MA CHE COSA STAI FACENDO?

#NonStoFacendoNulla
Traduzione di “Quel Libro” in corso (43%);
#NaNoWriMo e il Manoscritto Ibrido in piena scrittura (39%)
Uscita #FigliaDiNessuno in preparazione, promozione, presentazione (70%)
Trattativa di 2 romanzi USA x CE in corso (3%)
6 Romanzi da leggere e recensire: in corso (1%)
4 Interviste da programmare: in corso (39%)
2 Libri (1 ebook e 2 cartaceo) da programmare (27%)
1 Manuale da correggere (questo però da gennaio) (60%)
E comunque c’è anche una Vita là fuori, che richiede di essere vissuta.
Direi che sto a posto.
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SOGNI…

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#cazzeggiomodeon #mika #inspirational #ohmymuse

Stanotte ho sognato di essere seduta davanti a un tavolaccio da osteria, mentre una band suonava “canzoni stonate” e avevo davanti a me un ragazzone di 33 anni, ricciolo, dai grandi occhi da cerbiatto e che mi sorrideva sornione.
Io, invece muta a guardarlo, non dico imbarazzata, ma forse emotivamente paralizzata.
E poi riuscivo a dirgli:
<< Pensa che ho amiche che, se si trovassero al posto mio, non la smetterebbero più di parlare e di farti domande. E invece io, guarda un po’, come un’ebete davanti a te me ne sto zitta zitta…>>
Lui si è limitato a ridere.
Indovinate un po’ di chi si trattava?

 

LA FIERA, IL BRASILE, LA KOREA E TANTI LIBRI..

A post shared by Amneris (@amneris991) on

E comunque la Fiera del Libro per Ragazzi è stata:
Ledra Ledra
Livia Rocchi
Claudia Souza
Sara Saorin
Lola Lola
Anna Tasinato
NiMò Monica Nicolosi
Alessandro Fieschi
Daniela Vanzini
e… rullo di tamburi….
Stand del Brasile
Stand della Korea

*OCCHI A CUORICINO*
Ho camminato, come mi ha ordinato il cardiologo, e ho fatto la cosa che mi piace di più al mondo: parlare di libri.

I libri i Koreani li sanno fare belli

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‪#‎FieraDelLibroPerRagazziBologna‬
Riuscire a dire annyeonghaseyo e kamsahamnida a una hostess coreana dello stand della Korea non ha prezzo…

Ma anche il Brasile non è da meno

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‪#‎Prevedibile‬
Ahah… Livia Rocchi che nel bailamme della Fiera del Libro per Ragazzi mi trova – perché andava sul sicuro – allo stand della Korea.
Sono prevedibile. Lo so.
Ma che bei libri!

‪#‎Prevedibile2‬
Comunque andare in Fiera del Libro per Ragazzi senza neppure uno straccio di biglietto da visita è roba da Triple Face Palm

‪#‎FieraDelLibroPerRagazzi‬
<<Conosci più tu del mio paese di me>> Hostess Stand Korea.
<<Eh, ma non si può amare una cosa e non volerla conoscere a fondo…>>
Massima Zen di fine pomeriggio.

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SHADOWHUNTERS TV SERIES: SARA’ ANCHE TRASH, MA QUANTA CRUSH!

WARNING! DISCLAIMER! ATTENTION!
Post assolutamente demenziale e per niente serio! 
NON LEGGERE SE NON SOPPORTATE
L’ALTO TASSO DI STUPIDERA
CONTENUTO NELLE PROSSIME RIGHE! 
READ AT YOUR OWN RISK!

Il 12 gennaio è andata in onda la prima puntata di Shadowhunters, la Serie TV della FreeForm. Ne avevo parlato in questo post e poi non ne avevo più scritto, e tutto questo… volutamente.

Questi quasi 4 mesi di programmazione mi hanno visto infuriata il più delle volte: i fan della saga di Cassandra Clare erano stati informati subito che ci sarebbero stati notevoli cambiamenti sulla trama e sulle ambientazioni e a fatica, tutti noi, ce ne eravamo fatti una ragione. Non ci si può aspettare una fedeltà alla trama dei libri, ci si diceva, cercando di convincerci che in fondo, quello che importava, era di vedere i nostri amati Shadowhunters e Downwolders in azione.

Poi una volta iniziate le puntate avevamo tutti in qualche modo “tenuto duro“: la recitazione approssimativa di parecchi attori, soprattutto quelli che impersonano i personaggi principali, l‘ambientazione completamente differente da quella disegnata dalla Clare, l’introduzione, addirittura di uno o più personaggi che nei libri non esistono, avevano davvero messo a dura prova la pazienza del fan più accanito.
E quando questi cambiamenti hanno toccato la “ship” più “canon” e più importante, la #Malec, rischiando di comprometterne tutto il significato che rappresenta lungo una narrazione che si estende per sei romanzi più vari spin-off successivi, beh, non è stato più possibile arginare l’irritazione e concedere agli sceneggiatori il beneficio del dubbio.

Inveendo contro gli sceneggiatori su tutte le pagine di facebook e gli spazi commenti dei siti e i blog dell’etere, recitando come un mantra “La #Malec non si tocca”, ho avuto anche io il mio

MOMENTO FANGIRL INCAZZATA MODE ON”.

Alec Lightwood che chiede in sposa una perfetta sconosciuta che nei libri manco esiste? No Way!

In tanti continuavano a ripetere: la serie è pietosa ma Magnus Bane e Alec Lightwood sono meravigliosi. Prendila un po’ con filosofia, la serie è quanto più trash possa esistere, accettala per quello che è, cerca di vedere il bello nell’improbabile.

Sarà anche trash, dicevo io, ma non mi possono scombussolare la ship più canon che più canon non si può! Dov’è la mia OTP? Ho bisogno dei feels. Almeno un po’ di angst! Altrimenti come posso superare la crush e lo shock da cross-over? Non possono toccare la più bella slash che sia stata mai descritta fino a oggi in una serie young adult urban fantasy contemporanea! Almeno uno spin-off me lo potevano concedere!

E via così discorrendo (e imprecando). Passavo le notti a pensare in forma di fanfiction su ciò che avrebbe potuto succedere negli episodi successivi e più guardavo le puntate più mi arrabbiavo. Come aveva potuto, mi chiedevo, Cassandra Clare lasciare che si facesse della sua saga un simile scempio?

E alla fine arriviamo all’12 episodio. Quello che precede il Season Finale. Quello che si intitola #Malec e che solo chi conosce bene la saga e soprattutto “shippa” le coppie in essa contenute sa che si riferisce a Magnus e Alec e che probabilmente porterà rivelazioni che si potranno svelare solamente nella seconda stagione, già confermata per il 2017 e i cui prossimi episodi inizieranno a girarsi i primi di Maggio.

Finché non è arrivato Martedì notte (per chi ha Netflix e aveva il coraggio di aspettare ore antelucane per visionare in anticipo la puntata in contemporanea con gli USA e in inglese senza sottotitoli) e soprattutto finché si è stati così coraggiosi da evitare in assoluto Twitter e i suoi mega-spoiler, i comuni fan mortali si sono dovuti accontentare degli sneek-peek che FreeForm ha rilasciato con grande parsimonia rispetto agli episodi precedenti. Ma poi, Mercoledì in tarda mattinata l’episodio è stato caricato un po’ su tutti i siti di streaming et voilà... il web è esploso letteralmente.

Il bacio della #Malec ha invaso tutti i social: da Facebook su gruppi e pagine dedicate, tumblr, Twitter, Istagram & co. Un tripudio di esultanza e tanti tanti Occhi a Cuoricino.

C’è stato IL BACIO.DELLA.STAGIONE.TELEVISIVA.INTERNAZIONALE.2016. 

E tutte le fangirl possono dirsi contente. Da quel momento la Serie TV non è sembrata così malvagia. Addirittura mi ha preso la nostalgia delle prime puntate e me le sono andate a cercare. Ho rivisto, ho sorriso, ho persino ridacchiato un po’. E niente mi sembrava così pessimo come agli inizi. Insomma, adesso ne sono addicted e non me ne pento. Non mi sento neppure un pochino in colpa del fatto di amare una serie che si discosta così tanto dai libri originali da sembrare proprio un’altra cosa. Perché in questa serie ci sono loro. I #Malec. Che valgono tutto il resto e forse anche qualcosina in più. Anzi, sceneggiatori di FreeForm: se mi scrivete una Serie TV spin-off solo su di loro a me va bene.
Gli spin-off funzionano.
#Sapevatelo

P.S.: Se non avete ancora iniziato a vedere #Shadowhunters Serie TV 1 stagione, non fatelo! Questo post vi ha dimostrato quanto pericolosa ne sia la visione e che effetti collaterali provoca: la STUPIDERA è cosa dannatamente pericolosa e #Shadowhunters TV Series ne è piena! 

 

Non voglio più chiedere scusa
se sulla testa porto questa specie di medusa
o foresta
non è soltanto un segno
di protesta
ma è un rifugio per gli insetti
un nido per gli uccelli
che si amano tranquilli fra i miei pensieri
e il cielo
sono la parte di me che
mi somiglia di più
Vivo sempre insieme ai miei capelli.

I miei capelli – Niccolò Fabi

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<<Dove sono i miei capelli? Rivoglio i miei capelli!>>
<<Figlio, guarda che i capelli tagliati erano miei…>>
Leo continua a passarmi le dita tra i capelli piagnucolando…
<<Tranquilla mamma, niente panico. Adesso torniamo dal parrucchiere e te li facciamo incollare oppure ci mettiamo le ecstenscion! Ma vedrai, riavrai i capelli lunghi come prima!>>
I “miei capelli” capito?
Dove finisce la “donna” e inizia la “mamma”?
Dov’è finita la sedicenne sessantottina che gridava “Io sono mia?”
Sparita dietro l’ombra lunga del figlio adolescente.
Sic!
(però io son felice dei miei capelli corti! )

 

MAI PIU’ SENZA

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Qualche giorno fa, un’amica Blogger ha scritto un pezzo sul suo Kindle e sul fatto che l’amore tra di loro pare essersi spento.

La cosa mi ha fatto pensare. Ho comprato un anno fa il mio Kindle, dopo anni di tentennamenti. Un impulso del momento: su amazon.it un click senza starci troppo a pensare e via. Acquistato. Ricevuto nel giro di pochissimi giorni e giusto in tempo per un viaggio di una giornata, a Milano. In treno, sia all’andata che al ritorno, è stato fichissimo leggere senza il peso di un libro di carta.

Il tempo è passato. Il mio Kindle è diventato sempre più importante e presente. Ho scoperto come usarlo, ormai non mi sono più (quasi) sconosciute nessuna delle sue applicazioni, da dieci libri della prima volta oggi sono arrivata a quota 426.

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420 libri e non sentirne il peso. Prendere il tuo Kindle e andartene dove vuoi. Tipo, per dire, in bagno, in cucina mentre aspetti che l’acqua bolla, al bar mentre aspetti un’amica un po’ in ritardo, dal parrucchiere (che tutte quelle riviste di gossip ormai ti vengono a noia anche solo a guardarle da lontano e sbirciarne i titoli dalle copertine ti fanno elettrizzare i capelli così non si possono più acconciare!), dal medico curante ad aspettare il tuo turno. In auto, nelle 10 ore di viaggio che di solito impieghi da casa tua fin giù in Calabria, 1000 chilometri senza accorgertene (tanto guida il marito) e due, magari anche due romanzi e mezzo letti senza preoccuparti dove hai infilato la seconda copia, dopo che hai finito di leggerti la prima…

Cara amica Mara, capisco la tua frustrazione e il tuo disamore. Ma io sono ancora in quella fase in cui il mio Kindle è tutto il mio mondo. In quella fase dell’innamoramento in cui vuoi stare sempre insieme al tuo amato e non vuoi separartene mai, neppure per un secondo (guai se i miei figli si azzardano anche solo a prenderlo in mano per porgermelo subito dopo! Azzanno come Mika se gli tocchi i suoi concorrenti!)

così:

oppure:

in quella fase dell’amore in cui non c’è niente di più bello, pratico, utile, tecnologicamente avanzato. Insomma, sono ancora in quella fase in cui posso dire:

Toccatemi tutto ma non il mio Kindle.

E vabbe’. Probabilmente passerà.

LEGGERE: INIZIARE PIAN PIANO…

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“Prima o poi, mamma, leggerò i tuoi libri…”
“Eh, prima o poi… chissà quando sarà quel “poi” eh?”
“Intanto iniziamo dalle dediche, scommetto che a noi non hai pensato nemmeno un attimo, vero?”
“Mai, neppure un minuto!”

Leggere non è facile. Basta iniziare dalle piccole cose. Poche ma essenziali.
L’importante è incominciare.

INVISIBILITA’ VISIBILISSIMA o VISIBILITA’ INVISIBILISSIMA?

Anni fa frequentavo un forum, un forum di scrittori “professionisti”.
Ero appena approdata ai blog su Splinder, e, con mio sommo stupore, i miei racconti venivano letti, apprezzati, commentati, e gli altri blogger ne chiedevano sempre di più, volevano altri miei scritti e lo chiedevano a gran voce. Due tra quei lettori avevano scritto già alcuni libri e uno addirittura era un autore televisivo.
Mi consigliarono entrambi di cercare sul serio di provare a pubblicare.
Da qui l’approdo a quel forum e l’abbonamento alla rivista cartacea corredata che prometteva di insegnarmi a scrivere per pubblicare sul serio.

Ho frequentato quel forum per un anno, poi me ne sono andata e ho aperto F.I.A.E. insieme a Fabio Musati e un’altra aspirante scrittrice, perché volevamo qualcosa di diverso, qualcosa in più di quanto in quell’altro forum ci veniva offerto. E poi volevamo essere liberi da qualunque vincolo. FIAE è andato avanti dieci anni, e ha aiutato a pubblicare in maniera totalmente “free” decine di aspiranti scrittori. E molti di essi hanno vinto premi letterari prestigiosi e importanti. Un traguardo di cui vado molto orgogliosa.

Una delle cose più importanti che quel forum di professionisti  di cui accennavo all’inizio insegnava era che, come prima cosa, un aspirante scrittore doveva costruirsi un “curriculum letterario”. Nel suddetto curriculum non dovevano comparire eventuali pubblicazioni con Case Editrici A Pagamento (le famigerate EAP) e i concorsi letterari di poco conto a cui si era partecipato e vinto (tipo il Premio di Poesia di Nonna Carlotta, o Il Concorso Letterario delle Casalinghe Arrabbiate). Nel curriculum letterario bisognava indicare solo ciò che fosse davvero importante, e le pubblicazioni con Case Editrici NON a Pagamento (le cosiddette NOEAP).

Nel corso di questi ultimi 14 anni, il mio curriculum si è allungato: pubblicazioni, saggi, romanzi con NOEAP, traduzioni, collaborazioni. Sono contenta del mio curriculum. E’ lungo, ha al suo interno una bella sfilza di progetti e risultati di cui vado fiera.

Eppure…

Eppure qualche giorno fa una persona mi dice, in un forum, in un commento:

“Scusa sai, ma tu sei una sconosciuta. non sei King, nemmeno la Sveva Casati Modignani”.

Ci ho ragionato su. Le ho risposto che “sconosciuta” come epiteto mi va benissimo. Ovvio che non sono stata a giustificare il perché, che quando “giustifichi” hai già perso in partenza. Sì, sono una sconosciuta. Perché ho qualche problema con la visibilità. Non amo mettermi in mostra, se posso mi defilo, in genere chiedo di non essere menzionata nelle traduzioni o negli articoli che spesso faccio pubblicare ad altri. So che è controproducente, che così non è che arrivo in vetta alle classifiche, ma, detta in tutta sincerità, a me mica mi frega poi tanto di arrivare in vetta alle classifiche.

Quello che mi piace è scrivere. Farmi leggere. Magari trovare un bel manoscritto inedito e fare in modo che venga pubblicato. Meglio ancora se straniero, tradurlo e farlo conoscere agli italiani. Ma la roba mia, in genere non la spingo mai molto. Se lo fanno gli altri perché lo apprezzano, bene, altrimenti, pace.

Perciò mi sono detta: ho aperto un blog, nel lontano 2002 per ottenere l’invisibilità visibilissima.
E’ rimasto tutto lo stesso, da allora. La mia visibilità è invisibilissima ancora oggi.

Ma va bene. Va bene così!
E se nel mio curriculum letterario non compaiono collaborazioni con Case Editrici BIG o Agenzie Letterarie Internazionali, non ha importanza. Del mio curriculum letterario sono comunque molto orgogliosa.
Sconosciuta o meno che sia. 🙂

Curriculum:

Amneris Di Cesare, italiana nata a Sao Paulo del Brasile, vive a Bologna. Sposata a un medico calabrese, mamma e moglie a tempo pieno, collabora come free-lance per riviste femminili. Nell 2005 crea il F.I.A.E. – Forum Indipendente Autori Emergenti che gestisce fino al 2014, un gruppo laboratorio di editing autogestito per scrittori emergenti. Ha pubblicato il saggio “Mamma non mamma: la sfida di essere madri nel mondo di Harry Potter” nell’antologia benefica Potterologia: dieci as-saggi dell’universo di J.K. Rowling (CameloZampa Editore 2011); un suo racconto, intitolato “Zanna” è presente nell’antologia di racconti animalisti “Code di Stampa” (La Gru Edizioni 2011); ha pubblicato nel 2012 il suo romanzo d’esordio, “Nient’altro che amare” (Edizioni CentoAutori), vincitore del Premio Letterario Mondoscrittura, e nel 2013 ha partecipato al progetto di scolastica coordinato da Manuela Salvi “Prossima fermata… Italia!” (Onda Editore) scrivendo il capitolo dedicato alla regione Calabria. Ha curato l’antologia benefica “Dodicidio” per il progetto POP di La Gru Edizioni scrivendo il capitolo“Febbraio” (2013) e ha vinto il “Concorso Cercasi Jane” indetto dalla Domino Edizioni con la quale il 1 settembre 2013 è uscito il suo romanzo “Sirena all’orizzonte” secondo classificato al Premio Letterario Magiche rose 2014 di Fiuggi. A giugno 2014 invece è uscito “Mira dritto al cuore” per i tipi della Runa Editrice, mentre un secondo saggio sulle figure materne nella saga di Harry Potter dal titolo “Mamma non mamma: le madri minori nel mondo di Harry Potter” è uscito a Marzo 2015 sempre con Runa Editrice. Per Runa Editrice ha curato la pubblicazione e l’editing del saggio Harry Potter come strumento letterario di Marina Lenti (Febbraio 2015). E’ stata di recente nominata Direttrice per le collane Fantasy e Narrativa Bambini e per la Sezione Narrativa Straniera lingua inglese e portoghese, perCasa Editrice Amarganta, nuova NOEAP di recente costituzione e per la quale ha già selezionato un romanzo di sci-fi romantica, Darkside di Alessandra Gaggioli, due romanzi brevi di Marie Sexton, Il Capitolo 5 e il maniaco dall’ascia vibrante e L’Appartamento 14 e quel diavolo vicino di casa, usciti a maggio 2015, da lei tradotti in italiano, due romanzi di Indra Vaughn, Ossessionato in uscita a luglio e Polvere di neve in uscita a dicembre e due albi per bambini, per la nuova collana Amarene. Collabora con il portale di informazione online Rete-News.it (www.rete-news.it) scrivendo articoli di cronaca, costume e musica e con la rivista letteraria digitale e online Inkroci (www.inkroci.it ) in qualità di traduttrice.

PROFESSARE PROFESSIONI

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#ProfessareProfessioni

Eh…
pure io ho un blog…
Eh!

MANGA OBSESSION: GAME OVER

 

‪#‎MangaObsession‬
Ci sono cose di cui sono grata, e l’essermi appassionata ai manga in un tempo recente, è una di queste.
Perdermi Ao Haru Ride, la storia d’amore contrastata e bellissima di questi due giovani protagonisti non me lo sarei mai perdonato, altrimenti.
Adesso questo manga è terminato. E con un po’ di rammarico, sono felice di averlo seguito passo passo, capitolo dopo capitolo…

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