APOCALISSE ADESSO – RACCONTO

Apocalisse adesso, racconto che partecipò (e non vinse) un contest su Facebook in occasione della presunta “Fine del mondo Maya” del 2012. Lo ripropongo. A volte, osservando attonita il bruciare della Siberia, Amazzonia e altre parti del mondo, l’incombere di guerre e di devastazioni in tutto il globo, ho ripensato a questo testo e mi sono intristita all’idea che forse la realtà qui descritta non è poi così lontana.

«Ero per strada e ho visto tutto. Questa mattina, prima che iniziasse a piovere, chiaro e limpido come acqua di sorgente. Non potrei dimenticarmene nemmeno se volessi. Come si fa a dimenticare cosa ho provato in quel momento? Stupore e gelo. Una cosa dentro che si attacca alla pelle, scorticandola. Oppure alle viscere, lacerandole. Letteralmente. Non ero solo, c’erano anche altri con me. E tutti, dico proprio tutti, abbiamo per istinto guardato per aria. Con la bocca aperta, come si fa di solito quando si è meravigliati, ha presente? Abbiamo visto. Cosa? Come cosa? Ah, già, intende cosa abbiamo visto. Ma il sole, no? Sì, il sole. Si stava spegnendo. Come faccio a spiegarglielo?! Be’, prima di tutto quel gelo che le dicevo prima ci ha invasi. Il corpo, i pensieri, tutto. Ma anche i movimenti che faceva. Come chi? Il sole! Sì, il sole: si è mosso. Ecco cosa ci ha confermato che stava morendo. Ha iniziato a roteare, a disegnare dei cerchi nel cielo. Poi si è fermato e ha iniziato ad andare sopra e sotto, a destra e a sinistra poi di nuovo sopra e sotto. Insomma, una croce. Una cosa così. E ha smesso di splendere. Cosa intendo dire con questo? Eh, si è trattato di una vera e propria agonia. Ha presente quando uno sta per morire? Ecco. Io lo sentivo. Lo abbiamo sentito tutti! Se non sapessi che il sole è una cosa, un oggetto inanimato, be’, avrei detto che soffriva. Lo abbiamo anche sentito piangere. Certo, il rumore della vita che scorre ha confuso un po’ ogni cosa, ma a tutti quelli che mi erano vicini in quel momento ho chiesto se avevano udito i suoi lamenti. Be’, sa cosa? Tutti, e dico tutti, hanno risposto di sì, che l’avevano sentito anche loro. Come faccio a dire che erano i lamenti del sole e non di qualcuno non molto lontano da lì? Ma perché l’ho sentito dentro di me e non fuori, quel lamento! Ma andando avanti, poi, è successa la cosa più incredibile: lui… sì, lui si è… spento. Glielo giuro, il sole ha incominciato a spegnersi! Prima era tutto bello infuocato, anzi, la luce per un attimo ha brillato più intensamente, tanto che ho sentito male agli occhi nel guardarlo. E lentamente, proprio pianissimo, ha cominciato a impallidire. Come quando uno si sente male e sta per svenire, ha presente? È quasi diventato trasparente, non so come dire. Sembrava che annegasse nell’azzurro del cielo. Ecco, questa è la descrizione giusta. Sembrava che annegasse. Poi è riapparso e tutto è tornato normale. Lui, cioè, il sole, più caldo e vigoroso, e noi sconvolti e inebetiti. Glielo assicuro, è andata così. Ma del resto i veggenti l’avevano già detto da mesi che sarebbe successo. E nessuno ha creduto alle loro parole…»

Ermanno si ferma e stringe i pugni sulle ginocchia in un gesto di grande angoscia. Il volto è tirato, livido di fatica e paura. Si è fatto coraggio, ha già avuto la sua parte di derisione e sa che altri lo perseguiteranno, ma si sente in dovere di fare quest’ultima raccomandazione all’umanità. Ha chiesto espressamente di me perché sa che da tempo raccolgo le testimonianze di certi strani fenomeni che si sono verificati negli ultimi mesi e che mi occupo, inoltre, di una trasmissione sui misteri e sulle profezie.

«La sua trasmissione è sospesa, Lattanzi. La gente è già abbastanza invasata in quest’ultimo periodo, che proprio non è il caso di alimentare la pazzia collettiva con proclami apocalittici. Il mondo non finirà domani, qualunque cosa succeda…»

Ermanno non può sapere quello che mi ha detto il direttore proprio ieri. La mia rubrica sugli strani fenomeni e cataclismi delle ultime settimane è stata sospesa per dare spazio a più rilassanti telenovelas messicane. Con le storie d’amore sdolcinate si addormentano le coscienze e si alimentano le speranze di un ritorno alla normalità. Anche se tanto normali le cose non sono, visto quello che da qualche ora sta succedendo…

«Loro l’avevano detto. Peggiorerà. Pur di non ascoltarli li hanno messi sotto inchiesta, hanno tentato di dimostrare che erano corrotti, che ci guadagnavano un sacco di soldi, che erano pazzi. E invece niente di tutto questo è stato dimostrato. Perché non c’è niente da dimostrare! E quello che dicono loro, lo hanno già detto altri in passato! Sta arrivando… È cominciata …»

Mi guarda, Ermanno, e ha le pupille in fiamme. Le stesse che qualche ora fa hanno sostituito l’acqua piovana scendendo giù dal cielo come gocce di pioggia. E questa volta ho visto anche io: è caduta una grandine infuocata che si accendeva prima di toccare il suolo e che, a contatto con la materia, esplodeva. Ora pare sia finito tutto. Ma Ermanno non la pensa così.

«Noi non dovremmo più restare qui. Dovremmo essere tutti al riparo nelle nostre case o in chiesa. Lo dica questo, quando manderà in onda il servizio: saranno tre giorni di buio e pioverà fuoco. È già iniziata, le dico. Stasera sarà il suo ultimo tramonto. Domattina lui non sorgerà più. Ha già salutato il mondo con quella cosa che ha fatto oggi. Appena calato il buio, la pioggia riprenderà e non smetterà più per tre giorni. Nessuna luce di nessuna lampadina funzionerà. Solo buio. Per tre giorni. Quando tornerà, perché tornerà la luce, di questo sono certo, l’intera esistenza degli uomini sarà cambiata completamente. Moriranno in tantissimi. “Le rade spighe di grano che cresceranno al ciglio delle strade basteranno a sfamare i pochi che saranno sopravvissuti”. Lo hanno detto! E lei lo deve dire a tutti!»

Adesso basta. Sta esagerando. Ogni fenomeno naturale si può spiegare, e questo sicuramente sarà velocemente appurato in qualche modo. Come la nube di fuliggine di qualche anno fa che dall’Islanda inondò tutta l’Europa, come le inondazioni, i tornado, i terremoti e la nevicata terrificante di qualche gennaio fa. Tutti fenomeni naturali spiegabili in natura. Anche se, tutti così vicini gli uni agli altri, non si erano mai visti. Ma deve esserci una spiegazione anche per la pioggia di fuoco che ho visto cadere. Vai a sapere, magari si sta risvegliando il Vesuvio… Qui siamo a Roma, nemmeno troppo lontani da Napoli…

«Grazie, Ermanno, per averci dato la sua testimonianza» pronuncio, poi spengo il microfono e faccio segno all’operatore di staccare anche la telecamera. Resto un attimo assorta nei miei pensieri ed Ermanno approfitta per afferrarmi le mani. È disperato e la paura che lo attraversa sta trasudando dai vestiti maleodoranti.

«So che non mi crede, ma potrebbero credermi gli altri. Non impedisca loro di salvarsi. È importante che sappiano cosa fare per non morire! Basta solo che loro…»

Annuisco. Sono turbata e non capisco perché. Non credo a una sola parola di quest’uomo, lo considero un invasato, eppure qualcosa si agita dentro di me come una belva in gabbia e non mi lascia pensare correttamente.

«Vedrò cosa posso fare» rispondo, liquidandolo. Ho bisogno di andarmene. Di allontanarmi. Quest’uomo mi dà i brividi. Lo sento parlare ancora dietro le mie spalle «… in casa… solo alla luce di… non aprire a nessuno.»

«Pensi tu a sbobinare il servizio e a metterlo insieme agli altri in archivio? Ovviamente non potremo farne nulla» dico in fretta all’operatore, mentre salgo in macchina. In realtà sto parlando più a me stessa, quasi per convincermi che tutto quello che ho sentito qui stasera è solo spazzatura, perdendo del tempo utilissimo a fare altre cose.

«Quindi siamo venuti fin qui per niente?» mi risponde il mio compagno di viaggio, quasi sappia leggermi i pensieri

«Non è detto. Magari servirà dopo, quando questo fenomeno sarà spiegato e se ne potrà fare un servizio per dimostrare come l’isteria collettiva può diventare pericolosa. Chissà, magari me lo chiederanno quelli di Voyager. Sai che loro ci marciano su questi argomenti…» replico, e stringo forte il volante nel tentativo di rimanere ferma e presente al qui e ora. Ma è dura. Non so perché mi senta così distratta, come se la mia mente volesse andarsene per i fatti propri col desiderio di sprofondare piuttosto che volare in alto.

Mi giro e vedo il cielo che è completamente tinto di rosso, ora, un tripudio di fuoco vivo con bagliori arancioni e violetti.

“Sarà l’ultimo tramonto. Poi il buio per tre giorni e di nuovo la pioggia di fuoco…”

La voce di Ermanno mi batte nella testa come quando sono in preda a un delirio di febbre. E contemporaneamente sento freddo, un gelo che si attacca dentro, strappandomi la carne ed essiccando ogni cosa. E poi di nuovo caldo. Fuoco. Quello che è sceso dal cielo stamattina e che… oddio! Sta iniziando a scendere di nuovo: piccole gocce di luce che esplodono a contatto con il terreno.

«Mi sa che sto covando qualcosa…» dico, quasi sovrappensiero, «ho le allucinazioni.»

«No, lo sto vedendo anche io. È proprio fuoco che scende dal cielo. Dobbiamo metterci al riparo finché non finisce. Può arrivare al serbatoio e farci scoppiare in aria! O bruciare le gomme  e farci sbandare…»

Ma fermarci dove? Tutti i negozi sono chiusi, questo quartiere sembra morto.

Poi la vedo. È piccola, quasi nascosta dai palazzi e dalle case, ma il portone è aperto e una luce fioca esce, quasi a chiamare la gente. C’è una piccola folla che si attarda all’entrata, in effetti, e piccole fiaccole tremolanti illuminano un buio che sta calando rapidamente.

«Andiamo lì anche noi, dai, almeno finché non smette» suggerisce il mio collega, e non mi perdo in titubanze sciocche: annuisco, scendo dall’auto e lo seguo.

«Candele benedette? Vuole delle candele benedette? Solo le candele benedette vinceranno il buio…» mi invita, cantilenando, una piccola donna ferma sulla soglia.

«Grazie, le prendo.»

È dai tempi della prima comunione che non entro in un luogo di culto, tranne che per l’intervista a quel religioso corrotto, qualche anno fa. Eppure ora, sebbene mi senta stranamente al sicuro e siano spariti il gelo e la febbre, il pensiero va alla concretezza delle mie convinzioni. Resterò qui, per ripararmi dalla pioggia di fuoco, ma non credo che ci sarà il buio, non credo che questa sia la fine del mondo, come hanno detto i veggenti. Come ha detto Ermanno.

Il mio compagno di viaggio ha con sé la telecamera. Questa è la volta buona, me lo sento, la buona occasione che aspettavo per realizzare il mio servizio più bello. Finalmente mostrerò al mondo quanto sappiamo essere isterici, noi esseri umani, di fronte a ciò che non ci aspettiamo.

Chissà, magari ci scappa pure il Pulitzer!

Ne sono sicura. Lui sorgerà, domani.

Deve risorgere.

APOCALISSE ADESSO è scaricabile in pdf qui: https://amnerisdicesare.files.wordpress.com/2012/12/apocalisse-adesso-amneris-di-cesare-proposto-a-cronache-della-fine-del-mondo.pdf

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