ROSA ROSAE ROSAE

E’ da qualche giorno che ci penso. Rosa. Romance. Ma io, davvero scrivo Rosa?

Sono anni ormai che seguo il “Rosa” o altrimenti detto “Romance” come genere letterario che spopola tra le lettrici donna e che ha ricevuto una nuova dignità e splendore dopo l’avvento dell’e-reader, in special modo il Kindle. In realtà, questa cosa del “nuovo splendore e dignità” è un’affermazione che fece il n.2 di Kobo a un workshop di EWWA, l’European Writing Women Association che purtroppo si è spenta alla fine del 2018, chiudendo i battenti. Il dirigente – di cui ahimè non ricordo più il nome – sostanzialmente diceva che il Romance (e soprattutto l’Erotico) avevano ottenuto una crescita esponenziale delle vendite e di conseguenza della ricerca di nuovi testi da pubblicare perché, a suo dire, con un e-reader non sono palesi le copertine che di solito per il Rosa e per l’Erotico sono parecchio esplicite, e in questo modo le lettrici si sentono più a loro agio a leggerne senza sentirsi giudicate negli autobus, sui treni, nelle sale d’aspetto da chi, con loro in attesa, magari sbircia titoli e cover. Insomma, con l’e-reader si legge con privacy e si può leggere qualsiasi cosa.

Sostanzialmente sposo questa tesi: mi sento più a mio agio a leggere ciò che mi pare e non mi sento giudicata. Anni fa, leggendo un romanzo assolutamente mainstream, anche parecchio impegnato ma con in una copertina uno stralcio di donna nuda, mi sentii violata dal commento di un amico: “Ti sei data ai libri porno adesso?” e più che giustificare la mia lettura mi premunii di dare al suddetto la risposta che si meritava. Ma tant’è. Da allora, la cover in qualche modo conta anche per me – anche se non così tanto.

Dicevamo, quindi: Rosa o altrimenti detto Romance. Ancora c’è molto pudore su questo argomento. Il Rosa, come genere, è sempre associato a “futilità“, “favoletta“, “frivolezza“, quando non propriamente “ingenuità femminile“. E se si va a fondo alla questione, in qualche modo questo pensare ci può anche stare. I canoni del Rosa/Romance sono ben precisi e da essi non si può scappare:

  • Storia d’amore protagonista del romanzo
  • Coppia di innamorati (Lui/Lei o Lui/Lui o Lei/Lei non ha importanza) sempre al centro della scena
  • Conflitto che separa gli amanti
  • Lieto fine

Ci sono poi altre caratteristiche che in qualche modo gravitano attorno a questi cliché e che fanno da corollario:

  • I protagonisti o “leader romantici” sono belli da far svenire entrambi ma almeno uno dei due più goffo, umile, timido, spettinato, inconsapevole della propria bellezza e/ma dal carattere tosto e orgoglioso.
  • Uno dei due protagonisti ha sempre il predominio della scena, in un romance “Het” (dove la coppia è composta da Uomo e Donna), in genere chi “comanda” la scena è sempre Lei più di Lui (che nonostante sia “Uomo-che-non-deve-chiedere-mai” come Denim, in genere subisce e accetta tutte le scelte orgogliosissime di Lei e china il capo a ogni suo ribrotto).
  • Nel conflitto c’è sempre un’amica/sorella/mamma stronza che separa gli amanti, ma per poco. Più è stronza l’antagonista, più appassionante sarà il ritrovarsi della coppia e felice la lettrice.

Questo in poche parole. E ragionandoci su, mi sono resa conto che tutte queste regole io le ho sempre trasgredite.

  • In Nient’altro che amare, Maria a’ zannuta, la mia protagonista, è brutta. Ha i denti sporgenti e il viso sfigurato da questa malformazione che la fa sembrare una povera stupida. Viene violentata più volte, fa figli con ogni suo amante, vive una vita emarginata e non c’è un vero e proprio Lui con cui vivere il suo lieto fine. Dunque: non è un rosa.
  • In Figlia di nessuno, Nivea è una donna sì bellissima ma la bellezza dove vive lei, nella Favela della Rocinha, non serve a molto, se non a vendersi per cercare di uscirvene. Non c’è un vero e proprio Lui con cui vivere un lieto fine che, non è affatto scontato. Dunque: non è un rosa
  • Duel: gli uomini sono due. Ma la protagonista vera di questo romanzo è la gelosia. Dunque: non è un rosa
  • Mira dritto al cuore: anche qui gli uomini sono due, anzi, a dire il vero tre. E c’è sofferenza, per lungo tempo, per un arco di vent’anni tra speranze deluse e violenze subite. Dunque: non è un rosa
  • Sirena all’orizzonte: qui, addirittura, i protagonisti romantici della storia sono tre uomini, che rincorrono due donne sfuggenti e misteriose. Il modo di vedere l’amore da parte di tre ragazzi adulti e molto diversi come carattere e approccio tra loro. Due donne che sono sì presenti sulla scena ma solo come comprimari. Il conflitto è dato dal passato dei tre uomini, non c’è l’antagonista. Il lieto fine non è così scontato. Dunque: non è un rosa

Allora mi sto domandando: perché accanirmi sempre tanto su questo “Rosa”, se poi, io, in realtà, Rosa non ne scrivo, o meglio, ne scrivo ma trasgredendo praticamente tutte le regole non scritte di questo genere? E, altra domanda importante: non sarà che tutta questa trasgressione sia controproducente in termini di gradimento e di vendite?
Non mi rispondo. Anche perché, a pensarci bene a me non importa poi tanto. Non riesco a scrivere cose che non siano, quanto meno, un minimo reali. Mi piace raccontare di persone vere, che svolgano lavori normali, non eclatanti e originali, ma semplici, come il battere scontrini alla cassa di un supermercato oppure organizzare viaggi aziendali per industriali, o come segretarie, dattilografe che più che un grande capitano d’industria devono rispondere alla direttrice del reparto segreteria. Insomma, la vita normale, di tutti i giorni che diventa protagonista per qualche ora e su qualche pagina. Mi piace analizzare e raccontare di sentimenti. Non necessariamente storie d’amore a lieto fine.

Perciò il mio coniugare Rosa è sempre stato zoppicante e a volte fallace. Ma del resto, io, in Latino sono sempre stata un po’ somara.

E oltre al Rosa Rosae Rosae non vado.

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