#FIGLIADINESSUNO BLOGTOUR: 3° TAPPA SU SOGNANDOLEGGENDO

Meraviglioso approfondimento sull’ambientazione di Figlia di Nessuno a opera del Blog Sognando Leggendo che ha ospitato la 3° tappa del Blog Tour dedicato al mio romanzo. Leggetelo perché è davvero molto interessante e accuratissimo. Un grazie caloroso e riconoscente alle autrici della recensione e dell’approfondimento sul Brasile.

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Ambientato a Rio in una delle tantissime favelas che caratterizzano il lato più povero di questo grande paese che è il Brasile, la protagonista e voce narrante della storia, Nivea Maria Gonçalves Mello Branco racconta la sua vita partendo dai ricordi della sua tribolata infanzia con una sfortunata madre, povera e disillusa.

Uno sfogo sommesso quello di Nivea che nasconde una grande furia interna contro le ingiustizie della vita. Di quella giovane donna che era stata sua madre, costretta ad arrancare per sopravvivere, arrivando purtroppo a prostituirsi pur di riuscire a mangiare lei e la sua figlioletta.

Nivea racconta, come un fiume in piena, tutti i ricordi della sua travagliata vita, una vita miserabile che malauguratamente, per un bel po’ di tempo, ripercorrerà la stessa strada seguita dalla madre; ci parla del suo lavoro come ballerina di sala e il suo prostituirsi, il suo concedersi per denaro agli uomini: belli, brutti, nullità o potenti. Lo racconta con sentimento, con vigorosa intensità ma traspare chiaramente come nel suo cuore ci sia solo un grande vuoto, tanto disprezzo e rammarico.

Leggere questo piccolo, breve romanzo, è stato facile e veloce proprio come fa un improvviso soffio di vento nel trascinar via le foglie dagli alberi. Amneris Di Cesare, ha scritto un romanzo che racchiude in sé il grido di una donna tormentata, provata dalle vicissitudini della sua intensa breve vita. Un romanzo contemporaneo paragonabile a quanto ogni giorno si sente su i vari casi quotidiani che interessano le donne. E purtroppo molto spesso, troppo, non sono notizie confortanti.

Nella sua figura, Nivea mi ha ricordato un po’ una novella Evita Peron, forte e battagliera. Una donna immagine che dal suo uomo del momento, potente e politicamente impegnato, viene condotta a parlare alla povera gente rimasta in quelle favelas per promuovere la sua campagna elettorale. Una sorta di burattino di belle sembianze, pronto ad essere manovrato per fini politici ed elettorali, riuscito a fuggire dalla piaga di una vita povera e a trovare un posto in una società più ricca. Una donna portavoce di una inconsapevole maggioranza disgraziata, nella mani di un governo incapace di dar loro i giusti diritti.

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Ricordiamo brevemente le tappe del Blog Tour Figlia di Nessuno:

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28 novembre 2016

Prima tappa: Sognando tra le righe

Presentazione del blog tour, del romanzo e dell’autrice, recensione

5 dicembre 2016

Seconda tappa: I miei sogni tra le pagine

I personaggi – Foto e citazioni

12 dicembre 2016

Terza tappa: Sognando leggendo

L’ambientazione – Alla scoperta del Brasile

19 dicembre 2016

Quarta tappa: È scrivere – Community per scrittori

Intervista ad Amneris Di Cesare

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INTERVISTA ALLA SOTTOSCRITTA DI GNOMO SOPRA LE RIGHE

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Come è il tuo rapporto con il Natale?È una festa che mi piace molto e a cui tengo in modo particolare.

2)      Presepe o albero, perché?Albero di Natale. Perché non ha mai fatto parte della mia tradizione famigliare e perché l’Albero carico di frutti e di palle colorate abbraccia un più ampio senso di condivisione e unione, accoglienza e famiglia, nel mio immaginario.

3)      Cosa ne pensi di Babbo Natale? Ci credi ancora? Quando hai smesso di crederci e perché?Raccontaci un aneddoto natalizio. Babbo Natale è un po’ la versione giocosa e fanciullesca del senso di Mistero e Ignoto, insieme al senso di Festa e Famiglia, per me, anche se, da bolognese, il Natale era sì una festa importante, ma i doni da noi a Bologna, arrivavano il giorno della Befana, il 6 gennaio, Epifania. Ed era un po’ triste, perché proprio perché arrivavano l’ultimo giorno delle vacane natalizie, i giochi ricevuti li potevamo sfruttare molto poco, ce li potevamo godere per meno tempo. Ho smesso di crederci in prima elementare, il primo giorno di scuola, a 6 anni: una compagna di classe, non ricordo più a che proposito, esordì dicendo “Lo sappiamo tutti che Babbo Natale sono i nostri genitori!”. Non dissi niente ma ci rimasi malissimo. Cosa strana, non mi aggrappai all’idea e volerci credere a tutti i costi. Aveva senso, per cui non feci neppure domande ai miei. Mia madre però mi proibì di rivelarlo a mio fratello il quale credo ci abbia creduto fin verso i 10 anni. E di questo, ricordo che soffrivo: avrei voluto poter tornare a crederci anche io, ma non era più possibile. J

4)      Ami fare i regali? O ricevere regali? Che tipo di regali? Preferisci la sorpresa o suggerisci a qualcuno i tuoi desideri?Amo fare i regali più che riceverli. In genere inizio già a ottobre a pensare a cosa regalare per Natale (faccio l’albero verso il 20/25 novembre, per potermi godere l’albero più a lungo) e per ogni persona a cui faccio un regalo penso in base alla personalità e a cosa gli piacerebbe ricevere. Per quello che riguarda me, preferisco la sorpresa e non dico mai nulla che possa mettere le persone sulla strada giusta.

5)      Ami ricevere libri o preferisci comprarteli? Hai mai ricevuto un libro che non sei riuscito a leggere? E perché? O uno che invece è stata una vera bella sorpresa inaspettata?Amo ricevere libri come regalo e apprezzo moltissimo chi lo fa (non lo fanno in tanti). Sì, molto spesso ricevo libri che non riesco a leggere, perché in genere gli amici si basano su ciò che viene venduto di più, sui bestseller e io li detesto. Una bellissima sorpresa inaspettata fu quando mi regalarono un libro di Stefano Benni, uno dei miei autori italiani preferiti.

6)      Come si intitola il romanzo che hai scritto e vorresti consigliare come regalo di Natale? Il romanzo che ho appena pubblicato si intitola Figlia di nessuno e come sottotitolo  Sonhar não custa nada. È la storia di Nivea, una ragazza della favela della Rocinha di Rio de Janeiro che piano piano si affranca dalla condizione di povertà e miseria in cui è nata e attraverso una gran forza di volontà riesce ad arrivare a essere una persona importante. È la storia forte di una donna povera del Brasile.

7)      Cosa ha di particolare il tuo romanzo per finire sotto l’albero di Natale? A chi è adatto? È la storia di una donna forte, determinata, senza paura. Una donna che non si concede il lusso di sognare. Forse è adatto a chi ama le storie dure, forti e con un messaggio di speranza.

8)      Ti è piaciuto scriverlo? Da dove nasce la storia? Mi è piaciuto moltissimo scriverlo, e nasce da una canzone, la canzone-sigla di una scuola di samba del Carnevale del 1992. Avevo in testa questa canzone che amo da allora, quando andai a vedere il carnevale nelle strade di Rio. La scuola di samba (Mocidade Independente de Padre Miguel) quell’anno non vinse ma quell’enredo ancora oggi lo ritengo il più bello mai scritto.

QUI L’INTERVISTA COMPLETA

#FIGLIADINESSUNO: PRIMA TAPPA DEL BLOGTOUR

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Il #FigliaDiNessuno #BlogTour inizia oggi e parte dal blog Sognando tra le righe, ottimo blog di lettura e recensioni.

Un racconto che si legge tutto d’un fiato e ci restituisce l’immagine di una donna che sin dalla più tenera età ha dovuto sgomitare nel mare impetuoso (e impietoso) della vita. Nata nella favela più grande del Brasile, non sa chi sia suo padre, se non attraverso i racconti di sua madre, donna sognatrice e aspirante ballerina del carnevale di Rio. Nivea (già il nome ha il suo impatto) è una ragazza cresciuta nella miseria, ma con la voglia di riscatto che le scorre nelle vene, dei racconti della madre ha fatto lezione cercando di condurre un’esistenza migliore. L’amore è sicuramente uno dei punti cardinali della sua vita, anche se a volte fugace, inseguito, non corrisposto. L’amore nelle sue più variopinte sfumature: amore di figlia, amore di donna e amore di madre. Nivea brucia d’amore verso la vita, verso la libertà e l’emancipazione dalla miseria. Amerà seppur con diverso trasporto più uomini, e ognuno le insegnerà qualcosa su se stessa. Una vita intensa alla ricerca di qualcosa, forse di un’identità, della rivincita verso la vita. Un racconto davvero molto molto bello, introspettivo che ribadisce il potere delle donne, quella loro continua e affannosa ricerca di conferme che a volte giungono dopo non poca sofferenza. Nivea ama la vita, ci si attacca fortemente anche perché se nasci e cresci nelle favelas, tutto ciò che la vita ti offre è sempre ben accetto. Una ragazza sognatrice prima, una donna forte e disillusa dopo, attraverso la vita di questo personaggio assistiamo al viaggio introspettivo di molte donne, perché non importa dove nasciamo e cresciamo, importa come decidiamo di consumare la fiamma che arde potente nel nostro animo. Teniamola sempre accesa, anche quando ci sembra di non aver mai costruito quello che avremmo voluto.  Amneris Di Cesare ha uno stile asciutto ma fortemente incisivo, soprattutto quando affronta argomenti delicati e toccanti. Figlia di nessuno meriterebbe di diventare un romanzo perché tratta tematiche sempre attuali legate alla complicata quanto vasta sfera femminile.

Ci sono momenti, nella vita di chi scrive, in cui vivi nella più completa esaltazione di ciò che di tuo sta per uscire ed essere dato alle stampe. E altri in cui tutto ti sembra buio, cupo, infruttuoso o inutile.
La vita di chi scrive e il suo umore sono così: alti e bassi.
Oggi era una giornata “bassa”, con un risveglio triste e poco luminoso.
E poi arriva una recensione come questa, per la presentazione di Figlia di nessuno e la prima tappa del Blog Tour.
Per chi scrive è sempre una sorpresa sentirsi “compresi” prima di tutto e poi apprezzati. Questa recensione bellissima a opera di Sognando tra le Righe mi ha emozionato e commosso.
Grazie, davvero grazie, Foschia75 per avermi regalato un risveglio luminoso aver riportato la mia autostima a livelli “alti”.

Le prossime tappe del BlogTour:
5 dicembre 2016
I personaggi – Foto e citazioni
12 dicembre 2016
Terza tappa: Sognando leggendo
L’ambientazione – Alla scoperta del Brasile
19 dicembre 2016
Intervista ad Amneris Di Cesare

#FIGLIADINESSUNO: QUIZ N.7 LA SOLUZIONE

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Iemanjá è una divinità orisha, originaria della mitologia Yoruba; appartiene al mare, di cui è la regina, ed è spesso rappresentata come un’entità metà donna e meta pesce dai lunghi capelli bruni e dalle forme sensuali; predilige l’azzurro, il bianco ed il blu. La sua festa si celebra nei primi giorni di febbraio e protegge anche dai naufragi.

Iemanjá, «madre i cui figli sono pesci» (Yeyé omo ejá) è la regina del mare e la madre per eccellenza (non per niente è sincretizzata con la Madonna o, più precisamente, con “Nossa Senhora da Conceição”), dato che come da sempre è noto, l’acqua è l’origine della vita. Per questo motivo viene sempre rappresentata con seni enormi, con i quali si dice allatti tutti i figli, anche quelli non suoi… (CONTINUATE A LEGGERE LA LEGGENDA DI IEMANJA QUI) 

Ora faccio una piccola pausa, perché ho notato alcune cose che mi hanno un po’ sorpreso: questo è il quiz N.7. E 7 da sempre è il mio numero preferito. E’ dedicato a Iemanjà. E Iemanjà da quando ho appoggiato piede sul suolo brasiliano ha continuato ad affascinarmi e anche senza accorgermene la cito in ciò che scrivo. Leggete questo mio post, e capirete. Oggi è il 25 novembre, ed è il giorno in cui FIGLIA DI NESSUNO esce in tutti gli store online e in cartaceo. Coincidenze? Io non credo! 

Classifica risposte esatte Quiz n.6:
1. Annamaria Lucchese Babette Brown
2. Marco del Sere
3
. Valentina Sunshine Campi 

#FIGLIADINESSUNO QUIZ N.6: LA SOLUZIONE

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Il Corcovado (in portoghese: “gobbo”[1]) o Monte Cristo è una montagna situata nel centro di Rio de Janeiro, in Brasile; alta 710 metri, è situata nel parco nazionale della Tijuca. È conosciuto a livello mondiale in quanto sulla cima si trova la statua del Cristo Redentore. Il picco e la statua sono accessibili tramite la Corcovado Rack Railway, aperta nel 1884 e sistemata nel 1980. La ferrovia usa treni ad elettricità capaci di trasportare 360 passeggeri all’ora. Ogni viaggio dura circa 20 minuti e il treno riparte ogni mezz’ora, dalle 8:30 del mattino alle 18:30 di pomeriggio. Alla base della statua si trova una scala composta da 222 gradini e vi sono diversi ascensori. L’attrazione più popolare del Corcovado è la statua, che attira oltre 300,000 persone tra gente del luogo e turisti ogni anno. Dalla piattaforma della statua si può vedere la città di Rio, il Pan di Zucchero, il lago Lagoa Rodrigo de Freitas, le spiagge di Copacabana e Ipanema, lo Stadio Mário Filho, e molte favelas. Il Corcovado è anche scalabile e vi sono 54 vie attraversabili dagli scalatori (dato risalente al 1992).

Il Cristo Redentore (in portoghese: Cristo Redentor) è una statua in stile Art Déco rappresentante Gesù Cristo. La statua trova collocazione sulla cima della montagna del Corcovado, che si erge a 700 m s.l.m. a picco sulla città e sulla baia di Rio de Janeiro, è alta 38 metri, di cui 8 metri fanno parte del basamento. La statua, fatta di calcestruzzo e pietra saponaria e costruita fra il 1922 e il 1931, è un simbolo della città e del Brasile e rappresenta il Cristo Redentore dell’umanità. È stato inserito nel 2007 fra le sette meraviglie del mondo moderno. Ai piedi della statua è posta una targa messa dalla comunità italiana nel 1974 (in occasione del centenario della nascita di Guglielmo Marconi) per commemorare l’accensione delle lampade della statua tramite un impulso radio da Roma da parte dello scienziato italiano il 12 ottobre 1931. [FONTE WIKIPEDIA] 

IL BUIO IN UNA STANZA di CLAUDIA TAULOIS tradotto dalla sottoscritta.

Alla fine ce l’ho fatta. Un po’ di problemi di salute, un po’ di alti e bassi, qualche problema con la pubblicazione online da parte dell’autrice, ma finalmente IL BUIO IN UNA STANZA, traduzione in italiano di QUARTO ESCURO, esce su Amazon nella sua versione tradotta in italiano.

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E’ un bel romanzo. Mi sono appassionata leggendolo e traducendolo alle vicende di Edù e Clà, diminutivi di Eduardo e Claudia, due giovani adolescenti che si incontrano in circostanze drammatiche e che nell’arco di un ventennio cercheranno di superare tutte le avversità e di lasciar fiorire l’amore e la passione nata tra loro. Un romanzo che mostra pieghe nascoste del vivere e della società brasiliana, che incanta per l’immediatezza della narrazione.

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Claudia Taulois è nata (come me) a San Paulo nel 1970 (esattamente dieci anni DOPO di me). Lavora nel campo pubblicitario e pur amando spassionatamente la scrittura, gli incessanti impegni professionali la costringono a considerare lo scrivere solo un hobby. Da bambina però ha conseguito un prestigioso premio indetto dalla Casa Editrice Saraiva. Nel 2008 ha pubblicato come indipendente Quarto Escuro (Il buio in una stanza) e cinque anni dopo O verdadeiro poder. Ha nel cassetto anche un libro per bambini e sta ultimando di scrivere anche un altro romance. Il suo sogno è quello di dedicarsi solo alla scrittura.

Il buio in una stanza: su Amazon e sui migliori store online della rete internazionale.

CIAO AYRTON…

 

 

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Non è facile parlare di lui, anche dopo vent’anni. Mille emozioni si affollano tutte insieme e premono in quanto vogliono essere ascoltate per prime.

Non è mai facile, per chi non ha conosciuto di persona un mito, parlarne come persona. Si rischia di essere retorici, di ingigantire le qualità e minimizzarne le debolezze.

Ho sempre rifuggito i miti. Ne ho conosciuti in passato, ma li ho spesso evitati. Quando sei “grande” per milioni di persone rischi, alla fine, di crederti il “più grande” e il “più forte” e di esserlo al di sopra di tutto e di tutti. Ma Ayrton è una rara eccezione. Faceva del bene di nascosto, senza mostrarsi, senza far parlare di sé nel suo privato. Ha sempre mostrato a tutti una forte determinazione in pista, una “cattiveria” competitiva estrema e una profonda umiltà fuori dalle gare, nella vita quotidiana.

“Se a gente quiser modificar alguma coisa, é pelas crianças que devemos começar. Devemos respeitar e educar nossas crianças para que o futuro das nações e do planeta seja digno”.

“Se vogliamo cambiare qualcosa, dobbiamo iniziare dai bambini. Dobbiamo rispettare ed educare i nostri figli affinché il futuro delle nazioni e del pianeta ne sia degno”

Confidò alla sorella, in occasione del suo compleanno nel marzo del 1994, di voler fare qualcosa di concreto per offrire un’opportunità di crescita ed educazione ai giovani poveri del paese. L’incidente del 1 maggio non gli permise di realizzare il progetto che, invece, fu portato avanti dalla sorella Viviane. Oggi, questo progetto, ha il nome di Fundaçao Ayrton Senna, una ONG brasiliana che si occupa di togliere dalla strada i ragazzini abbandonati e dare loro un’opportunità di vita attraverso la scuola e l’educazione.

Non è facile parlare di lui e non ne parlerò. Parlerò di ciò che ho visto, in Brasile, in quegli ultimi anni, e di ciò che è stato essere Ayrton Senna per i brasiliani. Parlerò di un uomo che da grande e invincibile, osannato dalle masse e corteggiato dai media, sapeva farsi piccolo e umile.

Era un idolo per i Brasiliani, ma soprattutto una certezza. In un paese all’epoca devastato dall’inflazione, dalla miseria, dalla violenza nelle strade, dal torbido turismo sessuale e dai meninos de rua che un governo post-dittatoriale non riusciva a risolvere, Ayrton era la fiducia, per i Brasiliani, di potercela fare, di poter un giorno risollevare la testa e camminare a schiena dritta, orgogliosi di essere quello che sono. Perché Ayrton, con la sua stessa vita, aveva dimostrato che ciò era possibile.

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Questo blog mi piace moltissimo… Obrigado Brasil coditiano!

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Oggi parliamo di un personaggio della storia recente del Brasile che è stato veramente molto amato e rispettato in vita e continua ad essere omaggiato e ricordato con affetto anche da morto: il sambista e compositore Cartola. Parlare di Cartola non è affatto facile e ho pensato di dividere la sua vita in 2 punti: 1) il suo incontro con il samba, la popolarità; 2) l’anonimato e il suo ritorno alle scene (compreso il ruolo di Dona Zica, la sua seconda moglie, che ha contribuito molto alla sua rinascita anche come uomo). In questo post affronteremo la prima parte, la seconda sarà oggetto di un prossimo  post.

1. Perchè “Cartola”?

cartola_capeu-cocoPartiamo dall’apelido, dal nickname come diremo oggi: Perchè proprio “Cartola”? Cartola è il nome con cui in brasile si indica il cappello a cilindro, il classico cappello che indossavano gli uomini dell’800, e che il nostro personaggio…

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