animalisti “Code di Stampa” (La Gru Edizioni 2011); ha pubblicato nel 2012 il suo romanzo d’esordio, Nient’altro che amare (Edizioni CentoAutori), vincitore del Premio Letterario Mondoscrittura, e nel 2013 ha partecipato al progetto di scolastica coordinato da Manuela Salvi “Prossima fermata… Italia!” (Onda Editore) scrivendo il capitolo dedicato alla regione Calabria. Ha curato l’antologia benefica “Dodicidio” per il progetto POP di La Gru Edizioni scrivendo il capitolo “Febbraio” (2013) e ha vinto il “Concorso Cercasi Jane” indetto dalla Domino Edizioni con la quale il 1 settembre 2013 è uscito il suo romanzo “Sirena all’orizzonte” secondo classificato al Premio Letterario Magiche rose 2014 di Fiuggi. A giugno 2014 invece è uscito Mira dritto al cuore per i tipi della Runa Editrice, mentre un secondo saggio sulle figure materne nella saga di Harry Potter dal titolo “Mamma non mamma: le madri minori nel mondo di Harry Potter” uscirà a gennaio sempre con Runa Editrice. Collabora con il portale di informazione online Rete-News.it (www.rete-news.it) scrivendo articoli di cronaca, costume e musica e con la rivista letteraria digitale e online Inkroci (www.inkroci.it ) in qualità di traduttrice.

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