CONSAPEVOLEZZA TARDIVA DI COME SIA BELLA E IMPORTANTE LA VITA

 

La folla è immensa e aumenta sempre più. Non è strano vedere tanta gente assieparsi davanti al sagrato della Chiesa, specie fuori orario “messa”, specie se un carro funebre vuoto staziona davanti alla scalinata in attesa. Non c’è niente di strano, in un funerale. Si nasce, si vive, si muore.
E’ la vita.

Quello che sconvolge è l’età delle persone che stazionano guardandosi intorno, chi fumando nervosamente, chi chiudendosi il viso tra il bavero di un cappotto e una sciarpa buttata a casaccio attorno al collo. Perché sono giovani, giovanissimi, molti hanno ancora il viso segnato da peluria imberbe e occhi di cucciolo. In tanti piangono, trattenendo le lacrime a stento, rossi da uno sforzo che non riescono a governare pienamente.

Nel gruppo riconosci qualche volto. Perché te lo ricordi con i tratti di bimbo, sorridente e urlante all’uscita da scuola.
E il primo flash parte a portarti lontano nel tempo, a quando i tuoi figli ancora ostentavano orgogliosi lo zaino giallo e blu di Dragon Ball e si fiondavano fuori dal cancello urlanti con tutti i vestiti appallottolati tra le mani, pronti a sbarazzarsene non appena ti riconoscevano in mezzo alle altre mamme in attesa.
“Oggi Filo viene a casa mia!”
“Abbiamo calcio oggi, non può… Sabato, dai, ci si vede tutti e si va al cinema!”
“Sì, dai, che esce il quarto film di Harry Potter, andiamo tutti in gruppo e poi restiamo a mangiare un hamburger tutti insieme”
“Forte! Va bene allora…”
“Ma io voglio andare a casa di Luca, allora…”
“Ti ho detto che oggi non si può. E poi devi fare i compiti”
Le mamme, le stesse che in crocchio aspettavano davanti al portone, alle quattro del pomeriggio tutti i giorni per otto anni, oggi sono di nuovo qua. Capelli più bianchi, occhi più stanchi, rughe sul volto a dichiarare che almeno quindici anni son passati da allora, da quando ti arrabbiavi per uno “scarso” o “insufficiente” in matematica, e gioivi per un “bravissimo” in geografia. A quando pensavi già al “dopo” le elementari, a cosa e dove avresti iscritto il piccolo genio di casa. Erano gli anni in cui, eri una giovane mamma molto stanca e nervosa per le nottate insonni da influenza appena trascorsa; ed eri tanto paziente di ritornare a riprenderti quell’autonomia che prima era una costante e oggi un lusso che potevi permetterti solo qualche sera al mese. Erano gli anni in cui non vedevi l’ora di vederli cresciuti, quei bambini vocianti e vivaci, così frenetici da confonderti un po’, con quelle voci acute e sempre a un livello di decibel al limite della soglia tollerabile che sembravano trapanarti il cervello. Son qui tutte, oggi, anch’esse attonite e incredule, un po’ stranite, un po’ devastate dalla tristezza. E tutte loro, adesso, oggi, come te allora, e come te oggi, vorrebbero ritornare a quegli anni, riavere quei figli piccoli e ingovernabili, tornare a farsi assordare da quel vociare indistinto e penetrante. Tutte loro con te in testa, vorrebbero di nuovo quella vita e non quella di adesso, di oggi, di questo momento così desolante.

La messa procede, lenta, silenziosa, a malapena gli astanti riescono a pronunciare i passi di rito, a recitare il Pater Noster, di cantare insieme al coro neppure a parlarne. Le bocche son colme di singhiozzi e di lacrime, i volti si scrutano forse cercando di riconoscere negli altri lo stesso dolore e la stessa incredulità.
Solo lo scambio del segno di pace arriva a portare un po’ di sollievo, a donare speranza. In tanti si sciolgono in abbracci che forse prima non avevano mai pensato di scambiarsi, ma che probabilmente sarebbero bastati a dare conferme, a trovar soluzioni alternative.

E poi di nuovo fuori, sul sagrato ad aspettare per l’ultimo saluto, mentre il sole freddo di questo Sabato di metà marzo splende un po’ tra l’irriverente e il timido accogliendo i sorrisi amari, i singhiozzi soffocati, le strette di mano, gli abbracci, i baci, i “non perdiamoci più di vista” tra vecchi amici che si aggrappano a questo incontro, in circostanze così devastanti e perverse, per farsi forza e continuare a lottare.

E la mente ritorna ai campi di calcio della Virtus, un po’ più avanti, non molto lontano da qui, alle risate, le urla, le sgridate di genitori stanchi e impazienti di tornare a casa per cena, dopo una lunga giornata di lavoro a rincorrere quei quattro diavoli che di smettere di correre dietro quel pallone proprio non ne volevano sapere. E alle prime cotte, i primi baci, le prime liti per la ragazzina nuova appena arrivata in classe da un’altra scuola. Alle festicciole di compleanno, alle torte piene di candeline, alle ciotole piene di pop corn, patatine, pizzette e bigné, alla fatica di organizzare tutto, trasportare prima, pulire il locale poi. E i pranzi da Mc Donald, o i sabati pomeriggio o le domeniche al cinema, agli spruzzi in piscina d’estate, i week end al mare con palette e secchielli e braccioli per restare a galla.

E vorresti che il tempo fosse un elastico, di quelli che si allungano ma che se lasci andare, torna indietro con un rinculo improvviso e violento, e che fosse possibile guardarsi alle spalle, cambiare direzione, ripercorrere quella che si era già in parte percorso e si potesse, sul serio, rivivere e non solo con la memoria, quei momenti che un tempo desideravi passassero velocemente e oggi, soltanto oggi, ti rendi conto di quanto preziosi e quanto belli, innocenti, sereni fossero.

Consapevolezza tardiva di come sia bella e importante la vita.
Anche le rughe raccontano quanto.
Godere della vita ogni momento. Ogni ora, ogni minuto.

Questo bisogna fare.
Prima che sia troppo tardi.

 

“Ho ascoltato tante parole, mi sarebbe bastato un abbraccio”
Luca, 14 marzo 2015
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Informazioni su amnerisdicesare

italiana nata a Sao Paulo del Brasile, vive a Bologna. Sposata a un medico calabrese, mamma e moglie a tempo pieno, collabora come free-lance per riviste femminili. Dal 2005 gestisce il F.I.A.E. – Forum Indipendente Autori Emergenti http://fiaeforum.freeforumzone.leonardo.it, insieme gruppo e laboratorio di editing autogestito per scrittori emergenti. Ha pubblicato il saggio “Mamma non mamma: la sfida di essere madri nel mondo di Harry Potter” nell’antologia benefica Potterologia: dieci as-saggi dell’universo di J.K. Rowling (CameloZampa Editore 2011); un suo racconto, intitolato “Zanna” è presente nell’antologia di racconti animalisti “Code di Stampa” (La Gru Edizioni 2011); ha pubblicato nel 2012 il suo romanzo d’esordio, Nient’altro che amare (Edizioni CentoAutori), vincitore del Premio Letterario Mondoscrittura, e nel 2013 ha partecipato al progetto di scolastica coordinato da Manuela Salvi “Prossima fermata… Italia!” (Onda Editore) scrivendo il capitolo dedicato alla regione Calabria. Ha curato l’antologia benefica “Dodicidio” per il progetto POP di La Gru Edizioni scrivendo il capitolo “Febbraio” (2013) e ha vinto il “Concorso Cercasi Jane” indetto dalla Domino Edizioni con la quale il 1 settembre 2013 è uscito il suo romanzo “Sirena all’orizzonte” secondo classificato al Premio Letterario Magiche rose 2014 di Fiuggi. A giugno 2014 invece è uscito Mira dritto al cuore per i tipi della Runa Editrice, mentre un secondo saggio sulle figure materne nella saga di Harry Potter dal titolo “Mamma non mamma: le madri minori nel mondo di Harry Potter” uscirà a gennaio sempre con Runa Editrice. Collabora con il portale di informazione online Rete-News.it (www.rete-news.it) scrivendo articoli di cronaca, costume e musica e con la rivista letteraria digitale e online Inkroci (www.inkroci.it ) in qualità di traduttrice.

2 thoughts on “CONSAPEVOLEZZA TARDIVA DI COME SIA BELLA E IMPORTANTE LA VITA

  1. Struggente e malinconico ricordo dei tempi più belli. Anch’io, che oggi ho i figli grandi, vorrei tanto poter tornare un attimo indietro…triste assistere all’ultimo saluto di un caro compagno di giochi….

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