RACCONTO: ESCI SUBITO DAI MIEI PENSIERI!

Foto di DanaTentis da Pixabay

Chissà perché quell’abitudine di leggere sempre l’ultima pagina di un libro e mai la prima,  per capire se ne vale la pena.
“Sei storta da quando sei nata”  mi  ripete mia madre da una vita.Probabile. Molte cose le faccio al contrario, infatti. Ma questo non è che mi dia più vantaggi, in ogni caso. Come adesso. I libri che ho visto fino a ora non mi hanno colpita. Questo che sto sfogliando, però, è ben scritto. Forse un po’ troppo poetico per i miei gusti.

La tentazione è forte, ma non lo comprerò. Mi vergognerei  a farmi vedere con un libro “rosa” in mano. Mia madre sarebbe la prima a criticarmi:


“Sempre con la testa fra le nuvole! Scendi sulla terra! Basta con le illusioni che leggi tutto il santo giorno in quei libri, fai qualcosa di diverso, vai in palestra! Lì, almeno, potresti incontrare qualcuno…” 

Eh, ancora con quella storia.


Il tempo passa, se vado avanti così resterò zitella…


Single, mamma, oggi si dice single! E poi basta guardarsi attorno. Anche qui si possono fare incontri interessanti. Il tizio che mi sta di fronte, per esempio:  sta osservando un libro grosso e dalla copertina nera con scritte argentate. Ecco, lui mi incuriosisce molto. E non è certo un dio greco! Alto e magrissimo, capelli ricci  lunghi e tendenti al rossiccio. Occhialini tondi e lentiggini sul naso. Abbigliamento trasandato, tipico di chi passa tutto il giorno davanti a un computer o a studiare: un giaccone di velluto a coste, più grande di tre taglie, sbiadito da troppi lavaggi sbagliati, blue jeans chiari più corti di due centimetri.


“Ma non lo vedi il calzino? Per fortuna non è bianco!”

Assorto, immerso in un mondo tutto suo, dove nessuna donna ha il permesso di entrare…

“Infatti ha una cartella bella gonfia a tracolla!”

Mia madre ha sempre avuto un acuto spirito di osservazione, non si lascerebbe scappare neppure un dettaglio del suo abbigliamento per poi demolirlo ai miei occhi.


“Scommetto che è piena di matite ben temperate, block notes per appunti, e libri… tantissimi libri. Puah, un altro secchione come quelli che ogni volta mi porti a casa! Ma cosa devo fare, io, con te?” 

Che colpa ne ho se mi attirano solo tipi del genere?


“Insignificante”
taglierebbe corto lei, senza dubbio.


Potrebbe essere un’idea. Farla incazzare presentandoglielo come fidanzato. Non dovrebbe essere difficile abbordarlo. Avvicinarsi con fare distratto, fare finta di essere interessata allo stesso libro…


Il Cerchio di fuoco, riesco a leggerne il titolo. Probabilmente un horror, di quelli esoterici con misteriosi rompicapo da risolvere e tanto, tantissimo sangue.


“Un libro di vampiri e licantropi?  Allora è pure un po’ maniaco!”


Concentriamoci su di lui. Potrei distrattamente tentare di prendere lo stesso libro dalla pila, magari farlo cadere e…


No, non mi piace. Troppo Sex and The City. Non mi considererebbe nemmeno.  Ecco fatto. Se ne sta andando. Ha lasciato il libro al suo posto e si sta allontanando. Ma non verso l’uscita. Ha solo cambiato postazione…
Ehi, sta osservando i libri che ho sfogliato io poco fa! Oddio, che imbarazzo! Sta facendo esattamente quello che faccio io di solito: sta leggendo l’ultima pagina del libro. E non di uno qualsiasi, ma di quello sentimentale e a lieto fine che avevo quasi deciso di comperare.


Sono sicuro che dovresti fare quest’unica, semplice cosa. Perché ne ho bisogno, perché ti amo. E perché sapresti farla benissimo…


Mi ricordo ancora le ultime righe, hanno un che di dolce e allo stesso tempo intrigante. Essere amata in quel modo, da un uomo tanto delicato e sensibile da farti sentire l’unica donna sulla terra… E per di più bellissima e preziosa!


“Di nuovo a sognare e a sospirare, eh? Sveglia!”


Uffa, mamma, che pesante che sei! E poi cosa ci fai tu qui?  Lasciami in pace!
Ecco, ha chiuso il mio libro, anche lui ne sembra colpito. Se lo porta via. D’impulso mi fermo a soppesare il suo.  Che dire? È bello. Tutto nero, le scritte argentate, la copertina floscia come piace a me, e le pagine che, fatte scorrere tra le mani, fanno un rumore dolcissimo, quasi come un gattino che fa le fusa. E poi ha questo odore di stampa che mi piace e mi rilassa… Aspetta, mi pare di avvertire anche un altro aroma. Tabacco e muschio.  Forse il suo odore? Lo devo avere.


«Sono quindici e cinquanta» mi dice la cassiera con un sorriso. «Bella scelta. Questo è proprio un gran bel libro.»
«Grazie» rispondo, confusa, «è una scelta insolita per me. Io non leggo horror…»
«Oh, ma non è un horror, sa? È un fantasy!»
“Ecco, appunto, un topo da biblioteca, appassionato di epica e mitologia greca, che conosce a memoria il Signore degli Anelli  e che magari è persino in grado di parlare la lingua degli elfi…”
Mamma, la vuoi smettere? Esci subito dai miei pensieri! Ma tu guarda!
E non perdiamoci davanti a dettagli irrilevanti, per piacere, che fantasy vuol dire fantasia, magia. Ecco, sì. Qualcosa che accade senza una spiegazione razionale e che ti cambia la vita. Anche solo per un momento. Leggere è un po’ questo. Magia.


Esco. Sono inspiegabilmente turbata, e il sole di giugno mi aggredisce. Accidenti, mi ricordassi mai di prendere gli occhiali da sole!
«Ciao, ti aspettavo.»
Abbagliata dal sole, faccio fatica a metterlo a fuoco. Lui è lì, accanto alla porta del negozio, appoggiato al muro.
«Aspettavi me?»
«Sì. Ho comperato questo libro d’impulso. Non so perché l’ho fatto. È come se mi avesse chiamato e obbligato a comprarlo. Ma io non leggo questa roba. Però… Ecco, mi ero accorto che interessava molto a te…»
«Buffo…» mormoro, e tento di controllarmi, evitando di fargli capire che sto letteralmente boccheggiando. «Anche a me è successa la stessa cosa. Ho comperato questo libro» e gli mostro quello che lui stava sfogliando poco fa «e ho avuto come l’impulso irrefrenabile di acquistarlo. Ma sapevo già a priori che non l’avrei letto.»
«Dunque, c’è un’unica, semplice cosa, da fare.»
«Quale?»
«Scambiarci i libri.»
«Ma non so se…»
«Non è difficile, se ci pensi. Devi solo…»
«Devo solo?»
«Devi solo dirmi di sì…»
Sorride. E bisogna proprio ammettere che ha un bellissimo sorriso.
«Uhm… A una condizione.»
«Quale?»
«È solo un prestito. Poi dovrai restituirmelo.»


“Ma così dovrai rivederlo di nuovo! Digli di no, digli di no!”


Eh, già, mamma. Mi sa proprio che molto presto ti farò una sorpresina…
«Direi che è perfetto…» risponde. E di nuovo mi sorride con il più bel sorriso del mondo.
Oh, Yeah! Così impari, mamma, a invadere i miei pensieri!

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