ACCOUNT THE BABBERS SU WATTPAD CANCELLATO SENZA APPELLO…

L’account Babbers sul mondo dell’editoria su Wattpad è stato cancellato SENZA APPELLO. Non si conoscono le cause di tale cancellazione, le amministratrici stanno, in queste ore, cercando di dialogare con Wattpad per comprendere le cause di tale “punizione”. Nel frattempo è stato aperto un nuovo account, questo:

https://www.wattpad.com/user/Babbers2

Sul quale verranno piano piano riversati tutti gli articoli precedentemente pubblicati sull’altro account, comprese le mie “chiacchiere sulla scrittura” pubblicate fino a lunedi scorso.

Un nuovo inizio per The Babbers. Un grandissimo in bocca al lupo alle ragazze che così tenacemente lavorano a questo progetto.

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#babbers #editoria #novel #scrittura#storie #write #writing

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SU BABETTEBROWN.IT LE MIE CHIACCHIERATE WATTPAD SULLA SCRITTURA

Ho iniziato una collaborazione con il gruppo The Babbers su Wattpad, una costola “giovanissima” del gruppo di Babette Brown Legge per voi che da mesi intrattiene i lettori del social network del momento con riflessioni sulla scrittura, recensioni, contest letterari e molto altro, con alcuni brevi articoli su come affrontare la scrittura e quali informazioni bisogna tenere presenti se si vuole provare a fare il “salto di qualità” e da una scrittura puramente amatoriale quale quella che può essere pubblicata su Wattpad, provare a presentare il proprio manoscritto alle Case Editrici. Saranno una ventina di articoli, alcuni già pubblicati e da me linkati su Wattpad, che il blog http://www.babettebrown.it  ha deciso di ripubblicare sulle pagine appunto del blog.

A voi.

 

PERCHE’ DOVRESTE LEGGERMI? LO DICO A BABETTE BROWN

Non sono molto brava a convincere le persone a fare qualcosa per me. E credo che, anche in questo caso, sia stata capace di allontanare probabili lettori piuttosto che avvicinarli. Ma tant’è, queste sono le mie motivazioni. I miei argomenti, i miei temi. E non vi rinuncerei mai. Ho provato a cambiare ma alla fine son sempre tornata sui miei passi. Questa sono io. Questo è ciò che scrivo. E perché. 

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ARGOMENTO DEL MERCOLEDÌ:
PERCHÉ DOVREMMO LEGGERE UN VOSTRO ROMANZO?
CERCATE DI CONVINCERCI CON ARGOMENTI VALIDI.

Perché dovreste leggermi?
Bella domanda. Vorrei saperlo anche io.
Perché mi piacerebbe mi leggeste?
Ecco, così va meglio.

41oSJztlJ0L._SX331_BO1,204,203,200_Perché ci provo con tutta l’anima da anni, a scrivere storie che siano un po’ diverse. Le mie, infatti, a volte sono crude e devastanti; non sempre, lo ammetto, hanno un lieto fine, o per lo meno, il lieto fine classico che ci si aspetta dalle favole.

Dal primo racconto scritto ho deciso che avrei “cercato di trasformare il “comune” in “straordinario”. Per cui, nelle mie storie non troverete (quasi) mai il bellone palestrato e ricchissimo che si innamora perdutamente della ragazza goffa e “seeemplice” che poi si trasforma e da bruco diventa farfalla.

No, nelle mie storie troverete la donna con i “denti davanti sporgenti” che vive di stenti in un paesino sul mare della Calabria degli anni ’50, la Zannuta, o la Sirena che nasconde un passato misterioso, la sedicenne ingenua che si innamora del suo migliore amico e che per vent’anni lo inseguirà, la fanciulla delusa e depressa che riscopre se stessa attraverso il ritratto di un pittore scorbutico, i compagni di banco che si ritrovano innamorati, o, come in Figlia di Nessuno, la bella ballerina dell’Hotel Meridien, che vive in una favela del Brasile e che ha a che fare con turisti in cerca di attimi di piacere.

51JVVe52cILEcco, dovreste leggermi se cercate storie “normali”, laddove la normalità è intesa come “storie di tutti i giorni e comuni”: niente di eclatante o stupefacente, niente suspense o rocambolesche capriole su divani o ascensori, ma la vita. Quella che per tanti scorre senza fermarsi e senza che nessuno si fermi a osservarla.

Ed è invece quello che faccio io: nel gruppo di persone che tutti i giorni corrono verso il loro quotidiano, io ne fermo una dal mucchio e ne osservo la vita. E la racconto. O per lo meno, questo è ciò che tento di fare.

I libri e i racconti di Amneris Di Cesare li trovate QUI.

GIULIO MOZZI, INTERVISTATO PER IL BLOG WWW.BABETTEBROWN.IT

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5. Chi ti conosce e ti segue da tempo (vedasi la sottoscritta) sa che sei un lettore assiduo e particolarissimo, non leggi “cose banali” o semplici. Come scegli le tue letture? E quanti libri all’anno? Leggo parecchio per studio. Non seguo particolarmente le pubblicazioni del tempo presente. Da un decennio scandaglio gli anni Sessanta e Settanta, secondo me – checché se ne dica – molto interessanti. Come tutti, vado per contiguità e continuità: se un’opera di Tizio mi interessa, cerco un’altra opera di Tizio; se so che Tizio andava sempre a cena con Caio, cerco un’opera di Caio. E così via. È come un domino infinito.

51im8xtsogl-_sx350_bo1204203200_6. C’è un genere letterario che prediligi? E perché? E se invece non c’è, perché? Rispondo al contrario: ogni genere letterario ha un suo specifico immaginario; a me interessano pochissimo gli immaginari del giallo e del fantasy. Mentre, tanto per fare degli esempi, l’immaginario teologico e cosmologico mi interessa moltissimo, l’immaginario funebre e macabro idem (ma non l’horror). Quanto al perché, mi pare evidente: la fine del mondo e il morire sono cose che toccano tutti; i delitti e i draghi no.

7. Esiste una forma di lettura “critica” che si differenzia da una lettura “di evasione”? E se sì, quali sono le differenze, secondo te? Le differenze stanno nella competenza (un lettore “critico” è un lettore che, oltre a leggere un’opera, vede come è fatta) e nell’attenzione (anche un lettore “critico”, se deve fare un lungo viaggio in aereo con code, attese, imbarchi, sbarchi, transiti, reimbarchi, eccetera, legge solo per passare il tempo – ossia per “evasione”).

Qualche tempo fa un bambino di undici anni, che si era appena letto (per intero) Il conte di Montecristo di Dumas, richiesto da me di un riassunto della storia cominciò dicendo: “In fondo, è la storia di una vendetta”. Questa capacità di sintetizzare l’intera complicata vicenda in una frase è già, secondo me, un bel segno di capacità critica.

<<<LEGGI L’INTERVISTA COMPLETA>>>

UN LIBRO SOTTO L’ALBERO – #LIBRODAREGALARE POST N.1

 

Cosa regalo a Natale?
Perché non regalare un libro?
Ma non uno di quelli che svettano tra le pile di libri con fascette che gridano “Più di 2 milioni di copie vendute!”, o i classici “Best Seller” che stazionano sulle classifiche di Amazon e dei chart editoriali. No, un libro poco conosciuto ma scritto con l’anima, un libro curato e sofferto, pensato e riscritto, magari, e pubblicato da un piccolo editore che crede veramente in ciò che pubblica senza pensare troppo al profitto oppure a quello auto-pubblicato dallo scrittore stesso che ha deciso di prendersi tutta la responsabilità del proprio operato.

A Natale, regala un libro inusuale.
(fa pure rima)

I libri che ho letto nel 2016 e di cui ho pubblicato la recensione positiva su http://www.babettebrown.it:

 

Poi ci sono alcuni libri, importantissimi, che oltre a essere belli e scritti bene, fanno del bene.

 

 

CRISTIANA PIVARI: LA MIA INTERVISTA PER BABETTE BROWN.IT

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Prima domanda di rito: perché scrivere? Come è nata questa “necessità” e quando? Purtroppo è nata da un grande dolore diciassette anni fa. Avevo perso improvvisamente il mio compagno e una domenica, a letto, pensavo come sarebbe stato farla finita. Ho pensato a ipotetici titoli sul giornale, mi sono fiondata al pc e ho iniziato a scrivere un racconto, ironico naturalmente perché grazie a Dio ho il dono dell’ironia che mi ha sempre salvata in parecchie situazioni della mia non facile vita. Parlava di una donna che voleva farla finita e stava organizzando il suo funerale. L’esperimento di scrittura mi è piaciuto e allora ho continuato a scrivere racconti, che sono poi il genere in cui mi trovo meglio.

Come scrivi? Penna e carta, moleskine sempre dietro e appunti al volo, oppure rigorosamente tutto a video, computer portatile, ipad, iphone? Rigorosamente a video, anche se prendo appunti su un quadernetto che mi porto sempre appresso e che poi faccio a fatica a decifrare, vista la mia grafia da gallina.

C’è un momento particolare nella giornata in cui prediligi scrivere i tuoi romanzi? Non c’è mai un momento. Metto in atto una strana forma di auto-sabotaggio e continuo a rimandare il momento in cui sedermi davanti al pc. Mi invento di tutto, stiro pure, e io odio stirare, procrastino alla grande e poi mi arrendo. Questo può succedere nel pomeriggio, quando non lavoro, la sera meno o nel week end, se non ho nipotini da accudire.

Che cosa significa per te scrivere? Scrivere per me è un’occupazione come un’altra che mi viene meglio di qualche altra. Mi piacerebbe poter dire che la scrittura è la mia vita. Fa parte della mia vita, ma non è tutto.

<<<L’intervista completa qui>>>

BABETTE BROWN E L’ANTOLOGIA PER I TERREMOTATI

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RACCONTI PER SOGNARE – CUORI PER DONARE.
La prima antologia di racconti sta per arrivare.

Contiamo su di voi.

Su Amazon.it lo trovate qui: 

https://www.amazon.it/dp/B01MDRGBXF/

La Terra ha tremato, ma noi siamo ben piantati a terra e vi chiediamo sostegno, solidarietà e un pensiero.
Abbiamo chiesto a numerosi scrittori un racconto in regalo, per creare questa antologia che mettiamo in vendita. Tutto il ricavato sarà devoluto alle popolazioni colpite dal sisma. Il pensiero e il denaro arriveranno dove devono e sappiamo che, in ogni caso, ci sarà un pezzo di cuore di ciascuno di noi assieme ai fondi necessari a ripartire. Ripartire è l’obiettivo principale, senza una mano tesa nessuno può sperare di riuscire in qualcosa.

Noi siamo qui per questo.

Anche voi.
Su Amazon.it e su tutti gli store online a breve.

Nelle ore in cui questo post veniva pubblicato, la terra ha tremato di nuovo. Non so dire nulla riguardo allo stupore, angoscia, terrore che in questo momento stanno vivendo amici e parenti o anche solo colleghe marchigiane che hanno trascorso la notte all’addiaccio. So solo dire che un pensiero forte per loro c’è, da parte mia, da parte di tutti noi che a questa raccolta abbiamo partecipato. E sono davvero, molto triste questa mattina nel risvegliarmi e leggere di questo. 

FRANCESCO FALCONI: INTERVISTATO PER BABETTE BROWN.IT

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La prendo molto alla larga con la prima domanda: perché scrivere? Quando e come è nata questa tua “necessità”? Qualche anno fa, per un’intervista a Panorama, dissi: «La scrittura non è un mestiere. Non è un hobby. Né una passione. È un’esigenza di cui non si può far a meno. Perché senza ti senti soffocare. E sai che è l’unico modo per liberare quella bestia che ti strangola. Se provi questo, allora vuol dire che hai una bella storia da raccontare.» In molti mi chiedono se aver scritto fantasy sia un modo per evadere la realtà. Oggi penso esattamente l’opposto: il genere fantastico racconta la realtà che ci circonda in modo ancor più profondo. Quando a 14 anni iniziai a scrivere Estasia, era sicuramente per divertimento. Amavo il fantasy e desideravo creare la mia storia. Oggi la scrittura rappresenta qualcosa di più complesso. Scrivere mi permette di mettere ordine nel caos che mi circonda e capire il chiaroscuro dentro la mia anima.

Siccome mi piace farmi i fatti degli scrittori, voglio sapere: come scrivi? A mano? Con il computer? Ti porti dietro sempre un Moleskine? Usi il microfono/dittafono dell’iPhone? Le idee arrivano quando meno te le aspetti, e le appunto semplicemente nelle note dell’iPhone. Tutto il resto via Mac, con il programma Scrivener che mi permette di ordinare documenti in maniera metodica. Ogni libro implica uno studio approfondito dell’ambientazione, degli eventi storici e dei personaggi. So che sarebbe molto più poetica e romantica la versione moleskine con penna stilografica, ma mentirei. I mezzi digitali di oggi, la sincronizzazione sul cloud e via dicendo sono molto utili e rendono più semplice concentrarsi nella fase creativa.

Scrivi tutti i giorni qualche pagina, oppure ti lasci sedurre dall’impeto dell’ispirazione? Sei un metodico della scrittura o un esuberante estemporaneo? Dipende, non esiste un’unica metodologia. Come primo lavoro sono ingegnere per un operatore telefonico, quindi posso scrivere solo la sera o nel fine settimana. Questa è l’unica costante, tutto il resto dipende dall’umore, dall’ispirazione e dalla stanchezza. A volte scrivo pagine e pagine di getto, che poi rivedo con calma. Costruisco sempre un plot abbastanza dettagliato, che poi puntualmente modifico. Cerco sempre di non farmi prendere la mano dai personaggi, cosa non semplice perché se questo implica genuinità, possono anche essere soggetti all’umore del sottoscritto e quindi perdere coerenza. Insomma, è un lavoro complesso, ma dopo aver pubblicato sedici libri posso dire con certezza che ogni romanzo ha una sua particolare storia e anima, non è possibile incasellarlo.

<<<<continua su www.babettebrown.it>>>>

UN MIO RACCONTO PER BABETTE: QUESTA VOLTA COMICO E LEGGERO

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Chissà perché quell’abitudine di leggere sempre l’ultima pagina di un libro e mai la prima,  per capire se ne vale la pena.
“Sei storta da quando sei nata”  mi  ripete mia madre da una vita.
Probabile. Molte cose le faccio al contrario, infatti. Ma questo non è che mi dia più vantaggi, in ogni caso. Come adesso. I libri che ho visto fino a ora non mi hanno colpita. Questo che sto sfogliando, però, è ben scritto. Forse un po’ troppo poetico per i miei gusti.
La tentazione è forte, ma non lo comprerò. Mi vergognerei  a farmi vedere con un libro “rosa” in mano.  Mia madre sarebbe la prima a criticarmi: “Sempre con la testa fra le nuvole! Scendi sulla terra! Basta con le illusioni che leggi tutto il santo giorno in quei libri, fai qualcosa di diverso, vai in palestra! Lì, almeno, potresti incontrare qualcuno…”  Eh, sempre con quella storia. Che il tempo passa, e che se vado avanti così resterò zitella.

Single, mamma, oggi si dice single! E poi basta guardarsi attorno. Anche qui si possono fare incontri interessanti. Il tizio che mi sta di fronte, per esempio:  sta osservando un libro grosso e dalla copertina nera con scritte argentate. Ecco, lui  mi incuriosisce molto. E non è certo un dio greco! Alto e magrissimo, capelli ricci  lunghi e tendenti al rossiccio. Occhialini tondi e lentiggini sul naso. Abbigliamento trasandato, tipico di chi passa tutto il giorno davanti a un computer o a studiare: un giaccone di velluto a coste, più grande di tre taglie, sbiadito da troppi lavaggi sbagliati, blue jeans chiari più corti di due centimetri.
“Intravedi il calzino… per fortuna non è bianco!”. Assorto, immerso in un mondo tutto suo, dove nessuna donna ha il permesso di entrare…
“Infatti ha una cartella bella gonfia a tracolla!” Mia madre ha sempre avuto un acuto spirito di osservazione, non si lascerebbe scappare neppure un dettaglio del suo abbigliamento per poi demolirlo ai miei occhi. “Scommetto che è piena di matite ben temperate, block notes per appunti, e libri… tantissimi libri. Puah, un altro secchione come quelli che ogni volta mi porti a casa! Ma cosa devo fare, io, con te?”  Che colpa ne ho se mi attirano solo tipi del genere?
“Insignificante” taglierebbe corto lei, senza dubbio.

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E POI ARRIVA L’APOCALISSE… UN MIO RACCONTO PER BABETTE BROWN.IT

cover-evento-babs-amneris-di-cesare-1“Sarà l’ultimo tramonto. Poi il buio per tre giorni e di nuovo la pioggia di fuoco…” Risorgerà il sole? C’è speranza per il genere umano? Se lo chiede Amneris Di Cesare in questo racconto.

«Ero per strada e ho visto tutto. Questa mattina, prima che iniziasse a piovere, chiaro e limpido come acqua di sorgente. Non potrei dimenticarmene nemmeno se volessi. Come si fa a dimenticare cosa ho provato in quel momento? Stupore e gelo. Una cosa dentro che si attacca alla pelle, scorticandola. Oppure alle viscere, lacerandole. Letteralmente. Non ero solo, c’erano anche altri con me. E tutti, dico proprio tutti, abbiamo per istinto guardato per aria. Con la bocca aperta, come si fa di solito quando si è meravigliati, ha presente? Abbiamo visto. Cosa? Come cosa? Ah, già, intende cosa abbiamo visto. Ma il sole, no? Sì, il sole. Si stava spegnendo. Come faccio a spiegarglielo?! Be’, prima di tutto quel gelo che le dicevo prima ci ha invasi. Il corpo, i pensieri, tutto. Ma anche i movimenti che faceva. Come chi? Il sole! Sì, il sole: si è mosso. Ecco cosa ci ha confermato che stava morendo. Ha iniziato a roteare, a disegnare dei cerchi nel cielo. Poi si è fermato e ha iniziato ad andare sopra e sotto, a destra e a sinistra poi di nuovo sopra e sotto. Insomma, una croce. Una cosa così. E ha smesso di splendere. Cosa intendo dire con questo? Eh, si è trattato di una vera e propria agonia. Ha presente quando uno sta per morire? Ecco. Io lo sentivo. Lo abbiamo sentito tutti! Se non sapessi che il sole è una cosa, un oggetto inanimato, be’, avrei detto che soffriva. Lo abbiamo anche sentito piangere. Certo, il rumore della vita che scorre ha confuso un po’ ogni cosa, ma a tutti quelli che mi erano vicini in quel momento ho chiesto se avevano udito i suoi lamenti. Be’, sa cosa? Tutti, e dico tutti, hanno risposto di sì, che l’avevano sentito anche loro. Come faccio a dire che erano i lamenti del sole e non di qualcuno non molto lontano da lì? Ma perché l’ho sentito dentro di me e non fuori, quel lamento! Ma andando avanti, poi, è successa la cosa più incredibile: lui… sì, lui si è… spento. Glielo giuro, il sole ha incominciato a spegnersi! Prima era tutto bello infuocato, anzi, la luce per un attimo ha brillato più intensamente, tanto che ho sentito male agli occhi nel guardarlo. E lentamente, proprio pianissimo, ha cominciato a impallidire. Come quando uno si sente male e sta per svenire, ha presente? È quasi diventato trasparente, non so come dire. Sembrava che annegasse nell’azzurro del cielo. Ecco, questa è la descrizione giusta. Sembrava che annegasse. Poi è riapparso e tutto è tornato normale. Lui, cioè, il sole, più caldo e vigoroso, e noi sconvolti e inebetiti. Glielo assicuro, è andata così. Ma del resto i veggenti l’avevano già detto da mesi che sarebbe successo. E nessuno ha creduto alle loro parole…»

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