SOGNI…

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#cazzeggiomodeon #mika #inspirational #ohmymuse

Stanotte ho sognato di essere seduta davanti a un tavolaccio da osteria, mentre una band suonava “canzoni stonate” e avevo davanti a me un ragazzone di 33 anni, ricciolo, dai grandi occhi da cerbiatto e che mi sorrideva sornione.
Io, invece muta a guardarlo, non dico imbarazzata, ma forse emotivamente paralizzata.
E poi riuscivo a dirgli:
<< Pensa che ho amiche che, se si trovassero al posto mio, non la smetterebbero più di parlare e di farti domande. E invece io, guarda un po’, come un’ebete davanti a te me ne sto zitta zitta…>>
Lui si è limitato a ridere.
Indovinate un po’ di chi si trattava?

 
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BUONA FINE E BUON INIZIO CON L’AUGURIO DI UN 2016 PIENO DI GENIO

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E’ stato un anno particolare e pieno di fermento per me. Amarganta, la novità editoriale nata proprio a gennaio, la collaborazione inizialmente per la collana fantasy e under15 e poi con lo scouting estero, le traduzioni dei libri, la mia prima esperienza in self-publishng, andata bene oltre le aspettative, Farfa, le amicizie appena accennate via online che in gran parte si sono materializzate e diventate parte integrante della mia vita (Francesco, Guido, Sara, Corinne, Ingrid), le amicizie appena accennate nella vita quotidiana cementate (Maria Silvia) e quelle un po’ perdute e impolverate dal passare degli anni che si sono affacciate alla mia vita quotidiana rivelandosi bellissime sorprese (Cinzia, Frenci), la scomparsa di un amico, Fabio, che mi ha straziato oltre ogni dire, e problemi, discussioni, tristezze e soddisfazioni nella vita di famiglia, il concerto di Marco Mengoni, il concerto di Mika a Milano.

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Un anno pieno.
E fervente di idee, di voglia di fare, di inventare.
Ecco, a tutti auguro un anno così.
Un anno pieno.
Un anno di genio e creatività, caratteristiche primarie della mia MUSA, l’Ispiratore di questo anno particolare.
Vi auguro un anno in cui la vostra mente non smetta mai di far girare le rotelle e tirar fuori idee strampalate, assurde, folli ma assolutamente creative.
Perché quando la mente lavora, tutto il resto va bene.

Happy 2016 to you all! 

It’s not the cowboys that are missing anymore
That problem was already old in ’94
Don’t be offended, this might seem a little wrong
Where have all the gay guys gone?

And to the romance when I was 14 years old
And to my heroes that were dressed up in gold
Only hoping one day I could be so bold
Where have all the gay guys gone?

If we are all in the gutter
It doesn’t change who we are
‘Cause some of us in the gutter
Are looking up at the stars

So tell me

Where have all the good guys
Where have all the good guys
Where have all the good guys gone?

Thank you Rufus, thank you Auden and James Dean
Thank you Emerson and Bowie for my dreams
Wilfred Owen, Kinsey, Whitman and Rimbaud
Thank you Warhol, thank you patience, thank you Porter and Cocteau

If we are all in the gutter
It doesn’t change who we are
‘Cause some of us in the gutter
Are looking up at the stars

(Michael Holbrook Penniman Jr. aka Mika)

MAI PIU’ SENZA

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Qualche giorno fa, un’amica Blogger ha scritto un pezzo sul suo Kindle e sul fatto che l’amore tra di loro pare essersi spento.

La cosa mi ha fatto pensare. Ho comprato un anno fa il mio Kindle, dopo anni di tentennamenti. Un impulso del momento: su amazon.it un click senza starci troppo a pensare e via. Acquistato. Ricevuto nel giro di pochissimi giorni e giusto in tempo per un viaggio di una giornata, a Milano. In treno, sia all’andata che al ritorno, è stato fichissimo leggere senza il peso di un libro di carta.

Il tempo è passato. Il mio Kindle è diventato sempre più importante e presente. Ho scoperto come usarlo, ormai non mi sono più (quasi) sconosciute nessuna delle sue applicazioni, da dieci libri della prima volta oggi sono arrivata a quota 426.

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420 libri e non sentirne il peso. Prendere il tuo Kindle e andartene dove vuoi. Tipo, per dire, in bagno, in cucina mentre aspetti che l’acqua bolla, al bar mentre aspetti un’amica un po’ in ritardo, dal parrucchiere (che tutte quelle riviste di gossip ormai ti vengono a noia anche solo a guardarle da lontano e sbirciarne i titoli dalle copertine ti fanno elettrizzare i capelli così non si possono più acconciare!), dal medico curante ad aspettare il tuo turno. In auto, nelle 10 ore di viaggio che di solito impieghi da casa tua fin giù in Calabria, 1000 chilometri senza accorgertene (tanto guida il marito) e due, magari anche due romanzi e mezzo letti senza preoccuparti dove hai infilato la seconda copia, dopo che hai finito di leggerti la prima…

Cara amica Mara, capisco la tua frustrazione e il tuo disamore. Ma io sono ancora in quella fase in cui il mio Kindle è tutto il mio mondo. In quella fase dell’innamoramento in cui vuoi stare sempre insieme al tuo amato e non vuoi separartene mai, neppure per un secondo (guai se i miei figli si azzardano anche solo a prenderlo in mano per porgermelo subito dopo! Azzanno come Mika se gli tocchi i suoi concorrenti!)

così:

oppure:

in quella fase dell’amore in cui non c’è niente di più bello, pratico, utile, tecnologicamente avanzato. Insomma, sono ancora in quella fase in cui posso dire:

Toccatemi tutto ma non il mio Kindle.

E vabbe’. Probabilmente passerà.

CRONACA SEMISERIA DI UNA QUADRATURA DEL CERCHIO PARTICOLARE (PARTE I)

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La foto non è messa qui a caso.
Questa è stata una “2giorni” intensissima e tutta all’insegna di Mika.
La quadratura del cerchio, la fine di un’epoca, il realizzarsi di un sogno, la chiusura di un libro aperto ormai più di tre anni fa, quel famoso 6 dicembre 2012 quando una star internazionale dal falsetto che uccide e una giovane aspirante cantante, partecipante a un talent show musicale si incontrarono per caso su un palcoscenico e diedero vita a una performance indimenticabile, breathtaking, sarebbe la parola giusta, se questo post fosse scritto in inglese.

Tutto è cominciato quando Sara, cara e bellissima amica conosciuta su facebook ma poi incontrata di persona già il Novembre scorso, e protagonista della “tregiorni” Mengonian-Bolognes-Fiorentina” del 21 maggio scorso, mi chiama già a Marzo per dirmi:
“Ci vieni a Milano a vedere Mika al Fabrique?”
“No, non penso, troppo faticoso…”
“Se trovo i biglietti ci vieni?”
“Mah… chissà… ho paura… vabbe’, tanto non li trovi, prova pure…”
……………
“Ho trovato 4 biglietti!”
ed è iniziata così la mia avventura.

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Ho trascorso i successivi tre mesi a dirmi ogni giorno
“Tanto non ci vado, all’ultimo momento troverò una scusa, dirò che ho mal di testa, che la casa è andata a fuoco, che ho tante cose da fare, da scrivere, da tradurre, da editare…”

E mentre mi dicevo così, una vocina dietro la nuca rimarcava:
“Da due anni rompi le balle a tutti con ‘sto Mika, che quasi nessuno prima conosceva e oggi anche la vicina di casa che incontri a far la spesa ti ferma per dirti “Ma lo sai che Mika stasera sarà a CheTempoCheFa da Fazio?, è da due anni il tuo sogno di poterlo ascoltare dal vivo, di poterne sentire gli acuti in presa diretta, e che cosa fai? Ti tiri indietro all’ultimo minuto?”
Insomma, gira che ti gira, tra un dialogo tra diavolo e angioletto che mi ritrovavo sulle spalle a darmi consigli, la data del 10 giugno 2015 è finalmente arrivata. E l’avventura è iniziata.IMG_3517[1]

Per farmi forza e coraggio mi sono trascinata dietro il FiglioMinorePolemicoEPetulante, che mi ha fatto pagare con gli interessi ogni minuto di questa giornata lunghissima e stancante, fin dalla fermata dell’autobus con cui abbiamo raggiunto la Stazione di Bologna Centrale. A ogni metro che percorrevamo non faceva che ripetere:
“Quanti favori che mi dovrai fare da lunedi in poi! Ricordati mamma: il 10 agosto faccio “after”, torno a casa da lunedi alle 2:00 tutte le sere, posso portare a casa i miei amici e la mia ragazza quando voglio, un giorno mi fai il ragù e il giorno dopo le polpette al sugo senza soluzione di continuità e per almeno due anni di fila, e tante e tante altre…”

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Insomma, sotto il continuo ricatto morale del FiglioMinorePolemicoEPetulante, arriviamo a Milano, ci incontriamo con Sara e Corinne e arriviamo al Fabrique che saranno non più che le 11:30 del mattino.

La fila davanti al Fabrique è già lunghissima. Un’organizzazione spettacolare a opera delle ragazze del Mika Fan Club Italiano (MFCI) e del gruppo Mika Fan Action su Facebook ci stampano sulla mano un numero che sarà quello che farà fede all’entrata per poter accedere ai primi posti del parterre.

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Sì, perché me la sono voluta godere tutta la mia prima (ma probabilmente ultima) avventura Mika’s Gig, e ascoltandolo dal parterre a pochi metri dal palcoscenico. E per fare ciò, ho dovuto vivere la vita delle “fan”, quella vera, rude, delle lunghe attese in fila seduta per terra sull’asfalto che brucia sotto un sole cocente,

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dei panini portati da casa, dell’ombrello che di solito usi per ripararti dalla pioggia e che oggi utilizzi per risparmiarti un’ustione di 3° grado alle spalle,

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quella del tempo infinito che non passa mai, dei piedi doloranti, della voglia di farti una doccia e la consapevolezza che fino almeno alle 2:00 del mattino non ti sarà possibile, ma anche dei canti a squarciagola del tuo beniamino quando un fan in fila accende lo stereo della macchina e dei balli,

delle giocate a carte o a Memory, all’uopo realizzato in versione “Mika”,

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delle risate insieme alle amiche che insieme a te vivono questa avventura e che addirittura son arrivate dalla Francia per viverla proprio con te.

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E così, anche le lamentele un po’ feroci del FiglioMinorePetulante diventano più leggere.

La cosa buona del Tempo è che passa, inesorabilmente anche se ti sembra il contrario e in un battibaleno relativo ti ritrovi dentro al locale, seduta davanti al palco, a guardare quel pianoforte a coda che prima o poi vedrà Mika suonarlo, ballarvi sopra, saltarci come un gatto sinuoso e giocare con il pubblico scherzando e facendo un po’ lo scemo.

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La cosa bella del parterre è che ti ritrovi accanto le amiche del cuore e anche nuovi “arrivi” simpatici e sorprendenti.

E poi arriva lui.

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Entra in scena e tutto cambia. Diventa un’altra cosa. Lo hai visto in video milioni di volte. Lo hai ascoltato parlare da YouTube e dai siti delle radio online, nelle interviste e in televisione, a Xfactor 7 e 8, la sua voce è inconfondibile, il suo viso altrettanto ma lui è lì, adesso, davanti a te, in carne e ossa, con quella giacca blu con i cuoricini rosa, che probabilmente gli ha disegnato la sua mamma per Valentino, e sai che la tua Musa sta per apparecchiarti una scorpacciata di emozioni che, sì ti aspettavi, ma che probabilmente saranno totalmente diverse da quelle che immaginavi, troppe persino per la tua fervida immaginazione.

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Non è solo bello, Mika, su quel palcoscenico. E’ il palcoscenico. E’ l’Arte che si fa Corpo e Voce.

Quando ho scritto il “manoscritto che odio” ispirata da lui, dalla sua voce, dalle vibrazioni che emanava attraverso i suoi testi, le melodie scritte, i pensieri raccontati attraverso La Repubblica XL, credevo di avere un legame empatico con lui e di “sentire” ciò che viveva. Farneticazioni di scrittrice, lo so. L’ho sempre saputo. Eppure, adesso che me lo vedo lì, davanti, a grandezza naturale, in technicolor che si lancia in un acuto potente e irresistibile, è come se il mondo mi si aprisse sotto i piedi e una pedana naturale mi sollevasse e mi portasse alla sua altezza. Come se le persone che mi ritrovo a sentire spingere dietro, accanto e davanti a me non esistessero più. Siamo io e lui, io e la sua musica, io e la sua voce.
Io e le vibrazioni che manda a piene manciate…

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Mio figlio, il FiglioMinorePolemicoEPetulante di prima si avvicina e mi urla nell’orecchio:
“Mamma, mi rimangio tutto quello che ho detto oggi contro di te e contro Mika, grazie, lui è Fantastico!”

Dire che sapevo che sarebbe andata così, sarebbe useless (sempre se questo post fosse scritto in inglese) e ridacchio divertita, mentre continuo a vivere la mia personale armonia con il mio IdoloSulPianoforte.

Finché non canta Stardust.
Allora lì, il mio cuore skip a beat, and then two, and then three more.
Stardust ha un significato molto importante e intenso, per me. Non solo è la canzone con cui Mika mi ha conquistato, ma è quella che ha ispirato la mia vita narrativa per ben otto lunghi mesi. Una canzone che pur avendola ascoltata milioni di volte (e non esagero) continua a darmi brividi intensissimi a ogni ascolto. E’ musica che si fa liquida, poi si sublima e diventa aria, ti entra dentro e si solidifica di nuovo scoppiando in mille schegge di sensazioni.
Come Underwater
Come Any Other World  (che canterà alla fine, pare in base a una richiesta delle “vecchie” e fedelissime fan) e Over My Shoulder (che non ha cantato).
Come By the time (che non mi risulta abbia mai cantato e non capisco perché, dato che è una delle più belle del secondo album) che tra le altre cose mi ha ispirato così tanto da obbligarmi a scrivere un lungo racconto su quelle note e quelle lyrics.
Come Good Guys e Last Party in questo ultimo album che sta per uscire, per dire.

Ma tornando al momento in cui canta Stardust, ecco, lì mi sono sentita piccola piccola, un puntino in mezzo a uno spazio immenso e immortale. Non avevo quasi più voce, a quel punto da usare per cantarla, e quindi l’ho semplicemente recitata sottovoce, con i lucciconi che si facevano lacrime agli occhi ma non avevano il coraggio di scendere a prendersi la loro rivincita sulle emozioni che in quel momento si alternavano nel cuore. Stardust.
La “mia” Stardust. Come la poesia di Pascoli letta da bambina per la prima volta. La “mia” Poesia. Come Il Barone Rampante di Italo Calvino, incontro folgorante a sedici anni, adolescente sognatrice e tormentata. Il “mio” romanzo.

Il concerto arriva alla fine, i piedi sono in fiamme, le gambe formicolano di stanchezza esausta, la gola è riarsa ma stranamente non mi sento male, anzi, incredibilmente attiva ed energica.
A sentirmi esausta ci penserò poi.

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Dentro al Fabrique

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Mika the King – Foto di Simona Gardella

RIAPRO O NON RIAPRO?

Sapete che c’è? Magari non aggiorno tanto il mio blog, non scrivo articoli di grande poesia o letteratura, i miei pensieri sono spesso un po’ inconcludenti, non so scrivere post da milioni di click epperò a me mi piaceva ogni tanto gettare all’etere i miei sconclusionati pensieri.

Adesso, questa storia del Garante pare si sia un po’ sgonfiata, anche se per gli esperti è solo la quiete prima della prossima tempesta, ma io mi sono messa sul blog tutta una serie di widget e orpelli telematici che nemmeno la Madonna di San Luca di Bologna ne ha così tanti, e quindi, nel caso avessi sbagliato qualcosa, magari il Garante potrà almeno notare la “buona volontà” a non profilare senza protezione.

Il fatto è che ho un po’ di novità da gettare all’etere che non mi legge.

Primo, il fatto che domani vado al Concerto di Mika al Fabrique, il primo concerto italiano dopo tanti anni e prima del nuovo album. Ed è una news importante, perché si tratta di un sogno – piccolo ma pur sempre significativo – che si avvera.

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Rivedrò Sara, Corinne e un sacco di altre amiche fan di Mika.

Il secondo è che ricominciano le audizioni di XFactor. E io non posso non andarci e non fare la cronaca il giorno dopo di quanto mi siano piaciuti e chi mi siano piaciuti tra gli aspiranti talenti.

Terzo, è arrivata una bella recensione su Mira dritto al cuore su Amazon.it e Amazon.fr. E le recensioni, si sa sono una gioia per gli occhi anche se arrivano a un anno dall’uscita del libro.

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Poi ci sono sorprese inerenti al manoscritto che odio e a Sirena all’orizzonte. Ma di questo parlerò più avanti.

Perciò, Mr Garante della Privacy che hai legiferato: io ho messo ben tre widget disclaimer + una pagina esplicativa su questo blog. Se non va ancora bene, a quel punto, sul serio, gliela do su. Ma per il momento, lasciami giocare con le mie paginette e i miei libriccini, e i miei sogni da adolescente un po’ troppo cresciuta.

Bye bye

INTERMEZZO PROMOZIONALE: IT’S MIKA TIME AGAIN!

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Scusate questa pausa pubblicitaria, ma non riesco a resistere…

Un nuovo singolo di Mika, Talk about you, sarà disponbile all’ascolto da mercoledi 25 marzo p.v.

Questo dal FB Ufficiale di Mika:

MIKA ha caricato un nuovo video.

Una nuova canzone di Mika é in arrivo! Talk About You si potrà ascoltare online da Mercoledì anche per i fan italiani, ma le sorprese non finiscono qui e prossimamente ci sarà un singolo ufficiale in Italia!

UNA MUSA E’ UNA MUSA: SEMPRE

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… all’improvviso, dopo tante settimane di silenzio, di voli “altrove”, di occhi a mandorla e profumi esotici, dalla camera a fianco, dal computer di mio figlio le note di una canzone “magica” e molto amata, le voci delicate e familiari.
E’ un tuffo al cuore.
Quello che ha accompagnato tre anni di sogni, immagini, deliri, scritture, fanfiction, occhi a cuoricino esplode in me e ritorna vivo.
Non era un fuoco di paglia.
Non è un amore finito.
Mika è la mia Musa e lo sarà, ormai, sempre
Sto solo aspettando, in questo letargo silenzioso, che lui riaffiori con nuove sonorità e suggestioni.
Manca ancora poco, comunque. Questo lo so bene.
https://www.youtube.com/watch?v=tPCvhfdIUkg

#JESUISCHARLIE: A PARIGI PER UN DIRITTO “BANALE” MA NON COSI’ “PER TUTTI”

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Ho deciso di fregarmene delle polemiche, dei post sarcastici, di quelli che “Io non sono Charlie” e quelli invece che “Io lo sono e tanto!”. Ho deciso di esprimere quello che sento e che penso, e davvero, facchiu a tutti coloro che la pensano diverso da me.

Je suis Charlie. Perché? Perché odio la violenza che in questi giorni ha assediato città e negozi, televisioni e case. Odio il terrore che serpeggia tra tutti coloro che, ipnotizzati dal tubo catodico, guardano quelle immagini con sugli occhi una paura incredula: “è successo veramente?” “sta succedendo sul serio?”

Je suis Charlie e sono anche quelle persone nel supermercato Kosher, quella poliziotta che si è trovata per caso nel posto sbagliato ma che con il suo sacrificio ha probabilmente salvato bambini da un massacro. Sono tutte le persone di questo mondo, cattoliche, musulmane, buddiste, protestanti, scintoiste, animiste, atee, gay, bianche, gialle, nere, verdi e blu che vivono in questo pianeta e che hanno diritto di farlo in pace e senza crudeltà.

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pubblicata ora su Twitter

Je suis Charlie perché vorrei che ci fosse la libertà di dire la propria opinione, esprimere il proprio dissenso, denunciare la propria indignazione senza doversi trovare un kalasnikov puntato sul naso. Vorrei che ci fosse la possibilità di dire veramente “esiste la libertà di parola”, “esiste la libertà di espressione”, “esiste la libertà di stampa e di satira”. Posso non essere d’accordo sull’utilità e la correttezza di certe vignette, di certe provocazioni, ma voglio essere libera di poter dire “NON SONO D’ACCORDO” e poterlo fare senza morire trucidato e a bruciapelo.

Je suis Charlie perché vorrei poter guardare negli occhi i miei figli e sorridere loro, e non come in questi giorni, osservarli di soppiatto e con garbo e diplomazia dirgli sottovoce “ti prego, apri gli occhi, stai attento, quando passi da quelle parti, guardati intorno e se vedi dei movimenti strani, mettiti al riparo, scappa via subito”. Perché purtroppo così siamo ridotti.

Je suis Charlie perché vorrei esser libera di starmene chiusa in casa se ne ho voglia e uscire di casa a passeggio se invece mi pare, e come e quanto mi pare.

Perciò, non sono in piazza a Parigi, alla manifestazione, ma so che ci sono amiche e amici miei in quella camminata e vorrei esser con loro a camminare, a tenerli per mano, a sorridere e a cantare slogan.

C’è Mika, però. E c’è Doriand. Mika da tempo ha smesso di essere la mia Musa ma è diventato un più umano esempio da seguire e da ascoltare con ammirazione indefinita. Di lui parlavo il 23 gennaio 2013, due anni fa, in questo post, quando partecipò alla camminata per i diritti per tutti:
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Mika, le mie considerazioni di un Lunedi qualsiasi…

e oggi, a distanza di due anni, Mika è di nuovo a camminare, a Parigi, per rivendicare un diritto, banale, ma a quanto pare non così “per tutti” come sembrerebbe: la libertà di essere se stessi, di esprimere e di opinare. E di vivere. 

MikacharliGrazie, Mika, grazie Doriand.
Grazie Corinne.

State camminando anche per me.

E’ ORA DI CAMBIARE MUS(IC)A…

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Su Mika ho scritto post lunghissimi e accorati. E’ stato per me e la mia scrittura fonte di ispirazione incredibile. Ascoltando le sue canzoni, leggendo i suoi testi e i suoi articoli, osservandolo muoversi sul palcoscenico spiandolo tra i video YouTube rubati ai concerti, ho scritto e scritto tantissimo e per più di due anni. Per me, restare fedele a un “mito” così a lungo è un record. Sono una persona dagli interessi svariati, il mondo, la vita, la gente mi interessano tutti e in maniera complusiva quasi. Unico interesse vero, costante nel tempo, che tra alti e bassi non accenna a spegnersi è, e rimarrà credo per sempre, la scrittura.

Mika rimane un piccolo raggio di luce che da oggi nasconderò in un angolo del mio cuore, attendendo con molta trepidazione l’uscita del suo nuovo album. Aspetto che alcune sue canzoni, contenute il quell’album, mi colpiscano ancora e mi ispirino di nuovo. Ma al momento la mia mente e la mia anima sono altrove.

Sto esplorando un mondo nuovo, l’Oriente, e nei viaggi che il web mi permette di fare sto sognando e imparando. E sto assorbendo enfasi e romanticismo a profusione. Ne ho bisogno. Ho bisogno di ubriacarmi di dolcezza, di conflitti, di lacrime e di sorrisi. E al di là del mondo, molto lontano da me, c’è un universo che me lo sta offrendo.

E’ ora di cambiare Musa. O meglio, è ora di cambiare Mus(ic)a…

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SPOT CONTRO IL BULLISMO DI MIKA E XFACTOR #WEARE1

Due bellissimi messaggi, due bellissimi spot che voglio poter tracciare, “pinnare”, avere sul mio blog come riferimento e a memento.

Mika per Cartoon Network contro il bullismo (ricordo che Mika stesso da ragazzino è stato vittima di atti di bullismo tremendi a scuola)

http://player.sky.it/external/xfactor/50/220999

e lo spot #WeAre1 di Xfactor Italia che ha aperto il 4° live di ieri sera, 13 novembre 2014.

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