CRISTALLO, DI FEDERICA D’ASCANI. RECENSIONE

Screenshot 2016-06-20 16.07.18

 

Ci sono libri che fanno male.  Libri “cattivi”, nel senso che non sono per niente romantici e nemmeno un pochino autoconsolatori. Libri che raccontano con precisione pedante e crudele realtà dannate e dolorose. Il romanzo, Cristallo, di Federica D’Ascani, è uno di quei libri.

In genere nelle recensioni analizzo tutto, dallo stile alla sintassi, alla caratterizzazione dei personaggi alla congruità della trama e dell’intreccio. Ebbene, in questa recensione manderò tutto a quel paese e parlerò solo attraverso la pancia, anzi, diciamo pure le viscere, perché questo romanzo di Federica te le attanaglia e te le strappa a morsi. Letteralmente. Dilania la carne e l’anima, le fa a brandelli e poi ti lascia con l’impegno gravoso di rimettere tutto a posto, senza, ovviamente, alcun indizio su come fare per ricomporre tutto per benino.

Vera – e la scelta del nome mi accende una lampadina – è innamorata di Vittorio. Un amore succube, malato. Vive insieme a lui una convivenza malsana, fatta di insulti e mancanza di rispetto da parte dell’uomo e di un sopportare prono da parte di lei ogni sopruso,  ogni mancanza. Ogni occasione è buona,  per lui,  per ricordare a Vera quanto sia inutile, brutta, sciatta e incapace di fare qualunque cosa. È violenza psicologica da parte dell’uomo e sudditanza imbelle da parte di lei. Ciò che li lega e che li tiene assieme non può certo dirsi amore, ma di sicuro un senso di colpa che cresce, serpeggia all’interno dell’intimo di lei e si alimenta a ogni imprecazione, verbosità e insolenza da parte di lui.

Leggere della quotidianità di questi due è puro tormento, dalla prima parola quasi fino all’ultima. Ma se la mente di chi legge si ribella a tanta insania, la ragione e l’esperienza parlano più alto. Vera, Federica D’Ascani, non l’ha chiamata così per caso. Magari non l’avrà scelto apposta, questo nome, non lo avrà pianificato – magari sì, e allora tanto meglio – forse è stato solo un caso; però noi sappiamo che non esistono le casualità in psicologia. Se Vera in questo romanzo si chiama così, è perché questa storia è sostanzialmente Vera. Non importa neppure sapere quanto di  autobiografico ci sia in questa trama. Potrebbe essere inventata di sana pianta – non lo credo, ma non importerebbe, comunque – che resterebbe in ogni caso una storia reale, assolutamente, ripeto,  vera. Perché accade esattamente nel  modo in cui viene descritto.

<<<leggi tutta la recensione qui>>>

Annunci