IL FASCINO DISCRETO DELLA TRADUZIONE

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Tradurre dalla mia lingua madre all’inglese è sempre stata una sfida quasi inaffrontabile. L’ho fatto, per carità, ma se proprio dovevo (e devo) usare l’inglese, preferisco a quel punto scrivere “a braccio”, senza essere ingabbiata da un testo altrui, e soprattutto senza dovermi porre il problema del restare fedele al testo da tradurre.  Sono abbastanza umile per poter affermare che non è cosa per me.

Fattore differente il tradurre dall’inglese alla mia lingua madre, l’italiano. Mi è sempre piaciuto. E anche quando lo facevo per lavoro, o nel corso dei lavori che ho effettuato in gioventù, ho sempre cercato, per quanto tecniche le traduzioni fossero, di dare loro un senso letterario, un’armonia che permettesse a chi leggeva di non accorgersi che il testo era tradotto.

Ma di tradurre romanzi scritti da altri, beh, no. Non mi è mai passato per la testa. Non so perché. Non che non mi sarebbe piaciuto, ma per anni questo pensiero è rimasto lì, latente, un po’ abbandonato e dimenticato in un angolo della mia mente.

Finché non ho letto lei. Marie Sexton.

Marie Sexton, diciamolo subito, scrive libri particolari. Sono libri Male/Male. Storie d’amore e vita di coppia tra uomini. Romanzi a volte delicati e dolcissimi, a volte di una crudezza e violenza indicibili. Non ha mezze misure, Marie Sexton, non ha freni per quanto riguarda la fantasia, la creatività, l’inventiva.

Una delle cose belle dei libri di Marie Sexton è che non sono solo “pucci-pucci“, (trad.: romanticismo grondante) o sesso sfrenato fine a se stesso, come parecchi M/M che in questo ultimo periodo mi è capitato di leggere. In ogni suo romanzo c’è un argomento sociale di sottofondo: sia esso la discriminazione, la violenza domestica, il tradimento, la dominazione, l’HIV e l’AIDS, l’abbandono famigliare, la non accettazione di sé, il nascondersi e il fingere di essere chi non si è in realtà, Marie Sexton in ogni suo libro tratta questi argomenti con perizia e naturalezza, dando vita a personaggi credibili, tridimensionali e soprattutto veri, immersi nel reale quotidiano.

Di Marie Sexton ho letto quasi tutto, cominciando dalla Coda Series (dove è presente  Cole, personaggio magnifico ed esilarante che consiglio di conoscere a chi possa essere interessato a letture di questo genere, e Angelo, il mio preferito in assoluto) per finire ai racconti brevi, che spesso lei mette a disposizione sul suo sito web.

E ho conosciuto Josh e Rad. Ora, i due racconti/romanzi brevi (si tratta di un primo testo breve di 30 pagine Il Capitolo 5 e il maniaco dall’ascia vibrante,  e di un secondo di 65 L’appartamento 14 e quel diavolo vicino di casa) nei quali questi due si ritrovano a muoversi, possono sembrare davvero troppo corti perché valga la pena leggerli e invece, quando ho terminato di leggere il testo in inglese ero talmente entusiasta della storia dei due che ho sentito subito l’impulso di tradurli e farli conoscere a un pubblico italiano.

Sono stata fortunata: Amarganta, la Casa Editrice con la quale collaboro ha acquisito i testi dall’autrice e mi ha affidato la loro traduzione.

E’ stata un’esperienza nell’esperienza. Non già per il fatto che ho dovuto rileggermi e rileggere la storia non so più quante volte, ma perché ho scoperto che tradurre è meraviglioso. E’ esaltante allo stesso modo e forse anche di più rispetto allo scrivere personale. Perché  sei costretto a entrare nel testo, a ogni parola che traduci devi porti il problema di come l’autore ha scritto quel passaggio, perché lo ha fatto, e come rispettare l’apporto creativo dell’autore senza tradirne il significato e però al contempo renderlo efficace a livello narrativo anche in italiano. E’ un processo di smembramento del testo e di ricostruzione.

Ho amato tradurre la Sexton.

Poi è arrivato Un soldato in più. Lo avevo letto e ne ero rimasta distrutta. E’ un libro struggente e complesso, la stessa Sexton racconta si trattava di un racconto non suo, ma scritto da Ethan Stone e non riuscito come voleva l’autore, che lei prende a prestito e poi rielabora in maniera totalmente diversa. Ethan Stone leggendolo glielo regala e non ritiene sia il caso pubblicarlo insieme a lei perché ormai un racconto totalmente diverso da quello originale.
Un soldato in più è ambientato alla fine degli anni ’60, in quegli anni in cui la guerra del Vietnam imperversava; conflitto che avrebbe letteralmente annientato un’intera generazione di ragazzi dai 18 ai 20 anni, morti in un paese e per una guerra che non avrebbero mai compreso e in condizioni disumane. Will e Bran vivono la loro storia di amore e iniziazione all’amore a pochi giorni dalla partenza per il fronte di uno dei due. Tutto il testo è permeato da un senso incombente di tragedia imminente, di malinconia e di timore, e sebbene non un testo difficile, non facile da rendere al meglio in italiano. Will è un meccanico non istruito, che racconta in prima persona con il linguaggio semplice e spiccio di chi nella vita è abituato a fare piuttosto che a riflettere. Bran invece è il ragazzo vivace, impulsivo e forte nei suoi 18 anni di vita ancora non vissuta appieno. Ho dovuto tenere conto di questi aspetti e del testo che in inglese era volutamente a volte semplificato nei giri di parole e nelle descrizioni. Pur non mantenendo la traduzione letteraria, ho dovuto dar voce a Will in modo che non risultasse troppo forbito.

Il risultato, credo, sia buono. Del resto la storia e il modo in cui la Sexton la racconta è, a mio avviso, fantastico nella sua semplicità cruda. E il finale è… beh. Non vi anticipo nulla.


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Ho affrontato anche un’altra autrice, Indra Vaughn, questa volta una scrittrice dall’inglese duro, tagliente, non sempre facile da rendere senza tradirla almeno un poco. Il suo romanzo “Hooked” (in inglese “agganciato”, “rimorchiato” ma anche “ossessionato” e con l’assonanza con Hooker, “prostituta”) tradotto per Amarganta come “Ossessionato” .

La storia mi ha rapito fin dalla prima lettura a cui sono seguite molte altre. Non sono riuscita a smettere, mi sono ritrovata catapultata nella vita di Robin, nelle sue inquietudini, indecisioni. Mi sono identificata nelle sue domande, nel suo incessante e incredulo domandarsi perché dovesse correre dietro a Tyler, il prostituto bellissimo rimorchiato per una “botta e via” in un club e di cui, invece, si innamora all’istante. E sebbene Tyler lo si detesti a ogni parola e gesto che compie, non si può fare a meno di adorarlo nonostante la crudeltà e perfidia che dimostra in ogni pagina. Finalmente un romance dove uno dei protagonisti non è “indomito, ribelle, e volitivo” e il suo antagonista non è “duro ma gentile, tenace ma delicato, orgoglioso ma sensibile” ma mostra di essere esattamente ciò che è: un cinico seduttore. Consigliato a chi ama le letture MM non convenzionali.

Tradurre questo è stato più difficile. Non tanto per la lingua e lo stile quanto per il riproporre e riprodurre fedelmente quel senso di angoscioso dilemma che permea tutto il narrato. Spero di esserci riuscita.

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Di Indra Vaughn sto ultimando in questi giorno la traduzione di “Dust of Snow“, un romanzo natalizio che uscirà per Amarganta alla fine di Novembre. Protagonisti sono Gregory, che di cognome fa Peck come il grande attore americano scomparso ma che assomiglia, nei tratti, piuttosto a un giovane Robert Redford, e il Signor Montgomery, un direttore dell’ufficio vendite dell’azienda dove lavora Greg e che avrà molto da “lavorare” per vincere la poca autostima di Greg e il suo cuore ancora sanguinante per la rottura con l’ex-compagno David. Un romanzo ambientato nel mondo del lavoro, con tematiche importanti quali l’omofobia e l’autostima a livelli bassi, trattato con ironia e leggerezza. Sono sicura che piacerà molto.

Ho nel cassetto altri tre romanzi interessanti di genere MM e sto aspettando una risposta invece per una trilogia romance MF bellissima anche se anticonvenzionale, con tematiche importanti e dolorose. Spero che tutti i miei progetti vadano in porto.

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Informazioni su amnerisdicesare

italiana nata a Sao Paulo del Brasile, vive a Bologna. Sposata a un medico calabrese, mamma e moglie a tempo pieno, collabora come free-lance per riviste femminili. Dal 2005 gestisce il F.I.A.E. – Forum Indipendente Autori Emergenti http://fiaeforum.freeforumzone.leonardo.it, insieme gruppo e laboratorio di editing autogestito per scrittori emergenti. Ha pubblicato il saggio “Mamma non mamma: la sfida di essere madri nel mondo di Harry Potter” nell’antologia benefica Potterologia: dieci as-saggi dell’universo di J.K. Rowling (CameloZampa Editore 2011); un suo racconto, intitolato “Zanna” è presente nell’antologia di racconti animalisti “Code di Stampa” (La Gru Edizioni 2011); ha pubblicato nel 2012 il suo romanzo d’esordio, Nient’altro che amare (Edizioni CentoAutori), vincitore del Premio Letterario Mondoscrittura, e nel 2013 ha partecipato al progetto di scolastica coordinato da Manuela Salvi “Prossima fermata… Italia!” (Onda Editore) scrivendo il capitolo dedicato alla regione Calabria. Ha curato l’antologia benefica “Dodicidio” per il progetto POP di La Gru Edizioni scrivendo il capitolo “Febbraio” (2013) e ha vinto il “Concorso Cercasi Jane” indetto dalla Domino Edizioni con la quale il 1 settembre 2013 è uscito il suo romanzo “Sirena all’orizzonte” secondo classificato al Premio Letterario Magiche rose 2014 di Fiuggi. A giugno 2014 invece è uscito Mira dritto al cuore per i tipi della Runa Editrice, mentre un secondo saggio sulle figure materne nella saga di Harry Potter dal titolo “Mamma non mamma: le madri minori nel mondo di Harry Potter” uscirà a gennaio sempre con Runa Editrice. Collabora con il portale di informazione online Rete-News.it (www.rete-news.it) scrivendo articoli di cronaca, costume e musica e con la rivista letteraria digitale e online Inkroci (www.inkroci.it ) in qualità di traduttrice.

2 thoughts on “IL FASCINO DISCRETO DELLA TRADUZIONE

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