E SI LEGGE…

Un anno strano, questo 2017 che sta volgendo al termine. Strano perché è stato un fermento continuo di idee e progetti ma, per ciò che mi riguarda, con pochissime nuove realizzazioni. Molte, moltissime letture. Goodreads mi informa che ho già vinto la GDR Challenge per il 2017 con 200 letture al traguardo (ma le ho già superate di poco) e questo non può che farmi davvero contenta. Il problema è che… di queste 200 letture ne ricordo si e no una decina, forse anche meno. Il leggere matto e disperatissimo, a volte non paga.

Per fare un bilancio sulle mie letture di quest’anno, inizierò con il citare quelle che mi sono rimaste impresse e che ritengo degne di un cenno:

Il ragazzo ombra, Laura Costantini
I cento colori del blu, Amy Harmon
Wonder, R.J. Palacio
Tredici, Jay Asher
Sei il mio sole anche di notte, (Making faces) Amy Harmon
Quando Giulio tornò single, Paolo Capponi

questi i libri letti nella versione tradotta in italiano o scritti da autori italiani (notate, questi ultimi sono soltanto due).

Per le letture – sempre in prevalenza ultimamente – in lingua originale, le letture davvero di pregio per quel che mi riguarda sono state:

The Tin Box, Kim Fielding
Rattlesnake, Kim Fielding
Sidecar, Amy Lane
Innocence, Suki Fleet
Wolfsong, TJ Klune

e se si possono considerare “letture” anche se in realtà li ho tradotti quest’anno ma letti già in passato:

John & Jackie, TJ Klune
This is not a love story, Suki Fleet

Quindi, non mi resta che augurarvi tante ottime letture in questo Natale 2017

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E SI SCRIVE…

E’ bello pensare a scrivere senza preoccuparsi se piacerà a un editore ciò che si scrive. Perciò ho deciso che continuerò in questo modo. Del resto, se scrivere è un viaggio, quello di cui ci si deve occupare (e preoccupare) è la meta finale, non il mezzo per raggiungerla. Quello, che sia in aeroplano, in treno, in auto oppure a piedi è sì importante ma non fondamentale. L’importante è arrivare alla fine, e godersi il panorama che si incrocia attraversando il deserto mano a mano che si percorre la via…

RIFLESSIONI SULLA EMME – LITERATURE

 

Ho iniziato a leggere romance da non moltissimo tempo. Prima leggevo “altro”. E… “Alto”, con la lettera Maiuscola. I classici, i contemporanei “eruditi” e “illuminati”, quelli che si citano a cena con gli amici intellettuali e una certa soddisfazione nel sentirsi rispondere “Ah, di lui/lei non ho ancora mai letto niente” e con una certa condiscendenza e compiacimento da “benvenuto nel nostro club d’elitari”...

Oppure, per farla ancor più sofisticata, leggevo gli autori “di nicchia”, quelli pubblicati dalla piccola editoria di qualità, quelli che di sicuro da lì a dieci anni sarebbero emersi, avrebbero scalato le vette dell’Editoria Big (sempre con la lettera maiuscola) e magari, chissà, avrebbero vinto un Campiello o uno Strega. Vuoi mettere di poter dire “io leggo Abate/Murakami/NomeAPiacere fin dai suoi esordi?”

Eh, fa figo, non fate finta che non sia così.

Non ho mai amato molto i vari generi letterari: thriller, noir, horror, storico, comico, sci-fiction... Facevo eccezione per il Fantasy e il Fantastico (che infatti, lapsus forse freudiano, cito con la lettera maiuscola al contrario degli altri “colleghi” di genere), di cui per anni sono stata davvero una piccola esperta. Perché il Fantasy e il Fantastico mi regalavano tutta quell’evasione di cui avevo bisogno quando volevo staccare la spina. Volare in groppa a un drago o correre per valli sconfinate a cavallo accanto a un elfo, usare la magia e abbattere il Male, era il massimo della goduria, letteraria sempre, s’intende. Del Fantasy romantico invece provavo fastidio. Certo, amavo certe storie d’amore che si formavano all’interno di alcune saghe epiche ma a dire la verità, era come se il romance all’interno del fantasy facesse un po’ a pugni. Il Fantasy, quando è tale, è serioso perché appunto “epico”. Dolcezze e romanticismi, men che meno sensualità, tendevano a rovinare il mood, mi dicevo.

E poi, si sa, il romance non è mai piaciuto molto, da che mondo è mondo , in campo letterario “d’elite”.

Ma non è che col Fantasy si andasse molto lontano, in quanto ad apprezzamento: se dicevi che amavi il genere, se andava bene venivi guardata come un’aliena (molti non sanno neppure la differenza tra Fantasy e Fantascienza, per dire) oppure una “mamma” che legge le favole ai figlioletti (e lì le vorrei vedere a leggere Twilight a una bambina di sei-sette anni… vabbe’). Perché il Fantasy (insieme al gemello Fantastico) genera da sempre forti pregiudizi: non è un genere serio, è un genere per “amatori” e sognatori, gente che vive in un mondo tutto suo; soprattutto, il Fantasy, è un genere di serie B perché è considerato “per bambini”, favolette che si raccontano ai piccoli per farli star buoni. Semplice, senza troppe complicazioni (vagli tu a ricordare lo Schema di Propp, così, giusto per fare l’erudita!)

Allora quando è cominciata col romance? Sono onesta. Dopo aver letto Danielle Steel e, arrabbiata per la povertà stilistica della maggior parte dei suoi romanzi, mi dissi “ma quanti ne vogliono scritti così? gliene scrivo uno al mese!” E nacque il mio primo “romance”. Solo che non era affatto romance. Siccome non riuscivo a mantenere la storia sui binari canonici

dell’ incontro + scintilla che scocca + passione che sboccia + conflitto + separazione degli amanti + angoscia + incontro + chiarimento + lieto fine,

anche quel romanzo era troppo complicato e crudo per essere “romance” e scoprii poco dopo che c’è un genere che descrive quello che non è puramente rosa, ed è il “women’s fiction”. Pure lui non troppo popolare, mi dicono.

Ma la svolta è stata quando mi fu commissionato un manuale di scrittura romance. Scoprii che di “rosa e romance” non conoscevo nulla. Non sapevo da che parte cominciare. E da dove si comincia, quando si vuole conoscere qualcosa di cui si è quasi totalmente all’oscuro?

Si comincia dal fare domande. E domande le ho fatte. Trovate sul blogroll di questo blog le interviste che ho fatto sul romance in questi tre anni di indagine. E si legge. I libri rosa scritti dalle autrici e gli autori più… autorevoli (perdonate il bisticcio di parole). Si domanda, si legge e… si studia.

Ho scoperto così che il “romance” o “rosa” nasce dall’esigenza, alla fine dell’800 delle donne di far sentire la propria voce, di parlare e di leggere dei propri problemi. Il “primo rosa” infatti non era poi così “roseo”. Raccontava di matrimoni combinati e mancanza di amore, di donne depresse e distrutte, desiderose di un po’ di sollievo da quello che immaginavano fosse il loro karma, il loro destino. In pratica, il “rosa” è il primo, vero grido di autonomia e indipendenza della donna. La prima vera, autentica rivendicazione dell’essere femminile. Certo, con altre regole e scopi, ma pur sempre la prima alzata di voci di donne in mezzo a un coro di voci perennemente maschili.

Non sono cambiate molto le cose in quasi 200 anni di storia del rosa. Le donne ancora oggi vogliono sentir parlare e leggere del loro mondo, dei loro problemi, soprattutto vogliono sentire parlare di amore. Di un amore spesso irrealistico, magari, ma pur sempre un moto dell’anima, un impulso, un’esplosione di sensazioni. Di sensualità, anche, certo. E perché mai non dovrebbero?

E, guarda caso, statistiche narrano che il mercato dell’editoria nazionale – ma anche mondiale – è sorretto dalle vendite di questi libri. Dei libri che comprano le donne. Che oggi possono pagarsi e comprarsene in grande quantità perché sempre più indipendenti anche economicamente. E il genere che “salva” e permette alla narrativa “di qualità”, quella di cui sopra, che si accenna nei salotti il più delle volte per far colpo sulla platea di ascoltatori, è il misero e infimo “rosa”. Chi para, scusate il francesismo, il culo alla “Narrativa Mainstream”, quella degli Strega e dei Campiello, o che per lo meno permette alle Case Editrici Big di coltivare e cullare giovani virgulti di scrittori “d’Alto Lignaggio Intellettale”, è la modesta e sciaguratissima narrativa romance, quella dei maschioni palestrati che frustano giovani e goffe fanciulle e che poi le carezzano fino a farle godere di molteplici orgasmi. Insomma, la “Narrativa di EMME” è quella che salva la “Narrativa Elevata”. Pensa un po’.

Ho letto tanto romance in questi anni. E, lo ammetto, non ho letto molta roba buona. Tra venti romanzi (self e di case editrici, perché non è solo colpa del self-publishing la narrativa di “EMME”) romance, magari ne saltava fuori uno degno di essere terminato fino alla fine. Spesso capitava di non trovarne nemmeno uno. C’è, è vero, tanta, tantissima EMME in giro e nel girone infernale del romance molto più che altrove. Non è un segreto e nessuno lo mette in dubbio. Ma in un paese dove non si legge, dove i “non lettori” arrivano a coprire il 40-60% della popolazione nazionale, dove i libri si regalano a Natale e nelle feste comandate solo perché è più facile e te la cavi con pochi euro e in genere con titoli generalisti “per andare sul sicuro”, io confesso che preferisco che si legga EMME piuttosto che non si legga affatto. Del resto, “demmerda” era stato definito anche Harry Potter, a suo tempo. E la Rowling era stata condannata senza appello come semi-analfabeta (quando non si insinuava fosse uno pseudonimo che celasse un progetto studiato a tavolino da cinque-sei illustri ghost writer). Oggi la Rowling è osannata come genio e di Harry Potter si inizia a leggere nei libri scolastici della scuola dell’obbligo. Ma guarda... (sempre per tornare al Fantasy e Fantasico, letteratura di Serie B di cui sopra).

Sì, il romance spesso è EMME. Ma se fa leggere e accosta la gente ai libri e alla lettura, io saluto con piacere la EMME. Perché è un po’ come dire: “non sono razzista ma…”, “non sono omofobo ma…” quel “romance è tutta merda”. E sì, io sono una di quelle che scrive quella roba lì. E mi metto quell’epiteto sul profilo di Facebook.

Ho terminato di leggere un romance, scritto da un’americana che non avevo mai letto, in cui si legge:

“spesso le donne leggono romanzetti d’amore perché i libri ti consentono di essere chiunque tu voglia, di fuggire da te stesso per un po’”.

Ci sono ragazze e ragazzi che per fuggire dal dolore interiore si tagliano o smettono di mangiare. Si procurano dolore per fuggire a dolori più intensi. Se un libro rosa di merda permette di fuggire da quel dolore con la sola forza delle parole, allora, spiegatemi, che male fa?

Io sto con il rosa, io sto con il romance.

Di Emme o non Emme.

#NANOWRIMO AGAIN

Ok, ricomincio con il #NaNoWriMo!
Non credo arriverò alla fine, ma l’importante, in fondo, è partecipare.

O no?

 

P.s.: Sul NaNo sono Ipanema 😉

Smetto di illudermi, non certo di scrivere.
Quello continuerò a farlo.
E se a nessuno importerà, me ne sarò fatta una ragione.

E mi divertirò un casino di più!

 

Lo dicevo solo poche settimane fa. Oggi sulla mia pagina autore scrivo questo:

RFS – ROMANTICAMENTE FANTASY MI HA INTERVISTATA!

http://www.romanticamentefantasy.it/incontro-lautore-amneris-cesare/ 

 

<<<SE VOLETE LEGGERE L’INTERA INTERVISTA, CLICCATE QUI>>>

LEGGERE. PERCHE’?

Immagine presa da Google Images.

 

Giovanna è sposata da quarant’anni ma con il marito non non c’è più feeling da tanto tempo. E’ rimasta insieme a lui per amore del figlio e vivono tutti insieme, lei, marito, figlio e anziani genitori di lei. Hanno un bel rapporto, vanno tutti molto d’accordo, però Giò, come la chiamano gli amici più stretti, sogna da sempre l’Amore, quello vero, quello della passione travolgente. A quasi sessant’anni è disillusa, quell’Amore non arriverà. Si sente sola, Giò, anche in mezzo a tante persone di famiglia, un numero incredibile di amiche che la circondano e la coccolano, l’ascoltano sempre. Ma per lei, l’unico sollievo è la lettura. Leggere la porta lontano, in quel mondo che sogna di muoversi e di vivere. E spesso – non sempre, alterna letture “impegnate” a letture più frivole – legge romanzi d’amore. Perché le danno sollievo. Le trasmettono l’illusione di vivere passioni sfrenate. Quelle che lei non ha potuto vivere.

Teresa è vedova. Il marito era un brav’uomo ma un uomo distratto. Lei ha avuto un solo figlio che ora è cresciuto e sposato. La nuora non la può vedere. Non ha mai capito perché. Non è stata una madre assillante, chioccia od ossessiva, ha sempre lasciato il figlio libero di muoversi e di fare scelte ed esperienze senza che lei lo frenasse o gli impedisse di vivere. Non è mai stata la suocera rompiscatole che critica tutto quello che fa la nuora. Ha sempre lasciato che i “ragazzi” avessero la loro privacy, la loro libertà. Quando sono arrivati i nipotini, li ha amati e si è data disponibile a tenerli, a permettere ai due sposi di riposarsi un po’ dalle fatiche del crescere bimbi vivaci e forse anche un bel po’ viziati, ma non si è mai intromessa nei metodi educativi né del figlio né della nuora. Eppure… La donna le ha piano piano diradato le visite e le occasioni di convivialità. Ha fatto sì che ad andarla a trovare fosse solo il figlio e anche lui, con molta parsimonia. Teresa non ha mai capito il perché di questa ostilità, ha provato a chiarire ma si è trovata di fronte un muro che non è mai riuscita ad abbattere. E’ sola. Vive con un gatto in un piccolo appartamento. E legge. Il suo rifugio è la lettura. Ama le storie d’amore. Le fanno ribollire il vecchio sangue e le danno la sensazione di essere viva. Prima chiedeva al figlio di comprargli i libri per lei. Ma a ogni critica sulle scelte letterarie che riceveva dal figlio si sentiva mortificata. Poi ha scoperto Amazon e internet ed è stata una salvezza. Quando su Facebook le hanno parlato di Kindle, ha fatto di tutto per imparare a usarlo. Oggi compra ogni ebook che esce, qualunque titolo catturi la sua curiosità, perché conosce la maggior parte delle scrittrici sia self che di case editrici importanti. Il figlio si arrabbia perché alla fine del mese non rimane quasi nulla della cospicua pensione della madre ma Teresa è felice. Perché legge storie d’amore che le fanno battere il cuore. Alcune sono scritte meglio di altre, ma a lei non importa. Quello che conta sono le storie. E i sogni che riesce a fare a occhi aperti, ogni giorno diversi.

Caterina è laureata. In medicina e chirurgia. Ginecologa. E si occupa di fecondazione in vitro. Tutti i giorni ascolta storie di donne, storie di drammi personali, di desideri disattesi. Donne che vogliono diventare madri ma che non riescono. Donne che “diventano vecchie” troppo presto. Donne che piangono perché non hanno un bambino in braccio da cullare e lo vorrebbero. Caterina ha due figli, ormai grandi. Li ha cresciuti con amore e con attenzione. Forse troppa attenzione, perché non appena sono stati in gradi di fuggire, i figli le sono scappati, andando a studiare all’estero tutti e due. Il marito di Caterina ha un lavoro che lo porta a viaggiare anche lui, e quindi anche Caterina è una donna sola. Alla soglia dei 60 anni, rientra a casa la sera, dopo una giornata trascorsa a dare speranza o a toglierla del tutto ad altre donne come lei, e la casa è vuota. Non ha voglia di accendere la televisione. Il più delle volte sono disgrazie, provocazioni, polemiche. E lei ha bisogno di pace. Di quiete. E di evadere. Caterina è una lettrice accanita. Ama moltissimo i best seller contemporanei, ma non quelli pacchiani, quelli un po’ sofisticati. Quando viene proclamato il Nobel per la Letteratura, ogni anno, si mette con puntiglio a leggere tutto quello che quell’autore ha scritto. Non prima, se non ne ha mai sentito parlare, ma dopo state sicuri che saprà dirti esattamente perché quel particolare scrittore è stato scelto per il Nobel (o se invece è uno scandalo che non sia stato assegnato a qualcun altro).

Lorenza è una nobildonna del sud. Vive in una grande casa sul mare, i giardini a strapiombo sugli scogli e un prato che di sera si illumina quasi a giorno. La casa, enorme sul serio, con piscina, è abitata da altre sei persone oltre a lei. Marito, due figli e tre persone di servizio. I figli sono gradi e vanno e vengono anche se più spesso invitano a cena e in piscina amici fino a tardi. Quella casa è sempre piena di gente. Ma Lorenza ama la quiete. Ama il silenzio. E si è ritagliata un angolino su uno scoglio più sotto, dove può estraniarsi da tutto e da tutti e non incontrare nessuno se non vuole. E’ un’intellettuale. Legge saggistica, legge libri impegnati, autori di alta levatura e di grande profondità. Ogni tanto qualcuno di questi grandi scrittori viene ospite a cena, perché ne conosce parecchi e ama averli al suo desco. Il marito di Lorenza è stato un gran donnaiolo in passato e l’ha tradita molte volte. Lorenza ha fatto una scenata solo la prima volta che l’ha scoperto, poi… ha lasciato perdere. Non ha mai divorziato. Non riteneva fosse necessario. Se avesse trovato l’Amore della sua vita, forse ci avrebbe pensato. Altrimenti perché? Sono amici, tutt’ora, ma amanti non lo sono più da tanto tempo. Sa che suo marito a una giovane amante da qualche parte in città, ma non si sente ferita né amareggiata: la giovane illusa si prende tutto il negativo che quell’uomo ha bisogno di sfogare e a lei lascia il meglio, se non altro il più tranquillo. Da qualche anno ha cambiato genere di letture. Ha sempre un libro impegnato e scritto dall’autore più sofisticato che il panorama editorale internazionale possa mai pubblicare tra le mani, con il dito indice sempre infilato tra le pagine a far capire che lo sta leggendo, ma si porta sempre dietro in tasca un Kobo. E dentro quel Kobo c’è nascosto un mondo letterario che nessuno conosce perché nessuno ne può vedere le copertine. Sono romanzi erotici. Spesso fatti di un erotismo greve e violento. Il più delle volte arrossisce lei stessa mentre legge certe cose perché non sa spiegare la ragione di quel suo cambiamento. Ma leggere quel tipo di romanzi la fa star bene. La fa sentire… vitale. Reale. Sente il corpo vibrare in qualche modo ed è come se un campanello suonasse alla porta del suo essere. Ci sono, si dice. Esisto. E provo sensazioni.

Paola scrive. Romanzi d’amore. Romanzi di amori speciali. E legge. Romanzi d’amore. Romanzi d’amori speciali. E’ il suo modo di accettare la vita che con lei forse è stata anche generosa ma che in qualche modo le ha negato la vita stessa. Lentamente, nel corso degli anni, è come se si fosse ritirata sempre di più, un golfino di lana infeltrito che è diventato rigido e ruvido e non ha più neppure la brillantezza dei colori di un tempo. Eppure nessuno ha pensato di gettarlo via, per cui è lì, chiuso in un cassetto ad aspettare che qualcosa o qualcuno lo utilizzi in qualche modo. Paola si sente inutile il più delle volte. Ma non si dispera. Non si abbatte. Semplicemente sta. Accetta quella soluzione, e sopporta. Sopravvive. E scrive. Perché scrivere l’aiuta a sopravvivere. Ogni tanto pensa che prima o poi il suo corpo cederà al peso degli anni e inizierà ad abbandonarla. E si augura, scuotendo la testa subito dopo averlo pensato, che il suo corpo sia così clemente da non portarle via gli occhi e le braccia. Senza occhi e senza mani, non potrebbe leggere o scrivere. Il resto che se lo porti pure, se vuole. Ma non gli strumenti per continuare a esistere: mani per reggere un libro, occhi per leggere le parole in esso contenute. Paola scrive, dicevamo. Cosa? Storie d’amore. Con uomini bellissimi e tremendamente sexy, dalla voce calda e dagli occhi che inceneriscono. E donne romantiche e sfortunate che nessuno comprende e soprattutto della cui bellezza nessuno si accorge. Finché non arriva il Protagonista, l’Eroe che raccoglie quel fiore di campo e lo trasforma in rosa. Paola scrive per sé. Le storie che altrimenti leggerebbe volentieri nei libri scritti da altri. E che compra effettivamente e che legge. Perché Paola ha bisogno di quelle storie. Per vivere. Più del cibo. Più dell’acqua. Più dell’aria da respirare. Paola legge e scrive. E vive solo per questo.

Potrei continuare. Ho tante amiche che leggono. Tante tipologie di lettori. Tante storie differenti. Ma ciascuna con un motivo per cui si legge e si legge in un certo modo o un certo genere letterario.

La lettura a volte salva delle vite. Anche una lettura non “perfetta”, non “grammaticamente” o “stilisticamente” corretta. La lettura salva.

#Sapevatelo.

p.s.: I nomi delle donne citate sono totalmente inventati. Le storie raccontate sono molto liberamente ispirate a storie vere. Ma sono storie possibili. Comunque reali. 

RECENSIONE A MIRA DRITTO AL CUORE DI ROMANTICAMENTE FANTASY


La recensione completa qui: http://www.romanticamentefantasy.it/recensione-mira-dritto-al-cuore-amneris-cesare/

RECENSIONE: I CENTO COLORI DEL BLU DI AMY HARMON

21841402Comprato in offerta su Amazon, senza sapere che l’autrice è la stessa di Making Faces (che sto leggendo adesso e che nella versione italiana il titolo è Sei il mio sole anche di notte), edito da Newton & Compton per l’Italia.
Mi è piaciuto. Prima di tutto perché la protagonista è diversa dalle solite.  E’, ok, bellissima ma una bellezza che intimorisce e un carattere sgradevole, ribelle, ostile. La sua storia è devastante, dura, difficile e stringe il cuore fin dalle primissime battute. Il rapporto con Darcy Wilson, il suo professore di storia e poi affittuario e amico cresce piano piano, lentamente come è giusto che sia ed affascina proprio per la bravura nel dipingere un rapporto che inizialmente sembra destinato al fallimento.
La scrittura è fluida, il narrare sicuro e interessantissime sono le citazioni letterarie e le leggende indiane. L’ambientazione è insolita, se non altro non comune ai romance e questo è di sicuro un valore aggiunto.
Non ho apprezzato molto un unica scelta narrativa, che ho interpretato come forzata per27237358 poter essere inserita nella storia ma che secondo me mal si sposa con il carattere della protagonista: la madre di Wilson, di nascosto parla male di lei, la giudica, la infanga e lei per tutta risposta decide di lasciare sua figlia in adozione alla sorella di Wilson? Per quanto gentile, affettuosa e importante per la carriera futura di Blue, è una reazione che non si addice umanamente a un essere umano umiliato in quel modo. E dopo aver accettato di lasciare la figlia in adozione, la “futura suocera” l’accetta senza più pensare che sia una sgualdrina inadeguata per la posizione del figlio? Tutto cancellato, tutto perdonato? Sappiamo bene che le cose non funzionano in questo modo. Avrei preferito una soluzione dolce-amara, un’ostilità magari mitigata e mascherata ma comunque non nascosta da parte della madre di Wilson e Tiffa piuttosto che un “tarallucci e vino” così plateale.
Ma comunque una lettura avvincente, nuova per certi versi, di sicuro piacevole. E se di romance si tratta, un bel romance non banale e soprattutto non carico di cliché. Non è cosa da poco, in tempi come questi dove il luoghi comuni si sprecano.

 

ACCOUNT THE BABBERS SU WATTPAD CANCELLATO SENZA APPELLO…

L’account Babbers sul mondo dell’editoria su Wattpad è stato cancellato SENZA APPELLO. Non si conoscono le cause di tale cancellazione, le amministratrici stanno, in queste ore, cercando di dialogare con Wattpad per comprendere le cause di tale “punizione”. Nel frattempo è stato aperto un nuovo account, questo:

https://www.wattpad.com/user/Babbers2

Sul quale verranno piano piano riversati tutti gli articoli precedentemente pubblicati sull’altro account, comprese le mie “chiacchiere sulla scrittura” pubblicate fino a lunedi scorso.

Un nuovo inizio per The Babbers. Un grandissimo in bocca al lupo alle ragazze che così tenacemente lavorano a questo progetto.

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#babbers #editoria #novel #scrittura#storie #write #writing