IL DIARIO VITTORIANO DI LAURA COSTANTINI: RECENSIONE EMOTIVA.

Conosco Laura Costantini da diversi anni. Da qualche mese prima che Facebook diventasse il social network n.1. Ci siamo conosciute su Splinder, sulla piattaforma blog più importante d’Italia e mi trovò lei, leggendo il blog del mio forum F.I.A.E (sia Splinder che F.I.A.E. sono ormai un ricordo, ahimè, e non c’è più neppure il mio co-fondatore del forum di editing autogestito, Fabio Musati).

Ci siamo seguite a vicenda. Ci siamo lette. Lei, insieme alla sua “socia” Loredana Falcone ha scritto persino la prefazione del mio “Mira dritto al cuore”, una prefazione così bella che ogni tanto me la vado a rileggere (solo la prefazione, il romanzo, no. Quello non credo lo rileggerò mai più).

E quando, a seguito del suo trasferimento a Campobasso per ragioni professionali, per ammazzare la malinconia di serate in solitudine decise di scrivere un romanzo “in assolo”, senza l’ausilio di Loredana, dando vita a Il Diario Vittoriano, ho seguito molte delle tappe che l’hanno portata a creare un piccolo capolavoro.

Devo essere onesta: mi chiese molte volte di leggere il suo manoscritto. E in principio, proprio perché non amo i romanzi “storici”, in particolar modo quelli ambientati nell’Inghilterra Regency o Vittoriana, tentennai. Iniziavo e poi lasciavo lì. E intanto lei pubblicava a puntate come un vero e proprio feuilleton, le avventure di Robert Stuart Montcliff e Lord Kiran di Lennox già osannate da un discreto pubblico.

Quindi, finalmente, l’avvento di un buon editore che decise di pubblicarla. Ma io già mi ero lasciata alle spalle pregiudizi e testardaggine (non so perché mi succeda questo, ma dei libri che amo maggiormente, con più trasporto e quasi ossessione di fangirl, all’inizio provo una sorta di reticenza a iniziarli, quasi sapessi che, nel momento che li avrò terminati mi sentirò particolarmente orfana delle suggestioni e degli avvenimenti – senza contare dei personaggi – che in essi sono contenuti) e mi ero ormai appassionata, leggendo (meglio dire divorando) pagine su pagine senza tregua e arrivando alla fine disperata perché ormai la favola era arrivata alla sua conclusione.

Il Diario Vittoriano ti cattura e ti conquista con la lentezza tipica del capolavoro. Scritto con la formula del flash back, ti costringe a salti temporali dal passato lontano al presente difficile in cui versa Robert, uno dei protagonisti, passando per le pagine di un diario scritto in momenti di sconforto. Affronta due argomenti spinosi, l’omosessualità e la pedofilia, in un’epoca in cui l’amore tra due uomini era considerato un crimine contro la società e condannato con il carcere e l’esilio e la pedofilia veniva nascosta ma non combattuta a dovere. Ma Laura tratteggia l’amore tra Robert e Kiran con lievità e rispetto, la pedofilia con il tatto che si addice a una piaga da curare, disinfettare, senza mai infierire né scadere nel compiacimento. Il sentimento che unisce Robert e Kiran infatti, è descritto con pennellate assai intense ma mai palesato in modo sfacciato ed esplicito; non per questo il loro sentimento risulta meno profondo e palpabile. Forse, proprio per via di questa discrezione e rispetto, l’amore tra i due scaturisce dalle pagine come una zampillata di acqua pura e pulitissima.

Scopro, ora che ho richiuso il libro dopo averne letta l’ultima pagina (con lo stesso sconforto della prima volta, il senso di abbandono, il sentirmi orfana di Robert e Kiran come alla primissima scoperta), che Laura mi cita nei ringraziamenti.

E’ un onore profondo, che mi inorgoglisce quasi quanto il vedere pubblicato il mio nome sulla copertina di un romanzo scritto da me e per il quale ringrazio l’autrice di questa saga magnifica che consiglio a tutti di leggere. E anzi, la imploro:

non lasciarci senza i nostri beniamini.
Scrivine ancora.

Altrimenti, e questa è una minaccia, mi vedrò costretta a scrivere io qualche FanFiction su di loro.

Ieri c’è stata la presentazione del 4, e ultimo volume “Voi mi chiedete se l’amavo”, a Cagliari. Una presentazione a cui avrei voluto tanto essere presente, e alla quale sono stata presente con il cuore e la mente tutto il giorno.

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