PENSIERI IN QUARANTENA: QUINTA SETTIMANA DI LOCK-DOWN

Foto di Pexels da Pixabay

#pensierinquarantena
Apro gli occhi come tutte le mattine e una sola parola mi invade la mente: #coronavirus.
E’ triste, doloroso, ma purtroppo il mio cervello è prigioniero da questo concetto che se non ha contagiato il mio corpo ha comunque infettato i miei pensieri.
Ogni mattina al risveglio, ripercorro i brevi spezzoni di sogno che riesco ad acciuffare prima che scompaiano, e non sono mai positivi, tutti, immancabilmente, rasentano la tragicità.
Gli occhi sono pieni di “sabbia”, quella sensazione fastidiosa che si prova quando non si ha dormito abbastanza e si ha riposato ancora peggio.
E lo sgomento è il sentimento che permea ogni mio gesto.
Non c’è più piacere nel fare colazione.
Non c’è più curiosità o aspettativa nell’incedere delle ore di una giornata. Apatia e poca voglia di fare, soprattutto nessuna speranza in ciò che potrà essere domani.
So di essere terribilmente pessimista, negativa, io che in genere ho sempre cercato di mostrarmi sorridente ed entusiasta e mi dispiace che questa nuova-vecchia me stia affiorando e prenda possesso delle ore, dei giorni, delle settimane e in modo così prepotente.
Quello che mi angoscia di più è la visione del dopo: niente sarà più come prima, qualunque siano gli sviluppi di questa esperienza.
Niente potrà essere così libero e sciolto, ammesso e non concesso che da questo incubo ne usciremo.
Rimpiango i giorni trascorsi ad aspettare una data, un evento, una fiera o presentazione.
Il mescolarmi tra la gente senza una paura al mondo.
Lo stringermi in una fila a un concerto.
Torneremo a essere così tranquilli o continueremo a guardarci con diffidenza, con sospetto, con timore gli uni degli altri? Rimpiango le strette di mano, gli abbracci, i baci sulla guancia alle amiche.
E soprattutto i visi scoperti, sorridenti, ammiccanti.
Rimpiango tutto di una vita che forse non mi sono soffermata abbastanza a osservare ed è proprio questo che mi sconvolge: io che amavo tanto osservare la vita e descriverla, ora non ne sono più capace.
Non so se riuscirò più a esserlo.
E l’idea di una vita nuova, ma più cupa e intrisa di paura e sospetto non mi affascina per niente. Mi paralizza.
La vera infezione è questa.
Oggi non riesco neppure ad alzare la testa e dire #andràtuttobene perché non riesco nemmeno a sognarlo.

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