#INCIPIT di #QUALCOSACHESTOSCRIVENDO

cousework-writing-service

Il taxi mi ha lasciato proprio davanti alla porta di casa. Quasi per magia, ben due auto parcheggiate proprio lì davanti si sono messe in moto e allontanate mentre sopraggiungevamo noi e ci hanno permesso di accostare e farmi scendere le valigie sul marciapiede senza tante manovre scomode. Addirittura il tassista mi ha aiutato a salirle sui sei gradini che separano la porta dalla strada. Forse si aspettava che lo lasciassi entrare in casa e sistemarle fin dentro, ma senza rivolgergli lo sguardo, una volta sulla soglia l’ho liquidato con un bel centone facendogli cenno di tenersi il resto. Poi sono entrato e ho spinto tutto dentro con un calcio infastidito e quasi violento. L’ho appena sentito augurarmi la buona notte, non gli ho degnato neppure di un sorriso di circostanza.
«Signor Longwood, me lo farebbe un autografo?» mi ha chiesto lui, tornando sui suoi passi dopo qualche istante. Giusto prima che io chiudessi il resto del mondo fuori dalla porta di casa. L’ho guardato dritto negli occhi e ho visto brillare una luce di commozione sincera, di quelle acquose che celano il rimpianto e l’impotenza a passare oltre il limite che gli Eterni hanno tracciato.

E’ stato allora che ti ho riconosciuto.
Come tutte le altre volte.

Accade sempre dopo, quando non è più possibile tornare indietro. Perché anche adesso, ho sentito quella richiesta solo pochi istanti prima che la porta si chiudesse. Ho visto il brillio delle tue lacrime e ho cercato di fermare il mio gesto rapido e brutale, di impedire che si separassero i nostri mondi. Ma quando sono riuscito a tornare sui miei gesti, tu eri già sparito. Svanito nel nulla.
E la sofferenza brucia.
Nel petto e nella mente.
Sempre di più.

Ho lasciato le borse nel corridoio e ho attraversato la casa al buio.
Non ho voglia di luce. Non stasera.
Ho voglia solo di te.
Di te che non sei più.
Di te che mi solletichi nel sonno e non ti lasci afferrare.
Di te che ti palesi per pochi istanti negli occhi della gente e poi svanisci.
Ho voglia solo di quelle carezze, di quei baci ruvidi e soffici che riuscivamo a donarci di nascosto e che ora vorrei aver potuto mostrare senza pudori a un pubblico impiccione e invadente.

Così arrivo alla stanza da letto che tu non hai mai conosciuto (non ho fatto a tempo a mostrartela, a rotolarmi tra le lenzuola di seta con te, amore mio) e mi ci butto sopra vestito, con ancora addosso le scarpe e il cappotto. Abbraccio un cuscino e prego.
Prego che il sonno arrivi a colpirmi in pieno volto e mi intontisca all’istante.
Prego che le Fate di Morfeo mi prendano per mano e mi accompagnino in fretta, proprio lì, esattamente dove voglio andare e dove voglio essere.
Prego che tu ti faccia di nuovo vedere nel sonno e mi avvolga del tuo abbraccio rude e appassionato.
Ormai vivo per questo.
Ogni ora del mio giorno e della mia notte è piena solo di questa voluttà velenosa: dormire e sognare.
Sognare di te.
Non faccio altro.
Non vivo che di questo.
Sognare e dormire.
Incontrarti agli incroci dei venti.
E tu arrivi a prendermi per mano. Ti vedo, mi sorridi, mi porgi le braccia con i palmi rivolti verso l’alto, chiedendomi di avvicinarmi e seguirti. Io, docile, ubbidisco, perché non c’è niente che voglia di più se non quello di assecondare le tue sollecitazioni.

[…] continua…

#Incipit
di
#QualcosaCheStoScrivendo

Annunci