CROTONE LA TOSTA

Vedete…
Crotone è una città della Calabria così bella e magica da sembrare quasi finta. Ha un mare stupendo, una delle riserve marine più vaste e ricche di tutto il litorale italano, uno dei siti archeologici più grandi e belli di tutta la… Magna Grecia.
Crotone ha persino un vanto: una scuola filosofica, fondata da Pitagora alla quale potevano avere accesso anche le donne! Quindi, Crotone è stata la prima città “femminista” della storia.
E infatti, le donne di Crotone sono donne toste, forti, bellissime e sensuali ma determinate e con le spalle robuste.
Crotone negli anni è stata spesso umiliata.
Si parla di lei soltanto quando c’è una retata per mafia o criminalità organizzata. Quando c’è da parlarne male.
Eppure, questa gente di Crotone non si è mai abbattuta, mai piegata.
Ha sempre fatto di necessità virtù.
Pur nella crisi immensa che questo Paese ha attraversato e sta attraversando, i crotonesi non si sono mai lasciati andare alla depressione e al disfattismo.
Anzi, hanno saputo scegliere il cambiamento, e lo hanno fatto andando alle urne, votando un sindaco differente e fuori dagli schemi. Bravo o meno che sia il nuovo sindaco, quello che conta è che la gente di Crotone ha scelto. Senza barare.
E la vittoria di ieri della squadra di calcio, in qualche modo ha mostrato un volto diverso di questi calabresi così atipici: data per spacciata fin dall’inizio, questa squadra ha rimontato giornate dopo giornate fino a strappare la conferma in serie A.
Con le unghie e con i denti, sputando lacrime e sangue, questa squadra è riuscita a dire “sono a pieno titolo e di diritto in Serie A. Non per caso, non per botta di C., ma perché me lo merito”.
E anche i crotonesi se la meritano questa soddisfazione, questa gioia che ha invaso le strade e le stradine storiche di questa città stupenda.
Grande Crotone.
Quest’anno arrivo un po’ più tardi, ma arrivo.
Aspettami

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LA FIERA DEGLI APPARATI

La mia postazione #adesso #si #chesiragiona #writing #reading #obsessions

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E non sono riuscita  mettere il telefonino con cui, ovviamente, ho scattato la foto (brutta, perché il mio iPhone va a manovella…). Ma la mia passione per la tecnologia ha raggiunto il più fulgido dei momenti con l’arrivo del mio nuovo Kindle Fire. Me felice…

A NATALE PUO’ SUCCEDERE: UN MIO RACCONTO PER INSAZIABILI LETTURE BLOG

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Insaziabili Letture – bellissimo blog di letture, recensioni, presentazioni e scritture di qualità – ospita un mio racconto di Natale, A Natale può succedere,  per la serie Romantic Xmas. Sono commossa ed emozionata per la bellezza della cover che hanno ideato graficamente a supporto del mio testo.

Una storia di Natale d’amore Over 50, di rinascita e di speranza.

A voi l’incipit:

Succede così, ogni volta, ogni anno. È una sorta di rituale, di tradizione intima e intensa. Raccogli le scatole impolverate dalla cantina, le apri e subito l’odore zuccheroso e stantio del Natale ti aggredisce. Siamo di nuovo qui, pensi e improvvisamente l’anno appena trascorso ti passa davanti come in un film: la festicciola di compleanno di tuo figlio, il carnevale, il viaggio fatto a Pasqua, l’estate e i gavettoni di ferragosto. Tutto sembra ormai lontano eppure sono trascorsi solo pochi mesi.

Per decorare l’albero ci vuole metodo.

Ecco perché in genere non voglio aiuti. I bambini amano giocare con i festoni e con le palline, ma confondono le idee e ti distraggono da quella che in fondo è una consuetudine intima e solitaria. Prima ricostruisci l’albero, rigorosamente finto perché quelli veri in vendita nei vivai mi intristiscono e mi fanno sentire a disagio. Sono anime imprigionate tra tronco e spine e anche solo il pensiero di violarlo appendendo tra i rami lucine e festoni e vederle lentamente morire con quei trucchi addosso, quindi gettarle nella spazzatura dopo l’Epifania mi ha sempre fatto inorridire.

Appena l’albero è pronto, è la volta delle lucine. È sempre il momento meno piacevole di tutta la celebrazione. Una di quelle incombenze che devi svolgere e che quindi fai alla svelta, per liberartene il prima possibile. Sembra quasi che quelle lucciole di vetro che brillano a intermittenza mi brucino nelle mani per davvero. Ma devo resistere all’impulso di disfarmene buttandole sull’albero a casaccio mentre invece mi impongo di posizionarle con una certa simmetria, facendo in modo che tutti i lati e tutti i rami sia davanti che dietro abbiano la loro giusta illuminazione. E quindi srotolo i fili imprigionati tra loro, poi una volta tesi e liberi li accendo a uno a uno. È un lavoro noioso, che mi porta ogni anno a biasimare me stessa “se li avessi sistemati per bene anziché raccoglierli alla rinfusa l’anno scorso, oggi non starei a perdere tanto tempo a districarli!” mi dico. Ed è lo stesso pensiero tutti gli anni. Esattamente come quello che però spingo lontano con fastidio, conscia del fatto che tra soli venti giorni sarò di nuovo qui, a raccogliere con fretta brutale ogni cosa e por tornare a nascondere, nelle scatole in cantina, questa festa di colori e di lucine. Allora sarà già passato il Natale, avrò già aspettato con ansia il Cenone e avrò già brindato al nuovo anno.  I miei figli avranno già aspettato che le giornate di vacanza dopo San Silvestro scivolino via inesorabili fino all’Epifania e la scuola si sarà già riaperta anche per loro.

Perché devo sempre pensare al dopo?  mi chiedo e non posso resistere alla tentazione di guardare avanti nel tempo

<<<LEGGI TUTTO IL RACCONTO QUI>>>

Grazie, Insaziabili Letture!

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ANIMALI FANTASTICI E DOVE TROVARLI: MY 2 CENTS

 

Difficilmente mi capita di andare a vedere un film, anche se molto ambito, il giorno stesso della sua uscita. Di solito succede che ci vada una settimana, anche due dopo il lancio. E se lo faccio non è perché la mia vita sia piena di impegni improrogabili che mi trattengono dal dirigermi verso il cinema più vicino ed entrarvi, ma perché, proprio in virtù dell’impazienza di vedere un’opera realizzata, ritardo questo piacere in modo da godermelo di più. Evito gli spoiler sui social, evito persino di chiedere se è piaciuto o meno. Insomma, lo faccio apposta.

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Ma con Animali Fantastici Dove Trovarli no. Mi ci son praticamente fiondata. Precipitata.

E ho fatto bene. Non avrei potuto resistere questa volta alle sollecitazioni e agli spoiler.

La sala dell’Uci Cinemas Meridiana ieri sera era gremita. Ho incontrato anche un gruppo di graziosi cosplayer con cui mi son fatta un selfie

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Dopo venti minuti di noiosissima pubblicità (unica nota interessante il promo di Miss Peregrine,

film di Tim Burton che attendo con altrettanta impazienza) il film ha avuto inizio.

No, non spoilererò nulla, né sulla trama, né sul colpo di scena finale davvero rimarchevole.

Ma una cosa posso dirla: questo film piacerà un sacco a chi sentiva, dal 4°film di Harry Potter in poi, la mancanza della “magia” e del Mondo Magico che la Rowling ha saputo così bene descrivere nei suoi libri. E anzi, regala un po’ di magia a chi riteneva che non ce ne fosse abbastanza neppure nei libri. E ancora: ma non è Harry Potter. Per certi versi, è persino meglio. 

Altro non dico.
Se non: andate a vederlo. Presto. Subito se possibile.

 

STRANE COINCIDENZE? IO NON CREDO

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Sono nata a San Paolo del Brasile.
Anni fa.
Tanti anni fa.

Una delle prime cose che ricordo di quando ero bambina è questo nome strano che mi era stato dato, per sbaglio, da mia madre e l’orgoglio inconscio di esser nata in quel paese lontano.

Quando adolescenti si cercava di rendere il proprio nome un po’ più esotico – tipo aggiungere una “Y” o una “X” al proprio nome, cose così – io sapevo di non aver bisogno di niente perché il mio nome era già esotico di suo.

Ho sempre amato le Sirene. Fin da bambina. Però la favola della Sirenetta mi angosciava perché non ero d’accordo con il suo sacrificio: io sarei rimasta sirena, non sarei mai voluta diventare umana, nemmeno per amore.

Il mare mi ha sempre attirato. Amo soprattutto il mare d’inverno e in burrasca. Potrei stare a guardarlo per ore. Ha su di me un effetto ipnotico: se sono su una banchina o su una passerella in un porto, devo concentrarmi, sforzarmi di restare sulla terraferma, perché le onde del mare mi attirano e potrei finirvi dentro senza rendermene conto.

Il mio unico romanzo – una trilogia – fantasy è ambientato nel Mondo degli Abissi, tra Sirene, Tritoni e altre

Sirena all'orizzonte

Sirena all’orizzonte

creature fantastiche marine.

Uno dei miei romanzi “rosa”, il primo mai scritto e terminato,  si intitola “Sirena all’orizzonte“.

Il mio nome, se letto al contrario, in qualche modo si legge come Sirena. Amneris… Sirenma. C’è quella M di troppo, che in qualche modo interrompe una sorta di percorso, sembra dirmi che non tutto è così semplice come uno vorrebbe credere. O forse che sono una sirena differente, o meglio,  “diversamente sirena”. Può darsi che sia questo, sì. 

Tornata in Brasile, a Rio, città che amo di un amore profondo, ho abitato alla Lagoa, vicinissima a Copacabana e a Ipanema, ma è Ipanema il mio quartiere del cuore.

Ipanema deriva dalle parole tupi-guarani che vuol dire “acqua inaffidabile”, água imprópria para nadar e para pescar.  Infatti, quando a Ipanema, vai per fare il bagno e ti fermi sul bagnasciuga per entrare in quelle acque gelide, (sembra di entrare in una vasca piena di cubetti di ghiaccio, anche in Dicembre a 42 gradi all’ombra), la corrente che lambisce la sabbia è talmente forte che sembra siano mani che ti afferrano i piedi e cerchino di farti cadere per terra. Io ho rischiato di annegare sulla riva del mare di Ipanema. Il mare, a Ipanema è vivo e indomito

Ipanema è stato il mio primo e per lunghi anni unico nickname sul web, a un certo punto ho dovuto cambiarlo perché avevo finito con l’identificarmi in esso. Ancora oggi, alcune mie care amiche che mi conoscono da allora, mi chiamano affettuosamente “Ipa”.

Se vivi in Brasile, soprattutto a Rio e a Bahia, non puoi fare a meno di sentire parlare di candomblé. Ho subito provato un’attrazione strana verso i riti e le usanze di questa religione che in qualche modo cammina parallela a quella cattolica, radicatissime entrambe sul suolo brasiliano. Purtroppo non mi sono potuta documentare quanto avrei voluto ma ho avuto per anni una “presenza” affettuosa e benevola accanto che mi dava a sua bênção quasi tutti i giorni. Questa persona, oggi che non c’è più mi manca come l’aria che respiro.

E’ stato da lei che ho sentito parlare di Iemanjà.

E’ stata lei a dirmi che ciascuno di noi ha un santo protettore, um anjo da guarda. E che io avrei saputo da sola chi sarebbe stato questo santo protettore, questo angelo custode.

Da quando me ne ha parlato, non ho mai smesso di pensare a Iemanjà, la “Rainha do Mar“. La padrona degli abissi. La regina della pace vestita di bianco. Se penso al Brasile penso a Iemanjà. In Figlia di Nessuno, Iemanjà amnestreetlibcopertinaesternacompare. Mi rendo conto adesso di averne parlato e di averlo fatto inconsciamente. Non era intenzionale menzionarla, eppure c’è.

E guardando in giro per la rete, oggi, pomeriggio piovoso di novembre, noto che Iemanjà viene spesso rappresentata con le forme di una Sirena.
Sirena.

Non so cosa ci sia in relazione a me, ma so che Iemanjà mi piace, Iemanjà attira le mie più forti simpatie.

E mi manca Rio.
Da venticinque anni.

BABETTE BROWN E L’ANTOLOGIA PER I TERREMOTATI

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RACCONTI PER SOGNARE – CUORI PER DONARE.
La prima antologia di racconti sta per arrivare.

Contiamo su di voi.

Su Amazon.it lo trovate qui: 

https://www.amazon.it/dp/B01MDRGBXF/

La Terra ha tremato, ma noi siamo ben piantati a terra e vi chiediamo sostegno, solidarietà e un pensiero.
Abbiamo chiesto a numerosi scrittori un racconto in regalo, per creare questa antologia che mettiamo in vendita. Tutto il ricavato sarà devoluto alle popolazioni colpite dal sisma. Il pensiero e il denaro arriveranno dove devono e sappiamo che, in ogni caso, ci sarà un pezzo di cuore di ciascuno di noi assieme ai fondi necessari a ripartire. Ripartire è l’obiettivo principale, senza una mano tesa nessuno può sperare di riuscire in qualcosa.

Noi siamo qui per questo.

Anche voi.
Su Amazon.it e su tutti gli store online a breve.

Nelle ore in cui questo post veniva pubblicato, la terra ha tremato di nuovo. Non so dire nulla riguardo allo stupore, angoscia, terrore che in questo momento stanno vivendo amici e parenti o anche solo colleghe marchigiane che hanno trascorso la notte all’addiaccio. So solo dire che un pensiero forte per loro c’è, da parte mia, da parte di tutti noi che a questa raccolta abbiamo partecipato. E sono davvero, molto triste questa mattina nel risvegliarmi e leggere di questo. 

#NaNoWriMo: INIZIANO I PREP-ALLENAMENTI

 

 

Abbiamo visto nel mio post precedente che la condizione sine qua non per partecipare al #NaNoWriMo è quella di scrivere in un mese (nell’arco del periodo che va dal 1 al 30 Novembre 2016) e di consegnare al counter del “NaNo” la bellezza di 2000 parole al giorno per un totale di 60.000 parole a fine mese. Abbiamo detto che si tratta di PAROLE e non di BATTUTE, e che non si vince niente alla fine se non la soddisfazione di ritrovarsi un romanzo interamente scritto alla fine del mese. Semplice no?

Per niente.

Non ho mai avuto difficoltà a scrivere fiumi di parole, a lasciarmi raccontare dai personaggi la loro storia, ho scritto testi e romanzi brevi e altri molto, davvero molto corposi ma, contrariamente a quanto si insegni nelle scuole di scrittura, sono sempre stata molto restia a pianificare un romanzo dall’inizio alla fine prima di iniziarlo a scrivere. Perché questo? Perché ho sempre ritenuto la scrittura una valvola di sfogo. Un angolo mio personale e privato dove andarmi a rifugiare nei momenti di pace e di pausa dalla “vita vera”. Anche se, in fase di creazione di un’idea, quel rifugio diventa davvero molto coinvolgente e ti chiede praticamente un’attenzione costante, giornaliera. Inoltre, se scrivere è un rifugio è anche fonte di piacere. E il piacere si ottiene con lo star bene, il divertirsi. E io smetto di divertirmi nel momento in cui, di un romanzo che sto scrivendo, ho già tutto programmato, compreso e soprattutto il finale. Quindi, ahimè, sono un’anarchica della scrittura, con pianificazione molto sommaria e a grandi linee.

Ma.

C’è sempre stata una cosa, nella pianificazione, che mi ha attratto particolarmente e che non ho mai avuto occasione di approfondire. Quello che gli autori anglosassoni chiamano di Outline. Che cos’è l’outline?

Su Wordreference.com Outline vien tradotto così:

outline [sth] vtr (summarize) (schematizzare, descrivere a grandi linee) (delineare vtr)
Let me outline my ideas for you Lascia che ti delinei le mie idee

In pratica l’outline è uno schema, uno schizzo, una bozza di come dovrà essere scritto il romanzo. La parola d’ordine è appunto, infatti, Schematizzare, descrivere a grandi linee. E l’outline in pratica deve fare proprio questo, descrivere l’interno del proprio romanzo a grandi linee ma con una certa precisione. Ci sono vari modi per tracciare un outline. C’è chi descrive il proprio romanzo stabilendo di quanti capitoli dovrà essere, quante pagine ciascun capitolo, quante battute e addirittura quanti paragrafi in ciascun capitolo dovrà inserire, chi invece schematizza al minimo e poi si lascia trasportare dall’ispirazione. A conti fatti, però, l’outline è una grande risorsa. Serve all’autore per non perdersi, per non lasciarsi trascinare dall’impetuosità dei personaggi e magari uscire dal sentiero che si era prefisso di percorrere.

Il #NaNoWriMo, come concorso, abbiamo già detto, non fa vincere niente. Però costringe l’autore o l’aspirante tale a scrivere. E scrivere in fretta, perché 2000 parole al giorno, diciamocelo, non sono uno scherzo. Quindi per l’autore è fondamentale un minimo di preparazione, di pianificazione della propria scrittura. Se una gara deve essere, è lecito pensare che ci si alleni prima di cominciare a correre. E per il #NaNoWriMo su YouTube sono a disposizione già parecchi strumenti, i cosiddetti NaNoTools che possono servire ad aiutare l’aspirante scrittore-fondista.

Sull’outline ho trovato due video molto interessanti. Il primo, quello che preferisco e che ho già provato a mettere in pratica spiega come programmare un outline a grandi linee ma con una certa dose di efficienza:

 

Lei si chiama Natalia Leigh e ha un sito web nel quale effettua recensioni e tutorial sulla scrittura. Il suo metodo di organizzazione mi ha impressionato e ho già provato a testarlo e perciò mi sento di consigliarlo. Purtroppo il video è solo in lingua inglese.

Un altro video, sempre in inglese (sorry!) molto interessante, è quello di Natasha Heranto, nella quale si illustrano 5 tipologie di outline differenti (che sono diversi anche nella metodica rispetto a quello precedente di Natalia Leigh) e che permettono di dare maggior focus a questo sistema di pianificazione della scrittura.

Ovviamente niente è obbligatorio e chiunque si senta anarchico abbastanza da evitare la pianificazione nella scrittura può continuare a fare come meglio gli pare. Io, che sono una curiosona e amo sperimentare (soprattutto nella scrittura), proverò almeno uno di questi ulteriori cinque consigli.

Buon #NaNoWriMo a chi vi parteciperà!

Nano Nano!

 

*DISCLAIMER: Tutte le immagini contenute in questo articolo sono state prese da Google Images e inserite con link esterni a questo Blog. Se non gradito l’utilizzo, per favore segnalarlo nei commenti e saranno immediatamente tolte.

NaNoWriMo: 1 NOVEMBRE 2016, INIZIA UNA NUOVA AVVENTURA

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Sono stata coinvolta dalla collega e amica Maddalena Cafaro al NaNoWriMo. Che cos’è il NaNoWriMo? Innanzitutto iniziamo con spiegare che cosa vuol dire la sigla: National Novel Writing Month.  Si tratta infatti di un contest letterario senza alcun tipo di premio alla fine (a parte il ritrovarsi, se si è bravi e costanti, un romanzo completo interamente scritto anche se in “malacopia”) internazionale.

Internazionale perché pur partendo dai paesi di lingua anglosassone ed essendo prevalentemente popolare tra gli autori inglesi e americani, ha le sue sezioni dedicate anche ad altri paesi, tra cui l’Italia, e sta, anno dopo anno, prendendo piede sulla rete in forma capillare. Ne avevo sentito parlare qualche anno fa, non mi ero mai decisa ad avventurarmici perché molto impegnata su altri fronti.

Gli impegni non sono diminuiti nel frattempo ma quest’anno quando Maddalena mi ha detto:

“Partecipi con me al NaNoWriMo?”

mi son detta:

“E perché no? Proviamoci.”

E così eccomi qua. Ancora non ho deciso cosa e di cosa scriverò. Ho almeno 4 plot in testa e anche già un po’ buttate sul foglio elettronico che mi tentano, una tra le altre cose è un romance che avevo iniziato a scrivere due anni fa e che giace abbandonato a metà e che forse varrebbe la pena riprendere. Ma non solo. Ho uno Young Adult e un Fantasy (Vi ricordate le Cronache di Aquanive? Chissà, magari se gli dessi una rinfrescatina?). Insomma, sto iniziando a ragionarci su, tanto il NaNoWriMo inizia il 1 Novembre.

In cosa consiste?

Il contest ha inizio il 1 novembre, come ho detto e termina il 30 dello stesso mese. Ogni giorno i partecipanti devono inserire nel loro apposito account/counter poco meno di 2000 parole scritte. Si dovranno depositare poco meno di 2000 parole ogni giorno nell’apposito counter, e solo alla fine l’intero manoscritto che comprovi le effettive 50.000 parole scritte. Alla fine del contest, ogni autore o aspirante tale che sarà arrivato alla fine si ritroverà ad aver scritto un intero romanzo, o una raccolta di racconti, insomma un manoscritto completo e tutto questo in un mese!
Sì, stiamo parlando di PAROLE e non BATTUTE SPAZI INCLUSI, come molti tra noi autori siamo abituati a ragionare. Gli Anglosassoni ragionano in termini di Parole ed essendo un’iniziativa che parte da i paesi di lingua inglese, questo è il modo di ragionare.

Sarà dura? Sarà impossibile scrivere tutti i giorni 2000 parole? Non ne ho la più pallida idea. Però posso dire che la cosa mi tenta. E sarà comunque una bella palestra, un esercizio di scrittura non indifferente.

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Quindi che cosa aspettate? Andate a dare un’occhiata al sito NaNoWriMo e fateci un pensierino anche voi.

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Pensate, in USA c’è chi partecipa a serate di gala di scrittura compulsiva, con cena, balli e… typing!

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EWWA & IMOLA: WORKSHOP A TUTTO TONDO.

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Essere soci EWWA non significa soltanto appartenere a un gruppo di autrici e operatrici del mondo dell’editoria che fanno rete e si sostengono a vicenda, ma soprattutto avere facoltà di partecipare a workshop gratuiti e tutti, indifferentemente, interessantissimi e di spessore notevole. E’ il caso del prossimo workshop di IMOLA organizzato da Sabrina Grementieri  e che avverrà il prossimo 22 ottobre p.v. Io consiglio a tutti coloro che si trovano nei pressi di pensare e di partecipare.

Interverranno infatti relatori di calibro altissimo:

Luca Occhi è uno scrittore che ha partecipato a diversi progetti di scrittura collettiva.
Stefano Tevini ha collaborato con il collettivo Anonima Scrittori e al momento è direttore editoriale della casa editrice La Ponga.
Angela Catrani è editor presso la Bacchilega Editore e fa parte del collettivo Libri Calzelunghe, che si occupa di letteratura per ragazzi.
Andrea Pagani è insegnante, scrittore e sceneggiatore. Ha collaborato con il collettivo Wu Ming2
Jadel Andreetto è insegnante di scrittura creativa, giornalista e scrittore.

La partecipazione è gratuita, dovete solo iscrivervi a : ewwa.romagnaeventi@gmail.com

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#EWWA #EWWAIMOLA

VORREI AVERTI ADESSO: ALTRE BREVI RECENSIONI (wOw!)

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Nuove recensioni a Vorrei Averti Adesso su Amazon.it, non tutte positive, ma non si può piacere a tutti…

 

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Le precedenti, qui.

 

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