PARIS C’EST MOI AUJOURD’HUI

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Stamattina avevo paura ad aprire internet. Non ricordavo più – non accendo il televisore da giorni, non leggo quasi più i giornali – dell’attentato di ieri sera a Parigi, in un gesto superficiale di auto-protezione che mi porta a ignorare i problemi, ogni tanto. Stamattina avevo paura a leggere Facebook. Non volevo sentire le parole strazianti delle vittime, non volevo scoprire magari qualche brutta notizia da amici che sapevo a Parigi. Ma non ricordavo, e non capivo perché, io che quasi ogni mattina, automaticamente accendo il portatile prima di ogni altro gesto, proprio oggi non volessi farlo. Rimandassi quel gesto come se il tastino del pc fosse improvvisamente divenuto incandescente.

Poi l’ho fatto. Ho visto. Ho letto.
E ancora non riesco a trovare le parole. Ancora son qui che penso che forse potrei chiudere tutto e ritirarmi nella mia oasi di pace, la mia mente, la mia fantasia, e dimenticare tutto quanto.
Perché, lo so, lo so fin troppo bene. Qualunque cosa accada da adesso in poi, qualunque sia la decisione o la risposta, un’altra volta il mondo cambierà faccia, assetto, politica, vita.
E noi con loro.

E non mi dispiace per me, che ormai son vecchia. Ma son devastata per questi nostri figli, che non potranno mai più vivere il mondo con la spensieratezza e la curiosità con cui l’abbiamo vissuto noi, perché anche solo una passeggiata negli Champs Elisée o a Trafalgar Square o la visita a un museo in Tunisia o lo snorkeling a Sharm el Sheik in Egitto saranno solo un’utopia, un sogno da vivere con ansia e paura, sentendosi mercenari e temerari, con la paura appiccicata addosso di ritrovarsi al momento sbagliato nel posto sbagliato.
Il mondo, che doveva esser loro, è stato loro rubato. Schiacciato. Spezzato. Sbriciolato.
E le loro speranze insieme a esso.

Io non capisco, son troppo stupida per capire, le ragioni per cui tutto questo succeda. Quello che so è che il mondo che ho regalato ai miei figli è un mondo cupo, coperto di nuvole nere e saturo di odio e pessimismo. E per questo io chiedo loro scusa.

Amori miei belli, perdono.
Trovate voi un modo di colorare di nuovo questo cielo immenso.
Aprite un varco tra le nubi nere e fate che la luce, i colori dell’arcobaleno, la serenità e la Pace possano comunque introdursi e neutralizzare questa coltre malsana e putrida di terrore e oppressione.
Solo voi avete questo potere.
Noi vecchi siam troppo supini, ormai carichi delle nostre puzzolenti corruzioni.
Voi invece avete ancora la forza e la leggerezza dell’onestà e della speranza.

E comunque, Paris c’est moi aujourd’hui.

foto da google images

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