ARIANNA GIORGI, PIACERE TRADUTTRICE.

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1.     Come sei diventata traduttrice, quando hai deciso di intraprendere questa professione? È stato quattro anni fa, per caso. Mi hanno chiesto di tradurre il volantino di un ristorante all’estero.

2.     Lavori per un editore in particolare? Non lavoro per nessun editore in particolare. Finora, devo ammettere, non mi sono nemmeno proposta ma mi hai dato una buona idea!

3.     Che qualità son richieste per questo lavoro? Bisogna conoscere bene la lingua che si traduce, ma bisogna anche saper scrivere, avere un vocabolario ampio e buona capacità di stesura nella propria lingua madre. Questo vale soprattutto se si traducono romanzi o libri di ogni genere, ma anche testi pubblicitari e in generale ogni tipo di scritto che tocchi le corde emotive di chi legge. Non basta tradurre correttamente un testo, bisogna anche dargli un’anima perché è quella che i lettori coglieranno.

4.     È necessario avere una laurea o una qualifica specifica per fare il traduttore? Forse in certi campi, sì. Ma nel mio caso non è necessaria (pur avendo io una laurea e un master in Comunicazione) perché io non traduco mai testi molto tecnici e non lavoro nel campo legale.

5.     Che tipo di libri traduci? Sei specializzata in un genere particolare? Per quanto riguarda i libri, io traduco romanzi storici e contemporanei anche di autrici bestseller anglosassoni, novelle, racconti.

<<<L’INTERVISTA COMPLETA QUI>>>

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COLLABORA CHE TI PASSA

Okkey!
Oggi sul gruppo di Babette Brown, un grande quesito:
“COLLABORAZIONE TRA SCRITTORI: che cosa ne pensate? È possibile? È utile? E se la risposta è positiva, quali strategie suggerireste?”
La domanda mi ha fatto pensare. Perché sto sul web dal 2000 e tutto quello che ho fatto, fino a oggi, è stato collaborare con altre persone. Autori, gestori, blogger, grafici, persino musicisti.
Penso a Quack Power, la prima web community che ho costruito insieme a due ragazze – una l’ho, negli anni ritrovata, l’altra l’ho perduta definitivamente di vista – e che ebbe immediatamente un gran successo. Talmente tanto successo che dopo qualche tempo fu visitata da dei troll che iniziarono a minare le tranquillità delle discussioni e fummo costrette a un certo punto a chiudere tutto. Ma si era agli inizi. L’esperienza avrebbe fatto miracoli, poi.
Penso a Fiae, il forum che aprii insieme a Fabio Musati e Marianna De Lellis. E che è durato per dieci anni, tra lavori e scrittura. E all’interno di Fiae, penso alle due esperienza bellissime, di Code di Stampa e Dodicidio, due antologie di beneficenza interamente costruite all’interno del forum, e da autori che nemmeno si conoscevano, né ancora si erano incontrati di persona.
Penso alla Coccolista, una mailing list nata in seno a Fiae, nella quale quattro autrici e due editori, tutte con esperienze e vissuto differenti ma con solo la voglia di essere amiche e di aiutarsi con consigli e dritte, ma anche con sfoghi e sostegno per il vissuto personale.
Penso al fatto che la collaborazione con Amarganta è nata proprio dalla capacità di “fare insieme” di Fiae e quel fare si è trasformato in un bel catalogo. Penso all’editing notturno con autori con cui mi mantengo ancora in contatto oggi, dopo anni e di progetti belli che son nati o che stanno per nascere ne ho visti, fino a oggi, parecchi.
Penso all’antologia Oltre l’arcobaleno, e a quella sul “Fantastico per ragazzi”.
Penso all’amicizia con tanti – alcuni più forte che con altri – autori instaurata in questi anni.
Sì, ho visto anche cose spiacevoli. Ho subito attacchi brutti. Probabilmente continuerò a subirne perché non è che sul web sia tutto rose e fiori.
Ma fino a oggi, per me il gioco è valso la candela.
E se a qualcuno non piace, pazienza.
a.
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Quindici autori si sono messi in gioco declinando con il proprio stile e il proprio genere ciò che sentono e che vogliono raccontare sull’omosessualità e i diritti, per gridare a gran voce qual è, dal loro punto di vista, il domani che desiderano: l’equità e il rispetto di tutti, senza svantaggi di fatto o discriminazioni. Si tratta di storie semplici e nel contempo complesse, che parlano del quotidiano, del dramma o anche della gioia di essere. Dall’antica Grecia, passando per l’era contemporanea fino ad apocalittici futuri probabili, i personaggi vivono la vecchiaia, la malattia, l’omofobia, il desiderio di non arrendersi, il senso di famiglia e la genitorialità l’amore e l’amicizia in un percorso unico ed emozionante. Il ricavato dell’opera andrà interamente a sostegno delle attività dell’Avvocatura LGBT – Rete Lendford.

BELLE PERSONE CHE INCONTRI AL SALONE: CRONACA DAL PARADISO DEI LETTORI

#SalTO16

Devo lasciare decantare un po’ le sensazioni che ho accumulato in questi due giorni di Salone Internazionale del Libro di Torino. Ho per il momento molta stanchezza da smaltire e piedi gonfi e terribilmente doloranti. Ho camminato in questi due giorni come non ci fosse un domani, ma senza avvertire né fatica né disagio, volando letteralmente da un Padiglione all’altro, da uno Stand all’altro ubriacandomi di libri e odore di carta stampata.

Il Salone di Torino, panoramica

Aver male alla schiena e i piedi gonfi, in questo caso è un buon segno. Significa che ho speso tutta la mia energia nel visitare, incontrare, sorridere, abbracciare. Conoscere di persona chi, spesso, condivide con me una passione virtuale. Quella per i libri.

A Torino c’erano molte persone che volevo incontrare.

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Io e Isabella. Il selfie era d’obbligo.

La prima, amica mia carissima, è Isabella. Persona con cui ho da sempre un grandissimo feeling virtuale, e con la quale condivido molte passioni (in gergo faisbukkese chiamati “tunnel”): Mika, Outlander, Harry Potter tra le tantissime che ci accomunano. Da anni progettiamo di incontrarci senza mai esser riuscite a realizzare questa possibilità ma l’occasione è spuntata dopo che Isabella si è trasferita a Torino. Finalmente Sabato ci siamo riuscite.
Che dire?
Il virtuale non esiste, dicono, ed è vero.
Perché dal momento in cui l’ho riconosciuta sulla piattaforma della stazione dei treni, con Isabella è stato come se fossimo andate a scuola insieme, se ci fossimo salutate due giorni prima, quel feeling che avvertivamo via web si è dimostrato essere semplice e naturalissima intesa. Lasciarla, infatti, oggi, per tornare a Bologna è stato doloroso.
Con Isa abbiamo passeggiato tra i libri della Fiera, ho riso, scherzato, condiviso.

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Isabella infiltrata agli accrediti. Che è comunque una bellissima sensazione.

Altro incontro a cui tenevo particolarmente era con Cristina Lattaro, la mia bossa, e Paola Fallerini, “bossa in seconda”. Cristina è forse la persona con cui mi sento più spesso per ragioni di Casa Editrice, ma non avevo ancora mai avuto occasione di incontrare Paola prima. L’anno scorso a Farfa, per un caso fortuito l’ho mancata per un soffio. Conoscerla è stato piacevole, perché mi ha dato a conferma di quanto avessi già intuito via internet: Paola è una donna competente, professionale e dotata di un’intelligenza acuta che mescolata a una gentilezza rara la rendono persona chiave in questo duo editoriale: oggi comprendo perché Amarganta sia cresciuta così tanto in così poco tempo e soprattutto sia riuscita a costruire un catalogo d’eccellenza. L’energia esplosiva e la curiosità entusiasta di Cristina viene arricchita dalla capacità riflessiva e profonda, dalla critica meticolosità di Paola. E questo permette di ottenere libri perfetti e di particolarissima raffinatezza.

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Le “bosse” Cristina e Paola sono ROCK!

Ho avuto modo di incontrare di nuovo Babette Brown (al secolo Annamaria Lucchese) con la quale mi trovo benissimo a collaborare al  blog http://www.babettebrown.it che porta il suo nome. Donna forte, lucida, dalla mente “acuminata” (sì, Babette, acuminata. Non è la replica dei “capelli fluidi” questa, è voluto, il termine e ti spiegherò perché!) perché l’intelligenza di questa donna è una sorta di freccia che punta diritto al cuore delle questioni e delle persone, senza tentennamenti, senza piaggerie. E’ dotata di un umorismo pungente, infatti, e vivacissimo, ed è impossibile non amarla subito. Ecco, Babette è una di quelle persone che mi piacerebbe frequentare spesso, e mi dispiace che abiti lontano.

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Scusatemi se gongolo. Ma Babette con maglietta in pendant col mio libro è un MUST!

E poi i “miei amori” Francesco e Guido. Felicissima di ritrovarli, abbracciarli, ritrovare quell’atmosfera di scanzonata allegria e ilarità che avevo scoperto a Farfa, riscoprire la goliardia cameratesca con Francesco, che mi ha subito riportato alle “nottate di editing condiviso” di due anni fa, quando in torride notti d’Agosto ci scambiavamo testi e riscrivevamo romanzi sulla base dei suggerimenti e delle reciproche stroncature.  Rispolverare la semplicità che l’empatia trasmette e che ha solo bisogno di uno stimolo, di una scintilla per accendersi nuovamente.

La presentazione di Amarganta a 360° è stata bellissima. Tanta gente tra il pubblico, tantissimi gli autori Amarganta a parlare delle loro “creature”. Babette ha moderato l’evento in maniera magistrale e coinvolgendo gli astanti con le sue domande sempre a fuoco e sempre dirette e intelligenti.

E poi l’incontro con Clara Cerri, finalmente. Che dire di lei? E’ bellissima, intelligente, piena di talento, così amabile da non poterla odiare neppure un pochino per quella sua scrittura così “cremosa” e suadente. Così simpatica da volerla come migliore amica, se non fosse che abita anche lei lontano.

Ma perché non abitate tutti a Bologna, ecchecca…volo?

Le “Ragazze di EWWA“. Le cito tutte insieme, perché erano tante, ed è stato stupendo vederle alla presentazione di Amarganta tra il pubblico a fare la hola e la clac! Grazie. Uno dei più bei regali avuti quest’anno è stata l’iscrizione alla EWWA. E che bello abbracciarvi e salutarvi. Ma tanto, con voi, riavrò presto occasione in altri incontri e workshop.

Alessandro Fieschi, “papà” di Oliver Lifeless e Monica Nicolosi, mamma premurosa che lo ha saputo disegnare così bene, ha presentato il suo libro “Oliver Lifeless” a un pubblico attento e curioso e il libro è andato ruba. Sono felice, perché questo piccolo romanzo Under15 mi è piaciuto immediatamente e in lui credo moltissimo.

Oliver Lifeless

Oliver Lifeless

E poi Fabio, Francesca, Cathlin, (sei andata via troppo presto, neppure il tempo di scambiare due parole!) Isabella, Stefano, Lidia, Lucrezia, Manuela… Sono felice di avervi incontrato. Un po’ meno che l’evento sia finito per me, perché avrei voluto restare di più in vostra compagnia.

Avevo, dicevo, tanta gente da incontrare al Salone di Torino. Una persona in particolare. Un’anima bellissima che è sempre disponibile a rispondere a qualunque richiesta io abbia e con la quale ho avuto l’onore di collaborare per anni in quella realtà bellissima che è Rete-News.it, Sara Frison. Una persona dolcissima che proprio non potevo mancare di incontrare e che purtroppo, le circostanze hanno impedito di trascorrere con lei più tempo in compagnia. Ma almeno un bacio e un abbraccio ce lo siamo potute scambiare con la promessa che in futuro non mancheranno altre occasioni di incontri. Insieme a lei una stupenda Beatrice Latella che, durante una chiacchierata qualche mese fa, mi promise una torta al cioccolato (in sostituzione di quella che io avevo ripetutamente bruciato) e che mi ha portato al Salone dopo essersi messa ai fornelli alle 6:00 del mattino. Grazie, Beatrice, mio marito sta apprezzando tantissimo, e io sono profondamente commossa dal tuo gesto dolcissimo (in tutti i sensi)!

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Gli angeli Beatrice e Sara. SMUACK!

Due giorni a Torino, tra amici vecchi, amici nuovi, e tanti libri. Due giorni bellissimi che già mi mancano tanto. E come sempre mi succede in queste occasioni, son pentita di non aver prolungato il soggiorno ed essermi goduta anche il lunedì di questa maratona editoriale così piena e soddisfacente.

Carissime Bossa1 e Bossa2 di Amarganta: rifacciamolo presto!

 

 

SUL ROMANCE, EDIZIONE STRAORDINARIA SALONE DI TORINO: FLUMERI & GIACOMETTI

13223524_10208174483513109_1338983315_oElisabetta Flumeri e Gabriella Giacometti sono da anni una collaudata coppia creativa. Esordiscono come autrici di romanzi sentimentali e fotoromanzi, per poi passare a scrivere per la radio, la pubblicità e le riviste per ragazzi. Pubblicano anche diverse guide per gli Oscar Mondadori e successivamente lavorano come sceneggiatrici televisive di lunga serialità, affrontando generi diversi, dalla commedia al sentimentale, dal ‘legal’ al dramma in costume. Nello stesso tempo operano come editor e supervisori di fiction tv e tengono corsi di scrittura creativa per insegnanti e alunni delle scuole elementari e medio superiori. Da qualche anno sono tornate al mondo dell’editoria e hanno pubblicato con Emma Books e Sperling & Kupfer (i diritti de’ L’amore è un bacio di dama’ sono stati acquistati da USA, Spagna, Germania, Polonia, Francia e Israele). Nel settembre 2013 fondano con altre autrici EWWA, European Writing Women Association, un’associazione di donne che operano nel mondo della scrittura in crescente espansione. Per il 2015 sono state nominate ambasciatrici per We Women for EXPO. La loro ultima sfida è il self publishing, perché ritengono che l’autore ibrido sia la nuova frontiera degli scrittori. Come indie hanno pubblicato “Angelica”, primo romanzo della serie StuntLove, la novella “il colore della Passione” (StuntLove 1.5) e il romanzo breve “Questione di pelle”.

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1.Oggi non più solo appannaggio delle donne ma anche qualche uomo spunta tra i nomi degli autori, 28775113_anteprime-sperling-love-capri-di-flumeri-giacometti-mouna-di-dan-sehlberg-1 scrivere “rosa” perché, secondo voi? Secondo noi i motivi sono due. Il primo, più banale, riguarda il guadagno. Il romance è un genere che tira, quindi anche  alcuni uomini decidono di buttarsi attratti dall’idea di fare “cash”. Ci sono poi invece gli autori, uno su tutti Diego Galdino, che hanno una particolare sensibilità e che amano le storie d’amore come lettori (Diego ha sempre tenuto a dichiarare che era fan di Nicholas Sparks) e quindi si trovano a proprio agio nello scriverle e scelgono il genere per passione.

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cover versione americana de L’amore è un bacio di dama

2.Il genere “rosa” è quello che in campo editoriale vende di più e quello che suscita più pregiudizi: perché secondo voi? Vende perché le donne volevano, vogliono e vorranno continuare a sognare. Pur consapevoli che si tratta di sogni, che la vita  quotidiana è un’altra cosa. È  offensivo e superficiale credere che le lettrici di rosa confondano il sogno con la realtà. Si tratta piuttosto di donne consapevoli che vogliono soltanto prendersi qualche ora di vacanza dalla vita vera. Il pregiudizio è legato, soprattutto in Italia, a un pregiudizio  diffuso verso tutto ciò che è genere e, in particolare, verso il “rosa”, da sempre considerato narrativa di serie B da chi fonda i suoi giudizi sul distinguo tra letteratura alta e bassa, senza riflettere che invece lo spartiacque dovrebbe essere tra libri scritti bene e libri scritti male.

3.Quali sono le scrittrici/gli scrittori rosa italiane/i più importanti, attualmente, sulla scena editoriale secondo voi? Ce ne sono parecchie, anche tra le autopubblicate che non sono state ancora scoperte, e non ci piace l’idea di fare alcuni nomi e non altri, dato che la lista sarebbe lunga.

4.E quali le/gli scrittrici/scrittori stranieri? Due per tutte, perché anche qui iangelica nomi sono svariati. Senz’altro J.R.Ward, che con La Confraternita del Pugnale Nero ha creato una splendida saga, con una struttura di ferro, personaggi che difficilmente si dimenticano e una rara maestria nel descrivere le scene di sesso.  Poi Jennifer Crusie, sesso e ironia coniugati in modo magistrale. E naturalmente non possiamo non citare l’inossidabile Nora Roberts.

5.Romance: le regole per scrivere un buon libro “rosa”. Cosa funziona in un romanzo di genere “romance”?  Come tutti i romanzi di genere, anche il rosa ha le sue regole ed è bene conoscerle prima di cimentarsi sulla scrittura.  A tal proposito noi, su richiesta, facciamo proprio un corso sugli step base del romance, si intitola “SCRIVERE L’AMORE”. Si parte dall’analisi degli elementi chiave del genere – un uomo e una donna che si innamorano, un problema che minaccia di dividerli e crea il conflitto,  uno scioglimento in cui il problema viene risolto e l’amore trionfa –  per poi approfondire, passo dopo passo,  tutti gli ingredienti base,  dagli archetipi del plot rosa (il figlio segreto, il matrimonio di convenienza, l’amnesia etc.) a come creare un eroe o un’eroina credibili, dall’importanza dell’ambientazione a come costruire la tensione erotica all’interno della storia e via dicendo.  Questi sono gli ingredienti base ma, come in ogni una buona ricetta, bisogna saperli combinare.  Un  libro è buono a prescindere dal genere. Lo è se: sa suscitare emozioni, coinvolgere il lettore e – essenziale – se è scritto in buon italiano. Ci chiedi cosa funziona in un romance: la domanda, a nostro avviso, è strettamente collegata con  quella che segue…

download (1)6.Cosa cerca un lettore in un romanzo rosa? … un romance funziona quando soddisfa il lettore, quando lo fa sognare e lo fa evadere dalla realtà. Non è un caso che, quando è scoppiata la crisi economica, sia in America che qui in Italia ci sia stata un’impennata  nelle vendite di romance. Questo perché, se la realtà non soddisfa o crea angoscia, si cerca nella lettura un appagamento, la lettrice si immerge in una realtà “altra” e per due ore si anestetizza. Quando abbiamo curato il libro di Janice A.Radway La vie en rose Letteratura e bisogni femminili, abbiamo chiesto a diversi blog di proporre alle loro lettrici alcune delle domande tratte dai questionari che l’antropologa, quarant’anni prima, aveva proposto al suo focus group di una piccola cittadina americana. Nella classifica italiana degli elementi essenziali per un buon romance ai primi posti le lettrici indicarono l’eros col 56,1% , la storia d’amore col 52,3% e la trama col 40%, quando , invece, le lettrici americane, quarant’anni prima, ponevano in pole position il lieto fine, la storia d’amore e i dettagli sulla vita della coppia dopo l’happy end, quasi a voler una rassicurazione sulla credibilità della storia raccontata. Ma quello che venne confermato fu che  la spinta a leggere rosa era sempre la stessa: il bisogno di evasione, la voglia di sognare. Del resto l’amore – a 360 gradi – è ciò che fa muovere il mondo, oggi come ieri.

7.Le idee, voi, come le trovate? Non ci sono regole in questo senso. Può accadere che un articolo sul web colpisca la fantasia di una delle due, se l’idea piace ci si inizia a lavorare. Ma può essere anche un luogo, una location particolare. Talvolta lo spunto nasce da una persona conosciuta che stimola la nostra curiosità. Ma sempre e comunque è la realtà nella quale viviamo l’incubatore dal quale prendiamo il via.

8.Le regole sono fatte per essere trasgredite. Siete d’accordo? È possibile trasgredire alle regole del$_35 “romance”? Noi siamo dell’avviso che per trasgredire le regole devi conoscerle bene. Ma attenzione, nel romance ci sono regole alle quali non si può contravvenire. Un romance, per definirsi tale, deve avere un happy end. Sogno ed evasione sono le parole chiave per chi legge il genere, su questo  non si può deludere il lettore. Per il resto bisogna solo avere il coraggio di osare.

9.Dove va il romance? Cosa ne pensate della “deriva” LGBT e MM? Non ci piace il termine deriva per quanto riguarda LGBT e MM. Amore e sesso, in tutte le loro declinazioni, possono essere spunto per storie interessanti e appassionanti, mai porsi dei limiti. Del resto, come abbiamo detto, il genere erotico ha un grandissimo seguito, forse perché eros e thanatos sono alla base del conflitto vitale. Riuscire ad eccitare i sensi, a  coinvolgere il lettore  fino in fondo, senza tabù, raccontando le più intime fantasie è una bella scommessa per uno scrittore. Se ci si allontana dall’idea di sesso come peccato, ecco che la scrittura diventa un’esplorazione, un altro modo per sondare le emozioni più profonde di uomini e donne. La discussione forse andrebbe spostata sulla differenza fra l’erotico e il pornografico, ma questo è un altro discorso.

10.Un consiglio a chi vorrebbe scrivere “romance”? Conoscere le regole del genere, individuare un target di riferimento e curare la lingua italiana.

 

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Gabriella ed Elisabetta saranno presenti al Salone Internazionale di Torino, presso lo stand di Sperling & Kupfer nei giorni della Fiera e in giro per gli stand in qualità di ambasciatrici di EWWA, European Writing Women Association.

TORINO, SALONE INTERNAZIONALE DEL LIBRO.

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Amarganta quest’anno sarà presente al Salone Internazionale di Torino con uno stand dedicato ai suoi libri. Si tratta dello Stand D/14 presso il Padiglione n.1.

Era da anni che agognavo la possibilità di parteciparvi, di poterci andare anche solo come visitatore innamorato dei libri. E invece quest’anno l’occasione si è presentata in qualità di direttore di collana dei generi Fantasy e Under15, e in particolare per la presentazione di OLIVER LIFELESS, romanzo Under15 mistery urban fantasy da me selezionato per Amarganta e scritto da Alessandro Fieschi e illustrato da Monica Nicolosi. Ma non sarà solo questa la novità del Catalogo Amarganta. La presentazione del catalogo 2016 e della Casa Editrice con i suoi collaboratori e autori sarà Sabato, alle ore 15:00.

 

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Se passate dallo Stand Amarganta Sabato o Domenica 15 maggio, venitemi a salutare.
Stay Tuned!

OLIVER LIFELESS UN MISTERY TUTTO UNDER15

Oggi vi presento OLIVER LIFELESS di Alessandro Fieschi selezionato da me per Amarganta.
E’ un romanzo per ragazzini Under15, un po’ spy-story, un po’ mistery, un po’ paranormal, un po’ fantasy. E’ divertente – io mi sono divertita un mondo a leggerlo – e anche profondo. Esce oggi e sarà presentato alla Fiera del Libro di Torino, insieme al suo autore e l’illustratrice, NiMò Monica Nicolosi.

 

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Oliver Lifeless ha tredici anni ed è stanco di seguire suo padre, famoso documentarista, in giro per gli Stati  Uniti. Quando con lui si trasferisce a Jackson, nel Wyoming, non immagina lontanamente di poter trovare l’amicizia e l’avventura. Jack, Jacob, Timothy, Emily e Rebecca lo coinvolgeranno in una storia al limite tra la realtà e l‘immaginazione. In sella alle bici o tra i boschi del  Parco Nazionale di Yellowstone, sotto lo sguardo indagatore dello sceriffo Morris o tra le grinfie del professor Connor, i ragazzi sfideranno antiche profezie e pericoli mortali legati all’antica origine del cognome di Oliver, portatore di un destino unico e tutto da scoprire.

Pagine: 100
Prezzo ebook: 1,49 euro
Prezzo cartaceo: 10,00 euro

Uscita: 9 maggio 2016

ISBN Cartaceo: 9788899344481

ISBN Ebook: 9788899344498

FABIO CICOLANI PER BABETTE BROWN.IT

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Prima domanda di rito: perché scrivere? Come è nata questa “necessità” e quando? Si scrive per i motivi più svariati, credo. E, in fondo, ognuno ha le sue ragioni che possono variare anche da periodo a periodo. Io scrivo perché mi piace raccontare storie, forse ho la pretesa di avere qualcosa da raccontare, non posso dirlo. Il mio è un assoluto atto di altruismo, mi piace l’idea di intrattenere persone che non conosco, che si avvicinino ai miei personaggi e li amino come li amo io. Una bella storia rimane per sempre e avere anche solo una piccola speranza che una delle mie abbia un posto speciale nel cuore di qualcuno è una sensazione meravigliosa, dà un senso a tutto il lavoro che si fa per scrivere.

Come scrivi? Penna e carta, moleskine sempre dietro e appunti al volo, oppure rigorosamente tutto a video, computer portatile, ipad, iphone? Prima, quando avevo una visione molto più romantica della scrittura, scrivevo sui moleskine. Poi ne ho riempita una scatola e ho deciso di passare all’elettronico. Scrivo gli appunti passeggeri nelle note dell’iPhone, se sono sviluppi o appunti più corposi li metto su Pages nell’ipad, ma scrivere, scrivo sul MacBook, a mano sono diventato un impedito.

C’è un momento particolare nella giornata in cui prediligi scrivere i tuoi romanzi? Non sono un tipo molto metodico, non sono neanche uno scrittore dominato dal fuoco sacro. Raccolgo idee e schematizzo la sera, ma la stesura la faccio in full immersion, otto ore, per una ventina di giorni o un mese, rigorosamente in biblioteca, per evitare distrazioni. Ci sono scrittori maratoneti, staffettisti, e velocisti. Io sono uno di questi ultimi.

Che cosa significa per te scrivere? Significa fare spazio nella mente. I personaggi, le scene, le idee si accumulano tra le meningi e cominciano a premere, mi ossessionano finché, se voglio concentrarmi sulle cose da fare quotidianamente, non le scrivo. Una volta che le ho scritte io respiro, loro respirano, e iniziano a vivere i loro spazi anziché i miei.

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