STRAZIAMI MA DI EDITING SAZIAMI

Sono sul web dal 2000, più o meno. Iniziando dalle (ormai defunte) web community di MSN. Sì, lo so, l’ho detto già parecchie volte e qualcuno si sarà pure stufato di sentirselo ripetere. Ma chissà, poiché questo blog è rimasto a lungo inattivo, forse quelle persone sono scomparse e le nuove ancora non hanno sentito raccontare la mia web-favoletta. In ogni caso, non ne accenno per auto-referenziarmi, ma per parlare di scrittura. Perché sul web ho iniziato a credere di poter davvero scrivere.

Per non tediarvi troppo, vi rimando al mio post in Home “Chi sono”, scrollando verso il basso la web-favoletta è presto raccontata e con dovizia di particolari.

Dicevamo: scrivere. Sì, ho iniziato a farlo sul web. Ho scoperto che era bello mettere insieme delle storie e raccontarle prima sul foglio elettronico, poi divulgarle in giro per la rete. E lo confesso, i primi tempi la cosa mi faceva felice, mi ingrassava l’ego. Essere letta, ricevere commenti che riscontravano ciò che avevo scritto era per me un successo di proporzioni bibliche.

Poi…

Poi ti accorgi di volere di più. E inizi a usare la rete per ottenere informazioni. A cercare quel qualcosa di più che vuoi così tanto. E arrivi a scoprire che per avere di più devi pubblicare con una Casa Editrice Non a Pagamento. E le CE NOEAP ti pubblicano solo se il tuo testo è al meglio delle possibilità, ma soprattutto sottoponendolo, una volta accettato, all’editing.

E ti imbatti in qualcosa a cui nessuno potrà mai prepararti adeguatamente.

Perché l’editing è qualcosa di vivo, di mutevole, non ci sono regole che lo possano inquadrare, soprattutto non ci sono compartimenti stagni che possano ingabbiarlo. L’editing, per prima cosa, non è semplicemente una mera correzione di bozze, quella cosa che serve per ripulire il testo da tutti i refusi e le imperfezioni dattilografiche contenute nel file. L’editing analizza il tuo testo nel suo insieme, valuta come è strutturato e se è strutturato bene. Soppesa la trama, l’ambientazione, la caratterizzazione dei personaggi, il messaggio in esso espresso e poi tira le somme: se il risultato è in attivo, allora si può procedere con l’intervenire sul testo vero e proprio, altrimenti si comincia a smontare tutto come un castello di Lego e si ricostruisce insieme all’autore.

E poi arriva l’intervento sul testo, che è forse il più doloroso di tutto il processo. Perché chi scrive ama ciò che ha scritto e come lo ha scritto. Adora i proprio personaggi come fossero figli veri, tridimensionali e carne della propria carne. Un estraneo che venga a dirti come tagliare i capelli o far fare un intervento di chirurgia plastica a tua figlia, lo accetteresti bene? Non credo. E’ normale e salutare ribellarsi alle proposte di intervento dell’editor. Ma è importante saper accettare le critiche e i suggerimenti che verranno indicati.

Oltre tutto, l’editor lavora per un determinato editore. E l’editing cambierà da editor a editor proprio per via di questo fatto: se il tuo testo è stato accettato da un editore che pubblica solo erotico, e la tua storia ha poco sesso al suo interno, l’editor ti consiglierà – o ti imporrà – di inserire dentro la storia scene erotiche, più o meno forti. Se il testo fosse accettato da un editore che invece pubblica storie d’amore alla Harmony per una collana soft, le scene di sesso già inserite nella storia potrebbero venire cancellate o modificate in modo da non urtare la suscettibilità dei lettori. L’approccio dell’editor può variare a seconda delle esigenze della Casa Editrice, della collana per cui lavora e di cui molto spesso è responsabile e soprattutto, ovviamente, a seconda dell’idea/pensiero stesso che l’editor ha della propria collana e del proprio progetto editoriale.

Perciò l’editing è importantissimo e fondamentale, ma soprattutto è mobile. Cambia a seconda del piano editoriale e delle esigenze anche commerciali della Casa Editrice che ha acquistato i diritti del testo. Anche se si pubblica in self-publishing, però, l’editing è necessario e lì, la visione di come vada sistemato un testo spetta esclusivamente all’autore che si cercherà un editor che gli sia congeniale, che sposi la sua idea di romanzo e ne metta a risalto le qualità.

Vivo ogni editing a cui ho sottoposto i miei testi come una mutilazione necessaria. Ci sto malissimo ma tendo a preferire gli editor severissimi, quelli che davvero ti massacrano il testo per farlo però risaltare e brillare. Ma ogni volta che lo affronto è un momento molto duro per me. Difficilissimo. Poi passa. Ma l’impatto è devastante.

Eppure non ne farei mai senza e soprattutto non vorrei non affrontare questa prova.

Incongruenze.
Eh, già.

Straziami, ma di editing saziami. Oh Yeah.

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