FIRENZE SABATO 6 MAGGIO LE MURATE/EWWA SULLA TRADUZIONE

 

Sabato 6 maggio alle ore 18:00
sarò presso il Caffé Letterario Le Murate di Firenze
per presenziare al workshop EWWA – Le Murate sulla traduzione.
Qui sopra programma e relatori.

EWWA IMOLA: WORKSHOP SULLE DONNE DI CARATTERE

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Ho sempre avuto parole entusiastiche per il Polo Emiliano-Romagnolo di EWWA, e ogni evento organizzato dalla responsabile Sabrina Grementieri è stato per me una scusa per uscire di casa e trascorrere una giornata utile e divertente al tempo stesso. Quindi è con sommo rammarico che devo declinare l’invito a presenziare alla giornata bellissima in programma per il prossimo sabato, ma non mancherò assolutamente a quelle successive programmate per marzo e aprile. Però consiglio tutti di prendere visione del programma e di farvi un pensierino, se siete nelle vicinanze. E’ un gran bel programma. E un gran bell’argomento.

EWWA: CONVEGNO SULLE DONNE

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Roma

Sabato 3 dicembre 2016
dalle 10:00 – 18:00

io ci sarò.

ROMA 3 DICEMBRE 2016: EWWA E LE DONNE NELLA FICTION

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3 dicembre, Workshop EWWA.
E’ vero che la fiction, narrativa, televisiva e cinematografica, è uno specchio deformante, che la realtà non viene raccontata?
I WORKSHOP SONO APERTI ANCHE A CHI NON È SOCIO/ASSOCIATO A EWWA.
Il prossimo workshop romano di Ewwa avrà luogo in una sede prestigiosa (sala Igea dell’Enciclopedia Treccani) con il patrocinio dell’Assessorato alla cultura del 1° municipio e sarà organizzato in collaborazione con la Writers Guild Italia(sindacato degli sceneggiatori)
La domanda che ci siamo poste è questa:
E’ vero che la fiction, narrativa, televisiva e cinematografica, è uno specchio deformante, che la realtà non viene raccontata?
Ne parleremo la mattina con Milly Buonanno, fondatrice dell’Osservatorio Fiction Rai, con una rappresentante della Doxa e una dell’Istat, mentre Luciana Capretti (“Tevere”), Federica D’Ascani (“Cristallo”) e Francesca Maria Massaro (“L’età d’oro – Il caso Veronique”) ci racconteranno la loro esperienza.
Nel workshop del pomeriggio un gruppo di scrittori e scrittrici di Ewwa e WGI sottoporranno tre storie a un panel di esperti per mettere a confronto fiction e realtà.
Gli esperti – dott.ssa Giovanna Petrocca, dirigente della Polizia di Stato, dott.ssa Marina Marino, avvocato, dott.ssa Anna Segre, psicoterapeuta, dott.ssa Maria Koch, Servizi Sociali Comune di Roma – cercheranno di spingere gli autori dai luoghi comuni abituali della fiction verso altre forme di narrazione.
Parteciperà il dott. Alfonso Cometti, capostruttura fiction Mediaset.
Dopo il workshop, presenteremo due antologie di racconti sul tema della violenza contro le donne“Eva non è sola” e “Quattro petali rossi” – a cui hanno partecipato numerose socie Ewwa e il cui ricavato verrà interamente devoluto a tre centri antiviolenza del Lazio e dell’Abruzzo.

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EWWA, WORKSHOP IMOLA & THE NEW WOR(L)D.

Metti un Sabato di Fine Ottobre qualsiasi a Imola, aggiungici un gruppo di donne che scrivono e che si sono riunite in un’associazione, la EWWA – European Writing Women Association, che vuole abbracciare tutte le donne – professioniste e non – che scrivono o che lavorano nell’ambito dell’editoria (come grafico, traduttore, editor, organizzatore di eventi, blogger & co.) e che da qualche mese, proprio a Imola stanno seguendo un workshop sulla scrittura condotto magistralmente da uno “scrittore famoso” (tal Jadel Andreetto); metti che nel corso di questo workshop siano saltate fuori alcune espressioni (tirate fuori come da un cappello a cilindro da altro scrittore-in-incognito, mescolato tra la folla delle partecipanti al workshop, tale Stevano Tevini, direttore editoriale de La Ponga Casa Editrice) mai sentite prima ma che, pare siano di uso comune tra gli addetti ai lavori in campo editoriale; metti che una partecipante particolarmente attenta e pignola se le sia appuntate e che dopo, a casa, si sia fatta una bella ricerca su Google e su Wikipedia per capire realmente cosa queste espressioni volessero dire. Metti tutto questo e altro ancora, ed ecco che ne salta fuori un post per il mio blog.

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A voi l’arduo compito di seguirmi oppure riempirmi di virtualissimi pomodori e mele marce.

Mac Guffin o McGuffin: è un termine che ha coniato nientemeno che Alfred Hitchcock.

McGuffin Also found in: Thesaurus, Wikipedia. McGuffin (məˈɡʌfɪn) or MacGuffin n
1. (Film) an object or event in a book or a film that serves as the impetus for the plot
2. (Literary & Literary Critical Terms) an object or event in a book or a film that serves as the impetus for the plot
[Coined (c. 1935) by Sir Alfred Hitchcock] Collins English Dictionary – Complete and Unabridged, 12th Edition 2014 © HarperCollins Publishers 1991, 1994, 1998, 2000, 2003, 2006, 2007, 2009, 2011, 2014 [fonte: http://www.thefreedictionary.com/McGuffin ]

Il MacGuffin è un motore virtuale e pretestuoso dell’intrigo, un qualcosa che per i personaggi del film ha un’importanza cruciale, attorno al quale si crea enfasi e si svolge l’azione, ma che non possiede un vero significato per lo spettatore. [Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/MacGuffin]

In pratica, un espediente narrativo. 

Mexican standoff (o Stallo alla Messicana): è un termine che indica una situazione nella quale due o più persone (solitamente tre) si tengono sotto tiro a vicenda con delle armi, in modo che nessuno possa attaccare un avversario senza essere a propria volta attaccato. [Wikipdia: https://it.wikipedia.org/wiki/Stallo_alla_messicana ]

In pratica, un cliché cinematografico che può essere usato anche in narrativa, specialmente in una scena d’azione.

Tag-line: La tagline è lo slogan del libro, è il suo motto, la frase che lo condensa e ne esprime tutta la forza. Se volete approfondire l’argomento, un articolo molto ben fatto, breve ma chiaro ed essenziale, vi rimando a questo blog: http://pennablu.it/tagline/

Log-line La logline è lʼessenza della storia. È il succo della trama, una o due frasi al massimo per riassumerla eincuriosire il lettore, perché lo introduce nel cuore stesso della storia.

A log line or logline is a brief (usually one-sentence) summary of a television program, film, or book that states the central conflict of the story, often providing both a synopsis of the story’s plot, and an emotional “hook” to stimulate interest. A one-sentence program summary in TV Guide is a log line. [Wikipedia: https://en.wikipedia.org/wiki/Log_line]

Per maggiori approfondimenti a riguardo: http://pennablu.it/logline

Elevator pitch: è un’espressione rubata al marketing e alla pubblicità. Un discorso di pochissime parole, il numero di parole che un imprenditore riuscirebbe a utilizzare se si trovasse di fronte a un investitore e dovesse parlargli, convincendolo a investire, di un suo progetto durante il tragitto in ascensore, pertanto un discorso di presentazione chiaro ed esaustivo della durata massima di cinque minuti. E applicata alla narrativa, il discorso che un autore può fare a un consulente editoriale di una grande casa editrice per convincerlo a pubblicare il proprio romanzo, nello spazio di pochissimi minuti. Avete presente quello che i partecipanti di Masterpiece, il reality sulla scrittura di qualche anno fa, dovevano fare davanti a un editor di casa editrice in ascensore nell’ultima puntata?
Qui trovate un esempio di come o come non fare un Elevator Pitch.

Bene. Se conoscevate già queste espressioni, buon per voi, avrete fatto un ripassino e, magari, avrete cose da dire in proposito (i pomodori e mele marce di cui sopra). Se invece non li conoscevate, spero vi sia stato d’aiuto questo post. Io, trovo sempre più interessante frequentare e partecipare ai WorkShop di EWWA. Fateci un pensierino anche voi.

*DISCLAIMER: Tutte le immagini contenute in questo articolo sono state prese da Google Images e inserite con link esterni a questo Blog. Se non gradito l’utilizzo, per favore segnalarlo nei commenti e saranno immediatamente tolte.

IMOLA, WORKSHOP EWWA 22 OTTOBRE: PAROLE & RISATE

Oggi ero a Imola. No, non per andare a vedere un Gran Premio, so che Imola è conosciuta da tutti per il suo Autodromo e per le corse, ma questa volta io mi trovavo lì per un’altro tipo di corsa, di gara, di evento: ero al Workshop sulla Scrittura Collettiva e sul Romanzo Organizzato dal Polo Romagnolo di EWWA così ben presieduto da Sabrina Grementieri.

E in compagnia di Emilia Cinzia Perri, amica da poco arrivata a Bologna; ci siamo avventurate nei meandri di Imola da vere pioniere. Infatti siamo riuscite a perderci immediatamente non appena arrivate (colpa mia: anziché via Aspromonte, per tutta la giornata di ieri avevo in mente un altro indirizzo, Via Ariosto. Sapere il perché è cosa ardua da scoprire, però!). Ma se “Nel centro di Bologna non si perde neanche un bambino” cantava il mitico Lucio Dalla, figuriamoci in quel di Imola, piccola cittadina della provincia bolognese (ma già Romagna!): bastano pochi passi e qualche riferimento: L’Orologio – che poi scopriremo in realtà esser più d’uno – il Cinema Cristallo, la Libreria Giunti et voilà, siamo alla Biblioteca – splendida, così bella da desiderare di non volersene mai andare ma restare a perdersi tra i libri e nicchie – arriviamo anche un po’ in anticipo a destinazione.

L’accoglienza è sempre calorosa come in ogni incontro di EWWA: ci si ritrova tra “vecchie” amiche e nuove, colleghe con cui si è interagito per mesi se non anni via Facebook e con cui adesso si prende visione anche della forma “fisica” e non più virtuale, e altre con cui ormai c’è dimestichezza ed empatia anche personale da molto tempo: rivedere Cristiana, Velma, Fernanda, Sarah, Anna, Emma, Giulia dopo gli incontri di Roma lo scorso Aprile, e Firenze adesso agli inizi di ottobre è bellissimo, è il piacere di ritrovarsi, scambiarsi idee, pensieri, o più semplicemente un abbraccio.

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La prima conferenza, quella sulla scrittura collettiva è stata funestata da un imprevisto: Emilia non trovava il cellulare, ci siamo dovute allontanare per verificare che non fosse caduto in macchina (cosa che poi si è rivelata tale) e abbiamo approfittato per rifare a ritroso il percorso verso il parcheggio, fissando i punti di riferimento imolesi per non perderci più e ci siamo godute parte del centro cittadino in maniera particolare: la giornata era piena di sole, l’aria frizzante ma piacevole, questo sabato di fine ottobre da trascorrere camminando tra le bancarelle del mercato cittadino si stava davvero presentando come un piacevole modo per trascorrere un week-end fuori casa. Per cui, se volete avere un resoconto dettagliato di quanto è stato detto e discusso, vi rimando all’ottima cronaca che  Sabrina Grementieri  organizzatrice magnifica ha fatto sul suo blog. (Un grazie a lei va anche per le foto che le ho rubato senza ritegno) 

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Dopo la pausa pranzo – complimenti per il menu davvero gustoso!

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si è svolto il workshop sul romanzo tenuto dallo scrittore Jadel Andreetto. E meglio non si poteva coronare una giornata già di suo iniziata in maniera piacevole e divertente.

A post shared by Amneris (@amneris991) on

Negli anni in cui ho trascorso a interessarmi di scrittura mi sono fatta un’idea su questa mia particolare predilezione: mi piace scrivere, sì, mi piace inventare mondi e personaggi nei quali passeggiare o lasciarmi proprio trasportare, ok, ma quello che veramente mi attrae come le api al miele è proprio lo scrivere in se stesso. Potrei sentir parlare di come ci si deve approcciare a un testo, come strutturare una trama, come delineare il carattere di un personaggio, persino come formattare un testo e fare le pulci all’ortografia e alla punteggiatura per ore e per mesi senza mai annoiarmi. Sarà per questo che non mi importa poi tanto di quanti ebook vendono le mie pubblicazioni, di quanto conosciuta possa essere io come autrice? Sarà forse per questo che negli ultimi due anni mi sono dedicata con maggior gusto e passione alla traduzione dei libri altrui piuttosto che scriverne di miei? Può essere. Sta di fatto che ieri pomeriggio ho assistito a un workshop di scrittura collettiva sul romanzo molto  divertente e sarei andata avanti a oltranza se avessi potuto.

img_4721-768x1024Circa la cronaca di quanto abbiamo fatto in gruppo e di come il bravissimo (direi spettacolare) Andreetto abbia condotto il workshop credo vi sarà un resoconto più dettagliato da parte del Polo Romagnolo EWWA, io mi soffermo solo a dire che: alla fine siamo riusciti  a fare della scrittura un momento di svago, condivisione, ironia, inventiva. Imbastendo praticamente uno schema completo per un romanzo psycho-thriller-noir-romance, ci siamo addirittura assicurati l’eventuale partecipazione al prossimo #NaNoWriMo, se volessimo utilizzare i consigli e le sub-plot che son uscite fuori ieri dalle quasi trenta menti presenti all’incontro.

Ok, adesso sono tutta NaNo-oriented e quindi mi dovrete sopportare, ma come ho detto prima tutto ciò che ha a che fare con la sperimentazione nella scrittura per me è meglio di un dolce di panna e cioccolato.

Bene, finita la mia esternazione sulla giornata imolese di ieri, vado a preparare gli strumenti per la maratona novembrina che mi aspetta!

#NaNo #NaNo!

EWWA & IMOLA: WORKSHOP A TUTTO TONDO.

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Essere soci EWWA non significa soltanto appartenere a un gruppo di autrici e operatrici del mondo dell’editoria che fanno rete e si sostengono a vicenda, ma soprattutto avere facoltà di partecipare a workshop gratuiti e tutti, indifferentemente, interessantissimi e di spessore notevole. E’ il caso del prossimo workshop di IMOLA organizzato da Sabrina Grementieri  e che avverrà il prossimo 22 ottobre p.v. Io consiglio a tutti coloro che si trovano nei pressi di pensare e di partecipare.

Interverranno infatti relatori di calibro altissimo:

Luca Occhi è uno scrittore che ha partecipato a diversi progetti di scrittura collettiva.
Stefano Tevini ha collaborato con il collettivo Anonima Scrittori e al momento è direttore editoriale della casa editrice La Ponga.
Angela Catrani è editor presso la Bacchilega Editore e fa parte del collettivo Libri Calzelunghe, che si occupa di letteratura per ragazzi.
Andrea Pagani è insegnante, scrittore e sceneggiatore. Ha collaborato con il collettivo Wu Ming2
Jadel Andreetto è insegnante di scrittura creativa, giornalista e scrittore.

La partecipazione è gratuita, dovete solo iscrivervi a : ewwa.romagnaeventi@gmail.com

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#EWWA #EWWAIMOLA

CRISTALLO, DI FEDERICA D’ASCANI. RECENSIONE

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Ci sono libri che fanno male.  Libri “cattivi”, nel senso che non sono per niente romantici e nemmeno un pochino autoconsolatori. Libri che raccontano con precisione pedante e crudele realtà dannate e dolorose. Il romanzo, Cristallo, di Federica D’Ascani, è uno di quei libri.

In genere nelle recensioni analizzo tutto, dallo stile alla sintassi, alla caratterizzazione dei personaggi alla congruità della trama e dell’intreccio. Ebbene, in questa recensione manderò tutto a quel paese e parlerò solo attraverso la pancia, anzi, diciamo pure le viscere, perché questo romanzo di Federica te le attanaglia e te le strappa a morsi. Letteralmente. Dilania la carne e l’anima, le fa a brandelli e poi ti lascia con l’impegno gravoso di rimettere tutto a posto, senza, ovviamente, alcun indizio su come fare per ricomporre tutto per benino.

Vera – e la scelta del nome mi accende una lampadina – è innamorata di Vittorio. Un amore succube, malato. Vive insieme a lui una convivenza malsana, fatta di insulti e mancanza di rispetto da parte dell’uomo e di un sopportare prono da parte di lei ogni sopruso,  ogni mancanza. Ogni occasione è buona,  per lui,  per ricordare a Vera quanto sia inutile, brutta, sciatta e incapace di fare qualunque cosa. È violenza psicologica da parte dell’uomo e sudditanza imbelle da parte di lei. Ciò che li lega e che li tiene assieme non può certo dirsi amore, ma di sicuro un senso di colpa che cresce, serpeggia all’interno dell’intimo di lei e si alimenta a ogni imprecazione, verbosità e insolenza da parte di lui.

Leggere della quotidianità di questi due è puro tormento, dalla prima parola quasi fino all’ultima. Ma se la mente di chi legge si ribella a tanta insania, la ragione e l’esperienza parlano più alto. Vera, Federica D’Ascani, non l’ha chiamata così per caso. Magari non l’avrà scelto apposta, questo nome, non lo avrà pianificato – magari sì, e allora tanto meglio – forse è stato solo un caso; però noi sappiamo che non esistono le casualità in psicologia. Se Vera in questo romanzo si chiama così, è perché questa storia è sostanzialmente Vera. Non importa neppure sapere quanto di  autobiografico ci sia in questa trama. Potrebbe essere inventata di sana pianta – non lo credo, ma non importerebbe, comunque – che resterebbe in ogni caso una storia reale, assolutamente, ripeto,  vera. Perché accade esattamente nel  modo in cui viene descritto.

<<<leggi tutta la recensione qui>>>

BELLE PERSONE CHE INCONTRI AL SALONE: CRONACA DAL PARADISO DEI LETTORI

#SalTO16

Devo lasciare decantare un po’ le sensazioni che ho accumulato in questi due giorni di Salone Internazionale del Libro di Torino. Ho per il momento molta stanchezza da smaltire e piedi gonfi e terribilmente doloranti. Ho camminato in questi due giorni come non ci fosse un domani, ma senza avvertire né fatica né disagio, volando letteralmente da un Padiglione all’altro, da uno Stand all’altro ubriacandomi di libri e odore di carta stampata.

Il Salone di Torino, panoramica

Aver male alla schiena e i piedi gonfi, in questo caso è un buon segno. Significa che ho speso tutta la mia energia nel visitare, incontrare, sorridere, abbracciare. Conoscere di persona chi, spesso, condivide con me una passione virtuale. Quella per i libri.

A Torino c’erano molte persone che volevo incontrare.

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Io e Isabella. Il selfie era d’obbligo.

La prima, amica mia carissima, è Isabella. Persona con cui ho da sempre un grandissimo feeling virtuale, e con la quale condivido molte passioni (in gergo faisbukkese chiamati “tunnel”): Mika, Outlander, Harry Potter tra le tantissime che ci accomunano. Da anni progettiamo di incontrarci senza mai esser riuscite a realizzare questa possibilità ma l’occasione è spuntata dopo che Isabella si è trasferita a Torino. Finalmente Sabato ci siamo riuscite.
Che dire?
Il virtuale non esiste, dicono, ed è vero.
Perché dal momento in cui l’ho riconosciuta sulla piattaforma della stazione dei treni, con Isabella è stato come se fossimo andate a scuola insieme, se ci fossimo salutate due giorni prima, quel feeling che avvertivamo via web si è dimostrato essere semplice e naturalissima intesa. Lasciarla, infatti, oggi, per tornare a Bologna è stato doloroso.
Con Isa abbiamo passeggiato tra i libri della Fiera, ho riso, scherzato, condiviso.

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Isabella infiltrata agli accrediti. Che è comunque una bellissima sensazione.

Altro incontro a cui tenevo particolarmente era con Cristina Lattaro, la mia bossa, e Paola Fallerini, “bossa in seconda”. Cristina è forse la persona con cui mi sento più spesso per ragioni di Casa Editrice, ma non avevo ancora mai avuto occasione di incontrare Paola prima. L’anno scorso a Farfa, per un caso fortuito l’ho mancata per un soffio. Conoscerla è stato piacevole, perché mi ha dato a conferma di quanto avessi già intuito via internet: Paola è una donna competente, professionale e dotata di un’intelligenza acuta che mescolata a una gentilezza rara la rendono persona chiave in questo duo editoriale: oggi comprendo perché Amarganta sia cresciuta così tanto in così poco tempo e soprattutto sia riuscita a costruire un catalogo d’eccellenza. L’energia esplosiva e la curiosità entusiasta di Cristina viene arricchita dalla capacità riflessiva e profonda, dalla critica meticolosità di Paola. E questo permette di ottenere libri perfetti e di particolarissima raffinatezza.

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Le “bosse” Cristina e Paola sono ROCK!

Ho avuto modo di incontrare di nuovo Babette Brown (al secolo Annamaria Lucchese) con la quale mi trovo benissimo a collaborare al  blog http://www.babettebrown.it che porta il suo nome. Donna forte, lucida, dalla mente “acuminata” (sì, Babette, acuminata. Non è la replica dei “capelli fluidi” questa, è voluto, il termine e ti spiegherò perché!) perché l’intelligenza di questa donna è una sorta di freccia che punta diritto al cuore delle questioni e delle persone, senza tentennamenti, senza piaggerie. E’ dotata di un umorismo pungente, infatti, e vivacissimo, ed è impossibile non amarla subito. Ecco, Babette è una di quelle persone che mi piacerebbe frequentare spesso, e mi dispiace che abiti lontano.

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Scusatemi se gongolo. Ma Babette con maglietta in pendant col mio libro è un MUST!

E poi i “miei amori” Francesco e Guido. Felicissima di ritrovarli, abbracciarli, ritrovare quell’atmosfera di scanzonata allegria e ilarità che avevo scoperto a Farfa, riscoprire la goliardia cameratesca con Francesco, che mi ha subito riportato alle “nottate di editing condiviso” di due anni fa, quando in torride notti d’Agosto ci scambiavamo testi e riscrivevamo romanzi sulla base dei suggerimenti e delle reciproche stroncature.  Rispolverare la semplicità che l’empatia trasmette e che ha solo bisogno di uno stimolo, di una scintilla per accendersi nuovamente.

La presentazione di Amarganta a 360° è stata bellissima. Tanta gente tra il pubblico, tantissimi gli autori Amarganta a parlare delle loro “creature”. Babette ha moderato l’evento in maniera magistrale e coinvolgendo gli astanti con le sue domande sempre a fuoco e sempre dirette e intelligenti.

E poi l’incontro con Clara Cerri, finalmente. Che dire di lei? E’ bellissima, intelligente, piena di talento, così amabile da non poterla odiare neppure un pochino per quella sua scrittura così “cremosa” e suadente. Così simpatica da volerla come migliore amica, se non fosse che abita anche lei lontano.

Ma perché non abitate tutti a Bologna, ecchecca…volo?

Le “Ragazze di EWWA“. Le cito tutte insieme, perché erano tante, ed è stato stupendo vederle alla presentazione di Amarganta tra il pubblico a fare la hola e la clac! Grazie. Uno dei più bei regali avuti quest’anno è stata l’iscrizione alla EWWA. E che bello abbracciarvi e salutarvi. Ma tanto, con voi, riavrò presto occasione in altri incontri e workshop.

Alessandro Fieschi, “papà” di Oliver Lifeless e Monica Nicolosi, mamma premurosa che lo ha saputo disegnare così bene, ha presentato il suo libro “Oliver Lifeless” a un pubblico attento e curioso e il libro è andato ruba. Sono felice, perché questo piccolo romanzo Under15 mi è piaciuto immediatamente e in lui credo moltissimo.

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Oliver Lifeless

E poi Fabio, Francesca, Cathlin, (sei andata via troppo presto, neppure il tempo di scambiare due parole!) Isabella, Stefano, Lidia, Lucrezia, Manuela… Sono felice di avervi incontrato. Un po’ meno che l’evento sia finito per me, perché avrei voluto restare di più in vostra compagnia.

Avevo, dicevo, tanta gente da incontrare al Salone di Torino. Una persona in particolare. Un’anima bellissima che è sempre disponibile a rispondere a qualunque richiesta io abbia e con la quale ho avuto l’onore di collaborare per anni in quella realtà bellissima che è Rete-News.it, Sara Frison. Una persona dolcissima che proprio non potevo mancare di incontrare e che purtroppo, le circostanze hanno impedito di trascorrere con lei più tempo in compagnia. Ma almeno un bacio e un abbraccio ce lo siamo potute scambiare con la promessa che in futuro non mancheranno altre occasioni di incontri. Insieme a lei una stupenda Beatrice Latella che, durante una chiacchierata qualche mese fa, mi promise una torta al cioccolato (in sostituzione di quella che io avevo ripetutamente bruciato) e che mi ha portato al Salone dopo essersi messa ai fornelli alle 6:00 del mattino. Grazie, Beatrice, mio marito sta apprezzando tantissimo, e io sono profondamente commossa dal tuo gesto dolcissimo (in tutti i sensi)!

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Gli angeli Beatrice e Sara. SMUACK!

Due giorni a Torino, tra amici vecchi, amici nuovi, e tanti libri. Due giorni bellissimi che già mi mancano tanto. E come sempre mi succede in queste occasioni, son pentita di non aver prolungato il soggiorno ed essermi goduta anche il lunedì di questa maratona editoriale così piena e soddisfacente.

Carissime Bossa1 e Bossa2 di Amarganta: rifacciamolo presto!

 

 

LE DUE ANIME DELLA SCRITTURA A ROMA PER EWWA

Il logo di Ewwa (European Women Writing Association). Roma, 17 febbraio 2015. ANSA/ US EWWA +++ HO - NO SALES - EDITORIAL USE ONLY ++

Messaggio Facebook scritto alle EWWA sull’incontro di Sabato 16 aprile 2016 a Roma:

Ok, preparatevi perché sarà un post lungo e logorroico.
Allora…
Da tempo avevo questa voglia, questo desiderio di far parte di EWWA. L’idea di appartenere a un gruppo di persone, più o meno qualificate professionalmente, più o meno “famose”, mi intrigava. Perché, appunto non era il successo professionale o la fama/popolarità che mi interessavano quanto la capacità di aggregazione, di fare gruppo, di fare “casa”.
E, dal di fuori, dal sito e da quanto potevo vedere, qui si faceva; EWWA sembrava proprio quel tipo di organizzazione/gruppo.
Lo confesso. Vi ho stalkerate per almeno due anni.
E a chiunque mi chiedesse consiglio, indicavo il gruppo. Vai a guardare. Chissà, magari ti piace…
Ma non mi sono mai iscritta – oh, sì, ho chiesto millemila volte informazioni via mail, alle quali arrivava sempre risposta paziente ed esauriente dalla gentile socia che ogni volta mi spiegava tutto di nuovo (e chissà quante volte mi avrà mandato a quel paese), ma ogni volta dicevo: domani, domani vado in banca a fare quel bonifico, e poi niente. Passavano i giorni, che diventavano settimane, che diventavano mesi.
Ecco, oggi a pensarci, a quanto tempo ho sprecato inutilmente, un po’ mi arrabbio. Ma vabbe’…
Devo tutto a una mia cara, carissima amica. La considero tale, perché, lo ammetto, l’ho conosciuta sul web, ci siamo viste qualche volta di persona, spesso ci parliamo via facebook, ma per me non è solo un’amicizia virtuale. Né con lei né con la sua socia. Quando penso a Laura e aLoredana, le penso con affetto. E si sa, quando l’affetto affiora, il virtuale scompare.
Ecco, dicevo, devo tutto a lei.
Perché un giorno mi ha regalato l’iscrizione a EWWA.
E finalmente sono stata catapultata, letteralmente, qui dentro.
Tra le socie, conoscevo già da tempo alcune altre: Antonia, Federica,Federica, Babette, Ledra e molte altre che a nominarle magari sbaglio perché poi me ne dimentico qualcuna e faccio loro un torto. Ma consideratevi tutte nominate, tutte egualmente considerate con stima e simpatia.
Altre ne ho conosciute subito dopo, a Imola, partecipando al primo incontro + workshop. Con alcune di loro è stato “sorellanza a prima vista”. Sapete quando accade che tutto è facile, naturale, ogni gesto è semplice e fluido e fluente ( Emoticon wink ) e ti sembra di stare proprio nel posto dove avresti desiderato essere e adesso che ci sei, hai la conferma che quello è esattamente il posto dove dovevi stare?
Ecco. Così.
Insomma, se Imola è stato il “battesimo”, ieri a Roma è avvenuta la mia “cresima”. La “confermazione” che EWWA è il posto per me.
Ripeto, non tanto per l’essere in mezzo a scrittrici di successo e sentirmi tale anch’io, ormai da tempo ho lasciato alle spalle questo bisogno di conferme, di ratificazione, di adeguatezza. Io sono quella che sono, nella vita e nella scrittura, e mi va bene (magari un pochino ancora vorrei crescere, ma c’è tempo, c’è vita e quindi c’è spazio per altre scritture, forse, e anche altri progetti) così. Vi sembrerà strano ma a me piace come sono fatta, così dispersiva e golosa da girarmi attorno e dire: “voglio fare anche quello!”
No, la conferma in EWWA è stata quella di trovarmi insieme ad altre donne. Punto. Donne che scrivono, che condividono con me la stessa passione aliena e che amano parlarne. Amano discuterne per ore. Ieri, a sentire raccontare di Laura e Loredana, ma anche di Gabriella edElisabetta dei loro inizi, dei loro metodi di scrittura, delle loro lunghe discussioni su personaggi e ambientazioni, ecco, io mi sentivo come se fossi stata a sentir di persona Mika parlare della sua vita (e chi mi conosce SA cos’è Mika per me) o che ne so, la Rowling o la Clare? (Gabriella ed Elisabetta, per favore, non abbiate remore a parlare di voi, dei vostri inizi, della vostra scrittura e del vostro lavoro. Sapete quanto è utile per chi scrive e non semplicemente per “le nuove” ma anche per le “vecchie” affamate di sapere, di conoscenza, di ogni più piccolo dettaglio di questo mondo fantastico che è la scrittura? Sapete quanto è importante per chi, come noi, si sente alieno perché si isola a scrivere e magari viaggia in mondi altri e sente su di sé quello sguardo, lo sguardo di chi non ci capisce, di chi ci sente dei marziani caduti sulla terra e completamente lontani dal “mondo reale”? Non pensate mai, non pensate più che parlare di voi annoi ormai chi vi ascolta. Non ne abbiamo mai abbastanza).
Dicevo, la bellezza del momento è stato quello di poter parlare, liberamente, con la semplicità e la naturalezza nel sentire e nel dire, di scrittura, di editing, di traduzione, di libri, di mondi altri, di fantasia, di creatività.
La bellezza è stata ascoltare Vittoria Corella e Federica Soprani del loro mondo particolare, del loro modo stranissimo e incantevole di scrivere le loro storie. Federica già la conoscevo, incontrata al Premio Mondoscrittura nel 2013, ma Vittoria era la prima volta che la incontravo.
La bellezza è stata incontrar di persona Babette, con la quale sarei rimasta a parlare per altre dieci ore.
E’ stato approcciarmi a tutte con semplicità e allegria ed essermi sentita libera.
Ecco.
Adesso la pianto.
Perché poi noiosa lo divento io.
Però, per finire, una cosa la dico ancora:
grazie.
Per avermi permesso di immergermi nel mondo che amo e averlo potuto condividere con altre che sentono le stesse emozioni pensando alla scrittura.

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