#SANREMO2017: NAMASTE’, OLE’!

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#Sanremo2017
Prendo spunto da questo post di Fabio Cicolaniscrittore per bambini e insegnante che stimo come pochissimi anche per altri suoi testi e genialità – per dire la mia conclusiva sul Festival di Sanremo. Ogni anno dico che non lo guardo, e poi ne faccio una telecronaca (per molti fastidiosa, visto l’occupazione che faccio delle bacheche altrui con i miei post a raffica) più o meno puntuale e quindi mi preme spiegare perché.

Il Festival di Sanremo ha perso, per me, il suo appeal anni fa ormai e per anni non l’ho più seguito. Poi, l’avvento dei social e dei talent show come Xfactor, dal cui podio si poteva accedere al Festiva hanno ridestato in me l’interesse. E la ragione è una sola: detesto il vecchio, lo stantio, l’ammuffito che purtroppo il Festival evoca e di cui odora. Odio visceralmente la divisione in “Nuove Proposte” o “Giovani” e “BIG”, una divisione nata anni or sono dopo le proteste di un cantante allora molto famoso offeso per esser stato escluso già alla prima serata, lui che era un Big, in favore di pischelletti sconosciuti e stonati. Ecco, allora che si pensò di “proteggere” i grandi del palcoscenico e la suddivisione in “Giovani” e “Big”.

Non è più tempo per queste differenze. La musica è cambiata, si è evoluta, deve farlo anche il Festival. I Grandi come Fiorella Mannoia, per dire, o Albano, o Ron, devono accettare il fatto che il loro tempo è passato. Se partecipano al Festival devono accettare di mettersi in gioco e rischiare di non passare il turno come qualsiasi debuttante. Basta con la triste e meschina esibizione di “Nuove Proposte” che nessuno si fila, con l’ascolto online delle loro canzoni prima del Festival, e una sommaria premiazione veloce e digerita insieme alla cena serale.
Tutti insieme nell’Arena, grandi e piccoli, giovani e vecchi (chi ha il coraggio di entrarvi, altrimenti, ospitata d’onore o niente, a casa a fare la calzetta), a lottare per il proprio pezzo ed eliminazione tutte le sere. Ecco come dovrebbe cambiare il meccanismo del Festival.

Salvo la serata cover, perché è un bell’omaggio alla canzone italiana a cui, peraltro, il Festival è dedicato.

La canzone italiana, checché se ne dica, è un patrimonio che abbiamo e che dobbiamo sì conservare, ma, assolutamente dobbiamo favorire in termini di sperimentazione e nell’osare anche in campo autorale.

Il Festival di quest’anno ha dimostrato un po’ questa esigenza da parte del pubblico: voglia di nuovo, voglia di diverso, e assolutamente basta con le vecchie cariatidi.

Tutto sommato mi è piaciuto, questo Festival tranquillo, senza uno scandalo, con una presentatrice anti-diva, anti-bellona, anti-fashion ma molto sul pezzo per ciò che riguarda il sociale. E ha saputo dimostrare che l’Auditel e il gradimento non sono legati alla curiosità dello scandalo, o all’eccesso né all’esibizionismo gratuito, sia maschile che femminile. Ho amato particolarmente l’intervento comico agro-dolce di Geppi Cucciari (molto meno quelli di Crozza e di Luca e Paolo).

Ho apprezzato questo Festival con poche Star internazionali ma con tanta gente comune sul palco e la speciale attenzione alla musica e alle canzoni. E mi sembra che  la scelta di un Festival più pacato abbia pagato in fatto di ascolti: pare infatti abbia battuto ogni record.

Quindi, ben venga Gabbani e il suo scimmione danzante. Non era il mio preferito, io, si sa, tifavo per Michele Bravi che si è conquistato un decorosissimo 4 posto.

O al massimo Ermal Meta. Ma anche Mannoia, perché a me la canzone piace. Come mi piace lei. O Paola Turci, gran donna, coraggiosissima. In ogni caso, accetto il verdetto della corte: ha vinto Gabbani e comunque ha vinto il nuovo. Del resto, Ermal Meta ha vinto la serata cover, con una interpretazione di Amara terra mia magistrale.

Ben venga quindi il tormentone dell’estate di cui tutti saremo nauseati già a metà giugno, e son sicura che otterrà anche un buon piazzamento all’Eurovision.

E a tutti, un cordiale, affettuoso #NamastèOlé!

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Informazioni su amnerisdicesare

italiana nata a Sao Paulo del Brasile, vive a Bologna. Sposata a un medico calabrese, mamma e moglie a tempo pieno, collabora come free-lance per riviste femminili. Dal 2005 gestisce il F.I.A.E. – Forum Indipendente Autori Emergenti http://fiaeforum.freeforumzone.leonardo.it, insieme gruppo e laboratorio di editing autogestito per scrittori emergenti. Ha pubblicato il saggio “Mamma non mamma: la sfida di essere madri nel mondo di Harry Potter” nell’antologia benefica Potterologia: dieci as-saggi dell’universo di J.K. Rowling (CameloZampa Editore 2011); un suo racconto, intitolato “Zanna” è presente nell’antologia di racconti animalisti “Code di Stampa” (La Gru Edizioni 2011); ha pubblicato nel 2012 il suo romanzo d’esordio, Nient’altro che amare (Edizioni CentoAutori), vincitore del Premio Letterario Mondoscrittura, e nel 2013 ha partecipato al progetto di scolastica coordinato da Manuela Salvi “Prossima fermata… Italia!” (Onda Editore) scrivendo il capitolo dedicato alla regione Calabria. Ha curato l’antologia benefica “Dodicidio” per il progetto POP di La Gru Edizioni scrivendo il capitolo “Febbraio” (2013) e ha vinto il “Concorso Cercasi Jane” indetto dalla Domino Edizioni con la quale il 1 settembre 2013 è uscito il suo romanzo “Sirena all’orizzonte” secondo classificato al Premio Letterario Magiche rose 2014 di Fiuggi. A giugno 2014 invece è uscito Mira dritto al cuore per i tipi della Runa Editrice, mentre un secondo saggio sulle figure materne nella saga di Harry Potter dal titolo “Mamma non mamma: le madri minori nel mondo di Harry Potter” uscirà a gennaio sempre con Runa Editrice. Collabora con il portale di informazione online Rete-News.it (www.rete-news.it) scrivendo articoli di cronaca, costume e musica e con la rivista letteraria digitale e online Inkroci (www.inkroci.it ) in qualità di traduttrice.

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