CHI L’HA DETTO CHE SUCCEDE SOLO A NATALE?

Racconto post-natalizio

a

Succede ogni volta, ogni anno.
Ti alzi il 7 gennaio e tutto è passato. Il Natale,  Santo Stefano, i pomeriggi annoiati ma carichi di speranza,  l’ebbrezza dell’attesa per il cenone di San Silvestro.
Passata la festa dell’Epifania, tutto è svanito. E come ricordo di quanto è appena trascorso, solo  l’albero, ormai spento, ma ancora carico delle palline colorate, dei festoni, e delle lucine.
Ed è lo stesso pensiero tutti gli anni: bisogna disfarlo.
Perché ormai non ha più senso che resti lì, spento e ormai privato di tutta la magia dell’attesa che soltanto qualche giorno prima riusciva ad evocare al solo accendersi.

Disfare l’albero è tristissimo. Un’incombenza che vuoi sbrigare senza più pensare ai momenti lieti appena trascorsi e alla gioia che solo qualche ore prima quelle luci e quei festoni colorati infondevano su tutto e su tutti. Ma le feste sono trascorse, le luci nelle strade si sono spente e la vita ha ripreso il suo corso normale senza più attese né aspettative di festeggiamenti e sorprese. E’ il momento più triste delle feste, il dopo Epifania, un rituale solitario e senza brividi, il riporre l’albero in cantina, consapevole che almeno un altro anno dovrà passare prima che riveda la luce e brilli carico di speranza nuovamente.

Questa volta  però è diverso.  Adesso che mi trovo qui a disfare il mio albero, sono allegra e gioiosa, ho voglia di vedere cosa mi aspetta sull’agenda del nuovo anno che ancora deve esser scritta. E pensare che di festeggiare quest’anno non ne avevo neppure voglia! Non avevo proprio niente di cui rallegrarmi! Avrei voluto che le feste sparissero con uno schioccar di dita, come per magia. Niente di bello da ricordarmi di quest’ultimo anno che volgeva al termine, perché tutto quello che era successo era stato un precipitar di eventi inesorabile fin dal primo giorno dell’anno appena trascorso. Giacomo, mio marito a metà di gennaio mi aveva confessato di non amarmi più. Da tempo intratteneva una storia clandestina con una sua assistente e aveva tentato di resistere a mantenere in piedi il nostro matrimonio per il bene dei nostri figli. Ma arrivato al limite, forse anche a causa delle pressioni della sua nuova compagna, aveva deciso di gettare la maschera.
«Fatti un esame di coscienza Lorella e vedrai che non è affatto colpa mia se sono finito tra le braccia amorevoli di un’altra donna! Tu sarai anche una madre devota, ma questo tuo impegno a tirar su i nostri figli ti ha fatto dimenticare che avevi anche un marito a cui pensare e di cui occuparti!»

E quindi oltre al danno, la beffa: se era finita era tutta colpa mia. Nel giro di un mese se n’era andato a vivere con lei.  Credevo che quindici anni di matrimonio e due bellissimi figli di quattordici e dodici ci avrebbero per lo meno portato a  una separazione civile. E invece  iniziarono subito le lotte per gli alimenti, per la casa, per l’affidamento dei ragazzi. Improvvisamente, da mamma modello ero diventata inadeguata, incapace, addirittura pericolosa per il benessere dei miei bambini. Le discussioni di fronte ai nostri avvocati erano state estenuanti, mi ero ritrovata a litigare per pochi spiccioli da elemosinare per pagare il corso di nuoto del più piccolo o i vestiti nuovi per la più grande. Per non parlare della questione “vacanze”. L’avevo spuntata sulle vacanze estive, immagino perché il mio ex marito volesse fare un viaggio con la sua nuova compagna, ma era stato irremovibile per quelle di Natale. Le festività Natalizie le avrebbero trascorse insieme e erano già tutti partiti per un viaggio nel Mar Rosso, al caldo.
Per questo motivo ero triste e stanca e non avevo voglia di decorare l’albero.
Per chi lo avrei fatto? Sarebbero state vacanze che avrei trascorso da sola a piangere e a deprimermi. Lo sapevo bene.

Mentre ragionavo sul fare o non fare gli addobbi natalizi, che avevo comunque portato in casa dalla cantina dove riposavano dall’occasione precedente, il telefono squillò. Era mia nipote Silvana, la figlia più grande di mia sorella. Vive e lavora a Milano, ma per le vacanze di Natale trascorre sempre qualche giorno con la madre qui nella nostra minuscola cittadina. Siamo molto legate e da qualche tempo si sta preoccupando per me come se io fossi sua figlia e non la sua “vecchia” zia.
«Come stai? Stai già facendo i preparativi per il cenone?»
Che senso avrebbe avuto dirle la verità? L’avrei fatta  preoccupare ulteriormente. Non le accennai quindi dei miei propositi di crogiolarmi nella tristezza durante le feste e le risposi tranquillamente di sì, stavo preparando la casa per le feste. E’ stato allora che Silvana mi ha sorpreso chiedendomi un enorme favore, una questione di vita o di morte:
«Zia, ascolta… il mio capo, te ne avevo parlato mi sembra, un bell’uomo, sui cinquantacinque anni, alto, brizzolato… colto… Insomma, passerà il Natale lì in città da voi quest’anno. Ha deciso di nascondersi e crogiolarsi nella sua tristezza per qualche tempo, giusto il periodo di far passare in fretta le feste e ha scelto proprio la nostra piccola città per farlo.»
Presa da un improvviso istinto materno, le chiesi come mai un uomo così interessante e senza un problema al mondo potesse aver deciso di trascorrere le feste Natalizie da solo e in un posto a lui  sconosciuto. Silvana mi raccontò brevemente delle ultime tristi vicissitudini nella vita del suo capo:  da poco separato dalla moglie, che aveva scoperto infedele, aveva deciso di scappare dalla metropoli e stare un po’ per conto suo. Alla mia domanda sul perché quella storia seppur triste dovesse riguardarmi, Silvana aveva già la risposta pronta:
«Non deve assolutamente stare da solo, capisci? Altrimenti è peggio. Già adesso mi sta facendo impazzire sul lavoro. E’ sempre nervoso, irascibile. E sta perdendo colpi anche sulle decisioni da prendere. Se continua così, i vertici più alti lo faranno fuori capisci? E io non voglio, è il miglior capo che abbia mai avuto! »

Silvana aveva pensato che quello che gli ci voleva fosse  una voce amica che lo consolasse, che gli facesse capire che la vita va avanti, che la vita è bella… e aveva pensato che io fossi la persona più adatta. Magari andando a cena con lui, e parlandogli, facendolo sfogare gli avrei fatto capire che chiudersi in se stessi in queste situazioni era solo peggio…
«Tu in fondo sai di cosa stiamo parlando giusto? Non ti sei abbattuta, nonostante la delusione per il tradimento di zio, sei ancora attiva, viva, hai guardato avanti…»
Forse avrei dovuto dirgli la verità, pensai mentre mi diceva così. Cercai di rifiutare quella proposta assurda nella quale non volevo assolutamente esser coinvolta ma mia nipote è sempre stata un vulcano in piena attività e raramente non ottiene quello che vuole. Con tanta diplomazia , confessandomi che per lei era importante per il suo lavoro, riuscì farmi capitolare anche quella volta:
«Francesco Ruggeri non è uno sconosciuto qualsiasi, zia. E’ uomo molto affascinante, tra le altre cose. Per nulla noioso! Non sarà un supplizio per te, te lo garantisco! Solo una sera, al ristorante. Guarda ho già prenotato io, venerdì sera alle otto. Da Rodolfo, il più bello e più caro della città. Alla peggio ti sarai concessa una cena di lusso, gratis. Pago tutto io…»

Ero sconcertata. Mia nipote che mi combinava un appuntamento al buio, alla mia età poi? Mi sono ritrovata a guardare gli scatoloni impolverati in mezzo a casa, l’albero tutto nudo che svettava impettito e che chiedeva di esser decorato e sono scoppiata a ridere da sola, come una sciocca. Cosa avevo da perdere? In fondo si trattava solo di una cena in un ristorante. Avrei mangiato pesce freschissimo e dolci squisiti.
«Va bene Sil, ma solo perché me lo chiedi tu, e… siamo intesi, solo una sera e poi basta! Nient’altro che questo ok? Se non si risolleva, trova qualcun altro, magari uno psicoanalista bravo per aiutarlo, capito?»
Abbiamo riso a crepapelle alla mia battuta e Silvana si è congedata confermandomi che avrebbe prenotato il ristorante per la sera dopo, la vigilia di Natale.

Mi guardai allo specchio e mi  resi conto che i mesi di liti con mio marito mi avevano provato non poco. Mi ero trascurata moltissimo, soprattutto i miei capelli erano ora un cespuglio informe e spinoso. Decisi che avrei dovuto approfittare un po’ del tanto tempo che avevo a disposizione per andare dal parrucchiere, dall’estetista e comprarmi anche un vestito nuovo. Risolsi di lasciare tutto in disordine in casa e uscii immediatamente.

Al mio rientro, con pacchi, pacchettini e guardandomi allo specchio mi sentii orgogliosa di me stessa. A quasi cinquantanni ero ancora una bella donna e il taglio moderno e il colore vivace che la mia parrucchiera mi aveva fatto mi donava molto. Ero molto soddisfatta del risultato. Avevo anche acquistato un tubino nero di maglia e pizzo, con sull’ampia scollatura un bordo di finta pelliccia in tinta. Me lo provai e mi guardai allo specchio. Niente male, Lorella, davvero niente male! Mi dissi.

Mentre stavo facendo una piroetta davanti allo specchio nell’ingresso di casa, suonò il campanello. Prima di chiedermi chi fosse, avevo già premuto il pulsante collegato al portone del palazzo. Era la forza dell’abitudine, lo faccio sempre quando i ragazzi rientrano da scuola, ma adesso non c’erano, perché stavano sicuramente sguazzando nell’acqua calda di Hurgada insieme al padre e alla sua nuova compagna.
«E’ permesso? Signora Lorella? » sulla porta un enorme stella di natale rosso fuoco nascondeva un uomo dalla voce molto sensuale «Sono Francesco Ruggeri, il principale di sua nipote Silvana… Mi scusi per l’intrusione…»
Rimasi per un attimo come paralizzata. Erano passate appena poche ore da quando avevo parlato con mia nipote, e poi la cena era prevista per l’indomani sera…
«Silvana mi ha parlato della sua gentilezza e disponibilità ad accompagnarmi a cena domani sera » riprese lui quasi intuendo il mio pensiero «e prima di tutto volevo ringraziarla con questo piccolo dono, poca roba, solo una stella di natale… » Piccolo dono? Era una pianta enorme,  non riusciva neppure a entrare dalla porta… «E volevo conoscerla prima, sa com’è, un incontro al buio è roba per ragazzini… Ma posso entrare solo un momento? Giusto il tempo di appoggiare questa cosa che sa… è un po’ pesante!»
Mi svegliai  dal torpore nel quale ero caduta. E nel riprendermi diedi uno sguardo a casa mia. Sembrava fosse passato un intero battaglione. Scatoloni per casa, l’albero nudo e in più i sacchetti dei miei ultimi acquisti per terra insieme alla carta velina che avvolgeva il vestito che avevo indosso. Mio Dio che vergogna! Mi affrettai a giustificare quel bailamme informe. Con mia sorpresa, il capo di mia nipote non si meravigliò affatto della cosa ma anzi, entusiasta notò che stavo preparando l’albero. Mi disse che era una cosa che aveva sempre adorato fare da piccolo insieme a sua madre. Non avevo fatto a tempo a farlo accomodare che lui si era già introdotto nel salone e stava osservando tutto come se fosse in una galleria d’arte. Notai che Silvana non aveva mentito: era veramente un bell’uomo. Rimase lì a contemplare la scena con occhi estasiati.
«Mi spiace, l’ho interrotta nel suo lavoro… » mi disse alla fine, guardandomi. Io, ancora con l’abitino nero indosso e già tutta vestita per la cena dell’indomani, mi sentii ancor più in imbarazzo. Questa non era certo la tenuta più adatta per fare un albero di natale! «so che fare l’albero è una specie di rito … sapesse quante volte ho lottato con mia madre per poterla aiutare a farlo! E alla fine lei me lo concedeva a patto che seguissi rigorosamente i passaggi che solo lei eseguiva per decorarlo…»
«Prima si monta l’albero… » risposi io
«Poi si srotolano le lucine e le si dispongono in modo da farlo brillare tutto…» continuò lui. E nei suoi occhi c’era una specie di muto sorriso…
Fu quasi scontato invitarlo ad aiutarmi a terminare il mio. Mi guardò sorpreso, poi sorrise chiedendomi se davvero mi fidassi di uno sconosciuto per un’impresa così delicata.
Gli risposi che gli amici di Silvana erano amici miei e che sì, di una persona così preparata in fatto di alberi di natale potevo aver fiducia.

Sistemato tutto il disordine in casa, approfittando del fatto che Francesco si era assentato un attimo per comprare un po’ di vino,  avevo apparecchiata la tavola della sala da pranzo in grande stile, quello delle grandi occasioni. Tovaglia dorata e rosso fuoco, sottopiatti in tinta, il servizio di piatti elegante, regalo di nozze di nonna Caterina, che uso solo a Natale, centrotavola di agrifoglio e bacche rosse e candele dorate. Lasciai a Francesco l’onore di terminare di mettere le palle colorate sull’albero intanto che io finivo di preparare per la cena. Convenni che era davvero un uomo simpatico, piacevole e stimolante parlare con lui.  Era colto e aveva letto una grande quantità di libri, cosa insolita per un manager di alta finanza. Molti dei suoi libri preferiti erano anche quelli che più piacciono a me e scoprimmo di avere tanti altri interessi in comune. Per esempio, anche lui legge sempre l’ultima pagina di ogni libro, come faccio io.  Insomma, cenammo qui in casa, un primo leggero e veloce e un secondo a base di verdurine grigliate.

La sera dopo invece risolvemmo di approfittare del regalo di Silvana e ci gustammo il cenone della vigilia al ristorante come da programma. Francesco aveva quasi deciso di ripartire immediatamente e invece alla fine cambiò idea: infatti mi  portò  in un localino simpatico e originalissimo per il veglione di Capodanno. Per la durata di tutte le feste mi sono lasciata condurre per mano ovunque lui abbia deciso di portarmi.  I miei figli sono ritornati a casa dopo Capodanno e glieli ho fatti subito conoscere. Sono diventati amici e a loro Francesco piace molto. Siamo stati insieme a pattinare e ho scoperto un altro lato di lui che non immaginavo esistesse in un manager tutto d’un pezzo: ha un animo da bambino. E’ partito qualche giorno fa per tornare al lavoro, ma  mi ha fatto una sorpresa: voleva disfare l’albero insieme a noi ed è rientrato in città per questa occasione. Dice che anche il riporre gli oggetti luccicanti che addobbano l’albero fa parte del rituale magico del Natale e non voleva più perdersene uno per niente al mondo. Adesso siamo insieme soltanto io e lui, i bambini sono tornati a scuola, e stiamo spogliando l’albero dei suoi addobbi. Abbiamo aperto gli scatoloni e raccolto le lucine ormai spente, le decorazioni e i festoni e le abbiamo sistemate tutte in bell’ordine sul tavolo in salone. Per ogni oggetto adesso stiamo preparando una scatola speciale, descrivendone fuori il suo contenuto. Per ogni scatola riposta Francesco mi dà un bacio, divertendosi un mondo. Non potrebbe esserci occasione più allegra e divertente per scacciare la malinconia delle feste appena trascorse.

Un nuovo anno ha già ripreso il suo corso inesorabile e pieno di pagine ancora da scrivere, ma adesso ho voglia di scoprire cosa ci riserva questo tempo che si sta per apparecchiare. Qualcosa di folle e di magico. Ne sono sicura.
Chi l’ha detto che solo a Natale può succedere? 

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Informazioni su amnerisdicesare

italiana nata a Sao Paulo del Brasile, vive a Bologna. Sposata a un medico calabrese, mamma e moglie a tempo pieno, collabora come free-lance per riviste femminili. Dal 2005 gestisce il F.I.A.E. – Forum Indipendente Autori Emergenti http://fiaeforum.freeforumzone.leonardo.it, insieme gruppo e laboratorio di editing autogestito per scrittori emergenti. Ha pubblicato il saggio “Mamma non mamma: la sfida di essere madri nel mondo di Harry Potter” nell’antologia benefica Potterologia: dieci as-saggi dell’universo di J.K. Rowling (CameloZampa Editore 2011); un suo racconto, intitolato “Zanna” è presente nell’antologia di racconti animalisti “Code di Stampa” (La Gru Edizioni 2011); ha pubblicato nel 2012 il suo romanzo d’esordio, Nient’altro che amare (Edizioni CentoAutori), vincitore del Premio Letterario Mondoscrittura, e nel 2013 ha partecipato al progetto di scolastica coordinato da Manuela Salvi “Prossima fermata… Italia!” (Onda Editore) scrivendo il capitolo dedicato alla regione Calabria. Ha curato l’antologia benefica “Dodicidio” per il progetto POP di La Gru Edizioni scrivendo il capitolo “Febbraio” (2013) e ha vinto il “Concorso Cercasi Jane” indetto dalla Domino Edizioni con la quale il 1 settembre 2013 è uscito il suo romanzo “Sirena all’orizzonte” secondo classificato al Premio Letterario Magiche rose 2014 di Fiuggi. A giugno 2014 invece è uscito Mira dritto al cuore per i tipi della Runa Editrice, mentre un secondo saggio sulle figure materne nella saga di Harry Potter dal titolo “Mamma non mamma: le madri minori nel mondo di Harry Potter” uscirà a gennaio sempre con Runa Editrice. Collabora con il portale di informazione online Rete-News.it (www.rete-news.it) scrivendo articoli di cronaca, costume e musica e con la rivista letteraria digitale e online Inkroci (www.inkroci.it ) in qualità di traduttrice.

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