GLI AUTORI CHE VORREI VEDER TRADOTTI: SUKI FLEET

Inauguro oggi una sorta di rubrica di recensioni di romanzi scritti da autori stranieri che meriterebbero di essere tradotti e pubblicati in Italia. Ce ne sono tantissimi, pubblicano in self-publishing e scrivono romanzi “romance” e “lgbt” bellissimi, e non necessariamente inquadrabili in un genere che troppo spesso viene considerato limitante. E’ il caso di Suki Fleet, autrice inglese, già insignita di svariate premi prestigiosi e ancora sconosciuta in Italia. Presto avrò l’onore di tradurre il suo romanzo “cult”, This is not a love story, pubblicato con la Dreamspinner Press, vincitore di numerosissimi premi, e di cui ho già parlato qui, in una recensione a firma Annemarie De Carlo.

Suki Fleet scrive romanzi MM insoliti e inconsueti. La maggiore differenza tra un romanzo Lgbtq e un romanzo MM è quella di trama lineare e incentrata sullo scoppio della passione tra la coppia leader romantica e l’insostituibile lieto fine (caratteristica presente nei MM) che si contrappone, invece, alle tematiche più impegnate e dominanti, proprie del vivere gay (e argomenti predominanti nella narrativa LGBTQ). I suoi romanzi possono essere definiti “agro-dolci” per la durezza delle tematiche affrontate e per il sollievo di un finale lieto e potrebbe inquadrarsi a metà tra la narrativa puramente MM e quella Lgbtq.

I testi di Suki Fleet non sono incentrati sulla storia d’amore tra i due protagonisti principali, invece, ma sull’introspezione psicologica e la maturazione di entrambi attraverso l’esperienza cruda della vita e quella dell’amore che lentamente nasce e si sviluppa tra i due. Perché Suki Fleet racconta storie estreme, cariche di dolore e sofferenza che affliggono i personaggi da molto prima che la storia inizi a essere raccontata. Può essere una colpa ingiusta attribuita a uno dei protagonisti, o un incidente che ne ha menomato il corpo, una violenza subita e nascosta ma che da anni divora l’intimo del personaggio o il senso di solitudine e abbandono che si impone e si allarga nell’anima dello stesso. Problemi comunque di gravità intensa, sofferenze al limite del sopportabile. Suki Fleet racconta la vita di persone che spesso si lasciano condurre dalla corrente inesorabile della vita perché non hanno la forza necessaria per provare a contrastarla o anche solo tentare di risalirla, a cambiare percorso, a deviarne il corso, a cambiare la direzione ineluttabile verso l’oblio. Nelle storie di Suki Fleet c’è sempre un ritmo calmo e doloroso di descrivere fin nei minimi dettagli le emozioni, i dubbi, le angosce, gli incubi, e questa mancanza di frenesia mostra immediatamente al lettore la rassegnazione da parte dei protagonisti a subire le disgrazie e le torture che il destino ha assegnato loro, rendendolo così partecipe di un realismo che attanaglia e attrae, dimostrandogli altresì di non star leggendo il solito romanzetto banale ma storie che, seppur immaginate, hanno il pregio di rappresentare la realtà senza edulcorazioni e con una dose di spietatezza davvero rimarchevole.

E’ il caso di Innocence, meraviglioso romanzo ambientato nei campi gypsie, dove il giovane e, appunto, innocente Christopher è costretto a confrontarsi sia con la propria identità e quindi coi primi approcci sensual-sentimentali attraverso l’attrazione per un uomo più grande, misterioso e proibito e alla fine con la manifesta ostilità paterna. Il tutto assoggettandosi alle regole del campo in attesa dell’occasione giusta per scappare da quella condizione di sottomissione obbligata insieme al fratellino quindicenne che spera solo di poter ritrovare la madre fuggita anni prima e mai più ricomparsa. In questo romanzo Suki Fleet descrive situazioni ed emozioni con un linguaggio crudo ma al contempo gravido di lirismo che immerge il lettore nello sconforto e nello smarrimento dei giovani protagonisti in maniera davvero mirabile.

E’ il caso anche di The Glass House, dove Sasha, diciassettenne disadattato, senza speranze per il futuro percepisce ogni singolo attimo di vita come incombente  seppur fragile ed effimero, trascinandosi con sofferenza attraverso le  sue giornate grazie solo all’arte che riesce a produrre attraverso l’assemblaggio di cocci di vetro, aguzzi e taglienti come il dolore che il passato nascosto e negato già attanaglia la sua pur giovanissima età. Solo Thomas, compagno cicciottello e testardo riuscirà a fare breccia in quella coltre spessa di tenebre e a rischiararne sempre più i contorni fino a ridargli speranza e voglia di vivere.

E’ il caso di tutti i romanzi di Suki Fleet, nei quali la scrittrice di MM inglese dipinge la vita a tinte fosche e inietta in esse colori dalle tinte sanguigne, grondanti di sofferenza e ineluttabilità, lasciando pochissimo spazio alla speranza e alla redenzione ma che, con l’arrivo del lieto fine, porta con sé anche insegnamento ed esperienza. Un’autrice che meriterebbe di essere tradotta e apprezzata perché sebbene i suoi testi non siano mai semplicemente racconti facili per brevi momenti di svago, non sono comunque neppure banali ma anzi, galvanizzano senza forzare e lasciano sempre qualcosa di profondo al termine di ogni lettura.

This is not a love story, primo romanzo di Suki Fleet ad arrivare in Italia sarà pubblicato con Amarganta nella seconda parte del 2017

Annunci