PENSIERI IN QUARANTENA

Foto di Gerd Altmann Pixabay

Dalla mia pagina Facebook https://www.facebook.com/AmnerisDiCesare2/posts/2865904196836474 post del 5 marzo 2020.

Il momento più difficile è verso le 3:00, le 4:00 di mattina. Ti svegli perché hai un’urgenza fisiologica e non ti “scappa” solo la pipì ma i pensieri, letteralmente fuggono dalla mente per correre indisturbati e indisciplinati come alunni delle elementari durante la ricreazione.
Solo che non c’è niente di ricreativo in quello che pensi.
In altri giorni più spensierati, forse, i pensieri che ti assiepavano la mente erano magari dialoghi di personaggi o il ricordo di un sogno appena sfumato e che a fatica tentavi di riportare in vita anche solo per ridere alle elucubrazioni mentali che a riposo il tuo cervello è solito impostare.
Ma oggi è il Virus e il Tempo che inesorabilmente fugge, la tua fragilità di essere umano in discesa, la possibilità di soffrire (e tanto) prima di avviarti verso la fine.
Sì, sono tutti pensieri di Fine-Tempo e non di Speranza o di Futuro.
Li scacci, ovvio. Scuoti la testa mentre ancora assonnata e un po’ barcollante per gli sbalzi di pressione notturni, ti ripeti come un mantra: “pensa-positivo-perché-sei-viva” più e più volte.
Ma loro, appunto come giovani puledri esuberanti e indomiti continuano a sventolarti davanti agli occhi scenari devastanti e comunque realistici: tosse, starnuti, difficoltà respiratorie. Ansia e senso di soffocamento.
Febbre e tremori.
Una mascherina d’ossigeno.
Un letto avvolto da fredde e sterili tende di plastica.
Infermieri che si aggirano attorno controllando i segni vitali coperti dalla testa ai piedi da camici anch’essi sterili e con la mascherina in faccia che nasconde anche il più piccolo segno di espressione.
E’ arrivato anche per me il “momento”?
O peggio, il Destino ha scelto il mio compagno, il mio figlio più grande, quello più piccolo?
Sei libera, a un certo punto, del peso che ti attanagliava la vescica e pronta a tornartene a letto. Ma la voglia di dormire è passata. Hai gli occhi lucidi e apertissimi, adesso. E le immagini che si sono avvicendate davanti alla mente stanno un po’ stanno sbiadendo ma il senso di malinconia permane. Sei sana.
Stai bene.
Respiri bene.
Hai voglia di muoverti, di uscire, di… respirare.
Controlli i tuoi cari che dormono beati, non hanno un pensiero al mondo e riposano ancora.
Sono già le 4:30.
Troppo presto per uscire a fare quattro passi. Ma una cosa è certa, a questo punto te lo ripeti davvero come un mantra e ti imponi di farlo tra poche ore: uscirai, respirerai – anche se l’aria è malata e piena di quel virus traditore che tanto ti sconvolge il sonno e le notti, chissenefrega! – e ti godrai le ore di vita come se fossero le ultime ogni volta che ti verrà data la possibilità di farlo, ribellandoti al giogo opprimente del disfattismo, imponendoti un ottimismo per niente spontaneo ma necessario.
E accetterai ogni momento di sole come un dono prezioso.
Tornerai a svegliarti alle 3:00 la notte successiva, a sentirti in trappola e gravata dal timore, ma poi continuerai a sopravvivere perché questo è il modo di andare avanti in un Tempo limitato, quello che ancora ti è donato.

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