CROTONE LA TOSTA

Vedete…
Crotone è una città della Calabria così bella e magica da sembrare quasi finta. Ha un mare stupendo, una delle riserve marine più vaste e ricche di tutto il litorale italano, uno dei siti archeologici più grandi e belli di tutta la… Magna Grecia.
Crotone ha persino un vanto: una scuola filosofica, fondata da Pitagora alla quale potevano avere accesso anche le donne! Quindi, Crotone è stata la prima città “femminista” della storia.
E infatti, le donne di Crotone sono donne toste, forti, bellissime e sensuali ma determinate e con le spalle robuste.
Crotone negli anni è stata spesso umiliata.
Si parla di lei soltanto quando c’è una retata per mafia o criminalità organizzata. Quando c’è da parlarne male.
Eppure, questa gente di Crotone non si è mai abbattuta, mai piegata.
Ha sempre fatto di necessità virtù.
Pur nella crisi immensa che questo Paese ha attraversato e sta attraversando, i crotonesi non si sono mai lasciati andare alla depressione e al disfattismo.
Anzi, hanno saputo scegliere il cambiamento, e lo hanno fatto andando alle urne, votando un sindaco differente e fuori dagli schemi. Bravo o meno che sia il nuovo sindaco, quello che conta è che la gente di Crotone ha scelto. Senza barare.
E la vittoria di ieri della squadra di calcio, in qualche modo ha mostrato un volto diverso di questi calabresi così atipici: data per spacciata fin dall’inizio, questa squadra ha rimontato giornate dopo giornate fino a strappare la conferma in serie A.
Con le unghie e con i denti, sputando lacrime e sangue, questa squadra è riuscita a dire “sono a pieno titolo e di diritto in Serie A. Non per caso, non per botta di C., ma perché me lo merito”.
E anche i crotonesi se la meritano questa soddisfazione, questa gioia che ha invaso le strade e le stradine storiche di questa città stupenda.
Grande Crotone.
Quest’anno arrivo un po’ più tardi, ma arrivo.
Aspettami

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STRANE COINCIDENZE? IO NON CREDO

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Sono nata a San Paolo del Brasile.
Anni fa.
Tanti anni fa.

Una delle prime cose che ricordo di quando ero bambina è questo nome strano che mi era stato dato, per sbaglio, da mia madre e l’orgoglio inconscio di esser nata in quel paese lontano.

Quando adolescenti si cercava di rendere il proprio nome un po’ più esotico – tipo aggiungere una “Y” o una “X” al proprio nome, cose così – io sapevo di non aver bisogno di niente perché il mio nome era già esotico di suo.

Ho sempre amato le Sirene. Fin da bambina. Però la favola della Sirenetta mi angosciava perché non ero d’accordo con il suo sacrificio: io sarei rimasta sirena, non sarei mai voluta diventare umana, nemmeno per amore.

Il mare mi ha sempre attirato. Amo soprattutto il mare d’inverno e in burrasca. Potrei stare a guardarlo per ore. Ha su di me un effetto ipnotico: se sono su una banchina o su una passerella in un porto, devo concentrarmi, sforzarmi di restare sulla terraferma, perché le onde del mare mi attirano e potrei finirvi dentro senza rendermene conto.

Il mio unico romanzo – una trilogia – fantasy è ambientato nel Mondo degli Abissi, tra Sirene, Tritoni e altre

Sirena all'orizzonte

Sirena all’orizzonte

creature fantastiche marine.

Uno dei miei romanzi “rosa”, il primo mai scritto e terminato,  si intitola “Sirena all’orizzonte“.

Il mio nome, se letto al contrario, in qualche modo si legge come Sirena. Amneris… Sirenma. C’è quella M di troppo, che in qualche modo interrompe una sorta di percorso, sembra dirmi che non tutto è così semplice come uno vorrebbe credere. O forse che sono una sirena differente, o meglio,  “diversamente sirena”. Può darsi che sia questo, sì. 

Tornata in Brasile, a Rio, città che amo di un amore profondo, ho abitato alla Lagoa, vicinissima a Copacabana e a Ipanema, ma è Ipanema il mio quartiere del cuore.

Ipanema deriva dalle parole tupi-guarani che vuol dire “acqua inaffidabile”, água imprópria para nadar e para pescar.  Infatti, quando a Ipanema, vai per fare il bagno e ti fermi sul bagnasciuga per entrare in quelle acque gelide, (sembra di entrare in una vasca piena di cubetti di ghiaccio, anche in Dicembre a 42 gradi all’ombra), la corrente che lambisce la sabbia è talmente forte che sembra siano mani che ti afferrano i piedi e cerchino di farti cadere per terra. Io ho rischiato di annegare sulla riva del mare di Ipanema. Il mare, a Ipanema è vivo e indomito

Ipanema è stato il mio primo e per lunghi anni unico nickname sul web, a un certo punto ho dovuto cambiarlo perché avevo finito con l’identificarmi in esso. Ancora oggi, alcune mie care amiche che mi conoscono da allora, mi chiamano affettuosamente “Ipa”.

Se vivi in Brasile, soprattutto a Rio e a Bahia, non puoi fare a meno di sentire parlare di candomblé. Ho subito provato un’attrazione strana verso i riti e le usanze di questa religione che in qualche modo cammina parallela a quella cattolica, radicatissime entrambe sul suolo brasiliano. Purtroppo non mi sono potuta documentare quanto avrei voluto ma ho avuto per anni una “presenza” affettuosa e benevola accanto che mi dava a sua bênção quasi tutti i giorni. Questa persona, oggi che non c’è più mi manca come l’aria che respiro.

E’ stato da lei che ho sentito parlare di Iemanjà.

E’ stata lei a dirmi che ciascuno di noi ha un santo protettore, um anjo da guarda. E che io avrei saputo da sola chi sarebbe stato questo santo protettore, questo angelo custode.

Da quando me ne ha parlato, non ho mai smesso di pensare a Iemanjà, la “Rainha do Mar“. La padrona degli abissi. La regina della pace vestita di bianco. Se penso al Brasile penso a Iemanjà. In Figlia di Nessuno, Iemanjà amnestreetlibcopertinaesternacompare. Mi rendo conto adesso di averne parlato e di averlo fatto inconsciamente. Non era intenzionale menzionarla, eppure c’è.

E guardando in giro per la rete, oggi, pomeriggio piovoso di novembre, noto che Iemanjà viene spesso rappresentata con le forme di una Sirena.
Sirena.

Non so cosa ci sia in relazione a me, ma so che Iemanjà mi piace, Iemanjà attira le mie più forti simpatie.

E mi manca Rio.
Da venticinque anni.

BABETTE BROWN E L’ANTOLOGIA PER I TERREMOTATI

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RACCONTI PER SOGNARE – CUORI PER DONARE.
La prima antologia di racconti sta per arrivare.

Contiamo su di voi.

Su Amazon.it lo trovate qui: 

https://www.amazon.it/dp/B01MDRGBXF/

La Terra ha tremato, ma noi siamo ben piantati a terra e vi chiediamo sostegno, solidarietà e un pensiero.
Abbiamo chiesto a numerosi scrittori un racconto in regalo, per creare questa antologia che mettiamo in vendita. Tutto il ricavato sarà devoluto alle popolazioni colpite dal sisma. Il pensiero e il denaro arriveranno dove devono e sappiamo che, in ogni caso, ci sarà un pezzo di cuore di ciascuno di noi assieme ai fondi necessari a ripartire. Ripartire è l’obiettivo principale, senza una mano tesa nessuno può sperare di riuscire in qualcosa.

Noi siamo qui per questo.

Anche voi.
Su Amazon.it e su tutti gli store online a breve.

Nelle ore in cui questo post veniva pubblicato, la terra ha tremato di nuovo. Non so dire nulla riguardo allo stupore, angoscia, terrore che in questo momento stanno vivendo amici e parenti o anche solo colleghe marchigiane che hanno trascorso la notte all’addiaccio. So solo dire che un pensiero forte per loro c’è, da parte mia, da parte di tutti noi che a questa raccolta abbiamo partecipato. E sono davvero, molto triste questa mattina nel risvegliarmi e leggere di questo. 

#NaNoWriMo: INIZIANO I PREP-ALLENAMENTI

 

 

Abbiamo visto nel mio post precedente che la condizione sine qua non per partecipare al #NaNoWriMo è quella di scrivere in un mese (nell’arco del periodo che va dal 1 al 30 Novembre 2016) e di consegnare al counter del “NaNo” la bellezza di 2000 parole al giorno per un totale di 60.000 parole a fine mese. Abbiamo detto che si tratta di PAROLE e non di BATTUTE, e che non si vince niente alla fine se non la soddisfazione di ritrovarsi un romanzo interamente scritto alla fine del mese. Semplice no?

Per niente.

Non ho mai avuto difficoltà a scrivere fiumi di parole, a lasciarmi raccontare dai personaggi la loro storia, ho scritto testi e romanzi brevi e altri molto, davvero molto corposi ma, contrariamente a quanto si insegni nelle scuole di scrittura, sono sempre stata molto restia a pianificare un romanzo dall’inizio alla fine prima di iniziarlo a scrivere. Perché questo? Perché ho sempre ritenuto la scrittura una valvola di sfogo. Un angolo mio personale e privato dove andarmi a rifugiare nei momenti di pace e di pausa dalla “vita vera”. Anche se, in fase di creazione di un’idea, quel rifugio diventa davvero molto coinvolgente e ti chiede praticamente un’attenzione costante, giornaliera. Inoltre, se scrivere è un rifugio è anche fonte di piacere. E il piacere si ottiene con lo star bene, il divertirsi. E io smetto di divertirmi nel momento in cui, di un romanzo che sto scrivendo, ho già tutto programmato, compreso e soprattutto il finale. Quindi, ahimè, sono un’anarchica della scrittura, con pianificazione molto sommaria e a grandi linee.

Ma.

C’è sempre stata una cosa, nella pianificazione, che mi ha attratto particolarmente e che non ho mai avuto occasione di approfondire. Quello che gli autori anglosassoni chiamano di Outline. Che cos’è l’outline?

Su Wordreference.com Outline vien tradotto così:

outline [sth] vtr (summarize) (schematizzare, descrivere a grandi linee) (delineare vtr)
Let me outline my ideas for you Lascia che ti delinei le mie idee

In pratica l’outline è uno schema, uno schizzo, una bozza di come dovrà essere scritto il romanzo. La parola d’ordine è appunto, infatti, Schematizzare, descrivere a grandi linee. E l’outline in pratica deve fare proprio questo, descrivere l’interno del proprio romanzo a grandi linee ma con una certa precisione. Ci sono vari modi per tracciare un outline. C’è chi descrive il proprio romanzo stabilendo di quanti capitoli dovrà essere, quante pagine ciascun capitolo, quante battute e addirittura quanti paragrafi in ciascun capitolo dovrà inserire, chi invece schematizza al minimo e poi si lascia trasportare dall’ispirazione. A conti fatti, però, l’outline è una grande risorsa. Serve all’autore per non perdersi, per non lasciarsi trascinare dall’impetuosità dei personaggi e magari uscire dal sentiero che si era prefisso di percorrere.

Il #NaNoWriMo, come concorso, abbiamo già detto, non fa vincere niente. Però costringe l’autore o l’aspirante tale a scrivere. E scrivere in fretta, perché 2000 parole al giorno, diciamocelo, non sono uno scherzo. Quindi per l’autore è fondamentale un minimo di preparazione, di pianificazione della propria scrittura. Se una gara deve essere, è lecito pensare che ci si alleni prima di cominciare a correre. E per il #NaNoWriMo su YouTube sono a disposizione già parecchi strumenti, i cosiddetti NaNoTools che possono servire ad aiutare l’aspirante scrittore-fondista.

Sull’outline ho trovato due video molto interessanti. Il primo, quello che preferisco e che ho già provato a mettere in pratica spiega come programmare un outline a grandi linee ma con una certa dose di efficienza:

 

Lei si chiama Natalia Leigh e ha un sito web nel quale effettua recensioni e tutorial sulla scrittura. Il suo metodo di organizzazione mi ha impressionato e ho già provato a testarlo e perciò mi sento di consigliarlo. Purtroppo il video è solo in lingua inglese.

Un altro video, sempre in inglese (sorry!) molto interessante, è quello di Natasha Heranto, nella quale si illustrano 5 tipologie di outline differenti (che sono diversi anche nella metodica rispetto a quello precedente di Natalia Leigh) e che permettono di dare maggior focus a questo sistema di pianificazione della scrittura.

Ovviamente niente è obbligatorio e chiunque si senta anarchico abbastanza da evitare la pianificazione nella scrittura può continuare a fare come meglio gli pare. Io, che sono una curiosona e amo sperimentare (soprattutto nella scrittura), proverò almeno uno di questi ulteriori cinque consigli.

Buon #NaNoWriMo a chi vi parteciperà!

Nano Nano!

 

*DISCLAIMER: Tutte le immagini contenute in questo articolo sono state prese da Google Images e inserite con link esterni a questo Blog. Se non gradito l’utilizzo, per favore segnalarlo nei commenti e saranno immediatamente tolte.

NaNoWriMo: 1 NOVEMBRE 2016, INIZIA UNA NUOVA AVVENTURA

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Sono stata coinvolta dalla collega e amica Maddalena Cafaro al NaNoWriMo. Che cos’è il NaNoWriMo? Innanzitutto iniziamo con spiegare che cosa vuol dire la sigla: National Novel Writing Month.  Si tratta infatti di un contest letterario senza alcun tipo di premio alla fine (a parte il ritrovarsi, se si è bravi e costanti, un romanzo completo interamente scritto anche se in “malacopia”) internazionale.

Internazionale perché pur partendo dai paesi di lingua anglosassone ed essendo prevalentemente popolare tra gli autori inglesi e americani, ha le sue sezioni dedicate anche ad altri paesi, tra cui l’Italia, e sta, anno dopo anno, prendendo piede sulla rete in forma capillare. Ne avevo sentito parlare qualche anno fa, non mi ero mai decisa ad avventurarmici perché molto impegnata su altri fronti.

Gli impegni non sono diminuiti nel frattempo ma quest’anno quando Maddalena mi ha detto:

“Partecipi con me al NaNoWriMo?”

mi son detta:

“E perché no? Proviamoci.”

E così eccomi qua. Ancora non ho deciso cosa e di cosa scriverò. Ho almeno 4 plot in testa e anche già un po’ buttate sul foglio elettronico che mi tentano, una tra le altre cose è un romance che avevo iniziato a scrivere due anni fa e che giace abbandonato a metà e che forse varrebbe la pena riprendere. Ma non solo. Ho uno Young Adult e un Fantasy (Vi ricordate le Cronache di Aquanive? Chissà, magari se gli dessi una rinfrescatina?). Insomma, sto iniziando a ragionarci su, tanto il NaNoWriMo inizia il 1 Novembre.

In cosa consiste?

Il contest ha inizio il 1 novembre, come ho detto e termina il 30 dello stesso mese. Ogni giorno i partecipanti devono inserire nel loro apposito account/counter poco meno di 2000 parole scritte. Si dovranno depositare poco meno di 2000 parole ogni giorno nell’apposito counter, e solo alla fine l’intero manoscritto che comprovi le effettive 50.000 parole scritte. Alla fine del contest, ogni autore o aspirante tale che sarà arrivato alla fine si ritroverà ad aver scritto un intero romanzo, o una raccolta di racconti, insomma un manoscritto completo e tutto questo in un mese!
Sì, stiamo parlando di PAROLE e non BATTUTE SPAZI INCLUSI, come molti tra noi autori siamo abituati a ragionare. Gli Anglosassoni ragionano in termini di Parole ed essendo un’iniziativa che parte da i paesi di lingua inglese, questo è il modo di ragionare.

Sarà dura? Sarà impossibile scrivere tutti i giorni 2000 parole? Non ne ho la più pallida idea. Però posso dire che la cosa mi tenta. E sarà comunque una bella palestra, un esercizio di scrittura non indifferente.

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Quindi che cosa aspettate? Andate a dare un’occhiata al sito NaNoWriMo e fateci un pensierino anche voi.

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The Night of Writing Dangerously Write-a-thon

Pensate, in USA c’è chi partecipa a serate di gala di scrittura compulsiva, con cena, balli e… typing!

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BUON COMPLEANNO A… ME!

E anche quest’anno li posso raccontare.
Per cui, anche se non son più pochi (qualcuno direbbe che son già tanti) ma mai abbastanza, mi faccio gli auguri da sola: mi auguro di vivere un altro anno in serenità relativa come questo, che i miei cari stiano bene in salute e siano felici, che il mondo la smetta di corteggiare la crudeltà e la violenza ma che si accorga che amarsi è la soluzione a tutto.
Mi auguro di tornare a scrivere, di scoprire nuovi manoscritti fantastici, di riuscire a tradurre tutti quelli che ho letto, amato e sognato di far leggere agli italiani.

Mi auguro tanti e tanti libri.
E chissà…
un giorno la Scozia, magari per fino il Giappone e/o la Corea (che è quasi augurarsi di andare sulla luna).

Ma soprattutto, tanti bei sogni, belle facce, begli amici, bella gente.
Se con gli occhi a mandorla, davvero non guasta.

LES BAISERS PERDUS di MIKA: la mia ultima ossessione.

 

Y’a des baisers qui s’perdent
Des baisers qui trainent
comme des chats gris
sur les toits de Paris
Qui vivent leur vie.

Y’a des baisers qui s’perdent
En chemin, qui s’retrouvent
comme des cons
Des baisers vagabonds
Qui dorment sous les ponts

Où coule la Seine
Un peu de leur peine
On ne sauve plus des baisers perdus

Y’a des baisers qui s’perdent
Des baisers qui rêvent d’être volés
Qui n’ont jamais osés aller se poser

Y’a des baisers qui s’prennent
En photo, des baisers de Doisneau
Moi j’reste le bec dans l’eau
Dans le caniveau

Où finit l’amour
un peu chaque jour
On ne sauve plus des baisers perdus

Où s’en vont-ils
Ces baisers qui se perdent
Quand tu es devant moi

Où s’en vont-ils
Seuls au monde à n’attendre que toi
Dis-le moi

Y’a des baisers qui s’perdent
Des baisers qui trainent
comme des chats gris
sur les toits de Paris
Qui vivent leur vie.

Y’a des baisers qui s’perdent
En chemin, qui s’retrouvent
comme des cons
Des baisers vagabonds
Qui dorment sous les ponts

Où coule la Seine
Un peu de leur peine
On ne sauve plus des baisers perdus

 

 

questa versione di Mike Zubi mi fa impazzire. Sorry Mika!

#INTERNETDAY: UN GRANDE AMORE A PRIMA VISTA

#InternetDay
Ricordo di esser rientrata dal Brasile alla fine del 1993 e mentre tutti impazzivano per la novità del telefono cellulare (che non mi ha mai affascinato più di tanto), io sentivo parlare, per la prima volta dagli amici brasiliani che mi scrivevano di “email“.
Attraverso uno strano “indirizzo” corredato da una “chiocciolina”, si poteva corrispondere in maniera così veloce che una lettera –  normalmente, da Rio de Janeiro a Bologna una busta inviata per posta ordinaria avrebbe impiegato dieci giorni – arrivava a destinazione in pochi minuti. Era una cosa così incredibile che non sembrava possibile.
Avevo sempre desiderato di possedere un computer mio. Avevo lavorato, prima di partire per l’America Latna, nel 1990, con un personal computer in ufficio. La possibilità di avere un programma di videoscrittura che mi permettesse di archiviare tutte le parole senza perderle e poi modificarle, cambiarle, cancellarle e riscriverle senza dover impazzire tra fogli scritti a mano e carte carbone, era il mio sogno proibito. Ma era un oggetto così costoso da non poter certo immaginare di poterne avere uno in casa.
Per cui, approfittai di alcuni amici di mio padre che iniziavano a organizzare corsi di computer e partecipai. Così, solo per il gusto di trovarmi di fronte a un monitor e una tastiera e “giocarci” per qualche ora. 
Si parlava della differenza tra email e website (allora la differenza non era molto chiara) e mi fecero vedere l’invio di una email di prova.
Ricordo ancora l’emozione. Avevo visto qualcosa che sembrava piuttosto una specie di magia.
Il CNR bolognese, qualche tempo dopo organizzò un corso per aspiranti imprenditori della Rete, e siccome era gratuito, partecipai. Mi inventai un’idea imprenditoriale, qualcosa molto vicina a quello che anni dopo sarebbe diventata “Google Earth”, e ottenni persino il plauso per l’idea da parte degli organizzatori. Cercai di provare a realizzarla ma non riuscii a trovare le persone disposte a investire con me quell’idea. La cosa buffa, se ci penso, è che parte di quell’idea, ancora oggi non è stata realizzata. E sarebbe un’idea fighissima.
Trascorsi praticamente i successivi sei anni a leggere tutto quello che c’era su internet, ma il mio primo personal computer lo ebbi solo nel 2000.
Frequentai un corso per “esperto in reti telematiche e commercio elettronico” organizzato dalla Fondazione Aldini Valeriani, solo per la voglia e il bisogno di conoscere di più la rete e i suoi segreti.
Amavo così pazzamente Internet che ero disposta a studiare, trascorrere giornate intere a parlare solo di quello e tutto senza avere un computer mio. Il corso durò otto mesi, con conseguente esame di stato. Oggi dovrei essere un’esperta di reti telematiche, ma a me quello che piaceva sul serio era costruire pagine web fare siti, lambiccare con l’html, e rimpiansi tanto il non aver frequentato negli USA il corso di studi per programmatore, che anni prima (nel 1987) era disponibile.
L’amore per la scrittura – l’antico, vecchio amore – è arrivato solo molto dopo, nel 2003. Avevo già scoperto le Web Community e iniziai a scrivere qualche racconto.
Ma l’amore per internet, per il computer e per il web in generale non è mai morto. Si è trasformato.
Oggi, purtroppo sono un addicted.
Dovrei smettere.
Ma non ci riesco. E sapete perché?
Perché del web quello che mi ha sempre affascinato è stata la possibilità di SPERIMENTARE.
E ancora adesso, nonostante tutto sembri esser stato inventato, sento che è ancora possibile.
Buon compleanno, Internet.
A me hai regalato una vita diversa.
Soprattutto mi hai reso il mondo a un tocco di click. 

LA FIERA, IL BRASILE, LA KOREA E TANTI LIBRI..

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E comunque la Fiera del Libro per Ragazzi è stata:
Ledra Ledra
Livia Rocchi
Claudia Souza
Sara Saorin
Lola Lola
Anna Tasinato
NiMò Monica Nicolosi
Alessandro Fieschi
Daniela Vanzini
e… rullo di tamburi….
Stand del Brasile
Stand della Korea

*OCCHI A CUORICINO*
Ho camminato, come mi ha ordinato il cardiologo, e ho fatto la cosa che mi piace di più al mondo: parlare di libri.

I libri i Koreani li sanno fare belli

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‪#‎FieraDelLibroPerRagazziBologna‬
Riuscire a dire annyeonghaseyo e kamsahamnida a una hostess coreana dello stand della Korea non ha prezzo…

Ma anche il Brasile non è da meno

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‪#‎Prevedibile‬
Ahah… Livia Rocchi che nel bailamme della Fiera del Libro per Ragazzi mi trova – perché andava sul sicuro – allo stand della Korea.
Sono prevedibile. Lo so.
Ma che bei libri!

‪#‎Prevedibile2‬
Comunque andare in Fiera del Libro per Ragazzi senza neppure uno straccio di biglietto da visita è roba da Triple Face Palm

‪#‎FieraDelLibroPerRagazzi‬
<<Conosci più tu del mio paese di me>> Hostess Stand Korea.
<<Eh, ma non si può amare una cosa e non volerla conoscere a fondo…>>
Massima Zen di fine pomeriggio.

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I NUMERI MI PARLANO, MA NON SO BENE COSA VOGLIANO DIRMI.

 

Da un po’ di tempo ho iniziato a fare più attenzione ai numeri.
In realtà, sul potere catartico e comunicativo dei numeri ho sempre creduto. Detesto la matematica, quando arrivo a una certa difficoltà di calcolo o un ragionamento più elaborato che richieda un percorso logico sui calcoli, i numeri sfocano e si intrecciano e i miei occhi perdono la capacità di vedere. Tutto diventa appannato, la testa mi gira, e i calcoli sfumano come vapore che esca da una sigaretta elettronica.
Ma se si tratta di chiedere alla mia giornata se una determinata cosa va fatta proprio in quel giorno, ecco che mentalmente inizio a contare, sommando i numeri della data in questione, aggiungendoli al mio “numero” personale e se il risultato si posiziona su un numero a me simpatico (Il 3, il 7, l’8 o il 9) allora quella cosa la faccio più volentieri.
In molti romanzi che ho scritto ci sono calcoli inconsci numerologici (le date di nascita dei personaggi, per esempio).
Insomma, mi piacciono i numeri, mi affascinano ma detesto utilizzarli per scopi material-matematici.
Ultimamente mi è capitato di osservare un fenomeno strano.
Mi ritrovo a muovermi per casa, dove gli orologi digitali hanno sostituito il buon vecchio orologio con le lancette (che continuo a preferire in assoluto sul polso e in qualche parete della cucina). Spesso, quando il mio sguardo cade sull’ora, mi ritrovo a constatare che quell’ora è composta da numeri uguali. 11:11, 15:15, 18:18, oppure 10:01, 20:02, 00:00. Stessa cosa succede quando l’occhio cade sull’ora del computer.
E non so perché, ogni volta che succede, sento dentro di me una piccola parte nascosta che esulta.
So che quando mi capita i leggere questi numeri uguali, mi sento bene.
Siccome ho spesso dato poca attenzione ai rituali, alle manie, ai tic personali, cercando di non ascoltarmi poi troppo, ho ignorato questa cosa fino a qualche ora fa.
Oggi incuriosita, pensando che fosse solo una fissa mia, sono andata su internet e ho “chiesto a Google-L’Oracolo“.
E sono finita in questi siti web qui,

Quando gli angeli danno i numeri
Messaggi dagli angeli
Diario di una ragazza indaco
Significato dei numeri doppi angelici

con tanto di spiegazione di questo strano fenomeno.
Pare che i numeri uguali siano dovuto al fatto che gli Angeli vogliono parlarti.

E mi sono stupita:
– da tempo gli Angeli mi affascinano.
– ho scritto un saggio sugli Shadowhunters, che sono personaggi di una saga di Cassandra Clare i cui Angeli sono tra i personaggi principali. (Il saggio uscirà in una multi-antologia sul Fantastico per ragazzi edito da Runa Editrice a breve).
– in Brasile, gli Angeli Custodi sono figure importantissime nella vita religiosa delle persone.
– spesso io parlo e prego il mio Angelo e quello delle persone a me care, ma a volte anche delle persone che mi sono nemiche.
Ok. E’ un fatto. Sono pazza.
Ma non me ne preoccupo affatto.