QUALCOSA COME L’AMORE

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Due anni fa, più o meno, iniziavo a scrivere un “manuale di scrittura romance” che ancora oggi non ha avuto modo di vedere la luce. Incominciava però allo stesso tempo uno strano percorso che mi ha portato a seguire vari sentieri, alcuni più tortuosi di altri, nel mondo della narrativa di genere rosa. Con molta circospezione, prudenza ma anche entusiasmo dopo i primi libri letti e tradotti, ho percorso il sentiero della narrativa LGBT/MM con un sempre maggiore interesse e, a volte incredibile, a volte incomprensibile, estasi.

Ho letto di tutto. Dal libro “caramella” al “pornazzo” illeggibile. E in mezzo a queste due realtà, assolutamente detestabili e/o deprecabili, ho trovato dei diamanti grezzi a volte, a volte delle vere e proprie perle di raro valore. E’ il caso di Hidden Away, di J.W. Kilhey, tradotto da Barbara Cinelli per Triskell e uscito in Italia il giorno della memoria, il 27 gennaio scorso, sotto il titolo Nascosti dal mondo, di cui parlo profusamente qui, oppure quello dei libri di TJ Klune, di cui parlo ampiamente e con malcelato entusiasmo qui, per non parlare di Marie Sexton e Indra Vaughn, i cui libri ho voluto assolutamente tradurre per Amarganta, e di cui parlo quiMa i nomi degli autori che cito sono solo una infinitesima parte di coloro che ho letto ed esaminato in questi due anni. Di molti non ho parlato perché… perché non lo so neppure io. Forse non volevo mostrare al mondo una certa inclinazione rivolta a un solo genere di lettura, io che in passato ero affamata di fantasy e fantastico, che leggevo ogni cosa fosse stata scritta per i ragazzini Under15, e che ho sempre cercato, nelle mie letture, più il succo, il messaggio, la tematica, il contenuto che non la storia in se stessa. Forse, semplicemente, volevo tenere per me le belle sensazioni che molte di queste letture mi hanno trasmesso.
Perché, non posso più nasconderlo, molte delle cose che io cerco in un libro, parrà strano, parrà assurdo, ma le ho trovate e le trovo in un libro MM.

Cos’è che cerco in un libro?

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Inizio subito con il rispondere dicendo cosa NON mi importa, assolutamente MAI, di un libro: la copertina. MAI. Lo ribadisco. Spesso e volentieri non la guardo neppure. Amo il Kindle forse un po’ anche per questo: quando apri il tuo ebook, in genere, arrivi al primo capitolo direttamente, la cover è in bianco e nero (per chi ha il Kindle basic) e si capisce poco cosa suggerisce, e se una copertina è quanto più anonima e cervellotica possibile, per me è meglio. Adoro, infatti le copertine alla “Jojo Moyes – Io prima di te”, per intenderci, un grosso titolo con un font decoroso, il nome dell’autore, e via. Diretti al succo della storia.

Non è lo stesso con la quarta di copertina. Che invece mi intriga moltissimo. Che spesso leggo più di una volta, specie se, come spesso accade nei MM ultimamente, c’è un po’ di spoiler della trama. Sì, io sono una che spoilera qualunque cosa, e ovviamente una trama in cui mi dicono che Personaggio 1 è solo e triste e ha rinunciato all’amore fintanto che non incontra Personaggio 2, anch’egli solo e triste e disilluso ma ancora innamorato di Personaggio 3 che potrebbe a quel punto minare tutto il lavoro fatto per far vincere l’amore tra P1 e P2… ecco. Mi ha conquistato. Sono già pronta a scommettere su quel libro e su quella storia. Quindi, quello che cerco in un libro in genere è sì, la storia, ma l’amore ci deve sempre essere, conflittuale e doloroso. Finale felice o meno.

Un’altra cosa, dicevo, che voglio in un libro è la storia d’amore. Lo so. Sono un’affamata di passione. La bramo come l’aria che respiro. Se non c’è storia d’amore, di sentimenti che nascono piano, che si sviluppano alla lentezza di un bradipo, che scoppiano poi e che magari disintegrano le convInzioni e convEnzioni del mondo e della società, non mi interessa leggere. Saranno belli e importanti i libri che girano attorno alle storie dolorose di magazzinieri anziani e ubriachi che rievocano le lotte sociali e le battaglie politiche del passato vivendo oggi nel limbo inconsistente dell’esistenza in declino, ma, sorry, arrivata alla soglia quasi dei 60 (manca ancora qualche anno, ma mi metto avanti col lavoro), se devo leggere devo perdermi nel romanzo che leggo, devo farmi risucchiare dentro il Kindle, il mondo attorno a me deve perdere i contorni e farsi nebuloso, devo scomparire alla realtà fisica e viaggiare in quella eterea dell’immaginazione. E per fare questo, datemi mondi fantastici con fate, streghe, draghi ed elfi oppure uno sguardo, una scintilla che scocca da quegli occhi che incontrandosi si toccano senza fisicità e datemi il sogno, il conflitto, il petto che si stringe in una morsa dolorosa al pensiero dell’altro, datemi la passione di un abbraccio o la lussuria di un bacio sulle labbra. Datemi Amore in tutte le sue declinazioni (tranne quella del sesso sfrenato, che, grazie, non mi fa affatto gola – pun not intended).

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E se tra un abbraccio, un bacio e uno sfiorar di corpi, nella storia c’è anche il resto del mondo, la difficoltà del vivere, il modo diverso che le persone hanno di percepire la vita e i sentimenti, se nella storia d’amore, oltre all’inevitabile amplesso ci fosse anche il conflitto, l’incomprensione, l’incapacità di andare oltre una certa barriera e la lotta per superare tali conflitti, incomprensioni e incapacità, beh, mi avrete vostra per sempre.

Dicevo, dunque che ho iniziato a leggere MM. E ho trovato il mondo che cercavo. Negli MM trovo tutto quello che mi appassiona: conflitto, incomprensioni, incapacità ma anche violenza, razzismo, superficialità, inadattabilità, emarginazione e allo stesso tempo amicizia, accoglienza, accettazione. Amore. Amore declinato in moltissimi modi, alcuni certo più superficiali di altri, ma l’Amore negli MM non è mai banale, anche quando è banale. Ha sempre un sapore, un retrogusto che può essere aspro o dolcissimo, a seconda dell’autore, ma comunque latente dopo che hai chiuso per sempre il libro arrivato alle battute finali. E non è solo per via della particolare tipologia di storie d’amore e della spesso impossibilità a essere vissute apertamente. No. E’ proprio il fatto di essere, forse, così costrette a spazi angusti del vivere quotidiano che vengono analizzate in ogni loro sfaccettatura, in ogni reazione e azione, in andate e ritorni, cadute e rialzate. Ogni storia d’amore, negli MM è sotto una vigilanza costante e monitorizzazione persistente. Analizzata da ogni angolazione, vivisezionata nelle più sottili reazioni e gestualità.

E arriviamo alla serie che sto leggendo oggi: Something like summer, di Jay Bell. E’ il primo libro di una serie di libri che si intitola proprio così: Something like
Something like summer (Come se fosse estate, tradotto e pubblicato da Smashwords in Italia) è la storia d’amore tra Ben e Tim. Si conoscono al liceo, diventano amici dopo un incidente che Ben causa a Tim, si innamorano ma Tim vuole vivere tutto di nascosto, perché non ha nessuna intenzione di rivelare al mondo quella sua “strana” passione per l’amico, gay dichiarato e preso di mira dai bulli della scuola. Tim è orgoglioso della sua popolarità a scuola e degli amici “di classe sociale elevata”, non vuole neppure farsi vedere con il “povero” Ben. Finché una situazione compromettente mette a rischio questa sua copertura e la storia finisce. Non l’amore, però, che Tim scoprirà di provare per Ben proprio nel momento in cui i due si divideranno. Ovviamente la trama è più lunga e complessa ma non mi metto a tediare il mondo raccontandola a fondo. Anche perché, per quanto possa essere appassionante, in questi libri di Jay Bell c’è molto di più. C’è la caratterizzazione meravigliosa di tutti i personaggi, non solo i protagonisti, che sono a fuoco in maniera stupenda, ma anche i personaggi minori, “i bulli” e le loro donne, i genitori di entrambi i ragazzi, gli amici, gli amanti che i due avranno successivamente. E le loro storie. Perché Jay Bell non si accontenta di raccontare la storia di Tim e Ben. Va oltre. E infatti, in Something like winter, secondo libro della Something_Like_Winter_____Seasons_2serie, l’autore racconta la storia dal punto di vista di Tim, di come incontra (o si scontra) con Ben, l’amore della sua vita, di come cresce il loro rapporto, di come muore e delle altre persone che incontrerà dopo, e che lo aiuteranno a formarsi e a diventare la persona che è. In Something like autumn, (che è quello che sto leggendo adesso) la storia passa a Jace, il secondo amore – e forse il più importante nella formazione – di Ben, e di come il non accettare di esser gay al punto da cercare di uccidersi a sedici anni si sviluppa nella più grande capacità di dare amore e di comprendere che l’amore non ha limiti, non ha confini, e questo grazie alla profondità dei sentimenti che lo legano a Victor, ragazzo strano e difficile, che vive quasi come un senza tetto e che ha fatto del “no boundaries” la sua filosofia di vita. E in Something like a story, Jay Bell racconta la storia di Eric, il “padre putativo” di Tim, colui che lo raccoglie, sperduto e scacciato dalla confraternita perché gay e lo risolleva donandogli gli ultimi respiri di vita e l’amore paterno che Tim non ha mai avuto dai suoi genitori.

Storie. Storie differenti, bellissime, angoscianti, commoventi. Analizzate e descritte con maestria da ogni angolazione. Non storie banali pur nella loro semplicità. Non ripetitive. Non scontate. Storie di gente. Di persone. E il fatto che queste persone siano gay è l’ultimo dei problemi, anzi passa quasi inosservato, come è giusto che sia, come dovrebbe essere. Perché sono storie di esseri umani con i loro limiti, le loro incapacità di comunicazione, di apertura, di abbandono.

Da due anni a questa parte sono entrata in questo tunnel di lettura. Non per morbosità, non per curiosità o per fare o leggere qualcosa di differente e “proibito”. No. Sono entrata in questo tunnel di lettura perché in questo filone, genere, chiamatelo come volete, trovo le storie che voglio leggere. Storie di amore e di sofferenza, di allegria e commozione. Storie di passione e di gente comune.
Che ama, sente.
Vive. E a me piace la vita.
Viverla e sognarla.
Quando è possibile.

Informazioni su amnerisdicesare

italiana nata a Sao Paulo del Brasile, vive a Bologna. Sposata a un medico calabrese, mamma e moglie a tempo pieno, collabora come free-lance per riviste femminili. Dal 2005 gestisce il F.I.A.E. – Forum Indipendente Autori Emergenti http://fiaeforum.freeforumzone.leonardo.it, insieme gruppo e laboratorio di editing autogestito per scrittori emergenti. Ha pubblicato il saggio “Mamma non mamma: la sfida di essere madri nel mondo di Harry Potter” nell’antologia benefica Potterologia: dieci as-saggi dell’universo di J.K. Rowling (CameloZampa Editore 2011); un suo racconto, intitolato “Zanna” è presente nell’antologia di racconti animalisti “Code di Stampa” (La Gru Edizioni 2011); ha pubblicato nel 2012 il suo romanzo d’esordio, Nient’altro che amare (Edizioni CentoAutori), vincitore del Premio Letterario Mondoscrittura, e nel 2013 ha partecipato al progetto di scolastica coordinato da Manuela Salvi “Prossima fermata… Italia!” (Onda Editore) scrivendo il capitolo dedicato alla regione Calabria. Ha curato l’antologia benefica “Dodicidio” per il progetto POP di La Gru Edizioni scrivendo il capitolo “Febbraio” (2013) e ha vinto il “Concorso Cercasi Jane” indetto dalla Domino Edizioni con la quale il 1 settembre 2013 è uscito il suo romanzo “Sirena all’orizzonte” secondo classificato al Premio Letterario Magiche rose 2014 di Fiuggi. A giugno 2014 invece è uscito Mira dritto al cuore per i tipi della Runa Editrice, mentre un secondo saggio sulle figure materne nella saga di Harry Potter dal titolo “Mamma non mamma: le madri minori nel mondo di Harry Potter” uscirà a gennaio sempre con Runa Editrice. Collabora con il portale di informazione online Rete-News.it (www.rete-news.it) scrivendo articoli di cronaca, costume e musica e con la rivista letteraria digitale e online Inkroci (www.inkroci.it ) in qualità di traduttrice.

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