PENSIERI IN QUARANTENA: #3 SETTIMANA DI LOCKDOWN

C’è questo vuoto che trovo se mi guardo indietro.
Ho davvero vissuto fino a oggi tutto quello che le foto sparpagliate sull’hard disk del mio portatile mi raccontano?
Sono davvero andata a Napoli a fine ottobre?
Ho davvero visto il Vesuvio da lontano e camminato per le strade del Vomero, di Spaccanapoli, dei Quartieri Spagnoli?
Davvero sono stata a Pompei e ho passeggiato sulle vite di persone ormai sepolte da secoli con il sole che mi scaldava le spalle e arrossiva le guance?
Ho sul serio festeggiato l’anno nuovo con amici, fitti fitti in una stanza piena di lucine colorate, un albero di natale, cibo e spumante a celebrarne l’avvento?
Ma dai, possibile che sia stata a Casalecchio all’inizio di Febbraio con Cinzia a ridere e a berci un tè, chiacchierando e progettando un immediato futuro fatto di nuove trasferte, pregustando momenti di relax con amiche lontane che non abbiamo mai poi realizzato?
Dov’è stato Febbraio? E Marzo? Dove sarà Aprile e forse anche Maggio?
Cosa ne è stato di questo tempo trascorso seduta davanti a un portatile – così amato, in tempi di libertà e oggi invece inviso, quasi nemico – a informarmi, drogarmi di notizie, spesso false, a deprimermi al pensiero di quanto pesante sia questo tempo buio. A quanto buio sia sceso sulla vita di tanti.
Dove sono quelle ore, quei giorni che sento come mi fossero rubati?
Io, che ho da tanto la consapevolezza che il Tempo sia cosa preziosissima, che ogni minuto trascorso abbia un valore incommensurabile, io che sento la vita correre in discesa, mi sento derubata di questo volare fitto di giorni senza speranza, senza futuro, sospesi in un’attesa che toglie il respiro e che fa scuotere la testa.
“Quando tutto questo sarà finito”…
Non riesco neppure a vedere oltre la cortina fumosa di questo Tempo ingiusto e immobile, non riesco a squarciare il velo e pungermi le pupille di una Luce che stenta a trapassare il limite oscuro della paralisi.
“Torneremo tutti ad abbracciarci e sarà bellissimo”.
Davvero? Si potrà di nuovo? Mi sembra un gesto così immenso, pericoloso questo adesso: abbracciarci. Baciarci sulle guance. Scambiarci un segno di pace, una stretta di mano, un buffetto, una pacca sulla spalla. Gesti.
Un tempo scontati e oggi addirittura il massimo della trasgressione.
C’è questo vuoto dietro e davanti da me che non riesco a colmare. Non con parole, non con pensieri o riflessioni, e i gesti mi sono proibiti.

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