LACRIME DI GUERRIERO – MY COUNTRY K-DRAMA

My country – The New Age K-Drama Netflix

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Hanno gli occhi a mandorla, un viso da bambino, portano i capelli lunghi, piangono disperatamente per la perdita di un amico o di una donna amata, vestono con abiti di seta preferibilmente di colore rosa, ma non hanno nulla di “femmineo” né devono giustificare il loro coraggio e la loro mascolinità: sono guerrieri spietati e coraggiosi, perfidi e nobili, forti e senza timore di provare dolore fisico o rischiare la vita più e più volte.
Abili arcieri, spadaccini ma soprattutto perfidi strateghi.
Nei Drama Korean (soprattutto quelli storici) non si deve dimostrare il proprio valore con l’aspetto, ma con il talento e l’abilità, il coraggio, la spietatezza, la sopportazione del dolore sia fisico che intimo.
Nei Drama Korean non si è “maschi”, si è “uomini”.

Alla fine mi è piaciuto a metà.
Ho adorato il rapporto disfunzionale padre-figlio, l’amicizia-odio tra i due protagonisti maschili, la figura inquietante dell’aspirante al trono doppiogiochista, la devozione fraterna e l’amore platonico forse fraterno forse no, del secondo protagonista. La bromance praticamente sottolineata durante tutto il drama senza mai esplicitarla. Le lacrime sui volti di questi guerrieri senza pietà, che non piangono per aver salva la vita ma per la paura di perdere quella di un amico o di una donna amata. I costumi stupendi, la scenografia sgargiante. La perfidia mai celata del personaggio “cattivo” per eccellenza; io che NON amo affatto romanzi e film d’azione, scene di guerra e battaglia, sono rimasta incantata a osservare le lunghe riprese di guerra e danza delle spade.
Cosa non mi è piaciuto, alla fine?
La storia d’amore inesistente, (ma a esser sincera, ormai le storie d’amore non le cerco nemmeno più, anzi, dopo un po’ il romanticismo grondante irrita e quindi, forse, anche questo sarebbe da includere negli aspetti positivi).
Il finale all’americana, in un drama che avrebbe dovuto essere tutto coreano. I ferimenti inverosimili e le ancora più assurde guarigioni, il dover prolungare all’infinito una storia che forse sarebbe stata perfetta se fosse terminata al capitolo 10.
Peccato.
Perché tutta la narrazione fino a quel punto era stata pressoché perfetta. Poi si è voluti scadere negli effetti sorpresa, nei grossi escamotage, nelle scene di effetto di agonia e riscatto.

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