Amneris Di Cesare – Duel[RECENSIONE]

Ribloggo questa stupenda, bellissima, meravigliosa recensione di Francesco Mastinu, frastornata e commossa.
Grazie!

Personaggi in cerca di Editore

Titolo: Duel
Autore: Amneris Di Cesare
Autopubblicato
Pagine: 73
ISBN: 9786051766812

 

Trama: L’amore a volte si trasforma in un vero e proprio duello di occasioni perdute e di affermazioni di sé. È il caso di Stefania, a cui Tony ha spezzato il cuore e che, nonostante la giovane età, crede di non poter amare più nessuno nella sua vita. Ed è quello che cerca di spiegare a Davide, il giorno stesso in cui lui gli palesa il suo amore incondizionato e decide di rimanerle comunque vicino. “Ma col tempo le cose cambiano” gli dirà. E in effetti l’unica cosa che permane identica è la lotta, tra amore e ossessione, tra desiderio e disfatta. Sullo sfondo di un’Italia ruggente degli anni ottanta, ascoltando la canzone “Duel” dei Propaganda, i personaggi si muovono all’interno della scena, vivendo situazioni intense.

L’esperienza di lettura: questa volta la Di Cesare in poco…

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TRE MESI DI SELF ANCORA IN ALTO

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E comunque il mio DUEL si difende ancora bene, dopo quasi 3 mesi sugli store
AMAZON
http://www.amazon.it/Duel-Amneris-Di-Cesare-eb…/…/B010WF55KC
KOBO
http://www.mondadoristore.it/Duel-Amneris-…/eai978605176681/

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PRESENTAZIONE DI SILENTLY A-LOUD

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QUI
http://silently-aloud-forum.blogfree.net/?t=5206744

CINQUE MESI DI AMARGANTA. CINQUE MESI DI SODDISFAZIONI.

Sono quattro anni che conosco Cristina Lattaro. Entrò un pomeriggio di giugno sul forum FIAE, chiedendo di poter essere ammessa a far parte di quella che, già da qualche anno, era una piccola famiglia virtuale assai chiusa e ristretta. Non immaginavo di certo che l’arrivo fresco e simpatico di un ingegnere con la passione per la scrittura e con addirittura già in fieri una pubblicazione NOEAP per la Nulla Die si sarebbe trasformato in un’amicizia e connubio professionale continuo e duraturo. Con Cristina, infatti ho partecipato a conferenze, abbiamo condiviso una casa editrice con cui abbiamo entrambe pubblicato i nostri primi romanzi, un’antologia benefica, DODICIDIO, e oggi, con la sua apertura di AMARGANTA, anche un rapporto capo – impiegato, essendo lei la mia “bossa” e io direttrice di collana sia per il fantasy che per gli Under15, e scout per il mercato internazionale di lingua anglofona e portoghese.

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Di Cristina mi fu subito chiara una cosa: era dotata di una fantasia potente. Il suo primo libro, La saggezza dei posteri, edito da Nulla Die, presentava una trama strepitosa, diversa dalle solite, e un modo di raccontare che non era comune a molti autori, né tra quelli che avevano avuto la fortuna di esser pubblicati da BIG dell’editoria, né tra quelli che invece potevano distinguersi tra le pubblicazioni della piccola e micro editoria. Non mi piacque l’editing che le fu fatto, era il primo romanzo da lei mai pubblicato, l’inesperienza aveva avuto gioco facile ma la casa editrice non aveva sopperito a tali piccole lacune, lasciando così il testo impuro e alle volte irritante nelle sue ingenuità. Cosa che prontamente dissi a Cristina, aspettandomi una replica piccata, e che invece non venne, perché, avrei appreso molto più avanti, Cristina non è solo un’attivissima autrice, ma persona anche molto intelligente.

In questi quattro anni, seguendola nelle sue peripezie attraverso il mondo dell’editoria ho visto crescere in me la stima per una donna che fa quattromila cose al minuto (ricordiamoci che è pur sempre un ingegnere, e quello è il suo lavoro principale). Dalla redazione di recensioni a libri in televisione per una televisione locale, a un numero imprecisato di romanzi pubblicati e di tutti i generi narrativi possibili, alla decisione, finale, di aprire una casa editrice, la Amarganta, mano a mano passva il tempo rimanevo a bocca aperta a guardarla fare innumerevoli cose e a farle tutte bene.

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Perché, anche Amarganta è una “cosa fatta bene”. Uno potrebbe pensare che essendone io coinvolta, sono di parte nel giudicare. E potrebbe pure essere così, ma come ho imparato a essere molto critica con i testi che negli anni mi sono stati sottoposti e che spesso ho smembrato furiosamente con crudele sincerità, lo stesso penso di poter fare anche con il catalogo della casa editrice con la quale sto collaborando in quel momento. Molte decisioni e scelte delle case editrici precedenti, per dire, non mi sono piaciute e tanti, troppi titoli mediocri ho visto aggiungersi a cataloghi discreti, rovinando così la credibilità dei cataloghi stessi. E questo, lo posso dire con molta tranquillità, non è avvenuto per Amarganta.

Il catalogo di Amarganta si è subito distinto per la particolarità e originalità. Primo libro pubblicato in assoluto da Amarganta è stato infatti un saggio sulla ricerca del successo, SUCCESS BOOK, di Lulu Lafiandra. Sembrerebbe un saggio di quelli soliti, un’americanata, dove ti insegnano alcuni trucchi per avere fiducia in te stesso e magari compararti una pallina di gomma morbida da schiacciare con le dita nei momenti di maggior stress, e invece no, Maria Luisa, “Lulu”, La Fiandra, psicologa, analizza in vari capitoli le ragioni umane della ricerca del successo per arrivare alla conclusione, più sensata, che il successo lo si ottiene se si accetta se stessi.

Il secondo libro, è stato un romanzo, Darkside. Di Fantascienza Romantica. La Sci-Fi Romance non è molto comune in editoria, e guarda caso, immediatamente Amarganta ha saputo accaparrarsela. La penna estremamente volitiva e particolare di Alessandra Gaggioli, da molti conosciuta in rete come Federica Gnomo, ha fatto il resto. Un bellissimo romanzo d’amore malato tra le stelle e le galassie dell’Universo. Raccomandatissimo.

Terzo libro, un “cooking-romance“. Il gusto della vita di Luciana Ortu. Un viaggio nei ricordi attraverso i gesti quotidiani che ci accompagnano e che tendiamo troppo spesso a considerare banalità del giorno per giorno: tagliare, sminuzzare, mondare, gettare in padella, soffriggere, scolare, impiattare. Attraverso i gesti e la ritualità che portano una persona a preparare una pietanza scaturiscono ricordi, sogni, lacrime e rimpianti. Storie. E tante belle storie tutte inanellate l’una dietro l’altra sono quelle che Luciana Ortu ci racconta in questo piccolo gioiellino di narrativa stream-of-consciousness.

La sezione dell’estero si è subito popolata di nomi importanti: Marie Sexton e Indra Vaughn. I libri scelti per questa sezione e di queste autrici son libri particolari. I primi due di Marie Sexton sono allegri, divertenti, scanzonati, anche se al loro interno contengono un messaggio malinconico, rispetto ai tempi passati e all’impossibilità di vivere un amore un tempo ritenuto abominevole. I secondi due libri sempre di Marie Sexton invece sono tristi, struggenti, la descrizione di amori gay che cambiano la vita, la segnano, nel bene e nel male. Indra Vaughn invece, con Ossessionato ci racconta la fame, la passione senza controllo, la seduzione drogata di un incontro e con Polvere di Neve, in uscita a breve, il senso di inadeguatezza, il complesso di inferiorità e la possibilità di riscatto, di risorgere sempre attraverso una relazione sentimentale.

Il Paranormal Romance arriva di prepotenza con il primo di sei libri, magnificamente tradotti da Cristina Lattaro, con Al Servizio del Soprannaturale di Crys Louca e Sg. Horizons.

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La parte LGTBQ invece viene inaugurata da Martin Milk, prima, con un BDSM molto intenso e dalle tinte molto forti (sconsigliato a chi non ama il genere BDSM e soprattutto le scene forti di dominazione) La legge del desiderio e Francesco Mastinu poi, con il suo FALENE, un romance gay tenero e dai toni quasi incantati: la storia di un giovane uomo al bivio in una relazione importante, di fronte alla tentazione di una nuova storia di passione e una relazione consolidata con l’amore della sua vita. Il rapporto mai chiarito con l’amica del cuore eternamente innamorata di lui e il miraggio di un lavoro all’estero, la possibilità di una realizzazione personale che però rischia di mettere in discussione e distruggere tutto quanto fino a ora costruito. Bello, consigliato agli eterni romantici. Inoltre, Annemarie De Carlo presenta il suo Anime alla deriva, primo romanzo Urban Paranormal che affronta in chiave fantasy il percorso di accettazione della propria identità e che racconta di due grandi storie d’amore, una MM e una MF. Come vedete, Amarganta non si uniforma alle scelte del mercato, ma ama mescolare i grandi temi e il modo in cui si affrontano in maniera spesso controversa.

Oltre alla narrativa dalle grandi tematiche e dagli sviluppi drammatici, Amarganta ha occhio anche per ciò che è raccontato in chiave più leggera, con il sorriso sulle labbra ma sempre con messaggi di positività e grandi temi: I gatti di Farfa dell’esordiente Guido Spano rientra tra questi a catalogo ed è uno dei maggiori successi di vendita fino a oggi.

Altri due saggi dai tratti estremamente interessanti:

L’occhio ribelle di Giulio Questi, di Andrea Schiavone, che percorre l’intera produzione cinematografica di questo strano e irriverente regista attraverso un’analisi lucida e scanzonata al tempo stesso, indiscreta quasi una webcam sempre accesa, e La posta in palio, di Stefano Casarino e Mauro Selis, saggio che analizza e ripercorre uno dei vizi più devastanti e sconvolgenti che possa attaccare l’uomo: il gioco d’azzardo.

Amarganta non è solo narrativa “per adulti”. Amarganta ha un occhio anche alla narrativa per Under15 di qualità. E infatti ecco che all’attivo e in uscita in questi giorni sono due piccoli gioiellini di libri: Grande e Piccolo, di Laura Castellani e Caterina Betti e Olivia e le ombre, di Maria Silvia Avanzato e Annelisa Bonetti. Due piccoli libri che vi cattureranno e che scoprirete ben presto non esser solo riservati a un pubblico “mignon”, ma apprezzabili per disegni e tematiche anche da un pubblico più adulto.

E per finire, il mio romance, Sirena all’orizzonte, di cui avete spesso sentito parlare. Non ha bisogno di commenti. Casomai, la pagina dedicata a questo mio romanzo, in questo blog dove potete trovare recensioni e storia, la trovate qui

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Mi fa piacere osservare, con occhio discosto e critico quanto il catalogo di Amarganta sia cresciuto in pochi mesi, da quando scrivevo questi annunci accorati, e l’idea che una piccola parte sia dovuto anche alla sottoscritta questo bel traguardo mi riempie il cuore di soddisfazione.

E per il 2016 la programmazione editoriale è già pressoché tutta coperta. Nuova saggistica, nuovi romanzi, nuove proposte estere per un catalogo sempre più particolare e discosto dalle logiche del mercato. Ormai, infatti, le selezioni son chiuse, sospese fino a tempo indeterminato. Ma l’attenzione al bel manoscritto, alla pubblicazione di valore è sempre alta. L’unico consiglio che posso dare è: stay tuned.

SUL ROMANCE: DIECI DOMANDE AD ADELE VIERI CASTELLANO

12033667_878280652292369_1569659281_nAdele Vieri Castellano ha pubblicato per Leggereditore il suo primo romanzo storico, Roma 40 d.C. – Destino d’amore, dopo aver vinto il concorso di racconti indetto dalla stessa casa editrice nel 2011. Un successo seguito da Roma 42 d.C. – Cuore nemico (2012) e Roma 39 d.C. – Marco Quinto Rufo (2013). I tre volumi compongono la serie Roma Caput Mundi. Sempre per Leggereditore, ha pubblicato anche Il gioco dell’inganno (2013) e Il Canto del Deserto (2015). Per la casa editrice femminile e digitale EmmaBooks ha pubblicato due raccolte di racconti con più autori Gli Uomini preferiscono le Befane (2013) e Vocia a Matera (2014). La versione cartacea di Implacabile è appena uscita con CreateSpace Independent Publishing Platform (2015). La legge del Lupo e altre Storie è una raccolta di racconti storici/contemporanei pubblicata dall’autrice con Amazon KDP (2015).

Perché scrivere “rosa”? Com’è nata questa passione e/o determinazione a scrivere “romance” o “rosa”. Perché “rosa” e non un altro genere? Mi piacciono molto le storie d’amore e in tutti i libri o per lo meno nella maggior parte, ci sono storie d’amore. Coniugare queste ultime alla storia del nostro paese mi sembrava la coppia vincente.

12021993_878280768959024_444629219_nIl genere “rosa” è quello che in campo editoriale vende di più e quello che suscita più pregiudizi: perché secondo lei? Perché in Italia molti sono ancora convinti che l’amore e il lieto fine siano sinonimo di storie di poco spessore. La classificazione “libri rosa” è troppo sessista. Perché le donne a cui piacciono storie d’amore con bellissimi principi azzurri, sono classificate come lettrici di serie B mentre gli uomini, che leggono romanzi di avventura popolati di bombe, spie e omicidi non vengono classificati spregevolmente anche loro come lettori di “libri azzurri”?  Come dire che la Kinsella o la Kleypas non possono stare vicino a Tolstoj ma Ken Follet sì. Rifletteteci. Le autrici di rosa vengono svilite a priori perché spesso si è portati a ghettizzare una donna che scrive d’amore come “una che scrive cretinate” e quindi viene messa d’ufficio nel disprezzato calderone della narrativa rosa. Che forse Federico Moccia, malgrado scriva storielle proprio di quel genere, non scrive la stessa cosa? Cito qui i dati di una ricerca condotta da Amazon.It: comparando le vendite pro capite nel 2014 di romanzi rosa, in formato eBook Kindle e libri stampati, in un campione di 48 città con più di 100.000 abitanti, Milano si colloca al decimo posto e detiene lo scettro di città più romantica d’Italia. Detto questo, non dimentichiamo che i lettori forti in Italia restano le donne. Quindi di serie B o di serie A, che lo si voglia ammettere o no, il romanzo rosa di buona qualità vende, eccome.

Quali sono le scrittrici/gli scrittori rosa italiane/i più importanti, attualmente, sulla scena editoriale secondo lei? Non faccio nomi delle colleghe per non dimenticare nessuna, potete scoprire i loro nomi sul web. Ma sono bravissime e per fortuna gli editori cominciano ad accorgersene.

E quali le/gli scrittrici/scrittori stranieri? Qui mi permetto di citare Linda Howard, Lisa Kleypas, Judith McNaught, Sandra Brown, Loretta Chase per citare le prime che mi vengono in mente.

Romance: le regole per scrivere un buon libro “rosa”. Cosa funziona in un romanzo di genere “romance”? Il romance ha diverse regole, cito solo la principale: ci deve essere necessariamente il lieto fine e direi che è la più importante.

Cosa cerca un lettore in un romanzo rosa? Un momento di svago dalla realtà come in tutta la narrativa di genere fiction.

Le idee, lei, come le trova? Leggendo libri storici e camminando per strada. Ma non ci sono regole precise.

Le regole sono fatte per essere trasgredite. E’ d’accordo? E’ possibile trasgredire alle regole del “romance”? Direi di sì ma non bisogna esagerare se no diventa woman fiction. Come dicevo più sopra, l’unica regola imprescindibile è il lieto fine.

Dove va il romance? Cosa ne pensa della “deriva” LGBT e MM? Trovo il fenomeno molto interessante, rispecchia la società in cui viviamo e mi interessa soprattutto il genere M/M.

Un consiglio a chi vorrebbe scrivere “romance”? Leggere molto libri di brave autrici sia italiane che straniere e seguire le regole, il più possibile. Chi ama il romance è un po’ come i bambini che vogliono ascoltare solo la loro favola preferita: perché sanno che nonostante tutte le difficoltà, alla fine tutto andrà bene. La vita è difficile e spesso tragica, almeno nei libri sogniamo in… rosa!

Grazie Amneris per le domande molto interessanti a cui mi hai dato occasione di rispondere e un abbraccio a tutte le lettrici del vostro blog!

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TOLTE TUTTE LE IMMAGINI DAL BLOG O QUASI

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foto di Ennio Venditti/AlfiereRosso

A una mia amica blogger è successo un fatto molto spiacevole, per aver utilizzato senza dovuta liberatoria un’immagine presa da google e inserita in un post sul suo blog.

Siccome il mondo è già abbastanza complicato senza doverci mettere pure la rete e le sue paturnie, da oggi in avanti, io utilizzerò solo foto scattate da me. O disegni fatti dalla sottoscritta.

Preparatevi.

Sconfortatevi…

PENSIERO PER MISS ITALIA 2015

“Non è stata una gaffe in realtà, mi sarebbe piaciuto essere come la mia bisnonna, che è ancora viva e mi parla sempre della Seconda guerra mondiale“. Alice infatti, avrebbe “voluto provare ciò che ha passato lei in quegli anni, nel bene e nel male. Ovviamente tutti mi hanno guardato con aria sconvolta e non sono riuscita a spiegarlo bene. Ma penso che mi avrebbero insultata anche se avessi risposto diversamente”.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/09/22/miss-italia-2015-alice-sabatini-replica-dopo-la-gaffe-mi-avrebbero-insultata-anche-se-avessi-risposto-diversamente/2056919/

Alla luce di quanto racconta dopo, la frase incriminata appare pure peggio: “penso mi avrebbero insultata comunque”. Spavalderia e menefreghismo, neppure l’ombra di un umile sconforto. Vabbe’. Siamo davvero noi che non siamo più in grado di perdonare?

#‎MissItaGlia‬
Hai diciotto anni. E’ vero.
Hai detto una cazzata.
Lo confermo.
Grossa.
E non tanto perché hai detto “vorrei vivere nel ’42” (che lì per lì, quando l’ho sentita, ho pensato “però, profonda la ragazza”) ma perché hai minimizzato, forse sarà stato l’imbarazzo, forse l’emoZZione di esser davanti a tanti miGlioni di itaGliani.
E di aver detto dopo “tanto allora le donne non andavano a combattere, me ne sarei stata comunque a casa”.
Ecco. Questa è la frase incriminata.
Le donne di allora combattevano eccome. Di donne partigiane son pieni i monumenti.
Perché anche se hai 18 anni, un bis-nonno che magari la guerra l’ha vista da vicino o un nonno o un papà che quelle storie se le è sentite raccontare, o se hai letto tutte “quelle pagine e pagine” sulla guerra, insomma, ragazzina di 18 anni, qualcosa di quei racconti lo avrai pur trattenuto no?
Un diario di Anna Frank, te lo avranno magari fatto leggere a scuola?
E chissà, forse anche un Sergente nella neve.
Non dirmi che non ti hanno fatto leggere e vedere Il bambino con il pigiama a righe, a scuola, fino allo sfinimento.
Che poi, magari, avrai pure sbuffato per la noia di dover leggere di quelle gambe ormai fradice da tanto camminare al freddo e al gelo, di quelle dita che si rompevano come ghiaccioli e la fame, la sete, la paura che attanaglia le viscere alla caduta delle bombe.
Sì, forse io son stata più fortunata.
I miei genitori la guerra l’avevano vista con i loro occhi.
Mio nonno l’ha pure combattuta.
E io con quei racconti ci sono cresciuta.
I ragazzi di 18 anni di oggi no.
Ecco.
E non c’è più chi racconta quelle cose.
Ci sono solo immagini che sbiadite nel tempo, lasciano pensare siano solo sogni lontani e neppure tanto veri.
Ecco, Miss Italia (non ricordo il tuo nome e non lo ricorderò domani) 2015, forse dovresti andare a cercare ancora qualche vecchio che la guerra se la ricorda. Oppure andare in un campo profughi di questi di oggi, dei profughi siriani che scappano dagli eccidi del loro paese. Tanto le storie sono sempre quelle. Non cambiano mica di molto.
Ecco.
Sei la ragazza della porta accanto.
Potresti portare un sorriso e vivere il tuo tempo.
Che mica tanto diverso da quello di allora è, lo sai?
E, credo, purtroppo, sia pure peggio.

SE CONOSCESSI UNO SCRITTORE…

Questo è il testo di una mail che scrissi a Tommaso Labranca i primi tempi in cui i blog nascevano e si apprestavano a diventare fenomeno. Allora mi firmavo Ipanema, e anche io avevo un blog su Splinder (ma quanto ci manca Splinder?), Scarab[L]occhi e seguivo Labranca e le sue originalissime riflessioni e digressioni sugli anni ’80. Non mi rispose mai, vero, ma non è che importasse. Mi resi conto che la mia curiosità e la mia fame di sapere della vita di uno scrittore era tanta che iniziai a fare domande a chiunque incontrassi e sapessi teneva in mano una penna e scrivesse.
Non è mai passata.
Ancora oggi – e si vede – ho curiosità infinite sulla scrittura, sull’editoria e su tutto ciò che riguarda i libri.
Infatti a breve continuerò a fare domande. A chiunque scriva. Perché la scrittura non è più soltanto una passione. Ormai è la mia ossessione più bella.

Se conoscessi uno scrittore, lo riempirei di domande.
Lo aggredirei con un fuoco di fila talmente rapido e pressante che probabilmente non avrebbe il tempo di rispondermi.
Se conoscessi uno scrittore, prima di tutto gli chiederei perché scrive.
Scrive per se stesso, per comunicare le proprie emozioni e le sensazioni, i pensieri e le riflessioni a quel foglio di carta bianco che piano piano si riempie di parole, a volte scarabocchiate, a volte cancellate, accartocciate in palline, ammucchiate fuori da un cestino casualmente adibito a cesto da pallacanestro…?
O scrive pensando alla signora del terzo piano che così gentile lo saluta tutte le mattine e che magari di nascosto, timidamente, per curiosità, comprerebbe il suo libro per leggerlo, anche senza capirci niente…?
O sperando che la cassiera dell’ultima cassa del supermercato in fondo alla via, comprenda i suoi struggimenti o le sue incazzature…?
Gli chiederei se costruisce i suoi pensieri, li mette in bella fila davanti a se, li organizza, prima tu, poi tu, e adesso tu, seguito da quest’ultimo miserello e paurosino…?
O se li rovescia scaricandoli da se stesso, in ordine sparso, secondo il tumulto del momento, della situazione, della passione provata, per poi analizzarli successivamente, vivisezionandoli, scavando ancor più nel profondo…
Gli chiederei se scrivere è un regalare se stessi, un farsi saccheggiare dal lettore o se invece è solo marketing poetico-letterario, prima l’analisi del target, poi il report sul bisogno reale , infine la risultante, pronta per essere pubblicata…
Sicuramente gli chiederei quando scrive: se di notte, al lume di una fioca lampadina, quando tutti dormono intorno a lui, solo e immerso in quel silenzio pungente e ovattato che circonda chi sente e che vuol sentire, le orecchie tese in un ascolto attento e trepidante del suono dei propri battiti vitali, e delle proprie aspirazioni, o se invece scrive quando il vento soffia un lamento doloroso, perché si può scrivere bene veramente solo quando si soffre, quando le tempie pulsano di quel male così violento che si allevia solo svuotandosi un po’ delle proprie angoscie… o se invece è la luce del sole, della vita, del mattino o del pomeriggio assolato, a dargli ispirazione, a permettergli di creare…
Ma soprattutto gli chiederei se ama quello che scrive.
Se dopo aver scritto, guardandosi nello specchio di lettere e pensieri, ritrovandosi stampato e cesellato in quell’intrico di geroglifici, ne apprezzi il risultato, o se il fuoco mai sopito di quel forsennato bisogno di vergare carta su carta il prodotto della propria mente, lo costringa ad un cercare perenne, e quindi a detestarsi per non essere perfetto, consapevole dei propri limiti ormai impressi indelebilmente e riprendere perciò a correre, in una gara con se stesso infinita e consumante.
Se conoscessi uno scrittore, gli chiederei … se scrivere è amore continuo o se è solo ricerca del bello… se scrivere è emozione e tumulto piuttosto che calcolo e analisi… se conoscessi uno scrittore, forse non avrei il coraggio di chiedergli nulla

Sono Solo Scarabocchi

Se conoscessi uno scrittore, lo riempirei di domande.
Lo aggredirei con un fuoco di fila talmente rapido e pressante che probabilmente non avrebbe il tempo di rispondermi.
Se conoscessi uno scrittore, prima di tutto gli chiederei perché scrive.
Scrive per se stesso, per comunicare le proprie emozioni e le sensazioni, i pensieri e le riflessioni a quel foglio di carta bianco che piano piano si riempie di parole, a volte scarabocchiate, a volte cancellate, accartocciate in palline, ammucchiate fuori da un cestino casualmente adibito a cesto da pallacanestro…?
O scrive pensando alla signora del terzo piano che così gentile lo saluta tutte le mattine e che magari di nascosto, timidamente, per curiosità, comprerebbe il suo libro per leggerlo, anche senza capirci niente…?
O sperando che la cassiera dell’ultima cassa del supermercato in fondo alla via, comprenda i suoi struggimenti o le sue incazzature…?
Gli chiederei se costruisce i suoi pensieri…

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SOLO AMORE, NIENTE PAROLE.

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#NewYork, August 1945, #WWII #End moment captured by Eisenstaedt. Love wins.

 

 

In #Hungary, despite a policy of hate, in this moment captured by Yannis Androulidakis, love wins. #Syria #Refugees

#Hungary, September 2015 moment captured by Yannis Androulidakis  love still wins 70 years after. #Syria #Refugees

SUL ROMANCE: DIECI DOMANDE A BARBARA CINELLI, titolare TRISKELL EDIZIONI

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La Triskell Edizioni è nata per volontà mia nel febbraio del 2013. In quel periodo lavoravo ancora come coordinatrice italiana della casa editrice Dreamspinner Press e volevo fortemente creare qualcosa anche in Italia che potesse offrire ai lettori quel genere di romanzi, che vedevo essere apprezzati e richiesti. Essendo poi un’avida lettrice del genere, mi sono messa a studiare il mercato e a valutare il modo migliore di tastare il terreno prima di buttarmi nella mischia. Dopo alcune scelte, devo dire, azzeccate, la Triskell Edizioni ha aperto i battenti. Si propone di pubblicare storie d’amore a lieto fine, senza alcuna limitazione di genere, nonostante la grande maggioranza delle nostre pubblicazioni sia M/M.

Devo ammettere che sono molto soddisfatta dei risultati ottenuti. In poco più di due anni siamo passate dall’essere degli sconosciuti a ritagliarci uno spazio nemmeno troppo piccolo nel mondo dell’editoria digitale.

Pubblicate solo narrativa di genere “romance”: una vostra definizione di “romance”? Una storia che fa bene al cuore e allo spirito. La nostra linea editoriale si basa sull’idea di offrire ai lettori storie a lieto fine.  Storie che ci piace definire “godibili” e che possono permettere al lettore di arrivare all’ultima pagina e sentire una bella sensazione al centro del petto. Storie che diano respiro al cuore.

Perché il romance e non altri generi? Come dicevo prima, principalmente perché l’idea di aprire la Triskell Edizioni è venuta da un mio desiderio personale di dare più spazio al genere M/M in Italia, lanciando sul mercato anche autori italiani, e in generale per offrire ai lettori libri che in qualche modo potessero farli star bene.

Il genere romance è il genere che vende di più, ma anche quello, paradossalmente, che genera più pregiudizi tra gli “addetti ai lavori” (critici e scrittori). Secondo voi perché? Il romance è sempre stato un po’ bistrattato e guardato dall’alto al basso perché troppo poco “impegnato” o “realistico”. O ancora scritto in modo troppo “semplice.”  Io credo che ogni genere abbia le proprie peculiarità e caratteristiche e che tutti abbiano lo stesso diritto di essere letti, discussi, amati o odiati. In Italia, purtroppo, c’è questo mito del dolore e della sofferenza, senza la quale – pare – un libro non si possa definire di qualità.

Scrittori o scrittrici italiane di romance che secondo voi sono le più importanti attualmente sulla scena editoriale? Potrei dare i nomi dei best-seller delle ultime stagioni, ma penso siano sotto gli occhi di tutti. Però posso parlare dei miei autori e li reputo tutti validi scrittori.

E gli stranieri? Idem come sopra

Romance: le regole. Quali sono? Cosa funziona in un romanzo “rosa”? Ovviamente c’è la necessità che all’interno della storia sia presente una storia d’amore di un certo rilievo, che i personaggi vengano ben caratterizzati e che ci sia un lieto fine. Evitare le Mary Sue e i Gary Stu e cercare un modo per rendere i personaggi accattivanti senza ricalcare ogni stereotipo possibile. Cosa funziona? Far emozionare. Più di qualsiasi altra cosa. Se uno scrittore è in grado di arrivare al cuore del lettore è veramente difficile che ne esca.

Le regole sono fatte per essere trasgredite: siete d’accordo? E possibile sul serio trasgredire alle regole del romance? Dipende da che regole. Se trasgrediamo a quelle su cui si fonda il genere direi di no. Molti ridono quando leggono il nostro regolamento per l’invio del manoscritto perché ho dovuto sottolineare in grassetto e in rosso che “la morte non è da intendersi un lieto fine”. Ecco, se parliamo di questi livelli di trasgressione direi che non è il caso. Anche perché qui non si tratta di trasgressione, ma di rientrare in tutt’altro genere letterario.

Dove va il romanzo rosa? Voi siete famosi per pubblicare anche LGBT e MM. Come spiegate questa sorta di “deriva” queer-romance e il suo successo soprattutto tra un pubblico di lettrici femminile ed eterosessuale? Per rispondere a questa domanda non posso fare a meno di paragonare l’Italia agli Stati Uniti. Il genere MM, là, viene letto da una moltitudine di persone  e addirittura premiato in concorsi letterari di un certo livello. Qui in Italia, dove sotto questo aspetto siamo ancora un bel po’ indietro rispetto a loro, ci ritroviamo davanti molte più resistenze di quante non ce ne siano oltreoceano. Già il fatto che ci stiamo ancora chiedendo, dopo anni in cui il genere viene distribuito e letto, il perché questo accada, significa che queste resistenze funzionano fin troppo bene.

Non ci deve essere per forza una motivazione ben precisa sul perché questo genere venga letto da donne eterosessuali. Perché sono stufe dell’eroina femmina? Perché amano pensare a due uomini che si amano? Perché c’è voglia di credere che l’amore possa essere vissuto, letto e descritto e – soprattutto – apprezzato anche se non è di tipo convenzionale?  Le motivazioni possono essere molteplici, così come lo sono per qualsiasi lettore di qualsiasi altro genere. Io spero solo che arrivi presto il momento in cui il romance MM venga accettato per ciò che è, che non venga stigmatizzato o trattato come diverso proprio perché presenta un tipo d’amore “diverso”, che i lettori smettano di sentirsi chiedere “Perché lo leggi?” e che gli scrittori smettano di sentirsi chiedere “Perché lo scrivi?”.

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Accettate manoscritti di esordienti: le regole per l’invio Certamente. Le regole per l’invio le trovate qui: http://www.triskelledizioni.it/invio-manoscritti/

Quali sono i tipi di manoscritti che accettiamo:La Triskell Edizioni accetta solo manoscritti che rispondono a queste caratteristiche:

  1. Il manoscritto deve contenere una storia d’amore ben delineata e che si sviluppa nel corso del racconto; non deve, quindi, essere solo accennata;
  2. Il manoscritto e la storia d’amore devono avere un lieto fine (la MORTE non è da considerarsi un lieto fine);
  3. Il manoscritto deve appartenere a uno di questi generi: Romanzo M/F, M/M e F/F (uomo/donna, uomo/uomo, donna/donna); Storico; Romance contemporaneo; Fantasy; Giallo; Young Adult; Noir; Sci-fi.

Quali sono i tipi di manoscritti che NON accettiamo:

  1. La Triskell Edizioni NON pubblica: raccolte di poesie; raccolte di racconti (a meno che non siano raccolte della casa editrice).
  2. La Triskell Edizioni NON pubblica manoscritti già pubblicati a meno che il romanzo in questione non sia più sul mercato da almeno due anni.
  3. I manoscritti non devono contenere immagini.
  4. Non si accettano manoscritti parziali.
  5. Non si accettano più manoscritti dello stesso autore. Se avete un manoscritto in valutazione attendete l’esito della stessa prima di inviarne un altro.
  6. Non si accettano sinossi in pre-valutazione.
  7. Non si accettano fanfiction.
  8. Non si accettano storie con descrizioni di scene depravate o illegali rappresentate sotto una luce positiva come: incesto, necrofilia, bestialità, intolleranza razziale. Specifichiamo che la maggior parte dei nostri libri sono per adulti e si richiede pertanto la maggior età per i libri con contenuti sessuali espliciti (che verranno indicati chiaramente nella scheda del libro). Accettiamo comunque storie con diversi tipi di rating.

Quali sono le tipologie di manoscritti che accettiamo:
Novelle brevi – da 8.000 a 10.000 parole
Novelle – da 10.001 a 40.000 parole
Romanzi – da 40.001 parole in su

Come inviare il manoscritto: I manoscritti possono essere inviati solo ed esclusivamente compilando il form che trovate al seguente indirizzo: http://www.triskelledizioni.it/form-invio-manoscritti/.

Un consiglio a chi vuole scrivere romance? Direi di cercare di creare qualcosa di “originale”. Il romance viene scritto da molti, moltissimi, e riuscire a spiccare non è semplice. Non si devono ricalcare le orme di altri autori, né si devono sfruttare idee già usate solo perché hanno fatto successo, perché proprio per quel motivo arriveranno ben presto a uscire dalla lista degli argomenti interessanti da leggere.

Grazie Barbara, per avermi rilasciato questa intervista. Ecco qui alcune copertine dei libri più famosi e di successo della Triskell.

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Dell’invidia degli scrittori e dei luoghi comuni

Ribloggo perché è un bell’articolo che merita di essere letto. E poi lo ha scritto una persona che stimo moltissimo, come persona prima e come scrittrice (in condominio con Loredana Falcone) poi. E, per inciso, io non sono mai invidiosa del successo altrui. Né quando recensisco in maniera non positiva, lo faccio per invidia. L’invidia è un sentimento che non mi appartiene.