IL NUOVO IN TELEVISIONE: LO SI TROVA ALTROVE

 

Io sono una persona molto curiosa. Non dei fatti degli altri, no, quelli li lascio ai pettegoli. Non mi interessano le vicende altrui se non quando i protagonisti delle stesse non decidono di raccontarmeli e di certo non divulgo le loro confidenze a meno che non mi sia espressamente richiesto. No, io sono una persona curiosa delle cose della vita, in specialmente delle “cose artistiche”. Mi piace scoprire nuovi talenti, leggere libri differenti, che si approcciano alla realtà con argomenti e avvenimenti diversi, con punti di vista insoliti o poco comuni. E amo la gioventù, il mondo di oggi, mi interessa scrutare i problemi e le conquiste dei giovani e giovanissimi di questa epoca e non guardo troppo al passato. Se lo faccio è per confrontare quella me stessa di allora con i giovani di oggi e molto spesso mi accorgo che allora come oggi, i problemi venivano affrontati in maniera simile e le differenze – di cuore – sono davvero molto poche.

Per questo motivo mi piace seguire programmi originali che parlino di giovani e ai giovani. E uno di questi programmi che incontra il massimo del mio gradimento è una “piccola” serie televisiva norvegese che, grazie al tam tam della rete e a una scrittura magnifica e di grande impatto, ha spopolato in questo ultimo anno suo web. Si tratta di SKAM. Scritta da [NOME E COGNOME] diretta da [NOME E COGNOME]  SKAM (traduzione: Vergogna), si divide in 4 stagioni che hanno ciascuna come protagonista uno degli attori/personaggi della serie TV e la sua storia. Ogni stagione affronta un “conflitto” specifico relativo alla storia del protagonista e le reazioni degli amici che gravitano attorno.

Nella prima stagione, protagonista è EVA. Il suo conflitto è l’auto-determinazione, l’identità, la mancanza di fiducia in se stessi.


Nella seconda stagione, protagonista è NOORA. Il suo conflitto è il femminismo, l’idealismo e la violenza sessuale.


Nella terza stagione, protagonista è ISAK. Il suo conflitto è l’omosessualità e il coming out


Nella quarta e ultima stagione, protagonista è SANA. Il suo conflitto è l’Islam e l’integrazione e l’identità della donna tra libertà di costumi e ideali di vita in un paese europeo e la rigidità dei dogmi dettati dalla propria religione.

I miei due cent su questa stagione che sta finendo.
E non saranno due cent corti. Quindi se non avete voglia di leggere questo lungo ragionamento, non aprite il post.
Nel senso.
Non sarà neppure un post totalmente negativo ma nemmeno totalmente positivo. Ci sono pro e contro questa stagione n.4
SANA: ok, non abbiamo visto molto di Sana. E confesso che avrei voluto vedere di più. Avrei voluto vedere, per esempio, Sana e il suo rapporto con la famiglia, MA REALISTICAMENTE rappresentati. Non qualche passaggio così, en passant. Qualche sua espressione – ore e ore di ammiccamenti, aggrottamenti di ciglia, sorrisi e corrugamenti di fronte, (perdonatemi ma quello non è NE’ recitare NE’ raccontare la vita di una ragazza musulmana) e di lei che legge e manda messaggi via cellulare – qualche mangiata di carote, qualche spiata di nascosto al fratello e agli amici, qualche momento (sempre statico) con Yousef.
Cioè, perdonatemi ma di SANA, veramente e realmente SANA come carattere e come modo di pensare io ho visto di più negli episodi precedenti dove non era protagonista.
Ora, però, c’è da dire una cosa, e si nota nel fatto che SANA attrice NON si toglie mai il velo quando è a casa o in compagnia delle sole ragazze. Neppure quando è sola con la madre (attrice che infatti NON porta il velo in casa quando non ci sono estranei) se lo toglie. Questo significa che, probabilmente per ragioni personali dell’attrice, molte scene non si sarebbero potute girare comunque. Cioè, una scena di bacio con Yousef, per dire, come quella tra Yousef e Noora non si sarebbe potuta girare perché l’attrice che impersona SANA non avrebbe accettato di girarla per ragioni personali. E’ un po’ quello che succede nei film di Bollywood (la mecca del cinema indiano) dove non ci possono essere scene di baci tra gli attori, neppure se sono sposati tra loro, per questioni di religione.
Ora, a voi questo non pare falsare un po’ tutto? Ha sicuramente falsato il copione. Secondo me.
Quindi, se siete rimasti delusi dal fatto che la 4 stagione su SANA non sia stata comunque tutta incentrata su SANA, e non avrà il lieto fine sperato è perché ci sono stati degli impedimenti iniziali in partenza.
La serie però ha messo in evidenza molte cose, molto interessanti: il conflitto che attraversa una ragazza che vive in Europa, in un paese liberale sia di costumi che di tradizioni e che invece vuole (o deve) vivere seguendo i dogmi della propria religione ed educazione famigliare. Non sono conflitti da poco. Quello di “Perché io non posso sposare un uomo non musulmano mentre mio fratello può sposare una donna non musulmana” è un conflitto enorme. Esattamente come quello del voler “diventare medico”, essere cioè una donna non dedita alla famiglia alla crescita dei figli ma avere una realizzazione personale e professionale al di fuori della famiglia. In questo, mi sembra di capire, che ciò che SANA dovrà affrontare sarà durissimo. Ha un padre gentile e comprensivo, mi sembra di capire che abbia una madre più rigida su certi punti, ma per SANA diventare una donna realizzata ed emancipata pur restando musulmana, ahimè la vedo dura.
Il cyberbullismo è stato un altro tema. Ma poteva essere affrontato meglio. Così è finita a tarallucci e vino. Però abbiamo saputo che in Norvegia certe pratiche non vengono tollerate e che uno slut shaming o altro tipo di bullismo via web, se arriva all’orecchio di un professore, anche se non perpetrato tra le mura di una scuola, arriva poi alla presidenza e la pena è l’espulsione. E questa, mi sembra una gran bella cosa, cosa che dovrebbe avvenire anche qui in Italia, e non solo per il bullismo via web.
Mi sarebbe piaciuto vedere SANA all’opera con il Bus. A molti non piaceva l’argomento, confesso che anche io non ho molto capito la dinamica di questi BUS, ma quando SANA presenta il suo progetto per vincere la sfida degli altri BUS mi era piaciuta e mi sarebbe piaciuto vederla “vincere”, mostrando alle “galline” che poi invece l’hanno estromessa come si può raggiungere la vetta attraverso l’intelligenza e il talento da leader e non solo focalizzarsi sul bere, pomiciare, fare festini.
Abbiamo visto la fatica che fanno i musulmani durante il Ramadan, e un piccolo spaccato della loro vita di tutti i giorni, religiosa. E sinceramente, accorgermi che non è poi tanto diversa da quella nostra di cattolici e/o cristiani secondo me non è un risultato da poco. Siamo così abituati a vedere solo l’aspetto terribile e orrorifico degli attentati e delle tragedie che la sola parola “Islam” evoca in noi che non ci rendiamo conto di quanta normalità invece ci sia.
E in questo, magnifico ISAK e il suo discorso a SANA.
Forse lasceremo SANA “incompiuta” nel suo amore per Yousef (forse no manca ancora qualche clip), ma di certo posso dire una cosa: SKAM non è una serie TV “romance” o “romantica”. Che la 3 su Isam ed Even parlasse di amore e fosse particolarmente coccolosa e romantica non vuol dire che non fosse comunque conflittuale e a tratti drammatica. E penso che SKAM3 volesse mostrare la normalità dell’essere gay attraverso appunto il romanticismo.
Esattamente come qui, SKAM4 vuol mostrare la normalità dell’Islam attraverso la quotidianità del Credere (e anche dello sbagliare, del cadere, del rialzarsi e del fare meglio).
Ecco.
Il finale ha aperto uno squarcio che non sospettavo su Vilde. E confesso che vorrei uno SKAM5 su di lei adesso.
Peccato che non ci sarà
a.

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