RECENSIONE DI LA DISCIPLINA DEL CUORE DI LEDRA LOI

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Scrivere la recensione di un “romance” che ha al suo attivo miriadi di stelline di approvazione non è un compito da prendere alla leggera. Siccome il libro l’ho acquistato autonomamente, senza nessun obbligo di recensirlo, potrei tranquillamente infischiarmene e lasciar passare oltre. Potrei optare per tralasciare di scrivere qualcosa se non mi fosse piaciuto, nessuno se ne accorgerebbe.

E invece guarda che briga mi prendo: commento e critico La disciplina del cuore di Ledra Loi, tra le altre cose un romanzo scritto da una autrice che reputo amica. Insomma, ho proprio voglia di farmi del male.

Premetto, a scanso di equivoci, che il romanzo non è scritto male. Non posso criticare nulla riguardo alla scrittura, la grammatica, la capacità stilistica di rendere narrativamente la storia: nessun infodump, molti dialoghi che caratterizzano i personaggi, linguaggio contemporaneo – anche se forse un po’ troppo contemporaneo – e tutto sommato una trama non esaltante ma nemmeno tra le peggiori lette. Niente congiuntivi messi a casaccio, neppure la punteggiatura sistemata alla bell’e meglio. Insomma, niente di criticabile e a cui appigliarsi o quasi: qualche ripetizione e cacofonia che avrebbe potuto evitarsi mediante un editing più attento, sì, l’ho rilevata, ma ciò non basta a cassare un testo.

Eppure questo romance non mi ha entusiasmato. Perché? Standard troppo alti i miei? Il chick-lit non è il mio genere? Forse, perché no. Troviamo questa scappatoia e usciamone in bellezza.

No. Mi son piaciuti i libri della Kinsella, ho adorato Bridget  Jones anche se non sono il tipo di romance che cerco se devo farlo per evadere un po’. Ho da poco letto un mini-romanzo ancora a livello di manoscritto che ha tutte le caratteristiche di fondo di un chick-lit d’amore classico, e l’ho adorato. E allora perché questo no?

Cominciamo con il dire che La disciplina del cuore è un romanzo troppo affollato: oltre a Matilde, Petra, Nicla ci sono Filippo, Frederyc, Mallio, Luca, Alec, Goffredo, Killian, Gordiano, e una marea di altri personaggi di cui a un certo punto fai fatica a tenere il conto e soprattutto a capire chi fa cosa e chi dice cosa. Immagino che il sottotitolo “I fratelli Bacigalupi vol.1” stia a dire che è pronta per la pubblicazione una serie di altri romance tipo questo e che abbia come protagonisti uno dei fratelli di questa immensa famiglia e lo capisco, ma l’introduzione di questa mandria di manzi infisicati che nemmeno fosse l’esondazione di una diga, mi ha messa in confusione. E il fatto che tutti, neppure uno escluso, siano bellissimi, fichissimi, infisicatissimi (ci sono pure il papà anziano e porello ormai vedovo, ma sempre un gran bel tocco di manzo e che forse, ben presto sarà consolato dalla mamma MILF di mezza età ma anch’essa ben conservata a suon di decolorazioni e botox di uno degli amici dei suddetti fratelli), mi ha subito infastidito: preferisco di gran lunga la descrizione di uomini di carisma, con mascelle magari meno volitive e più sfuggenti ma con personalità marcata, cosa che in questa parata di quarti di bue non si nota neppure a cercare con il lanternino. Tutti simpatici, tutti piacioni, il protagonista Frederyc  il classico “tsundere” de noantri, lo stronzo dal cuore d’oro di cui la “orgogliosa, indomabile, testarda e inarrestabile” eroina Matilde si innamora perdutamente (e già non si capisce perché una testarda, indomabile, orgogliosa dotata di un barlume di intelligenza, si debba proprio innamorare del suo negriero, ma vabbe’, sono le regole del romance, queste, lasciamole stare che non si possono poi troppo sconvolgere…), gli altri fratelli o assatanati di “figa” (cito testualmente) o ex-seminaristi in ritiro spirituale alla ricerca dell’ultima vergine disponibile sulla faccia della terra per raggiungere insieme il tanto agognato nirvana.

Le donne anch’esse sono, diciamolo, bellissime. Quando capita di non essere magrissime e sensualissime (anche se sudate dopo una lunga serie di esercizi ginnici di allenamento e punizione e vestite casual con improbabili vestitoni a colori accesi o tute da ginnastica slabbrate), sono comunque tutte delle macchine di sesso che aspettano solo di essere attivate mediante l’accensione dell’apposito interruttore. E sono tutte dalla personalità spiccata: la tosta appunto che si scioglie subito come burro al sole non appena lo tsundere di prima la tocca (scosse elettriche e brividi dietro la schiena a non finire), e la vegetariana animalista che non disdegna di mordicchiare la sensualissima carne del maschio Alfa e di religione carnivora. L’amica sposata e placidamente ormai appagata dall’amore per il bel maritino invece dispensa urbi et orbi consigli su come passare dal Virginale-Andante alla Modalità-Assatanata-di Sesso-On. E via così.

Andiamo avanti e procediamo con la trama: appunto. Dov’è? Qual è? Io non sono riuscita a capire il perché stavo leggendo quel libro. Dovevano far innamorare la tosta Matilde del gelido-ma-sotto-la-cenere-focoso Frederyc e la burrosa Nicla del carnivoro Killian? O dovevano far andare a Crociere-senza-frontiere la placida e sorniona Petra e il bel maritino Filippo? Tutto qui? Andare da Punto A a punto B passando eventualmente per A1 e B1? Qual è lo scopo, qual è la ragione per cui un lettore deve leggere una storia come questa? Tutti si innamorano o si ritrovano innamorati (senza saperlo) del loro eroe a una velocità due volte più rapida della luce, per un nanosecondo ho pensato che ci potesse essere un po’ di conflitto quando i gemelli provano a tendere una trappola alla bella Matilde tentando di corteggiarla, oppure quando Goffredo (o era Gordiano? Non son riuscita a tenermelo a mente) le chiede di uscire per parlare, o ancora quando Killian fa suscitare gelosia in Frederyc facendosi vedere fuori a cena con la tosta Matilde; mi son detta: ah, ecco, adesso un po’ di zizzania, un minimo di conflitto, un momento di suspense, un po’ di sana angustia e sofferenza. E invece niente.

Arriva la festa di compleanno di Petra e una coppia si ritrova nello stanzino delle scope a giocare a Nove settimane e mezzo con la torta di compleanno dell’amica, l’altra seduta per terra (non c’erano sedie o poltrone in quel locale? Per terra stremati dovevano proprio stare?) ad amoreggiare e tutto solo grazie a un ballo, che, ovviamente ha cagionato tanti brividi e fuochi d’artificio che nemmeno a Napoli la notte di Capodanno.

Insomma diciamo che non mi è arrivata la scossa, il brivido che doveva o farmi ridere a crepapelle o commuovermi fino alle lacrime. La disciplina del cuore ha una bella intenzione, ma manca di spina dorsale. E’ troppo semplice, forse, nella sua intricata rete di personaggi che però non hanno storia, non hanno profilo; una buona occasione sarebbe stata offerta alle autrici dal problema di sovrappeso e di accettazione del proprio corpo di uno dei personaggi, Nicla, che però vien trattato con troppa leggerezza e banalizzato quasi attraverso stereotipi, mancando così un possibile obiettivo. Senza contare che molti concetti sono ripetuti all’infinito, i “ti amo” si sprecano insieme ai “sei mio, solo mio, nient’altro che mio” e altri idee similari. E mi dispiace. Perché di Ledra ho letto gioiellini pieni di contenuto. Anche se è un romanzo “rosa”, anche se è un “chick-lit” non è detto che debba essere superficiale. Con l’ironia e lo sdrammatizzare si può benissimo raccontare di realtà difficili, di problematiche importanti. O anche solo di sentimenti profondi. Qui, di profondo, purtroppo non ho trovato nulla.

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Informazioni su amnerisdicesare

italiana nata a Sao Paulo del Brasile, vive a Bologna. Sposata a un medico calabrese, mamma e moglie a tempo pieno, collabora come free-lance per riviste femminili. Dal 2005 gestisce il F.I.A.E. – Forum Indipendente Autori Emergenti http://fiaeforum.freeforumzone.leonardo.it, insieme gruppo e laboratorio di editing autogestito per scrittori emergenti. Ha pubblicato il saggio “Mamma non mamma: la sfida di essere madri nel mondo di Harry Potter” nell’antologia benefica Potterologia: dieci as-saggi dell’universo di J.K. Rowling (CameloZampa Editore 2011); un suo racconto, intitolato “Zanna” è presente nell’antologia di racconti animalisti “Code di Stampa” (La Gru Edizioni 2011); ha pubblicato nel 2012 il suo romanzo d’esordio, Nient’altro che amare (Edizioni CentoAutori), vincitore del Premio Letterario Mondoscrittura, e nel 2013 ha partecipato al progetto di scolastica coordinato da Manuela Salvi “Prossima fermata… Italia!” (Onda Editore) scrivendo il capitolo dedicato alla regione Calabria. Ha curato l’antologia benefica “Dodicidio” per il progetto POP di La Gru Edizioni scrivendo il capitolo “Febbraio” (2013) e ha vinto il “Concorso Cercasi Jane” indetto dalla Domino Edizioni con la quale il 1 settembre 2013 è uscito il suo romanzo “Sirena all’orizzonte” secondo classificato al Premio Letterario Magiche rose 2014 di Fiuggi. A giugno 2014 invece è uscito Mira dritto al cuore per i tipi della Runa Editrice, mentre un secondo saggio sulle figure materne nella saga di Harry Potter dal titolo “Mamma non mamma: le madri minori nel mondo di Harry Potter” uscirà a gennaio sempre con Runa Editrice. Collabora con il portale di informazione online Rete-News.it (www.rete-news.it) scrivendo articoli di cronaca, costume e musica e con la rivista letteraria digitale e online Inkroci (www.inkroci.it ) in qualità di traduttrice.

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