RECENSIONE EMOTIVA DE: LA STORIA CHE VOLEVAMO DI MARION SEALS

Ogni tanto qualcuno, sul web o sulla carta stampata, si sveglia una mattina e decide di scrivere un pezzo contro il genere romance. Si mette d’impegno a dichiarare che le storie dei romanzi rosa sono tutte melense, piene di luoghi comuni, di melassa a buon mercato e soprattutto di cattiva scrittura e stile. Continua andandoci giù pesante, perché nella foga dell’ispirazione fa fatica a frenare l’istinto di chiamare il genere romance con epiteti più coloriti del semplice “robaccia”, ma tant’è: il rosa che tanto vende e, in parte solleva le sorti dell’editoria italiana, è qualcosa da disprezzare perché culturalmente avvilente.

Ogni volta che leggo un romanzo rosa tra quelli scritti da autori che conosco e che stimo da tempo, mi viene voglia di cercare “quel qualcuno” di cui sopra e dirgli: “amico, ma tu hai mai letto davvero un romanzo rosa?”, perché mi sorge sempre il dubbio che si parli troppo spesso per partito preso, per pregiudizio, per – ammettiamolo, dai! – invidia.

Chi sfata tutti i pregiudizi nel campo del genere romance è Marion Seals. Che può permettersi di spaziare dal fantasy al suspense passando dal rosa puro senza mai sbagliare un colpo. Scrive bene, sa raccontare ancora meglio e le sue storie non sono mai banali. Oltre tutto è una scrittrice per lo più di self-publishing, che abbinato al romance nell’immaginario collettivo degli esperti di editoria equivale al degrado più assoluto dell’arte dello scrivere. 

E in questa prova, quella che per la prima volta la vede uscire con una nuova e vitale casa editrice, la HOPE Edizioni, Marion Seals non ha smentito se stessa. La storia che volevamo, che narra le vicende amorose tra Ego e Fatina, al secolo Gregory Madden e Dawn Riddle, due tra i protagonisti romantici più improbabili della storia del romance, è un piccolo gioiellino. 

Intendiamoci, si tratta di un romance puro, con tutti i suoi cliché bel lucidati e messi sul ripiano più bello del salotto buono, eh! C’è la coppia – un narcisista manipolatore egocentrico giocatore di footballe e una timidissima, introversa studentessa di paleontologia – c’è il conflitto, ci sono le intemperanze dell’uno e l’incomunicabilità dell’altra, ci sono storie di sofferenza e abusi, violenza e abbandoni da entrambe le parti e c’è, l’ovvio, immancabile (non sarebbe romance altrimenti) lieto fine. Ma c’è una storia differente da tutte le solite storie “pucciose” e “romanticose”: c’è appunto la diversità che si fa protagonista e che diventa subito il bersaglio degli antagonisti ma anche la forza del riscatto. E c’è un bel raccontare, senza fronzoli, senza compiacimento né banalità. La storia che volevamo non sarà l’Ulisse di Joyce ma intrattiene, si legge d’un fiato e soprattutto lascia dentro qualcosa di profondo. E in un romanzo rosa non è poco. 

Ogni tanto qualcuno si erge a giudice del genere rosa e tenta di mortificarlo, sminuirlo, svalutarlo. Ridicolizzarlo. E poi ci sono autori e autrici come Marion Seals che con un romance come La storia che volevamo si premurano di zittirlo immediatamente. Riuscendoci a pieno titolo.
VOTO: 5 stelle

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