RIFLESSIONI, BILANCI E CONSTATAZIONI

Ho scritto il post qui sotto (quello dopo la foto con lo scacco matto) mesi fa. L’ho scritto ma poi non l’ho mai postato.
Perché?
Perché non volevo piangermi addosso, non volevo suscitare la marea di commenti del tipo “Dai, non farlo!”Su, non ti abbattere” o anche “Resisti, non mollare!” che un post come questo potrebbe sollevare. Non l’ho mai pubblicato perché detesto le lamentele, specialmente le mie. E forse anche perché, a ritmo ormai ciclico, vivo un momento di UP e successivo DOWN senza sosta. E subito dopo aver scritto questo post è stata la volta del mio periodico UP. Ora, a dire il vero, non è che stia proprio in DOWN; e quindi, ragion per cui, ho deciso di postare questo pezzo  semplicemente perché ho davvero preso una decisione. Mi si potrà dire che ormai non credo più a me stessa nemmeno io perché praticamente mi smentisco ogni volta. Se questa volta è diverso una ragione c’è: ho smesso di aspirare a un qualche traguardo.
Vale a dire che ho smesso di pensare in termini di successo e di conferme. Ho iniziato a pensare solo in termini di voler scrivere quello che mi piace, come mi piace e quanto mi piace. Non mi importa più niente di quanto io sia letta, comprata, venduta. Apprezzata. Non me ne frega più nulla. Lo volevo prima. Ora, sul serio fottesega, per dirla come gli adolescenti di oggi. Perché in fondo, nel cuore e nella testa, un po’ adolescente ancora lo sono. E vivaddio.

Quindi, la decisione che ho preso è: scriverò quando ne avrò voglia senza preoccuparmi di chi mi pubblicherà. Pubblicherò, se ne avrò voglia, senza preoccuparmi di chi mi leggerà, di quanti mi leggeranno.

Scriverò. Punto.

Ho giusto un tre/quattro romanzi che voglio portare a termine di scrivere.

Poi, magari, appenderò la penna al chiodo.

Forse.

E ora, ecco a voi il post incriminato (per favore, nessun commento di sostegno e incitamento, non era e non è stato scritto per un fishing for compliments) :

Premetto subito che questo post non vuole essere uno sfogo e un j’accuse. Assolutamente niente di tutto questo. Si tratta di riflessioni pacatissime e costatazioni forse solo un tantino rassegnate e una presa di coscienza semplicemente realista. Pertanto chi leggerà tenga presente che non è scritto rivolgendosi a nessuno in particolare, insomma non è il solito post scritto a “suocera perché nuora intenda”.
Così, giusto per mettere subito le mani avanti.

Ognuno di noi ha un sogno o un’aspirazione che culla da tanto tempo, alcuni più di altri, certo e alcuni riscoprono quel sogno dopo avervi rinunciato da anni. Anche io sono una di quelle persone. Il mio sogno era la scrittura. Fin da adolescente ho impostato le mie scelte – fino a una certa età – rivolgendole all’unico scopo della mia vita: diventare una scrittrice. Vivere di scrittura. Lavorare per fare libri. Pubblicarne, farne pubblicare. Scrivere, comunque.

Poi il destino ha voluto altrimenti, mi ha fatto scoprire altre passioni, ho per anni dimenticato quel sogno ritenendolo irrealizzabile. L’avvento di internet e del computer ha soffiato via la polvere da quella cassetta in cui lo custodivo, ne ho ritrovato la chiave, l’ho tirato fuori verso i 40 anni.

Ci sono stati giorni in cui mi sembrava di non poter fare altro che scrivere perché era importante quasi quanto respirare. Ci sono stati giorni in cui leggere, tradurre, scovare talenti, vivere di progetti per libri che sarebbero venuti alla luce era un’impulso così impellente da farmi dimenticare tutto il resto. Ho vissuto per anni con questo tarlo, questa ossessione, questa passione.

Ma mentre mi divertivo nel vedere realizzarsi molti se non tutti i miei progetti – ho pubblicato qualcosa come dieci libri, senza contare quelli tradotti ma scritti da altri e le antologie che ho contribuito a formarsi – la mia vita scorreva inesorabile. E sebbene io avessi coronato parecchi dei desideri che cullavo da ragazza, non ho visto decollare quella che speravo sarebbe diventata comunque una piccola, dignitosa carriera alternativa.

Lo devo ammettere: ho pubblicato ma non ho venduto. Ho venduto, rispetto a tanti pochissimo.
Dicono: eh, sì, ma si vede che non hai fatto i passi giusti. Ci vuole la “promozione”, le presentazioni, le attività di socializzazione in loco, per conoscere i propri lettori.
Le ho fatte. Con grande fatica ed esborso di energie e contante. Unica cosa che ho ottenuto è stato il consenso un po’ stiracchiato da parte di amiche e conoscenti che si presentavano alla presentazione più per “dovere” che per vero piacere nell’esserci. Una volta. Già la seconda per il secondo libro quasi tutte declinavano giustificandosi con improbabili impegni urgentissimi altrove.
Eh, ma online devi costruirti il tuo pubblico, devi farti una piccola corte di fan che ti seguono.
Ho fatto anche questo.
Ho intrattenuto conversazioni amichevoli con tanti, rispondendo sempre con gentilezza e anche formando amicizie gradevoli che perdurano nella vita di tutti i giorni. Ma libri venduti/letti quasi nulla.
Eh, ma devi frequentare gli “ambienti” degli scrittori. Chi scrive di conseguenza legge anche tanto, e tu devi stare dove c’è gente che legge.
Ho fatto anche questo.
Ho seguito scrittori, partecipato a presentazioni, acquistato i loro libri, recensito online sui blog, ho fatto valutazioni e da beta-reader ad alcuni, ad altri ho addirittura fatto editing gratuito, ne ho intervistati una marea (si possono leggere i nomi sul blogroll), tra umili e potenti. Ma di libri venduti e/o letti, ma anche solo una condivisione sui loro social, Facebook o Twitter che fosse, quasi niente. Tornano a chiedere, a taggare, a promuovere il loro libro, magari a chiedere un’integrazione di intervista, ma dei tuoi libri a nessuno interessa. Di te a nessuno interessa.
Eh, ma dovevi entrare nei gruppi, nei blog-lit, nelle comunità di Google.
Fatto.
Niente.
Eh, ma…

Ma facciamo che mi rendo conto adesso che è una lotta improba.
Che non frega nulla a nessuno di ciò che scrivo e che se ciò avviene qualche domanda sono io che me la devo porre.
Non frega nulla a nessuno di me perché io non sono brava abbastanza.
Non sono originale, sono semplicemente una mediocre.
Scrivo robetta dozzinale e non ho genio ribelle in me.
Sono solo una che ci voleva provare, lo ha fatto.
Non c’è riuscita.
E ora è arrivato il momento di dire basta, smettila.
Prima o poi uno si deve arrendere.
Io ci ho messo più tempo degli altri, ma devo accettare l’idea che non vale la pena.
Non Valgo La Pena.
E quindi, smetto.

Smetto di provarci così tanto, di impegnarmi così tanto per me e per gli altri.
Smetto di usare le mie energie per una lotta contro i mulini a vento.

Smetto di illudermi, non certo di scrivere.
Quello continuerò a farlo.
E se a nessuno importerà, me ne sarò fatta una ragione.

E mi divertirò un casino di più!

 

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Informazioni su amnerisdicesare

italiana nata a Sao Paulo del Brasile, vive a Bologna. Sposata a un medico calabrese, mamma e moglie a tempo pieno, collabora come free-lance per riviste femminili. Dal 2005 gestisce il F.I.A.E. – Forum Indipendente Autori Emergenti http://fiaeforum.freeforumzone.leonardo.it, insieme gruppo e laboratorio di editing autogestito per scrittori emergenti. Ha pubblicato il saggio “Mamma non mamma: la sfida di essere madri nel mondo di Harry Potter” nell’antologia benefica Potterologia: dieci as-saggi dell’universo di J.K. Rowling (CameloZampa Editore 2011); un suo racconto, intitolato “Zanna” è presente nell’antologia di racconti animalisti “Code di Stampa” (La Gru Edizioni 2011); ha pubblicato nel 2012 il suo romanzo d’esordio, Nient’altro che amare (Edizioni CentoAutori), vincitore del Premio Letterario Mondoscrittura, e nel 2013 ha partecipato al progetto di scolastica coordinato da Manuela Salvi “Prossima fermata… Italia!” (Onda Editore) scrivendo il capitolo dedicato alla regione Calabria. Ha curato l’antologia benefica “Dodicidio” per il progetto POP di La Gru Edizioni scrivendo il capitolo “Febbraio” (2013) e ha vinto il “Concorso Cercasi Jane” indetto dalla Domino Edizioni con la quale il 1 settembre 2013 è uscito il suo romanzo “Sirena all’orizzonte” secondo classificato al Premio Letterario Magiche rose 2014 di Fiuggi. A giugno 2014 invece è uscito Mira dritto al cuore per i tipi della Runa Editrice, mentre un secondo saggio sulle figure materne nella saga di Harry Potter dal titolo “Mamma non mamma: le madri minori nel mondo di Harry Potter” uscirà a gennaio sempre con Runa Editrice. Collabora con il portale di informazione online Rete-News.it (www.rete-news.it) scrivendo articoli di cronaca, costume e musica e con la rivista letteraria digitale e online Inkroci (www.inkroci.it ) in qualità di traduttrice.

3 thoughts on “RIFLESSIONI, BILANCI E CONSTATAZIONI

  1. Pingback: Sono Solo Scarabocchi

  2. Ciao! è un po’ che volevo provare a risponderti, ma il tempo… anche per fare le giuste riflessioni è quello che è 😉
    La prima cosa che volevo dirti è che hai ragione sul restituire i favori online. Forse per il fatto che siamo in tanti a provarci con la scrittura, spesso ci comportiamo in maniera competitiva e la riconoscenza, al di là del comodo e pratico grazie, non è mai assicurata. Mi ci metto anch’io, si afferrano occasioni, mani tese; poi… non c’è nulla di dovuto. Non è una novità 😉

    La seconda cosa che volevo dirti (scriverti) è che mi piacciono i film di Woody Allen. Ora potresti pensare che questo non c’entra nulla col tuo post, ma nel fantastico film Midnight in Paris, Woody Allen mette in bocca a Hemingway una perla di saggezza: non chiedere mai a uno scrittore di leggere il tuo romanzo, se è brutto lo odierà perché non sopporta la brutta scrittura, se è bello lo è odierà perché è bello 😉

    Forse questo può generare false speranze, io però sono arrivato alla conclusione, che in fondo è la tua, che scrivo perché mi piace scrivere, e quando scrivo non sento di rubare il tempo ad altre cose.
    Mi piace perseguire la mia idea di letteratura e di scrittura e provo a costruire su quello, il resto si vedrà.

    Liked by 1 persona

    • Intanto sono felice di questa tua risposta perché mi dà l’occasione per seguire il tuo blog ufficialmente – seguo poco i blog ultimamente, come te ho poco tempo – e poi grazie per questo tuo contributo. In effetti Hemingway aveva ragione, anche se a dire il vero, ho incontrato in questo cammino anche molti scrittori che i colleghi alle prime armi, se meritevoli, li esaltano e li promuovono. Sul restituire favori, ti dirò, anche nella vita in un certo senso provo quasi fastidio nel vedere persone che si sentono in obbligo con me per un gesto favorevole fatto nei loro confronti mentre mi sento io, tremendamente in obbligo se quel gesto lo ricevo da altri. Non ho mai ragionato in termini di do ut des ma in effetti ci rimango male se, nell’aver dato poi vedo la persona che ha ricevuto scomparire o peggio, voltare le spalle anche solo alla tua amicizia. E questo, purtroppo capita molto spesso. Vero è che ragiono sempre in modo che, per un gesto buono fatto a qualcuno, me ne arriverà di sicuro uno da qualcun altro, non necessariamente dallo stesso. E capita. Capita sempre.
      Ma il senso del post era che, uno ci prova. Ma anche nel provarci ci sono dei limiti. E se provandoci non arrivi mai a raggiungere il traguardo, forse vale la pensa ragionare sullo smettere di provarci. Ecco. O giungere alla conclusione che, ok, ci hai provato ma non ci sei riuscito. Forse non vali, forse vali ma non è destino. L’importante è accettarlo e, nel caso si voglia insistere con la scrittura, farlo solo per puro piacere e divertimento, senza più aspettarsi nulla di rimando.
      Poi, scaramantica o meno, a me ha portato fortuna il ragionare in questo modo. Un mio romanzo è stato accettato da piccola ma agguerrita CE e sto facendo editing con scrittore famoso. Esperienza bellissima. Che vale tutti gli sforzi fatti. 😀

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