RECENSIONE: I CENTO COLORI DEL BLU DI AMY HARMON

21841402Comprato in offerta su Amazon, senza sapere che l’autrice è la stessa di Making Faces (che sto leggendo adesso e che nella versione italiana il titolo è Sei il mio sole anche di notte), edito da Newton & Compton per l’Italia.
Mi è piaciuto. Prima di tutto perché la protagonista è diversa dalle solite.  E’, ok, bellissima ma una bellezza che intimorisce e un carattere sgradevole, ribelle, ostile. La sua storia è devastante, dura, difficile e stringe il cuore fin dalle primissime battute. Il rapporto con Darcy Wilson, il suo professore di storia e poi affittuario e amico cresce piano piano, lentamente come è giusto che sia ed affascina proprio per la bravura nel dipingere un rapporto che inizialmente sembra destinato al fallimento.
La scrittura è fluida, il narrare sicuro e interessantissime sono le citazioni letterarie e le leggende indiane. L’ambientazione è insolita, se non altro non comune ai romance e questo è di sicuro un valore aggiunto.
Non ho apprezzato molto un unica scelta narrativa, che ho interpretato come forzata per27237358 poter essere inserita nella storia ma che secondo me mal si sposa con il carattere della protagonista: la madre di Wilson, di nascosto parla male di lei, la giudica, la infanga e lei per tutta risposta decide di lasciare sua figlia in adozione alla sorella di Wilson? Per quanto gentile, affettuosa e importante per la carriera futura di Blue, è una reazione che non si addice umanamente a un essere umano umiliato in quel modo. E dopo aver accettato di lasciare la figlia in adozione, la “futura suocera” l’accetta senza più pensare che sia una sgualdrina inadeguata per la posizione del figlio? Tutto cancellato, tutto perdonato? Sappiamo bene che le cose non funzionano in questo modo. Avrei preferito una soluzione dolce-amara, un’ostilità magari mitigata e mascherata ma comunque non nascosta da parte della madre di Wilson e Tiffa piuttosto che un “tarallucci e vino” così plateale.
Ma comunque una lettura avvincente, nuova per certi versi, di sicuro piacevole. E se di romance si tratta, un bel romance non banale e soprattutto non carico di cliché. Non è cosa da poco, in tempi come questi dove il luoghi comuni si sprecano.

 

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CROTONE LA TOSTA

Vedete…
Crotone è una città della Calabria così bella e magica da sembrare quasi finta. Ha un mare stupendo, una delle riserve marine più vaste e ricche di tutto il litorale italano, uno dei siti archeologici più grandi e belli di tutta la… Magna Grecia.
Crotone ha persino un vanto: una scuola filosofica, fondata da Pitagora alla quale potevano avere accesso anche le donne! Quindi, Crotone è stata la prima città “femminista” della storia.
E infatti, le donne di Crotone sono donne toste, forti, bellissime e sensuali ma determinate e con le spalle robuste.
Crotone negli anni è stata spesso umiliata.
Si parla di lei soltanto quando c’è una retata per mafia o criminalità organizzata. Quando c’è da parlarne male.
Eppure, questa gente di Crotone non si è mai abbattuta, mai piegata.
Ha sempre fatto di necessità virtù.
Pur nella crisi immensa che questo Paese ha attraversato e sta attraversando, i crotonesi non si sono mai lasciati andare alla depressione e al disfattismo.
Anzi, hanno saputo scegliere il cambiamento, e lo hanno fatto andando alle urne, votando un sindaco differente e fuori dagli schemi. Bravo o meno che sia il nuovo sindaco, quello che conta è che la gente di Crotone ha scelto. Senza barare.
E la vittoria di ieri della squadra di calcio, in qualche modo ha mostrato un volto diverso di questi calabresi così atipici: data per spacciata fin dall’inizio, questa squadra ha rimontato giornate dopo giornate fino a strappare la conferma in serie A.
Con le unghie e con i denti, sputando lacrime e sangue, questa squadra è riuscita a dire “sono a pieno titolo e di diritto in Serie A. Non per caso, non per botta di C., ma perché me lo merito”.
E anche i crotonesi se la meritano questa soddisfazione, questa gioia che ha invaso le strade e le stradine storiche di questa città stupenda.
Grande Crotone.
Quest’anno arrivo un po’ più tardi, ma arrivo.
Aspettami

CAMP NANOWRIMO: PROVA SUPERATA

 

E in largo anticipo!

La cosa bella del NaNoWriMo è che ti spinge a dare il massimo, di pigiare sull’acceleratore della tua scrittura senza pensare alle conseguenze successive (editing, correzione bozze, congruità e caratterizzazione, ecc.) ma lasciarti andate a tutta velocità come su una moto lanciata all’estremo, in una strada libera senza semafori o incroci e pensare solo ad arrivare alla fine della narrazione e solo allora tirare un sospiro di sollievo e dire
WOW!
Che corsa!
Che brividi!
Che sballo!

Il Camp NaNoWriMo rispetto al contest di Novembre ha una marcia in più: le Cabin. Che puoi scegliere random oppure puoi formare con altri 11 amici e dentro le quali puoi chattare e discutere di scrittura, di ciò che stai scrivendo e confrontarti su vari fronti. Aiuta a sentirti parte di un tutto di scrittura e meno solo in questa corsa folle verso le 50.000 parole in un mese. E anche su altri fronti perché sei ti ritrovi a doverti fermare per una ragione o per l’altra, i membri della tua cabin possono fare il tifo per te e spronarti a riprendere il ritmo.

Ho iniziato a scrivere PRIMA che il Camp NaNoWriMo iniziasse, l’ho già detto. E sono già arrivata alle 50.000 parole. Adesso devo trovare il modo di rallentare chiudere la storia che ho con così tanta forza raccontato. Speriamo di riuscirci. Almeno un po’ prima delle 70.000 visto che sono già a 58.228.

Ma a tagliare si fa sempre in tempo. Fa male ma si può fare.
Lo farò, magari revisionando il romanzo al NaNoWriMo di Novembre.

CONTINUO O NON CONTINUO?

 

Quello che temevo è successo. E’ tornato il DUBBIO.
Ho interrotto il FLUSSO e ho smesso di scrivere.
Adesso sono travolta dall’INCERTEZZA.
Sarà abbastanza interessante? Sarà abbastanza emozionante?
Avrò inserito abbastanza ANGST?
Avrò descritto bene l’IDILLIO?
Avrò messo abbastanza scene d’AMORE?
Ma soprattutto, COSA VOLEVO DIRE con questo romanzo?
E se a tutte le altre risposte potrei dire… DIREI DI SI’, all’ultima invece rispondo NON SO.

Ed è la risposta più devastante di tutte. 

CHICCHI DI PENSIERI: RECENSIONE A FIGLIA DI NESSUNO

Che se poi uno ci pensa bene, è per avere feedback come questo di Chicchi di Pensieri, che uno scrive…
Grazie al blog Cdp per questa recensione bellissima!

Nivea Maria Gonçalves Mello Branco è figlia di Adelaide, ballerina di Samba al Copacabana Cafè.
Suo padre?
Sull’identità paterna ci sono davvero poche certezze e la stessa madre non ha mai saputo dire se la piccola Nivea fosse figlia del marito sposato a sedici anni, o forse di un certo Thiago, scuro e bello, o magari di un giovanotto timido ed impacciato con cui ha vissuto una notte di tenerezza (finita in un brutto incubo…).
Sua madre le ha sempre raccontato con trasporto dei suoi amori, dei suoi sogni ad occhi aperti che l’hanno fatta soffrire, e sua figlia – questa figlia di nessuno -, la bellissima Nivea, con gli occhi scuri, lo sguardo malizioso, il sorriso seducente, il corpo sodo e desiderabile, mentre la ascolta pensa che lei non farà mai come la sua povera mamma: non si lascerà prendere in giro dagli uomini che vogliono solo giocare col suo corpo e possederla come un oggetto.
Lei, Nivea, cresce col pensiero che mai nessun uomo la umilierà: potranno insultarla, urlarle contro disprezzo e cattiverie, ma non si lascerà maltrattare e picchiare da nessuno.
Ma soprattutto è determinata a non cedere alla tentazione di sognare…: di sognare una vita felice, un uomo che l’ami e da amare, dei figli…
E’ vero, sognare non costa nulla ma nelle povere e squallide baracche in cui è nata e cresciuta è difficile che si realizzino dei bei sogni; piuttosto, quelle come lei – che da ragazzine sono costrette a incamminarsi per una vita non proprio rispettabile, concedendosi e vendendo il proprio corpo a uomini viscidi – hanno già il destino segnato, e non si tratta di un destino felice.Nivea non passa inosservata e gli uomini la desiderano perchè lei sa come incantarli; la ragazza usa il proprio fascino selvaggio, senza freni, per conquistare, e lei stessa viene attratta da alcuni uomini che, per ragioni e in momenti diversi, faranno parte della sua vita.
Nivea sa che non deve dare a nessuno il proprio cuore, se vuole evitare di soffrire, ma non sarà così semplice, neppure per una donna decisa come lei.
Infatti, anche la sensualissima Nivea ha bisogno di amare ed essere amata, e del resto amare è l’unico lusso che può concedersi, anche se questo significa star male e fare scelte dolorose.

“Figlia di nessuno” è un breve romanzo che ruota attorno alla protagonista femminile, la cui bellezza e il cui modo di fare attraente esercitano un potere seduttivo sugli uomini, come un incantesimo, una malia, e questo fa sì che incontri, sul suo cammino, tanti uomini, da quelli che vogliono soltanto divertirsi, ad altri che invece perdono la testa per lei; c’è pure chi cercherà di toglierla dal mondo della prostituzione.

La vita di Nivea è breve ma intensa e in qualche modo la ragazza riesce a sfuggire alla triste e dura realtà delle favelas e addirittura a inseguire ideali civili importanti, lottando per essi, sempre con quella veemenza, con quel calore che le appartiene per natura.

Gli amori vissuti da Nivea le daranno tante sensazioni ed emozioni travolgenti, donandole piccoli momenti di felicità ma anche di tormento, e sarà costretta a prendere decisioni che la faranno soffrire.
Ma l’importante per lei è vivere ogni giorno con intensità, amando, anche quando ciò comporta rinunce e sofferenze.
L’ambientazione brasiliana ha quell’esoticità (alla quale contribuisce anche l’utilizzo delle tante espressioni e parole in lingua) che immerge totalmente il lettore nel contesto, lo affascina e, al contempo, mette un po’ di amarezza al pensiero della miseria che caratterizza determinati luoghi del mondo.
Nivea è un personaggio femminile particolare, che ha un fuoco dentro di sè, il sesso e l’eros contano nella sua vita e lei è piena di passione, non si vergogna di abbandonarsi al piacere dei sensi; ma è anche alla ricerca dell’amore e l’idea di amare per davvero e in modo assoluto un uomo, fosse anche per un tempo breve, è ciò che davvero aspetta per dar senso alla propria esistenza; anzi, fino a quando non farà l’esperienza dell’amore vero, è come se fosse eternamente insoddisfatta e prendesse a morsi la vita spinta dalla fame inspiegabile per qualcosa di sconvolgente che finalmente la faccia sentire davvero viva.

Il modo di scrivere dell’Autrice intriga il lettore, è una scrittura vivida, che ci fa percepire tutte le sensazioni della protagonista, e ha un che di “musicale” perchè il suo racconto giunge a noi come una nenia, lasciandoci un po’ di malinconia, di nostalgico rimpianto per questa donna che, a dispetto di una sicurezza e sfrontatezza ostentate, nascondeva uno spirito libero e una fanciullesca voglia di vivere la vita senza legami e gabbie.

Una lettura breve ma coinvolgente. 

RIPRENDONO LE PUBBLICAZIONI SU WATTPAD ANZI RADDOPPIANO

https://embed.wattpad.com/story/104754475

Inizio oggi con un racconto, uno dei primissimi che abbia mai scritto – e che non ho mai pubblicato, forse neppure mostrato a nessuno – e che in qualche modo ispirò Nient’altro che amare. Pubblicato su Wattpad. Seguitemi sul mio profilo AmnerisDiCesare  e su Babbers On Writing, tutto sul mondo dell’editoria: a partire da oggi, ogni 15 giorni, conversazioni sullo scrivere.

 https://embed.wattpad.com/story/90212671

ASSAPORARE CIO’ CHE NON SI E’ VISSUTO

Foto di scena tratta dal film Giovani Ribelli (2016) Google Images

Da ragazza volevo fare la scrittrice. Ricordo persino il momento in cui decisi che cosa avrei fatto nella vita, non avrò avuto più di 12, 13 anni. Ero al cinema, (il Cinema S. Martino, parrocchiale, dietro casa di mia nonna, alle spalle della ben più trafficata e rinomata Via Indipendenza, pieno centro di Bologna) e stavo guardando un film dove il protagonista era un giornalista scrittore costretto a indagare su  un omicidio e un complotto internazionale. Ricordo chiaramente che rimasi affascinata dalla figura del giornalista e un po’ dalla vita rocambolesca che conduceva ma non esattamente dall’azione che quel suo ruolo comportava, bensì dalla vita bohemienne e sconclusionata, fumosa e scarmigliata che si ritrovava a vivere. Del giornalista sullo schermo – come poi del resto di tutte le cose che mi avrebbero affascinato successivamente – mi soffermai a osservare il “dietro le quinte”, il nascosto e ne rimasi conquistata. Decisi – perché fu proprio una scelta netta e definitiva quella di quei miei dodici-tredici anni – che avrei studiato per prepararmi a quel lavoro, a quella vita, che sarebbe stata tutta scandita da letture di classici e poeti, una strada lastricata di carta stampata e parole vergate a mano; avrei scritto per vivere, e quindi sarei diventata giornalista per permettermi un misero appartamentino arredato sommariamente e di notte, libera da impegni di lavoro, avrei pigiato sui tasti della mia macchina da scrivere per produrre il mio capolavoro.

Non si è avverato niente di tutto questo. La vita ha deciso diversamente sconvolgendo tutti i miei piani con la stessa diligenza con cui io li avevo costruiti e programmati. Anche se alla fine, alla scrittura sono tornata dopo anni. E ho scritto ugualmente il mio “capolavoro”.

Guardando il film Giovani ribelli, ieri sera su Netflix (gradiosa invenzione!), film del 2013 diretto da John Krokidas che vede un maturo Daniel Radcliffe (quello di Harry Potter) interpretare un giovane Allen Ginsberg, ho ritrovato quello sguardo colmo di incanto che ricordo su di me durante la proiezione del film di allora: vedere Allen Ginsberg vivere i giorni e le notti cariche di vita spericolata della Beat Generation insieme a Jack Kerouac e William S. Burroughs, provare estasi oppiacee al limite del lecito e sperimentare nuove visioni di letteratura e poesia mi ha estasiato, provando persino una punta di invidia per quei tempi così gravidi di idee e spericolatezza, al limite dell’estremo e del pericolosissimo. Invidia che subito si è sciolta scivolandomi addosso: per carattere e per indole non sarei mai riuscita nemmeno a immaginare di vivere un’ora di quella spericolatezza e di quell’estremo. Eppure continuo a sentire in me il fascino pungente verso chi quelle scelte le ha compiute, quegli “strappi” al buon costume ha saputo fare e quei rischi si è saputo prendere.

In me resta solo il sapore di qualcosa che forse ho vissuto in altre vite ma che in questa mi sono preclusa di afferrare.

PERCHE’ DOVRESTE LEGGERMI? LO DICO A BABETTE BROWN

Non sono molto brava a convincere le persone a fare qualcosa per me. E credo che, anche in questo caso, sia stata capace di allontanare probabili lettori piuttosto che avvicinarli. Ma tant’è, queste sono le mie motivazioni. I miei argomenti, i miei temi. E non vi rinuncerei mai. Ho provato a cambiare ma alla fine son sempre tornata sui miei passi. Questa sono io. Questo è ciò che scrivo. E perché. 

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ARGOMENTO DEL MERCOLEDÌ:
PERCHÉ DOVREMMO LEGGERE UN VOSTRO ROMANZO?
CERCATE DI CONVINCERCI CON ARGOMENTI VALIDI.

Perché dovreste leggermi?
Bella domanda. Vorrei saperlo anche io.
Perché mi piacerebbe mi leggeste?
Ecco, così va meglio.

41oSJztlJ0L._SX331_BO1,204,203,200_Perché ci provo con tutta l’anima da anni, a scrivere storie che siano un po’ diverse. Le mie, infatti, a volte sono crude e devastanti; non sempre, lo ammetto, hanno un lieto fine, o per lo meno, il lieto fine classico che ci si aspetta dalle favole.

Dal primo racconto scritto ho deciso che avrei “cercato di trasformare il “comune” in “straordinario”. Per cui, nelle mie storie non troverete (quasi) mai il bellone palestrato e ricchissimo che si innamora perdutamente della ragazza goffa e “seeemplice” che poi si trasforma e da bruco diventa farfalla.

No, nelle mie storie troverete la donna con i “denti davanti sporgenti” che vive di stenti in un paesino sul mare della Calabria degli anni ’50, la Zannuta, o la Sirena che nasconde un passato misterioso, la sedicenne ingenua che si innamora del suo migliore amico e che per vent’anni lo inseguirà, la fanciulla delusa e depressa che riscopre se stessa attraverso il ritratto di un pittore scorbutico, i compagni di banco che si ritrovano innamorati, o, come in Figlia di Nessuno, la bella ballerina dell’Hotel Meridien, che vive in una favela del Brasile e che ha a che fare con turisti in cerca di attimi di piacere.

51JVVe52cILEcco, dovreste leggermi se cercate storie “normali”, laddove la normalità è intesa come “storie di tutti i giorni e comuni”: niente di eclatante o stupefacente, niente suspense o rocambolesche capriole su divani o ascensori, ma la vita. Quella che per tanti scorre senza fermarsi e senza che nessuno si fermi a osservarla.

Ed è invece quello che faccio io: nel gruppo di persone che tutti i giorni corrono verso il loro quotidiano, io ne fermo una dal mucchio e ne osservo la vita. E la racconto. O per lo meno, questo è ciò che tento di fare.

I libri e i racconti di Amneris Di Cesare li trovate QUI.

PERIODICHE RIFLESSIONI SUL CREDERE

Ogni tanto mi parte la riflessione religioso-mistica.
Non ci posso far niente, la spiritualità fa parte di me, lo ha sempre fatto. Quasi un anno fa, in questo post, riflettevo sul quanto poco tempo io vi abbia messo a cambiare e perché. Oggi invece mi domando piuttosto come io sia cambiata e in quanto il mio cambiamento mi abbia modificato.

Ma cominciamo per ordine. O forse, andiamo in modo ben disordinato…

Non ho mai sopportato, anche quando ero ligia e osservante, le ipocrisie dei bigotti. Era più forte di me, ma li sapevo riconoscere anche se mascherati da subdolo perbenismo e buonismo con fini nascosti. Identificavo immediatamente quelle persone animate da Fede tutt’altro che spirituale, vestite di carità di plastica e compassione stantia. Difficilmente mi ingannavano i sorrisi affettati e le vocalità delicate perché la non sincerità si palesa proprio alla fine, in uno svirgolare tagliente o un acuto stridore. E le false intenzioni si svelano attraverso commenti masticati insieme a bontà a buon mercato mescolati ad acida invidia,  si palesano attraverso giudizi tranchant, che di pietas non hanno praticamente niente.

Mi sono sempre tenuta alla larga dalle persone così. Perché possono essere pericolose, molto spesso, mi sono resa conto infatti, che non si rendono conto del loro status, sono tutte convinte di essere non solo nel giusto, ma nel giustissimo, depositari della Giustizia Assoluta. Io ho sempre avuto paura delle persone senza dubbio alcuno, le “tutto d’un pezzo” e gli assolutisti. Mantenendomi a debita distanza e mostrando una pacata diffidenza, ho saputo proteggermi.

Anche perché fino a qualche tempo fa certi passi falsi si potevano mascherare, si potevano in qualche modo arginare.

Ma oggi, forse anche per via dell’avvento dei social, i falsi, i buonisti, i tranchant, gli assolutisti non hanno più remore a mostrare il loro volto e i canini insanguinati che non riescono più neppure a mitigare. E ho molto raccapriccio per ciò che sta avvenendo. Perché tra gli “opinionisti” (siam sempre lì, anche questa è una parola che finisce in “ismo”), c’è chi dimostra di avere la Verità Piena, di essere padrone del Sapere, di essere Detentore della Giustizia più Infallibile.

Non mi sto riferendo a fatti particolare, ma non posso non fare a meno di pensare all’ultimo avvenimento, quello di DJ Fabo. Tanta crudeltà e saccenteria tutta in una volta non credo di averla mai letta. Tanta mancanza di rispetto, tanta mancanza di compassione.

Non entro nel merito, non mi importa. Ho la mia visione sulla faccenda, sono convinta che la “meccanica” e la “tecnologia” abbiano fatto meraviglie e abbiano reso la nostra vita milioni di volte migliori di quanto non lo fossero cento, duecento anni fa, ma allo stesso tempo ci imprigionino e ci condannino, soprattutto grazie al fatto che ancora siamo legati a concetti etici ormai sorpassati, a ideologie piuttosto che ideali, a pregiudizi e a superstizioni che ingabbiano l’uomo piuttosto che liberarlo. Quindi non entrerò nel merito delle scelte di Fabo, ma solo mi limiterò a provare per quel giovane ragazzo, strappato alla vita troppo presto, un profondo senso di tristezza ed empatia.

Quello che mi preme adesso è riflettere: questo buonismo un tanto al chilo, questa spiritualità snob che ci porta a sproloquiare filosofeggiando, mi sta facendo allontanare da ciò in cui credo, anzi, credevo. Mi sto allontanando dalla mia religione e dalla Fede. Una voce interiore, mentre ragiono in questo modo mi dice:
“ma ci vuol così poco per sconfiggerti, dunque?”
e chinando il capo, rispondo a Colui che so parlarmi in questo momento:
“Non è che lo voglia, Padre. Io voglio continuare a credere. Voglio continuare a sentirti vivo dentro di me e provare quella gioia immensa che mi inonda ogni volta che ti sento. Il fatto è che il dubbio e il raccapriccio mi aggrediscono con sempre più forza e l’età, forse anche le ingiustizie del mondo e la totale mancanza di pietà che leggo in giro mi indeboliscono. Il mio corpo sta invecchiando, e così anche il mio cuore. E’ forse più difficile credere oggi che ieri, quando giovane mettevo tutto in discussione. E invece pensavo che la paura di morire mi avrebbe sempre più avvicinato a te.”
La risposta non tarda a venire:
“Perché pensi che io richieda un atto di contrizione proprio alla soglia della partenza? Perché contrariamente a ciò che si pensa è più difficile credere prima di andarsene, quando non si ha più tempo, rispetto a quando si ha tutta la strada di fronte. E’ per questo che ho chiesto alle spose di tenere sempre accesa la lampada.”

E’ un epoca difficile.
E’ un mondo terribile.
Solo la voglia e il piacere di vivere e la curiosità nel proseguire il cammino, mi permettono di procedere con relativa fiducia. Mi auguro solo che una volta di là Lui possa capire le mie motivazioni, le mie debolezze ed essermi particolarmente indulgente.

LA FIERA DEGLI APPARATI

La mia postazione #adesso #si #chesiragiona #writing #reading #obsessions

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E non sono riuscita  mettere il telefonino con cui, ovviamente, ho scattato la foto (brutta, perché il mio iPhone va a manovella…). Ma la mia passione per la tecnologia ha raggiunto il più fulgido dei momenti con l’arrivo del mio nuovo Kindle Fire. Me felice…