SUL ROMANCE: DIECI DOMANDE A BABETTE BROWN

BABETTE-BROWN-1-296x300Babette Brown, anzi Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano.  Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile. Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico. A parte questo, risulta essere una brava persona. Da due anni, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

Oggi non più solo appannaggio delle donne ma anche qualche uomo spunta tra i nomi degli autori, scrivere “rosa” perché, secondo lei?  Il “rosa” così calunniato (di solito da chi NON lo legge e si limita a pontificare) vende e da solo sostiene la traballante editoria italiana. Ricordiamoci che in Italia le lettrici superano di gran lunga i lettori; che un forte lettore (poveri noi!) è quella persona che legge un libro al mese. Se non ci fosse il “rosa” molte case editrici avrebbero chiuso bottega da quel dì. 

Il genere “rosa” è quello che in campo editoriale vende di più e quello che suscita più pregiudizi: perché secondo lei? Guardiamo le donne di oggi: lavoro fuori casa, lavoro a casa (quanti mariti/compagni/conviventi si fanno carico del 50% delle incombenze domestiche? Ne vogliamo parlare?), figli, cani-gatti-criceti… crisi economica, crisi dei valori, paure varie disseminate sul loro cammino. E ci meravigliamo se, alla fine di una giornata, acchiappano un romance e sognano un po’? Sanno benissimo che la realtà non ha nulla a che vedere con quello che stanno leggendo, però assaporano quelle storie con il lieto fine obbligatorio. Anche se non apprezzano più il Principe Azzurro e preferiscono protagoniste volitive e orgogliose della propria femminilità. Pregiudizi? Sì, ci sono. E tanti. Le anime belle che si dilettano nel pontificare sulla pochezza di questo genere? Vogliamo parlare di invidia? O di supponenza sterile? 

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Quali sono le scrittrici rosa italiane più importanti, attualmente, sulla scena editoriale secondo lei? Parlo di quelle autrici di cui mi sono occupata con il mio Blog. Per fortuna il gruppo è numeroso e quanto mai variegato. Romantic suspense? Monica Lombardi e Elena Taroni Dardi. Romance storico? Mariangela Camocardi, Adele Vieri Castellano, Ornella Albanese, Simona Liubicich. Dark Contemporary Romance? Chiara Cilli. Erotic Romance? Di nuovo Simona Liubicich, Emiliana De Vico, Laura Gay. Mistery? Giulia Beyman. Noir? Maria Masella. Rosa contemporaneo? Tutte le ragazze del gruppo YouFeel, direi, e il duo Flumeri & Giacometti. Fantasy? Paola Gianinetto. Romance M/M-LGBT? SM May e Federica D’Ascani. Sono le prime che mi vengono in mente, ma ce ne sono altre, molte altre. E mi sembra che piaccia molto, sia alle scrittrici che alle lettrici, la contaminazione fra generi: il romance storico si ammanta di una vena erotica più o meno pronunciata. E così fa il romantic suspense. Apprezzo moltissimo due scrittrici, che lavorano a quattro mani, e che hanno mescolato sapientemente romance storico con thriller e horror: Federica Soprani e Vittoria Corella, che stanno anche incamminandosi sulla strada dello Steampunk. C’è una generazione di autrici ormai conosciute e una di giovani che avanza impetuosa. 

E quali le scrittrici straniere? Amo soprattutto le autrici di romance storici (Loretta Chase, Mary Balogh, Lisa Kleypas, per citarne solo tre) e di romantic suspense (Anne Stuart è quella che seguo di più, ultimamente). 

Romance: le regole per scrivere un buon libro “rosa”. Cosa funziona in un romanzo di genereDSC_0639_copia “romance”? Tre regole fondamentali (ne ha parlato Roberta Ciuffi in un suo post): Il lieto fine, l’amore contrastato dei due protagonisti e la vicenda amorosa come argomento principale (deve rispondere alla domanda: “Di che cosa parla il libro?”). 

Cosa cerca un lettore in un romanzo rosa? Una lettrice, direi. Anche se ci sono uomini che leggono romance, sono ancora una minoranza. E non sanno che cosa si perdono… Come dicevo prima, le lettrici cercano evasione, ma anche una buona storia, bei personaggi, intrecci coinvolgenti. Non dobbiamo pensare alle lettrici di romance come a persone “di bocca buona”! Sono critiche, si aspettano storie ben costruite, non perdonano passi falsi nemmeno alle autrici più affermate. 

Le regole sono fatte per essere trasgredite. È d’accordo? È possibile trasgredire alle regole del “romance”? A parte le tre regole fondamentali, che ho elencato prima, direi che per tutto il resto c’è ampio spazio di manovra. Soprattutto se ci si rivolge a un target giovane. 

Dove va il romance? Cosa ne pensa della “deriva” LGBT e MM? Più che di deriva, parlerei di arricchimento. Apprezzo che Triskell abbia aperto il mercato alle autrici italiane. Leggo volentieri questo genere e trovo che molte lettrici lo apprezzano. Sono storie molto appassionate. Certo c’è anche del gran bel sesso, ma è l’amore a farla da padrone. Sono storie che esprimono sentimenti forti, che lasciano il segno. 

Screenshot 2015-10-26 08.50.37Un consiglio a chi vorrebbe scrivere “romance”? Leggete tanto, scrivete tanto, cancellate tanto. E ricominciate da capo. Ma questo vale per qualsiasi scrittrice. A parte le citazioni, direi di provare più sottogeneri, soprattutto all’inizio, con lo scopo di trovare la “vena” personale. Poi, specializzarsi, leggendo autrici italiane e straniere. Per chi si avvicina al romance storico, consiglio un lavoro di ricerca certosino, perché le lettrici di questo genere sono come falchi alla ricerca della preda: la scrittrice che si fa scappare uno svarione viene bollata come inaffidabile. 

Quali romance sono sulla sua scrivania, pronti per una recensione? Lavoriamo in gruppo, nel Blog. Al momento, sono in lettura due romanzi di una serie Steampunk, diversi romance contemporanei, un fantasy, e… momento di amnesia… dovrei rivedere il calendario!

Per conoscere più da vicino la storia di Babette Brown in rete e nel mondo del “romance”, vi consigliamo queste due interessanti interviste:
Babette al Collettivo Idra
La storia di Babette Brown – Mestieri ad Arte

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TOH! KEIHRA PALEVI INTERVISTATA DA ME SU BABETTEBROWN!

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Keihra Palevi (pseudonimo ricavato da un mix di nomi e cognomi di famiglia), Venezia, pubblicazioni passate sotto altro nome quindi non pervenute, contratto e pubblicazioni con due Editori in passato, ora indie e basta. Ultime pubblicazioni: La Rosa dei Venti ebook solo su Amazon, self published.

OoO

23787445Prima domanda di rito: perché scrivere? Come è nata questa “necessità” e quando? Sembrerà banale, ma scrivo da sempre, perché mi piace e se non lo faccio sto male, mi sento nervosa.

Come scrivi? Penna e carta, moleskine sempre dietro e appunti al volo, oppure rigorosamente tutto a video, computer portatile, ipad, iphone? La maggior parte a video, ma giro sempre con penna e quadernone e posso scrivere ovunque; sul mio comodino c’è un notes, su cui appunto le idee volanti. Uso anche un registratore con cui seguivo le lezioni.

C’è un momento particolare nella giornata in cui prediligi scrivere i tuoi romanzi? Dipende, ci sono periodi notturni e altri in cui “mi spalmo” su tutta la giornata.

Che cosa significa per te scrivere? Liberazione e condivisione.

Ami quello che scrivi, sempre, dopo che lo hai scritto?  Appena scritto sì, molto, poi ho il periodo di rigetto, non mi sopporto. Infine dopo mesi, mi leggo e mi pare di leggere un altro e mi piace, anche se trovo un sacco di difetti.

Rileggi mai i tuoi libri, dopo che sono stati pubblicati? A distanza di tempo, anche perché li rivedo centinaia di volte in itinere così alla fine mi viene la nausea.

Quanto c’è di autobiografico nel tuoi libri? Moltissimo. Ovviamente medio, ma non riuscirei mai a scrivere sentimenti o situazioni che non ho vissuto.

<<<<<continua a leggere l’intervista qui>>>>>

quantisogni

Dipinto di Gabriella Frustaci

Arriva di colpo, ma non lo sento. Un sibilo forte, duro. Non riesco a crederci. Il mondo attorno si colora di bianco, e poi, un lungo fischio prende a risuonarmi in testa.
Adesso capisco perché si dice “vedere le stelle”. Ascolto i miei pensieri per una frazione di secondo, e trovo il tempo per dirmi che devo esser matta, perché non si pensano queste cose mentre si riceve un ceffone in faccia.
È buffo, buffo?, ma non fa male subito.

L’avevo incontrato per caso. Alla fermata dell’autobus. Pioveva a dirotto e io mi stavo bagnando nonostante la cerata con cappuccio. L’autobus era in ritardo e l’umidità aveva iniziato a penetrarmi nelle ossa. Stavo battendo i denti e i piedi per terra da quanto mi sentivo gelare.

«Vuoi un passaggio?» La macchina nera, elegante, si era fermata davanti a me. Il finestrino abbassato lasciò intravedere un uomo distinto, ancora giovane ma già avanti con gli anni. I capelli un po’ lunghi erano sciolti. Sembrava un damerino di Jane Austen, io divoravo quei romanzi. Un dandy, ho pensato, un tipo originale. Sembrava a posto, ma sapevo che non si devono accettare passaggi in macchina dagli sconosciuti.

Quasi mi avesse letto nel pensiero, si era messo a ridere: «Abito qui vicino, ma se non ti fidi posso darti patente, libretto, tessera sanitaria, certificato di battesimo, cresima e stato civile. Sono celibe e senza impegni sentimentali. Ti basta per accettare un passaggio in macchina fino alla cima della strada? Ti porto a casa.»

Perché ho accettato non me lo sarei mai spiegata. Ma mi infilai nell’abitacolo felice perché presto sarei stata al caldo, davanti al camino e con una tazza di the fumante.

Sulle prime non fa male, no. Poi eccolo, sordo, un fuoco che mi incendia la pelle. Vacillo, ma non perdo la forza e rimango comunque ferma, orgogliosa, sprezzante, di fronte a lui. Neppure per un istante dimentico la ragione per cui ricevo quella percossa. E gli urlo di nuovo, con tutto il fiato che ho dentro:

“No, non voglio!»

Lo guardo, e mi chiedo chi sia. Non è lui, il mio lui. Non può esserlo, perché quello che io conosco non ha occhi spaventosi, iniettati d’odio e di minaccia; il mio lui è dolce, gentile, sensibile e… innamorato. Ha appena terminato di coprirmi di baci, ha appena finito di amarmi come nessun altro al mondo sarebbe stato capace. Chi ho davanti, chi mi ha colpita, non è il mio cuore. Gli somiglia molto, sarebbe addirittura lui  se non fosse per le vene verdastre sul collo. Sono grosse, pulsano sotto la carne viva mentre il viso stride, indurito dalla collera.

Seppure fosse lo stesso uomo, io non cederei alla sua forza, alla sua rabbia.

Erano baci e carezze ovunque sul mio corpo inesperto. Fino ad allora non avevo ricevuto che timidi baci umidicci da ragazzini come me. Ma poi era arrivato lui. Calmo. Colto. Paterno. Il nostro primo bacio mi era sembrato fuoco puro. E il suo abbraccio un rifugio morbido. Mi ero sentita un cucciolo smarrito che ritrova la guida. Avevo desiderato scodinzolargli dietro, solo questo. Quando mi diceva: Stenditi che adesso giochiamo un po’, mi sentivo fremere e non riuscivo a frenarmi fintanto che lui non mi inondava di calore pieno, col tocco delle dita e della lingua. Non avevo mai pensato che si potessero fare certe cose. E non avevo mai nemmeno immaginato che si potesse provare un tale piacere, una tale voluttà. Mi sentivo ardere di desiderio. La sua pelle mi chiamava di notte, quando lui non c’era, lasciandomi sveglia, agitata e ansante ad abbracciare disperata il cuscino e a mordere le lenzuola invocando il suo nome.

Sostengo il suo sguardo con occhi di sfida. Mi insulta, e io rispondo alla stessa stregua.
«Stronzo!» con la o finale gridata fino a quando non mi si smorza nella gola il fiato per urlarla. Quello dopo fa meno male del primo, penso mentre il secondo colpo mi annebbia la vista. Il dolore bruciante mi invade il volto, mi fa barcollare e infine mi fa cadere a terra.

Perché quando picchiano devono sempre farlo in faccia?

da

Sirena all’orizzonte
Amneris Di Cesare
Amarganta

Giornata-mondiale-contro-la-violenza-sulle-donne

 

SUL ROMANCE: DIECI DOMANDE A CRISTINA BRUNI

downloadCristina Bruni scrive principalmente gay romance. Nel 2013 ha pubblicato Splendente come un diamante, edizioni Lite Editions, e La tigre e il professore, edizioni La mela avvelenata. Nel 2014 Gibraltar e Seonac’s Son con Triskell Edizioni e Text Me con Alcheringa. Nel 2015 ha pubblicato Sette giorni con Triskell Edizioni. Alcuni suoi racconti sono inseriti nelle antologie edite da Delos Books, Alcheringa e Triskell Edizioni.

text-mePerché scrivere “rosa”? Com’è nata questa passione e/o determinazione a scrivere “romance” o “rosa”. Perché “rosa” e non un altro genere? Io scrivo romance M/M (male to male). È il genere che mi è venuto più naturale. Mi è uscito direttamente dal cuore. Credo avrei difficoltà con gli altri generi. Ad esempio, io amo molto leggere thriller e polizieschi, ma non penso sarei mai all’altezza di scriverne uno: temo non risulterei credibile. Non tutti gli scrittori danno buoni risultati spaziando tra i generi. Ammetto tuttavia che mi piacerebbe provarci prima o poi, a scrivere un poliziesco… Ho scritto un romance tradizionale M/F ma, pur essendo stato apprezzato dal pubblico, devo dire che ho faticato a portarlo a termine.

Il genere “rosa” è quello che in campo editoriale vende di più e quello checover-230x330 suscita più pregiudizi: perché secondo lei? Suppongo che sia perché, chi non scrive (e probabilmente non legge romance), ritenga erroneamente che sia un genere molto semplice da scrivere. Invece non lo è per nulla. Nel romance, si parla dei sentimenti umani: ditemi voi se sono così semplici da esprimere…

Quali sono le scrittrici/gli scrittori rosa italiane/i più importanti, attualmente, sulla scena editoriale secondo lei? Non amo molto il romance tradizionale M/F, pertanto non saprei fare grandi nomi. Per quanto cover1-230x330riguarda il mio genere, l’M/M… beh, noi autrici italiane siamo ancora poche ma decisamente in crescita. Quindi consiglio di tenerci d’occhio tutte!

E quali le/gli scrittrici/scrittori stranieri? Sempre parlando di M/M, l’elenco sarebbe pressoché infinito! Klune, Owens, Easton, James, Lanyon, Brown, Loveless, Walker, Maxfield… Troppi!

Romance: le regole per scrivere un buon libro “rosa”. Cosa funziona in un romanzo di genere “romance”? Il lettore deve innanzitutto potersi innamorare dei personaggi. La trama deve farti sognare e il lieto fine trasmettere speranza. Nel caso dell’M/M, il mio genere, due gran bei maschi come protagonisti è un dettaglio assolutamente non trascurabile!

Cosa cerca un lettore in un romanzo rosa? Sicuramente il lieto fine e personaggi ben caratterizzati, con un proprio spessore. Non vuole ritrovare i soliti luoghi comuni oppure, se ci sono, devono essere presentati in maniera innovativa.

Le idee, lei, come le trova? Io mi lascio ispirare tantissimo dalla musica. Quando sono cerca di ispirazione, faccio10403683_1689328351281385_959006501197733303_n partire la mia playlist su Spotify e… nel giro di una canzone o due corro a prendere il taccuino!

Le regole sono fatte per essere trasgredite. E’ d’accordo? E’ possibile trasgredire alle regole del “romance”? Sono d’accordo solo parzialmente. Va bene la trasgressione, ma alcuni capisaldi devono rimanere. Il romance è bello per il suo lieto fine: serve al lettore, serve a noi, per darci speranza che l’amore possa ancora vincere su tutto. La regola del lieto fine non può essere annullata, sul resto possiamo giocare, a mio avviso.

Dove va il romance? Cosa ne pensa della “deriva” LGBT e MM? Io sono di parte: scrivo principalmente M/M, che è un genere che mi dà un’enorme gioia sia nel leggerlo che nello scriverlo. Spero che questo genere si diffonda sempre più, qui in Italia, e che aumentino le CE disposte a pubblicarlo, in quanto non ha nulla di inferiore agli altri generi. Tutt’altro, se pensiamo anche alle implicazioni sociali del LGBT.

Un consiglio a chi vorrebbe scrivere “romance”? Leggete molto, fatevi ispirare dalle altre opere e, quando avete un’idea, iniziate subito a buttarla giù. E ricordate: fatevi sempre guidare dall’istinto e, soprattutto, dal cuore.

 

Non voglio più chiedere scusa
se sulla testa porto questa specie di medusa
o foresta
non è soltanto un segno
di protesta
ma è un rifugio per gli insetti
un nido per gli uccelli
che si amano tranquilli fra i miei pensieri
e il cielo
sono la parte di me che
mi somiglia di più
Vivo sempre insieme ai miei capelli.

I miei capelli – Niccolò Fabi

2014-04-15 12.50.20

<<Dove sono i miei capelli? Rivoglio i miei capelli!>>
<<Figlio, guarda che i capelli tagliati erano miei…>>
Leo continua a passarmi le dita tra i capelli piagnucolando…
<<Tranquilla mamma, niente panico. Adesso torniamo dal parrucchiere e te li facciamo incollare oppure ci mettiamo le ecstenscion! Ma vedrai, riavrai i capelli lunghi come prima!>>
I “miei capelli” capito?
Dove finisce la “donna” e inizia la “mamma”?
Dov’è finita la sedicenne sessantottina che gridava “Io sono mia?”
Sparita dietro l’ombra lunga del figlio adolescente.
Sic!
(però io son felice dei miei capelli corti! )

 

ALESSANDRA GAGGIOLI RISPONDE A BABETTEBROWN.IT

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Chi è Alessandra Gaggioli ( pseudonimo Federica Gnomo Twins)? Gliel’abbiamo chiedo e lei ha risposto così.

Sono nata a Viterbo, mi sono laureata con lode in Architettura e Restauro a Firenze dove  ho vissuto  per molti anni. Ho avuto varie esperienze di lavoro e di impegno sociale: architetto, direttore d’azienda nel tessile, direttore  di piccola casa editrice per due anni, presidente provinciale Fismo (Federazione Italiana Moda) e tenente di Croce Rossa Italiana. Sono sposata e ho una figlia scrittrice YA, Dorotea De Spirito, sicuramente più brava e famosa di me. Vivo in campagna con mio marito e  due cani, Lilly e Bebolino. Amo leggere da sempre, soprattutto romanzi classici e storici, ma sono attratta anche da autori contemporanei di altre culture e dalle storie con basi di verità o fondate su problematiche sociali,  tanto che io stessa nei miei romanzi parto sempre da fatti che mi colpiscono, anche solo un trafiletto di giornale. In genere scrivo storie d’amore e affronto temi difficili con semplicità e talvolta ironia.  Amo prendermi in giro e cucinare.
Da tre anni sono redattrice della rubrica cucina del magazine on line Lovvy.
Nel mio blog “Gnomosopralerighe” (http://gnomosopralerighe.blogspot.it/) pubblico racconti,ricette, recensioni di libri, impressioni di lettura ed esperienze editoriali. Promuovo scrittori con  interviste  culinarie/letterarie molto seguite.
Tra il 2011 e il 2015 ho pubblicato con lo pseudonimo Federica Gnomo Twins venti racconti su varie antologie di ottime case editrici (Historica, Diamond, Delos Books, Perrone, La mela avvelenata, Butterfly, e tante altre)
I miei romanzi sono sempre arrivati tra i semifinalisti del torneo letterario Io Scrittore di Gems e stanno uscendo con vari editori.
“ Il ragazzo alla pari”, una commedia rosa/ hot, è uscito per Gremese editore, nel maggio 2013,  sotto pseudonimo Federica Gnomo Twins
Nel maggio 2015  con Amarganta ho pubblicato il romanzo rosa/fantascienza  “Darkside” con il mio vero nome Alessandra Gaggioli.
Nel 2016 uscirà un romanzo storico M/M molto passionale e romantico per Triskell Edizioni.

Prima domanda di rito: perché scrivere? Come è nata questa “necessità” e quando? Ho sempre letto molto e scritto, fin da adolescente. Poesie e raccontini, impressioni. Mio padre aveva un a piccola biblioteca in casa, stazionavo sempre lì. Ero molto brava in Italiano e il mio prof del liceo classico “Buratti” leggeva sempre in classe i miei temi, facendomi arrossire. Sono timida di natura.

Come scrivi? Penna e carta, moleskine sempre dietro e appunti al volo, oppure rigorosamente tutto a video, computer portatile, ipad, iphone? Non prendo appunti e mi dispiace perché spesso dimentico belle storie che mi vengono in testa. Scrivo solo al pc. Scrivo molto svelta e la penna non riesce a stare dietro alla mente.

C’è un momento particolare nella giornata in cui prediligi scrivere i tuoi romanzi? No, però sono più attiva al mattino presto o dopo le 18.

Che cosa significa per te scrivere? Divagarmi, dimenticare i problemi pratici con cui ho a che fare ogni giorno. Essendo architetto tutti pensano che sia anche idraulico, elettricista, pittore, antennista, muratore, geometra del catasto  e via dicendo… Comunque a forza di vedere e imparare ormai lo sono veramente!

Ami quello che scrivi, sempre, dopo che lo hai scritto? Sempre.

Rileggi mai i tuoi libri, dopo che sono stati pubblicati? Sì, e anche quelli di mia figlia. Mi chiedo: ma l’ho scritti io? Talvolta mi sembra impossibile.

Quanto c’è di autobiografico nel tuoi libri? Come per tutti gli autori, credo, c’è l’esperienza di vita, i sentimenti provati, le emozioni, i luoghi.  Il tutto in un collage di invenzione e realtà trasfigurata che rende la storia non autobiografica ma comunque ricca di riferimenti, soprattutto per me che li ho vissuti certi aspetti che descrivo e ricordo come e quando. Il lettore comunque tende sempre a pensare che lo scrittore viva davvero le storie, soprattutto se il romanzo è scritto in prima persona. E cioè come tendo a scrivere io.

Quando scrivi, ti diverti oppure soffri? Mi appassiono, mi sogno i personaggi.

<<<continua su www.babettebrown.it>>>

SUL ROMANCE: DIECI DOMANDE A CRISTINA LATTARO PER AMARGANTA

AML’associazione culturale Amarganta nasce nel 2012 per il puro desiderio di promuovere la cultura in tutte le sue forme. Le iniziative portate avanti con l’Assessorato alle Culture di Rieti e la Biblioteca Comunale Paroniana, infatti, sono sempre state varie e accurate e hanno spaziato dall’editoria alla celluloide, dai corsi di scrittura creativa agli incontri con gli apicultori del territorio (per dire), poiché anch’essi sono portatori di conoscenze e tradizioni di grande valore. Due le socie fondatrici, io e Paola Fallerini, molto diverse e complementari (lei alleva le api, io detesto il miele e gli insetti in generale), ma unite dall’amore per i libri. Rimanendo in ambito editoriale, all’inizio abbiamo cercato e trovato sintonia come promotrici della piccola editoria non a pagamento, quindi abbiamo deciso di partire per quest’avventura piantando dei paletti molto solidi. Primo obiettivo la qualità. Dei manoscritti che arrivano in Crisitna-Lattaroredazione scartiamo il 99%, quel che viene selezionato viene editato con molta cura per essere destinato al digitale ed eventualmente al cartaceo. Il cartaceo ci serve per allestire gli stand e aderire alle kermesse che ci interessano, la nostra ambizione è avere un posto fisso nelle fiere di una certa rilevanza. Sul sito la nostra politica in merito è chiara: non abbiamo distribuzione e lo diciamo a tempo zero perché per un piccolo editore è impossibile averla, dunque inutile fare giri di parole. I prezzi di copertina sono competitivi, perché lo scopo è far circolare le nostre pubblicazioni. Altro elemento fondamentale sono i collaboratori, mi limito a citare Amneris Di Cesare limitatamente alla cura della collana internazionale che la vede anche come traduttrice, evito di fare altri nomi per bypassare l’effetto elenco telefonico, ma sul sito sono riportati con completezza e a loro tutti, che operano gratuitamente e con passione, va il nostro ringraziamento più sentito. Per concludere, siamo promotrici della narrativa ma anche della saggistica che seguiamo con la stessa passione.

 

Pubblicate narrativa di genere “romance”  e “gay romance”: una vostra definizione di “romance”? Amore in tutte le sue forme. Quando c’è una passione, quando si parla di relazioni sentimentali, tutto il resto è cornice. Storica, fantastica, post moderna, horrorifica… tutto passa in secondo piano rispetto al feeling.

Il genere romance è il genere che vende di più, ma anche quello, paradossalmente, che genera più pregiudizi tra gli “addetti ai lavori” (critici e scrittori). Secondo voi perché?  Si punta il dito sui romance di scarso livello che vengono venduti e pubblicati, raramente un simile accanimento si riscontra verso altri generi tradotti in “opere” imbarazzanti. A mio avviso l’accanimento è scatenato dalle copertine del genere e non sto facendo ironia. Fa storcere il naso a priori constatare come le cover siano basate prevalentemente su un uomo e una donna che si abbracciano in tutte le salse. In realtà una storia bella è bella, a prescindere dal genere e qualunque genere può partorire storie memorabili come pura spazzatura, non c’è alcuna scorciatoia in entrambi i sensi.

Scrittori o scrittrici italiane di romance che secondo voi sono le più importanti attualmente sulla unAmoreAMatita_frontscena editoriale? Conosco moltissime scrittrici rosa, quindi non vorrei finire sotto la gogna scordandone, per puro caso qualcuna. Mi limito quindi a citare pochissimi nomi, i primi riesumati da una mente stanca (sono le 21.50 di un giorno faticoso). Mariangela Camocardi e Viviana Giorgi, la coppia Flumeri & Giacometti  e Amneris di Cesare.  L’elenco potrebbe allungarsi ma stop!

E gli stranieri? Ho comprato qualche best-seller e sono naufragata nei cliché. Un paio di romanzi dall’inizio promettente, dopo un paio di giri di volta interessanti, non hanno sortito l’effetto voluto. Ho sbagliato ad affidarmi ad Amazon. Su indicazione di un’esperta, ho iniziato a leggere Marie Sexton: la semplicità delle storie e la loro freschezza mi hanno catturato all’istante. Dunque, scrittrici straniere degne esistono, ma affidarsi agli elenchi delle librerie online non è un buon criterio 11263832_451999468303283_1963755187_nper individuarle.

Cosa cerca un lettore in un romanzo “rosa”?  In qualsiasi romanzo, il lettore cerca l’evasione, mi sembra normale. Tuttavia, in un rosa ben fatto a questa si accompagna il palpito del cuore, l’immedesimarsi nelle emozioni fortissime che di cui la vita ci ha già fatto dono. Difficile riprovare il brivido dell’approdo di una navicella su un pianeta misterioso, complicato immedesimarsi nella donna che fugge inseguita da uno zombie, ostico sentire lo smarrimento di profugo su un’isola. Tuttavia, grazie a un buon romance, possiamo tornare ad assaporare infinite volte il brivido amoroso di cui la nostra mente e il nostro cuore conserva una precisa rimembranza.  E di esso possiamo godere le molte varianti con estrema facilità. Dunque, l’immedesimazione è assicurata e da essa deriva la possibilità di provare una sospensione dell’incredulità travolgente.

Romance: le regole. Quali sono? Cosa funziona in un romanzo “rosa”? A mio avviso sono le medesime. Un protagonista, un desiderio 😉 , un antagonista, ambientazione, dialoghi modellati con abilità. Stile, poi.  L’intreccio che funziona è quello che tiene in sospeso fino alla conclusione della vicenda.

Le regole sono fatte per essere trasgredite: siete d’accordo? E possibile sul serio trasgredire alleImmagine regole del romance? Come detto, odio le regole. Se ci fossero, trasgredirle dovrebbe essere un must. L’importante è che si abbia qualcosa da dire e che si abbiano gli strumenti per dirlo con efficacia.

Dove va il romanzo rosa? Voi siete famosi per pubblicare anche LGBT e MM. Come spiegate questa sorta di “deriva” queer-romance e il suo successo soprattutto tra un pubblico di lettrici femminile ed eterosessuale? Il genere rosa può finalmente percorrere tutte le strade e le derivazioni concesse a ogni altro. Dunque sta esplorando le sfaccettature dell’animo umano che a esso sono consone con la libertà dovuta, nulla di più. Il successo particolare è, a mio avviso, dovuto al fatto che si I gatti di Farfa di Guido Spanosia letto poco di simile nel passato e dunque la curiosità in parte condiziona non i gusti, ma il desiderio di novità dell’utenza. Non credo che ci sia nessun morboso sottofondo, solo un legittimo interrogarsi, un interesse alimentato da potenzialità fino a poco tempo fa sottovalutate e che influenzano la consueta dinamica della richiesta e dell’offerta. Il fenomeno, secondo me, presto si normalizzerà su standard usuali.

Accettate manoscritti di esordienti: le regole per l’invio Le regole sono molto semplici. Il manoscritto deve essere inedito e deve rientrare nei limiti minimi e massimi di caratteri consentiti. Per il resto, basta inviarlo alla casella di posta manoscritti@amarganta.eu a meno che non rientri, come riportato nell’apposita sezione, nelle collane gestite da direttori di collana, ciascuno dei quali servito da un proprio indirizzo del tipo nomedirettore@amarganta.eu. Come anticipato, viene operata una fortissima selezione e un editing accurato. Ogni lavoro viene corredato di copertina, di pagina facebook e di un booktrailer. La pubblicazione è assolutamente gratuita

Un consiglio a chi vuole scrivere romance? Leggere tanti romance, ma anche altro. Lavorare sullo stile e assicurarsi di avere un’idea che valga la pena di essere divulgata.

Grazie, “bossa” per avermi concesso quest’intervista…

Un abbraccio Amneris, e tutta la fortuna (tanta) che meriti per questo tuo lavoro (e per gli altri).

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PER PURA COINCIDENZA, SUL BLOG http://www.babettebrown.it OGGI VIENE PUBBLICATA UN’INTERVISTA PERSONALE A CRISTINA LATTARO. SE VOLETE CONOSCERE QUESTA “FUCINA DI IDEE” DAL PUNTO DI VISTA NARRATIVO, ECCO A VOI IL LINK PER FARLOhttp://babettebrown.it/interviste-cristina-lattaro/

#XF9: #SingForParis, #SingForPeace, #SingForTheWorld

immagine presa da google images

‪#‎XF9‬ Oggi mi sono ritrovata, con il cuore carico di dolore, a commentare in un forum su XFactor. E mentre lo facevo pensavo

“Ma cosa importa adesso Xfactor, le canzoni, i cantanti? In un momento come questo, dovrei pensare a vivere quel peso, quel senso di lutto che sento dentro, quella sensazione di sconfitta e fallimento che provo, perché anche io sono figlia del mio tempo, e questo tempo qua è un tempo orrendo.”

E poi ho pensato:

ma forse è proprio per questo, la musica può ancora dire e fare qualcosa.

E che bello sarebbe se la prossima settimana, XF urlasse questa cosa, che non siamo sconfitti, che non siamo schiacciati, che combatteremo la violenza e l’odio, che nel mio cuore non ci sarà mai posto per l’odio qualunque cosa accada, attraverso canzoni di pace, le più belle e importanti mai scritte e tutto senza pensare alla gara, senza giudicare le esibizioni, ma solo e soltanto dedicando al mondo il suo canto più alto.

Chissà… sarebbe bello.
più che ‪#‎prayforParis‬ io ‪#‎singforParis‬ e #singforPeace vorrei nel cielo un arcobaleno gigantesco.

PARIS C’EST MOI AUJOURD’HUI

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Stamattina avevo paura ad aprire internet. Non ricordavo più – non accendo il televisore da giorni, non leggo quasi più i giornali – dell’attentato di ieri sera a Parigi, in un gesto superficiale di auto-protezione che mi porta a ignorare i problemi, ogni tanto. Stamattina avevo paura a leggere Facebook. Non volevo sentire le parole strazianti delle vittime, non volevo scoprire magari qualche brutta notizia da amici che sapevo a Parigi. Ma non ricordavo, e non capivo perché, io che quasi ogni mattina, automaticamente accendo il portatile prima di ogni altro gesto, proprio oggi non volessi farlo. Rimandassi quel gesto come se il tastino del pc fosse improvvisamente divenuto incandescente.

Poi l’ho fatto. Ho visto. Ho letto.
E ancora non riesco a trovare le parole. Ancora son qui che penso che forse potrei chiudere tutto e ritirarmi nella mia oasi di pace, la mia mente, la mia fantasia, e dimenticare tutto quanto.
Perché, lo so, lo so fin troppo bene. Qualunque cosa accada da adesso in poi, qualunque sia la decisione o la risposta, un’altra volta il mondo cambierà faccia, assetto, politica, vita.
E noi con loro.

E non mi dispiace per me, che ormai son vecchia. Ma son devastata per questi nostri figli, che non potranno mai più vivere il mondo con la spensieratezza e la curiosità con cui l’abbiamo vissuto noi, perché anche solo una passeggiata negli Champs Elisée o a Trafalgar Square o la visita a un museo in Tunisia o lo snorkeling a Sharm el Sheik in Egitto saranno solo un’utopia, un sogno da vivere con ansia e paura, sentendosi mercenari e temerari, con la paura appiccicata addosso di ritrovarsi al momento sbagliato nel posto sbagliato.
Il mondo, che doveva esser loro, è stato loro rubato. Schiacciato. Spezzato. Sbriciolato.
E le loro speranze insieme a esso.

Io non capisco, son troppo stupida per capire, le ragioni per cui tutto questo succeda. Quello che so è che il mondo che ho regalato ai miei figli è un mondo cupo, coperto di nuvole nere e saturo di odio e pessimismo. E per questo io chiedo loro scusa.

Amori miei belli, perdono.
Trovate voi un modo di colorare di nuovo questo cielo immenso.
Aprite un varco tra le nubi nere e fate che la luce, i colori dell’arcobaleno, la serenità e la Pace possano comunque introdursi e neutralizzare questa coltre malsana e putrida di terrore e oppressione.
Solo voi avete questo potere.
Noi vecchi siam troppo supini, ormai carichi delle nostre puzzolenti corruzioni.
Voi invece avete ancora la forza e la leggerezza dell’onestà e della speranza.

E comunque, Paris c’est moi aujourd’hui.

foto da google images

Amneris Di Cesare – Nient’altro che amare[RECENSIONE]

“Niente altro che amare è un libro intenso e molto duro. Non solo per l’argomento trattato ma per lo strascico emotivo che lascia dietro di sé. Una lettura dedicata in primo luogo agli uomini, per cogliere il danno che porta spesso con sé il pregiudizio e la discriminazione, soprattutto se accompagnata all’assenza di rispetto. Ma il suo raggio di azione, come racconto, si estende a tutti coloro che vogliono combattere le origini dell’odio basato sulle differenze di genere, per rendere giustizia alla storia di una donna, Maria, che si dimostra una grande eroina del nostro tempo.”

Grazie, Francesco Mastinu per questa stupenda recensione. Anche se son passati ormai tre anni dalla sua pubblicazione, questo libro meriterebbe di continuare ad avere un suo spazio.

Personaggi in cerca di Editore

Titolo: Nient’altro che amare
Autore: Amneris di Cesare
Editore: edizioni Centoautori
ISBN: 9788897121428
Pagine: 120

nientaltroche1

Trama: La chiamavano ‘A Zannuta, per via dei suoi denti sporgenti. È il marchio di una donna che dalla vita ha ottenuto davvero poco e che, lei stessa per prima ha ammesso di averne ottenuto indietro solo calci. Un periodo peculiare che segna il progressivo ma inesorabile cambiamento sociale da mondo agreste a società moderna del secondo dopo guerra, Maria nonostante abbia purtroppo tutta la sua comunità contro cercherà di vivere per sé e per i suoi figli, adattandosi a fare ogni tipo di lavoro, per poter sperare in un futuro in cui lei per prima non riesce a credere.

Contenuti: è molto difficile approcciarsi a una storia di questo tipo senza lasciarsi coinvolgere dalla toccante vita di questa protagonista, ultima tra gli ultimi, e nonostante questo capace di arrivare nel profondo…

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